Glenburgie 23 yo (1992/2015, Cadenhead’s, 54,7%)

Quest’anno l’importatore Beija Flor non parteciperà allo Spirit of Scotland, e noi, che da qualche anno ci spacchiamo la schiena dietro al suo banchetto preparando e versando percorsi di degustazione, saremo “costretti” a goderci un festival di pace, chiacchiere e assaggi senza pensieri. Anzi, a proposito: ci vediamo là? Con questa serenità, oggi ci beviamo un single cask di Cadenhead’s che, degustato furtivamente allo scorso festival milanese, ci era piaciuto assai: un Glenburgie ex-bourbon di 23 anni. Forza!

glenburgie-23-year-old-1992-small-batch-wm-cadenhead-whiskyN: l’alcol si fa sentire. In prima fila si sente, molto brioscioso, il malto. Le note di croissant all’albicocca sono, soprattutto sulle prime, davvero dominanti, e piacevolmente tali. Molto marcato è anche il lato acido, agrumato (arancia), assieme a note di lucido per legno e frutta secca (mandorle e nocciole). Col passare dei minuti i richiami al bourbon si fanno più nitidi ed esce una ricca crema alla vaniglia; anche se quel che persuade di più sono note intensamente fruttate, costantemente in crescita, di frutta gialla, quasi tropicale (mela, banana, ananas). Miele e fiori freschi, e senz’altro, qui e là, anche un che di erba fresca ad accompagnare costantemente le altre sfumature. Non stupefacente per complessità, ma molto solido e piacevole.

P: al palato si riconferma semplice e deciso, con un bel muro solido di sapore in prevalenza maltoso. C’è l’albicocca, la mela gialla e sicuramente anche l’arancia, il tutto arrotondato da sentori di legno di botte delicati e frutta secca mista. Ancora miele. Il sapore è gradevole, anche se il gioco del sezionamento non dura a lungo. L’acqua aiuta ad attenuare l’alcol e libera le note fruttate e una crema alla vaniglia molto delicata (panna cotta?). Verso il finale torna un lato erbaceo lievemente amaricante…

F: di media durata, con molta frutta secca, banana e malto.

A voler fare le pulci a questo imbottigliamento, dobbiamo stigmatizzare un lato alcolico certo da attenuare con acqua ed anche una complessiva semplicità, dato che non offre particolari variazioni sul tema principale (il malto). Ma questa stessa semplicità è la faccia di una medaglia che dall’altro lato rivela notevole solidità, e in fondo ci pare preferibile un malto che sappia di malto ad uno che sappia (solo) di vaniglia. Per il voto, staremo su un 85/100 che ci pare identificare alla perfezione un buon single cask con velleità scolastiche.

Sottofondo musicale consigliato: Patty Pravo – Se perdo te.

Glenburgie 19 yo (1995/2015, Whiskyclub.it, 50%)

Nel novero degli ormai tanti imbottigliamenti di whiskyclub.it (tra cui in passato abbiamo scovato delle chicche davvero notevoli…) a luccicare per l’assenza di recensione su whiskyfacile sono i recenziori: ci punge vaghezza di testare il Glenburgie, distilleria maltrattata dalla proprietà Pernod (solo un imbottigliamento ufficiale, nella serie Cask Strength) ma molto amata da chi sa assaggiarne le espressioni indipendenti, difficilmente foriere di amare delusioni e versamenti di lacrime. Trattasi d’un singolo barile che contenne, in una vita precedente, bourbon; dopo quasi 20 anni, è messo in vetro pochi mesi fa al grado ridotto di 50%. Colore? Bello. Si scherza, dorato.

Bottigli_etichetta_WhiskyClub_GlenburgieN: moderatamente alcolico; al primo approccio avremmo forse scommesso su una botte refill-sherry… Le suggestioni sono innanzitutto fruttate: albicocche e prugne disidratate, chips di mele; molta arancia (sia succo che scorzetta – note che troviamo spesso, nei Glenburgie); un accenno di pera. Poi, davvero intensa una sensazione di pan di Spagna inzuppato in alcol per dolci (Grand Marnier); inoltre, una nota leggermente sporca, tra il legno speziato (molto gradevole) e il ruginoso.

P: c’è un attacco non così dolce, con un buon corpo; tutto sommato, di timida loquacità. Come al naso, infatti, quasi tutto quel che si sente è come disidratato (ancora mele rosse / albicocche / arancia). Qui, in più, questo senso di dolcezza in sordina è potenziato da un apporto legnoso più deciso che non al naso; comunque tanto malto, caldo e zuccherino (senso di brioscia all’albicocca). L’acqua apre la frutta, più pervasiva, ma il legno si prende ancor di più la scena.

F: tanto legno, con bordate di nocciola e ancora cornetto all’albicocca.

Il naso è molto gradevole e promettente; trova conferma nel palato, in cui un legno assai presente, però, pare un po’ trattenere il dispiegarsi di un profilo più deciso e complesso. Buono, gli amici di whiskyclub.it ci hanno visto giusto ancora una volta (anche se, a dirla tutta, ci hanno abituato talmente bene che l’asticella delle nostre esigenze sta un po’ più in alto). 83/100 e avanti così!

Sottofondo musicale consigliato: The Presidents of the United States of America – Peaches.

Glenburgie 1980 (2009, Samaroli ‘Glen Cawdor’, 45%)

L’ultimo festival Spirit Of Scotland è stato occasione, oltre che per ritrovare amici, per fare nuove conoscenze: e senz’altro tra le persone con cui più volentieri abbiamo scambiato quattro chiacchiere dobbiamo menzionare Francesco Saverio Binetti, cordiale responsabile marketing di Samaroli (che peraltro potremo ritrovare qui, ma ci torneremo). Tra i dram che ci ha proposto spiccava uno Springbank 15 anni del 1973, della serie Ageing Monography… Spettacolo puro! E molto interessante è stato provare il bicchiere ‘ufficiale’ di Samaroli: la settimana ventura tenteremo un esperimento, stay tuned! Ora iniziamo ad affrontare alcuni samples di questo storico imbottigliatore, e anzi: nei prossimi giorni cercheremo di fare una piccola sessione ‘italians do it better’, assaggiando uno o due whisky selezionati e imbottigliati da nostri compatrioti. Incominciamo proprio da un Glenburgie Samaroli di quasi trent’anni, imbottigliato nella serie Glen Cawdor, ovvero in bottiglie da 50 cl, e ridotto ai proverbiali – per Samaroli – 45%.

glenburgie_1980N: non si direbbe trentenne: un profilo fresco, anche se di grande intensità. Certo, il legno si sente, e si sente come ‘segatura’, ricordandoci la sensazione di quando si entra in uno studio di falegnameria (e per questa nota, solo per questa, ci ricorda certi Balvenie). Poi, tanta frutta intensa, quindi: albicocca, ananas, susine gialle, poi agrumi (buccia d’arancia, ma anche crema al limone). Un profilo affascinante, arricchito anche da delicati richiami floreali e speziati (sandalo, ma anche zenzero candito); ah, dimenticavamo, il tutto su un tappetone bourbon tra vaniglia e una clamorosa pasta di mandorle.

P: la sensazione del corpo è  un po’ deludente, inizialmente indistinto e quasi ‘acquoso’: in un secondo momento, però, la qualità dei sapori compensa una certa mancanza d’intensità. Frutta, frutta, frutta (il bouquet ci pare identico al naso, con coerente dominio di frutta gialla), poi ancora marzapane e ancora vaniglia. Un buon malto, che ha acquisito una certa personalità con gli anni. Camomilla zuccherata!

F: lungo e persistente ma delicato, con grande apporto del legno: la liquirizia perdura all’infinito… E poi nocciola, mandorla, ancora qualche suggestione fruttata.

Ottima qualità dei sapori e degli aromi, che vanno a sostenere un whisky rotondo, morbido e gentile, sempre bevibilissimo e impreziosito da un naso freschissimo, fruttato e floreale. A nostro giudizio, al palato il corpo pare forse fin troppo gentile e questo, se da un lato lo rende di beva assai facile, dall’altro lo tiene giù d’un paio di punti nel nostro “registro di classe”: la qualità è però alta, badate bene, e dunque un 87/100 ci sembra decisamente appropriato.

Sottofondo musicale consigliato: Vampire WeekendCape Cod Kwassa Kwassa.