Edradour 10 yo (2009/2019, OB, 46%)

Chi va fino a Pitlochry per dire a quelli di Edradour di togliere il cartello “the smallest distillery in Scotland”? No, perché noi non vorremmo disturbare… Il trend sempre più galoppante delle microdistillerie ha fatto sì che i 260 mila litri prodotti nel 2018 in questa incantevole e storica (1825) distilleria delle Highlands meridionali sembrino numeri da multinazionale. Al di là delle esagerazioni, di cui amiamo far uso in retorica e in svariati altri campi, è un fatto che Edradour sia una distilleria in rapida ascesa, soprattutto grazie alla crescita della qualità media degli imbottigliamenti, e che non a caso i proprietari di Signatory Vintage abbiano avviato un’espansione che porterà a breve a raddoppiare la capacità massima produttiva. Piccolo è bello, quindi, ma buono e richiesto del mercato forse è anche meglio. Oggi assaggiamo un 10 anni single cask imbottigliato da Signatory nella serie “The Un-chillfiltered Collection”, frutto dell’instancabile lavorio della botte #49 sul distillato. Il colore naturale, di un marrone-cola davvero intenso, ci mette quasi in soggezione. Ci aspettiamo bordate di sherry piovere da ogni dove.

IMG-20190919-WA0019N: e infatti è chiaramente uno sherry monster, carichissimo fin dalla prima annusata. Il barile doveva essere Oloroso, e ha donato a questo whisky note molto scure: liquirizia, fave di cacao, aceto balsamico tradizionale. Poi marmellata di frutta rossa (more, forse), ma un po’ in disparte. Tanto legno, con qualche spezia che fa capolino. Cola, un che di caffè zuccherato.

P: urca!, carichissimissimo. È talmente influenzato dal legno che sembra quasi affumicato: la prima nota che ci viene in mente è il Tabasco Chipotle (che appunto è un po’ affumicato, con anche note di aceto), poi sedano, un sacco di liquirizia, peperoncini (non perché sia piccante, ha proprio il sapore di chili). Ha una certa sapidità, poi cioccolato fondente, leggermente addolcito, marmellata di frutta rossa. Caffè.

F: lungo e sporco come il palato, ancora tabasco Chipotle, liquirizia, note salate.

Ve lo diciamo: è un whisky divisivo. Il punteggio che assegniamo (86/100) è la media matematica tra i nostri due voti: a uno è piaciuto molto per la sua stranezza, all’altro decisamente meno. Certo è una bevuta impegnativa, non è un whisky che finisci in una sera chiacchierando del più e del meno, ma altrettanto sicuramente è un profilo molto particolare, quasi unico. Tantissimo legno, tanto gusto, poco distillato. Per portarselo a casa servono una sessantina di euro di euro oppure un amico curiosone come Davide Ansalone che ne compra una bottiglia e te ne porta un sample. Grazie!

Sottofondo musicale consigliato: Wynton Marsalis – Daily Battles (Motherless Brooklyn OST)

 

Edradour 10 yo ‘Straight from the Cask’ (2007/2017, OB, 58,8%)

Un paio di mesetti fa, i fascistissimi edifici dell’Eur hanno ospitato il Roma Bar Show. Al netto del fatto che 80 anni fa col cavolo che avrebbero potuto chiamarlo così, ma al massimo lo Spettacolo della Taverna a Roma, una delegazione di Whisky Facile era presente anche lì. E fra un gin tonic e un supplì, è passata anche a far visita agli amici di Velier al loro banchetto, come sempre più libidinoso delle vetrine di Victoria’s Secret. Abbiamo trovato dietro il bancone l’ottimo Daniele Cancellara del Rasputin di Firenze, investito di una missione ammirevole: aprire ogni bottiglia senza pietà. Per aiutarlo (siamo dei samaritani nati), ci siamo fatti versare qualche chicca, fra cui questo Edradour Straight from the Cask, distillato nel 2007 e imbottigliato dieci anni dopo. Oltre ad essere stata nota finora come “la distilleria più piccola di Scozia”, Edradour è anche nota per essere poco considerata. Questo malto ha una confezione di legno e una colorazione da spremuta di legno. Vediamo se sa anche di legno.

La foto è di un altro single cask, ma internet è ostile alla precisione

N: fin dalle prime snasate, lo sherry si sente nitido, ma sotto a questa coltre il distillato resta ancora imbizzarrito e scalcia nervoso. Note di dado Liepig, tanta arancia candita, legno umido, piacevolissime punte di resina… Molto interessante. Buccia di arancia concentrata, dice qualche saggio. Curioso come l’alcol resti sempre in disparte, mai contundente – e siamo a quasi 60 gradi, eh!

P: anche qui l’alcol non si sente. Complessivamente molto piacevole in effetti, si conferma molto agrumato: l’arancia (buccia?) la fa da padrone, poi tanta liquirizia, un po’ di cioccolato, albicocca disidratata. Molto buono, forse un po’ monodimensionale. E se dicessimo “panettone”, vi sembreremmo forse sgradevoli verso il povero Giampaolo nel ricordagli quello che no, decisamente non mangerà comodamente seduto sulla panchina del Milan?

F: lungo, agrumato, per nulla allappante. Caramello e arancia.

Da quando Edradour è stata rilevata da Signatory Vintage, celebre ed eccellente imbottigliatore indipendente, la qualità dei suoi whisky è andata in costante crescita, così come la sua percezione da parte degli appassionati. E dunque dobbiamo riconoscere che sì, questo single cask di Edradour è proprio buono: come abbiamo scritto anche prima, ha forse il limite di essere molto carico (di arancia, soprattutto) e dunque di essere un po’ monodimensionale. Ma in fondo, che ci frega? 86/100, ripartiamo lunedì con un altro Edradour in sherry…

Sottofondo musicale consigliato: BowLand – Kemet.

Edradour 10 yo (2013, OB, 40%)

Edradour è la distilleria più piccola di Scozia; e le sue dimensioni rispecchiano la sua fama, se è vero che quasi tutti gli appassionati storcono il naso al solo sentirla nominare. Ricordiamo un celebre organizzatore di festival di whisky milanesi (ehm… non facciamo nomi, eh) sentenziare “non ho mai bevuto un Edradour decente”. La vulgata vuole che quando ha acquistato la distilleria nel 2002 da Pernod Ricard, il celebre imbottigliatore indipendente Signatory Vintage sia rimasto sbalordito dalla scarsa qualità del distillato: e con lui quanti ne abbiano comprata una bottiglia in quegli anni… Pernod se ne serviva per rimpinguare blended, Signatory produce solo distillato destinato a diventare single malt, quindi dovrebbero essersi rimboccati le maniche. Noi abbiamo notato che sul sito non avevamo mai recensito prodotti della distilleria, e quindi eccoci qui, mettiamo alla prova il 10 anni ufficiale.

EdradourN: intensamente alcolico per la gradazione, ma certo non privo di aromi. Siamo su un miele piuttosto intenso, un aroma di pan di spagna, di uvetta, di torta, di caramello, di malto caldo… C’è senz’altro una buona quota di sherry: ci sono note liquorose, quasi da passito, da vin santo. Mandorla. Un che di mentolato, un che di fiori freschi. Mele cotte. Pensavamo peggio onestamente, peccato solo per un alcol fin troppo presente. Col tempo pare slegarsi un po’.

P: paro paro al naso, quanto a descrittori; in più c’è qualcosa di metallico (forse c’è una crema andata a male? ci vengono in mente quelle brioche vecchie di un paio di giorni che animano certi bar… senza arrivare alla Luisona, per carità) che rende l’esperienza facilmente dimenticabili. Non è terribile, ha più personalità di altri entry-level, ma di certo ci sono off-notes alcoliche e ruginose un po’ sgradevoli; e nel complesso, anche a valutare il corpo, pare decisamente più inconsistente che al naso. Ancora una nota mentolata.

F: ancora brioche vecchia, pan di spagna, uvetta e pezzi di rame.

Non useremo molte parole per commentare, saremo anzi trancianti: pensavamo peggio, a un naso dignitoso e quasi promettente segue un palato aggressivo, che sfonda di pochi passi la barriera della piacevolezza per insediarsi nei territori dello sgradevole. 76/100 è la nostra opinione; daje Signatory, daje.

Sottofondo musicale consigliato: Wishbone ash – The king will come.