Glen Keith 10 yo (1994, OB, 43%)

Oggi scriviamo un’introduzione al whisky come se fossimo a scuola, prendendo appunti. Glen Keith. Fondata nel 1957, no imbottigliamento ufficiale fino a questo dieci anni, nel 1994- solo indipendenti, e un paio di release distillery only nella serie di Pernod/Chivas. Resta chiusa tra il 1999 e il 2013. Smettono di usare il maltatoio nel ’76, quindi qua non c’è niente, o ben poco, di quel passato glorioso e artigianale. Distilleria sorella di Strathisla, finisce nel Chivas Regal. Daje.

N: ci sorprende una ricchezza sì semplice, ma molto espressiva (e per questo, appunto, ricca): note che sembrano rappresentare una certa predominanza di botti ex-bourbon, con vaniglia, miele, perfino pesche sciroppate… C’è del succo di mela, e poi ineludibile è una nota davvero convincente di cereale caldo, che ricorda quasi una fetta biscottata calda, o una bella brioche burrosa appena sfornata. Proprio una nota di burro, questa volta fresco, ci fa ricordare che rimane costante una venatura, a metà tra un lievissimo minerale e un che di vegetale, erbaceo, che rende il profilo davvero molto gradevole.

P: l’attacco è bello saporito, intenso, per essere diluito a 43% ha una bella presenza all’imbocco. Rispetto al naso, si accentua quella nota di malto (biscotto ai cereali?), soprattutto nella sua declinazione erbacea, che pare prendersi molto più spazio. Un whisky che sa di whisky, verrebbe da dire, reso assolutamente gradevole da note di frutta gialla (mela, senz’altro) e ancora un po’ di miele.

F: continua erbaceo e maltoso, perfino un poco di mentolato.

Semplice, gradevolmente erbaceo, rappresenta molto bene quel che offre un malto giovane dello Speyside. Interessante la maltosità, piacevole sempre il lato gentilmente fruttato: 82/100 e un plauso all’onestà del bicchiere.

Sottofondo musicale consigliato: LP – Halo.

Glen Keith 20 yo (1995/2015, The Whisky Agency for Spirit of Scotland, 48,6%)

Allo Spirit of Scotland, il festival romano del whisky che a marzo di quest’anno ha tagliato il traguardo della quinta edizione, hanno preso la buona abitudine di presentare, durante la due giorni alcolica, un imbottigliamento ad hoc. Ogni anno una o più botti vengono scelte con la sapiente supervisione del whisky connoiseur Pino Perrone e altrettanto sapientemente vengono tramutate in bottiglie per la gioia degli appassionati romani. Dopo Benrinnes, Littlemill, Highland Park, Ardbeg (ben due! Uno in sherry e uno in bourbon), nel 2016 l’onore è toccato a una distilleria sconosciuta ai più, quella Glen Keith che però- a esser pignoli- è sulla piazza dal 1957, produce la bellezza di 6 milioni di litri all’anno e che è sempre stata laboratorio d’innovazione per la Chivas Brothers, oggi del gruppo Pernod Ricard. Chi volesse approfondire trova una bella storia qui, per gli altri è arrivato il momento di leggere la recensione di un whisky sicuramente particolare.

N: un malto per puristi, in cui i 20 anni di botte- ci vien da pensare non proprio di primo pelo- hanno probabilmente levigato ma non stravolto un distillato gentile. Ci sono robuste note di limone, di erba e fiori secchi profumati, di fieno. Tanto, tanto malto quasi ancora coi lieviti in azione; intendiamoci, non è un naso ingenuo o troppo pungente, ma solo nudo. Molto particolare, per essere un ventenne. Susina, uva bianca (ricorda quasi un vino bianco secco secco). Caramelle balsamiche. Trascorre il tempo nel bicchiere e aumenta lievemente una dolcezza a base di mandorle.

P: abbastanza alcolico e senza sorprese riconferma una nudità convincente. Aggiunge una zuccherosità da infuso alla camomilla e ritornano alla grande fiori, spiga di grano masticata; è un profilo sottile e molto elegante, appena ispessito da un filo di miele e uva bianca.

F: di media persistenza, persino breve. Ma si fa a gara con se stessi per rincorrere gli ultimi barlumi di un palato davvero gradevole.

L’imbottigliatore tedesco The Whisky Agency, da cui il barile è stato acquistato, si conferma realtà di assoluto spessore: a noi, per dire, non è mai capitato di assaggiare nulla che non fosse men che ottimo. Nello specifico di questo imbottigliamento, lo stupore è tanto nel constatare quanto poco il legno abbia ‘plagiato’ nei venti lunghi anni d’invecchiamento; questa particolarità ci regala un whisky davvero delicato, quasi completamente guidato dal distillato, ma ovviamente non acerbo. Allo Spirit of Scotland 2016 è passato un po’ sotto silenzio (o almeno noi eravamo così in preda all’eccitazione del momento che abbiamo pagato qualcosa in termini di lucidità), ma è sicuramente un malto che farà impazzire certi palati; vai con un bel 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Raphael GualazziL’estate di John Wayne

Glen Keith 20 yo (1995/2015, Liquid Treasures, 48,6%)

Glen Keith è una distilleria della galassia Pernod Ricard, immancabilmente situata nello Speyside. Non può contare su una tradizione plurisecolare, essendo stata costruita nel 1960 da Chivas Brothers, ma la sua pur breve storia ha regalato all’appassionato di malti alcune chicche, a cominciare dal fatto che per i primi dieci anni si praticava la tripla distillazione, non proprio una specialità di questa parte di Scozia. Inoltre Glen Keith si è pregiata di usare i primi alambicchi alimentati a gas, già nel 1970. E si è anche regalata 14 anni di beato ozio, dal 1999 al 2013, quando Pernod ha decisa di riaprirla raddoppiando la produzione a sei milioni di litri annui; dato che la distilleria non ha quasi mai rilasciato imbottigliamenti ufficiali, vai con il blended, maestro!

WSM12040-GlenKeith1995LiquidTreasures2015N: al di là di una nota alcolica abbastanza pungente, ha un profilo molto delicato e timido, che sembra suggerire l’utilizzo di una botte assai poco carica. Pur avendo passato venti anni al buio pesto di quattro assi di legno, difatti, si presenta con note maltose ancora evidenti e ‘acerbe’, di cereale macerato. Erba secca, olio di mandorle e un tocco di pan di spagna. In generale è molto citrico e anzi si potrebbe dire che il limone è il principale attore, su un palcoscenico per il resto francamente sguarnito. Frutta gialla e vaniglia sono ai minimi termini. Whiskysucks parla di zafferano e ci pare una suggestione affascinante, in merito alla quale ci si lascia convincere facilmente.

P: purtroppo rimane la nota alcolica un po’ slegata all’attacco, ma la situazione complessivamente migliora. Ha sicuramente più forza, personalità e assieme ad alcuni aspetti del naso, tra cui una maltosità acerba, limone, zafferano ed erba, propone anche timide escursioni cremose e fruttate (susina gialla). Rimane comunque molto semplice e con uno stile abbastanza anonimo.

F: di media durata, è di quelli puliti con note erbacee e maltate molto discrete.

Pur senza mai scadere nella mediocrità, questo Glen Keith fila via liscio come l’olio, senza approfittarsi delle due decadi di meditazione per piazzare lampi di profondità e complessità. D’altra parte questa semplicità non si tramuta mai pienamente in eleganza per la presenza di una nota alcolica persistente, soprattutto al naso. In principio ci aveva ricordato ques’altro Glen Keith imbottigliato da Adelphi, che però al naso esplodeva in ben altro tripudio tropicale. Sorvoliamo pure sul delirante prezzo attorno ai 120 euro e concentriamoci sul voto, senza infamia e senza lode, di 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: Roger HodgsonFool’s Overture

Glen Keith 21 yo (1992/2013, Silver Seal, 52,1%)

All’ultimo Milano Whisky Festival (a proposito, sono stati annunciati i nuovi imbottigliamenti della kermesse novembrina e l’attesa comincia a montare sul serio) nel furore della raccolta samples fummo baciati da una qualche dea benevola, pure lei evidentemente alticcia tra le mura del Marriott: tornati a casa infatti realizzammo di aver riempito due samples di Glen Keith indipendenti praticamente coetanei ed entrambi cask strength con gradazioni vicinissime. Che fortuna sfacciata e che occasione ghiotta per un confronto! Uno era di Adelphi, l’altro invece selezionato da Silver Seal e Lion’s Whisky (leggi Diego Sandrin), vero tempio del whisky in terra veneta.

glen-keith-20140108131226_im229173N: molto, molto agli antipodi rispetto al cask di Adelphi. La botte di bourbon qui è straripante e davvero marcante; mentre quello si faceva pregare e ti conquistava piano piano, questo ti avvolge e ti porta via, senza attese. Dominano note davvero intense di confetto; poi vanillina, mandorla, cocco, frutta matura e sciroppata (pesche). Gelato alla banana. E poi ancora: crema pasticcera, torta paradiso con una spruzzata di limone, fico d’india. Tutto molto ricco e non manca una puntina minerale che guizza a tratti.

P: alcol inesistente, come di rado accade. A differenza dell’altro imbottigliamento non esplode in un secondo momento, ma da subito mantiene costante un’intensità di sapori alta, altissima. Come riferimenti si confermano cocco e pesche sciroppate, ma in primo piano irrompe anche una frutta tropicale super (mango e maracuja). Sono presenti sia una bella cremosità pasticcera che una pronunciata acidità e per rendere l’idea in un’unica realtà si potrebbe richiamare l’immagine di una bella torta di frutta. Ma c’è pure dell’altro: mandorla dolce e il ritorno sontuoso del confetto.

F: lungo, intenso e con rigogliosi innesti di frutta secca.

Ancora una volta il gioco del confronto si conferma come una delle attività più stimolanti ed educative da compiere mentre si maneggiano compulsivamente bicchieri di whisky. Questi due Glen Keith, distilleria che non avevamo ancora provato ma che ci ha colpito in positivo, hanno anime in contrapposizione e approcciano il bevitore in maniera diversa sia al naso che al palato; alla fine però si ricongiungono sotto il tetto comune della qualità, dell’intensità e della spiccata personalità, che a ben vedere sono gli aspetti essenziali di questo vagabondare per le distillerie di Scozia. Al single cask di Silver Seal, recensito anche da whiskysucks, attribuiamo comunque qualche punto in più, seguendo il nostro gusto personale: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: JestofunkJestofunk, jestofunk

 

Glen Keith 21 yo (1991/2013, Adelphi, 53%)

Glen Keith è una distilleria che – banalmente – nella nostra collezione di figurine mancava: e allora oggi assaggiamo un single cask ex-bourbon di 21 anni, selezionato da Adelphi (che tante soddisfazioni ci ha dato in passato) e messo in bottiglia l’anno scorso. Lo confronteremo con un coetaneo, che pubblicheremo mercoledì. Iniziamo dal colore, giallo paglierino, chiaro.

Schermata 2014-09-22 alle 11.05.40N: un po’ alcolico e pungente; abbastanza trattenuto. Con eleganza, squaderna note di fiori freschi, citronella, olio di mandorle, susine gialle, in un’atmosfera rarefatta e minerale. Una nota molto buona di maracuja. Limone, tanto limone; ed anche un grande ritorno per whiskyfacile: zenzero candito. Molto profumato, con note quasi di sapone… Ma senza essere off-note. Legno fresco.

P: l’attacco ha la stessa educata timidezza del naso, poi all’improvviso perde la testa, ed esplodono bombe di frutta tropicale, tra mango, cocco e maracuja asprina. Ancora sul lato dell’aspro, su cui questo single cask è certo sbilanciato, ecco limone, ecco buccia d’agrume, financo con trasudamenti minerali. Ancora mandorle fresche. Vorremmo rendere in parole il concetto di intensa compostezza, di urlata educazione, di sfacciata austerità: ma evidentemente non ci riusciamo.

F: molto lungo e nettamente bipartito: il tropicale prosegue la sua corsa, fino ad impattare e cedere il passo ancora a note più discrete (frutta secca oleosa) e floreali.

Particolare, davvero: a un naso trattenuto segue un palato che esplode, ma senza avvolgere… Domani assaggiamo un altro single cask di Glen Keith, vedremo se proseguirà sui territori intensamente tropicali; intanto a questo diamo 85/100.
Sottofondo musicale consigliato: Beck – Sexx Laws.