Bunnahabhain 25yo (1989/2015, Wilson&Morgan, 46,6%)

Bunnahabhain e Wilson & Morgan: un’accoppiata vincente, come sanno i frequentatori dei festival di whisky italiani. Tempo fa noi avevamo assaggiato un mostruoso 42 anni veramente da panico, e alcuni batch del celebre e fortunato “House Malt” nascondevano proprio del distillato di Bunna. Questo è un single cask imbottigliato tre anni fa da W&M: gli angeli si son presi una bella sbronza, se pensiamo che a 25 anni di età la gradazione è a poco più di 46%. Grazie ad Andrea, scimmia sovrana del Monkey Whisky Club, per il sample!

N: profilo complessivamente fresco, seppure dalle tinte forti e dagli aromi intensi. Sicuramente un po’ di miele, poi frutta cotta, brioscia all’albicocca, pasta di mandorle. Non si può tacere il lato minerale, con pennellate di cera d’api, di terra bagnata, perfino un filino di fumino acre di torba. Seducente e affilato come sanno essere i Bunna di mezza età.

P: pur se a una gradazione naturalmente bassetta, si regala un corpo di tutto rispetto. Sorprende come quelle suggestioni minerali del naso qui si facciano ben più concrete, tramutandosi in solide realtà: tanta sapidità, sensazione di terra bagnata in aumento e ancora un po’ fumante. La dolcezza è succosa, sottile, con un po’ d’arancia (e scorzetta di) e una frutta giallarancione (al limite del tropicale: mela, succo pesca e mango con goccia di latte – non giudicateci). Ancora brioscina e miele.

F: rimane la cera, torna il fumo delicato ma alla grandissima, persiste la dolcezza da succo d’albicocca.

Anno dopo anno, bevuta dopo bevuta, Bunnahabhain si va affermando come una delle nostre distillerie preferite tra quelle isolane: unendo la rotondità e la piacevolezza a degli spigoli minerali e marine il risultato è spesso fantastico, e questo single cask non fa decisamente eccezione. Seducente e affilato, abbiamo scritto al naso, e confermiamo il giudizio: entusiasti incidiamo nella pietra il nostro 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Stoned Jesus – Thessalia.

Feis Ile 2018 Tasting #2 – Whisky Club Italia

Dopo le prime quattro chicche del Feis Ile 2018, completiamo il tour isolano con altri tre imbottigliamenti e le nostre stringate emozioni/impressioni. Con l’occasione ringraziamo ancora WhiskyClub Italia per aver dato la possibilità di assaggiare gli imbottigliamenti del Festival a tanti appassionati, la cui sola colpa è stata quella di non aver avuto per tempo la geniale intuizione di farsi una settimana di delirio whiskyco (?!) su Islay.

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Bowmore 15 yo Feis Ile (2018, OB, 52,5%)

Un po’ carico, il legno è molto presente e la prima sensazione è di una dolcezza bruciacchiata un po’ ‘troppa’, di mastice: e però si alza (e cresce di brutto) quella nota tropicale, di maracuja salata, che ci fa esplodere. Liquirizia dolce. Tostato, brioche dolce. Con acqua esce il floreale (si dice lavanda, buganville) Al palato l’esplosione tropicale è devastante, poi toffee e caramello. Un po’ di cicciolato bianco. Ricchissimo ma semplice. Piacevolissimo, l’acqua alleggerisce il naso e smarmella di toffee il palato. Il finale si chiude curiosamente su una combo di aringa affumicata e aghi di pino.
Mah. 86/100

Kilchoman 11 yo Feis Ile (2018, OB, 55,5%)

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Naso di pera (in ogni sua forma) e ostriche e scarpe di gomma. Lime, limone, limonata zuccherata. Sulle prime un po’ strano, si normalizza man mano che passano i minuti, lasciando svenire le suggestioni mentolate. Al palato è coerentissimo, con in più una vaniglia spiccata. Sarà che è il sesto, ma il fumo è molto leggero, in disparte. Buono, ‘banale’ ma di una banalità straordinaria. 87/100
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Bunnahabhain 2007 Feis Ile (2018, OB, 59,5%)

Il naso è unico. Note di paprika, worchester, tabasco chipotle e bbq sauce. Paprika affumicata. Grasso di porco. Liquirizia. Il palato mostra l’alcol, resta molto dolce e ricco di fumo intenso. Pieno, molto avvolgente, mentre al finale (breve) restano molto bbq e fumo. 86/100, ottimo ma monotono. Ma che naso…

Sottofondo musicale consigliato: Ulver – Southern Gothic

Bunnahabhain 28 yo (1989/2017, Antique Lions of Whisky, 41,3%)

La triade Silver Seal/Whisky Antique + Lion’s Whisky + Sansibar colpisce ancora: lo scorso fine settimana a Limburg è stata presentata la terza serie di imbottigliamenti di Antique Lions of Whisky, a tema animale, che comprende dei pezzi pregiati – ma ne parleremo. Oggi vogliamo guardare al passato prossimo del gruppo di imbottigliatori, mettendo alla prova dell’assaggio un Bunnahabhain del 1989 (annata fausta per la distilleria, si sa) maturato per 28 anni in una botte ex-sherry. Il colore è dorato chiaro.

N: e questo sarebbe un barile ex-sherry? È un profilo molto delicato, e che francamente, se assaggiato blind, non avremmo mai e poi mai ricondotto a una botte ex-sherry, di quasi trent’anni oltretutto. Dominano fin dall’inizio note di fiori bagnati davvero di grande intensità; accanto, frutta tropicale, per lo più candita (ananas e papaya). Mela gialla, molto presente. Ci sono sentori erbacei molto spiccati (e ci viene in mente il timo), poi tanto tanto limone… Inoltre suggestioni di pane, di lievito, di farina impastata. Col tempo si ‘ingrassa’, ed emergono suadenti note di pastello a cera.

P: l’impatto, a questa gradazione, è molto piacevole, è ancora bello pieno. Ancora la cera, quella patina umida; poi un poco di frutta tropicale, piuttosto zuccherina (di nuovo papaya), anche se in disparte. Orientato molto verso l’agrume, e il limone in modo particolare, forse il sentore dominante qui al palato. Anche burro… Torta al limone?, ma non la torta Paradiso, quelle non tanto dolci, con tanta scorza di limone… Resiste poi una nota vegetale, anzi floreale, che ci fa venire in mente la rosa (e la marmellata di rosa). Tutte queste caratteristiche si sovrappongono però, in modo straniante, a un senso di distillato giovane, molto pulito, molto nudo e vegetale.

F: e il finale, infatti, è un tripudio di sobrietà, ancora con limone, rose, quasi un senso di mineralità.

Molto strano, senti che è un whisky “lasciato lì”, certo non era frutto di una politica dei legni aggressiva come quelle in voga oggidì. Molto complesso, molto difficile anche, pieno di spigoli austeri che distrattamente si potrebbero confondere con della immatura gioventù. Oscilla continuamente tra la promessa in fine frustrata di una dolcezza tropicale, rotonda e intensa, e gli spilli dei lieviti, dello spirito, della cera e dell’erbaceo: difficile dunque, e per questo molto stimolante. In sintesi, a noi è piaciuto 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Anggun – Snow on the Sahara.

Bunnahabhain 20 yo ‘American Oak’ (1997/2017, OB Feis Ile 2017, 52,2%)

Già che eravamo a Bunnahabhain ci siamo detti: perché non assaggiare anche uno degli imbottigliamenti del Feis Ile del 2017, visto che ne è avanzato qualche campione per la vendita? Scriviamo “uno dei” perché Bunna l’anno scorso ha realizzato ben due imbottigliamenti, un torbato di 14 anni in botte di Porto ed un ventenne non torbato che ha trascorso la giovinezza in un barile ex-bourbon e poi, fatta la maturità, si è iscritto a un master di quercia americana vergine, per venire poi acclamato dottore proprio al Festival più torbato del mondo nel giugno 2017. Noi assaggiamo quest’ultimo.

N: un naso scuro, profondo, in cui l’alcol pare straordinariamente morbido e impercettibile. Molto scuro, dicevamo, con note di noce di Pecan, di agrumi scuri – ci viene in mente una scorzetta d’arancia candita e pucciata nel cioccolato fondente, ma anche una scorza macerata nell’alcol. Suggestioni speziate ondivaghe (chiodi di garofano) e a tratti una curiosa nota lieve di sedano. Un forte sentore tostato, di vaniglia, ma anche di toffee, di noce di Pecan – insomma, ricorda per certi aspetti un bourbon. Ma qualche suggestione di piccoli frutti rossi, forse di ciliegia sotto spirito. Molto nitida una sensazione complessiva di legno di castagno.

P: in ingresso soprattutto si registra un apporto di legno molto corposo, un po’ astringente e particolarmente speziato: chiodi di garofano, un velo di pepe bianco. Per lo stesso motivo, ci pare, esibisce anche un lato mentolato davvero indisciplinato. Per il resto si conferma una frutta tra l’arancia molto carica. Con acqua, si accentuano gli spigoli amari (con anche un po’ di noce moscata). Anche crema di castagne.

F: la crema di marroni perdura infinita, poi un senso di tostato e speziato.

Ci pare buono, per carità, anche se il contributo del legno è a nostro gusto fin troppo invasivo, come purtroppo spesso vediamo accadere quando entra in azione un barile di legno vergine: l’effetto è di un whisky molto carico, con tante spezie sia al naso che al palato e un’astringenza un po’ eccessiva che – nel nostro quadernetto degli assaggi – lo trattiene dalla gloria imperitura cui eravamo già disposti a consegnarlo. 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Teho Tehardo & Blixa Bargeld – A Quiet Life.

Bunnahabhain 18 yo (2017, OB, 46,3%)

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come si fa a non amare Bunna?

Bunnahabhain è una delle nostre distillerie del cuore, su Islay: tradizionalmente responsabile di whisky non torbato, rivelando così un passato incentrato sulla produzione di materiale da blended, è collocata in una delle zone più suggestive dell’isola. A pochi chilometri da Port Askaig, la strada che vi giunge – che passa pure di fronte alla nascitura Ardnahoe – è di una bellezza mozzafiato, tra laghi, torbiere, pecore, fagiani e continui saliscendi. Oggi assaggiamo il 18 anni di distilleria, difficile da reperire in Italia visto che – per ragioni legate al portfolio della proprietà – non ha ancora trovato un distributore ufficiale sul patrio suolo. Pensate che cuore!, siamo andati fino in Scozia per prenderne un campione, e questo solo per voi. SOLO PER VOI!

bunob.18yov2N: molto aperto e aromatico, rotondo. Brioche al burro, croissant all’albicocca, ma anche quelle sfogline al burro vicentine; tante note agrumate, marmellata di arancia amara. Si promette appiccicoso, con note dense di miele, di caramello; cremoso, da pasticcino alla fragola. Cioccolato fondente. Frutta varia, molto matura e quasi cotta: mele rosse, prugne. Un vago senso di aria di mare. Biscotti speziati di Natale.

P: innanzitutto, è bello pieno, con un corpo molto appiccicoso, denso. Piuttosto coerente, squaderna una arancia calda, densa, ‘marmellatosa’. Stecchetta di cannella. Ha una patina minerale e iodata, forse rivelando una leggera torbatura, che dona complessità all’esperienza. Dimentichiamo di menzionare un dolcetto burroso, che ancora diremmo brioscia.

F: medio-lungo, persistente, con scorzetta d’arancia, un lato mineral-torbato e qualcosa di dolce e burroso.

86/100, buono, soddisfacente, molto classico, rotondo e con un’adeguata complessità. La quota di barili ex-sherry, sia a primo riempimento che refill, è piuttosto evidente, così come la ‘ciccia’ di un distillato che esce dagli alambicchi più grandi e grossi dell’isola. A nostra opinione, forse preferiamo il 12 anni, che è un poco più ‘fresco’ e costa la metà. Tra i pochi ad averlo in stock, segnaliamo gli amici di Whiskyitaly.

Sottofondo musicale consigliato: Five Finger Death Punch – Wrong Side of Heaven.

Bunnahabhain 24 yo (1989/2014, Adelphi, 47,2%)

Indipendente dopo indipendente, oggi è il turno di un single cask di Adelphi, uno tra i più solidi ‘giovani’ inbottigliatori di Scozia, ottimamente rappresentato in Italia da Pellegrini. Trattasi di un barile ex-bourbon di Bunnahabhain, ventiquattro anni, una storia personale che affonda le sue radici negli indimenticabili anni ’80, anche se solo per pochi mesi.

N: iniziamo subito rilevando una nota torbata, molto leggera, in punta di piedi: ma presente, eccome se presente. Per la verità, tutto è molto raffinato e sfumato, in un ottimo connubio tra anime differenti. Innanzitutto, un lato austero, fatto di olio d’oliva, gesso, foglie fresche, fiori freschi (erica?); poi un lato zuccherino, fatto di vaniglia, torta Paradiso, fragrante ma senza essere ruffiano. C’è poi pure una parte agrumata, di limone, molto tenue: è quasi foglia di limone.

P: delicato, praticamente un balsamo. La torba è decisamente in crescita, e qui è proprio fumo. Poi, domina la dolcezza, tra fiocchi di cereale (Kellog’s) e una vaniglia pasticcera deliziosa… C’è costante una venatura di erba fresca, o meglio ‘floreale’, che difficilmente riusciamo a definire, ma che è determinante nel profilo del whisky: se fosse solo torba e vaniglia, sarebbe molto diverso. Forse una nota lievissima di cera? Diremmo anche ‘mela verde’, spiazzando per primi noi stessi. Difficile da spiegare, ma molto equilibrato.

F: una festa della delicatezza, fumo leggero ma insistente, erba bagnata, zuccherini anelati, come sopiti. E qui capiteci, se ne siete in grado.

Semplice, perché è semplice: però è bevibilissimo, beverino e molto raffinato, di una facilità difficile, manda in cortocircuito la raison d’etre e i corollari verbali di questo sito. Non è un whisky di grandi parole, ma quel che dice lo dice maledettamente bene – a differenza nostra. 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Emiliana Torrini – To be free

Bunnahabhain 23 yo (1990/2013, Silver Seal, 46,8%)

Con la recensione di oggi inauguriamo un ciclo dedicato agli imbottigliatori indipendenti, una sorta di tributo a realtà, grandi o piccine che siano, protagoniste della storia del whisky in varie epoche: c’erano Gordon & Machail e Cadenhead’s a sostenere le distillerie tra i due conflitti mondiali, acquistando loro centinaia di botti;  durante la depressione dei consumi del whisky degli anni ’80, c’erano sempre gli indie a comprare barili da distillerie allora sconosciute come Caol Ila e Mortlach, e oggi famose proprio grazie al loro interesse. E ancora ci sono ai nostri giorni decine di imbottigliatori emergenti in tutto il mondo che ci danno la possibilità di scoprire il malto prodotto da distillerie senza un proprio core range ufficiale e altrimenti destinato tutto alla composizione dei blended. Iniziamo così oggi dallo storico marchio italiano Silver Seal, la cui fama è da tempo egregiamente sostenuta da Max Righi. Di questo Bunna sono state prodotte 72 bottiglie solamente e ne esistono poi 36 imbottigliate per il Bar Metro, quartier generale milanese di Giorgio D’Ambrosio, per cui immaginiamo non servano ulteriori aggettivi se il 14 di agosto vi siete ridotti a leggere una nostra recensione di whisky in riva al mare.

SINGLE-CASK-BUNNAHABHAIN-23YO-1990-SHERRY-SILVER-SEALN: il profilo è da sherry succoso, succosissimo. Cominciamo a scrivere la frutta rossa e il chinotto, tanto per non dimenticarcene: un tripudio di fragole, ciliegie, ma anche di un qualcosa di più ‘scuro’, la cola, il chinotto, o forse meglio il tamarindo fresco. Ogni tanto, solo a tratti, affiora una nota di resina; anche una leggera nota di aceto balsamico (fragole e aceto balsamico, come nel noto spot?). Una pastiglia Leone alla violetta, o forse una manciata di miste? Molto grasso, forse anche un po’ minerale: addirittura costiero, forse? Cioccolato, anzi: after-eight. Col tempo, diventa più caldo, tra note di Pan di Spagna, di brioche…

P: che piacere signori, che spettacolo, che discesa sulla fascia, che gol! Notevole intensità e alcol del tutto mansueto. Iniziamo ancora da una frutta rossa esuberante, succosa, fatta ancora di fragole e ciliegie; rispetto al naso, pare coerente ma ci aspettavamo una dolcezza più pronunciata, e invece man mano tende sempre più verso un leggero amarognolo: cioccolato fondente, una scorza d’arancia matura, perfino dei fondi di caffè.

F: persistente; sembra banale da dire, ma c’è ancora tanta frutta rossa e un prosieguo amaricante di fave di cacao. Nocciolo della ciliegia? Eureka!

Silver Seal ci ha abituato nel tempo a imbottigliamenti di livello alto, se non altissimo. Si ha sempre la sensazione che ogni whisky sia stato scelto con calma e senza nessun tipo di assillo o vincolo commerciale. Come più volte Max ha avuto modo di dire- qui anche in un’intervista che abbiamo pubblicato- Silver Seal è “un po’ come un bambino che hai in casa e con cui giochi”, una passione personale prima ancora che un impegno pubblico; ecco questo maestoso Bunnahabhain non fa eccezione e si dispiega ricco e intenso in ogni fase. Personalmente ci ha stupito un palato che promette fuochi d’artificio di dolcezza e poi invece ripiega su sentori più austeri, quasi amari, che per quelli che sono i nostri gusti non fanno decollare la nostra valutazione, ferma comunque a un goduriosissimo 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Moderat – A new error

Bunnahabhain 12 yo (2016, OB, 46,3%)

Lanciato nel 2010, il Bunnahabhain 12 anni è diventato rapidamente un “classico”, uno di quei whisky che proprio non possono mancare nelle cantine degli appassionati – o almeno così dice Serge, e così confermano tanti fegati amici. Bunnahabhain è, per dirla in pochissime parole, la distilleria “non torbata” di Islay, e il 12 anni è la sua versione base del core range. Noi ne abbiamo ricevuto un campione da Vinatis, azienda che si occupa di distribuzione e vendita di alcolici in Francia, e che da poco ha lanciato un portale di vendita italiano: ringraziamo per l’omaggio e passiamo all’assaggio. La rima è involontaria ma un malinteso senso del pudore ci impedisce di emendare.

bunob-12yov3N: da subito molto grasso e insistente, forse anche grazie a una gradazione ridotta ma non troppo. Ci intriga immediatamente una mineralità molto spinta, non solo accennata e che anzi finisce per graffiare un profilo altrimenti molto vellutato. Così abbiamo polvere da sparo, un filo di torba e qualche nota iodata. Si diceva però del velluto e infatti seguono a ruota ricche note burrose e di brioches calde, di uvetta come anche di pesche gialle molto mature e zuccherine. Completano frutta secca (nocciole), un po’ d’arancia e legno in sherry. Noce moscata.

P: l’ingresso è assolutamente convincente: da una parte c’è una bella intensità, dall’altra si sviluppa su note molto particolari di una sottile torba vegetale, di legno leggermente tostato e tanta frutta secca (ancora nocciola). Il naso lasciava presagire un palato dominato dalla dolcezza e invece prevale un senso di dolceamaro (Serge con splendido guizzo lo descrive come un ricordo di birra Ale). Noi diciamo caramello salato. La dolcezza fruttata ha il sapore della frutta cotta e di nuovo dell’uvetta. Tanto sherry qui.

F: splendido legno salato, uvetta e frutta secca.

Un misto di diversi stili: ‘sporco’ e dolce allo stesso tempo, complesso ma immediato, riesce a mantenere un equilibrio particolarissimo tra il sapore di malto, le peculiarità del distillato e l’azione delle botti (in evidenza soprattutto la quota dello sherry). Lo stile è davvero unico, e se in passato avevamo apprezzato solo single cask di indipendenti, sempre di alto livello, ora possiamo confermare che anche gli ufficiali non puntano ad ammorbidire o ad appiattire il profilo: cosa nient’affatto scontata. Avercene di entry-level a meno di 50 euro come questo (Vinatis, ad esempio, lo mette a 48). 85/100, e tanto perché rosichiate: domenica siamo in distilleria. Ciao.

Sottofondo musicale consigliato: Cartridge 1987 – The Chase.

Bunnahabhain 34 yo (1980/2014, Silver Seal, 46,6%)

Bunnahabhain, Bunnahabhain, quante volte abbiamo provato a pronunciare il tuo nome con un pizzico di frustrazione, quante volte abbiamo guardato con sospetto a quella tua stramba usanza di rifiutare la torba su Islay, dove la torba scandisce i giorni degli uomini e delle donne. Ma oggi no, incoraggiati da una nuova creazione di Silver Seal, vogliamo darti il rispetto che meriti e buttarci con entusiasmo in questo single cask ex bourbon, dimenticato per ben 34 anni su un pezzetto di terra affiorante dall’Oceano.

Bunnahabhain-34-y.o.-1980-2014-Silver-Seal-e1429293195470N: un unico blocco odoroso monolitico e di grande compattezza. In generale è un naso bello ‘grasso’, che richiama ad esempio un panetto di burro. Poi domina un sentore di frutta molto intensa, tra mele rosse e albicocche; par di riconoscere degli accenni tropicali, sul succo di frutta misto tropicale. Tutto assai intenso e con uno standing per niente scarico dopo la lunga maturazione in botte. Una nota di lucido per legno e di profumo da donna. Confetti, marzapane e cioccolato al latte. Sfizioso no?

P: accentua le caratteristiche di maggiore rotondità e avvolge il palato con una deliziosa patina di marzapane, di cioccolato al latte e riso soffiato. Una grassa vaniglia oleosa, lievemente burrosa, con nitidi rimandi ai biscotti Walkers. Per i più cosmopoliti, ricorda anche gli snack a base di taro.

F: intenso ma non lunghissimo: lancia una sassaiola di confetti ma ritrae la mano.

Pubblichiamo la scheda di questo Bunna praticamente in contemporanea con il tonitruante istrione campano Giuseppe Napolitano, alias Il Bevitore Raffinato. Anche Giuseppe parla di vaniglia, marzapane e burro che vanno a formare un gradevole muro di dolcezza; IBR ne rimane rapito quasi fosse ‘nu babbà e assegna un voto stellare; noi, pur riconoscendo la pregevole fattura di questo single cask, rimaniamo più bassi, esclusivamente per gusto personale e un’inclinazione ancestrale verso profili più sfaccettati e meno accomodanti: 86/100 sia.

Sottofondo musicale consigliato: Fabio ConcatoGuido piano

Bunnahabhain 8 yo (2005/2014, Whiskyclub.it, 50%)

Si apre oggi una collaborazione straordinaria e impareggiabile (?) con due mastodonti della degustazione: uno è il buon Federico di whiskysucks.com, l’altro è la raffinatezza fatta palato, Giuseppe, il solo vero Bevitore Raffinato. Abbiamo deciso di bere e pubblicare ‘a blog unificati’ le recensioni di due whisky, che pubblicheremo oggi e mercoledì: si inizia da un single cask di Bunnahabhain, malto declinato nella versione torbata per la selezione degli amici di Whiskyclub.it. Peculiarità è la botte di invecchiamento: si tratta di una botte second-fill ex-Ardbeg; dato che saprete che ad Ardbeg non sanno più che farsene, delle loro botti, se non sono sufficientemente improbabili.

foto-33N: l’apporto della botte si sente eccome – o per lo meno, si sente una certa marinità assai spiccata, che da Bunna non ci dobbiamo attendere come dovuta. Indiscutibile l’affumicatura torbata, intensa ma non aggressiva, certo non scevra di impuntature acri. Giovane, ma non così scopertamente: frutta acerba, quasi ‘acida’ (uva bianca, pera, mela verde); poi un bel limone; yogurt bianco? Una sfumatura di cocco. Inchiostro.

P: molto coerente, mantiene quanto di buono il naso prometteva. Ribadisce una sapidità marina, elabora una affumicatura forse più intensa che al naso, con una torba acre molto piacevole. Poi, la frutta resta come sopra, sobriamente zuccherina e di frutta ancora acerba (pera, limone; ci viene in mente la gommosa zuccherata al cedro), con un pit di liquirizia. Completano un senso di yogurt magro ed uno erbaceo.

F: erbaceo e zuccherino; non dimenticheremmo però un fumo intenso e perdurante. Cenere.

Un whisky bianco; non così ‘canditoso’ come ci si potrebbe attendere da un tale giovinetto: questo invece mostra già di essere maturo, già evoluto, si dimena certo come un pargolo ma ha la stoffa del campione. Siamo sempre più piacevolmente compiaciuti delle selezioni di Claudio e Davide, e premieremo questo Bunna con un 87/100. L’opinione di Federico è qui, quella di Giuseppe, invece, qui.

Sottofondo musicale consigliato: GrindermanHoney Bee (Let’s fly to Mars).