Dalmore 15 yo (2014, OB, 40%)

275842229197392Dalmore è forse stata la prima distilleria a trasformarsi coscientemente in un brand di lusso (il sito master of malt definisce Dalmore “the most legendary distillery in the world, when it comes to creating stunning whisky with real provenance”), anche grazie all’eccellente lavoro del grandissimo Richard Paterson; già a partire dalla fine degli anni ’90 Dalmore ha messo sul mercato bottiglie costosissime, e continua a farlo, in effetti, attirandosi le critiche di tanti (ricordate le parole di Serge sulla serie Constellation?, una serie che tra le altre perle aveva un 19 anni finito in Porto in vendita a oltre 2000 sterline… pare anche buono, eh; epperò…). La proprietà è da tempo asiatica: prima un indiano, ora un cinese filippino la cui azienda immobiliare si chiama Megaworld Corporation, che sembra ‘na roba uscita da un fumetto, e invece. La smettiamo con l’aneddotica? Dai, sì, e mentre con la foto a destra ricordiamo la nostra visita alla splendida distilleria affacciata sul Cromarty Firth, oggi assaggiamo il 15 anni ufficiale. Colore: ramato.

Dalmore-15N: ha una bella personalità: a dispetto della gradazione è ben formato e intenso; il legno, assieme a qualche nota d’alcol, dà un bell’effetto di lucido per legno, per mobili… Generosi sentori di frutti secca (oleosità mandorlata e noce); albicocca disidratata, come frutta, poi ampia presenza di banana matura, marmellate. Tarte tatin. Sullo sfondo, lo sherry si presenta anche sotto forma di pane all’uvetta.

P: un palato di rara coerenza col suo naso: il rammarico è che qui i 40% intervengono ad ammorbidire, certo, ma anche a depotenziare un po’. In primissimo piano fin dall’attacco legno, frutta secca, uvetta e albicocca, che tutti assieme danno un senso diffuso di dolceamaro. Un palato senza guizzi ma abbondantemente sopra la sufficienza.

F: inaspettatamente lungo e ancora coerentissimo, su frutta secca e uvetta.

Quando siamo stati in distilleria, tra i vari assaggi disponibili a prezzi civili (leggi: gratis) avevamo particolarmente gradito il 15 anni: e in effetti, a riassaggiarlo con calma, ci piace ancora, anche se come al solito non possiamo non biasimare la scelta di imbottigliare a 40%… È senz’altro un whisky molto rotondo e con grande personalità, non privo di screziature da vero highlander: 85/100 e un rimpianto per i soli 40%… Con un pizzico di verve in più, soprattutto al palato, sarebbe stato un malto al #topdelsogno, ma tant’è.

Sottofondo musicale consigliato: Marcus Miller – Tightrope.

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Dalmore 12 yo (anni ’90, OB, 40%)

Torniamo nelle Highlands occupandoci di una distilleria colpevolmente poco presente sul nostro sito… E la colpa, chiaramente, è nostra, certo non dell’istrionico Maestro Richard Paterson. Assaggiamo il malto base del core range, ovvero il 12 anni: non la versione attuale, ma quella di qualche anno fa… Si tratta infatti della celebre “cream label”, ed è una boccia degli anni ’90. Sarà gloria?

Dalmore 12yo-70clN:  fin da subito molto aperto e aromatico, solo a tratti emerge una nota alcolica che stride con la gradazione. Decisamente maltoso (brioche) e forte l’apporto dello sherry: caramello bruciato e frutta rossa, indistinta. Spicca una gradevolissima nota di arrosto (volendo esagerare, si sente proprio il soffritto di cipolla e carota…). Semplice, certo, avvolgente e diretto, molto basato sul malto. Punte di vaniglia, uvetta, e cioccolato amaro.

P: sulle prime il corpo si rivela un po’ acquoso, poi però viene fuori bene bello cremoso e decisamente sbilanciato verso lo sherry. Ancora, quella nota alcolica lievemente stridente. Siamo ancora nel mondo di malto e brioche; poi arance, caramello, cioccolato amaro. Verso il finale, anche una punta amara ed erbacea. Chiare note di nocciole (avete presente il croccante alle nocciole? ecco). Serge dice anche ‘rosmarino’, e in effetti…

F: lungo, maltoso e pulito. Forse la parte migliore, nel senso che pare senza difetti. Ancora erbacee o, piacevole, aromatico.

Nei whisky di qualche tempo fa, anche in quelli base, notiamo sempre una predominanza del malto… Ma è un malto pieno, maturo, non acerbo come talvolta capita oggi. Certo, manca un po’ di corpo e la gradazione bassa penalizza, ma non ci sentiamo di non promuovere un whisky davvero, davvero gradevole e beverino: 84/100 sarà il verdetto.

Sottofondo musicale consigliato: Chocolate ClayFree (I’ll always be)

Dalmore 21 yo (1989/2011, Cadenhead’s, 51,4%)

La distilleria, situata nelle Highlands una ventina di chilometri a nord di Inverness, è tra quelle che meritano di diritto la visita di quanti si ritrovano a vagare sul suolo scozzese, in cerca di suggestioni alcoliche sempre più gratificanti. La Dalmore, di proprietà di White & Mackay, è infatti intelligentemente affacciata su un verde prato proprio sulla riva dell’imponente specchio di mare che fa di nome Firth. Insomma, un paesaggio spettacolare, reso ancora più gustoso da una distesa di botti esauste che si sgranchiscono un po’ le doghe proprio di fronte all’ingresso. Ma bando ai sentimentalismi! Oggi assaggiamo una botte ex bourbon selezionata da Cadenhead’s.

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N: l’alcol è un po’ pungente per ora, anche se al palato (spoiler!) questa sensazione svanirà. Ha un profilo austero ed elegante. Molto erbaceo (menta piperita, eucalipto) anche se il lato dolce del bourbon non si nasconde, con un forte influsso di pera e tropicale (ananas e un po’ di banana). Poi ancora legna tagliata, olio di mandorle e una sensazione di lucido per legno.

P: c’è estrema coerenza col naso; è bello ‘dritto’ e procede senza sterzare nè accelerare, con ancora la frutta secca (noce, mandorla) ad alternarsi a un malto tipo porridge. Rinveniamo ancora qualche suggestione tropicale, di ananas e lievi escursioni mentolate.

F: mandorle amare, ancora erbaceo e molto pulito. Non lunghissimo a dir la verità.

Non ci stancheremo mai di dir bene di questo genere di single cask. Qualcuno potrebbe obiettare che in un malto invecchiato per più di due decenni si vorrebbe ritrovare ben altra complessità di odori o sapori, oppure ben altra intensità (Serge lo definisce “young old one“)- in parte siamo d’accordo ed è il motivo per cui la nostra valutazione non si impennerà particolarmente- ma trascurare l’eleganza, l’asciuttezza del distillato sarebbe un peccato capitale, e francamente noi siamo persone di fede. Mai vorremmo urtare le divinità che riposano nel Firth: 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Tom Jobim e Vinicius de Moraes – A felicidade Ah la felicità, giureremmo di averla vista coi nostri occhi proprio sul prato della Dalmore