Benrinnes 18 yo (1995/2015, Whiskyclub.it, 53,5%)

L’estate è il periodo dell’anno in cui si beve meno whisky, si sa, e la cosa risulta evidente tenendo d’occhio le statistiche del nostro blog: rispetto alla media del periodo settembre-maggio, le visite sono più o meno dimezzate… Ma è così tutti gli anni, e ci piace pensare che non siano le nostre recensioni ad avere stufato quei pochi disagiati come noi con la passione per il whisky, bensì sia proprio una questione strutturale. Però insomma, è estate anche per noi; quindi oggi andiamo alla ricerca di un malto estivo, fresco, godibile, e tutti gli indizi ci portano a questo sample di Benrinnes 18 anni ex-bourbon selezionato e imbottigliato dai prodi Davide, Claudio e Andrea di Whiskyclub Italia, ormai l’anno scorso. Chiudiamo l’intro ricordando come proprio ieri Whiskyclub sia andato in ferie, chiudendo un anno straordinario, con decine di serate e migliaia di tesseramenti; bravissimi ragazzi, a settembre si riparte! Un delizioso color dorato ci accoglie.

Bottigli_etichetta_BenRinnesN: partiamo da un aggregato di suggestioni, da poi scomporre: torta alla crema di limone. Intendiamoci, siamo di fronte a tutti i migliori cliché di una botte ex-bourbon riempita nello Speyside: dunque abbiamo una fantastica frutta gialla (note di banana travolgenti, ma anche mela gialla), poi suggestioni di vaniglia e crema pasticciera (crema al limone?, dato che pare esserci una bella acidità agrumata, che potrebbe essere pompelmo rosa), pasticcini alla frutta… Le torte di mele che faceva la nonna? Una leggera nota balsamica, d’eucalipto, a rinfrescare il tutto. Veramente ottimo.

P: il profilo è molto solido e compatto, con un bel muro di sapore che peraltro evidenzia solo parzialmente la quota alcolica (e ci mancherebbe, a 52 gradi!). Ottimo corpo, notevole intensità. Non è un tripudio di complessità, certo, ma è davvero armonioso e molto convincente, con le sue note di crema, di cioccolato bianco, di frutta gialla (pera), ancora di torta al limone e pasticcino alla frutta, di cereali… Vien quasi voglia di dolci al solo assaggiarlo! Ancora bilancia la dolcezza una bella dignità acidula, che tende a pulire…

F: …anche un finale veramente intenso, lungo e pulitissimo: ancora agrumi, crema, frutta gialla.

A leggere le recensione, la bella favola di questo whisky è che richiama alla mente e ai sensi tutte cose dolci, ma in fin dei conti si ha la costante impressione di bere un prodotto ben equilibrato ed armonico, in cui una bella acidità fa da contrappunto a tutto quel ben-di-dio organoletticamente zuccherino. La dimostrazione lampante è il finale, che scivola via lungo ma con grande eleganza. Ripetiamoci: non è un whisky complessissimo, non ribalterà le vostre convinzioni sullo Speyside né vi farà saltare sulla sedia per lo stupore: ma racchiude al meglio tutto quel che potreste aspettarvi. 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Loredana Bertè – In alto mare.

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Benrinnes 18 yo (1997/2015, Valinch & Mallet, 52,5%)

Proseguiamo il nostro piccolissimo tour attraverso le distillerie misconosciute dello Speyside e, sempre a cavallo di un imbottigliatore indipendente, testiamo Benrinnes, direttamente da Aberlour, Banffshire, Spesyide. Di proprietà di Diageo, Benrinnes è celebre (forse solo tra noialtri disadattati appassionati di questi dettagli tecnici) per avere ancora i worm tubs a raffreddare i vapori degli alambicchi e per aver operato fino a pochi anni fa una “tripla distillazione parziale” (era la sola, insieme a Springbank, a farlo: ora è rimasta solo la storica distilleria di Campbeltown – grazie a Davide per la segnalazione). Per voi queste parolette non contano nulla? Male male!, ma in fondo anche a noi ciò che più interessa è quell’istante di gloria in cui il distillato sta nel nostro bicchiere… Si tratta di un single cask ex-bourbon selezionato da Valinch & Mallet, che ai nostri occhi deformanti deve riscattarsi dopo un Glentauchers troppo ‘normale’ per gli standard cui ci ha abituato.

valinch&mallet-benrinnes-18yoN: innanzitutto, poco sembra l’impatto dell’alcol e grande l’equilibrio tra varie componenti: ha una maltosità calda, briosciosa e dalle spalle larghe, che però si lascia contrappuntare splendidamente da aromi legnosi/speziati (legno caldo, cannella e buccia d’arancia per infusi, erbe in macerazione tipo vermouth) altrettanto profondi. Frutta gialla molto invitante, con pere passate nel burro e pesche affogate nel gelato alla vaniglia; poi miele affogato in sé stesso e cioccolato bianco. Non manca nemmeno un pit di frutta tropicale molto matura e acidognola, quasi fermentata (maracuja).

P: di nuovo, alcol non pervenuto. A tratti, rivela qualche fascinazione di malto “di una volta”, con un primo ‘velo’ minerale e una maltosità elegantissima. Certo la cremosità burrosa e la vanigliona del bourbon si fanno sentire, ma poi (oltre ad una frutta secca onnipresente, dalla noce alla nocciola) c’è una frutta composita davvero spettacolare: ancora pere e maracuja, poi banana; frutta cotta (mele e prugne). Interviene molto anche il legno, ad appesantire con una nota di infusi e di erbe macerate al limite dell’amaricante. Si può anche giocare con l’acqua, che esalta una nota di peperoncino e di noce moscata. Esce pure una dolcezza piacevole e ancora più intensa, tipo marshmallow.

F: lungo, con tanta crema, frutta gialla burrosa e mix di frutti tropicali.

È un vero whisky “che sa di whisky”, come amiamo dire talvolta: nitido ma non semplice, di corpo ultra masticabile e con botte clamorose di sapore, con una dolcezza grande ma mai stucchevole. Ci è piaciuto molto come tipologia di malto, esplosivo e raffinato; molto equilibrato, nonostante il legno qua e là (soprattutto verso il finale) si faccia sentire. Stiamo su un ottimo 88/100, e ancora tanto di cappello a Fabio e Davide.

Sottofondo musicale consigliato: Elio e le storie tese – La follia della donna (parte 1).

Benrinnes 15 yo (1998/2013, Silver Seal, 47,9%)

Benrinnes è una distilleria Diageo, ed è sita presso Aberlour, ameno paesino nel cuore dello Speyside, a due passi da Dufftown, vera capitale maltata della regione. Anche grazie ad alcune peculiarità tecniche (come ad esempio l’uso dei worm tubs o la parziale tripla distillazione; date un’occhiata qui e qui), Benrinnes produce un distillato decisamente particolare, spesso caratterizzato da una non indifferente torbatura, da note minerali e ‘meaty’ – un po’ come accade a Mortlach… Ma insomma, ci annoiamo da soli: oggi assaggiamo un single cask imbottigliato da Silver Seal nel 2013, si tratta di un 15 anni probabilmente (scommetteremmo noi) ex-refill sherry.

Schermata 2015-07-24 alle 13.21.35N: inizialmente esibisce decise e personalissime note ‘sporche’, tra il legno umido, il ‘chiuso’, perfino di formaggio stagionato… Poi cuoio, polvere da sparo. Presto, però, si capisce che la personalità esuberante trova sostanza anche in altri versanti dell’altopiano aromatico (eh? ragazzi, fa troppo caldo, forse dovreste smettere di bere): spicca in particolare una bella frutta rossa, bella e tanta (rfagole e lamponi – anche in versione gelée; poi ribes rosso). C’è anche una ‘dolcezza’ diversa: crostatina all’arancia, caramello.

P: il percorso è inverso rispetto al naso: qui si nota prima un attacco di frutti rossi e di caramello, di maron glacée; poi, quasi deglutendolo, improvvisamente, il palato si ‘impolvera’: tornano le note sporche del naso, qui ancora più uniche, minerali, perfino sulfuree: asparago, polvere da sparo… La frutta non si ritira però, ed anzi insiste e si reinventa tropicale (papaya).

F: lungo, molto, e persistente. Ancora polvere da sparo, con un senso di fumo lieve; arancia, frutta rossa ricca.

Come gli altri Benrinnes che abbiamo assaggiato in passato, questo single cask si rivela minerale e ‘pirico’; a differenza degli altri Benrinnes che abbiamo assaggiato in passato, questo single cask si rivela (a nostro gusto, permalosoni) ben cesellato dalla botte, che aggiunge carattere e dolcezza ad un distillato di suo non certo facile. L’esito è, secondo le nostre papille, pari a 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Jonathan Wilson – Coming to Los Angeles.

Benrinnes 14 yo (1998/2013, High Spirits for Spirit of Scotland, 50%)

Se vi è accaduto di viaggiare per lo Speyside, di certo non potete non esservi accorti di Benrinnes, la montagna che guarda da vicino Dufftown; lo stesso nome appartiene ad una distilleria relativamente piccola (due milioni e mezzo di litri all’anno) di proprietà della Diageo. Il festival romano Spirit Of Scotland ha deciso quest’anno di affidarsi alla selezione del grande Nadi Fiori (ovvero: High Spirits) per proporre sul mercato il proprio primo imbottigliamento ufficiale, e la scelta è caduta proprio su un Benrinnes del 1998, invecchiato per 14 anni e ridotto a 50%. Assaggiamolo… Il colore è ambrato chiaro. [UPDATE: ci piace notare che ci ha scritto Pino Perrone e ha precisato che la selezione della botte è sua, mentre High Spirits è stato ‘solo’ l’imbottigliatore; diamo a Pino quel che è di Pino!]

benrinnes_light_small-copyN: attacca con una nota sulfurea (la botte dev’essere un refill-sherry [altro UPDATE: sempre Pino ci fa notare che si tratta di una botte di sherry Fino first-fill, e in effetti se fosse stato un refill le note sulfuree avrebbero avuto poca giustificazione…]), con suggestioni di polvere pirica, di fiammiferi (forse forse c’è qualcosa che ricorda il tartufo?). Vi troviamo anche una punta minerale (diciamo salamoia) e metallica, ferrosa. Senza dubbio è un naso di personalità, e anche il lato fruttato è caratterizzato da una certa intensità: frutta molto matura (anzi, marmellata), albicocca, una lieve traccia di frutta rossa… Panna cotta? Zucchero di canna? Certamente, miele e qualche suggestione agrumata. Una flebile nota di amaro d’erbe (qualcuno ha detto centerbe?). Col tempo, quegli spigoli sulfurei tendono ad arrotondarsi un po’.

P: si svela preponderante una dolcezza cremosa e maltata, anche qui – però – un po’ in coabitazione con un profilo più difficile, fatto di inserti minerali, metallici e ‘pirici’. Rispetto al naso, però, c’è più frutta rossa; in generale c’è più frutta, anche arancia un po’ ‘andata’. Cremoso (creme caramel) e con una punta di marmellata d’albicocca. Zucchero di canna.

F: bello lungo; rimane un senso metallico/minerale (che a tratti pare confondersi con una lievissima affumicatura) che si fa sovrastare da una bella dolcezza maltata.

Un whisky in crescendo: un naso che, se pur gradevole e abbastanza complesso, onestamente non ci ha convinto fino in fondo, un palato decisamente più rotondo ed equilibrato, un finale lungo ed equilibratissimo. Completamente diverso dal Benrinnes di Samaroli che avevamo recensito tempo fa, questo primo imbottigliamento di Spirit Of Scotland si guadagna un 83/100. Ne parla Andrea qui e qui trovate la presentazione ufficiale del festival, a firma Pino Perrone; costa 65 euro. [Terzo UPDATE: a proposito delle note sulfuree, Pino ci ha scritto che il nostro sample probabilmente ha “avuto dei problemi di “riduzione” poichè gli iniziali problemi sulfurei a bottiglia ossigenata svaniscono, anche in gustativa”, e in effetti quando avevamo assaggiato questo whisky al festival non avevamo riscontrato nessuna nota di tal genere. Questo serva da monito: un whisky cambia molto (ad esempio) se lo assaggiamo a bottiglia appena aperta oppure quando questa è a metà; noi poi beviamo per lo più samples che magari, talvolta, potranno aver in qualche modo influito sul distillato che assaggiamo. Quindi, valga sempre l’avvertenza che non dovete fidarvi tanto delle nostre parole, quanto delle vostre sensazioni; assaggiate prima di comprare, e prendete le nostre parole con le pinze, come abbiamo spiegato da tempo qui… Detto ciò, speriamo di avere occasione di riassaggiare presto questo Benrinnes!! Grazie infinite a Pino, è bello sapere che anche i “grandi” del whisky italiano ci leggono, e da maestri come lui c’è sempre solo da imparare.]

Sottofondo musicale consigliato: ChingonMalaguena Salerosa, da Kill Bill con furore.

Benrinnes 1996/2008 (cask #4617, Samaroli, 45%)

Altra tappa fra gli imbottigliatori italiani di single malt. Un passaggio che è in realtà una sorta di ritorno alle origini, dato che proprio Silvano Samaroli nei primi anni ’70 fu tra i primi a proporsi nelle distillerie scozzesi, selezionando single malt per un mercato, quello italiano, fino a quel momento monopolizzato dai blended. Oggi assaggiamo un malto dallo Speyside della serie Coilltean, nello specifico un Benrinnes (single cask #4617, ridotto a 45%, come tutti gli imbottigliamenti Samaroli) dal colore scandalosamente (?) chiaro.

N: la prima impressione è di una spiccata vinosità (un vino bianco molto secco). Poi un delicato apporto di frutta, con pesca gialla, pera, uva bianca e una spruzzata di limone. Tanta mandorla, ma soprattutto tanti fiori: infuso di erbe e foglie di the. Note vanigliate e un che di anice; c’è una leggera ma evidente affumicatura, molto piacevole. Peccato che tutto rimanga fin troppo tenue, la frutta in particolar modo. Questo whisky sembra nascondersi, al naso. Timidezza? Speriamo si sciolga in bocca…

P: cominciamo dall’affumicatura, che è ottima e bilanciata. Ma nel complesso il palato è meno ricco del naso, purtroppo: lieve mandorla, vaniglia e liquirizia. La dolcezza, molto soft, sembra essere da zucchero. Tanto anice e… tanta grappa (ricorda, per queste note ‘grappose’, certo new make)! Un indistinto sapore di erba amara e suggestioni di susina acerba.

F: non lunghissimo e tutto sull’erba. L’affumicatura è scomparsa, mentre par di sentire un po’ di zucchero bianco.

Sulle prime il profilo quasi lowlander (forse dovuto anche alla tripla distillazione adottata dalla Benrinnes), unito a un fumo piacevole, mette a proprio agio. L’esplorazione di questo malto, che ci pare forse un po’ acerbo, non richiederà infatti molto tempo; d’altra parte il suo profilo, comunque particolare, non lo rende nemmeno un everyday dram. Un vero rompicapo, che, per quel che riguarda il nostro taccuino, pensiamo di aver risolto con un voto intermedio, né eccezionale né catastrofico: 82/100. In qualche modo ricorda il Jura di Samaroli assaggiato qualche tempo fa, anche se quello pareva più complesso, con più sfumature e personalità.

Sottofondo musicale consigliato: Stan RidgwayBig green tree, dall’album Neon mirage.