Blended Whisky

Foto 10-03-13 19 19 26

Ballantine’s ‘Finest’ (2015, OB, 40%) – 70/100

Ballantine’s 17 yo (anni ’80, OB, 43%) – 88/100

Monkey Shoulder (2010 circa, OB, 40%) – 78/100

Bank Note 5 yo A.D Rattray – 50/100

Bell’s 12 yo ‘De Luxe’ (anni ’80, OB, 43%, 75 cl) – 87/100

Cluny 12 yo (anni ’80, 40%) – 86/100

Johnnie Walker 12 yo ‘Black Label’ (2016, OB, 40%) – 82/100

Johnnie Walker ‘Blue Label’ (2015, OB, 40%) – 87/100

Red Hackle (anni ’70) – 83/100

‘Robust Smoky Embers’ 21 yo (2013, Cadenhead’s Creations, 46%) – 84/100

Samaroli ‘No Age’ (cuvée 2011, 45%) – 91/100

Scallywag (2013, Douglas Laing, 46%) – 80/100

Timorous Beastie (2016, OB, 46,8%) – 82/100

Stratheden ‘Lost distillery’ (2013, 46%) – 85/100

Te Bheag nan Eilean (Phraban na Linne, 43%) – 84/100

‘The Lost Blend’ (2015, Compass Box, 46%) – 87/100

Whisky de Table (2017, Compass Box for La Maison du Whisky, 40%) – 84/100

‘Asyla’ (2016, Compass Box, 40%) – 82/100

The Peat Monster (2016, Compass Box, 46%) – 86/100

Great King St. ‘Artist’s Blend’ (2016, Compass Box, 43%) – 84/100

‘Hedonism’ (2016, Compass Box, 43%) – 82/100

Home Blend 35 yo – cask #26 (1980/2015, Wilson & Morgan, 47,6%) – 88/100

Kiln Embers (2015, Wemyss, 46%) – 84/100

Spice King (2015, Wemyss, 46%) – 85/100

Spice King ‘Batch Strength’ (2016, Wemyss, 56%) – 87/100

Peat Chimney CS batch #001 (2016, Wemyss, 57%) – 85/100

Annunci

Great King St. ‘Artist’s Blend’ (2016, Compass Box, 43%)

Schermata 2017-07-31 alle 11.54.52Il blender più cool del mondo dello scotch, quella realtà che sta costringendo l’industria a ridefinire i propri confini e le proprie regole, o per lo meno sta spingendo tanti players sulla strada della trasparenza: Compass Box, ancora tu! Oggi assaggiamo una delle edizioni base, ovvero il Great King Street ‘Artist’s Blend’: come di consueto la ricetta è dichiarata, e la trovate nell’immagine qui a fianco. C’è tanto grain, qui, dato che un 46% è Cameronbridge: e ci sono anche componenti bizzarre, dato che il 17% della miscela è a sua volta una miscela di Teaninich, Clynelish e Dailuaine finita per due anni in quercia francese. Ma insomma, lasciamo perdere la teoria, passiamo alla pratica…

blend_gre1N: apertissimo e di grande morbidezza, è tutto improntato a una dolcezza immediata, facile. Pasticcino alla frutta, miele e fiori freschi sono le prime suggestioni che ci colgono: c’è un bel pizzico di vaniglia, un vago senso di frutta gialla indistinta, ma sono soprattutto due descrittori a farla da padrone – la pera, onnipresente e pervasiva, e un cereale caldo, proprio la spiga di grano!

P: semplice, certo, ma piuttosto intenso e sorprendentemente cremoso. Questa cremosità si materializza ancora sotto forma di purea di pera, pasticcino alla crema (pastafrolla a go go, vaniglia), cioccolato bianco. Un che di zucchero filato. C’è anche una sfumatura vegetale, erbosa o erbacea: note di fogliame, tiè.

F: non lunghissimo, tutto su una piacevole pastafrolla burrosa.

Semplice, certo, ma buono, senza quei grossi difetti che spesso prodotti di questa fascia presentano. È un blend senza età dichiarata, giovane, in cui la gioventù non è troppo ‘aspra’ ed evidente; la composizione è elaborata e complessa ma non risulta troppo artefatto nel bicchiere (è dolce, non dolciastro) e in definitiva rimane equilibrato nella sua semplicità: 84/100. Come al solito, ottimo lavoro.

Sottofondo musicale consigliato: Calvin Harris feat. Pharrel, Katy Perry – Feels.

Spice King ‘Batch Strength’ (2016, Wemyss, 56%)

Appena poco più di un anno fa bevevamo lo Spice King, blended malt di Wemyss, e celebravamo la fine della sesta stagione di Game of Thrones con la colonna sonora dell’ultima puntata: e come un cerchio che si chiude, quest’oggi, nella settimana in cui ha preso l’avvio la settima stagione, beviamo lo stesso whisky nella sua versione cask strength… Quella versione ci era piaciuta molto, vediamo un po’ se alzando la gradazione si alza pure la valutazione.

N: molto profumato e aromatico, apertissimo e piacevolmente annusabile a dispetto di una gradazione potenzialmente pericolosa. Pare abbastanza complesso, andiamo con ordine: da un lato una “dolcezza” maltosa e un po’ appiccicosa (barretta cereali e miele, cioccolato al latte); poi ha una forte impronta speziata e agrumata insieme, che nel complesso si abbina perfettamente all’immagine di un panforte (scorzetta d’arancia, cannella, chiodi di garofano, pepe). Mela, uvetta e cannella: strudel? Ma cosa ci dice il naso? A sorpresa ci comunica anche di un lato inatteso, minerale e delicatamente torbato.

P: notevole come l’alcol sappia farsi da parte. Notiamo subito un’isolanità crescente, fatta di un fumo di torba acre, intenso e di una marinità in grande ascesa, con punte salate molto decise. Dietro, si agita una dolcezza fatta di mele e cannella, poi un toffee grasso, del miele e ancora un’arancia esuberante. Di nuovo l’immagine è quella di un panforte. Nette note pepate, a completare un profilo speziato, bruciatino e – in ultima analisi – davvero molto, molto buono.

F: tanto fumo, poi sale, pepe, caramello, strudel… Lungo e persistente.

Non a caso abbiamo evocato suggestioni ‘composite’, tutto è molto denso e compatto e complesso. La versione a grado ridotto ci era piaciuta, questa ci convince ancora di più, e nuovamente siamo mossi a scomodare nomi grossi come Talisker, Springbank e perfino Laphroaig. Sempre di più ci convinciamo che l’arte del blending sia un’arte, appunto, e non un semplice modo per tagliare la roba decente e fatturare: chi non dovesse essere d’accordo spenda 40€ per questa bottiglia (capito quanto?) e torni a spiegarci che ‘sta roba qua è facile da fare. 87/100. A onor del vero, lo sentiamo molto meno giovane e porridge-oso di quanto non faccia Serge… Grazie al grande Francesco Saverio Binetti per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Ed Sheeran – Hands of gold.

Monkey Shoulder (2010 circa, OB, 40%)

Eccoci alle prese con il blend di casa Grant’s, ovviamente prodotto a partire dalle distillerie di proprietà del gruppo dello Speyside: Glenfiddich, Balvenie e Kininvie finiscono qui dentro, oltre a una discreta quota di grain whisky. Il rinvenimento di questo campione, una mignon originale da 5 cl, è per noi motivo di ricordi molto cari; ci fu infatti donato al termine del nostro soggiorno a Dufftown dalla vecchina- fiera e combattiva ottuagenaria di casata Macdonald- che ci forniva a buon prezzo letto e una robustissima scottish breakfast proprio nell’amena capitale del whisky. Siccome in quei giorni il succo di malto non mancava, conservammo gelosamente il regalo in attesa di tempi duri, che per fortuna non sono mai arrivati. E così a distanza di qualche annetto tramutiamo i ricordi di quel viaggio in una recensione.

N: un blended che sa di blended. Naso molto facilone e annusabile, senza intrusioni dell’alcol, tutto giocato su una rotondità piacevole: nocciola, banana, porridge, cereali, scorzetta d’arancia, miele. E vaniglia, forse crema pasticciera, certo uvetta…

P: un po’ debole al palato, non sappiamo se il campione ha perso qualcosa per via della lunga permanenza in casa della vecchina di Dufftown o se è solo la gradazione bassa a tradire. C’è una dolcezza davvero molto astratta (e non sempre convincentissima), simile alle caramelle alla violetta; e poi miele, toffee e cereali a piacimento. Ancora un tocco di frutta secca (nocciola).

F: lunghino, tutto tra la frutta secca e un senso erbaceo cerealoso.

Questa spalla di scimmia, nome che deriva dalle robuste spalle degli ormai quasi estinti spalatori di malto del malting floor, è un blend complessivamente dignitoso, forse un po’ costoso (siamo sui 30€) rispetto alla complessità, alla consistenza al palato e ai piaceri che offre. Peccato, diciamo, perché le premesse c’erano tutte, potendo contare su una ricetta che contiene un whisky eccellente come quello prodotto a Balvenie. Noi ci fermiamo a 78/100.

Sottofondo musicale consigliato: Alberto Radius – Giù

un capolavoro del grande Radius con questo incipit:

Al momento giusto
so che la risposta
quasi sempre il whisky me la dà
e c’ho preso gusto
mi ubriaco presto
mando in culo il resto, la realtà

‘Hedonism’ (2016, Compass Box, 43%)

Quando si parla di un prodotto Compass Box, non si può tacere il concept interessantissimo che sta dietro al progetto: in parole poverissime, ché fa caldo e poi la ggente si annoia, è un’azienda che 1) fa solo blend, ma di qualità alta, e occhio perché fare un blended buono è molto più difficile che selezionare un barile buono (sembra una boutade ma non lo è, amici cari) 2) vuole a tutti i costi spiegarti nel dettaglio come li fa, questi blend, perché giustamente ritiene di farli molto bene e con criterio, e questo criterio te lo vuole squadernare. Bravissimi, non c’è che dire, e se volete approfondire partite da qui. Anche di fronte a Hedonism, blended grain whisky, viviamo una bellissima storia di trasparenza: non vi sveliamo niente dei nomi e delle età dei tre elementi che lo compongono, perché CB chiede di non farlo, ma… qui trovate il link per chiederglielo da voi, fatelo perché son proprio bravi a rispondere.

N: il primissimo impatto è un po’ alcolico, anche se poi, per farsi perdonare, ti fa subito omaggio di tutti i suoi cotillons… Dunque banana matura, succo di pera, noce di Pecan, vaniglia; siamo ovviamente in territori molto ‘grainy’ e al contempo molto bourbonosi, ma sappiamo che sotto diversi aspetti aromatici i due insiemi si intersecano. Ci piace segnalare la suggestione di ciambellone; anche il latte condensato mette la firma sul tabellino. Una leggera nota di solvente, di lucido per legno, in progressiva attenuazione.

P: molto beverino, è anche molto dolce, come ci si poteva aspettare: dunque ancora le suggestioni riscontrate al naso, soprattutto latte condensato, panna cotta, noce di Pecan, banana; tanto zucchero filato, o forse il marshmellow. C’è anche un qualcosa di vagamente balsamico ed erbaceo (che ci ricorda un rye), non sapremmo dire bene cosa: forse una caramella balsamica al miele, di quelle molto dolci?

F: persistente, non lunghissimo, ancora tutto su riverberi di dolcezza cremosa – panna cotta in primo piano.

Molto piacevole da bere, offre un bell’esempio di come anche il grain whisky possa essere un prodotto competitivo di per sé e non necessariamente come taglio per i più nobili whisky di malto. “Hedonism” comunque resta a parer nostro un prodotto semplice, non indimenticabile – e ciononostante ci piace: 82/100. Buon finesettimana.

Sottofondo musicale consigliato: Thegiornalisti – Riccione.

Peat Chimney CS batch #001 (2016, Wemyss, 57%)

Dopo l’ottimo blended torbato di Compass Box, restiamo nei paraggi organolettici ma saliamo di gradazione con Peat Chimney Cask Strength di Wemyss: edizione limitata da 6000 bottiglie, questo è il primo e per ora unico batch a gradazione piena del celebre Peat Chimney (che esce in diverse versioni, alcune con età dichiarata di 8 o 12 anni, altre senza, come questa). Abbiamo messo le mani sul sample grazie al grande Francesco Saverio Binetti, che dobbiamo per l’ennesima volta ringraziare…

vatted_wem14N: l’alta gradazione non inficia l’esperienza, e questo già ci piace. Affrontiamo prima lo scoglio del lato più ‘dolce’, tutto in apparenza ruotante attorno all’arancia: c’è, in tutte le forme, fresca e succosa (l’arancia rossa, sia chiaro!), poi la marmellata d’arancia e l’arancia candita e caramellata. Insomma, a un’analisi più attenta potrebbero esserci tracce di arancia. C’è un senso di ‘marroncino’, di qualcosa di profondamente zuccherino e caramellato. Poi un sottile fumo di torba, pungente e acre, che ricorda note di fumo di sigaro. Note speziate e di pepe nero. Appena un cenno marino.

P: anche qui la gradazione non pesa affatto, e anche qui la dolcezza resta molto scura e densa. Dev’essere tutto abbastanza giovane, ma non per questo poco piacevole. Potremmo descriverlo come un pentagono inscritto in un cerchio: abbiamo i cinque angoli spigolosi di plastica bruciata, gomma, pepe, inchiostro, un lieve fumo di sigaro, il tutto contornato da un cerchio di dolcezza agrumata e caramellata – il cerchio in realtà è una sfera, anzi: è un’arancia rossa. Anche un poco di mela dolce, ma questa non inscrive alcunché. Cola?

F: lungo intenso e persistente, col fumo perdura il lato chimico e di inchiostro, con al contempo un tappeto di liquirizia e arancia rossa.

Decisamente un malto ben confezionato, molto carico, in qualche modo più “monster” del Peat Monster, soprattutto perché il lato dolce è davvero pesante – forse troppo? Chi lo sa, noi siamo felici così e assegnamo un bel 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Funkadelic – Maggot brain.

The Peat Monster (2016, Compass Box, 46%)

Schermata 2017-03-07 alle 21.55.54Voi sapete che Compass Box sta rivoluzionando il concetto di blended, e se non lo sapete potete ad esempio rileggerci qui; noi siamo rimasti affascinati dall’idea alla base di questi whisky e – soprattutto – dalla qualità trovata nel bicchiere durante i frequenti assaggi… Oggi torniamo a vagare per i magazzini di John Glaser e peschiamo da una bottiglia molto fumosa, molto torbosa, con un’etichetta bellissima: e siccome quelli di Compass Box hanno un grosso problema con la trasparenza, noi sappiamo tutta la composizione di questo Peat Monster: 40% Laphroaig, 20% Ledaig, 13% Caol Ila, 26% Ardmore, 1% di un vat di Teaninich, Dailuaine e Clynelish finiti per due anni in botti ex-Borgogna. What the fuck?, avrà esclamato qualcuno…

vatted_com4N: lo zampino di Islay è ben presente, con una marinità frizzante e spumosa molto evidente: acqua di mare, soluzioni saline, iodio. Al contempo fa capolino una nota di formaggio dolce (emmenthal) e forse di una giovane scamorza affumicata – da qui un cenno alla torba, acre e densa, bella fumosa ma non prevaricante. Pian piano dalle retrovie emerge con crescente intensità una dimensione fruttata molto piena e gradevole, tra un cenno di cedro candito e una fettina di ananas (c’è del tropicale, insomma), e con una bella purea di pera odorosa.

P: che piacere. Il corpo è denso, ha una bellissima texture. Parte molto medicinale, con note di garza, di antibiotici amari (?); c’è tanto legno bruciato, proprio cenere, con appena un morso di ostrica. Borotalco. Poi una dolcezza grossa, da marshmellow, da caramella, molto profonda, e un senso di bastoncino di liquirizia addentato – anche se c’è una dolcezza da whisky giovane, di canditi.

F: lungo e persistente, ma non così massiccio come si sarebbe potuto immaginare. Ancora perdura quella nota amara e medicinale, abbinata ad un vago senso marino. Torna il cedro candito e ovviamente non si spengono le braci (cenere).

Buono buonissimo, a dover sparare a tutti costi un’ovvietà diremmo che la quota di Laphroaig, presumibilmente piuttosto giovane, si sente molto con le tipiche note medicinali (forse acuite da Ledaig?); ad ogni modo, siccome la composizione ce l’abbiamo davanti agli occhi, pare veramente un esercizio sterile il nostro, e dunque limitiamoci a sentenziare 86/100 così da dichiarare tutta la nostra soddisfazione. A 50€ è un’ottima alternativa ai ‘soliti torbati’, consigliamo.

Sottofondo musicale consigliato: Kalamata – My.

‘Asyla’ (2016, Compass Box, 40%)

Mercoledì scorso abbiamo avuto la fortuna di partecipare a una degustazione di Compass Box al Mulligans, uno dei luoghi di culto del whisky, qui a Milano. La serata è stata davvero gradevole, anzitutto perché il tasting è stata tenuto dalla brand ambassador Celine Tetu, che ha ben dosato le decine di informazioni tecniche che una degustazione di Compass Box impone con una bella dose di simpatia e understatement. Della mirabolante creatura di John Glaser- una vita a lavorare in Johnnie Walker e ora una seconda vita a portare novità nel mondo

14731315_10210171538076139_1185957812508990027_n

Celine Tetù in primo piano. Nello ‘stimato’ parterre di ‘giornalisti’ anche individui dai terrificanti precedenti penali

dello Scotch- abbiamo già parlato qui. Diciamo solo che la serata ha confermato quanto di buono avevamo intuito sulla Compass Box e non uno dei quattro blended assaggiati si è dimostrato poco interessante. Oggi assaggiamo uno degli imbottigliamenti entry level, di cui come al solito vengono diffuse una miriade di informazioni, in controtendenza assoluta con quanto avviene nell’oscuro mondo dei blended. E quindi le specifiche ci dicono che questo Asyla è prodotto utilizzando il 50% di single malt (whisky da orzo maltato) e che le botti sono al 100% first fill american oak ex-bourbon. La ricetta è semplice e invitante: Linkwood (22%), Teaninich (23%), Glen Elgin (5%) e Cameronbridge (50%).

Un grazie per l’invito a Marco Callegari e a Velier, che del marchio è distributrice per l’Italia.

getimageN: molto etereo e fresco nel bicchiere, si preannuncia pericolosamente beverino. La ricetta è tanto malto, frutta gialla e fiori freschi. Miele e arancia fresca. Zaffatine invitanti di biscotti al burro e di yogurt alla banana danno anche un certo spessore al profilo nel suo complesso.

P: a 40 gradi è un vero e proprio succo. Si rivela sostalziamente coerente con quanto detto al naso, ed è pronto a farsi bere senza un attimo di pausa. Ancora tanto malto, molto pulito ed elegante, che si prende la scena. Infatti rispetto all’olfatto, a dire il vero, sembra più cerealoso ed erbaceo (ancora fiori) e meno fruttato. C’è un pizzico di vaniglia, comunque abbastanza trattenuta.

F: medio, molto giocato sul malto anche se ritorna pure una certa complessità.

Alla degustazione Celine l’ha definito un breakfast whisky e in effetti è davvero beverino, invitante, anche grazie a una gradazione che forse penalizza un po’ la persistenza in bocca, ma aiuta appunto a mantenere un profilo molto godibile. Costa intorno ai 40 euro, il che lo rende un prodotto del tutto sensato. Da provare: 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Daniele Pace – Che t’aggia fa’

Johnnie Walker 12 yo ‘Black Label’ (2016, OB, 40%)

SUP_8394.153544Buona norma per qualunque bevitore con velleità classificatorie e perfino (peggio!) con un blog sul whisky è cercare di non limitarsi ai prodotti di fascia alta, ai single cask di imbottigliatori indipendenti e ai malti più inaccessibili: talora è bene sporcarsi le mani, scendere nell’agone e mettere alla prova di naso e palato anche i blended ‘da supermercato’, perché 1) aiutano a rimettere le cose in prospettiva 2) permettono di comprendere a che cosa le persone normali (non i disadattati appassionati nerd come noi) pensano quando dicono “mmm sì, mi piace il whisky”. Oggi assaggiamo quindi uno dei blended più venduti al mondo, ovvero il Johnnie Walker 12 anni ‘Black Label’, 22€ all’Esselunga e una band hard rock a lui dedicata (e mica una band qualsiasi!). Le componenti del blend di Diageo non sono dichiarate, ma si vocifera di una discreta presenza di Lagavulin, Talisker, Mortlach e Benrinnes… Tutti distillati ‘grassi’ e di personalità: vediamo come si comportano…

black label-500x500N: il dodicenne di casa Walker rivela un profilo duplice, anche se le due anime sono ben integrate. Da un lato, c’è una ‘dolcezza’ un po’ indistinta, sostanziata di frutta secca di vario genere (dall’albicocca disidratata alla nocciola), che ricorda un po’ biscotti ai cereali. Poi c’è caramello, in grande evidenza e quantità; buccia di agrume (forse arancia, forse limone); ci viene in mente lo sciroppo d’acero. Il tutto è percorso come da una vena minerale, leggermente torbata…

P: …che al palato diventa invece un’arteria: esplode infatti una nota fumosa (diremmo tè affumicato, il nostro amato Lapsang Souchong) e torbata profonda, sempre in accoppiata con una bella mineralità. La dolcezza resta sempre molto sostenuta, e va a ricordare ancora sciroppo d’acero, caramello, vaniglia; di nuovo nocciole. Ancora torna l’agrume, con una bella arancia profonda. Chicco di caffè (c’è un che di tostato).

F: non lunghissimo, certo, ma dolce (frutta secca), tostato e fumoso.

A livello di descrittori, ci siamo: non è troppo ruffiano quanto a dolcezza, e in più ha suadenti note minerali e delicatamente affumicate. Al palato forse ‘scivola via’ un po’ troppo, rivelando effettivamente la sua natura di blended super beverino: per questo non spicca del tutto il volo ma, a nostra opinione, si attesta più che dignitosamente su un invidiabile 82/100. Possiamo dirlo?, ci piace più di tanti single malt che costano anche più del doppio…

Sottofondo musicale consigliato: Black Label Society – Rust.

Home Blend 35 yo – cask #26 (1980/2015, Wilson & Morgan, 47,6%)

Per festeggiare la vittoria del Portogallo (meglio dire: per festeggiare la sconfitta dei francesi, scusateci francesi ma sapete com’è, siete francesi) – si diceva, per festeggiare quel che abbiamo da festeggiare abbiamo deciso di proseguire sulla strada dei blended, scegliendone uno extra-lusso: si tratta dell’Home Blend di Wilson&Morgan, 35 anni, che l’italianissimo imbottigliatore ci presenta cosìFor years we dreamed of a perfect old blend which could bring back memories of the luxurious and slightly decadent whiskies of forgotten times. A blend which would have been served in an exclusive club, or in the homes of the wealthy. […] The result is as close as possible to the aged blends of decades ago, when blended Scotch was king and not an ingredient for mixing. Non siamo sicuri su quanto di preciso, ma di certo per qualche tempo il blend è stato finito in una botte ex-sherry.

Schermata 2016-06-21 alle 19.04.01N: naso ricco, mi ci ficco: molto aperto, mostra fin da subito un profilo molto importante, maturo e sfaccettato. Riesce a ricordare sia sontuosi frutti succosi (pesche, anche sciroppate) che frutta disidratata molto zuccherina, quasi appiccicosa (datteri, mele caramellate, fichi secchi, uvetta). E quelle barrette di cereali al miele, non le vogliamo nominare? Nominiamole, dai. Ci sono anche profonde note di tabacco, sia il tabacco da pipa che quello aromatizzato da narghilè… Il tutto perfettamente amalgamato in un contesto davvero vivo, con l’invecchiamento monstre che si manifesta, dopo un po’ d’ossigenazione, grazie a particolari e graziose note di erbe aromatiche (qualcuno ha evocato un vermouthino?).

P: il corpo è pieno ma molto beverino; complessivamente si può dire che mantiene quel che prometteva al naso solo in parte… Esibisce infatti una bella marmellata di arance amare, che ci fa realizzare come il profilo rispetto al naso tenda a farsi più ‘scuro’, più ‘amaro’, più vecchio e più influenzato dal legno: ci sono note di tannini più evidenti, che – in grande equilibrio col resto – ricordano che al trascorrere del tempo si deve del rispetto. Meno fresco che al naso, non perde del tutto quelle note zuccherine e fruttate che riassumiamo con: fichi e datteri, mela rossa. Ancora un cenno di tabacco. Cioccolato.

F: piuttosto lungo, inizia sulla dolcezza zuccherosa e di frutta secca e prosegue sulle suggestioni più erbacee.

Veramente ben confezionato, piacevole e pericolosamente beverino: il passaggio finale in una sherry cask col valore di marriage tun permette al profilo complessivo di unire sia la rispettanda profondità di un whisky molto invecchiato ad una splendida freschezza, viva soprattutto al naso. Bene, benissimo: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Eugenio Finardi – Diesel.