Brora 35 yo (2013, OB, 49,9%)

Bene, bene, bene. Oggi facciamo un altro piccolo passo verso la realizzazione del nostro obiettivo principale nella vita: assaggiare tutte le edizioni ufficiali di Brora della serie partita nel 2002. Purtroppo per adesso ne abbiamo recensite solo cinque e in effetti le prime uscite hanno ormai raggiunto valutazioni folli, sopra i mille euro; inoltre ai festival i Brora sono oramai una rarità assoluta, ma noi non disperiamo. Che inguaribili romantici. Intanto, grazie alla degustazione Diageo del Milano Whisky Festival 2014 tenuta dal magnifico Franco Gasparri, siamo riusciti ad accaparrarci questa versione del 2013. Tiè!

Brora_35yo_2013_High-ResN: tra i vari Brora ufficiali assaggiati (non abbastanza) questo ci sembra particolarmente broresco: ci sono, pazzescamente intense, le tipiche note di pastello a cera, di roccia bagnata, di emmenthal; la torba è molto evidente, a tratti molto fumosa e riempie il naso. Affascinanti sono poi le note di chiesa, di umido e fantastici certi affondi nel marino; dalla specola della ‘dolcezza’, invece, nel mix sembrano prevalere gli spunti ex bourbon: confetti, zucchero a velo, pasta di mandorla; perfino una vaniglia quasi cremosa. E ancora, tabacco da sigaro, arancia, mandarino e pepe nero.

P: alcol inesistente. L’impressione avuta al naso di un Brora per così dire ‘inorganico’ e austero è del tutto confermata: è infatti molto marino e generoso, di una torba spessa, cinerea e minerale; troviamo poi nuovamente possenti note di cera, con anche fieno umido, senza però virare nella ‘stalla’ (traduzione italiana per ‘farmy notes’). Liquore all’arancia. E ancora sale e pepe. Poi marmellata d’arancia e d’albicocca. Sciroppo di zucchero. La dolcezza è compattissima ed esplosiva, anche se quasi subalterna rispetto a un lato austero semplicemente straordinario.

F: cera infinita, cenere, ancora aria di mare e alghe riarse. Goduria.

La nostra impressione è che la versione 2013 sia per la sua austerità e super marinità la più tagliente tra quelle assaggiate. Non si può parlare di un whisky rotondo, ma ugualmente questo dram dimostra un’eleganza che nemmeno Jocelyn Angloma in certe sue discese sulla fascia… Il giubilo tra i blogger che più seguiamo è unanime, da whiskynotes a Drinkhacker, e noi ci uniamo alla festa: 94/100.

Sottofondo musicale consigliato: una terrificante cover bossanova da night club di Lady GagaBad Romance

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Brora 25 yo (2008, OB, 56,3%)

Restiamo nell’eccellenza, restiamo sui venticinquenni: dopo il Talisker che tanto ci è piaciuto, mettiamo alla prova il più giovane dei Brora messi sul mercato da Diageo nella serie delle Special Release: vale a dire un 25 anni – appunto – imbottigliato nel 2008. Pare superfluo dire che occasioni come queste, ahinoi, saranno sempre più rare… Chissà quante altre volte ci capiterà di mettere le mani su un Brora ad un prezzo ragionevole? Forse mai più. Piangiamo un po’, e poi annusiamo.

brora-25-year-old-natural-cask-strength-2008-bottling-with-tube-6367-pN: un Brora che sulle prime si mostra un po’ trattenuto, senza quel “calore sporco” (farmy per intenderci) a cui ci hanno abituato altre Special Release. Questo invece ti dà del lei, con note educate di miele, fieno e cera. Che cresce, e cresce, e cresce… Bastano pochi minuti di ossigenazione e cresce pure una ‘dolcezza’ fruttata e cremosa: marmellata d’albicocca e di fragole; uvetta e una spruzzatina d’aranciae di pepe nero. Invece, tanto si sente, forse come mai in altri Brora OB, un nitido legno fresco e speziato, secco. Stupisce la mancanza d’affumicatura evidente. Con acqua diventa più caldo e ‘broresco’, arricchendo il profilo di pera, mandorle, agrumi e anche con note più sporche e ‘stallose’.

P: prosegue coerentemente la via tracciata al naso: l’attacco è d’intensità e compettezza clamorose, pur senza le bombe di sapore cui ci avevano abituato altri Brora. Le suggestioni di cera sono un universo in costante espansione e conferiscono una superba oleosità e masticabilità. Da copione pure decise note mielose e cremose; resiste anchebun che di pepato. Come al naso sono invece deboli l’affumicatura e le note ‘farmy’, richiamate solo da un bel senso di fieno caldo e da una punta di torba acre e vegetale. Con acqua la goduria aumenta: è più cremoso (pera burrosa) e meno tagliente; cresce il fumo in modo eccellente.

F: lungo e persistente, con note di frutta secca e torba acre; forse solo un poco di fumo.

Parole in libertà: pare quasi più un Clynelish che un Brora (?); pur restando nell’eccellenza, è in qualche modo un whisky più ‘normale’ rispetto ad altri capolavori messi in commercio nella stessa serie. Non per questo ci sentirete lamentarci, però, ed ecco dunque un bel 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Dick KatzThere will never be another you.

Brora 30 yo (2010, OB, 54,3%)

Mentre sul web anche gli opinion leaders italiani più avveduti (intendiamo Davide e Andrea) dicono la loro sulle Special Release 2013, noi continuiamo a dedicarci alle cose importanti: bere. Come annunciato, passiamo al Brora 30 anni del 2010; godendo.

brora-30-2010N: siamo di fronte al fascino estremo del whisky: ci sono tante sfumature diverse che però lasciano percepire nitidi tratti distintivi comuni ai due imbottigliamenti vicini. Ci spieghiamo meglio: questo naso condivide col fratellino l’aroma del malto, un po’ farmy un po’ ceroso; ma poi suggerisce una maggiore austerità (molto minerale e vegetale, secco, con note di banana secca, succo di limone ed erba fresca; olio d’oliva?). C’è da rilevare, rispetto ad altri Brora bevuti, una probabile maggiore influenza di botti di quercia americana, con copiose note di vaniglia, marzapane, crema…

P: come al naso, pare austero e pacato e sostanzialmente è molto coerente, su tutta la linea: le note più broresque ci sono, ma più in sordina (farmy/cera) e l’atmosfera è improntata sull’austerità, intensa ma priva di fiammate. Non c’è molto fumo qui, c’è uno spesso muro di piacere: attacco sulle note dolci, vanigliate e bananose (pacchi di cocco) e pian piano evolve verso il minerale (cera, ovvio!) e una cenere salata. Stupisce, qua e là, una lieve nota come di lavanda. Pera!

F: ancora, austero e compatto: vegetale, maltoso. Liquirizia.

Come fossimo giudici veri, prima il verdetto, poi le motivazioni. 90/100: è un ottimo whisky, poche palle. Personalmente non possiamo certo dire d’aver assaggiato moltissimi Brora, ma tutti quelli che abbiamo incrociato ci hanno dato tanta, tanta soddisfazione. Quello del 2006 era più ‘inquinato’, più nervoso, ma al contempo più rotondo: questo è più austero, è anche un po’ più semplice, se non pecchiamo di hybris. Attestata l’eccellenza, indubitabile, di entrambi, questo resta penalizzato in termini numerici perché, come dire, gli manca un tocco di magia… Adesso tornate pure a pensare a tutti i Brora che non berrete mai, bravi.

Sottofondo musicale consigliato: come tributo a chi è appena tornato dalla Turchia, Mustafa CeceliSoyle Canim. Sì, lo sappiamo, non c’è bisogno che lo diciate.

Brora 30 yo (2006, OB, 55,7%)

Ieri sono stati annunciate da Diageo le nuove Special Release autunnali; rimandiamo alle parole del sempre austero Oliver per una più che condivisibile analisi della situazione. La morale, in ogni caso, è che noi questi imbottigliamenti non li vedremo neppure col bincolo (a meno che Diageo non decida di aprire le bottiglie al Milano Whisky Festival, ma se non è mai accaduto negli anni passati…). Decidiamo dunque di consolarci con una piccola verticalina di Brora: o meglio, assaggiamo e confrontiamo due trent’anni ufficiali, uno del 2006, l’altro del 2010. Con ordine, iniziamo dal più attempato.

brora-30-year-old-natural-cask-strength-2006-bottling-with-tube-3541-pN: tra i vari Brora assaggiati, questo è senz’altro nella zona-farmy, ma attenzione: c’è l’universo mondo affianco… Le note ‘sporche’ si dividono tra legno umido, fieno, cantina; ma poi, dicevamo, un piccolo mondo incantato: c’è sicuramente una coltre complessiva ma discreta di mineralità e torba (con una affumicatura composta ma ben presente: cenere di braci, proprio). Ma a tramortire è tutto un lato ‘dolce’ dalla complessità eclatante: da un’intensa arancia (sia secca che buccia) a pacchi di cioccolata, dal mandarino a mele rosse a grandi suggestioni cremose (cremosità e zuccherinità: panettone, zucchero a velo, tarte tatin, uvetta marzapane, chi più ne ha…). Tanto buon profumo di legno, speziato. Perfino una nota di bacon.

P: lo schema è simile al naso: l’avvio è su note sporche (diciamo stalla/cera), con il lato minerale e una torba vegetale e più affumicata che risultano potenziate rispetto al naso. Poi arriva il carico di dolcezza fruttata e zuccherina (aggiungiamo una nitida nota di miele ai fiori), che pare lì lì per esplodere in un tripudio nucleare: ma sorprendentemente questo dram si rivela ‘più Broresco del Brora’: tornano infatti a gamba tesa note intense e insistenti di cera oleosa e di torba e affumicato, con qualche lieve nota marina. Poi comunque ancora importante è l’agrume. Punte speziate: zenzero? Fantastique. Col tempo è ancora più rotondo, la dolcezza si spalanca in un tripudio maltoso. Top, davvero.

F: vi immaginereste mai che questo finale possa non essere incantevole? Potreste, certo: ma sbagliereste, e di grosso. Super cenere, anche un po’ salato. Infinito.

Un Brora ‘inquinato’ e davvero spettacolare. Per adesso ci limitiamo al voto, nei prossimi giorni pubblichiamo il cuginetto del 2010 e rimandiamo a lì le considerazioni. Brava Brora, hai lavorato proprio bene: 93/100 e una pacca sulla spalla per te. Ci manchi un sacco.

Sottofondo musicale consigliato: Dean MartinStanding on a corner.

Brora 19 yo (1982/2001, Chieftain’s, 46%)

Non sapremmo iniziare la settimana meglio di così: un Brora invecchiato 19 anni in due botti di sherry, imbottigliato nel 2001 da Ian MacLeod nella serie Chieftain’s. C’è bisogno di dire altro? Almeno una cosa, sì: se ancora a qualcuno fosse sfuggito, i Brora sono forse i nostri whisky preferiti… Quindi in effetti siamo un po’ sovreccitati; se vi siete dimenticati la storia della distilleria, potete rimettervi in pari qui oppure qui. Il colore è ambrato.

Schermata 2013-03-03 a 18.57.49N: la nota ‘sporca’ che tanto ci piace nei Brora (e che talvolta si descrive come una nota di “stalla”) qui non è coperta dallo sherry, ma emerge timida sotto forma di una curiosa nota di ‘soffritto’ e un che di lievemente ‘carnoso’… Una leggera nota di cera, sempre tenue, e un’affumicatura delicatissima, felpata, ma crescente col tempo. Nel contesto di un naso molto aperto, spiccano poi frutti molto, molto maturi (mele, albicocche); c’è un’intensa arancia matura, quasi caramellata (con note di zucchero di canna e una suggestione di melassa), oltre a una traccia biscottata molto buona. La parte liquorosa dello sherry è discreta, perfettamente integrata e tutta su marmellata di frutti rossi e fragole. E’ un naso molto caldo e molto ‘compatto’, con gli aromi tutti ravvicinati e in bella, costante evoluzione. Datteri? Pian piano, notate come sale d’intensità la torba, ancora nervosa. Che classe.

P: in parte ci sorprende, rispetto al naso: la zona più impura e cerosa va quasi estinguendosi, a tutto vantaggio di una componente fruttata incontenibile. L’effetto è di grande rotondità e morbidezza, con le due botti di sherry che si prendono la scena (con discrezione, non è mica uno sherry monster, eh). Qualche traccia di frutta rossa (ancora verso la marmellata), poi pacchi di arancia e un sacco di albicocca, prugne secche, perfino banana. La dolcezza è poi completata dal toffee (un’immagine agghiacciante: banoffee pie!). Anche tanta liquirizia, e un’affumicatura dolce, che ci ricorda molto quella del fumo di pipa. Noce moscata verso il finale.

F: ritorna un certo sapore di fieno caldo, forse di stalla; poi legno speziato (punte ancora di noce moscata), ancora caramello e un bel fruttato profondo e persistente. In sottofondo, ancora fumo di pipa.

In parte dissimile dai Brora più maturi che avevamo assaggiato finora, non perde un colpo sul fronte della gradevolezza e dell’eleganza complessive. Un whisky in definitiva molto complesso, fruttatissimo, che concede alle botti di sherry ma senza rinunciare a una maltosità leggermente affumicata davvero da panico. Un whisky complesso, rotondo, in evoluzione, intenso, affabile, elegante… Cosa potremmo volere di più? Anche se è un po’ meno Broresco rispetto a quel che ci attendevamo, il nostro giudizio sarà di 92/100, e non potremo mai ringraziare abbastanza Davide per l’omaggio. Serge non redige tasting notes, ma si limita a dare un voto qui.

Sottofondo musicale consigliato: Nick Cave & The Bad SeedsJubilee Street, dall’ultimo splendido album Push the sky away. Il video ufficiale è splendido, ma per vederlo dovete essere loggati su youtube… Intanto, godetevi la musica qui sotto.

Brora 30 yo (2009, OB, 53,2%)

Brora!

Brora!

L’anno scorso abbiamo festeggiato il nostro primo Natale online con un fantastico Brora del 1977, e non possiamo negare che la cosa ci abbia dato soddisfazione… Abbiamo aspettato l’arrivo di Babbo Natale in perfetta pace con il mondo, quasi in uno stato di ascesi morale, di estasi mistica, nonostante tutte le tribolazioni terrene. Vediamo se il miracolo si ripete anche quest’anno; decidiamo di aprire un sample che ci guarda dallo scaffale ormai da qualche mese, e viene dritto dritto dalla tasting room della Clynelish Distillery: il Brora Special Release del 2009, 30 anni e 53,2% gradi. Il colore è dorato chiaro.

brora-30yr-bottle-tube-09N: di primo acchito, è una di quelle versioni belle torbate e affumicatissime… I gradi ci sono tutti, si sentono, ma non impediscono lo spandersi di aromi intensissimi: una dolcezza burrosa (biscotti, mandorle, impasti per torte, quindi vaniglia) e la frutta (arancia, fichi secchi, prugne secche… più in generale, ricorda un cesto di frutta mista molto matura) riescono  a mettere in secondo piano le storiche note di stalla e legno umido della distilleria. Ci sono, ma si intuiscono e poco più, mentre più presente è la cera. E poi ancora: miele, liquirizia, un po’ di spezie ed erbe balsamiche e aromatiche (diciamo anice, noce moscata, artemisia), un che di pepato (unito all’affumicato regala financo suggestioni di guanciale!). In sottofondo, ogni tanto si svelano suggestioni minerali, che a qualcuno potrebbero sembrare salmastre; e forse sì, lo sono.

P: conferma nell’attacco un’affumicatura generosa, e pare riprendere per un attimo solo – ma intensissimo – quelle suggestioni marine e pepate di cui sopra. Poi, la botta di sapore, la botta di dolcezza: miele, poi cioccolato dolce, tabacco da pipa aromatizzato, molta arancia (candita). Note di tè. Zucchero di canna, poi suggestioni intense di frutta tropicale, di mela rossa… Come al solito finita la recensione leggiamo quel che scrive Serge: lui scrive “mustard”, ovvero senape, ma a noi – col senno di poi – pare di riconoscere note proprio di mostarda!

F: discreto ma persistente, al di là di un’affumicatura ancora cazzutissima (la bocca resta come dopo una boccata di pipa…); legno bruciato, poi ancora una dolcezza zuccherina e mielata persistente.

Non abbiamo avuto cuore di diluire questo gioiello con acqua: ne abbiamo aggiunte solo un paio di gocce alla fine, e ci siamo trovati davanti a una vera esplosione di frutta, soprattutto al palato. Questo ci fa alzare di un punto il nostro primo giudizio, portandolo a 92/100; ad ogni modo, che ve lo diciamo a fare, questo Brora è davvero notevole, anche se dobbiamo convenire con Serge e Ruben quando dicono che è un po’ meno “broresco” di altre versioni, proprio per l’assenza di quelle farmy notes così peculiari. Roba buona, comunque, molto buona. Auguri.

Sottofondo musicale consigliato: Led ZeppelinSince I’ve been loving you.

Brora 30 yo (2007, OB, 55,7%)

Eccolo, l’avevamo tanto atteso e ora ce l’abbiamo davanti: il sample di questo 30 anni di Brora, portato dal Sacile whisky contest di domenica, si apre al nostro cospetto e, purtroppo, si svuota troppo in fretta… Poche parole di presentazione, ché già ne spenderemo troppe nella recensione: il colore è dorato pieno.

bevimi, bevimi…

N: colpisce il sottofondo di torba e fumo, con quest’ultimo che via via sembra censurarsi, a prima, parziale testimonianza dell’evoluzione costante di questo malto. Adoriamo le note di cera, marchio di fabbrica di questa distilleria e della ‘gemella’ Clynelish: la cera si accompagna a quelle note stantie di legno umido e polveroso (cantina, se non proprio stalla), per poi danzare con punte oleose e minerali. La ‘dolcezza’ (che comunque, intendiamoci, certo non è in secondo piano ed è perfettamente integrata) si muove tra vaniglia, mele mature, ma anche uvetta, marmellata d’arancia… Le nuances in quest’ambito sono pressoché infinite (frutti rossi, datteri, fichi). Il tutto impreziosito da un vasto bouquet di spezie: chiodi di garofano, anice, noce moscata… Con qualche goccia d’acqua, solo l’esperienza del profumo del legno merita il prezzo del biglietto: rispetto a prima, tende ad affievolirsi leggermente il lato minerale e oleoso, ma tutto il resto si esalta, con un tripudio di arancia un po’ andata.

P: che corpo, com’è elegante: accolti da una coltre di fumo, ci ritroviamo a vagolare tra liquirizia, frutta secca, ancora uvetta, e ancora quel legno che in bocca fa tutt’uno con le spezie. Ma ad ogni sorso cambia, si aggiungono strati e orpelli: torna la cera, arriva il cocco (e vaniglia), ballano frutti rossi dolci e delicati… Un sacco di miele, un sacco di scorza d’agrumi, soprattutto con acqua.

F: lunghissimo, non credevamo che i sentori di legno bruciato rimanessero così a lungo, comunque affiancati da tanta frutta secca e una piacevole dolcezza composita (frutta matura). Sensazione quasi inedita: fumo dolce.

Speriamo di poter assaggiare altre release di questa distilleria (ricordiamo che dal 2001 ogni anno esce un imbottigliamento tra le special releases della Diageo), che però sono molto rare e molto costose. Il profilo è unico: quelle note stantie (diciamo “di stalla”; detto così possono sembrare sgradevoli, ma si integrano perfettamente in una grande complessità e risultano davvero fantastiche) sono proprio uniche, e solo in alcuni vecchi Talisker ci è capitato di ritrovarle. Rispetto al più giovane Brora che avevamo bevuto qualche tempo fa, comunque, queste note risultano leggermente attenuate, in favore di una maggiore affumicatura e di una complessiva, più netta rotondità. In poche parole, per farla breve: eccellente, complesso, in continua evoluzione. Altamente consigliato, ma mi raccomando: se ne comprate una bottiglia e non ci invitate quando la aprite, vi odieremo. Per sempre. 93/100, e qui di seguito trovate le opinioni di Serge, Ruben e Jeff. Qui, invece, un interessante pamphlet di Ruben sulle farmy notes. Grazie (infinite) ad Andrea e Riccardo per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Royksopp – What else is there?, dall’album The understanding.

Brora 24 yo (1977/2001, Rare Malts, OB, 56,1%)

È Natale, e dopo un deludente Clynelish dobbiamo tirarci un po’ su il morale: cosa possiamo assaggiare se non un prodotto dei dirimpettai, la mai abbastanza celebrata Brora? Abbiamo accennato nello scorso post alle vicende che legano le due distillerie, ma se volete saperne di più potete leggere le parole del massimo feticis… ehm, esperto di Brora in circolazione, ovvero il buon Serge Valentin (qui e qui). La bottiglia che abbiamo tra le mani è una vera chicca, un whisky della prestigiosa serie dei Rare Malts della Diageo distillato nel 1977, quindi sei anni prima della chiusura, ed imbottigliato nel 2001. Il colore è giallo paglierino.

N: come per il Clynelish, la primissima nota che spicca è la cera; questa volta, però, questa si colloca in una complessità che immediatamente impressiona. In primo luogo, a fianco della cera c’è un qualcosa di deliziosamente ‘opprimente’, che pian piano andiamo definendo verso un odore di campagna, di casolare umido, di fieno, a tratti proprio di malga, di stalla. Ci sono note torbate di grande gentilezza (no affumicato) con cui danzano in perfetta armonia altre note fruttate: uvetta, mela matura, fragola. È un vero tripudio olfattivo. Tutto ciò, senz’acqua!, perché va aprendosi splendidamente con il tempo e dopo pochissimo le note alcoliche più pungenti si dissolvono. Ci sono deboli note speziate, sullo sfondo, in particolare di noce moscata; tabacco dolce da pipa; panettone; miele, che emerge soprattutto aggiungendo acqua. Il legno è da orgasmo. Grande complessità e soprattutto fantastica evoluzione.

P: è molto compatto, nel senso che è armonioso e bilanciato, ma al contempo regala vere e proprie fiammate di sapore: liquirizia, agrumi, ancora fragola, malto. Se pure a 56% è di grandissima bevibilità; con acqua, si sente molto di più una torba delicatissima, gustosissima, e ancora una volta note di miele fanno capolino nel tripudio generale. Non è un palato dolce tout court, però: la sensazione è che il miele (che senz’acqua rimaneva una nota dolce misteriosa) faccia da eufonico collante tra la dolcezza fruttata e la spigolosità del legno e della liquirizia. Grande equilibrio, il bilanciamento perfetto rende questo palato davvero magnifico.

F: torba, legno caldo, lieve affumicatura; dolce, su frutta secca; risalgono vere e proprie zaffate di malto. Grande finale, lungo, persistente e in continua evoluzione.

Al netto di alcune differenze, ricorda molto certi vecchi Talisker, come profilo; corpo e compattezza (e dolcezza, e ruvidità) sono eccezionali, semplicemente. Capiamo molto bene le ragioni per le quali due esperti blogger come Serge e Ruben perdano la testa per i malti di questa distilleria: il nostro umile verdetto è 94/100. (update: negli stessi giorni, anche Angus di whisky-online.com ha bevuto questo malto… trovate la recensione in coda ad un articolo molto interessante, qui)

Sottofondo musicale consigliato: Tom Waits – Clap hands, dal bellissimo album Rain dogs. Buon Natale.