Milano Sakè Festival

Sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre si è tenuto nella suggestiva cornice della Cascina Cuccagna un evento cui mai avremmo pensato di prender parte, un po’ per pigrizia e un po’ per l’oggettiva novità qui sul suolo italico rappresentata dal misterioso fermentato di riso. E invece, abboccando alla deliziosa esca propinataci da Marco Callegari di Velier, eccoci a varcare le porte di un festival interamente dedicato al Sakè. O meglio, quasi interamente, perché lo storico importatore genovese, presente coi suoi sakè e shochu, si è apparecchiato anche un angolino tutto addobbato di whisky giapponesi e ha infilato nella due giorni milanese anche due degustazioni di whisky, a una delle quali ha ben pensato di invitarci.
Ma andiamo con ordine. Appena arrivati in Cascina Cuccagna ci gettiamo curiosi come bambini sulla birra di riso, riempiendoci la testa di informazioni: scopriamo tra le altre cose che il sakè può contenere alcol aggiunto, che può essere pastorizzato e diluito con acqua e che buona parte della qualità dipende da quanta parte del chicco di riso viene usata.

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Le cantine sono diverse centinaia e quindi non le abbiamo assaggiate tutte, ma la palma di sakè più convincente va al Katori 90, delicato e floreale, con sentori di lievito di birra e mela verde. Ci sorprende una bella acidità al palato e ci llumina la suggestione della fava di cacao, mentre il chicco di riso è bello presente e nel finale la bocca rimane molto morbida, con un senso di pulizia che invita a bere e a mangiare. Un inno ai piaceri della tavola, insomma. In generale i vari assaggi fatti durante la giornata ci hanno a più riprese emozionato, anche se l’impressione è che in Italia il sakè ne debba fare ancora di strada prima di poter essere capito e apprezzato, complice anche un prezzo delle bottiglie spesso simile a quello dei nostri vini di livello medio-alto.

Ma torniamo da dove siamo venuti, al nostro distillato d’orzo. La degustazione a cui abbiamo partecipato è stata tenuta a due teste, due nasi e due bocche da Marco e Alessandro Coggi, esperto di Giappone e di malti giapponesi, oltre che collezionista di whisky e amante dei piaceri della vita. Il contesto era quindi ideale e la degustazione peraltro piacevolmente informale (con la pericolosissima tecnica dell’automescita!). Tra i presenti segnaliamo il vincitore del Nikka Perfect Serve del 2016, il bartender Niccolò Avanzi dell’Hotel Gallia, anche lui attestato a livelli di esaltazione massima sul whisky del Sol Levante. Noi eravamo con Andrea del The Monkey Whisky Club (il nome del club dice già tutto ma se volete scoprire cosa fanno a Milano questi matti, andate sul loro sito), il quale è rimasto positivamente colpito dal The Chita: img-20171001-wa0003-537700552.jpgun single grain di casa Suntory senza età dichiarata. A 43 gradi risulta comunque bello consistente, con ricche note cremose di banana e vaniglia. I sentori di mais sono nitidi. La particolarità sta nella sua freschezza di giovincello e nel suo essere gradevolmente mentolato ed erbaceo. Lo promuoviamo con un 83/100. Per ora, da veri maestri della suspense abituati a vivere sempre sul filo di lana, vi rimandiamo a un futuro indefinito per le recensioni più approfondite degli altri whisky, che per la cronaca erano un giovane Mars Maltage Combo, un sorprendente Ichiro’s blended e lo Yoichi 10 yo.

 

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Foto di The Monkey Whisky Club

E ancora grazie a Marco Callegari per la consueta gentilezza e ad Ale Coggi per il solito buon umore dispensato a piene mani. Kanpai!

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Japanese Whisky

JapaneseWhisky

Chichibu ‘The Peated’ (2009/2012, OB, 50,5%) – 83/100

Chichibu ‘Chibidaru single cask’ (2009/2012, OB for La Maison du Whisky, cask #286, 61,9%) – 87/100

Chichibu for Silver Seal 4 yo (2010/2014, OB, 62,4% cask #659) – 85/100

Chichibu ‘On The Way’ (2013, OB, 58,5%) – 84/100

Yoichi 15 yo (2011, OB, 45%) – 86/100

Yoichi 20 yo (1988/2008, OB, 55%) – 91/100

Yamazaki 12 yo (circa 2013?, OB, 43%) – 81/100

Yamazaki 1995/2010 (La Maison du Whisky, ‘Owner’s cask’, 54.9%) – 80/100

Yamazaki ‘Mizunara’ (2013, OB, 48%) – 88/100

Karuizawa 28 yo (1984/2012, La Maison du Whisky, 59,3%) – 90/100

Hanyu 22 yo (1986/2008, Part des Anges, 58,4%) – 83/100

Hakushu Distiller’s Reserve (2015, OB, 43%) – 85/100

Hakushu 18 yo (2014, OB, 43%) – 84/100

Nikka ‘From the Barrel’ (2012, OB, 51,4%) – 83/100

Nikka ‘Coffey Malt Whisky’ (2014, OB, 45%) – 83/100

Nikka Black (2016, OB, 43%) – 86/100

Taketsuru 21 yo (2013, OB, 43%) – 86/100

Komagatake – Hombo Mars distillery (1988/2014, #557, 58%) – 90/100

Ichiro’s Malt Double Distilleries (2015, OB, 46%) – 87/100

Yamazaki 12 yo (circa 2013?, OB, 43%)

Questa è una boccia storica: di fatto è la prima ‘giapponesata’ ad essere stata commercializzata in modo massiccio nel decadente mondo occidentale, e per questo si è guadagnata uno status di tutto rispetto nel panorama del malto. Pioniere insomma, un po’ come Alexi Lalas nel Padova del 1995. Ora – o tempora o mores – anche questo Y12 è stato fagocitato dal mercato matto e disperatissimo, e sostituito da almeno un anno e mezzo da un più snello Yamazaki senza età dichiarata. Ringraziamo Alessandro, il vero brand ambassador del whisky nipponico in Italia, per il copioso sample.

N: un filo pungente, ci stupisce per dei profumi di legno fresco, appena tagliato, molto presenti fin dall’inizio. Al fianco c’è poi un’anima più decisamente fruttata, sulla mela gialla e in generale frutta ‘astratta’, tipo cesto di frutta o macedonia, forse un filino di arancia leggera. Si apre progressivamente su note più cremose, di vaniglia e crema pasticcera. Miele. Confettura di albicocca.

P: c’è un po’ quel profilo fresco e poco impegnativo del naso, tra vaniglia, miele, una frutta fresca in macedonia un po’ indistinta, dell’uvetta, e una sensazione di legno e tanta frutta secca, soprattutto nocciola. C’è anche un che di speziato, magari cannella. C’è tutto, anche abbastanza bilanciato, ma nulla spicca davvero: e l’intensità non propriamente esplosiva non aiuta.

F: abbastanza lungo, giocato soprattutto sulla frutta secca.

Fa il suo, intendiamoci: è un entry-level e come tale si comporta, con tutta la morbidezza che si conviene. Forse avevamo aspettative troppo alte, di certo ci siamo rimasti un po’ male per un profilo certo molto giapponese ma come ‘depotenziato’, con poco grip. Il prodotto c’è, è buono, per carità: non è forse il nostro dram ideale, diciamo. Siamo diventati dei fighetti? Nel dubbio, 81/100.

Sottofondo musicale consigliato: Apparat – Limelight 

 

Piove whisky (anche d’estate)

Schermata 2016-07-27 alle 11.40.22Clynelish 13 yo (1992/2005, Ian McLeod’s Dun Bheagan, 46%)

La nostra cara Clynelish tradisce raramente: e infatti il naso è un bel lecca lecca di fragola e cera, al palato esplodono burro e panna cotta… E cera e frutti rossi sono ancora lì. Davvero un bel sogno burroso, che si merita tutto il suo 86/100.

Schermata 2016-07-27 alle 11.36.59Bladnoch 20 yo Cask Strength (1993/2013, OB, 55%)

Burro, erba tagliata, frutta gialla, limone… Al palato riesce ad essere sia cremoso che molto vegetale, paradossalmente nudo e davvero molto intenso. Sembra di stare su un prato, con la spiga in bocca, una torta paradiso e una bella donna. Cosa volete di più dalla vita? Beh, magari non quest’etichetta… 88/100

Schermata 2016-07-27 alle 11.41.20Ichiro’s Malt Double Distilleries (2015, OB, 46%)

Miscela di Hanyu e Chichibu: spaventosamente intenso, mirabilmente fruttato… Mostra benissimo la qualità dei malti di partenza, in un panorama che, a livello di descrittori, ricorda un tripudio di botti ex-bourbon: banana, frutta gialla, vaniglia, note di burro. Buono buonissimo. 87/100

tobermory19_drumlanrigTobermory 19 yo (1994/2013, Douglas of Drumlanrig, 46%)

Sporco sporco, non troppo carico ma pieno di spigoli, esibisce tutte le asperità dell’Isola di Mull e del suo distillato; sia al naso che al palato resiste una nota metallica molto peculiare che talora pare prendersi fin troppo spazio; per il resto, molto erbaceo e maltoso, con un’anima di uvetta. Non la vorreste anche voi un’anima di uvetta? 82/100

Hakushu Distiller’s Reserve (2015, OB, 43%)

HakushudistilleryIeri sera alla Flair Academy di Milano abbiamo tenuto una (noiosissima!) introduzione ai whisky dal mondo: a rappresentare il Giappone abbiamo scelto l’Hakushu Distiller’s Reserve, una delle ultime espressioni della distilleria più ‘imboscata’ del suolo nipponico – imboscata letteralmente, dato che è nel mezzo di una foresta, circa a 700 metri di altitudine. Questo è un NAS, lanciato nel 2014, è ha una composizione complessa e varia: whisky leggermente torbato di 8 anni, whisky molto torbato, anche se in bassa quantità, e infine tanto non torbato maturato in botti ex-bourbon per 18 anni. Il colore è paglierino.

japan_hak16N: molto piacevole, sulle prime dominano note di pera e di mela (intense entrambe, davvero gradevoli). Cresce un senso di vaniglia, anche di mandorla (non marzapane eh, proprio mandorla verde). Ancora evidenti sono note erbacee, mentolate, ma abbastanza profonde. Un che di latte di mandorla, forse. Agrumi in crescita anche qui (limone zuccherato); gelato alla banana. A una snasata più attenta, e dopo un po’, ecco un velo di affumicato. Buono, pare unire note ‘giovani’ ad altre decisamente più mature, è particolare.

P: ottimo corpo, oleoso e masticabile; qui appare complessivamente più giovane, e innanzitutto emerge una novità: si sente più decisamente la torbatura, è affumicato anche se solo leggermente, diciamo nello stile di certi scozzesi delle Highlands. Poi ancora mela e pera, solo un velo di vaniglia – il palato è più ‘verde’, e sviluppa anche una nota salina molto piacevole e inaspettata. Cetriolo, c’è scritto in etichetta, ma noi lo troviamo solo per suggestione; in generale, si sente che è più evidente la nota cerealosa da new-make, ma questo non è un malus.

F: lungo e vegetale e torbato (qui più che nelle fasi precedenti), ancora mela verde ed erba.

Molto buono, molto convincente: a differenza di altri NAS, sia giapponesi che scozzesi, pare davvero ben costruito, con una bella struttura. Ha un suo stile, ma deve piacere: ricorda, se vogliamo, certi whisky delle Highlands per la seducente austerità complessiva, e sapete che a noi questo profilo tendenzialmente convince. Il nostro giudizio è positivo, e daremo un 85/100, magari alzando di un punto per lo stupore (già, non ce lo aspettavamo così buono!). Costa circa 80€, ma questo lo sapete già: i giapponesi costano.

Sottofondo musicale consigliato: potrà sembrare incongruo, ma checcifrega, il pezzo è bellissimo: Pino Daniele – Il mare.

Piove Whisky… vol. IV

1988__29224_zoomKomagatake – Hombo Mars distillery (1988/2014, #557, 58%)

Questo single cask è stato sfornato da una distilleria relativamente giovane, fondata nel 1985 in una località di montagna della prefettura di Nagano. Sembra uno di quei ex-bourbon first fill scuri scuri e ultra carichi: intensità pazzesca, tutti i dolci al caramello e al toffee di questo mondo, spezie e legno caldo. E lo stiamo ancora solo annusando. In bocca è tutta un’esplosione di sapori, con le spezie che raggiungono l’acme. Ma dove sono i 58 gradi? Da ricordare: 90/100.

7__82303_origKavalan ‘Concertmaster’ Port cask finish (NAS, OB, 40%)

Il naso potrebbe anche essere passabile, molto semplice con tenui suggestioni di acino d’uva e frutta rossa. Poi il palato è la catastrofe: pare acquoso e regala solo un velocissimo lampo di una dolcezza sbracata (frutti rossi e zucchero di canna) mista a una legnosità sgradevole. Ma via, facciamo i seri! 65/100.

caol-ila-17-year-old-1997-unpeated-special-release-2015-whiskyCaol Ila 17 yo “Unpeated Style” (2015, OB, 55,9%)

Ci era piaciuto l’unpeated dell’anno scorso, ci piace tanto anche questo. Molto intenso, molto minerale e a suo modo ‘nudo’, pur se con una dolcezza notevole, molto fine e trattenuta, molto da alte Highlands, diciamo. E ovviamente, dimenticate quel prefisso un-: è peated, meno del solito, ma lo è. Consigliato. 87/100

                                Mortlach 16 yo (1994/2011, Candehead’s, 54,2%)

W061_5_37261Il naso parla di un Mortlach fedele alle caratteristiche della distilleria, un po’ sporco e, come vuole la tradizione, con una nota di brodo di carne. Abbastanza nudo. Al palato la solfa (o lo zolfo?) è più o meno la stessa: è molto maltoso, vegetale e abbastanza carnoso, ma con un pizzico di cremosità vanigliosa in più ad arricchire. Cocco, pera e scorza di limone. Il profilo in realtà è di quelli semplici, ma intensi e gradevoli. Certo, vi deve piacere quella sbarazzina mortlachosità, che a noi, a dirla tutta, piace: 86/100. L’unica altra recensione sul web la trovate su Dramming, che contraddice clamorosamente le nostre impressioni e lo stronca. Però dai, un po’ di ‘carnosità’ c’è…

Nikka ‘Coffey Malt Whisky’ (2014, OB, 45%)

La distillazione continua non è usata per produrre il whisky di malto (per cui è prassi la distillazione discontinua con i pot still di rame), mentre è comune per i grain whisky: l’uso dei distillatori a colonna permette di non interrompere mai il processo, facendo in modo che i composti più pesanti ‘ricadano’ e vengano sottoposti ad una seconda distillazione, e via così, senza pause. Come si diceva, così si fa il grain whisky: i giapponesi, che sono un popolo amante della tradizione ma anche dell’originalità più bislacca, hanno deciso di provare a produrre in distillatori a colonna (coffey still) anche del malt whisky, e nel 2014 la Nikka ha lanciato questo imbottigliamento, affiancando il già esistente Nikka Coffey Grain; i coffey stills sono nella distilleria Miyagikyo, e possiamo ipotizzare che, per quanto la cosa non sia esplicita, questo malto provenga proprio da lì. L’abbiamo assaggiato (solo per voi eh!) ed ecco le impressioni.

nikka-coffey-malt-whiskyN: si sente un pizzico di alcol. Abbastanza aperto, mette in evidenza soprattutto note cremose di burro, toffee, caramello e zuppa inglese. La suggestione dello zucchero a velo ci porta poi dritti dritti verso una bella torta di mele aapena sfornata. Insomma uno spettacolo vietato ai diabetici! Sul fruttato si diceva dello strapotere di mele cotte, ma c’è anche uvetta e pere, tutto bello cotto, come ce le facevano da piccoli quando si era malati. Un filo di cannella, a rappresentare il legno di botte, e una follia finale: tè verde aromatizzato agli agrumi.

P: pur con una nota alcolica in ingresso è molto gradevole e ribadisce le suggestioni cremose del naso (toffee e proprio burro fresco). Poi però arriva la sorpresa di una frutta che sale in cattedra con ancora tante mele e uvetta, ma anche albicocca e una frutta rossa ancora acerba. Diciamo che è più ricco rispetto al naso e inoltre qui esplode in pieno una dimensione speziata/legnosa persino amara che contrasta con la dolcezza. Tè e cannella).

F: di media durata, ancora giocato sulla fusione di legno e frutta gialla.

Naso gradevole, senza picchi; il legno speziato dopo un po’ caratterizza e forse alla lunga appesantisce un palato altrimenti bello beverino. Molto giapponese nello stile, molto easy: 83/100. Al prossimo Milano Whisky Festival ci sarà il sommo Salvatore Mannino, allo stand della Nikka: non perdetevi la sua saggezza e la sua delicata gentilezza, mi raccomando (non è un consiglio, è un ordine).

Sottofondo musicale consigliato: Lower Dens – Sucker’s Shangri-La.

Yamazaki ‘Mizunara’ (2013, OB, 48%)

Stavamo cercando un modo brillante per iniziare questa recensione, immaginando modi bizzarri per introdurre lo Yamazaki Mizunara parlando di uomo del Giappone, genitali pixellati, spazi angusti e fiori di loto, ma poi, per fortuna nostra e soprattutto vostra, cari venticinque lettori, abbiamo desistito. Assaggiamo dunque la versione 2013 di un NAS di Yamazaki, invecchiato in botti di legno Mizunara, molto poroso e molto giapponese. Una nota di costume? Non si trova in vendita a meno di 1100 euro.

Schermata 2015-11-03 alle 20.28.22N: il naso si rivela subito particolare, particolarissimo. Chiariamo subito: ci sono due anime, una rotonda, morbida e (se ci concedete la sinestesia) ‘dolce’, l’altra invece molto più pungente, minerale (ma non solo) e quasi ‘salata’. A note piacevolmente maltose, pienamente briosciose (croissant all’albicocca, di quelli artigianali, belli burrosi e appena sfornati) e molto fruttate (frutta gialla su tutto il resto, con escursioni tropicali tra cocco e ananas dolce) si accompagnano suggestioni di salamoia, di sottaceti (?), proprio di sale. Perfino un che di… succo concentrato di Aloe? Ci sono suggestioni legnose (Federico parla di sandalo, e ci convince) e speziate, come spesso accade coi giapponesi; e pian piano si libra in volo una nota tostata, lievemente bruciata (non legna, ma pane, diremmo). Molto particolare!

P: prosegue esattamente sulla stessa linea, forse sbilanciandosi ulteriormente verso le note più inusuali. Ancora salamoia, olio d’oliva, pane e lieviti; ci sembra di riconoscere addirittura delle note di… pane ramerino! Ma non si pensi a un palato del tutto unsexy: queste suggestioni sono infatti accompagnate da un ‘basso continuo’ di dolcezza, apparentemente in disparte ma vivissima (ancora croissant, forse qualcosa che va verso il cioccolato bianco). Curioso abbinamento, ma armonioso e persuasivo.

F: lungo, tornano le note di legno e torna il tostato. Pepe. Burro caldo.

Molto, molto particolare, e molto, molto convincente. Le due anime, apparentemente così lontane, riescono a convivere pacificamente e in splendida armonia; la magia del whisky ancora una volta è avvenuta. Il nostro giudizio numerico sarà di 88/100, e non perderemo tempo a fare ovvie considerazioni sulla bolla, sui prezzi dei whisky giapponesi, sui pixel sui genitali.

Sottofondo musicale consigliato: Aaron Neville – Hercules.

Chichibu ‘On The Way’ (2013, OB, 58,5%)

Ormai, quando si parla di Giappone e whisky, anche il pubblico meno addestrato sa che si tratta di ‘roba buona’; una delle realtà emergenti del malto made in Japan è senz’altro Chichibu, distilleria giovane (aperta nel 2008) che abbiamo già imparato ad apprezzare attraverso alcuni imbottigliamenti assaggiati in passato. Oggi proviamo una versione del 2013, “On the way”: è un vatting di tre botti, una Mizunara del 2008 e due botti di quercia americana, una del 2009 e l’altra del 2010.

japan_chi9N: aperto e aromatico anche a gradazione così imponente, rivela un carattere e una personalità belli decisi: spiccano, in primissimo piano, note intensissime di frutta, soprattutto gialla (pesche, mele, albicocche), di vaniglia e persino qualche suggestione vagamente tropicale, indefinita. Col tempo cresce un lato erbaceo, sia ‘maltoso’ (cereali, ma anche proprio campi di grano) che più mentolato. Aumenta anche la zona del legno, sia con note proprio di segatura, di mobilificio, sia con qualcosa di speziato (noce moscata).

P: qui l’alcol è più in evidenza, ma bastano un paio di sorsi per ‘acclimatarsi’. Molto dolce, con ancora vaniglia e frutta gialla (qui la pera pare farla da padrona); biscotti ai cereali (proprio i digestive, se avete presente), ma anche biscotti burrosi. Ancora spezie dal legno, soprattutto noce moscata, e ancora un senso di ‘legna fresca’ in evidenza. Forse sorge un qualcosa di tostato, perfino di affumicato?

F: piuttosto lungo, tutto sul cereale, davvero piacevole. Ancora un’impressione, forse fallace, di falò.

Confermiamo l’impressione positiva avuta dai precedenti imbottigliamenti: questo whisky stupisce, come gli altri, per la grande maturità di un malto che di fatto è appena un tre anni. Certo, non chiediamogli troppa complessità: accontentiamoci però di qualità e intensità dei sapori, e aspettiamo in disparte le prove più invecchiate del futuro. 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Scandal – Awanaitsumorino, Genkidene. Un piacere per gli occhi, forse più che per le orecchie…

Taketsuru 21 yo (2013, OB, 43%)

masatakataketsuruIl Taketsuru 21 anni è un’istituzione, nel panorama dei whisky giapponesi: noi ne abbiamo tenuto un sample in fresco per troppo, troppo tempo. Adesso che i prezzi s’impennano, ci piace godercelo senza pensieri: si tratta di un blend di distillerie di casa Nikka, Yoichi e Miyagikyo, omaggio a Masataka Taketsuru, un signore pieno di baffi che nel 1918 decise di trasferirsi a Glasgow dal lontano oriente per carpire tutti i segreti della distillazione scozzese. La storia dice che ci è riuscito; vediamo se anche questo malto ce lo confermerà.

japan_tak1N: accoglie subito un aroma leggermente tostato, di malto biscottato e legno – appunto – tostato (anche un sentore di liquirizia, in questa zona). Non si nascondono mai, però, delle note piacevolissime di frutta cotta (prugne, soprattutto), uvetta, forse un accenno di sciroppo d’acero… Le note fruttate proseguono su un senso astratto di confetture in cottura (non d’agrumi, però). Pian piano emergono punte speziate, tra la cannella (molto lieve, per fortuna) e qualcosa di più ‘resinoso’ (ci viene in mente il legno delle vecchie case di montagna).

P: il primo impatto è un po’ straniante, perché a una decisa intensità olfattiva segue un corpo un poco blando, vittima forse della bassa gradazione. Tutto piacevole, comunque, e tutto sommato coerente con il naso, di cui replica l’interazione tra note di cereali tostati, frutta cotta (ancora prugne, mele e pere) e un legno mai invadente, pur se certo non dissimulato. Un intenso ‘che’ di vaniglia pervade il palato, dopo un po’. Semplice, in fondo, ma gradevole.

F: non lunghissimo ma buono, replica pedissequamente le direttive di naso e palato.

Non si può dire che non sia buono: tutto è gradevole e armonioso, e soprattutto il naso giova di qualche nota leggermente sporca davvero piacevole, che va a complicare un profilo molto pieno. Peccato che il palato sia un po’ blando, altrimenti avremmo alzato un voto che comunque resta più che dignitoso: 86/100, e ci vediamo là.

Sottofondo musicale consigliato: As I lay dying – Electric Eye.