Aberlour Antique (circa 2000, OB, 43%)

Ormai chi ci legge sa che Aberlour è una delle distillerie dello Speyside che maggiormente apprezziamo per la sua costanza nel tempo, per la qualità media, sempre alta, dei suoi imbottigliamenti, per la generale solidità del distillato – e cortesemente non veniteci a dire che questa è una sinestesia, eh! Ad ogni modo: Pino Perrone, indiscusso guru del whisky ed enciclopedia ambulante, sacerdote del tempio romano di Whisky & Co, grande appassionato di musica, collezionista bibliofilo e amministratore delegato del suo cane Octomore, dicevamo: Pino Perrone ci ha omaggiato, ormai più d’un anno fa, di un sample di Aberlour “Antique”, un NAS messo sul mercato dei duty free a inizio 2000. Noi, ringraziando Pino, mettiamo naso e fauci sul bicchiere.

ablob-non4N: un dram double face, che unisce un bel lato sfacciatamente beverino e succoso a qualcosa di più profondo ed elegante. Spieghiamoci: da una parte infatti abbiamo invitanti pesche mature, marmellata alle fragole, mele rosse e più in generale una sensazione di zucchero e noccioline caramellate che avercene; e ancora confetto, miele, pasta di mandorle. D’altra parte tuttavia sembra tener fede al suo nome – Antique – regalando note di fichi e datteri secchi, vecchia carta (ma senza un briciolo di senso di umidità), spezie profumate (avete mai annusato la carta aromatica d’Eritrea?). Levigato e classy.

P: dopo un naso così carico, le aspettative sono alte. Da subito si ripropone quella sensazione fruttata molto facile a base di pesche, mele e frutta rossa unitamente a una bella nota di cereale. Rispetto al naso però emergono nuove suggestioni, con tanto legno tostato, cioccolato fondente e frutta secca. Tè in infusione.

F: ancora tanto legno e quei mieli un po’ amari. Abbastanza lungo.

Partiamo dal voto, 86/100, per un whisky magnificamente ‘normale’ (di quelli che, come diciamo noi, “sanno di whisky”), mai tentato dalle chimere dell’avanguardia più sperticata, privo di guizzi ma soprattutto privo di difetti: insomma, un whisky ben radicato nella tradizione di casa, un malto fatto come solo Aberlour sa forgiarli, oggi come ieri. Sapevamo già con la serie degli a’bunadh che la distilleria ci sa fare anche con i NAS, ma ci piace averne ulteriore conferma con questo imbottigliamento di una quindicina d’anni fa. Daje.

Sottofondo musicale consigliato: Marijata – I walk alone.

Aberlour A’bunadh batch #49 (2015, OB, 60,1%)

In passato abbiamo già frequentato questa versione sherry monster di Aberlour: si tratta di un no age, ma non è frutto delle mode recenti… È infatti da più di dieci anni che la distilleria dell’omonimo borgo nel cuore dello Speyside rilascia questo imbottigliamento (ci siamo soffermati sulla storia di questa versione qui), a piena maturazione ex-sherry first fill, non ridotto e non colorato. Questo è un batch recente, il #49, ancora facilmente reperibile sul mercato.

ablob.non26N: il caro, vecchio sherry monster: nonostante la gradazione, l’alcol non respinge, piuttosto al massimo pare ‘chiudere’ leggermente, ma non fraintendiamoci – siamo comunque in un contesto di grandissima intensità. Sembra tutto bello ‘appiccicoso’: frutti di bosco lasciati a macerare nell’alcol, liquore alla ciliegia; cioccolato (proprio il mon cheri); caramello, chips di mele; confetti. Sembra molto ‘dolce’, e il malto è praticamente seppellito. Un senso caldo di legna tagliata, al sole, ed anche un che di mentolato, erbaceo, eucalipto. Con acqua, si apre decisamente un fronte agrumato (arancia, marmellata di) e finalmente esce bene il malto-Aberlour, bello biscottoso.

P: senz’acqua è veramente estremo, e l’intensità è esplosiva, e l’alcol si impone con un sottofondo di note piccantissime e mentolate, piuttosto imponenti sulle prime. Frutta rossa e cioccolato, ma c’è anche un deciso ritorno di un malto biscottato e legno – infatti non è poi così dolce come ci aspettavamo. Con acqua, si fa più maltoso e anche un po’ più ‘amaro’: cresce il cioccolato fondente, crescono le note erbacee. Tante le spezie: chiodi di garofano uber alles.

F: soprattutto con acqua, si dilungano le note più maltate e quelle più amaricanti, tra cioccolato fondente, tannini e un mero senso di frutta rossa.

Questa versione di Aberlour è da sempre una delle nostre favorite: uno sherry monster da manuale, come sempre. Il batch #49 rivela una fenomenale liquorosità al naso, con note di frutta rossa e di ‘dolcezza’ spiccate, combattuta però al palato da un senso amaro e da note legnose / vegetali che si prendono la rivincita, fino alla vittoria. 85/100 è il giudizio, la conferma di un player di successo (un player di successo? Macheccazz…).

Sottofondo musicale consigliato: Death – Suicide Machine.

Aberlour 23 yo (1989/2013, Cadenhead’s ‘Small Batch’, 54,9%)

Cosa? Avete detto “Aberlour in bourbon”? Come, come? Avete detto “imbottigliato da uno dei più affidabili imbottigliatori indipendenti scozzesi”, e intendete Cadenhead’s? Cooooosa, nella prestigiosa serie “Small batch”? Come, “ventitré anni”? Eh, siete sicuri? Avete proprio pronunciato il discutibile sintagma “tanta roba”? Vediamo se avete detto cose a caso o se ci avete azzeccato.

aberlourglenlivet-23-year-old-small-batch-wm-cadenheadN: un pochino d’alcol si sente, al primo impatto; ma l’istante è fulmineo, e come tale scompare in fretta. Grande ricchezza olfattiva, e l’impressione è quella di un malto vario, quasi cangiante. C’è un filone vegetale, che ricorda infusi d’erbe, amari, persino l’olio 31, se siete di vedute abbastanza larghe per concedercelo. Poi, una bella vanigliona emerge massiccia, salvo poi rimettere la sordina, salvo poi riemergere… Note ‘dolci’ di mandorle, albicocche, marmellata d’arancia; banana matura. Strano ma sontuoso, grazie anche al contributo di note ‘sporchine’, di warehouse (un pazzo ci sentirebbe anche un che di soffritto). Con acqua, il minerale acquista intensità, così come l’agrume, l’erbaceo; vengono fuori note burrose e di zenzero.

P: c’era da aspettarselo: badilate di sapore, con vaniglia, frutta gialla e frutta secca in primo piano. Che compattezza! Mele e arance, con potenti innesti maltosi; poi miele e ancora erbe balsamiche; volendo esagerare (e noi vogliamo), ricorda quasi un infuso zuccherato, anzi: addolcito con miele. Caramelloso, ma non per questo dolciastro; anzi, pare proprio ben bilanciato e succoso. Con acqua, esce la qualità del malto Aberlour, con le sue note agrumate e aranciate; rileviamo – d’altro canto – zenzero in aumento.

F: pulito e riccamente maltato; burroso, a tratti. Replica il palato, con lunghi sconfinamenti verso erbe infuse.

Beh, avevate ragione. Niente da dire: Aberlour lavora benissimo, non ci ha praticamente mai delusi; solitamente si associa la distilleria ai malti sherried, ma questo trattatello sulla qualità dimostra che anche quando il distillato incontra botti di quercia americana il risultato può essere soddisfacente. Più che soddisfacente. Diciamo 88/100? Eddai, diciamolo. Ciao.

Sottofondo musicale consigliato: EarthFrom the zodiacal light.

Aberlour A’bunadh batch #18 (2006, OB, 59,7%)

Restiamo nel cuore dello Speyside e assaggiamo un prodotto che generalmente riempie di soddisfazione chi se lo tracanna: parliamo di Aberlour A’bunadh, ovvero uno sherry monster, NAS, a grado pieno, composto solo da botti ex-sherry di primo riempimento. Introdotta quasi dieci anni fa, questa versione di Aberlour è una delle punte di diamante del core range di distilleria, unendo a una qualità costantemente elevata (basta dare un’occhiata alle valutazioni dei vari batch su whiskybase, o su whiskyfun) un prezzo piuttosto contenuto. Assaggiamo il batch #18, uscito nel 2006 e bevuto per la prima volta circa un anno fa, durante un rendez-vous del forum; a proposito, replichiamo?

Schermata 2014-07-04 alle 17.09.47N: alcol presente ma poco aggressivo. Rispetto ad altri Abunad’h assaggiati di recente questo ci pare un po’ più adulto e che la sua pur confessata gioventù sprofondi in un profilo sherried di prima classe. Sembra di pucciare la faccia nella marmellata di ciliegie, in un tripudio di frutta rossa. Punte bruciacchiate di caramello; uvetta e scorza d’arancia nel cioccolato. Si diceva però di uno sherry bello profondo: caffè, tabacco da sigaro… Insomma, una gran complessità avvolgente.

P: ancora prevale l’impressione di non troppa gioventù. L’attacco è di grande coerenza e di grande intensità: ci sono ancora infatti una ciliegia e una frutta rossa marmellatosa da panico; esce poi alla grande l’arancia, vera sorpresa del palato. Cioccolato e amaretti. Rispetto al naso però, c’è maggior freschezza, con il malto che riesce a emergere, battagliando con lo sherry senza poi fondersi completamente; cosa che rimane forse la pecca maggiore di un palato altrimenti più che decoroso.

F: medio lungo, intenso, malto e frutta rossa che replicano il balletto del palato.

Eccellente, come scritto ci pare più ‘denso’, più corposo ed equilibrato rispetto ad altre versioni; in ogni caso, un whisky senza mezzi termini che sedurrà quanti siano feticisti di uno sherry marcante e aggressivo. 87/100 è la valutazione; anche se c’è discontinuità tra i vari batch, non possiamo non consigliarne un assaggio – una bottiglia che deve sempre essere presente nei cabinet degli appassionati, anche tenendo conto del prezzo: se questa versione, che essendo del 2006 ha col tempo preso un po’ di valore, costa attorno al centinaio d’euro, le nuove release costano la metà, se non addirittura meno.

Sottofondo musicale consigliato: MastodonHigh road, dallo splendido nuovo album Once more around the sun.

Aberlour 18 yo (2013, OB, 43%)

Sempre passeggiando per lo Speyside, ci spostiamo di pochissimi chilometri da Glenfiddich e torniamo nella cara Aberlour, assaggiando il 18 anni ufficiale, ovvero la versione del core range più ‘anziana’ della distilleria. Abbiamo recuperato questo sample lo scorso dicembre, quando a Milano è restato aperto per qualche settimana il 1909 temporary gentlemen’s club di Chivas: negli ultimi anni in Italia Pernod sta ampliando l’offerta di ‘eventi’ del genere, anche grazie alle spinte del giovane Brand Ambassador Andrea Gasparri, che tanto si spende per diffondere i malti di casa. E a tal proposito, state pronti, perché tra un po’ pare che potremmo organizzare qualcosa assieme… Seguiteci su facebook e vi terremo aggiornati.

aberlour_whisky_18_year__99005.1367347838.1280.1280N: fresco, succoso elegante… e che personalità! La componente sherried è di quelle zuccherine e pulite, se si esclude una particolare, deliziosa nota minerale, come di polvere da sparo… Frutta a palate (fresca: mele rosse, frutti rossi, fragola; ma anche cotta: mele e prugne, con anche una minima sfumatura di cannella e confettura d’albicocca). Un bel cioccolato rotondo, al latte, e un bel malto briochoso completano un quadro onesto e deciso: tanta, tanta roba!, direbbe qualcuno. Sfumature di tamarindo e cola.

P: molto ‘burroso’, con il malto che torna protagonista, assieme a intense note dolci ma “bruciate”, tipo caramello, toffee, creme brulée. Non c’è frutta rossa, piuttosto cioccolato, pesche sciroppate, ancora cola / tamarindo. Dopo un po’ l’invecchiamento si fa sentire, con legno e liquirizia. Corpo a tratti un po’ debolino, a dirla tutta. Frutta secca (nocciola, noce).

F: cioccolato, cola, frutta secca (noce), caramello. Medio lungo e persistente.

Il bilanciamento è perfetto, e non banale, tra un che di dolce tostato, crema e malto, e il complesso è proprio quel che uno si aspetta da un whisky di questa età e di questa zona; peccato solo per un palato che pare un pelo più ‘standard’, e con un corpo leggermente troppo debole (sarà la gradazione?), che lo tiene giù di qualche punto dall’eccellenza assoluta e lo rende, però, davvero di grande e facile beverinità. 86/100 è il verdetto, e grazie ad Andrea per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Area – Luglio, agosto, settembre (nero).

Aberlour 16 yo (2012, OB, 43%)

due celebri connaisseurs ad Aberlour

Torniamo ancora al nostro tour scozzese di quest’estate: quando sei a Dufftown, non ti puoi perdere il tour della distilleria Aberlour nella vicina Aberlour (guarda te), perché a poco prezzo fai un bel giro e bevi 5 ottimi whisky, tra cui due single cask davvero notevoli. Oggi però assaggiamo un malto del core range, ovvero il 16 anni double matured (quercia americana e spagnola, bourbon e sherry), vincitore peraltro del premio come miglior whisky dello Speyside tra i 13 e i 20 anni a World Whiskies Award. Il colore è ramato pieno.

N: subito bello aperto: un sacco di frutta accogliente, segnalando l’apporto massiccio dello sherry (fichi secchi, datteri, uvetta, ma anche frutta cotta). Marmellata di ciliegia, nocciola. Il legno porta poi note tabaccose (tabacco da pipa); fanno capolino suggestioni agrumate (cedro candito) e soprattutto irrompe un ulteriore lato fruttato, ricco e zuccherino (banana matura, grandissima intensità). Vaniglia. Un naso molto ricco, ma per nulla greve, anzi; davvero godibile.

P: la prima impressione è che la freschezza del naso rischi di trasformarsi in troppa leggerezza al palato, ma siamo proprio sul crinale. Ancora tanta frutta (più secca che fresca; poi ciliegia, nocciola); cioccolato al latte, vaniglia. Al di là dei singoli sapori, non eccede in dolcezza né è per questo ‘amaro’: piuttosto, si sente molto il sapore di malto (cereali, biscotti). Molta uvetta; pian piano sale un bel sapore di legno, a completare un profilo molto beverino.

F: a sorpresa, avvolgente e burroso; si sente, forte e chiaro, un bel po’ di legno, accanto a nocciola, crema uvetta (zuppa inglese?).

In bilico tra gioventù e gravosa maturità, questo Aberlour risulta più completo al naso e regala un finish persistente e davvero molto buono. Meno esaltante il palato, che comunque non stanca: 85/100 è il verdetto (lo stesso di Serge, mannaggia!) per un malto fresco, semplice ma molto bevibile. Un perfetto whisky moderno, direbbe qualcuno.

Sottofondo musicale consigliato: Arctic MonkeysWhen the sun goes down.

Aberlour A’bunadh (2010, batch #31, 60,5%)

L’Aberlour è una distilleria dello Speyside generalmente piuttosto rinomata: in particolar modo, celebre è l’Aberlour A’bunadh, ovvero una versione cask strenght di un malto invecchiato per tempo imprecisato in botti di sherry Oloroso. Il nome A’bunadh significa “origine”, ed è un tributo al tempo in cui gli abitanti del villaggio andavano direttamente in distilleria a riempirsi le proprie bottiglie con il whisky distillato: anche la bottiglia, bellissima e con una forma particolare, pare essere modellata sulle vecchie bottiglie da farmacista. Oggi assaggiamo il batch #31, di colore ramato scuro.

batch 31

N: senz’acqua, vista la gradazione, l’alcol è predominante: acetone, forse un po’ di cuoio, qualche spezia, un dolce profondo. Un vero mostro. Con acqua, la spezia si definisce (noce moscata); scorza d’arancia secca / disidratata (quella per infusi); anche la mela che si sente è disidradata? Ciliegia, cioccolato, ancora cuoio ad appesantire (è bello spigoloso). Tabacco da pipa aromatizzato (alla ciliegia…?). A tratti affiora una lieve affumicatura molto buona. Un bel legno pregno di sherry.

P: zuppa inglese, fortissima, che emerge su un tappeto di alcol. Liquoroso, ma ha bisogno d’acqua. Ok, con acqua (ma ce ne vuole tanta) è uno sherry monster fatto e finito: ciliegia, cioccolato all’arancia. L’acidità (< arancia, agrumi) è molto forte, forse troppo, dato che l’auspicata dolcezza resta un po’ sullo sfondo. Pannoso, burroso, a tratti anche piuttosto pepato. Pochissima quercia. Le nostre amate mele rosse.

F: lungo e piuttosto intenso, sui frutti rossi e sul legno, leggero. Arancia candita.

Uno sherry monster vero, l’abbiamo detto: la gradazione è devastante, ma con acqua si apre e diventa più piacevole. Un po’ di delusione sta nel palato: appena in bocca c’è una vampata di dolcezza, ma è un breve sogno che riaffiora al finish, interrotto da quell’acidità fin troppo marcata. E’ buono, per carità, ma a nostro giudizio questo batch manca di una rotondità che l’avrebbe reso una vera bomba: gli diamo comunque 86/100, per rispetto del mostro… Non abbiamo trovato altre recensione dello stesso batch: qui, comunque, trovate una serie di impressioni di Serge e qui, invece, il solito spettacolo di Ralfy (il batch però è il 24).

Sottofondo musicale consigliato: KissI was made for loving you baby, dall’album Dynasty.