Balvenie 25 yo ‘Single barrel’ (1989/2015, OB, 47,8%)

Con l’avvento del nuovo millennio, Balvenie, una brillante distilleria attiva a Dufftown dal 1892 e che ancora oggi malta in proprio il 15% del fabbisogno di orzo, decise di dare il via a una serie di imbottigliamenti da singolo barile con invecchiamento monstre d’un quarto di secolo. Ora, per quanto il single malt di Balvenie sia entrato nella top ten dei più venduti al mondo e la produzione sia arrivata a circa 7 milioni di litri annui, questi imbottigliamenti restano una chicca assoluta, visto che escono in maniera discontinua a completo arbitrio della distilleria e visti pure i prezzi non proprio popolari. Ma del vile denaro parleremo dopo, per ora basti sapere che qui siamo di fronte a un distillato maturato in un refill-barrel.

10768_bigN: soprattutto alle prime battute rivela pienamente i suoi natali refill, con un distillato in primo piano e richiami quasi vegetali, certo di mandorle (e olio di mandorle), perfino d’olio d’oliva. Ossigenando tuttavia il profilo inizia a ricoprirsi di svariate leccornie, per quanto molto poco ‘ruffiane’ e cariche: c’è un poco di banana, il pan-brioscia, una timida vaniglia… E poi un che di limonoso; albicocche e mela gialla. Tutto molto delicato e fresco.

P: invertendo l’ordine degli addendi.Qui il taglio educato della botte esordisce su una nota inequivocabile a metà tra la cera d’api e il miele (tipicamente Balvenie), poi si apre sulla dolcezza, con note di mela gialla matura e una sorta di vaniglia, che va man mano a chiudersi su note di legna, sull’olio e sulle mandorle, con una sensazione quasi minerale…

F: …che torna notevole al finale – un finale molto pulito, ancora tra il legno e la frutta secca (mandorle). Leggermente zuccherino (proprio zucchero liquido, ‘astratto’).

Molto pulito e orientato dal distillato, anche se l’educazione pare il travestimento di una timidezza, oltretutto limitata a portafogli ciccioni: bene ma non benissimo, per una distilleria che normalmente ha un rapporto qualità-prezzo fantastico (qualcuno ha detto 12 anni Doublewood?) – e se proprio vi avanzano 450€ ve lo potete portare a casa, tracannare e scoprire con grande gioia come un grande distillato regge 25 anni tra i misteri del legno e ne esce quasi intatto. Forse un po’ troppo? 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Leonard Cohen – Nevermind 

Balvenie ‘Peated Cask’ (2010, OB, 43%)

Del Peated Cask paiono esistere due versioni (l’altra è a 48,7%). Se abbiamo capito bene la storia, le ragioni del cambio di nome dipendono solo dal fatto che, da qualche tempo, non si può più indicare il tipo di botte con la regione (“Islay Cask”, per intenderci) – detto ciò, la ricetta dovrebbe essere la medesima, 17 anni in botti ex-bourbon e un passaggio finale di sei mesi in botti ex-torbato, anche se online compaiono interpretazioni diverse cui noi assolutamente non vogliamo credere (17 anni in botti vergini…).

balob_17yov6N: la differenza con l’altro appare evidente, o per lo meno nel nostro strenuo relativismo così ci piace credere. Rispetto all’Islay Cask c’è una sensazione torbosa e terrosa molto più avvolgente, con sfondamenti nel territorio del minerale, con terra umida, lana bagnata… Anche il lato ‘dolce’ sembra più profondo, un po’ più brioscioso, con suggestioni ‘pesanti’ di frutta cotta (mele e prugne). Un qualcosa di zenzero, anzi: noce moscata? Decisamente, sì. C’è anche una punta aromatica (diciamo rosmarino) abbastanza presente. Un profilo sicuramente sfaccettato, ma – come dire – molto sui generis.

P: se possibile, la particolarità di questo whisky al palato diventa ancora più estrema. La combinazione di torba e dolcezza-Balvenie, lungi dall’armonizzare, porta a esiti difficilmente narrabili. Stentiamo a spiccicarvi la recensione; la cosa più logica sarebbe parlare di un senso di miele intenso (leggermente amaro) e biscotti ai cereali da un lato, e di uno smog terroso e al limite del medicinale dall’altro. In realtà l’effetto è davvero molto particolare e finisce per essere un perverso gioco di rifrazioni, in cui l’amaro si fa totalizzante, con note di caffè tostato e di carruba.

F: piuttosto lungo, sul miele di castagno e un che di tostato, ancora caffè.

Bere i due Balvenie “torbati” si è rivelato un gioco di specchi: il primo sembrava dolcissimo e poi al palato si rivelava molto ‘isolano’, questo sembrava più isolano al naso ma il palato portava un plot-twist francamente inaspettabile. Entrambi sono due whisky buoni e ben fatti, per quanto sperimentali e per quanto irragionevolmente cerchino di andare ad agire su un distillato che normalmente rasenta la perfezione; il primo, però, complessivamente ci pareva meglio riuscito, e per questo hic et nunc non saliremo sopra gli 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: Anibal Troilo – Cambalache, cantiamola tutti a squarciagola e poi andiamo a massacrare qualcuno.

Balvenie ‘Islay Cask’ 17 yo (2003, OB, 43%)

Tutte le persone assennate devono amare Balvenie. Questa è una legge universale, ovviamente, quindi: che non si cerchi di discuterla. Tra oggi e venerdì mettiamo alla prova due ‘esperimenti’ di David Stewart, apparentemente discutibili (ma come, non avevamo appena stabilito che… bah): vale a dire, mettiamo un Balvenie di 17 anni a maturare per circa sei mesi in botti ex-Islay, belle torbatone, e vediamo che succede. Ne esistono due versioni che metteremo a confronto: la prima “Islay Cask”, la seconda (una volta mutato il disciplinare) “Peated Cask”. Per ossequioso rispetto nei confronti della linea del tempo, iniziamo da Islay Cask.

wb0112e627-9_im160803N: lo stile di Balvenie non si azzittisce neanche con la torba, e questo è chiaro fin da subito. A prevalere infatti sono scarichette di vaniglia, di banana (gelato alla?), ed anche delicati ma decisi sentori di erba fresca, di erica, di foglie. Il primo passaggio in bourbon è molto più evidente dell’ultimo in torbato (e a dirla tutta, forse predomina pure sullo spirito del distillato – che è uno spirito, quindi potremmo dire “sullo spirito dello spirito”). Mais dolce, crema. Lucido per legno. E la torba? Solo una lieve nuvola di smog, che vanisce sulle prime.

P: sorprende tutti con un colpo inatteso, da vero bomber: inaspettatamente si presenta davanti al portiere sotto una veste minerale, proprio cerosa, intensa; e questa nota persiste a lungo, accompagnando l’intera evoluzione del palato. Il lato spiccatamente bourbonoso del naso qui si inquadra così in una cornice più ampia, in cui gli opposti si impastano (era puro gusto per l’allitterazione, occhio: il verbo non ha senso): vaniglia contro erba fresca, cenere contro miele.

F: lungo, con un biscotto dolce ai cereali accompagnato e poi sovrastato da cera, cenere, torba.

Bella evoluzione. La dolcezza è un po’ troppo monolitica per gli standard screziati di Balvenie, ma se al naso questo poteva parere un limite vista l’assenza dell’atteso sparring partner, la torba, tra palato e finale gli equilibri cambiano ed è la botte isolana a prendere il sopravvento sul distillato. 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Winstons – …on a dark cloud. Oh, suonano stasera al Magnolia, andateci!

Burnside 26 yo (1989/2015, Cadenhead’s, 48,8%)

Da novembre abbiamo nel nostro parco-sample questo Burnside: forse il nome, messo così, non richiama molto alla vostra memoria… Peccato per voi: si tratta di un single cask di Balvenie (che non autorizza terzi a imbottigliare con il nome in evidenza) teaspooned con Glenfiddich. Cosa voglia dire teaspooned, ve lo spiega abilmente e con agile retorica il sommo Bevitore Raffinato, ché noi oggi siamo pigri. Si tratta di un 26 anni, invecchiato in una botte ex-bourbon e messo in vetro da Cadenhead’s, imbottigliatore che ormai abbiamo imparato a conoscere bene. Il colore è dorato chiaro – certo, mica lo scriviamo sempre il colore, direte voi, perché farlo adesso? Boh, perché ci è venuto in mente.

Burnside-26-y.o.-1989-2015-CadenheadsN: davvero espressivo con vere e proprie lamate di profumi che fendono il naso. Arriva subito un’immagine, chiara e nitida: una torta di mele, di quelle alte, fragranti, ripiene di mele gialle e crema. Un grandioso malto, che ci ricorda tanto il 15 anni ‘single barrel’; pere burrose, pastafrolla; brioche al miele, biscotti ai cereali; un velo di ananas (pasticcino al). Miele poi, con note floreali (erica); una leggera freschezza mentolata ed erbacea. Insomma, un whisky capace di odorare veramente di whisky, nel suo miglior archetipo.

P: molto ricco di sapore, e pieno. In grande coerenza con il naso, ripete quelle ottime note di frutta gialla matura e burrosa, di impasto per torte, di crema. Quindi ancora tante mele e tante pere, miele, malto brioscioso… Assieme a questo lato, si afferma anche una dimensione più compiutamente erbacea e ‘legnosa’: foglie di tè, menta, fieno. Frutta secca (mandorla). La parte dolce e quella più legnosa sono molto ben bilanciate, unite da una punta acida di agrumi misti. Anche un tocco di chiodi di garofano a dare una profondità speziata.

F: lungo e persistente, ancora dolce, maltoso, sulla frutta secca, sul malto a bilanciare la dolcezza.

Buono, molto buono: è “standard” nella migliore delle accezioni, e soprattutto al palato svela un’intensità legnosetta ed erbacea veramente caratterizzante. Contiene una dolcezza ricca e densa, ma equilibrata alla perfezione da quel lato lievemente amarino. 89/100, con Balvenie non si sbaglia.

Sottofondo musicale consigliato: Piero Bassini Trio – Looking at the hills.

Balvenie Tun 1401 (2013, OB, batch #7, 49,2%)

Il giorno dopo il Milano Whisky Festival bisogna rimettere insieme i cocci, i tanti frammenti di facce e le storie ascoltate. Per noi il day after è però anche l’occasione per ripartire dai sample raccolti, catalogandoli e organizzando le bevute dei prossimi mesi. Ora ripartiamo dall’edizione dello scorso anno, in cui siamo riusciti a mettere le manacce su una rara release di Balvenie, ovverosia il settimo batch della serie ‘Tun 1401’, che prende lo stravagante nome dal numero del tino in cui vengono lasciati i malti provenienti dalle varie botti per il cosiddetto marriage. Queste uscite, contraddistinte da una scelta molto molto oculata delle botti (il cui numero di serie è sempre indicato in etichetta), sembrano essersi interrotte nel 2013, col batch numero 9, in favore delle serie ‘Tun 1509’ e ‘Tun 1858’. Nello specifico il whisky di oggi è il risultato dell’assemblaggio di sette botti di quercia americana e due sherry butt. Alla salute!

BalvenieN: attenzione, allarme rosso, naso da panico! Ci sono quell’intensità, piacevolezza e compattezza tipiche dei primi della classe. A dispetto delle proporzioni della miscela si respira nel bicchiere un’aria da vecchio sherried setoso, ma al contempo vivo e fruttato. C’è infatti subito quello schermo di cera (cera d’api, ma anche proprio candela spenta) che spesso ritroviamo nei grandi, ma sotto si scatena il finimondo: note di tè, rabarbaro; di cantina umida, legno di botte impregnata. Non è vanigliato ma  ha un lato fruttato di straripante vivacità, tutto dominato da una fragola spaventosa e da pesche succosissime. Il miele fa da collante tra sfumature di prugne secche e uvetta, tra chinotto e arancia dolce. Naso splendido.

P: incredibile l’assenza di alcol, che tra l’altro aumenta la sensazione di nettare succoso… e diciamo “nettare” anche se qui rispetto al naso la frutta arretra (ancora fragole). S’impone invece una componente più sfumata-ma bella intensa, eh- di legno impregnato, foglie di tè, tabacco da pipa, eucalipto, rabarbaro, chiodi di garofano, tanta cera d’api e caffellatte. Arrivano poi anche gli agrumi e il caramello. Insomma, un florilegio di suggestioni tutte gentili e miscelate però in una pozione di grande e compatta intensità.

F: lungo e persistente, alle mille suggestioni di cui sopra si aggiungono note leggermente fumose-tostate magnifiche.

La serie dei Tun 1401 è oramai un pezzo da collezione molto ambito e oltre al batch #2 recensito qualche anno fa difficilmente potremo mettere in parole qui sul sito tutto quel ben di dio. Il prezzo della release di oggi si aggira oramai sui 500 euro, così tanto per dire. Al i là dell’esuberanza dei collezionisti, comunque, stiamo parlando di alcune delle migliori botti di una delle migliori distillerie di Scozia. Mica bruscolini: 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Queen – Somebody to love

Balvenie 17 Doublewood (2014, OB, 46%)

La versione Doublewood di Balvenie è tra le più apprezzate dai fan della distilleria, e noi siamo in prima linea. Da poco, oltre al 12 anni, c’è anche questo 17, maturato in bourbon e poi finito in sherry; bando alle ciance e via alla degustazione, ché qui c’è sete.

f567866c5322f90b3ce447eb1c77ec6bN: ohibò, il malto tipico Balvenie qui sembra essersi preso una vacanza… Probabilmente il finish è più marcante rispetto al 12 anni, per fare un paragone; e conferisce una nota ‘dolce’ un po’ troppo granitica rispetto alle sfumature cui siamo abituati: mele in quantità, miele ‘scuro’, caramello; mele caramellate… E poi tanto tuorlo d’uovo; crema catalana, uvetta. Sullo sfondo, un pizzico di legna e frutta secca. Dopo un po’, l’ossigeno apre note fruttate ‘sherried’ tipo ciliegie e fragole. Dopo un altro po’, si fa più legnoso / erbavceo, tipo tè lasciato tanto in infusione.

P: anzitutto, un bel corpo pieno ed avvolgente. Temevamo un palato zuccheroso in stile Distiller’s edition, e invece si mantiene miracolosamente in equilibrio tra dolcezza e note maltose ed eleganti. Tornano quei pensanti richiami a mele miele caramello, con panettone; però tutto controbilanciato da frutta secca amara, quasi rabarbaro. Il malto poi è in lieve risalita, e anch’esso, burroso, contribuisce a mitigare le bombe dolciastre. Arancia candita.

F: lungo; miele, caramello, malto, cioccolato.

Insomma, un whisky insieme coerente e contraddittorio: gradevole ed eccessivo, non stucchevole ma senza essere ‘de pronta bbeva’. La sensazione è che la spennellata di sherry sia dominante, e rende ‘eccessivo’ il whisky (cosa che stupisce, essendo Balvenie); ma al contempo la spennellata è data su un malto di grandissima qualità, che non si presta ad essere affossato o coperto dal legno. 86/100, avanti un altro.

Sottofondo musicale consigliato: Robert Ellis – Good intentions.

Balvenie 15 yo ‘Single Barrel’ (2014, OB, 47,8%)

Si sa, Balvenie è nella top five delle nostre distillerie attive preferite; e non ci sbilanciamo oltre solo per quel profondissimo senso del pudore che ci muove in ogni azione (ehm…). Una delle nostre bottiglie preferite, nel camaleontico core range della distilleria di Dufftown, è il 15 anni ‘Single Barrel’: vale a dire una singola botte, di quindici anni. Tempo fa ne avevamo assaggiata una versione ‘anonima’, priva dell’indicazione del numero di botte, dato che proveniva da una mignon raccattata in qualche aereoporto; oggi facciamo le cose per bene, e mettiamo naso e palato al servizio della fu botte numero #3811 (non c’è su whiskybase, ma la bottiglia da cui abbiamo attinto al Milano Whisky Festival è chiara: se avete tempo e voglia, aggiungetela voi, ché a noi ci fa fatica). Botte ex-bourbon, riempita di distillato il 24 febbraio 1999 e di esso svuotata il 28 luglio scorso (2014, per i distratti).

FullSizeRender-18N: grande apertura aromatica, che dispiega tutta la classe di Balvenie. La botte si fonde magnificamente con un distillato di qualità: e dunque, c’è quella tipica cremosità di questi invecchiamenti ex-bourbon (crema pasticciera, vaniglia), poi molta frutta (gialla: ma da una banana matura si passa all’albicocca disidratata, alla mela gialla, al succo di pera…), anche secca (mandorle, anzi: pasta di mandorle). Poi note di amaretto, e una zaffata di zafferano. A lato, ma mica poi così a lato, il malto, che sta tra la brioche e l’orzo bagnato. Possiamo azzardare che questa nota di legno di botte pregna di whisky si configura come una costante, nei malti Balvenie? Possiamo, certo, il sito è nostro e ci facciamo quello che ci pare.

P: rispetto al naso, risulta più dolce e maltoso che non fruttato e cremoso… Spieghiamoci: prevale una dolcezza biscottata, calda (tipo biscotti al burro), su cui danzano note di frutta secca (ancora mandorle e nocciole) e di crusca e cereali vari. Poi certo non è assente la frutta di cui sopra (chips di mele, albicocca disidratata), mentre un che di vaniglioso/cremoso diminuisce d’intensità.

F: bello lungo e accogliente, con note cerealose e una grande anima… bourbon (ma di quelli buoni). Replica il palato, con tutta la sua complessità.

Con Balvenie non sbaglia mai nessuno: non sbaglia la distilleria a distillare, non sbaglia il venditore a vendere, non sbaglia l’importatore a importare, non sbaglia il ladro a rubarne tre casse, non sbaglia l’acquirente ad acquistare, non sbagliamo noi a bercene un dram dopo l’altro. Non sbaglieremo neppure nel sentenziare: 87/100!, e a presto.

Sottofondo musicale consigliato: Kalabrese – Stone on your back (Frank Wiedermann Remix).

Balvenie 21 yo Portwood (2013, OB, 43%)

Abbiamo chiuso la settimana con un whisky decisamente particolare: apriamo quella nuova con un malto che, in un certo senso, rappresenta il concetto di whisky per antonomasia. Parliamo del distillato di Balvenie, la distilleria di Dufftown che fa girar la testa a grandi e piccini (se andate in Scozia e non passate di là, vergogna cada su di voi!); assaggiamo una versione particolare, un 21 anni finito (non sappiamo dire per quanto tempo) in botti di Porto. Si sa, generalmente queste operazioni servono per ‘nascondere’ un malto non eccelso, ma nel caso di Balvenie la cosa sorprenderebbe: come dice sempre Andrea Giannone, voi l’avete mai assaggiato un Balvenie cattivo?

The Balvenie Portwood 21 Years Single Malt-600x600N: abbastanza alcolico; il passaggio in seconda botte certo non passa inosservato, soprattutto si percepisce una palatina zuccherina, vinosa, fragolosa (gelée alla fragola). Il malto solitamente generoso di Balvenie pare un po’ sotto tono; troviamo invece discrete suggestioni di uvetta, zuppa inglese, liquore alle arance. Non complessissimo, ma gradevole e rotondo, anche grazie a piacevoli richiami di legno speziato. Chiodi di garofano? Mele cotogne? Leggermente mentolato.

P: botta dolciastra iniziale, simile al naso: fragola, certo, ma anche una nota che si presta ad essere interpretata come caramello, come miele. Poi, il tutto va assopendosi senza grossi sussulti, rotolando su un tappeto speziato (chiodi di garofano, ancora) e di frutta secca. Ancora un pittore di menta. Corpo blandino, si perde un po’ via.

F: media durata, su un dolce mieloso e con note marcate vinose, liquorose.

La distilleria ci ha abituato a non sbagliare un colpo, e anche questo, pur senza entusiasmare, è senz’altro un whisky dignitoso: ma perché l’invecchiamento finale in Porto per un 21 anni? Il malto Balvenie è così buono da solo! 82/100, non un punto di più, non uno di meno, anche considerando il prezzo: una bottiglia di questo, ad esempio, costa il triplo dell’eccellente 12 DoubleWood, e il doppio del notevolissimo 15 Single Barrel.

Sottofondo musicale consigliato: Kiesza – Hideaway.

Balvenie 30 yo (2004, OB, 47,3%)

Whisky Facile raddoppia per il ‘fuori tutto’ agostano e dopo il Balvenie 15 si procede così col gioiellino di sei lustri. Questa versione è stata rilasciata nel 2004 ma l’imbottigliamento è entrato oramai a far parte del core range di Balvenie. Noi l’avevamo assaggiato nel tasting di distilleria, in una piovigginosa giornata così dannatamente scozzese; le impressioni erano state otttime, oggi ci tocca di mettere il timbro ai nostri ricordi. Il colore è ambrato pieno.

the_balvenie_30N: naturalmente molto aperto, naturalmente molto complesso, è in corso una gran festa di marmellata di fragole, uva americana, ciliegie. Frutta secca, con un legno bello aromatico e la solita deliziosa impronta del malto Balvenie. Unitamente, ci pare di sentire una fortissima nota di cera, cera d’api, che davvero lascia a naso aperto…Anche frutta disidratata (albicocca, uvetta, fichi secchi). Suggestioni oniriche di zuppa inglese e crema di marroni.

P: un palato molto morbido, senza picchi in intensità, ma che eleganza, che qualità. Frutta rossa e frutta secca sono come fuse assieme, in un bilanciamento perfetto. Di primo acchito però monopolizza l’attenzione una dirompente cera mielosa. Non è dolcissimo e paragonandolo al 15 anni del 2012 è sia meno esplosivo che meno dolce, meno immediato. Crema pasticciera, con tracce di vaniglia, ancora frutta secca tostata; una nota di rabarbaro a lato di miele e cera, si diceva. Eucalipto. Biscotti alle castagne.

F: fantastico, al miele si aggiungono potenti innesti di frutta secca e di malto. Lungo, con escursioni piacevolissime verso l’amarognolo.

Siamo d’accordo, i malti assaggiati sul suolo di Scozia, magari dopo un suggestivo giro in distilleria, guadagnano sempre qualche punticino, ma questo trent’anni è buono anche nella depressa Italia del 2013, persino nell’afosa Milano d’agosto. Volendo dividere i vari momenti della degustazione, secondo noi il naso è superlativo, ben oltre i 90 punti, meno sbalorditivo il palato. “Mai assaggiato un Balvenie cattivo”, recita l’adagio degli aficionados della distilleria, e qui non siamo di certo di fronte all’eccezione che conferma la regola: 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Dark TranquillitySilence (and the firmament withdrew).

Balvenie 15 yo ‘single barrel’ (2012, OB, 47,8%)

Un anno fa, di questi tempi, un pool di esperti accuratamente selezionati tra i membri del c.d.a. di whiskyfacile si preparava al viaggio in Scozia; e lo faceva al Bar Metro di Giorgio D’Ambrosio, ascoltando attentamente quanto Andrea Giannone, al quinto o al sesto Negroni, aveva da consigliare. Il suggerimento di visitare Balvenie è stato senz’altro il più azzeccato: la distilleria è splendida, i whisky sono buonissimi e il tour è – senza dubbio – tra i migliori di Scozia. Oggi assaggiamo due espressioni della distilleria già degustate proprio lì a Dufftown: una ha esattamente il doppio dell’età dell’altra… Oggi beviamo il 15 anni (single barrel – noi abbiamo una mignon su cui non è scritto il numero della botte, che quindi non possiamo riportare), e quindi: nei prossimi giorni pubblicheremo un sette anni e mezzo o il Balvenie Thirty? Boh…

the_balvenie_single_barrel_15_jahre_-_single_malt_whiskyN: frutta secca di brutto, legno dolce, malto che spacca, bourbon buono: delizioso apporto, con cocco e marzapane. Nocciola, mandorla. Molto aperto e aromatico, si lascia annusare accogliente. Una traccia di cioccolato al latte e di cannella, ma davvero è il malto a entusiasmare, in un profilo dai contenuti così straordinariamente ordinari. Che vaniglia cremosa! Che pera burrosa! Impasto per torte (sì, pastafrolla).

P: si va dal dolce all’oleoso, in ordine temporale: attacco ricchissimo di miele, cocco e pasticceria cremosa. Poi si sprigiona intensissimo il malto, con frutta secca, noce (e noccioline tostate!), ancora legno, poi finisce chiudendosi verso una nitida cera d’api.

F: molto lungo e vellutato, con ancora malto e frutta secca tostata a coccolare il palato.

Top. Quando andavamo alle nostre prime lezioni di whisky dal buon Giannone, lui ripeteva sempre: “avete mai assaggiato un Balvenie cattivo? Io no”. Aveva ragione… Questo 15 anni è veramente buono, intenso e racchiude tutto il carattere della distilleria: è un whisky che sa di whisky, certo, ma che qualità. 88/100 è il minimo.

Sottofondo musicale consigliato: Nick Cave e Perla Batalla con Suzanne, cover di Leonard Cohen.