Auchentosan 26 yo (1991, Claxton’s, 54,1%)

Torniamo a vagolare nei magazzini di Claxton’s, e ci imbattiamo in un barile ex-sherry di Auchentoshan, distillato nel 1991, esattamente dieci giorni dopo che l’Azerbaijan aveva dichiarato la sua indipendenza dall’Unione Sovietica. Sarà forse una coincidenza? Beh, noi non crediamo proprio. Riuscirà il whisky di una delle pochissime distillerie rimaste a praticare la tripla distillazione in Scozia a rendere onore alla baffuta fierezza dei nostri amici azeri, o crollerà piuttosto a terra come una statua di Lenin abbattuta dai manifestanti?

N: arriva molto ricco, con note decise di croccante alla nocciola e caramello. C’è una dimensione fruttata, certo zuccherina, tra la mela rossa glassata e il chinotto. Un profilo scuro, molto virato sulla botte. Anche note di chiodi di garofano e prugna. Il distillato non è pervenuto, e nel complesso, a giudicare dalla freschezza, non pare dimostrare i suoi 26 anni.

P: l’alcol è molto ben integrato, arriva forte il legno, tra liquirizia, frutta secca e caramello. Prugne e uvetta bruciacchiata del panettone (c’è chi sbrocca e dice: trecce all’uvetta del panettiere!). È vivo, con una certa spiccata acidità.

F: finale medio lungo, discretamente elegante e rotondo con una bel legno piacevole.

Claxton’s ci ha abituato a whisky mai cafoni, equilibrati e centrati. Qui il barile, complice forse un distillato non così di personalità, fallisce l’obiettivo di entusiasmare, perché con 26 anni sulle spalle ci si aspetta un poco di complessità in più. Diciamo che da solo forse non avrebbe avuto la forza di abbattere il regime in Azerbaijan, ecco – gli mancano i baffi. Ad ogni modo, sia chiaro: resta una bevuta piacevole e stiamo comunque parlando di uno dei migliori Auchentoshan mai assaggiati, almeno nella nostra limitata esperienza: 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: U2 – Desire.

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Botti da Orbi – Palindrome date – Mystic Whisky Tasting

[Questo articolo è un inception di rubriche: noi ospitiamo una rubrica di Marco Zucchetti che ospita un articolo di Corrado De Rosa, nostro amico e sodale che si è goduto una degustazione da panico organizzata dal forum singlemaltwhisky.it. Impegni pregressi ci hanno impedito di partecipare, ma non potevamo non darne conto… Grazie, Corrado! E se vi venisse il dubbio che non è una persona seria, beh, tacete di fronte a questa evidenza: annota anche il colore. Un gigante!]

roba forte

Con gli amici del Forum singlemaltwhisky.it, nella data più unica del secolo, ci siamo trovati a interpretare, come il mistico che si affaccia allo studio delle intrecciate combinazioni della kabbalah, cinque whisky unici. E nell’assurdità di una data complessa come un labirinto, sappiamo che troveremo tanti tratti che uniranno il percorso, come un anello infinito, e altrettanto infinite differenze e specificità. Ma non abbiamo paura. Qui, un resoconto che – excusatio non petita – nonostante l’impegno dello scriba che le ha appuntate, non potrà riferire alcune delle estroflessioni più estreme rese dal consesso riunito (per buon costume) e neppure esaurire quello che un mistico moderno come Valentino Zagatti ha scritto e affermato: il whisky costruisce ponti, crea amicizia.

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Daftmill 2008 summer release (2019, OB, 1st fill bourbon cask, 46%)

C: giallo paglierino

N: ci troviamo in un campo di fiori nei mesi caldi di primavera, tra margherite e camomilla. Poi il profumo ci porta verso territori più conosciuti, bacca di vaniglia e crema al limone. Continuando l’interpretazione dei segni, c’è una nota olfattiva molto simile a quella dei bourbon, un sentore di polline e di cedro.

P: la sfida è attendere qualche secondo, e lasciar sfumare una punta di alcol che inizialmente si affaccia. Dopo, si confermano le suggestioni del miele e dei fiori. Il palato risulta molto più viscoso del previsto, è godibile e importante. Sfuma verso le note della frutta gialla: albicocche e pesce gialle non mature; i più arditi si gettano in un “mango un po’ acerbo”. Scaldando il bicchiere  e lasciandolo maturare, un po’ di cioccolato al latte.

Finale: media durata, sulle note del cocco e del pepe, a conferma delle suggestioni conferite dalle sei first fill bourbon cask impiegate per questo prodotto.

85/100 il verdetto dello scriba.

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Auchentoshan 12 anni ‘Soffiantino import’ (43%, OB, fine anni ’80)

C: ramato e denso

N: noce moscata e chiodi di garofano, che bella presenza delle vecchie botti ex sherry! Spezie e vino, come un vin brulee meno dolce e più complesso. Si decifrano, nel roteare delle sfere e dei bicchieri cielesti, note sugose, quasi d’arrosto (“brasato con carote: no visto la luce!”). Da altre voci si sente parlare di funghi secchi.

P: forse qui si sente la leggerezza della tripla distillazione, e la gradazione poco spiccata, ma è solo un attimo. Subentrano subito note  di profumo, pout purry, poi erbe (un saggio tra i saggi dice: “Jagermeister”), poi ancora qualcosa di sporco, tipo zolfo e uova. Che percezione allucinogena! Non tutto inquadrato, ma tutto davvero interessante.

F: medio – lungo, su note di mobile antico laccato, spezie, vinosità.

Lo scriba appunta che alcuni difetti non pregiudicano l’identità del distillato e della selezione: 87/100 è la conclusione.

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Springbank 15 yo Rum wood (2019, OB, 51%)

C: oro chiaro

N: un po’ di solvente e di mare danno il LA all’olfatto di un whisky complesso: soave e sporco allo stesso tempo. L’immagine che sovviene è quella (tristemente ricorrente in tema di battaglie ambientali) dello scarico di scorie chimiche nel mare: mineralità, iodio, e qualche zaffata “artificiale” e mentolata, di medicina. Prosegue sulla frutta bianca (uva, pesca), e poi odore di tartare di carne cruda. Infine, tanto per rimanere nella metafora ambientale, petrolio balsamico. Stupisce l’assenza di alcol.

P: succoso, tropicale, salato. C’è solo un ricordo di rum bianco agricolo, ma nulla di più sul versante della botte. Superata la paura che genera il pregiudizio, si apre un mondo complesso, di naftalina, terra, papaya, eucalipto: fruttato, balsamico e minerale allo stesso tempo. Come possa tutto questo folle ansamble essere comunque dolce e bevibile, è un mistero che i mistici scozzesi del Kentyre conservano gelosamente.

F: medio, fresco, costruito sulle endiadi: con un gioco di mele, miele, menta ed eucalipto.

Lo scriba appunta con foga: spettacolare e inaspettato: la botte è poco attiva! 90/100.

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Springbank 10 yo ‘Local Barley’ (2019, OB, 56,2%)

C: dorato

N: più tradizionale del precedente, ma non per questo banale. Mineralità, note dolci e vanigliate che giustificano la prevalenza di ex bourbon cask (77%). Poi distese di frutta bianca, gialla e tropicale, lievemente affumicate da un ricordo di torba di terra. Sale un filo di fumo dal bicchiere, e già alcuni urlano all’ascensione. Ma il whisky è vivo, e continua a cambiare sotto i nostri occhi: lievito madre e cereali, che forse prima avevamo dimenticato, tornano in primo piano aiutati da una stilla d’acqua.

P: mineralissimo e tropicalissimo: mela cotta, quelle torte del centroamerica con zucchero di canna e mango, poi terra, ciottoli, cereali dell’hotel quando si parte per un lungo viaggio. Alcuni notano delle note erbacee, di fieno secco, che probabilmente costituiscono il gioco di luci e ombre di questa bottiglia: è complesso, gustoso, ma giovane.

F: e il viaggio è spettacolare, finisce con un soffio di fumo e un ricordo di terra umida.

Lo scriba, emozionato, verga sul quaderno solo un numero: 91/100.

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Lagavulin 12 yo (2019, OB, 56,5%)

C: giallo paglierino

N: impossibile non riconoscerlo: classico fumo di Lagavulin. La partita sembra giocata semplice e vincente: mela, pera e torba. Ma i nostri occhi hanno visto la luce, non si lasciano fermare alle prime impressioni. Cereale (chicco) bruciato, falò spento, muschio fresco, sapone, tutto coperto da una coltre di fumo di torba di mare. Peperoni verdi fritti e schizzi di acqua di mare.

P: meno classico del naso: la percezione è meno grassa e intensa del classico Lagavulin 16, molto più secco e pungente, affilato. Salato, potente e bilanciato, tra dolcezza di zucchero liquido e l’immancabile fumo che ci insegue, come in una paranoia di Lost. Ritorna la pera affumicata, ritorna la suggestione costiera del sale addolcito dallo zucchero vanigliato, che si trasforma in gelato torbato al caramello salato.

F: non termina dolce, la torba ha il sopravvento, e dura a lungo, con richiami acidi e potenti.

Lo scriba ricorda solo la sensazione che la gemma sia lucente, ma non rara o unica: un lavoro ben fatto, ma non irripetibile. Forse è ubriaco? 88/100.

whisky auchentoshan signatory

Auchentoshan 15 yo (1999, Signatory Vintage, 46%)

auchentoshan distillery
visitor centre di un certo livello

Auchentoshan è una delle distillerie più facilmente raggiungibili di Scozia: si atterra a Glasgow, si noleggia una macchina trangugiando un orribile tramezzino aeroportualein mezz’ora si è già alle porte di un’antica distilleria fondata nel 1823. Il visitor centre, di cui vi regaliamo una foto molto glamour, si è giovato di un restyling nel 2004 e accoglie circa 20 mila visitatori all’anno; tutti con ancora la confezione unta di un tramezzino nell’auto a nolo – pare. Cattive abitudini alimentari a parte, Auchentoshan può fregiarsi del titolo di unica distilleria scozzese che ancora pratica esclusivamente la tripla distillazione: noi siamo talmente curiosi da sciabolare senza ulteriori indugi questo sample, riempito con un 15 anni del 1999 messo in bottiglia da Signatory Vintage (botti ex bourbon 800258 e 800259).

whisky auchentoshan signatoryN: è abbastanza immorale l’alcol percepito, che a soli 46 gradi è però prepotente e molto volatile. Non ci siamo, anche perché questa alcolicità non è riscattata da elementi esuberanti ma è piuttosto esaltata da un profilo ultra-naked, vegetale e poco più. Si impongono la propoli, l’erba secca, il chicco di cereale, la cellulosa tipo il bianco del limone (che per i più saputi si chiama ‘albedo’). Abbastanza floreale.

P: scampando alla tragedia del troppo alcol percepito, il palato è sicuramente più gradevole del naso. Dominano sentori di caramella alle erbe, e più in generale delicatamente erbacei. Si sente bene il distillato, sorretto da una zuccherosità appena accennata e tutta vegetale (orzo e fiori).

F: certamente non infinito, incredibilmente pulito, al punto che non ci ricordiamo se fino a un attimo fa stessimo bevendo whisky o vodka.

Sorprende come il barile in 15 anni abbia influito poco o nulla, lasciando il distillato in primissimo piano. E fin qui non avremmo nemmeno da protestare più di tanto. Il problema è che Auchentoshan, per quella che è la nostra esperienza di whisky degustati della distilleria, non ci sembra spiccare per memorabilità del distillato. E allora 77/100 ci sembra la cosa migliore da fare. A onor del vero segnaliamo che si trova ancora in vendita qui a un prezzo abbastanza popolare, altra cosa che – siamo onesti – tendiamo ad apprezzare.

Sottofondo musicale consigliato: The SorcerersPinch Of The Death Nerve.

 

Auchentoshan 12 yo (2016, OB, 40%)

Auchentoshan è una delle quattro distillerie attualmente attive nelle Lowlands: assieme a Glenkinchie, Aisla Bay e Bladnoch, Auchentoshan tiene alto il vessillo delle terre basse scozzesi che avvolgono Edimburgo e Glasgow. La tripla distillazione, velleità che tradizionalmente era di pertinenza appunto lowlander ma che ora ha perso di appeal presso i più, resta vanto della distilleria. Non abbiamo mai recensito il 12 anni, entry-level per il core range con età dichiarata: tappiamo la lacuna adesso summo cum gaudio.

auchentoshan-12-years-oldN: nota alcolica presente ma non demoralizziamoci. Anzitutto vi propiniamo un’immagine complessiva: la frutta di marzapane laccata. Ha infatti delle note zuccherine mandorlate un po’ plastificate. Il contesto è abbastanza piatto, ma si riconoscono anche dei leggeri sentori di corn flakes zuccherati (il profumo della busta appena aperta!), miele e qualcosa che assomiglia alla marmellata di fragole.

P: insisteremo con arroganza sulla debolezza del corpo: non c’è quel kick (direbbero gli esperti, la ‘botta’ di sapore diremmo noi con fisico da sollevatori di Johnny Walker Red Label). Va bene imbottigliare a 40 gradi, ma così è troppo debole. Per gli infiniti casi dell’universo Serge dice più o meno il contrario in merito. Parlando di descrittori la fanno da padroni miele, tantissimo caramello e frutta secca (mandorle e noci). C’è un lato agrumato, ma un po’ sballato e contundente.

F: finale più che discutibile, con sensazione alcolica dimenticabile. Ancora caramello e frutta secca, se proprio dobbiamo sottilizzare.

Nel tirare le somme di questo assaggio, si potrebbe giocare la carta stereotipata dei whisky leggeri e beverini, quasi timidi, delle Lowlands: poi però arriva un asso pigliatutto, che racconta di un whisky certo semplice ma non del tutto convincente, certo non catastrofico ma con qualche difettuccio piuttosto evidente qua e là. 76/100. Costa una quarantina di euro, per chi si cura della banalità della pecunia.

Sottofondo musicale consigliato: Testament – The Pale King.

Auchentoshan 18 yo (2016, OB, 43%)

Siccome noi della generazione X siamo vittime dell’apatia, della nullafacenza e di quell’ennui così à la page per una borghesia occidentale decadente, priva di stimoli e prospettive, trascorriamo le nostre giornate elaborando idiozie – come la seguente: questa settimana è intitolata al #barelylegal, vale a dire un’ode alla freschezza dei diciotto anni, e assaggeremo solo whisky ufficiali di – appunto – anni diciotto. Iniziamo dal basso, dalle Lowlands, e partiamo con l’Auchentoshan 18, invecchiato esclusivamente in botti ex-bourbon (in etichetta esibisce la scritta limited release, ma sappiamo tutti che è una boutade).

auchentonshan-18yoN: in ordine sparso, ci vengono in mente suggestioni varie e non così sorprendenti: uvetta, forse mela rossa, frutta secca e miele (croccante al miele?), malto caldo, un qualcosa tra caramello vaniglia e toffee; e come dimenticare un pizzico di scorza d’arancia? Detta così, sembra tutto molto piacevole, e lo è, tuttavia non ci liberiamo di un senso di ‘appiattimento generale’ degli aromi – ricchi sì, ma, se ha senso, un po’ privi di profondità. E poi, a dirla tutta, a tratti ci arriva anche un vago senso di cartone bagnato.

P: il corpo è molto facile, l’effetto è di grande beverinità; ancora tornano le suggestioni di miele, di frutta gialla (soprattutto albicocca, ma non si dimentichi la mela gialla); poi un sacco di vaniglia, complicata da una bella sfumatura agrumata che ci par proprio mandarino.

F: abbastanza leggero ma di media intensità, tutto su vaniglia e frutta gialla.

Non è affatto male questo lowlander a tripla distillazione, e nel nostro standard di valutazione si merita un buon 84/100; il prezzo intorno ai 90€ è del tutto commisurato alla media per questa fascia di invecchiamento. Tuttavia alla prova del bicchiere tutta la dolcezza di cui sopra ci lascia un po’ l’amaro in bocca, perché da un diciottenne noi iniziamo ad esigere qualcosa di più rispetto ad una bevuta facile e gradevole come quella che ci propone questo Auchentoshan. Comunque, un gran balzo in avanti rispetto a un tragico diciottenne che avevamo assaggiato tempo fa…

Sottofondo musicale consigliato: LP – Fighting with myself.

Auchentoshan 17 yo (1995/2013, Hidden Spirits, 56,1%)

Torniamo tra le mura della tasting room di Andrea Ferrari, valente blogger e da quasi un anno anche imbottigliatore indipendente; dopo aver assaggiato in anteprima il suo ottimo Caol Ila, abbiamo bevuto un Auchroisk molto particolare, forse perfino troppo per i nostri noiosi gusti. Ma oggi mettiamo il naso su un Auchentoshan (distilleria delle Lowlands, tripla distillazione) di 17 anni, selezione limitatissima (solo 60 bottiglie) di un single cask ex-bourbon con un passaggio in sherry Oloroso per qualche mese. Il colore è dorato chiaro.

Schermata 2014-05-12 alle 10.50.15N: qualche istante è d’uopo per superare l’aggressività dell’alcol, che pure poi svanisce. Riesce ad essere al contempo intenso e delicato: molto cerealoso e maltato (proprio cereali, muesli), tanto profumo d’erba fresca… Insomma, un omaggio allo stile Lowland! Poi, accanto, note di frutta gialla cotta (pera soprattutto), una spruzzatina di ananas, mentre del finish in sherry resta una rotondità di fondo, con un che, forse, di confettura di fragola. Comunque abbastanza ‘secco’ al naso, se è lecito dirlo. e davvero gradevole e aromatico.

P: intenso, ancora secco e con un bel corpo. Molto lineare e costante nell’inviare segnali alle papille. Molta coerenza col naso: lo sherry è ancora meno presente a livello di descrittori, ma contribuisce ad arrotondare. Come suggestioni, notiamo soprattutto generose note maltose / erbose, uvetta; Andrea parla di “maliziose note agrumate”, forse soprattutto d’arancia. Davvero buono e godibile. Frutta secca (mandorle, forse un pit di nocciole).

F: pulito, sulla frutta secca (mandorla); a lungo resta proprio un bel sapore di malto delicato.

Che sorpresa! Auchentoshan è distilleria che solitamente certo non brilla per complessità e intensità, ma qui Andrea è riuscito ad acchiappare una botte che rappresenta – a nostro gusto – quanto di meglio lo stile di casa riesce ad esprimere. Regge benissimo l’acqua, che anzi consigliamo per attenuare qualche asperità alcolica e che non inficia l’intensità dell’esperienza. 87/100 è il verdetto, complimenti a Hidden Spirits per la selezione. In vendita qui a 73 euro.

Sottofondo musicale consigliato: Blind Willie McTell – Searching the Desert for the Blues.

Auchentoshan 18 yo (2006, OB, 55,8%)

Auchentoshan è una delle distillerie peggio collocate di Scozia: immaginatevi un’uscita in tangenziale in una zona industriale in periferia di Glasgow… Non proprio un idillio bucolico, eh? A dispetto di una collocazione -ehm- sfortunata, il suo visitor centre è molto bello, e i suoi whisky sono noti per la delicatezza, in virtù anche della tripla distillazione (oppa Lowlands style! se siete dei secchioni e volete approfondire la questione della tripla distillazione, consigliamo questo link, molto dettagliato e con tanto di schemini che vi faranno subito sentire degli ingegneri) e di un taglio di teste e code particolarmente ‘selettivo’. Oggi assaggiamo un 18 anni di qualche anno fa, invecchiato in sole botti di sherry Oloroso. Il colore è dorato.

auchentoshan-18-year-old-oloroso-sherry-whiskyN: si distingue subito per una chiusura iniziale praticamente ermetica, che lascia spazio solo a un profilo sherried totalmente privo di note gradevoli o fruttate. Invece, è contraddistinto da un che di vagamente ‘sulfureo’, nel senso qui di ‘finta pelle plasticosa’, o un che di timidamente ‘rancido’ (cimice schiacciata, o latte appena andato a male). Note di garza medicinale, sgradevoli. Un po’ di conforto arriva, in sottofondo, con suggestioni di olio di mandorla, forse una punta di cannella?, un po’ di frutta secca… Nell’inerzia complessiva, forse (sarà suggestione) si riconosce un che di erba fresca. L’acqua apre, accentuando le note erbose più acri, ma non solo quelle: forse forse era meglio tener chiuso.

P: purtroppo, molto coerente col naso; eccezion fatta per una nota dolce in più – ma è una dolcezza indistinta e quasi fittizia, di zucchero di canna. Tornano poi le note chimiche di plastica lavorata, di lieviti. Forse frutta secca.

F: ritorna la malintesa austerità del naso: breve, amarognolo e sgradevole.

Ci aspettavamo onestamente tutt’altro. È sgradevole dall’inizio alla fine, qualche nota dolcina qui e là ci ricorda che è pur sempre un whisky, ma onestamente pare curioso come una distilleria possa decidere di imbottigliare un prodotto del genere. Non è che non ci piace: è che proprio è mal congegnato. 60/100 è il nostro giudizio, e ci conforta che anche Serge la pensi come noi. Giuriamo, “cimice schiacciata” non avremmo mai pensato di scriverlo in una recensione, e invece…

Sottofondo musicale consigliato: alla fine della degustazione, ci si sente così: Sunn O)))Bathory Erzsbebet. (poi, per dire, a Jacopo piacciono i Sunn O))), eh)

Auchentoshan 16 yo Duthies – Cadenhead’s (2010, 46%, american oak cask)

bello, eh?

La Cadenhead’s ha rilanciato negli ultimi anni la serie dei Duthies e, tra i vari imbottigliamenti, ha proposto diversi Auchentoshan (oltre a questo 16 anni, ci sono un 11 e un 19 – nella foto qui a fianco, potete ammirare l’ameno panorama di cui si, ehm, gode uscendo dalla distilleria: abbiamo accuratamente evitato di inserire nella foto l’autostrada, che avrebbe ulteriormente nobilitato il bucolico quadretto). Ad essere onesti, i Duthies ci hanno spesso lasciato un po’ delusi: ricordiamo un Longrow 9 yo invecchiato in botti di sherry veramente pessimo a nostro gusto (sembrava di addentare un prosciutto marcio), così come un Glen Grant 13 yo piuttosto scialbo… Chissà che questo whisky delle Lowlands non riabiliti un po’ questa serie ai nostri occhi.

N: fresco, floreale; la vaniglia portata dalle botti di bourbon esce dopo un po’ e resta molto lieve, ma aggiunge una godibilissima dolcezza a un profilo che è tipico dei lowlanders e di Auchetoshan in particolar modo; non campo minato, ma prato fiorito; olio fresco, leggero.

P: fresco anche al palato; cedro? Scorza d’agrume? I sapori sono complessivamente molto sfumati e poco intensi, ma ci pare molto bevibile e molto gradevole. Ancora dominano le note floreali ed erbose, si sente fieno fresco, forse un po’ di miele sullo sfondo. Sfumature di vaniglia.

F: leggero, dolce; tenui note floreali. Nel bicchiere vuoto non si sente la quercia, come accade di solito, ma un vero tripudo di erba fresca, umida.

Il miglior pregio di questo whisky è il naso; è molto delicato, forse troppo, è vero, ma la gamma floreale degli odori è molto, molto piacevole. Rispetto al 12 anni ufficiale è meno dolce, ma la cosa non è per niente dannosa ed anzi, ci piace di più proprio perché valorizza la dimensione più vegetale della delicatezza delle Lowlands. 81/100 è il nostro verdetto, ma non possiamo non segnalare la recensione fatta da Mark Dermul, collezionista belga e a tal punto appassionato di questa distilleria da soprannominarsi “a ‘toshan man” (questo il suo sito e queste le sue confessioni). Di certo, lui ne sa di più.

Sottofondo musicale consigliato: Petra Magoni e Ferruccio Spinetti Like a virgin, cover di Madonna contenuta nel loro splendido album Musica Nuda 2; proponiamo una bella versione dal vivo, come sempre solo voce e contrabbasso.