Glen Spey 15 yo (2010, Cadenhead’s, 56,1%)

Questa distilleria ha una storia molto particolare ed è un classico “oggetto del mistero”. Da più di un secolo infatti produce a Rothes malto che verrà poi destinato alla produzione di blended whisky, soprattutto J&B, e gli imbottigliamenti ufficiali di single malt si contano sulle dita di una mano. Se a questo aggiungiamo che anche gli imbottigliatori indipendenti non hanno mostrato negli anni un grande interesse per Glen Spey, si capisce bene quanto sia difficile assaggiarlo. Incuriositi, ci avviciniamo a un imbottigliamento del 2010, in botte ex bourbon.

lp4503-glen-spey---authentic-collection---1995-15-year-oldN: molto strano, con un profilo estremamente vegetale. Erba fresca. Si respira minerale, solvente, acetone per unghie e da qui si scorge una suggestione di mandorle amare. Orzata, pure. Si tratta di un whisky semplice, secco e pungente, solo in parte ingentilito da una leggera sensazione di mele, pere e prugne cotte, e dopo un po’ da tenui note di vaniglia.

P: non un granchè saporito; si sente l’alcol. Ci troviamo molto malto vegetale (biscotti ai cereali) e una forte influenza di botte tostata (sembra a tratti affumicato), che conduce a suggestioni di frutta secca (mandorle e nocciole). Sobrio, assai erboso (fieno, erbe secche, tisana) e con una leggera vaniglia. Invero, pulitissimo e non sfornito di una certa eleganza. Tuttavia, non ha sfumature (comincia a essere un 15 anni!) e sa un pochetto troppo di spirito. Liquirizia!

F: Di nuovo pulito e vegetale, nuovamente. Non troppo lungo, vira sull’amarognolo ma senza risultare fuori posto. Noccioloso.

Guardando le caratteristiche tecniche di Glen Spey scopriamo che nel processo di distillazione ci si avvale di ‘purificatori’, che contribuiscono a far ricadere negli spirit stills una parte del liquido già evaporato e fondamentalmente a ridistillarlo. Pare che questa pratica porti a un new make delicato e leggero, ed è forse questa una delle ragioni del gusto di questo Glen Spey, con un profilo vegetale raramente così accentuato. Si tratta senza dubbio di un prodotto particolare, di cui consigliamo un assaggio (tra l’altro la bottiglia costa attorno ai 55 euro), anche se a noi francamente ha soddisfatto più la curiosità che i sensi: 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: UltraistaSmalltalk (four Tet Remix)

Glen Spey 15 yo (1992/2007, James MacArthur, 53%)

La distilleria Glen Spey, vicina di casa di Glen Grant e Glenrothes, non è particolarmente quotata tra gli esperti; noi abbiamo messo le mani su un imbottigliamento della serie “Old Masters” di James MacArthur, 15 anni passati in una botte ex-bourbon. L’abbiamo assaggiato ‘blind’ in una serata da amici: vediamo se, senza essere influenzati da altre informazioni e senza sapere cosa avevamo davanti, ci è piaciuto o meno… Il colore è paglierino.

zoom_30687136_glenspey15yojmc800N: piuttosto chiuso, all’inizio; tanta vaniglia, tanta liquirizia. Note di frutta gialla, pera e susine soprattutto. Intenso ma piuttosto abbottonato. Ci sono anche note di cioccolato amaro. Limone. Il malto pian piano viene fuori (muesli), affianco a note floreali, erbose, che contribuiscono a definire un profilo abbastanza acerbo. Con un po’ d’acqua, reagisce come ci aspettavamo: si apre verso la pasta di mandorle e la vaniglia si accentua. Ancora limone, ancora cereali.

P: anche qui ci pare un distillato abbastanza ‘nudo’, confermando una certa austerità del naso. C’è un malto robusto e godibile (ancora cereali), cui si affiancano note zuccherine intense ma non sfacciate (uva bianca, un po’ di vaniglia, mandorla). Ancora note erbose. Cacao amaro. Nocciolo di limone (avete presente?, è un po’ amarino), ma anche miele. Con acqua, tutto guadagna in intensità, diventando ancora più dolce e godibile. Molto buono.

F: lungo, non intensissimo; miele, ancora cereali.

Noi avevamo pensato si trattasse di un whisky delle Lowlands di medio invecchiamento (15-20 anni), in virtù di note ‘vegetali’ e floreali e di un profilo austero e delicato. Non abbiamo poi sbagliato di molto… Certamente, quelle stesse note che noi qui abbiamo apprezzato possono essere trovate discutibili e “troppo acerbe” da altri: ad ogni modo, noi alla cieca gli abbiamo dato 89/100 e non possiamo che confermare il voto, avvertendo che, ad esempio, Serge è decisamente meno indulgente. Ah, la soggettività!

Sottofondo musicale consigliato: Dead Can DanceIn the Kingdom of the Blind the One-eyed are Kings.