Glen Garioch 25 yo (1990/2016, Silver Seal, 52,1%)

Il vulcanico Max Righi, proprietario del marchio Silver Seal, ha dedicato gli imbottigliamenti del 2016 alla lirica, a mo’ di omaggio a due eccellenze lontane e diverse, ma entrambe ricche di storia. Non per niente la serie si chiama “Whisky is class…ical”, ed è come al solito contraddista da invecchiamenti molto importanti, come per questo Clynelish di ben 22 anni. Il single cask di oggi, consacrato alla Norma di Vincenzo Bellini, ha un quarto di secolo ed è stato acquistato da Glen Garioch, distilleria poco conosciuta, sebbene fondata nel 1797. Piccola curiosità: la distilleria, dal 1973 sotto la proprietà di Bowmore, continuò a usare il proprio maltataio fino al 1994, anno in cui subentrarono i giapponesi di Suntory e misero fine a questo romantico anacronismo. Ora, se la logica non ci inganna, l’orzo maltato per questo barile nel 1990 dovrebbe provenire proprio da quei pavimenti che oggi più non sono. E noi siamo francamente molto curiosi.

glen-garioch-25-y-o-1990-2016-silver-seal-e1465464220779N: molto aperto, fin da subito. La frutta gialla ha un tono davvero maestoso: ricorda frutta dolce e matura, tra l’albicocca (marmellata; disidratata), la purea di mele e pere, la frutta cotta (uvetta pere e prugne). Poi, la pasticceria gioca la sua carta: panforte, senz’altro; alcuni dolci di frutta secca, e soprattutto una bella brioche ancora ripiena di marmellata. C’è anche una nota minerale – e pure un’altra più graffiante (tabacco umido) a rendere complesso e accattivante questo naso. Un po’ di tamarindo?

P: che bella intensità! Si riconferma una dolcezza molto intensa ma screziata, in cui alla frutta gialla cotta (quasi caramellata) si aggiungono note ‘grasse’ di fudge, di toffee; c’è poi una nota di nuovo di tabacco da pipa, di un minerale in crescita (polvere da sparo, un velo) che pare quasi alludere a una frequentazione della torba da parte del nostro caro orzo.

F: un leggero filo di fumo ci conduce ancora alla dicotomia tra dolcezza greve, fruttata e burrosa e un che di minerale.

Buono, con un’inerzia paradossalmente dolceamara veramente piacevole e unica: è solo Glen Garioch ad avere questo stile, cosa che ci piace molto, ma se fosse stato ancora più ‘sporco’ forse saremmo saliti oltre gli 88/100 che comunque ci sentiamo di assegnare. Il consiglio, per assaggiare questa e molte altre primizie, è quello di fare un salto a Formigine, in provincia di Modena, il 28 di gennaio: quel dì Max inaugura con una serie di degustazioni guidate il nuovo negozio di Whiskyantique, praticamente un santuario del whisky in cui tutti gli appassionati dovrebbero poter ‘pregare’ almeno una volta nella vita.

Sottofondo musicale consigliato: Aida Garifullina – Casta Diva  (da Norma di Vincenzo Bellini)

Glen Garioch 23 yo (1991/2015, Sansibar, 51,7%)

In tanti, durante il Milano Whisky Festival, ci hanno invitato ad assaggiare questo single cask che Max Righi aveva al suo banchetto; si tratta di un Glen Garioch in botte ex-sherry, selezionato e imbottigliato da Sansibar, marchio tedesco che negli anni si è guadagnato una certa reputazione e che finora era abbastanza difficile da trovare in Italia. Facciamo ora quel che al festival non abbiamo potuto fare: si dia inizio alle danze.

pid_59117_00001N: si sentono i 23 anni, nel senso che mettiamo il naso in un whisky complesso che rivela una lunga interazione con il legno. Ha proprio una bella evoluzione: all’inizio è un po’ chiuso, con note di cuoio, quasi di cerino, di polvere da sparo, mentre sotto si agita una dolcezza scura, tra lo sciroppo d’acero e i datteri e i fichi secchi. C’è anche l’acidità delle prugne secche, e pure un che di cioccolato con uvetta. Poi pian piano si apre, e viene fuori la crema di marroni; anche ciliegie sotto spirito. Chiude il tutto una leggera nota velata, minerale… E tabacco da pipa.

P: molto compatto e vellutato; dovendo dividere i sentori, iniziamo da arancia rossa (con quel lieve amaro…), frutti rossi (ciliegia); poi sciroppo d’acero, ma anche fette biscottate, di quelle ‘scure’, amare e tostate; datteri, ancora, e cioccolato fondente, tabacco e uvetta. Ma anche qui non si può tralasciare una nota lieve ma persistente di polvere da sparo, minerale e quasi fumosa… Torba e spezie del legno? Tanto toffee.

F: lungo e persistente, pur se composto; un fil di fumo, poi caramello, datteri e fichi, ancora tabacco.

Questo stile di whisky ci piace tantissimo, è sempre più raro e inusuale da incontrare; davvero elegante, raffinato, ma dotato di spigoli e screziature ‘sporche’ che gli donano una profondità notevole. Il naso è da Oscar, il palato è da… Leonardo Di Caprio, perché a nostro gusto si ferma un gradino sotto, quasi fosse un poco trattenuto (ma ne avevamo un sample piccolo, magari dipende da quello). 89/100 nel nostro quaderno, e ne consigliamo caldamente l’assaggio: whisky del genere, con uno sherry così profondo e sporcato dalla torba, sono sempre più rari.

Sottofondo musicale consigliato: Moderat – Bad Kingdom.

Glen Garioch 24 yo (1991/2015, Liquid Treasures, 51,9%)

Qualche settimana fa l’amico postino ci ha recapitato un pacchetto inatteso, e proprio per questo assai gradito: trattavasi di quattro sample di imbottigliamenti di Liquid Treasures, selezionatore e imbottigliatore indipendente tedesco che già da qualche anno delizia gli appassionati con single cask molto apprezzati. Apprezzati dagli altri, per la verità, dato che fino ad ora non avevamo mai avuto modo di assaggiarne neppure uno: ma appunto, grazie all’amico postino eccoci qui. Assaggiamo una singola botte ex-bourbon di Glen Garioch, distilleria delle highlands poco conosciuta ma dotata di un glorioso passato (dare un’occhiata alla ‘classifica‘ di Serge è indicativo). Testiamone il presente.

glengarioch1991-shop-aid-547bN: ci accoglie una sensazione di buon ex-bourbon, che dopo 24 anni è in piena fase fruttata: domina un effetto “pasticcino alla frutta”, con tanta crema e note di frutta gialla (pera, pesca); pastafrolla calda. Comunque, cambia a ogni snasata… e infatti emerge presto una generosa nota di burro fresco, che fa idealmente da ponte verso suggestioni più minerali, di scorzetta di limone, di lime. Pian piano una dimensione erbacea aumenta, tra menta ed erba falciata.

P: l’impatto è di un corpo intenso e pieno, esplosivo: ma le note sono tutto sommato delicate, raffinate. Si apprezza un limone in crescita esponenziale, controbilanciato da calde ed avvolgenti note di legno di botte che richiamano frutta secca mista (mandorle, nocciole…). La crema c’è, ma meno presente, così come la frutta (ananas, forse ancora pesca). Rispetto al naso, che già non era una ruffianata, diventa ancora più vegetale ed elegante, quasi minerale.

F: si riverbera quel vegetale, quasi tendente all’amaro, con una punta asprigna (semini di limone – e non nocciolo, come dicevamo in passato, ma sappiamo far tesoro delle bacchettate altrui).

Buonissimo, davvero; molto simile al diciottenne di Cadenhead’s che avevamo assaggiato tempo fa (e d’altro canto la botte è simile e il vintage è lo stesso), bilancia molto bene note più austere ad altre più morbide, rotonde e ‘immediatamente’ seducenti. Il risultato, che noi quantifichiamo in 87/100, è un ottimo imbottigliamento che merita senz’altro lode e applauso.

Sottofondo musicale consigliato: Bush – Swallowed.

Glen Garioch 18 yo (1991/2010, Cadenhead’s, 50,3%)

Glen Garioch è una storica distilleria scozzese che se ne sta in splendida solitudine nell’entroterra delle Highlands orientali, lontana dal mare, lontana da Aberdeen, forse lontana perfino dai nostri cuori. Sono in molti infatti a dimenticare che, essendo stata fondata nel 1797, risulta essere una delle pochissime distillerie del 1700 ancora operanti. Quindi massimo rispetto, lo stesso rispetto che d’altronde deve aver portato la Morrison Bowmore ad acquistare e riaprire Glen Garioch nel 1973, dopo che la sua chiusura per mano della Scotch Malt Distillers, cinque anni prima, sembrava averne decretato il mesto sempiterno riposo. Oggi invece la distilleria è saldamente in mano al colosso giapponese Suntory e ha adottato una scoppiettante politica d’imbottigliamenti basata soprattutto sui ‘vintage’, un po’ come accade per Balblair. Tra l’altro, fin da fine 1800 il malto Glen Garioch è uno di quelli marcanti per il mitico blended Vat69. Insomma, grande rispetto. Oggi noi assaggiamo un single cask ex bourbon, messo in bottiglia da Cadenhead’s.

P1060089N: approccio molto poco alcolico e una bella intensità. Nudo ma non troppo: inizia infatti su note di erba fresca, olio di mandorle, erba limonosa, citronella, menta e zenzero, ma appena dietro si agita un profilo bourbonoso bello fruttato (pesche dolci, pera matura e ananas). Col tempo sono in crescita anche seducenti note cremose, di crema pasticcera e budino alla vaniglia. Legna fresca. Semplice certo, ma di un’intensità appagante. Con acqua, pare di annusare camomilla zuccherata.

P: pure al palato si conferma l’influsso non ruffiano ma deciso della botte ex-bourbon, con tanta vaniglia e crema. Si sentono anche note maltose e limonose, mentre menta e zenzero intervengono come variazioni sul tema. Non possiamo poi evitare di citare punte tropicali (ananas) davvero persuasive, come anche pesche gialle. Arriva della frutta secca (noci e mandorle) ed è graditissima. Erbe aromatiche molto in disparte. Con acqua si fa più dolce, di una dolcezza cerealosa (Kellog’s).

F: molta vaniglia, erba e un poco di frutta gialla.

Questo whisky è, per così dire, pienamente whiskoso; riempie i sensi di un sapore ordinariamente gradevole. La botte non violenta il distillato e il distillato non è di quelli graffianti, contundenti. Sorseggiandolo, ci ha ricordato un po’ lo stile di certi imbottigliamenti Silver Seal semplici ma potenti e godibili, che ti fanno esclamare: “Questo è quello che mi aspettavo di ricevere quando ho detto ‘hey, portatemi subito dello Scotch, per dio!'”. Voto 86/100, sempre col massimo rispetto.

Sottofondo musicale consigliato: Adele Don’t you remember