Ben Nevis 17 yo (1999/2016, Claxton’s, 54,8%)

Riapriamo il pacchetto dei sample delle selezioni di Claxton’s gentilmente offertoci da Diego di whiskyitaly.it e peschiamo un Ben Nevis di 17 anni: la distilleria è celebre soprattutto per la proprietà giapponese, per essere ai piedi dell’omonimo monte (il più alto delle isole britanniche) e per avere un sito web che ti getta immediatamente nel 1996: ti par quasi di sentire il rumore del modem che cerca di collegarsi alla linea bloccando il telefono fisso… E già che ci siamo ci piace segnalare l’amico Hector McDram, capolavoro frutto della spremitura delle meningi di un ufficio marketing che ci immaginiamo essere composto da una pensionata scozzese in preda all’Alzheimer e a cinque giapponesi del tutto privi del dominio della lingua inglese. Seriamente, questo video non potete perderlo e lo linkiamo già qui: complimenti alla distilleria, in ogni caso, per aver tenuto come testimonial e come immagine del proprio brand un’idea del 1992, perfettamente intatta e senza neppure un passaggio di aspirapolvere.

Ma insomma, le amenità che a noi interessano stanno dentro alla bottiglia, e dunque.

N: la gradazione piena si sente tutta, a dir la verità un po’ troppo: acetone. È un whisky chiuso, difficile da analizzare, anche per gli spigoli di Ben Nevis presenti anche qui: un po’ di polvere da sparo, un che di pastello a cera e pure il tanto temuto cartone bagnato. Ha una sua dolcezza un po’ pesante in sottofondo, diciamo di caramello e forse un che di uvetta. Poi note floreali, tanta, tantissima erica.

P: anche qui l’alcol non sa nascondersi, ma di certo si squaderna maggiormente una forma di dolcezza mielosa e zuccherina: caramello ancora, un po’ di uvetta, un misto di frutta cotta (mele cotte?). Anche qui c’è una sfumatura sulfurea, di polvere da sparo, e ancora un pit di pastello a cera. Gelato malaga? Frutta secca, noce o nocciola?

F: lungo, ancora frutta cotta e caramello, ancora un bel po’ di malaga, ancora l’alcol non scompare. Frutta secca.

Mah, è difficile dare un giudizio: i sentori sono tutti piacevoli, anche con le sfumature più sporche, ma onestamente l’alcol è fin troppo aggressivo, e si defila a fatica anche con aggiunta di acqua. Peccato, forse una gradazione più bassa avrebbe almeno attenuato l’impatto di questi – ai nostri occhi – difetti: non lo sapremo mai, intanto chiudiamo con un 79/100. Salute al grande Hector McDram!

Sottofondo musicale consigliato: Zu, Mike Patton – Orc.

Ben Nevis 13 yo (2004/2017, Hidden Spirits, 57,5%)

Dopo troppo tempo torniamo ad assaggiare una creatura di Andrea Ferrari, mastermind di Hidden Spirits che conosciamo dai tempi bui in cui era “solo” un blogger come noi. Nel 2004 a Ben Nevis, distilleria di Fort Williams, ha iniziato a distillare i primi batch di whisky torbato nel 2004, e Andrea, felino e rapace allo stesso tempo come solo un mostro mitologico medievale, se ne è accaparrata una botte e l’ha messa in vetro da pochissimo, senza colorare e senza filtraggio a freddo: presentata a Spirit of Scotland, per adesso online si trova solo su ebay (ma non sappiamo a che prezzo sarà venduta da HS).

N: Andrea di solito vuole whisky che spiazzino, e questo non fa eccezione: l’alcol assente nonostante la gradazione svela infatti un bel profilo aromatico… Da dove partire? Beh, dall’affumicatura, molto vicina a certi formaggi affumicati (una mozzarella di bufala affumicata l’avete mai assaggiata?); e poi anche un che di più chimico, di inchiostro – per intenderci, non ci sono legno bruciato o cenere. Molto particolare, e a rendere il tutto più spiazzante, c’è un lato dolceacido fruttato, tra lime, kiwi, cedro candito. Liquirizia dolce, un velo di vaniglia, un po’ di frutta matura (banana, forse) e torta paradiso.

P: vogliamo sezionarlo in tre stadi ben distinti, che ne rispecchiano l’evoluzione in bocca. Si iniza con una torba chimica, da plastica bruciata, molto acre, con inchiostro e un che di legno bruciato. Poi esplode il bourbon, con note di vaniglia e torta (ma senza essere un whisky ‘cremoso’). E in terza fase ecco una dolcezza più particolare, tra lime zuccherato, limone, ancora un kiwi non perfettamente maturo… Ma forse questa terza fase è più rappresentata di un paradossale emmenthal affumicato. 

F: bruciato, gomma e plastica; acre e acidino, lime.

Paradossalmente non cremoso, non caricato dalla botte, lascia una forte sensazione di “acidità positiva”, cosa che al di fuori del nostro inconscio significa 87/100. Un freaky tricky whisky con una torba chimica e “inorganica” ben affiancata da dolcezza sobria e acidità , cosa chiedere di più a un mercoledì mattina?

Sottofondo musicale consigliato: Earth, Wind and Fire – Fall in love with me.

Ben Nevis 18 yo (1996, Wilson & Morgan, 57,4%)

Come promesso pochi giorni fa, a un sorprendente Ben Nevis imbottigliato da Valinch & Mallet ne accostiamo uno dalle caratteristiche d’etichetta molto simili. L’invecchiamento anche qui è di quelli che cominciano a dirsi importanti e poi trattasi di maturazione in ex sherry cask, di questi tempi quasi una rarità, al punto che che Wilson & Morgan ha pensato bene di creare una serie ad hoc, contraddisinta dal bollino “matured in sherry wood” ben in evidenza sulla bottiglia. Insomma, roba che scotta.

Ben_Nevis_18Yo_574-BN: l’alcol è pazzescamente poco in evidenza ma come spesso usa con Ben Nevis bisogna esser pronti ad aromi forti, contundenti. E qui non mancano, con una dominanza di note di carne, di soffritto, di funghi cotti. Ci sono quasi cenni sulfurei, ruginosi. Dopo un po’ di ossigenazione però questo lato si affievolisce (o il naso si abitua) ed esce un profilo shierried caldo, profondo e ‘cotto’: carruba, frutta cotta (prugne e mele); marmellata d’arancia in cottura e ancora un tourbillon di delizie: miele, caramello, cioccolato, fichi secchi e datteri. C’è anche una terza fase, con frutta rossa in crescita (fragole e lamponi) e mela rossa a pacchi. Completano un naso complessissimo e di grande personalità un che di tabacco, di frutta secca (nocciola, noce di pecan) e caramella al rabarbaro. Se si aggiunge acqua diventa ancora più tabaccoso e speziato, ma anche più fruttato e succoso. Naso da sogno, insomma.

P: che botta! la gradazione qui si sente, il corpo è pastosissimo e denso. Il senso di carne e brodo è quasi inesistente ma, restando in cucina, troviamo pesanti note pepate e di peperoncino. Contrariamente a quanto immaginavamo dal naso la dolcezza non è così spinta, anzi è un whisky dagli spigoli delicati, maltoso, quasi vegetale, con un filo di cera e di burro fresco fantastici. Ritroviamo la carruba e poi zuppa inglese, tante arance rosse, caramello, mele cotte e zucchero di canna. Infine una nota amaricante di legno e di tabacco da sigaro. Consigliamo vivamente l’aggiunta di acqua per renderlo più succoso e abbordabile, e spostare il peperoncino dall’attacco alla chiusa del palato.

F: ancora molto complesso e variegato: si va dal caramello alle prugne e mele cotte. Carruba, noce di pecan, caffelatte zuccherato ma anche noce moscata, peperoncino e un velo di cera.

Sicuramente questo Ben Nevis è uno dei whisky più stimolanti assaggiati negli ultimi mesi. Complesso e cangiante durante la degustazione, va sicuramente annoverato nella categoria dei malti ‘sfidanti’: provi a comprenderli ma loro sono già un passo avanti ai tuoi miseri sensi umani. Comunque, azzardando un giudizio complessivo, il naso, sofisticatissimo, era sicuramente sopra i 90 punti, mentre il palato propone un copione inaspettato e molto suggestivo, forse solo con un filo di legno di troppo. Il finale merita una menzione particolare ancora per la grande ampiezza di suggestioni. Il conto di tutto questo fatuo argomentare fa un bel totale di 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Soley – I’ll drown

Ben Nevis 17 yo (1998/2015, Valinch & Mallet, 58,6%)

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Ciao, sono Quintiliano!

Carissimi, oggi una bella lezione di retorica: l’anadiplosi (o reduplicatio, per chi preferisce menarsela deppiù) è quella figura retorica in cui l’ultima parte di un segmento sintattico viene ripetuto all’inizio del segmento sintattico successivo: insomma, una o più parole che stanno alla fine di una frase, o di una strofa se si tratta di poesia, sono ripetute all’inizio della frase o della strofa successiva. Questa settimana vi daremo sul blog una dimostrazione pratica dell’anadiplosi, in un senso però – come dire – ampio: oggi, ultima recensione della settimana sarà un Ben Nevis in sherry di un imbottigliatore indipendente italiano, la prossima settimana la prima sarà ancora un Ben Nevis indipendente itaiano. Bello, eh? Capìta l’anadiplosi? Eh? Siamo a corto di idee per i cappelli introduttivi? Forse sì, ma checcifrega! Ad ogni modo, Ben Nevis (distilleria alle pendici del Ben Nevis, la collinozza più alta di Scozia, che dunque viene creduta montagna – sì, feticisti della Scozia, insultateci pure adesso, non abbiamo paura di voi!) è distilleria di proprietà giapponese (Nikka), proprietà che l’ha riaperta negli anni ’90 dopo un decennio di silenzio. Il distillato di BN è tipicamente ‘dirty’, sporco, caratterizzato da note sulfuree e ferrose; forse questo dipende dal fatto che, almeno fino a pochi anni fa, BN era la sola distilleria con Benromach ad utilizzare un lievito particolare (brewer’s yeast) generalmente amato dai birrai e non dai distillatori. Questo è un single cask ex-sherry selezionato da Valinch & Mallet, marchio italiano che abbiamo imparato ad apprezzare in questi ultimi mesi.

Schermata 2016-01-22 alle 11.06.10N: per essere a quasi 60%, si lascia avvicinare senza offendere; ben più appuntito e spigoloso è il contenuto… La nota ‘sporca’ e sulfurea di Ben Nevis è qui portata all’estremo, con suggestioni vivide di bacon crudo, burro fresco, cuoio; poi un che di lievemente ruginoso, oltre alle solite arance rosse stramature (per non dire marce). Liquore all’arancia. Via via che il naso si abitua, si fanno strada pan di Spagna pucciato nel liquore, zuppa inglese, uvetta; anche confettura di fragola, in piacevole crescita. Un fievole rabarbaro, a tratti. L’acqua ammorbidisce molto il lato sulfureo e, per così dire, addolcisce, lasciando emergere belle note di mou (anzi: di mou alla liquirizia, non temiamo di dire la marca, Elah).

P: errata corrige, al palato i gradi si fanno sentire tutti, dal primo all’ultimo. È uno tsunami di ‘sporcizia’, con in grande evidenza ancora il sulfureo, l’arancia troppo matura, il cuoio, ancora la carne (porco, bacon). Poi, oltre a ciò, un che di pesche caramellate, di zuppa inglese, ancora di rabarbaro. La frutta rossa rimane appena suggerita, e di nuovo sotto forma di confettura bruciacchiata di fragole, contribuendo a formare l’idea di un profilo molto greve e pesante. Verso il finale, tabacco, un sacco. Anche qui, l’acqua ‘pulisce’ parzialmente quelle forti note sulfuree, e rende più strutturata e pervasiva la dolcezza: oltre a quanto detto prima, ancora la suggestione di toffee alla liquirizia e – udite udite – la goiaba. Si fa anche più tannico e leggermente allappante.

F: tabacco ancora, con anche qualche cosa di fumoso; molto lungo, infinito anzi, con note di goiaba, carruba e toffee alla liquirizia.

BenNevis

Amenità

L’acqua è essenziale per permettere a questo Ben Nevis di dispiegare tutte le sue potenzialità, anche attutendo le incendiarie note alcoliche del palato; detto ciò, rappresenta uno stile ben preciso – noi non siamo esperti di abbinamenti con sigari, ma questo è proprio il tipo di malto che ci dicono essere perfetto per la bisogna (come certi Glen Scotia, ad esempio). Se vi piacciono i sapori forti, se non temete le note sulfuree e una dolcezza profonda e greve, vi farà impazzire; noi restiamo intimiditi dalla violenza e ci fermiamo a un rispettoso 85/100. Estremo.

Sottofondo musicale consigliato: Prodigy – Smack my bitch up.

Ben Nevis 22 yo (1990/2012, Silver Seal, 60,4%)

Una delle interpretazioni del nome “Ben Nevis” (dal gaelico beinn nibheis) è “montagna velenosa”; così è chiamata la vetta più alta di Gran Bretagna, e così è chiamata pure una distilleria, situata nei pressi di Fort William – quindi, Highlands occidentali. Una botte ex-sherry con whisky distillato nel 1990 è stata acquistata da Silver Seal, che ne ha deciso l’imbottigliamento lo scorso novembre: gli angeli non si sono presi tanto, a giudicare dalla gradazione; o meglio, probabilmente alcune botti della distilleria sono riempite da distillato non ridotto, dato che proprio venerdì scorso assaggiavamo da Alcoliche Alchimie un Ben Nevis di 14 anni, sempre del 1990, dall’impressionante gradazione di 66,1%… Il colore è ambrato.

40761N: nonostante i 60 e passa gradi, è sorprendentemente aperto: uno sherry ‘sporco’, che a tratti ricorda certi Mortlach, con lievi note ‘sulfuree’, a tratti di dado; tracce di cuoio, di buccia d’arancia.  Nonostante questo profilo possa non incontrare ogni favore, dobbiamo ammettere che questo lato si mantiene nel gradevole, restando in armonia con un contesto avvolgente e ‘scuro’, molto ricco di frutti rossi (fantastici invero, tra mon cheri, ciliegie sotto spirito e fragoline). Arance mature, poi tamarindo, frutta disidratata (fichi e albicocche); ancora, legno speziato e forse una leggera nota minerale, qua e là. Buono, complesso, mutevole. L’aggiunta di acqua, comunque non immediatamente necessaria, attenua un po’ le note più morbide e fruttate (passion fruit), accentuando la zona-cuoio.

P: anche qui un ingresso morbido, a dispetto della gradazione; coerente col naso, con uno sherry un po’ ‘zolfanello’ (?), ma comunque cremoso e con una gragnuola di sherry bombs (soprattutto frutti rossi, ma anche note di cioccolato fondente con scorzette d’arancia). Non troppo dolce, molto equilibrato e di grande intensità: lievi note quasi di rum, poi banana e ancora passion fruit, legno amaro. Qualche suggestione di tè; con acqua si fa amaro, e il lato erbaceo prende un po’ il sopravvento. Liquirizia. Anche un po’ pepatino.

F: bello lungo, dolceamaro; liquirizia infinita, foglie di tè, poi ancora frutti rossi, cioccolato. Quasi affumicato!

Molto divertente da bere: non si può dire abbia un profilo usuale, resta sempre lì lì per farsi dominare dal lato erbaceo ma la morbida dolcezza dello sherry riesce a fare bene da contrappeso, e il complesso è senza dubbio soddisfacente e – di nuovo – particolare. Il nostro giudizio è di 87/100. Grazie – infinite! – a Max e alla Betty per questo e per tanti altri samples

Sottofondo musicale consigliato: Spite Extreme WingIl tempio ad est, e vediamo chi “metterà il like”, su facebook…