Glencadam 15 yo (2015, OB, 46%)

Ralfy!

Fino al 2009, questa edizione del 15 anni di Glencadam aveva gradazioni diverse di release in release: in quell’anno la proprietà di Angus Dundee, che aveva comprato la distilleria nel 2003, decide di razionalizzare le cose e passa stabilmente ai 46%. Nominato dal grande Ralfy come whisky dell’anno nel 2017, ora deve passare attraverso le forche caudine del nostro sindacabile e – ricordiamolo – del tutto superfluo giudizio.

N: un whisky apparentemente fresco e gioviale, rivela in realtà un più sotterraneo dialogo tra due anime diverse: da una parte il lato piacione che ci parla soprattutto di creme (creme brulée, budino alla vaniglia, crema pasticciera) e di un po’ di frutta matura (pera über alles); dall’altra invece un lato più austero, sicuramente dominato da un agrume importante e minerale (quasi in essenza, ricorda molto la scorza) e forse perfino qualcosa di vegetale (salvia?, a voler essere olistici: caramelle dure salvia e limone).

P: alzare la gradazione gli ha sicuramente portato un bell’impatto e un buon calore: sprigiona facilmente e con una certa intensità di nuovo tutta la sua convincente cremosità, senza però disdegnare note davvero ben integrate di malto (qualcuno direbbe: sapore di whisky) e frutta secca (mandorle). Ancora molto agrumato, con tanto limone, intenso intenso.

F: con una punta pungente, diciamo di limone (ammorbidiamoci: crema al limone) e quasi di sale. Piuttosto persistente il sapore del cereale, con anche note di frutta secca.

Su alcuni siti tedeschi si trova ancora circa a 50€, altrove sembra esaurito, chissà. Molto educato, resta in equilibrio senza mai sbracare verso la ruffianeria né verso l’austerità fine a se stessa: non sapremmo dire, forse ci siamo invaghiti irrazionalmente della distilleria ma qui e ora assegnamo un 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Goldfrapp – Strict Machine.

Glencadam 17yo (2015, OB, 46%)

Torniamo a visitare Glencadam, distilleria con sede a Brechin di proprietà di Angus Dundee: si tratta di un produttore dal piglio molto poco sexy, con bottiglie dal look obsoleto – cosa che a noi, si sa, piace tanto. Generalmente il whisky di Glencadam è molto piacevole e fruttato, grazie anche, si dice, alla peculiare forma degli alambicchi con i lyne arms angolati all’insù, cosa che favorisce il reflusso. Oggi assaggiamo un’edizione limitata dal ricco range della distilleria, il 17 anni finito in barili di Porto. Sapete come la pensiamo sul Porto nella maturazione del whisky, ma abbiamo stima di Glencadam e non partiamo prevenuti.

IMG_1322_5N: l’apporto del Porto (riusciremo mai a evitare questo giochino di parole veramente pessimo? forse no) non si nasconde, con grandi note di marmellata di fragole; mantiene però una sua grande eleganza anche maltosa, con note di marzapane, di pane nero tostato, un sentore di brioche; e ci pare di trovare, ad equilibrare questi descrittori così zuccherini, perfino una venatura minerale, conferendo freschezza. Angelo Corbetta, che beve con noi, insiste sulla mela rossa.

P: l’attacco è fin da subito molto zuccheroso, con ancora note di marmellata di frutta e di croissant ultra-burroso. Molta vaniglia. Una nota vinosa piena, robusta, molto persistente; insistono poi note maltose dal distillato, e sicuramente i sentori di cereale sono ben fusi all’interno di questo universo di dolcezza – cosa non scontata con il Porto.

F: lungo, persistente, ancora molto dolce, richiudendosi con la frutta secca e un po’ di malto.

Chiariamoci subito: dolce, è dolce. E però nel complesso ci appare migliore della media dei finish in Porto, con i barili certamente presenti ma senza essere del tutto prevaricanti sugli aromi del distillato. Equilibrato, dunque, e piacevole: 86/100, anche se certo non costa poco…

Sottofondo musicale consigliato: Masayoshi Takanaka – Sexy Dance.

Glencadam 10 yo (2016, OB, 46%)

Malgrado questo blog veleggi sereno verso il suo ormai sesto compleanno, ancora non abbiamo mappato tutte le distillerie di Scozia: tra le ormai poche mancanti spicca Glencadam, dalle Highlands, celebre ai nostri stolti occhi per almeno due ragioni. La prima è che l’etichetta sembra essere stata catapultata direttamente dagli anni ’90, ma a noi checcefrega, ci importa quel che c’è dietro; la seconda è che pare che Jim McEwan sostenga spesso pubblicamente che Glencadam è uno dei suoi whisky preferiti, e insomma, di Jim c’è da fidarsi, o no? Oggi assaggiamo il 10 anni, versione base del core range, imbottigliato a 46%. Il colore è paglierino chiaro.

61ce9GWW6vL._SY445_N: nella sua limpidezza e delicatezza offre un buon compendio di ciò che un whisky ‘entry level’ di questa natura dovrebbe avere. Abbiamo una bella frutta gialla (banane, pere e mele mature), una vaniglia non ostentata e molto, molto cereale fresco. Completano una certa dose di acidità (vino bianco) e un pugnetto di lieviti. Floreale qua e là, per gli amanti delle lepidezze.

P: semplice ma di bella presenza. Come al naso offre piacevolezze sparse tra vaniglia e frutta gialla a piacere (succo di mela e pera), oltre a sentori vegetali in aumento: c’è infatti ancora tanto malto e qualcosa di simile all’anice, insomma vagamente speziato; Serge con la solita condivisibile saggezza parla di finocchietto. La gradazione a 46% poi dona una certa persistenza e pienezza a tutto l’insieme.

F: pulito e di media lunghezza. Pane caldo con una bella marmellatina di frutta gialla.

Come scrive Serge nella recensione che abbiamo linkato sopra, si tratta di un malto fondamentalmente onesto: sa di distillato, puro e semplice, buono e saporito, maltoso e vegetale, con una dolcezza fruttata molto sobria ed elegante. 84/100 è il giusto voto, secondo noi, per un ottimo “whisky che sa di whisky” e che costa francamente il giusto, attorno alla quarantina di euro. Brava Glencadam.

Sottofondo musicale consigliato: The 3rd and the Mortal – So pure.