Glen Elgin 1995/2017 (Signatory Vintage, 46%)

22-10-95 e 02-02-17. Questi gli estremi temporali della vita di due illustri barili di Glen Elgin, i gemelli 3246 e 3247: ex bourbon entrambi, sono stati selezionati e imbottigliati da Signatory Vintage. La serie è la “unchill-filtered”, in cui i whisky sono messi in vetro non filtrati a freddo, appunto, ma ridotti a 46%. Glen Elgin è distilleria che occupa un posto particolare nei nostri duri cuori di alcolisti, dunque partiamo con aspettative alte.

N: …e torta paradiso fu. Ne ricorda i tratti con rara precisione, tra pan di spagna e zucchero a velo. Costante è poi un leggero aroma di scorza di limone, che volentieri confondiamo con sentori di essenze minerali, di pietre bagnate. C’è una vaniglia inconfondibile, una crema pasticcera perentoria, anche se certo tutto è immerso nella placidità del grado ridotto. Col tempo si scalda e gli ineffabili segreti celati dietro 22 lunghi di invecchiamento prendono le suadenti forme dell’ananas e zenzero canditi, frutta da marzapane. E in questo piccolo mondo antico trova cittadinanza persino un’incantevole nota di cera.

P: per essere a 46% ha una bella intensità e risulta molto saporito. Tanti agrumi (limone ma anche qualcosa di più caldo come un’arancia navel succosa), corn flakes zuccherati e ancora tanta torta paradiso molto dolce. La vaniglia a tratti straborda, ma l’equilibrio viene raggiunto in extremis con note di cera ed erba secca.

F: la parte più cerealosa con qualche inserto di frutta gialla. Di media durata.

Come spesso accade con i Glen Elgin, le due fasi offrono soddisfazioni diverse: resta sospeso a metà tra un naso davvero pregevole e un palato un po’ troppo semplice. È questo un fatto frequente per GE, si diceva, ma la piacevolezza della bevuta è tale che onestamente non sappiamo star lì a rognare: è un whisky delizioso da bere, senza pensieri, assieme agli amici: e la bottiglia sarà finita in un attimo, quasi senza accorgersene. Grazie ad Alessandro Pasquinucci per questo sample, cui appiccichiamo un bel 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Raf – Battito Animale

Piove Whisky (anche d’estate…)

Per la serie “ma chi ci ferma a noi!?”, ecco una bella carrellata estiva di whisky più o meno irrinunciabili.

Hopkins Navy Supreme 12 yo (OB, 75 cl, 43%)

177932-bigUn blended degli anni ’70 per il mercato italiano e prodotto a Oban. Al naso l’alcol è molto rarefatto, con note antiche di tabacco da narghilè alla frutta rossa. Fruit joy, propoli e rabarbaro, a render conto del lato balsamico. In bocca troviamo una grande masticabilità e un bel corpo. Un whisky scuro, con note di miele di castagno, caramello, more e ancora rabarbaro e propoli. Termina lungo, profondo. Frutta rossa/nera. Leggera nota minerale, ferrosa. Un bell’87/100 per questo nettare del passato.

 

Royal Lochnagar 23 yo Rare Malts (1973, OB, 59,7%)

La cosa pazzesca è che è a 60%, e sembra a 40!, è apertissimo e aromatico. La prima royal-lochnagar-23-year-old-1973-rare-malts-whiskysensazione è come di una lievissima schermatura di cera d’api, di favo di miele. Tutto l’arco parlamentare della frutta gialla (dall’arancia alla mela alla pesca), poi una leggera nota di legno. Al palato ancora favo di miele, frutta. Pizzica un po’ l’alcol, qui, per fortuna. Molto giallo, e poi pure una ciliegia sotto spirito. Finale non lunghissimo ma intenso, pieno, ancora su miele soprattutto e frutta gialla. 87/100

Glen Elgin 20 yo (1995/2016, Clanxton’s, 51,5%)

glen-elgin-1995-20yo-claxtonsNon appena si supera una coltre alcolica inaspettata, si dispiega un caldo tripudio fruttato ed estivo: pesche sciroppate e marmellata di albicocca, miele in crescita, cera d’api e cereale. Il palato accentua una nota oleosa di cioccolato bianco, ancora con cera (tantissima) e delle belle note floreali. Fetta biscottata. Non è complessissimo forse, ma ha una semplicità assertiva e delicata davvero gradevole. 87/100

Benromach Wood Finish ‘Hermitage’ (2005/2015, OB, 45%)benromach-2005-bottled-2015-hermitage-wood-finish-whisky

Fin dal naso appare un po’ alcolico. Svela le note torbate, terrose e minerali del distillato di Benromach, che si combinano in un modo un po’ spigoloso e tagliente con la vinosità del barile. Note di inchiostro, di prugne nere secche; il tutto condito da una venatura sulfurea, di stoppino, dura a morire. Intenso ma non particolarmente espressivo, se vogliamo – si salva per le solite suadenti note grasse di Benromach. 82/100

 

Sottofondo musicale consigliato: Lacuna Coil – Heaven’s a lie

 

The “Artigiano in Fiera” files: Glen Elgin, Glenrothes, Arran

schermata-2016-12-13-alle-11-37-31La settimana scorsa uno di noi ha passato le sue giornate all’Artigiano in Fiera, lavorando per il Milano Whisky Festival: tra un’acciuga e una cornamusa, tra una fetta di pata negra e una chiacchiera, l’occasione è stata ghiotta per assaggiare qualche whisky qui e là. Niente recensioni vere e proprie, solo qualche ‘sentenza’ degna dei peggiori “Piove whisky”; e grazie ad Andrea e Giuseppe, ovviamente!

93796093_glenelginmwfbmGlen Elgin 2003 (2016, Gordon&MacPhail for MWF, 50%)
Molto fruttato e noccioloso, punge sulle prime ma con un goccio d’acqua si apre quasi fino alla frutta tropicale. Intense note di cereale, caldo (pasticcini, brioscia). Molto molto buono. 87/100

nav1Glenrothes 2006/2016 (Wilson&Morgan, 48%)
Una lieve nota sulfurea accoglie sia al naso che al palato; il carattere nocciolato del whisky di Glenrothes è ben presente, ma il grado alto rende il tutto molto più persuasivo rispetto agli OB: fidatevi degli indie! 86/100

23903100_arranmwfArran 6yo (2008/2014, OB for MWF, 59,8%)
Che sorpresa, che bontà: avevamo già assaggiato questo single cask in sherry di soli sei anni, che ha già la maturità di un quindicenne – almeno. Si conferma un capolavoro assoluto, impressionante intensità: delizioso e gli diamo un punticino in più rispetto al vecchio assaggio: 89/100

 

Sottofondo musicale consigliato: Liv – Wings of Love.

Glen Elgin 23 yo (1991/2014, Wilson&Morgan, 50%)

L’italianissimo imbottigliatore Wilson & Morgan ha nelle sue disponibilità molte botti di Marsala, che sovente utilizza per far maturare (più spesso, per ‘finire’) alcuni whisky che gli capitano tra le mani: questa volta è il turno di un single cask di Glen Elgin, distilleria dello Speyside poco conosciuta ma in grado di sfornare vere e proprie perle. Si tratta di un nettare distillato nel 1991 e messo in bottiglia l’anno scorso; non sappiamo quanto sia durato il finishing in Marsala, ma di certo sappiamo che si trattava di un Marsala secco.

238N: l’interazione tra il distillato e il finale in Marsala, i cui aromi qui si dispiegano ancora potenti, danno luogo a un profilo bizzarro: sentiamo note di carruba, di noce, ma anche di sedano (?!), liquirizia, rabarbaro. Insomma, un whisky ‘scuro’, qui e là mitigato (o se vogliamo ‘normalizzato’) dalla ‘dolcezza’ del caramello, di prugne cotte. Uvetta e pan di Spagna (…malaga?)

P: poco alcolico; lo scenario è il medesimo che al naso, però cambia la luce. Rimangono i guizzi particolari di carruba, liquirizia e sedano, e addirittura si innestano inattese suggestioni metalliche, appena accennate, e un’intensa tabaccata dolce (pipa). Tutto steso su un prato di una dolcezza molto, molto marcata, di… Marsala; e piovono uvette.

F: ancora tanta uvetta… colpisce come quelle note di sedano persistano ancora.

Il naso ci è parso davvero intrigante; il palato, a nostro gusto, eccede in una dolcezza a tratti un po’ troppo marcata, ma nel complesso si rivela un esperimento riuscito, impreziosito poi da note davvero inedite (sedano?), ma ben integrate. Il profilo, complice quella dolcezza così evidente, non è di quelli che ci fanno strappare i capelli, ma date le caratteristiche inusuali l’assaggio è senz’altro consigliato: 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ministri – Spignere.

Glen Elgin 12 yo (1982, OB, 43%)

Grazie al buon cuore di Davide, che ne aveva una bottiglia in mescita al suo stand durante l’ultimo Milano Whisky Festival, ci è concesso di sollazzarci con un whisky di difficile reperibilità, messo in bottiglia più trent’anni fa. Si tratta di un Glen Elgin ufficiale imbottigliato sotto l’egida di White Horse esclusivamente per G.B. Carpanò, l’importatore italiano dell’epoca.

IMG-20140821-WA0001N: si presenta molto aperto e interamente dispiegato; davvero avvolgente. C’è infatti una grande mielosità, impreziosita da note di malto un po’ torbato- comunque con un fascino cerealoso e minerale d’altri tempi. Tutto molto generoso, anche quelle belle note di arancia, frutta secca (mandorle, nocciola), uvetta. Arriva anche una zaffata sferzante di pera. Cremoso, ma con una sua bella acidità.

P: senza voler peccare di passatismo, ma questi whisky del passato, anche ‘entry-level’, ci sembrano spesso più tridimensionali, più profondi degli equivalenti d’oggi: inizia un po’ in sordina, ma poi è un crescendo composto da tre elementi fondamentali: un’arancia davvero sugli scudi, botte decise di malto e tanta, tanta frutta secca. Con questi attori sul palco l’effetto è di una dolcezza poco marcata, anzi proprio di un dolceamaro seducente. Ancora miele e anche limone.

F: forse il passaggio che più ci sorprende, si gode tra la frutta secca e il miele.

Questa bottiglia ha oramai ricevuto il ‘giusto’ riconoscimento da parte dei collezionisti, raggiungendo quotazioni importanti (siamo intorno ai 150 euro), ma ciò che conta è il prezzo di mercato dell’epoca, con ogni probabilità su livelli popolari. E questo solo per sottolineare ancora una volta che, facendo i dovuti distinguo e valutando prodotto per prodotto, ciò che è andata in parte persa nel corso dei decenni non è tanto la qualità in senso assoluto, ma la validità oggettiva di whisky ‘base’, il piacere di un buon dram, superbly pleasant come lo definisce Serge, a prezzi relativamente contenuti. Oggigiorno- tipico avverbio dell’anziano che guarda i cantieri sempre pronto a esaltare i bei tempi andati- invece la qualità si paga sempre quando c’è, e a volte anche quando non c’è: 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: ApparatGoodbye