Edradour 10 yo (2013, OB, 40%)

Edradour è la distilleria più piccola di Scozia; e le sue dimensioni rispecchiano la sua fama, se è vero che quasi tutti gli appassionati storcono il naso al solo sentirla nominare. Ricordiamo un celebre organizzatore di festival di whisky milanesi (ehm… non facciamo nomi, eh) sentenziare “non ho mai bevuto un Edradour decente”. La vulgata vuole che quando ha acquistato la distilleria nel 2002 da Pernod Ricard, il celebre imbottigliatore indipendente Signatory Vintage sia rimasto sbalordito dalla scarsa qualità del distillato: e con lui quanti ne abbiano comprata una bottiglia in quegli anni… Pernod se ne serviva per rimpinguare blended, Signatory produce solo distillato destinato a diventare single malt, quindi dovrebbero essersi rimboccati le maniche. Noi abbiamo notato che sul sito non avevamo mai recensito prodotti della distilleria, e quindi eccoci qui, mettiamo alla prova il 10 anni ufficiale.

EdradourN: intensamente alcolico per la gradazione, ma certo non privo di aromi. Siamo su un miele piuttosto intenso, un aroma di pan di spagna, di uvetta, di torta, di caramello, di malto caldo… C’è senz’altro una buona quota di sherry: ci sono note liquorose, quasi da passito, da vin santo. Mandorla. Un che di mentolato, un che di fiori freschi. Mele cotte. Pensavamo peggio onestamente, peccato solo per un alcol fin troppo presente. Col tempo pare slegarsi un po’.

P: paro paro al naso, quanto a descrittori; in più c’è qualcosa di metallico (forse c’è una crema andata a male? ci vengono in mente quelle brioche vecchie di un paio di giorni che animano certi bar… senza arrivare alla Luisona, per carità) che rende l’esperienza facilmente dimenticabili. Non è terribile, ha più personalità di altri entry-level, ma di certo ci sono off-notes alcoliche e ruginose un po’ sgradevoli; e nel complesso, anche a valutare il corpo, pare decisamente più inconsistente che al naso. Ancora una nota mentolata.

F: ancora brioche vecchia, pan di spagna, uvetta e pezzi di rame.

Non useremo molte parole per commentare, saremo anzi trancianti: pensavamo peggio, a un naso dignitoso e quasi promettente segue un palato aggressivo, che sfonda di pochi passi la barriera della piacevolezza per insediarsi nei territori dello sgradevole. 76/100 è la nostra opinione; daje Signatory, daje.

Sottofondo musicale consigliato: Wishbone ash – The king will come.