GlenDronach 21 yo (1994/2016, OB for Silver Seal & Lion’s Whisky, 54,1%)

Abbiamo deciso di dedicare parte delle settimane agostane a delle piccole monografie: assaggeremo infatti solo whisky di selezionatori e imbottigliatori indipendenti. Già la scorsa settimana abbiamo assaggiato due selezioni di Max Righi per Silver Seal: nel fine settimana ci ha punto vaghezza di tornare su quei passi, e abbiamo scelto un GlenDronach ventunenne maturato in Pedro Ximenez. Questo, come ormai tutti i GD acquistati da indipendenti, ha etichetta ufficiale ed è selezionato da Max e da Diego Sandrin, collezionista e proprietario di Lion’s Whisky (qui una sua bella intervista concessa ad Angus). Diego ci perdonerà se però qui ci soffermiamo sul nuovo Whisky Antique di Formigine: negozio – uno dei più forniti al mondo! -, ristorante, spazio esterno per degustazioni con sigari. Il progetto è di fare col whisky qualcosa di mai visto prima in Italia, e se c’era qualcuno in grado di ambire a tanto, quello è proprio Max…

N: molto compatto, intenso ed elegante. Un caso ‘caldo’, e andando in ordine sparso diremmo: marron glacé, caffelatte, cioccolato ai frutti rossi, pan di Spagna, cola, biscotti (azzardiamo: krumiri), marmellata di arancia, crostata alla frutta, toffee, miele. Vi basta? A noi, francamente, sì. È molto buono, denso, grasso: piuttosto old-school.

P: beh, però, che qualità, e che corpo. Il PX si fa sentire tanto, portando una dolcezza molto pronunciata e zuccherina. C’è innanzitutto un tripudio di cioccolato al latte, poi prugne cotte, ancora marron glacé, cola, un pit di caffè (anzi, il solito rimasuglio di cappuccino zuccherato), arancia dolce. Un vago senso di frutta rossa indefinita. Col tempo esce una nota di tabacco di pipa eccellente. Con acqua, diventa più succoso, di una dolcezza più fresca.

F: lungo e persistente, qui torna prepotente la frutta rossa con il suo seguito di cioccolato al latte, un po’ di arancia.

Impressiona come un whisky di 21 anni non dia segni degli acciacchi del tempo, risultando grasso, grosso e godibilissimo. Certo, l’apporto del PX è massiccio, e tende ad addolcire il profilo complessivo – per questo l’aggiunta di acqua, che rende tutto più succoso e screziato, pare a nostro gusto consigliabile. Qualità sempre, immancabilmente alta con GlenDronach; qualità sempre, immancabilmente alta con Silver Seal: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Quantic & Flowering Inferno – Cumbia Sobre el Mar.

GlenDronach 2004 (2016, OB for Beija Flor & Whiskyclub.it, 51,1%)

schermata-2016-11-11-alle-11-49-59GlenDronach è da molti considerata una delle migliori realtà nel mondo dei produttori di whisky di malto scozzese: ne abbiamo bevuti tanti, ne abbiamo parlato a lungo, non ci ripeteremo. Voi di certo sapete che la peculiarità della distilleria, soprattutto negli ultimi anni, è l’ottimo lavoro con le botti ex-sherry. Oggi assaggiamo un single cask ex-Pedro Ximenez, selezionato da un panel di soci di whiskyclub.it per il club stesso, ovviamente, e per l’importatore italiano Beija-Flor. Ne parliamo oggi anche perché questa domenica daremo una mano a Claudio e Davide di whiskyclub.it al whiskyday, organizzato da Bartender: sarà l’occasione per chiacchierare con professionisti e per proporre la Guida completa al whisky di malto di Micheal Jackson, appena pubblicata per LSWR con lo zampino proprio di Claudio Riva ed anche il ruinoso apporto dei vostri amati blogger: noi.

glendronach_12_2004_1-570x572N: l’alcol sta a zero, in un’atmosfera esplosiva e di grande cremosità. Davvero carico, da sbattere direttamente sulla tavola di Natale: noce pekan, pandoro, banana matura, cioccolato al latte e toffee. La frutta rossa arriva in un secondo momento, con delle belle zaffate di ciliegia e uvetta. Tisana arancia e cannella. Che ricchezza!

P: corpo pieno, molto saporito. Ripartiamo da dove avevamo finito, perché qui le arance sono davvero sugli scudi, dolci e fresche ma anche in marmellata. E poi, in grande coerenza col naso, ritroviamo uvetta, panettone, cioccolato al latte. Torta di carote. Insomma, tanta dolcezza invade la bocca, con un senso finanche burroso (da pasticceria, scrive gentaglia che di dolci se ne intende), che noi sintetizziamo nuovamente in una noce pekan.

F: …e questo senso di burrosità zuccherata accompagna a lungo, con ancora pesanti note di arancia.

Difetti? Neanche a parlarne, a meno che il fascino non sia un difetto. Intensità e gradevolezza? Pazzesche. Molti single casks ex- Pedro Ximenez esibiscono muscolari note dolciarie, molto rotonde e ruffiane, da dentro o fuori, e questa selezione certo non fa eccezione: i più golosi impazziscono dunque, noi riconosciamo la qualità ma forse, alla fine della cena natalizia, ci limiteremmo a un paio dram. Oddio, forse tre o quattro… Insomma, se ci invitate a casa e avete questa bottiglia aperta, ve la finiamo comunque. E dunque la valutazione non schizza, ma la goduria resta: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Walter Wanderley – Summer Samba (So Nice).

Glendronach 1990/2001 (Cadenhead’s, 57,9%)

Il primo malto del Tasting Facile di sabato pomeriggio era un single cask di Glendronach, imbottigliato nel 2001, quando la distilleria era chiusa (è rimasta silent tra il 1998 e il 2005). Si tratta di una singola botte refill-sherry, e – lo anticipiamo già – è stata la bottiglia meno apprezzata dai presenti: facile da prevedere, forse, vista la qualità del parterre…!

a0ni1iNiCFK6zgs1V-LOZnjy8bvkMT9wDHc7wvwFiVgN: nonostante la gradazione, non si nasconde, restando bello aromatico e svelando una certa maturità: il grande accordo tra botte e distillato trova un primo risultato in una pienezza più matura del previsto. Questo connubio unisce tante diverse sfumature di frutta, mai ruffiane: da note di frutta cotta (mela/prugna) a suggestioni eteree di frutti rossi (anzi: more, confettura di fragole); perfino arancia candita. Il malto, zuccherino e brioscioso, si accompagna a piacevolissime note di warehouse, di legno di botte, che ci pare a tratti dare note leggermente sporchine e tabaccose.

P: semplice ma intenso, ha la peculiarità di colpire in modo regolare, compatto, senza fiammate di sapore. Come al naso, attacca sullo zuccherino deciso e pesante, ma non eccessivo: qui le suggestioni sono di pesca sciroppata, zucchero di canna e caramello; ci pare di sentire frutta rossa un po’ in disparte, e invece ancora note di malto e legno, che ci rappresentiamo con una bella frutta secca (nocciola). Purtroppo sono presenti, avulsi da tutto ciò, anche pesanti ritorni alcolici che rovinano un quadretto altrimenti piacevole. L’acqua, da sconsigliarsi, sembra accentuare l’alcol e qualche sua connotazione vagamente metallica.

F: buccettina della mandorla. Amaro e maltosissimo.

Diciamolo senza scrupoli di sorta: il problema di questo Glendronach è il palato, lì l’alcol resta slegato dal resto, si sente molto più che al naso e l’acqua, invece di migliorare la situazione, la peggiora. Detto ciò, siamo di fronte a un whisky discreto, didattico, con un distillato più maturo della sua età grazie all’educato apporto di una botte per niente eccessiva, certo di buona qualità. Da annusare, soprattutto: 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: Mogwai – Hardcore will never die, but you will.

Glendronach 11 yo (1990/2001, Dun Eideann, 46%)

All’ultimo Spirit of Scotland abbiamo assaggiato un Glendronach indipendente messo in bottiglia quattordici anni fa; siccome quattordici è il doppio di sette, e sette è il doppio di tre e mezzo, oggi lo beviamo qui, davanti a voi. Non cogliete la logica stringente? Neanche noi: questo è il bello. Si tratta di una botte ex-bourbon che ha lasciato maturare nel suo ventre il distillato per 11 anni, prima di espellerlo in bottiglia al grado ridotto di 46 gradi, non centigradi.

Schermata 2015-10-02 alle 17.39.44N: siamo di fronte a un tripudio di nudità, e a parte una tenue sensazione di vaniglia e zucchero bianco, risulta poi tutto spostato in una dimensione erbacea: mandorle amare, erba fresca e umida, erba limonosa. Una susina gialla, asprina; note di distillato giovane, pulito, qualche timida suggestione di aceto di mele. E come trascurare il limone, vero mattatore? Solvente. Floreale. Il primo non era un aggettivo.

P: al palato è ancora più naked: resta un vago senso di dolcezza pulita, ma nemmeno più fruttata (zucchero?). È la dolcezza del malto! Dominano invece note ancora erbacee (proprio fieno, infusi; anche verdura cruda a foglie verdi) e limonose (semini e buccia). La nota maltosa porta con sé quella che ad alcuni parrà un’off-note di stoppino, ma che a noi non dispiace affatto, anzi.

F: pulito molto, abbastanza breve, vagamente mandorlato e molto erbaceo.

La nudità più nuda che c’è: un whisky ‘didattico’, perché spiega perfettamente cosa sia il whisky di per sé, privo di legni attivi e con un fianco lasciato aperto ai colpi delle erbe e del malto più pulito e vegetale. Detto ciò, e riconosciuta al distillato una parola sicura e priva di screziature negative, forse in questo caso la nudità è per il nostro gusto un po’ eccessiva, e nel complesso ci fermeremo a un 79/100, ma sappiate che la community di whiskybase è più indulgente. Grazie a Davide per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Naked eyes – When the lights go out.

Piove whisky vol. III

C’abbiamo preso gusto e ci divertiamo anche oggi a smitragliare una  raffica di sentenze al limite del buon senso. Complice la giornata uggiosa, facciamo volentieri piovere all’unisono malto e pioggia…

Glen Avon 15 yo (2009, Gordon & Macphail, 57,3%)

I single cask della Glenfarclas spesso regalano emozioni. Qui abbiamo un bel sherry monster. 89/100

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Glendronach 12 yo “Original” (2010, OB, 43%)

Forse il miglior whisky “base” tra quelli full sherried: puro godimento a buon mercato, intorno ai 35 euro.85/100

Glen Grant 13 yo (2009, Duthies, 46%)

Cos’avete fatto al mio Glen Grant? Michele…   Micheleee! Purtroppo Cadenhead’s ha abbandonato la serie Duthies, che spesso regalava imbottigliamenti di buona qualità a prezzi onesti. Ma non in questo caso: 77/100

Glenmorangie “Nectar d’Or” (2010, OB, Sauternes finish, 46%)

Il più raffinato esperimento di wine finishing dell’esuberante distilleria.Un malto da pochette. 84/100

Balblair 1975 (2012, 2nd release, 46%)blbob.1975v1

Un bel Balblair: tanta frutta, tanta mineralità e il suo bel malto in evidenza. Che eleganza questa distilleria. 87/100

GlenDronach 12 yo ‘Sauternes cask finish’ (2015, OB, 46%)

Acchiappate una delle distillerie più quotate di Scozia, una di quelle che meglio lavorano con le botti ex-sherry… Prendete un po’ di whisky invecchiato in queste botti per quasi 12 anni, e poi mettetelo tutto in altre botti, che però avevano contenuto in precedenza del Sauternes: fate tutto ciò, e avrete in mano una bottiglia del nuovo GlenDronach 12 anni Sauternes cask finish, versione (con etichetta in stile Milka) che sostituisce il precedente 14 anni. Lo assaggiamo con curiosità.

grnob.12yov22N: aperto e abbastanza caldo… Oltre ad una zuccherosità molto marcata, fatta di zucchero filato, crema, vaniglia e pasta di mandorle, c’è poi una frutta più discreta, tra albicocche disidratate, pere caramellate e buccia di mandarino. Miele; croissant all’albicocca; tanta frutta secca, ed un senso di legnosità. In questo bailamme, trova spazio anche un buon profumo di malto, di cereale, caldo.

P: corpo bello masticabile. Parte un po’ debole, ma poi attacca una gran botta di sapore – pur rimanendo sostanzialmente piatto e poco sfaccettato. Si nota un grumo zuccherino, una gran dolcezza di zucchero liquido, miele e brioche all’albicocca. Questo blocco non è però cremoso, come avremmo atteso ed auspicato fin dal naso, ma anzi è tutto secco, pungente; arrivano inoltre vere bordate di legno, francamente un po’ eccessive…

F: …che nel finale diventano assolutamente eccessive, con una nota alcolica un po’ slegata decisamente inattesa in questa fase. Attorno, un astratto alone dolciastro.

Un whisky finito in Sauternes, per definizione, deve essere “costruito”, deve svelare l’apporto delle botti elette a ultimo utero per il distillato: qui ciò accade, e se al naso le promesse sono seducenti, tra palato e finale il sogno si infrange contro la più prevedibile delle pareti, quella del legno. Onestamente: capiamo tutto, ma se fossimo GlenDronach non ci sogneremmo mai di fare un’operazione del genere. Non siamo GlenDronach, però, e dunque abbiamo torto: il nostro risentimento per l’impossibilità di incidere sul reale e la nostra insoddisfazione per un malto un po’ troppo dolce e legnoso si racchiudono in un 78/100.

Sottofondo musicale consigliato: Moostroo – Il prezzo del maiale. Grande band!

GlenDronach 12 yo (inizio 2000, OB, 40%)

Domani sera l’Harp Pub di Piazza Leonardo, Milano, ospiterà la seconda degustazione del ciclo “whisky… e sei in pole position”, di cui abbiamo avuto modo di scrivere in passato; dopo una prima dedicata al whisky nel mondo, restringiamo l’orizzonte con gesto forte e ci concentriamo sulle sole terre scozzesi. Come al solito, si tratta di bottiglie non proprio recentissime, e in questo caso restiamo sulla fine anni ‘90/inizio 2000; il percorso attraverso lo Speyside inizia con uno Strathisla 12 anni, per poi passare sul coetaneo di casa Glendronach. E su quest’ultimo ci concentriamo oggi…

glendronach_12_original2N: molto ‘standard’, ma piacevolmente tale. Ha note di malto brioscioso e biscottoso (fette biscottate, pane caldo); marzapane in quantità industriale; uvetta. Bilanciato tra il malto caldo e lo sherry (da cui, oltre all’uvetta, pesche sciroppate e un po’ di frutta essiccata: prugne e albicocche). Semplice, si diceva, ma gradevole, con anche note deliziose d’agrume, soprattutto arancia, anche candita. Col tempo si apre, e si fa sempre più ‘caldo’, più legnosetto ed anche speziato.

P: bella intensità, complessivamente la qualità è ottima e il corpo è bello oleoso. Ha generose note dolci che recuperano e sviluppano quelle del naso: quindi malto tostato / biscottato, lievemente amarino; uvetta (quasi pan di Spagna, a tratti); frutta secca (mandorle, nocciola: ricorda un croccante al miele e frutta secca…). Un pelo di frutta rossa; cioccolato bianco? Marmellata d’arancia?

F: come sopra. Non lunghissimo, abbastanza intenso, su brioche / agrumi / sherry (uvetta uber alles). Va richiudendosi su una punta maltosa e legnosa, vegetale, leggermente amarina.

Non è un caso che Glendronach sia una distilleria di culto tra gli appassionati di succo di malto: se questo è il malto-base, l’entry level, immaginate gli altri (e se non volete immaginare, provate a scrollare almeno questa pagina). 84/100, e bella li. Vi aspettiamo in pole position…

Sottofondo musicale consigliato: Roberto Vecchioni – Dentro gli occhi.

GlenDronach 1991 (2010, cask #3182, OB, 51,7%)

Glen per Glen, restiamo nelle Highlands ma saliamo per tanti chilometri: dopo Glengoyne passiamo a GlenDronach. Abbiamo da un anno e mezzo un sample di un single cask in Pedro Ximenez donatoci dal prode Federico, e non possiamo più attendere oltre; non attendiamo, quindi.

16919N: apertissimo, niente alcol; pare un po’ scarico, non sembra neppure a grado pieno, tantomeno a 60%… Davvero molto fruttato, comunque, con notevolissime note supersuccose di fragole e more e lamponi e mirtilli. Qualche nota ‘profumata’ (quasi floreale… intensa, però), di frutta secca (fichi a gogo) ma non solo (prugne succose). Zero note sporche. Marmellata bruciacchiata. Qualche punta di caramello, qualcosa di tostato. Dopo un po’ esce un che di aceto balsamico. Cremoso (creme caramel), a testimoniare la botte PX.

P: il palato, con un attacco poco intenso, è molto meno fruttato: tanta liquirizia, tanto toffee, creme caramel. C’è una nota dolce un po’ strana, forse carruba? Nocciole tostate. La frutta c’è, chiaro, con marmellata di lampone; una intensa uvetta (quasi siropposa, se possibile). Ha un che di panettone marsalato e di mandorle. Legno, a tratti amaro. Buono, ma non pare a grado pieno… Già emergeva il tremendo dubbio al naso, ma forse il sample non era chiuso bene e ha perso in gradazione? Boh. Se anche così fosse, l’effetto complessivo resta buono.

F: tutto sul panettone, uvetta, marsala. Ancora fragola. Cose caramellate (che so, noccioline?).

Particolare: naso iperfruttato, palato e finale più su pasticceria e pasta di mandorle. Ce lo aspettavamo senz’altro più intenso, ma francamente abbiamo la nettissima impressione che il sample abbia lasciato agli angeli (?) qualcosina… In ogni caso, a dispetto dei nostri dubbi abbiamo deciso di pubblicare lo stesso le nostre note perché l’effetto, se pure un po’ scaricato rispetto a ciò che forse sarebbe potuto essere in origine, resta comunque molto piacevole; a dimostrazione, se vogliamo, che GlenDronach spacca. 84/100 è il voto, che però – vi preghiamo – prendete con delle pinze ancor più grandi di quelle che dovete usare di solito (e non solo con noi, con tutti! fidatevi solo di voi stessi! eccetera).

Sottofondo musicale consigliato: Laibach – Sympathy for the Devil, non foss’altro che per il video.

GlenDronach 21 yo (1993/2014, OB for Beija Flor & Silver Seal, 58,1%)

L’abbiamo assaggiato per la prima volta a Roma, ed era solo un piccolo, sperduto campione di botte in attesa di trovare una nuova famiglia; ci era piaciuto, molto, ma poi l’abbiamo quasi dimenticato, persi nel quotidiano tran-tran… E poi, a Novembre, finalmente ne abbiamo presa una bottiglia tra le mani; l’abbiamo aperta, ne abbiamo versato qualche dram: e la magia è tornata. Stiamo parlando del GlenDronach ‘dei blogger’, selezionato da un panel composto dai più illustri (…) blogger di whisky italiani, da Max Righi e da Maurizio Cagnolati, i nomi e le anime dietro ai marchi Silver Seal e Beija Flor (potete leggere tutta la vicenda nella bella prosa di Davide). Ora, vediamo un po’ se insieme ai fidati compari abbiamo scelto bene: si tratta di una singola botte (#35) del 1993, ex-sherry Oloroso first-fill, invecchiata per 21 anni e imbottigliata da poche settimane.

Schermata 2014-12-15 alle 12.23.54N: miracolo! Dov’è l’alcol? Forse si è defilato per rispetto alla complessità di questo naso… Ha una ricchezza aromatica clamorosa, che quasi ingolosisce, ti prende per la gola… Il primo impatto è di un bel cioccolato, fondente (anzi: il cremino fondente); poi, a tappeto, un gran misto di frutti rossi, qui in versione fresca e succosa, ma anche: ciliegie sotto spirito! Un’altra immagine che ci viene in mente è: frutti di bosco con il Porto. Prugne nere, fresche e succose; anche fichi freschi, belli maturi. Poi ci addentriamo anche in un lato più graffiante: una bella nota di ‘caramello bruciato’, di creme brulée. Poi, delle note di anice, di rabarbaro, di tè, di legno umido, qualche punta di noce moscata e cera d’api: note sporche che si integrano perfettamente con il resto. Top. Sigaro?

P: anche qui impressiona l’inconsistenza dell’alcol, che lascia il campo a un corpo di compattezza e intensità. Clamorose. Le due anime descritte al naso (fresco fruttato succoso vs graffiante speziato tannico) proseguono qui all’unisono: e quindi, cioccolato ed eucalipto, frutta rosa (ancora iper-succosa) e rabarbaro, arancia e tamarindo. Qui il lato dei tannini si fa più erbaceo, vegetale, ma senza sforare nella dimensione dello ‘sforzato’. Accompagna verso il finale ancora quella nota speziata e piccantina di sigaro. Non sarebbe necessario, ma se volete farvi un regalo e gridare di vera gioia, aggiungete acqua: il lato tannini/erbe si fa appena da parte e lascia che la dolcezza esploda, veramente fragorosa (marmellata di fragole? crostata ai frutti di bosco?).

F: lunghissimo, aperto dal sigaro (quasi fumo); resiste, ancora clamorosamente, una frutta fresca, succosa; cioccolato amaro e una nota biscottata, di malto, a sorpresa.

Noi blogger di whisky italiani saremo dei cialtroni ma di certo sappiamo riconoscere un buon malto; o per lo meno, in questo caso l’abbiamo fatto – e c’è da dire che tutti e quattro i campioni ci erano parsi di alta qualità, quindi non è che proprio sia stato un compito difficile. Ma ecco, un GlenDronach di questa età, per sedurci davvero, deve essere come questo: ha infatti un ottimo bilanciamento tra il lato erbaceo e quello dolce, succoso; e diciamo già che un punticino in più glielo diamo perché con acqua evolve in modo davvero deflagrante. E insomma, bando alle ciance: 94/100 è il nostro voto; perdonateci, l’abbiamo scelto (anche) noi. Qui le impressioni di Federico, qui quelle di Giuseppe.

Sottofondo musicale consigliato: Keith Jarrett – Over the rainbow, dal concerto alla Scala del 1995. Una versione sofferta, e per questo splendida.

GlenDronach 21 yo ‘Parliament’ (2013, OB, 48%)

Come avrete senz’altro letto nel comunicato stampa diffuso a blog unificati, i vostri amati scribacchini del web domenica mattina si sacrificheranno, assaggiando diversi samples di botti di GlenDronach del 1993 per selezionare lui, il cask eletto che verrà imbottigliato e distribuito in Italia da Silver Seal e Beija Flor. Noi, allo Spirit of Scotland di questo fine settimana, saremo proprio al banchetto di Beija Flor: potendo pescare nell’intero catalogo dell’importatore, abbiamo scelto alcuni percorsi di degustazione che vi proporremo, se vorrete, a prezzo scontato – e sarà un’occasione per scambiare quattro chiacchiere assieme. Nei prossimi giorni pubblicheremo i percorsi che abbiamo selezionato: per ora, accontentiamoci di assaggiare uno dei prodotti di punta del core range di GlenDronach, ovvero il 21 anni ‘Parliament’. Il colore è d’un bel rubino.

dronach21N: niente alcol. Come già col Cask Strength, la componente Pedro Ximenez si fa sentire, con il suo apporto smaccatamente zuccherino: e quindi note di zucchero di canna, di savoiardi, dolci alle mandorle. Poi, un tappetone di aromi sherried, elegantissimi: frutti rossi a fiammate (ciliegia), cioccolato, fichi secchi. Per il resto, fuori dal coro zuccherino rimangono punte di aceto balsamico e lucido per legno.

P: morbidissimo e avvolgente in bocca: coerente col naso, anche se si fa sentire di più il portato amaricante dei legni rispetto alla dolcezza rilevata prima, con spunti leggeri di rabarbaro, anche fondi di caffè, a controbilanciare appunto una dolcezza di ciliegia intensa e fichi secchi veramente incantevoli.

F: secco e lungo, e la frutta rossa e gli aromi ‘ciliegiosi’ non cedono d’un passo in intensità.

Questo ventunenne ci appare sbarazzino e piacevolmente ruffiano al naso, più serioso e incravattato al palato; con ciò, siamo senza dubbio di fronte a un ottimo malto sherried, che non nasconde la sua età e – come dire – proprio dall’esperienza delle cose del mondo sa trarre i giusti insegnamenti per ammaliare anche i nasi meno avvezzi e al contempo soddisfare i più esigenti. 88/100 è la nostra opinione.

Sottofondo musicale consigliato: Wild BeastsThe Fun Powder Plot.