Bruichladdich 12 yo (2003/2015, Gluglu 2000 Whisky Club, 50%)

Ci stiamo avvicinando ad ampie falcate al Milano Whisky Festival (è il prossimo weekend ragazzi!), e dunque oggi assaggiamo un imbottigliamento di uno degli espositori storici del festival, Gluglu 2000 Whisky Club, vale a dire la creatura di Mauro Leoni – per tutti Glen Maur. Solo un matto come lui poteva fare un imbottigliamento del genere: è un Bruichladdich di 12 anni, distillato nel 2003 che negli ultimi sei mesi ha fatto prima un passaggio in Octaves (botti piccole) refill sherry, sia Oloroso che PX, e poi si è fatto altri 15 giorni di marriage in uno sherry butt. Carta d’identità complessa, mettiamolo alla prova del bicchiere.

N: la prima impressione è quella di un malto sia griffato dallo sherry che fiero su una certa purezza maltata minerale. Come descrittori abbiamo un mondo di pasticceria calda: crostata di pesche, un chiaro sentore di frollini alla marmellata di mela, magari un po’ bruciacchiata… e scriviamo così solo per non citare i “cuor di mela”; poi marmellata di fichi. Molto scuro, pesante, con qualcosa di tostato e con una agrumatura da arancia candita; frutta di Martorana (marzapane). Chiudiamo con quella splendida venatura lievemente torbata, minerale, sporchna, in pieno stile Laddie.

P: primo impatto, prima sorpresa!, con un’inattesa nota di zolfo, molto sporca ma allo stesso tempo intrigante. Questa nota (anche cuoio, diciamo) si integra con un profilo molto interessante, appiccicoso e bruciacchiato di liquore all’arancia, di crostata alla frutta, tarte tatin, miele… il tutto sempre tenuto assieme da quel filo di zolfo, come di una candela appena spenta. Ancora arancia.

F: paraffina e fiammifero spento si stagliano nettamente sull’agrume (arancia essenzialmente).

Sicuramente un po’ disarmonico tra naso e palato, si gioca questa relativa incoerenza per stupire il bevitore e, alla fine, vince lui. Lo scotch ci piace perché è imperfetto, e questo Bruichladdich esibisce la sua l’imperfezione con orgoglio: quelle note sulfuree non coprono e non cancellano la lussiorosa dolcezza fruttata, e il risultato è pienamente soddisfacente. 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Bangles – Walk like an Egyptian.

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The Monkey Whisky Tasting, vol. 2 (11.3.17)

Che l’interesse nei confronti del whisky sia in costante crescita è testimoniato dal proliferare di iniziative, proposte dall’alto e soprattutto dal basso, tese a diffondere il Verbo del Malto e della sua sbevazzata consapevole (ma fino a un certo punto, ché qua vogliamo divertirci). Tra i fenomeni recenti ci piace segnalare il Monkey Whisky Club, gruppo segreto e semi-carbonaro che da inizio anno, grazie alla verve e alla passione di Andrea, sta organizzando serate di degustazione molto belle, all’insegna della scimmia sulla spalla e dell’edonismo. Lo scorso 11 marzo abbiamo partecipato al secondo appuntamento, e oggi veniamo a dar conto di quanto s’è bevuto. Oltre ai cinque whisky che vi trovate quasi recensiti qui sotto, abbiamo assaggiato anche un Caol Ila 25 anni di Silver Seal e quell’ottimo Longrow in Barolo… Mica male, no?

Santis Malt (OB, 40%), l’oggetto del mistero proveniente dalle Highland svizzere (?) e invecchiato in botti di birra, alla fine si è rivelato essere un discreto dram, dolcione e molto vanigliato, con un onesto sapore di whisky. Delle botti di birra non c’era traccia e forse è molto meglio così: 78/100.

Timorous Beastie (2016, OB, 46,8%): Douglas Laing ci ha preso gusto e continua nella creazione di Nas dal concept molto catchy. Questa bestiolina è stata costruita utilizzando solo single malt delle Highlands, tra cui quelli provenienti da Dalmore, Glen Garioch e Glengoyne. In realtà, pur avendo appena citato tre distillerie famose per un uso massiccio di barili ex sherry, il Timourous è un whisky molto bourbonoso, con vaniglia e spiccati sentori di erica. Affascinano le note minerali e un leggero velo di torba su un profilo di sincera gioventù: 82/100.

Glenrothes 24 yo (1989/2013, Cadenhead’s Small Batch, 56,9%): l’imbottigliatore più antico di Scozia ha selezionato un paio di barili ex-bourbon di Glenrothes e li ha assemblati per questo potentissimo Small Batch – un whisky dal corpo monstre, con un’intensità fruttata devastante tutta giocata su pesche sciroppate, albicocche, ananas… Notevole anche il lato cremoso e vanigliato, tutto esaltato da una gradazione alta ma inavvertita. Forse il migliore della serata: 88/100.

Buichladdich The Organic Ed. 2.10 ‘Mid Coul’ (2012, OB, 46%): la fantasia di questa distilleria arriva perfino a concepire imbottigliamenti ‘single field’, con orzo proveniente da una singola azienda agricola. Al di là della spericolata operazione di marketing tutta tesa all’esaltazione del terroir, questo Laddie è fondamentalmente onesto, molto maltoso e un poco burroso, anche se abbastanza naked. Un filo di torba. Semplice ma gradevole: 84/100.

Nikka Black (2016, OB, 43%): si spazia dalla Svizzera alla Scozia, senza disdegnare una trasferta intercontinentale per assaggiare uno degli imbottigliamenti del core range di Nikka. Il Black è un vatted delle distillerie Yoichi e Miyagikyo che si presenta con un corpo e bello beverino. Ci piace il suo carattere ruffiano, con tanta frutta matura (pesche e mele rosse). L’apporto della torba è evidente e soprattutto sul finale esplodono le spezie (noce moscata): 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Eugenio Finardi – Scimmia.

Bruichladdich 12 yo (2003/2015, ‘Rest & Be Thankful’, 59,3%)

A voler decrittare le frasi esibite nel catalogo dell’importatore, sintatticamente avanguardistiche se vogliamo, Rest & Be Thankful è azienda fondata nel 2010 con una linea diretta con Bruichladdich; imbottigliatore indipendente, seleziona e mette in vetro soprattutto malti distillati davanti a Lochindaal, cosa che ci fa particolarmente piacere, dato che Bruichladdich è distilleria che abbiamo nel cuore. Miscela di due botti, una sherry, una bourbon; online costa circa 85€.

aug15-bruichladdichrbetN: rispetto al Bere Barley che abbiamo appena mandato in soffitta, questo è simile ma diverso, più caldo… Le componenti non sono radicalmente diverse, ma mutano gli equilibri: spicca anche qui, in primo piano, una bella marinità, con alghe in grande evidenza. Il grado alcolico tende a chiudere un po’, ma non riesce a tarpare le ali al malto: un bel cereale caldo, in forma biscottata (non più sotto la foggia del ‘distillato bianco’ come nel BB). Qualcosa di crema pasticciera e mela gialla (e la meringa, non la diciamo? giusto, diciamola). Il limone, anche, per non farci mancare la spruzzata d’agrume. Un apparente velo di torba, minerale e non fumosa, avvolge il tutto.

P: l’intensità è clamorosa ed esplosiva, supportata dal grado pieno, e il corpo è veramente di una pienezza eccitante. La sapida marinità retrocede un poco, lasciando più spazio al limone (scorzetta) e quell’atmosfera rarefatta minerale… Ma, come direbbe Anna Oxa, è tutto un attimo: è tutto un attimo e una dolcezza maltata e intensamente fruttata (vaniglia e mela), con riferimenti a entrambe le botti coinvolte… Riferimenti che letteralmente esplodono se si aggiunge acqua, con note di gelato Malaga (vaniglia, crema, uvetta…), perfino di melone. Molto buono, l’acqua esalta anche il lato minerale/torbato.

F: prosegue la gioia del palato, replicandone le velleità più fruttate (il melone ci ha folgorato).

Proprio buono, molto buono: d’altro canto Bruichladdich lavora bene, si sa, ma non è scontato che si sia in grado di scegliere le botti giuste. I nostri nuovi amici di Rest & Be Thankful avranno le loro entrature e le loro competenze, e mettono in vetro una splendida miscela di due botti differenti, integrando molto bene tutte le diverse anime di Laddie. 89/100, non male come esordio.

Sottofondo musicale consigliato: Ghali – Ninna nanna.

Bruichladdich ‘Bere Barley’ 2006 Kynagarry Farm (2014, OB, 50%)

Bruichladdich da anni sperimenta nel solco della tradizione (possibile? Sì) e non solo: in questo caso, ha puntato sul concetto forte di terroir, selezionando delle fattorie di Islay per coltivare varietà di orzo ‘desuete’ (il celebre Bere Barley) e produrre del whisky davvero locale, a chilometro zero – a differenza di quasi tutte le altre distillerie dell’isola, a parte Kilchoman. Questa è un’edizione limitata per il travel retail, di otto anni circa (2006/2014), con orzo coltivato nella Kynagarry Farm. Avevamo già assaggiato una versione del Bere Barley, vediamo com’è questa…

schermata-2017-02-08-alle-22-33-00N: eccezionale la mancanza di alcol a questa gradazione, e tuttavia ha una pungenza minerale e ‘da distillato’ incredibile: insomma, la nudità del distillato giovane non porta con sé squilibri alcolici. Consegna ciò che promette in etichetta: l’orzo maltato è leone nel bicchiere, accompagnato da un senso di agrumato spiccatissimo, tra le scorze miste e un limone forse predominante; canditi, tanti, e anche tanto zenzero. Dopo un po’ emerge anche una timida e piacevolissima frutta gialla (mela?). Completa il quadro una favolosa austerità marina e minerale, veramente isolana. Dopo un po’, tende ad aprirsi e ‘addolcirsi’, con note di pastafrolla.

P: parte forte, cavalcando una bella gradazione. Sulle prime prosegue l’austerità, con note minerali, marine (pare di sentire il sale dell’acqua di mare); ancora il distillato in primo piano, con canditi, note di lieviti, di mollica di pane. Poi, mentre avvolge la bocca, scoppia una bomba, per certi versi inaspettata, di mela e pera molto intensa e zuccherina; forse anche qualcosa di tropicale. Semplice e bifase, ma ben congegnato.

F: la bocca si ripulisce e torna come nuova, sciacquata da una mineralità che sembra di stare in stireria (amido), dall’orzo e forse perfino da un lievissimo filo di fumo di torba.

Il naso resta molto naked, mentre il palato complessivamente si fa più dolce e fruttato, forse più equilibrato, in assoluto. Di certo, resta impagabile la bontà dell’ode al malto: 84/100. Grazie a GPP per il sample, e grazie per tutto: ci dispiace non riuscirei ad essere con voi a Ospitaletto questo weekend, ma col cuore siamo lì!

Sottofondo musicale consigliato: Enrico Ruggeri – Non c’è Penelope.

Bruichladdich ‘The Laddie’ 8 yo (2015, OB, 50%)

Espressione esclusiva per il Travel Retail (vale a dire che te lo compri solo in aereoporto, e se non viaggi devi stare muto!), il Laddie 8 è l’unica versione di Bruichladdich a riportare l’età dichiarata in etichetta – ma il core range della “distilleria progressiva” è talmente variegato e ricco di espressioni particolarissime e tendenti all’artigianalità che tanto ci piace (i vari vintage della serie Bere Barley e Islay Barley, ad esempio) che proprio non ci sentiamo di stigmatizzarla. Ne abbiamo preso un campione alla Bowmore House, albergo che ci ha ospitato nel nostro ultimo viaggio scozzese.

schermata-2016-10-24-alle-23-36-59N: note esplicite, fin dall’inizio, di malto (lo definiremmo ‘croccante’ solo per il gusto di indispettire i nostri lettori più esigenti), di cereali, di corn flakes magari zuccherati. Si sente che il complesso è giovane, con un lieve sentore di lieviti (suona come un gioco di parole ma è così), di mash tun. Note fruttate anche, soprattutto pere e mele, ed un leggerissimo velo di vaniglia. Il tutto è come racchiuso da una brezza di mare, da un qualche odore di pesce, ma come in lontananza. Una bella salamoia. Biscotti al burro.

P: qui il lato costiero si prende la briga di aprire le danze, con un primo impatto ancora leggermente sapido e piuttosto minerale,  di certo con qualche ricordo di burro e poi di buccia di limone (anzi, del bianco del limone: avete presente?, un po’ amaro…). Poi il lato maltoso e dolce esplode, letteralmente, anche grazie alla gradazione importante: molto vario, va da una bella vaniglia a note fruttate, di pere, mele, anche qualcosa di più caldo – perché ignorare la confettura d’albicocca?

F: lungo e pulito, molto intenso; maltoso, maltosissimo, ancora burro salato.

A noi piacciono tanto i nuovi Laddie, che ci possiamo fare. È pulito ma minerale, è giovane ma esibisce una bella complessità… Si dice sempre che quando si assaggia un whisky in Scozia bisogna stare attenti, perché è sempre più buono di quando lo si riassaggia a casa: questo non è il caso, per fortuna, avanti con un 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Animals as leaders – Aritmophobia.

Bruichladdich ‘Masterpieces’ 2002 (2015, Speciality Drinks, 60,2%)

Andando allo Spirit of Scotland, lo scorso marzo, in treno abbiamo sbevazzato qualche dram – come riscaldamento, noi professionisti ci teniamo – insieme ad alcuni amici: Federico, il prode scribacchino di whiskysucks, ci ha fatto assaggiare un Bruichladdich ex-bourbon selezionato da Sukhinder Singh, cioè Mr Whisky Exchange, e imbottigliato nella sua serie ‘personale’ sobriamente chiamata Masterpieces. A 300 all’ora su Italo ci era parso molto buono, vediamo se adesso, fermi, ci piace altrettanto.

brusdl2002N: a dispetto della gradazione monstre, non è certo inavvicinabile, anzi: domina la scena una spaventosa vaniglia dalla botte, con mostruose note di crema pasticciera. Ci spingiamo a dire che forse, sul proverbiale pasticcino alla frutta, sieda un pezzetto di ananas. Marshmellow. Un naso burrosissimo, e una bella mela gialla matura (e qui le strade tra noi e Federico si divaricano inconciliabilmente, dato che lui la mela gialla la sente acerba). La botte non fa prigionieri, e quelle note leggermente minerali di distilleria sono qui pressoché assenti. Con acqua, non muta moltissimo: aumenta il marzapane.

P: l’alcol qui si sente di più, ovviamente. Coerente con il naso, ma sorprendentemente più vario e più composito. La vaniglia dominante riesce qui temperata da una bellissima acidità, che sfocia ampiamente nel tropicale: maracuja, ancora ananas, cocco, pesche sciroppate… Anche un bel po’ di mandarino, se vogliamo, e sì, vogliamo. Forse anche un velo di sale, a complicare il profilo. Ancora burro. L’acqua non ne intacca la struttura ma gli giova, rendendolo più bevibile, amplificando un po’ il lato fruttato e svelando note un poco erbacee.

F: strano ma vero, ma è un finale lungo e tropicalissimo… Quando invece, di solito, queste suggestioni restano vive soprattutto al palato.

Ci è piaciuto tanto, tantissimo anzi: intenso, tropicale, molto particolare con quell’acidità e quel burro che, soprattutto al palato, rendono l’esperienza davvero meritevole. Forse è relativamente ‘semplice’ rispetto ad altri imbottigliamenti, ma a noi che ce ne importa: ci è piaciuto tanto, quindi 90/100 (nonostante le insanabili differenze di veduta sulla mela, è lo stesso voto di Federico, che quasi ci dimenticavamo di ringraziare per il sample).

Sottofondo musicale consigliato: Arctic Monkeys – Red right hand, cover di un pezzone di Nick Cave.

Bruichladdich 11 yo (2003/2015, Milano Whisky Festival, 46%)

Abbiamo iniziato l’opera, pare brutto lasciarla in sospeso: dopo il Bruichladdich in bourbon, selezionato dal Milano Whisky Festival tramite Whiskybroker, assaggiamo oggi il fratello maggiore, un 11 anni ex-sherry imbottigliato al grado ridotto di 46%. Siccome non esistono immagini in rete di queste bottiglie (ci sentiamo anzi di suggerire ad Andrea e Giuseppe di rimpinguare coi loro imbottigliamenti, ormai tanti e prestigiosi, il database di whiskybase, perché le informazioni sulle loro bottiglie restino disponibili anche a distanza di tempo: il bello dei cataloghi è che sostituiscono la memoria per chi ne è privo come noi!), ‘rubiamo’ la foto dell’etichetta all’amico Giorgio di uischi.it.

bruichladdich-mwf-11y-2N: molto aperto ed espressivo. La botte di sherry è inconfondibile perché ha dato quelle tipiche note di cuoio, liquirizia, carruba, cioccolato ed erbe (ricorda quasi certi bitter)… Leggermente sulfureo, ma in modo positivo: arancia molto matura. Frutta cotta mista (prugne e mele). A dispetto dei descrittori, però, si presenta come molto fresco, pimpante, con anche venature di frutta fresca (fragolina?) e un malto ben cerealoso (fette biscottate?). Qui e là ci sembra di sentire un che di burroso e tostato (arachidi tostate: suggestione che forse dà conto anche di una certa salinità isolana, tipica di Bruichladdich).

P: la prima, folle immagine che ci folgora è di bacon innaffiato di sciroppo d’acero! Terminata questa reverie, rinsaviamo e riconosciamo tanta tanta liquirizia, cuoio ancora, arancia rossa succosa; in contemporanea, una dolcezza appiccicosa, molto grassa, come di zucchero di canna, di toffee e ancora frutta cotta (pesche ed albicocche quasi andate, molto mature). Un fil di fumo qui innegabile.

F: un guizzo maltato e sulfureo (cerini), su un tappeto di zucchero di canna.

Decisamente buono, privo di veri difetti, ha note sottilmente sulfuree al naso che donano profondità e complessità (sapete che ci piacciono i nasi ‘sporchi’) ad un profilo che invece, al palato, presenta una dolcezza pesante, greve, che non riesce però a zittire la mineralità torbosa del distillato. Mentre lo assaggiavamo, ci veniva in mente uno Springbank un po’ più pulito; questo già pare un complimento, e probabilmente tra i due imbottigliamenti del MWF 2015 ci orienteremmo su questo, che ci convince appena un poco di più. 86/100: trovateci un 10 anni così composito e… lo assaggeremo. Bravi, come sempre, Andrea e Giuseppe!

Sottofondo musicale consigliato: Smoke city – Underwater Love.

Bruichladdich 10 yo (2005/2015, Milano Whisky Festival, 55,2%)

Il Milano Whisky Festival, si sa, è un’istituzione nel mondo del whisky in Italia: Andrea e Giuseppe sono stati i primi a darci informazioni sul single malt quando eravamo (più) giovani (di quanto non siamo adesso, e comunque adesso siamo ancora giovani, ok?); ci hanno riempito i primi samples, quando in Italia nessuno li usava; ci hanno regalato una quantità inestimabile di aneddoti sul whisky e sui suoi appassionati, sulla Scozia, sulla Milano che non c’è più, su certe indimenticabili bottiglie di Ardbeg 12 in sherry consumate ai bordi del Naviglio… L’importanza del Milano Whisky Festival, e non solo per noi, è difficile da misurare o da rendere in parole, anche per noi amanti di un’aggettivazione sopra le righe. Assaggiamo ora i due whisky che Andrea e Giuseppe hanno selezionato per la decima edizione del MWF: entrambi Bruichladdich, il primo è questo single cask ex-bourbon di 10 anni, imbottigliato a grado pieno.

N: un pasticcino di naso, nel vero senso della parola… Domina sovrana infatti la botte, con note di crema pasticciera, di pastafrolla, di frutta gialla (banana): e pensare a un pasticcino alla frutta è d’obbligo. Tanta vaniglia quindi (pandoro!), e tanto cocco. Completano un profilo sì giovane e relativamente semplice il limone e un bel malto ruspante, bello fresco ma non ingenuo (pane e un velo di canditi).

P: ripartiamo dall’ultima cosa, muovendoci in un contesto in cui l’alcol comunque non sta nascosto. Il distillato qui è più evidente, con note di pane, limone, susina gialla e soprattutto spiccate note ‘vegetali’ di cereale, di malto. Per far esplodere la dolcezza serve la giunta di un po’ d’acqua, che apre un cocco clamoroso e la vaniglia, e sviluppa anche note di frutta secca veramente persuasive, con mandorle sugli scudi. Con acqua è molto buono ed equilibrato.

F: limone, malto e frutta secca; ancora una vaniglia delicata.

A buon intenditor, poche parole: si tratta di un Bruichladdich facile ma non per questo poco convincente. Più ‘maltoso’ del previsto, regge l’acqua molto bene ed anzi pare richiederla per lasciarsi assaporare appieno; bravi Andrea e Giuseppe, ancora una volta avete scelto un ottimo malto, oltretutto andando controcorrente e scegliendo un whisky di Islay non torbato… 85/100, a venerdì per la recensione dell’imbottigliamento ‘gemello’ in sherry.

Sottofondo musicale consigliato: Jazz Lag – Sassolino nella scarpa. Guardatevi il video, ascoltatevi tutte le loro canzoni e leggetevi il cappello introduttivo…

Bruichladdich ‘The Classic Laddie – Scottish Barley’ (2014, OB, 50%)

Oggi è il giorno di Star Wars, tutti lo sanno: anche noi non ci siamo distratti ed anzi oggi assaggeremo un whisky che, appunto, ha uno strettissimo legame con la saga di George Lucas e Chewbecca: infatti, non c’entra niente. Sorprendente vero? Fantastico! Assaggiamo la versione Classic Laddie – Scottish Barley di Bruichladdich, ovvero un NAS di botti di Laddie (ci intendiamo, no?, la versione ‘base’, non torbata, di Bruichladdich) selezionate da Jim McEwan: whisky distillato da solo orzo scozzese, invecchiato in quercia americana, di fronte al Loch Indaal, imbottigliato a 50%. Il claim è “we believe barley matters”, e ci piace tanto.

Mar15-BruichladdichScottishBarleyN: già da una prima snasata pare ‘dolce’ ma affilato, senza concessioni alla ruffianeria. Innanzitutto, spicca un lato oleoso e minerale quasi inaspettato, in un whisky che fieramente si presenta come ‘unpeated’, con note marine e appunto minerali, di roccia bagnata, di scogli. Poi però cresce il lato fruttato, cremoso, cerealoso: note di corn flakes e di miele millefiori, di pasta di mandorla e gelato alla banana; di pesche e orzata. Un che di ‘stireria’, di amido.

P: se esistesse un corn flake salato (e forse esiste, chi lo sa, non abbiam voglia di googlare) saprebbe certamente di Laddie Scottish Barley. Replica benissimo la dicotomia del naso, con corpose sorsate di ‘cereale minerale’, con un miele ed una frutta gialla intensi che si lasciano avvolgere da un abbraccio di sapida acqua di mare. Complessivamente, la dolcezza retrocede un po’, col suo portato di frutta gialla da pasticcino (che al naso ci era parso plausibile rappresentarci con: banana), lasciando spazio alle ondate marine e minerali.

F: pulitissimo; elegante, ma non privo di una intrigante mineralità; ancora mare e banana non troppo dolce.

Eccellente e beverino, piacevolissimo: e i nostri amici che, dopo un weekend di sci a base Laddie S.B., hanno razziato un’enoteca comprando tutte le bottiglie rimaste (costa meno di 50€…), sono lì, sbronzi in un angolo a dimostrarlo. A parte tutto, come quasi tutti i Laddie che abbiamo assaggiato mostra una splendida rotondità cerealosa, cui si abbina un lato spigoloso, marino e minerale, roccioso, che ci piace tanto tanto. 86/100, e forse è poco.

Sottofondo musicale consigliato: Moondog – Enough about human rights.

Bruichladdich 15 yo (anni ’90, OB, 43%)

Di recente ci siamo imbattuti in un’enoteca nascosta, in un piccolo paesino della Toscana… Entrati in cerca di un vino da regalare a qualche parente, sommerso dalla polvere, in un angolo dimenticato del ripiano degli amari, malinconico ci guardava un tubo di cartone verde scuro; non abbiamo saputo resistere al sommesso grido di dolore che da lì proveniva, e con spirto caritatevole abbiamo deciso di portare via quella povera bottiglia, segregata da almeno 20 anni in quel girone infernale (in mezzo agli amari, dico io, agli amari! inaudita violenza! immotivata ferocia!). Trattavasi infatti di un Bruichladdich 15 anni, nell’edizione anni ’90, prima che la distilleria venisse ripresa in mano da Murray McDavid e Jim McEwan. Non abbiamo resistito oltre, e appena arrivati a casa abbiamo stappato, versato…

bruob.15yov2N: un naso molto caldo, molto aperto ed aromatico: il profilo è dominato dal calore del malto, biscottato e brioscioso, con decise e gradevolissime note di confettura d’albicocca. Vicine troviamo note di prugne cotte, anche di un poco di uvetta; e ancora mele e pere, una rotondità di vaniglia, anche di toffee. Qui e là abbiamo rintracciato percorsi di mele e pere. Unica uscita dal selciato è per una legnosità lucida (nel senso di lucido per legno) e per lievi note di brezza marina, appena accennate.

P: il palato segue linearmente le indicazioni giunte dal naso, e si divide tutto tra una morbidezza fruttata e vagamente maltosa (qui si sentono, lievi lievi, più note ‘giovani’, a dispetto dell’età, vale a dire note di ‘distillato nudo’: quindi canditi e un vago senso di cereale in fermentazione). Ancora una lieve nota marina (ma non propriamente sapida: è più un senso di umidità da barca, anche se ci rendiamo conto che detto così…) accompagna armoniosamente un miele davvero piacevole. Questa suggestione di aghi di pino, verso il finale, è un sogno, forse?

F: non lunghissimo, tutto sul malto e su un senso vago di miele salato.

Questo 15 anni non gode di buona fama: Serge gli dedica solo un 76/100, e lo elogia solo perché, per contrasto, meglio risalta il buon lavoro fatto dalla proprietà successiva. Noi, che siamo poveri di spirito e deboli di pretese, non sappiamo nascondere le nostre perplessità dinanzi a tale giudizio: non sarà certo un mostro di complessità, ma ci pare un whisky fresco, piacevole, senza note negative. Diremmo dunque 85/100: sarà solo frutto dell’entusiasmo per il felice ritrovamento?

Sottofondo musicale consigliato: Beth Hart & John Bonamassa – I’d rather go blind.