Glen Mhor 1980 (2011, Gordon & MacPhail, 43%)

Circa un mese fa abbiamo avuto il privilegio di ricevere da Gordon & MacPhail quattro campioni della serie “Rare Vintage” e tra questi abbiamo già assaggiato un Glen Grant 52 yo indimenticabile, oltre a un Dallas Dhu 34 yo e a uno Strathisla 1965 molto interessanti.  Si tratta di imbottigliamenti davvero importanti, impreziositi dalle storiche etichette dei tempi gloriosi, quando G&M aveva licenza esclusiva per alcune distillerie e di fatto faceva uscire single malt altrimenti semplicemente inesistenti sul mercato. Si tratta di un fenomeno nato a partire dagli anni ’30 ma che è poi sopravvissuto come una felice tradizione fino ai giorni nostri, giorni in cui (quasi) tutte le distillerie forgiano core range a volte fin troppo variegati. Questo Glen Mhor, distilleria delle Highlands chiusa nel 1983, ha riposato in refill sherry butts per più di 30 anni.

glen-mhor-1980-gmN: non immaginatevi una botte eccessivamente marcante e aromatica: piuttosto, il legno pare aver sottratto… Sembrano rimasti i tratti più ‘vegetali’ del distillato, sotto forma di fiori (camomilla!, e gambi di fiori recisi) e un malto davvero pulito (non brioscioso o burroso, per intenderci). Poi c’è una grande citricità limonosa, multiforme: dalle foglie fresche alla limonata appena zuccherata. Un mero ricordo di vaniglia e un pizzico di pera e banana. Leggermente minerale. Semplice, ma incredibilmente raffinato…

P: una sorprendente, leggera nota alcolica in ingresso, e poi parte una botta di dolcezza, proprio di zucchero bianco… Si parlava di dolcezza: non è ‘moderna’ e vanigliosa, da whisky caricato con legno, anzi: è una paradossale dolcezza ‘austera’, verosimilmente guidata dal distillato, e di nuovo viene in mente la limonata zuccherata. Poi, sempre sul versante dell’austerità, in aumento una mineralità terrosa, ciottolosa (in fin dei conti proprio torbata, anche se leggermente). Resiste anche il lato erbaceo, leggermente e piacevolmente amaricante.

F: breve e molto pulito, dopo un primo rimasuglio di dolcezza lascia spazio alla mineralità di torba.

Il Glen Mhor di oggi ci ha davvero stupito per le botti a millesimo riempimento, scariche e dagli esiti imprevedibili: la baracca infatti è retta dal distillato, austero e romanticamente lontano dalla modernità vanigliata. A noi questo stile francamente affascina molto, perchè rappresenta l’eleganza che non c’è più e lo premieremo con un 87/100. Costa intorno ai 300 euro, se vi pungesse vaghezza.

Sottofondo musicale consigliato: CreamSunshine of your Love

Glen Mhor 27 yo (1982/2010, Cadenhead’s, 56,8%)

Glen Mhor è una delle tante distillerie chiuse nel 1983 – anno dallo splendore ancipite, perché da un lato vide i natali delle nostre insigni teste (entrambi di quel vintage, già) e i funerali delle insegne di Port Ellen, Brora, Glen Mhor appunto… Sarà un caso? Ovviamente no, e seguendo le scie chimiche vedrete che con un po’ di buona volontà riuscirete a ricostruire le linee del complotto mondiale che la CIA ha ordito nei confronti dell’industria del whisky e di cui noi siamo, con ogni evidenza, il braccio armato. Già. Oggi assaggiamo un single cask di Glen Mhor imbottigliato da Cadenhead’s nel 2010: si tratta di una botte ex-sherry che per 27 anni ha sonnecchiato nelle warehouse dell’imbottigliatore, prima di venire svuotata, per la gioia degli appassionati, in 236 bottiglie di vetro – qualche goccia sarà caduta per terra, qualche altra nella gola di chi l’ha svuotata, insomma, non state a sottilizzare.

Schermata 2015-04-15 alle 16.37.55N: i quasi 57% portano senz’altro una grande intensità; c’è molta ricchezza, con richiami straripanti al marzapane, uvetta sotto spirito, pan di Spagna… In generale, ‘cose dolci imbevute nell’alcol’, tanto per stare sul tecnico. Tarte tatin, mela caramellata. Seguendo le orme di una suggestione di burro caldo, si arriva a un che di minerale… Frutta disidratata.

P: l’alcol c’è ma non disturba; molto saporito. Offre una bella gamma di sapori, a iniziare da un bell’accenno di cera e un lato minerale certo più evidente. Per il resto, è uno sciroppo (anche se il corpo non richiama certo questa suggestione) ultra-zuccherino, che ricorda caramello, marzapane, un pit di cioccolato; ancora uvetta e tarte tatin. Più dolce che fruttato, se questo ha un senso.

F: continua l’escalation della componente highlander, con cenni di cera e tostati che richiamano quasi note di torba leggermente fumosa.

Un buon whisky, semplice nella sua complessità e che non lesina momenti di grande soddisfazione durante l’analisi, soprattutto grazie ad una mineralità che lotta per non essere schiacciata dal muro di dolcezza: intensità è la parola d’ordine, e non si può non pronunciarla – anche se, a dirla tutta, sul suo altare restano forse sacrificate le sfumature. 87/100 è il voto.

Sottofondo musicale consigliato: Igor Presnyakov ci delizia con la sua cover di Smoke on the Water.