Benromach ‘Sassicaia’ (2006/2015, OB, 45%)

Dopo sette anni in botti ex-bourbon, a Benromach hanno deciso di infilare il loro distillato in delle botti ex-Sassicaia per 18 mesi – che la distilleria, indipendente, ottiene grazie alla storica partnership tra Gordon & MacPhail e Meregalli, loro storico importatore in Italia e distributore esclusivo di Sassicaia.

N: come nel Peat Smoke, abbiamo un fumo di torba ficcante e quella mineralità tanto cara a Benromach – il fumo è acre e denso, quasi opprimente non a livello quantitativo, ma qualitativo, se ci intendete. Castagne, crema di marroni. Affianco c’è una robusta seconda personalità forgiata, crediamo di poter credere di voler ritenere (eheh), dal finish in Sassicaia: c’è una nota ‘strana’, come di quegli inchiostri ‘profumati’: ve le ricordate quelle penne multicolori? E poi ci sono note di fragola, confettura di fragola, di more… Zenzero?, come già ipotizza il buon Fabio

P: molto particolare, l’ingresso offre una sensazione ‘affilata’ e curiosamente incoerente: nonostante il distillato grasso di Benromach si riconosca, c’è una certa pungenza alcolica che, insieme a note di legno un po’ troppo affilate, contribuisce a rendere il tutto un po’ slegato. Come descrittori, diciamo sicuramente un bel fumo di torba, forte e denso; confetture di frutta rossa (che curiosamente ci mandano in mente certi Port finish…), per chiudere sull’amaricante dei tannini.

F: lungo e ‘chimico’, rimane la torba densa ma persiste anche, in secondo piano, un che di fragoloso un po’ artificiale.

Purtroppo dobbiamo dire che è un imbottigliamento che non ci convince appieno, a dispetto dell’orgoglio italico legato al legno pregiato: la sensazione è che il legno e il distillato, così particolare, intensamente torbato e minerale, non interagiscano a dovere, e il risultato è un senso diffuso di slegato. Poco male comunque, per fortuna ci sono un sacco di altri Benromach che amiamo di più! A questo concederemo solo un 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Chemical Brothers – Wide Open.

Benromach Peat Smoke (2006/2015, OB, 46%)

Benromach è, se vogliamo, la Springbank dello Speyside: la proprietà è di un imbottigliatore indipendente, Gordon & MacPhail, e soprattutto la maltazione avviene in casa, dato che la nostra Benromach è tra le pochissime distillerie ad aver cura di occuparsi della cosa senza delegare ad altri. Le versioni ‘base’ (5 e 10 anni, anche a grado pieno) sono tra i nostri imbottigliamenti recenti preferiti, perché mostrano un carattere oggi davvero inusuale, paragonabile ai whisky degli anni ’60, molto ‘sporco’ e leggermente torbato. Questo “Peat Smoke” dichiara fin dal nome le sue intenzioni bellicose: qui l’affumicatura è in primo piano, come dimostrano i 62 ppm di torbatura (più di Ardbeg, per intenderci) di un malto giovane, di circa nove anni, invecchiato in sole botti ex-bourbon first fill.

brmob-2006v1N: ha proprio una bel fumo di torba acre e denso; è vivace e non ti lascia un attimo di pace. Sembra anche un po’ minerale e persino iodato (???). Camino spento. Poi abbiamo un lato balsamico (aghi di pino e borotalco) e anche una dolcezza ben costruita: pere, mele, cedro candito e liquirizia. E non dimentichiamoci di citare il malto, fieramente presente.

P: niente alcol e corpo pieno. Di nuovo la torba si fa pervasiva, con un sapore denso e fumoso. Sembra di succhiare della terra che brucia. Liquirizia e ancora aghi di pino e tanto limone, mentre la dolcezza non è mai la nota principale, pur se davvero esasperata dalle botti first fill, ma resta sempre in qualche modo sotto scacco per mano di questo fumo così intenso…

F: …che anche al finale si prende la scena per un tempo lunghissimo. Erba bruciata, scamorza. Veramente una sensazione di torba feroce.

Il fumo è davvero eccessivo, così come la dolcezza, molto “liquiriziosa” e tutta caricata dalla botte. Tutto ‘troppo troppo’ per un whisky che, comunque, costando 55€ resta consigliabile nella categoria BFYB: 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: Miles Davis – Smoke gets in your eyes.

Benromach Organic 2008 (2014, OB, 46%)

Qualche anno fa avevamo assaggiato la prima versione dell’Organic, ovvero l’imbottigliamento “bio” di Benromach: questo whisky, prodotto con orzo che rispetta gli standard rigorosi certificati dalla UK Soil Association, viene maturato in botti di quercia americana vergine (anche in questo caso, si tratta di legno che proviene da foreste naturali e dunque non è intaccato da pesticidi). La prima versione, pionieristica, era stata rilasciata nel 2006: due anni dopo hanno ripetuto l’esperimento, giunto a compimento solo qualche mese fa. Non ci aveva fatto impazzire, soprattutto se confrontato con l’eccellente 10 anni (che resta uno dei nostri malti preferiti in assoluto): vediamo se nel tempo le cose sono cambiate…

brmob.2008N: volendo iniziare con una metafora un po’ viscida, pare una giovane preadolescente che si trucca pesantemente, per sentirsi donna: qui in effetti i soli 7 anni sono mascherati da un “apporto di botte” davvero massiccio. Detto così, parrebbe un profilo discutibile: e invece rimane sempre un passo al di qua dell’eccessivo: tanta frutta matura, cotta (mele e prugne) ma anche fresca e tropicale (ananas, arancia). La virgin oak produce certamente bordate mandorlate (pasta di mandorla intensa) e vanigliose, appena smussate da sentori di legno e spezie (pepe nero; cannella). Scorza d’arancia caramellata; un naso comunque cangiante, con, qui e là, qualche nota brinosa-torbata.

P: corpo non esaltante, compatto ma non sfavillante. Perde molto in frutta (un che di mela gialla e un velo d’arancia) e invece la botte si prende tutto: tanto ‘sapore di legno’ (legno lucido, segatura: sì, al palato, beh?, in tempi di crisi si mangia quel che c’è). Tanta mou, tanta mandorla: qui, rispetto al naso, un mezzo passetto oltre l’eccesso. Tuorlo d’uovo (proprio zabaione al marsala, anzi); anche un bel po’ di burro fresco. Poi, verso il finale, una sorpresa torbatina che…

F: …prosegue in un finale comunque secco, dominato ancora da sfumature di legno e burro.

È indubbiamente un buon whisky, ha sapori molto particolari e soprattutto squaderna una discreta complessità in tutte le fasi. Non è però, almeno per noi, un whisky da bere a litrate, perché è impegnativo, nella sua varia dolcezza: ci chiediamo poi, data l’evidenza dell’apporto del legno, dove stia il valore aggiunto di un malto biologico se poi questo viene coperto dalla virgin oak… Legno che comunque, soprattutto al naso, non è arma di distruzione ma strumento utile e piacevole: ne consigliamo caldamente un assaggio al prossimo Milano Whisky Festival, dato che, come gli altri Benromach ma in modo diverso, è portatore di uno stile in questo momento unico nel panorama scozzese. Il nostro voto alla fine sarà di 80/100, ma come al solito se ci date retta a sbagliare siete voi.

Sottofondo musicale consigliato: Interkosmos – Floatboat.

Benromach 15 yo (2015, OB, 43%)

Benromach, la distilleria di proprietà di Gordon & MacPhail che tante volte abbiamo lodato per la qualità dei whisky messi in circolazione ultimamente, non smette di introdurre nuovi imbottigliamenti nel core range: questa è la volta del 15 anni, che va a completare un portfolio già fatto del 5, del 10 anni, del 10 anni a grado pieno e dell’Organic (il link è alla recensione della versione precedente). Riceviamo un sample direttamente dalla distilleria (che ringraziamo: grazie in particolare a Juliette) e lo sottoponiamo subito al nostro severo giudizio.

15-Years-Old-Bottle-Box-2N: buono e riccamente aperto: a parte una nitida nota ‘sporca’ torbata, leggermente fumosa e di cuoio, il tratto principale è dato da potenti zaffate agrumate (aranciate, soprattutto: scorzetta, buccia d’arancia rossa maturissima…). Il complesso è come ‘fasciato’ da una bella cremosità bourbon che richiama la vaniglia e lo sciroppo d’acero; completano dei tocchi di uvetta e mele e prugne cotte. Col tempo, quella nota sporca evolve verso il rame (le vecchie pentole di rame di casa della nonna…).

P: anche qui, il percorso è diviso in due fasi distinte ma unite, in un tripudio del bifrontismo maltato: l’attacco, pur lasciando presagire una grande ricchezza, è infatti molto tagliente, tra note di terra, cera, con una mineralità torbosa molto spinta; effetto di amico, sembra di bere piccoli sorsi di una lavanderia… Perfino una nota di olive nere. Poi però esplode una dolcezza intensa, molto compatta, tra le prugne (frutta cotta), il miele, la frutta tropicale fermentata (le tasting notes ufficiali parlano di kiwi…). Scorza d’arancia.

F: terra acre bruciata e fumo; liquirizia salata, olio essenziale di arancia rossa. E su quest’ultimo descrittore, ragazzi, ci togliamo il cappello di fronte a noi stessi. 😉

Un whisky di grandissima personalità, che non può che confermare e radicare le ottime impressioni già avute dai due 10 anni; se dovessimo confrontarlo con qualcosa di più noto, lo paragoneremmo a un qualcosa di Campbeltown, a metà tra un Kilkerran estremo e un Logrow gentile… Di certo dispiega note ormai inusuali, che però richiamano alla mente certi imbottigliamenti del passato – e la cosa ci piace assai, qualora non si fosse inteso. 90/100 e tanti applausi a una distilleria che a larghe falcate scala posizioni nella nostra classifica del cuore. Costerà attorno ai 75€.

Sottofondo musicale consigliato: Red Hot Chili Peppers – Warped.

Benromach 10 yo ‘100° Proof’ (2014, OB, 57%)

Di Benromach abbiamo già parlato in passato, assaggiando alcuni suoi imbottigliamenti; oggi mettiamo alla prova il 10 anni ‘100° Proof’, ovvero a 57%, come da prassi britannica (negli Stati Uniti i 100° Proof corrispondono a 50% abv). Come saprete, si tratta esclusivamente di distillato ‘nuovo’, ovvero successivo al takeover da parte di Gordon & MacPhail avvenuto nel 1998 (o meglio: G&M ha acquisito la distilleria nel 1992, ma c’è voluto tempo prima che i lavori fossero ultimati); ne abbiamo sempre apprezzato lo stile ‘old-style’, vediamo se questo conferma le attese.

unnamedN: a pensare che è a 57%… non ci si crede! Impressionante assenza d’alcol: apertissimo e davvero espressivo. La prima cosa che notiamo è l’affumicatura, bella ‘sporca’ – che, a dirla tutta, ci ricorda certi Longrow… Note di carne, di cuoio (proprio di conceria); persino di soffritto; scorza d’arancia rossa ipermatura, a vagonate; un cenno di polvere da sparo (ma anche vecchi libri, impolverati). Dietro, col tempo sale un stupenda ‘dolcezza’ grave: barrette di cereali / sesamo al miele, crema catalana, uvetta, biscotti al burro… Prugne secche; albicocche disidratate; banana; potremmo andare avanti a lungo a sezionarlo e a lasciarci condurre dalle suggestioni, è davvero complesso e strutturato.

P: attacca piano, ma basta tenerlo in bocca per pochi istanti e… SBAM!, esplode in un apocalisse nucleare di intensità. La torba qui è più sul tostato / sporco che non sul fumo vero e proprio: ancora arancia rossa amara, ancora polvere da sparo (Serge parla di “good sulphur”). Bello minerale; ma poi ancora deflagra una dolcezza grassa ma non ruffiana o stucchevole: vaniglia, creme caramel (amarino); certi mieli amari, però, non dolci; prugne secche; ancora banana. Tarte tatin? Caramello cristallizzato; una nota di cola. Non eccede mai in dolcezza, resta sempre ben bilanciato dal lato amarino.

F: attacca sulle spezie (chiodi di garofano?), su un vago pepatino, si apre su un dolceamaro agrumato e caramelloso e muore su un tappeto infinito di torba mineralissima, con anche un poco di cera.

Perfino sopra le aspettative: questo 100 Proof è per noi una sorpresa paragonabile a quella provata col Kilkerran in bourbon, ci lascia di stucco per la sua capacità di essere old-school, bilanciando senza sbavature una dolcezza molto intensa con un lato amaro e torbato / minerale strepitoso. Le due anime si passano la palla continuamente, e nel bicchiere questo dram continua a cambiare, ad evolvere… E non siamo neppure riusciti ad aggiungerci acqua, l’entusiasmo ci ha fatto finire il sample prima di fare una prova. Che personalità! 89/100 è il nostro giudizio, e ci piace ricordare che dovrebbe costare attorno ai 65€… Più che consigliato. Grazie alla squisita Juliette Buchan per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Jason Hurwitz – Ouverture, dalla colonna sonora di Whiplash.

Benromach 10 yo (2014, OB, 43%)

Quando nel 1992 Gordon&MacPhail acquisì Benromach si dovette totalmente provvedere all’acquisto di tutti gli attrezzi del mestiere, come si usa dire, eccezion fatta per gli washback e lo stock di barili già in maturazione. Per riavviare la produzione ci vollero ben sei anni, ma da qualche tempo Benromach è tornata con fierezza nelle nostre case, sfornando tra l’altro un ampio core range. L’anno scorso è arrivata anche questa nuova versione di base, ottenuta con un mix di botti ex bourbon (80%) e botti ex sherry (20%), che hanno trascorso l’ultimo anno d’invecchiamento in botti ex sherry Oloroso first fill. Ne esiste anche una versione a grado pieno a 57%, che ci incuriosisce molto e di cui abbiamo giusto giusto un campioncino…

benromach10newlrgN: la nostra recensione del 10 anni imbottigliato nel 2011 iniziava con “lieve coltre di fumo…”; beh qui la coltre c’è ancora, ma non così lieve: si distinguono infatti perentorie zaffate di pancetta fresca affumicata. Molto particolari sono anche note nitide di succo di pomodoro. In generale è minerale, con salamoia a go go, sale e pepe. Un profilo strano e seducente, tra l’altro reso bello corposo da un latto zuccherino che via via si guadagna spazio: vaniglia in stecchette, frutta sciroppata e marmellata di mandarini. Tanto tabacco da pipa e malto fresco, cereali. Un ottimo naso e anche complesso, per così dire ‘soggettivo’, dove il portato esperienziale di ognuno si può sbizzarrire, indirizzando le suggestioni in molti sensi.

P: si conferma intensamente affumicato, ricordando ancora quella splendida pancetta. Il lato minerale/vegetale prende il sopravvento (salmastro, olive, ancora un poco di succo di pomodoro), arrivando a sembrare un po’ un Mortlach o un Longrow/Springbank per la particolarità di queste note ‘sporche’. C’è anche un’arancia ipermatura. Ancora tabacco, poi una dolcezza pesante di liquirizia (si sente anche il legno). Un gran misto di frutta cotta indistinta e bella corposa. Caramello salato.

F: di nuovo generosamente affumicato (braci). Come talvolta accade qui la torba pulisce molto, lasciando spazio a un bel sentore di legno.

Sapete che questo signorino di grande personalità appena diecenne si trova solitamente in vendita a meno di 40 euro? Sapete che difficilmente a questo prezzo potrete accaparrarvi un malto con un profilo così ben caratterizzato e personale? Beh, se lo sapete probabilmente una bottiglia l’avete già nel vostro angolo alcolico di casa. Al di là delle considerazioni squisitamente commerciali, dobbiamo comunque confermare l’ottima stampa di cui questo nuovo Benromach gode (su tutti leggetevi Serge), con un’unica avvertenza: si tratta di un single malt abbastanza particolare, con qualche nota contundente e per forza di cosa finirà per non incontrare i gusti di alcuni. Che non siamo noi: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Yoko Komatsu帰路2

 

Benromach Organic (2006, OB, 43%)

Dopo aver apprezzato così tanto il 10 anni, vaghezza ci punse di assaggiare l’Organic: questa versione, rilasciata nel 2006 è interamente certificata dalla UK Soil Association come biologica, ovvero ha orzo del tutto bio e persino le botti, di quercia americana vergine (no bourbon), sono fatte con legno proveniente da foreste naturali e ovviamente non trattate con pesticidi (qualche parola in più la spende Claudio a metà di questo articolo). Sarà vera gloria? Il colore è dorato bello carico.

N: colpisce subito una dolcezza molto marcata, quasi ‘artificiale’: sa quasi di certi rum, di melassa. Mela e cannella (anche altre spezie, dal legno), ma soprattutto legno, tanto legno (diremmo quasi cera per legno… c’è quasi la sensazione di entrare in una segheria, in un mobilificio). Amaretti (forse ne abbiamo bevuto fin troppo, ma ci ricorda quasi l’impasto dei tortelli di zucca). Un che di erborinato (tipo roquefort) arriva a ‘sporcare’ un po’. Naso strano, si sente molto il legno vergine.

P: come al naso; i sapori sono intensi ma il corpo ci pare forse un po’ slegato. Sa davvero tanto di legno, e di nuovo per la sua dolcezza artificiosa (marshmellow, melassa…). Lievi sentori di eucalipto. Più che al naso, emerge un malto dolce e saporito (biscotti, muesli) cha salva un po’ la situazione.

F: non molto lungo e persistente, ancora su zucchero e rum.

Beh, dobbiamo ammettere che è molto saporito, non è affatto scialbo; l’esperimento è interessante, e malti di questo genere non si incontrano spesso. Fortunatamente, ci verrebbe da aggiungere… Una congerie di sapori tutti molto dolci e sfacciati che a taluni piaceranno sicuramente, ma a noi, onestamente, no: il nostro giudizio non sarà superiore a 78/100.

Sottofondo musicale consigliato: Offlaga Disco PaxRobespierre.

Benromach 10 yo (2011, OB, 43%)

Gordon & MacPhail è uno dei più importanti imbottigliatori indipendenti di whisky; nel 1992 l’azienda ha deciso di acquistare dalla Diageo la più piccola distilleria dello Speyside, la Benromach, per provare ad espandere il business. Il rilancio della Benromach ha avuto bisogno di qualche anno di assestamento (un resoconto più approfondito della storia si trova qui), ma finalmente nel 2009 è stato lanciato sul mercato il primo 10 anni ufficiale. Noi assaggiamo proprio questo, in una versione del 2011. La produzione della distilleria, piuttosto limitata, ha un carattere ‘artigianale’ e generalmente le nuove espressioni ricevono buoni consensi dal mondo dei connaisseurs. Il nostro whisky è stato invecchiato per il 20% in sherry e per il restante 80% in bourbon, e ha trascorso l’ultimo anno di maturazione in botti di sherry Oloroso first-fill. Il colore è dorato chiaro.

N: la prima sorpresa è una delicata ma fitta coltre di affumicato. Poi, davvero tanta frutta: mela rossa (moltissima), ma anche pera in primo piano. Colpisce una nitida (e per noi del tutto inusuale) nota di melone maturo. La vaniglia portata dalla componente di bourbon spicca, e accanto troviamo liquirizia, marmellata di albicocca. Sentori di tabacco da pipa, e timide note profumate (incenso dolce). Molto presente il malto. Buon naso, pieno, molto fruttato.

P: conferma quel che ci aspettavamo dal naso, ripetendone la teoria d’aromi, fruttati soprattutto (tanta marmellata, d’arancio e d’albicocca). E’ più cremoso, molto avvolgente; veramente ottimo, tutti i sapori sono intensi (sottolineiamo ancora il melone). Col tempo, la frutta si attenua e lascia spazio al malto, dolce e delizioso (biscotti, diremmo perfino brioche alla crema). Zucchero di canna.

F: lieve affumicatura. La frutta, pur presente, scema un po’ e lascia spazio a deliziosi sentori erbacei, di fieno. Medio-lungo, più di quel che ci aspettavamo.

Alla Gordon & MacPhail sanno quel che fanno, pare. Un ottimo malto giovane, che si fa apprezzare per la complessità, considerati i soli 10 anni d’età, per l’intensità dei sapori, per la qualità del malto. Davvero molto buono, e considerando che costa intorno ai 50 euro non possiamo che rilevare l’ottimo rapporto qualità-prezzo: pochi altri malti così giovani potranno reggere il confronto. Un convinto 88/100 è il nostro giudizio: le tasting notes ufficiali si trovano qui, mentre al solito Serge la pensa così.

Sottofondo musicale consigliato: Cat PowerTheme from New York, New York.