Glen Scotia Single Cask (2015, OB, distillery edition, 56,1%)

Recuperiamo i liquidi persi nella calura dei giorni scorsi, e lo facciamo non bevendo acqua (che banalità) bensì… whisky! Avevamo in sospeso l’ultimo Glen Scotia del lotto e non vogliamo certo farlo attendere troppo, quindi: single cask (età non dichiarata, ma chi ha organizzato il tasting ha parlato di una distillazione del 2002) ex sherry (non sappiamo se Oloroso o Pedro Ximenez: gli altri tre imbottigliamenti, però, erano tutti finiti proprio in PX…) a grado pieno, disponibile solo presso lo shop della distilleria. Se quest’estate passate da Campbeltown, ecco cosa vi troverete nel bicchiere:

Schermata 2015-07-10 alle 15.37.05N: rispetto al Victoriana, in effetti è decisamente più sherried… Spicca un nettissimo cacao / cioccolato fondente, ma reso piuttosto ‘sharp’ dalle solite (qui meno invasive) note ruginose (ricorda il profumo delle vecchie pentole in rame). Cioccolatini al rum. Ancora note di gin tonic!, di chinino… Scorza d’arancia. Tabacco (da sigaro? da pipa?). Buono e ‘difficile’. Ancora quelle note latamente vegetali, tipo bosco di conifere e un pelo di torba… Però qui lo sherry è tagliente, non ha la rotondità dell’altro in bourbon.

P: molto speziato (proprio cannella…), più dolce del previsto. Marron glacee, di brutto. Castagne calde; miele. Molto particolare, e però davvero convincente. Una nota di plumcake pucciato in una crema alla cannella, anzi, in un liquore alla cannella. Melone maturo? Un po’ legnosetto. Tabacco. Caramello salato, qui molto evidente.

F: maron glacee e castagne e cannella e pezzi di ferro.

Ci è piaciuto molto: ha quello stile lì dei whisky di Campbeltown, e di Glen Scotia in particolare (avete per caso sentito parlare di ruggine?), quindi probabilmente potrà risultare ostico per alcuni palati: rispetto al Victoriana è senz’altro più spigoloso e meno ruffiano, per quanto anche a proposito del V parlare di ruffianeria può sembrare un po’ forzato… Ma i nostri, di palati, sono andati in sollucchero, e non possiamo non premiare questo single cask (e con lui l’intero core range, davvero persuasivo nel suo complesso): 88/100 anche a lui, alla grande.

Sottofondo musicale consigliato: Nirvana – Paper cuts.

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Glen Scotia ‘Victoriana’ (2015, OB, 51,5%)

In tempo di maturità (ormai finita per tanti, che già potranno sfogare gli adolescenti ardori – ah, sembra ieri!) oggi in casa whiskyfacile è giorno di terza prova: l’alunna maturanda è Glen Scotia, e la prova di oggi consiste in un NAS (acronimo per No Age Statement, ovvero senza anni d’invecchiamento dichiarati) invecchiato in botti ex-bourbon e finito in botti ex-sherry Pedro Ximenez e in botti “deeply charred”, ovvero ‘profondamente tostate’ (se volete sapere nel dettaglio cos’è la pratica del charring e a cosa serve, leggete qui le parole del prode Terziotti). Basta parentesi inopportune e ritardanti, eccoci al dunque. Che Victoriana entri e si sieda davanti alla commissione.

Schermata 2015-07-06 alle 12.05.07N: molto piacevole e profondo. Ha delle punte leggermente metalliche e ‘sulphury’, ma in un modo molto elegante e piacevole: ruggine, acqua tonica; aghi di pino (anzi: matita temperata). Sotto, una profonda vaniglia (con un corollario di marzapane e “crema pasticciera affumicata”, se esistesse) aggiunge complessità e, di nuovo, profondità al dram. Una leggera torbatura, direi, molto più minerale che altro. Biscotti ai cereali; note dolci. Forse… Banana??? Marmellata d’albicocca. Un senso perenne di tostato.

P: ancora molto marmellatoso; qui mi pare più metallico e sulfureo che non al naso, ma questa dimensione qui pare tutta declinata verso note di acqua tonica, qualche spezia, scorza di limone a go go… Poi, torta: crema al limone, ancora (in cui si noti: crema!, molta vaniglia). Ancora brioscia. Molto buono, più complesso di così. A farne grasse sorsate, pare molto più sbilanciato verso l’ago di pino, acqua tonica, bosco di conifere… Al palato, sì (sciroppo?). La torba ha il suo impatto. Un che di salato!

F: lungo e ambiguo, sia metallico / matitoso che dolce e profondo… Ci piace molto.

La candidata affronta brillantemente la prova, mostrando una discreta consapevolezza dei processi di distillazione, una profonda conoscenza delle metodologie d’invecchiamento attraverso le peculiarità dei legni e una notevole abilità nell’arte del blending. Peccato sia stata restia nel rivelare l’età (ma tra i giovani d’oggi, si sa, si usa così): a questa reticenza sopperisce però con una spiccata personalità, che ne rivela i tratti di originalità e la capacità di rielaborare con spunti molto peculiari il concetto di “scotch whisky”. 88/100, e si prepari per l’ultima prova.

Sottofondo musicale consigliato: Sarah Jaffe – Clementine.

Glen Scotia 15 yo (2015, OB, 46%)

Proseguiamo con piacere il nostro giretto nella tasting room di Glen Scotia assaggiando il 15 anni ufficiale; e lo assaggiamo con particolare curiosità, dato che per la prima volta nella nostra carriera mettiamo le mani su un GS maturato interamente in botti di quercia americana (ex-bourbon? non necessariamente…). Come reagirà questo distillato così nervoso e ‘sporco’ con il legno che più sa arrotondare?

Schermata 2015-07-03 alle 15.01.59N: si sente immediatamente una decisa nota ‘sporca’, appunto, con qualcosa di nettamente sulfureo (bacon, verdure cotte) che si alterna ad una frutta rossa anche abbastanza profonda. Mele rosse e marmellata di fragole. Si impreziosisce sul marron glace, su un cioccolato al latte e alla nocciola goloso e ruffiano. Si fa quasi cremoso, ma mantiene note ‘vegetali’ e maltose fino alla fine.

P: corpo leggero, beverino ma molto saporito. Ribadisce l’ondata sulfurea, ma c’è di più: speziato (legno e pepe, chiodi di garofano), bergamotto, frutta rossa disidratata. Agrumi (arancia, buccia) Pare secco, vegetale, quasi pulito, nel suo essere così sporco. Scivola via bene in bocca. Particolare ma mai sgradevole; particolarissimo.

F: lungo e speziato. Su note di legno, pepe, tamarindo, arancia e frutta rossa. Pancetta.

Questo secondo imbottigliamento ci ha persuasi decisamente di più rispetto al pur onesto Double Cask. L’apporto del legno effettivamente leviga un po’ certi spigoli (probabilmente più legati all’immaturità relativa del distillato che non alle sue peculiarità, altrimenti intatte) che però restano bene in vista, esibiti come dei trofei. Tutte quelle note di frutta rossa ci fanno pensare a una quota di botti magari solo stagionate con sherry. Ad ogni modo,  85/100 per un whisky che forse non piacerà a tutti, ma che saprà regalare soddisfazioni a chi avrà cuore di dedicargli qualche minuto. Lisergico, a suo modo, come il video che segue: supportate La Suerte, la band che ha raccolto il testimone dei Bluvertigo nella staffetta del cantautorato monzese.

Sottofondo musicale consigliato: La Suerte – L’origine del mondo.

Glen Scotia ‘Double Cask’ (2015, NAS, OB, 46%)

Ieri sera abbiamo avuto il privilegio di assaggiare in anteprima intergalattica quattro imbottigliamenti di Glen Scotia nuovi di pacca. Voi sapete che Glen Scotia è l’altra distilleria di Campbeltown (oltre a Springbank, ca va sans dire, nelle sue varie espressioni – e sì, c’è Glengyle, ma sapete bene che è ‘la quarta versione’ di Springbank): finora abbiamo solo assaggiato single cask, generalmente heavily sherried, e siamo sempre stati impressionati dal carattere ‘sporco’, ruginoso e sulfureo del distillato. Siamo dunque curiosi di testare versioni ‘base’ per lo più maturate in botti di quercia americana ex-bourbon. Iniziamo dunque dal Double Cask, la versione NAS più economica (costerà circa 45 euri) del nuovo core range: si tratta di un malto senza età dichiarata finito in botti ex-bourbon a primo riempimento e in botti ex-sherry Pedro Ximenez.

Schermata 2015-06-30 alle 10.03.54N: a dispetto del doppio finale, il naso pare molto sobrio e secco, pungente e (soprattutto sulle prime) piuttosto vegetale. Spiccano note di varia scorza d’agrume (arancia e limone); incredibili note di… acqua tonica!, secca, aromatica e zuccherina (chinina?). Pare acerbino ma senz’altro molto, molto particolare. Col tempo evolve sul sulfureo leggero, e al contempo lo sherry porta una bella botta di frutta rossa fresca (fragola!). Fresco, con una nota dolce, un po’ ingenua forse, in crescita (toffee, ma anche vaniglia).

P: corpo leggero e grande semplicità. Ancora un senso di agrumato frizzantino e senza pensieri, abbinato a note di sciroppo di fragola. Note di cereali, di malto giovane; emerge però un misto di vaniglia, di prugna, d’uvetta e di… prosciutto?, non troppo intensa ma certo di personalità. Tende a spegnersi un po’, ma finché dura piace tanto. Note speziate (cardamomo).

F: breve, buccia di limone e maltosetto. Spezie e ancora prugne.

Si intravedono caratteristiche peculiari dei malti di Campeltown (pare ridicolo dirlo, a maggior ragione se si tengono in mente le parole di Davide, ma è così: vero che Springbank fa tre versioni diverse, ma tutte abbastanza particolari e riconoscibili proprio per note un po’ sporche), anche se complessivamente qui resta tutto un po’ in sordina. Prevale un senso di gioventù, ma senz’altro in un profilo complessivamente molto, molto inusuale e old-style: 79/100 è il nostro giudizio, anche se ad altri appassionati twittatori, ieri sera, questo è il malto che è piaciuto di più.

Sottofondo musicale consigliato: New York Ska Jazz Ensemble – Haitian Fight song.

Glen Scotia 15 yo (1999/2014, Cadenhead’s, 58,7%)

Il Glen Scotia di lunedì ci ha sconfinferato il velopendulo; decidiamo dunque, con gesto forte, di raddoppiare e ci sgargarozziamo un altro Glen Scotia, questa volta di Cadenhead’s – chi è passato al banchetto di Beija Flor all’ultimo festival romano sa che ci era piaciuto, ma adesso è il caso di fare le cose sul serio, con calma e per benino. Si aprano le danze, o meglio: i sample.

Schermata 2015-04-01 alle 12.43.45N: ci ricorda molto quello di Silver Seal… privato però di quell’intensa coltre heavily-sherried, intensamente fruttata. Questa maggiore, relativa nudità lascia emergere una nota minerale torbata e leggermente affumicata molto buona; ed anche una punta sulfurea – ferrosa (polvere da sparo e ruggine) che spicca molto più che nell’altro. Anche clorofilla (tutti annusate clorofilla, vero?). Poi, certo, non manca un aspetto più fruttato e brioscioso: fichi secchi, scorza d’agrume, confetture, brioche.

P: molto Glen Scotia, se la cosa può avere un senso. Rispetto all’altro, certo è meno succoso e più ‘pungente’, ma ha un bel corpo vivo e pulsante di lingue di sapore, di contro al monolite Silver Seal. Abbastanza semplice, se vogliamo, ma particolare e coerente col naso; le stranezze arrivano da un’accentuatissima polvere da sparo / ruggine, abbinata a un’arancia rossa mooolto matura e minerale. Aggiunge poi una sua personalissima rotondità con innesti briosciosi e maltosi davvero azzeccati.

F: medio-lungo, arancia andata e brioscia.

Il naso è meno complesso di quello Silver Seal, il palato però è più spigoloso e sfaccettato, meno imponente; il rapporto è dunque inverso, cambiano gli addendi e le tipologie, ma il distillato GS si rivela ancora in tutta la sua riottosa recalcitrante bislacca peculiarità. 87/100 anche per questo: consigliamo l’assaggio di entrambi, alcuni li troveranno estremi, altri li adoreranno. Noi, intanto, beviamo e godiamo. A venerdì.

Sottofondo musicale consigliato: Chic feat. Nile Rodgers – I’ll be there.

Glen Scotia 22 yo (1992/2014, Silver Seal, 57,6%)

Campbeltown un tempo si chiamava Kinlochkilkerran; poi per fortuna qualcuno (il signor Campbell, nello specifico) si è reso conto e ha pensato bene di rendere pronunciabile il toponimo anche da persone con moderata propensione verso i suoni gutturali. Ma perché tutto ciò? Perché oggi assaggiamo un whisky prodotto in una delle tre distillerie della città: non è Springbank, non è Glengyle, è… (rullo di tamburi) Glen Scotia! Scegliamo dunque uno degli ultimi imbottigliamenti di Silver Seal, un single cask di 22 anni che Max Righi ci ha caldamente consigliato, avvertendoci che sarebbe stata un’esperienza particolare… E in effetti noi sappiamo che con Glen Scotia non si scherza, minerali ruggine e zolfo sono sempre dietro l’angolo. Il colore ramato scuro ci fa subito capire che la maturazione è first-fill sherry.

m19190_1N: a 57,6% inizialmente è un po’ chiuso… Poi però quando inizia ad aprirsi non perde una caratteristica evidente fin dal primo approccio: la compattezza. Le varie anime, dispiegandosi, si annodano a vicenda in un tessuto olfattivo a maglie molto strette: c’è una botta ‘dolce’ sherried di caramello bruciato, arancia, confettura di frutti di bosco (molto molto succoso, clamorosamente succoso, diremmo); poi affianco una nota minerale e vagamente ‘sulphury’ con un accenno di torba fumé (o di sigaro? tanto tabacco da sigaro, in ogni caso). Poi, una liquirizia enorme e delle note di mentolo complicano ulteriormente un profilo già di per sé intricato. Bergamotto?

P: succoso e saporito, e del naso va a confermare la grande compattezza. Troviamo una teoria di marmellate d’agrumi (arance rosse, chinotto); poi una grande liquirizia, ancora caramello; fichi secchi; tutto molto ‘mixato’ assieme. Rispetto al naso, il lato più gloomy (?) trova più spazio, e se tornano le note minerali-sigarose, stupisce un muro di funghi cotti, veramente imponente. Mentolato, appena prima del finale.

F: si porta dietro la massiccia dose di liquirizia / funghi / zuccheri / sciroppo del palato. Intenso e di media durata.

Abbiamo aggiunto un po’ d’acqua, ma le note più sulfuree e potenzialmente sgradevoli si sono amplificate, facendo perdere un po’ di equilibrio a questo whisky… che comunque equilibrato non è affatto, ed è il suo pregio: eccessivo in tutto, ci ha dato l’impressione di un whisky perfetto per accompagnare un sigaro per le intense note sherried del naso e per un palato veramente hardcore. La prima fase ci ha fatto impazzire, la seconda meno: complessivamente, 87/100 è il voto che daremmo a questo sherry monster di Kinlochkilkerran… ehm, pardon, di Campbeltown.

Sottofondo musicale consigliato: Saint Vitus – Dying inside.

Glen Scotia 19 yo (1992/2011, Silver Seal, 59,2%)

Mentre consideravamo la clamorosa bruttezza delle nuove bottiglie ufficiali, ci siamo resi conto ieri di non aver mai recensito un Glen Scotia… Colti da questa improvvisa folgorazione, abbiamo deciso di rovistare fra i sample, e abbiamo trovato un esemplare di una bottiglia molto più bella: un prodotto della distilleria di Cambpeltown, messo a riposare in una botte di sherry nel 1992 e imbottigliato da Silver Seal due anni fa. Considerato com’era il Bowmore dell’altro giorno, dovremmo essere fortunati… Mettiamo alla prova di occhi, naso e bocca questo whisky: il colore è ramato.

scotiaN: dopo note, piuttosto limitate, di quel sulfureo ‘carnoso’ che caratterizza certi sherried, ci rendiamo conto che è subito piuttosto aperto e prepotentemente dolce e fruttato: ciliegie candite, uvetta, moltissima marmellata d’arancia, banana molto matura. Mostarda dolce! Molto cremoso (caffè macchiato?), con note di toffee, forse zucchero di canna; tracce speziate (cannella, in generale molto legno; anice). Si percepisce, sotto la coltre di un intenso sherry, anche qualche nota biscottata di malto; ci fa venire in mente una warehouse, a tratti.. La dolcezza intensa ricorda anche certi rum; pare complesso, continua a cambiare, mostrando un lato ‘vegetale’ piuttosto marcato (diciamo foglie di tè). Dopo un po’, con aria e acqua, continua sì a cambiare, ma si fa un po’ più ‘sulfureo’, con note di cuoio sempre maggiori.

P: spiccano immediatamente, all’attacco, note un po’ strane, quasi metalliche; in ogni caso l’alcol va addomesticato, lascia delle note piccanti tipo peperoncino… Superato il trauma, esplodono bombe di frutti rossi; poi il malto crea una dolcezza cremosa molto buona, tra panna cotta, caramello, cioccolato all’arancia. Continuano le suggestioni di tè lasciato in infusione molto a lungo; tabacco. Ottimamente bilanciato, pur se in un’aggressione di sapori. Pian piano, goccia d’acqua dopo goccia d’acqua, questo whisky però cambia: alcune note erborinate e lievemente balsamiche si trasformano in una sensazione metallica e che ricorda – onestamente – un qualcosa di andato a male (arance?)… Molto curioso.

F: il finale è lungo e persistente e intenso; davvero ottimo, con legno dolce e frutti rossi, con ancora note cremose lievemente amare, tipo creme caramel, o fondo di tazza di caffelatte. Una punta di caramella al rabarbaro? Forse ancora note tipo di legno umido?

Uhm, questa è una valutazione difficile. All’inizio ci è parso un whisky cazzutissimo, per nulla aggraziato ma molto molto buono, di grandissime intensità e personalità; l’aggiunta di acqua e il passare del tempo, riducendo un po’ la componente alcolica, acuiscono certe ‘impurità’ davvero insolite, rendendo l’esperienza un po’ più difficile. Ad ogni modo, quando abbiamo aperto le recensioni di Serge e di Ruben, come sempre quando finiamo di degustare un whisky, siamo rimasti molto colpiti, perché – al di là delle valutazioni – nelle loro note quasi non ci sono riferimenti alla dolcezza (davvero intensa, soprattutto al naso) ed entrambi sembrano piuttosto ‘colpiti’ dalle note sulfuree, di cerini spenti… che noi, onestamente, abbiamo solo intuito. Che dire; il nostro personalissimo verdetto, molto dibattuto, sarà di 85/100: ma vi invitiamo ad assaggiarlo al festival di Roma, se Max Righi l’avrà in degustazione, perché siamo molto curiosi di avere altre opinioni. Ah: leggiamo sulle note di degustazioni ufficiali che si suggerisce l’abbinamento con pipa o sigaro… Mmm, proveremo e vi faremo sapere…

Sottofondo musicale consigliato: Alice in chainsRooster.