Glenfarclas 10 yo (anni ’80, OB, 40%)

Assaggiamo un import italiano di Glenfarclas, un dieci anni messo sul mercato nella seconda metà degli anni ’80 e importato e distribuito nel Belpaese grazie al prodigo intervento dei Fratelli Averna – come spesso accade quando assaggiamo certe chicche, dobbiamo ringraziare Angelo Corbetta (Harp Pub Guinness, Milano) e la sua bella idea di metter via bottiglie negli anni. Fondata nel 1836, Glenfarclas è dal 1865 di proprietà della stessa famiglia, con un cognome insospettabile ed unico: Grant. A dimostrazione dell’estro familiare quanto a nomi, siamo alla sesta generazione e abbiamo due John e quattro George… La metà dei 3400000 litri prodotti finisce in single malt, l’altra metà in blended. Perché diciamo questo? Mah.

schermata-2017-01-31-alle-22-21-27N: alcol, zero. Anche se l’invecchiamento in sherry, come vedremo, è molto marcante, i dieci anni ci consegnano un whisky ancora incredibilmente fresco, fruttato, vivo: dimenticate quegli sherry ‘scuri’, qui troviamo solo tanta voglia di divertirsi con mela rossa fresca e fragrante, poi la ciliegia, la fragola e con aberrante riferimento: aceto di more! C’è anche una nota altrettanto fresca ma più ‘grassa’, corposa, da tabacco da narghilè… Sotto a questa coltre di sherry, si agita un cereale ancora vivace, che rende il tutto estremamente invitante e pimpante. Eppure c’è di più: una leggera nota di legno di botte, molto cesellata e composta.

P: la riduzione a 40% ci porta un corpo di media struttura e un palato molto omogeneo, senza fiammate di sapore ma comunque con una bella compattezza e una certa intensità. Si ripresenta in grande coerenza col suo naso, e quindi tante mele rosse (anche una deviazione verso la tarte tatin, a dar conto di una maggiore ‘tortosità’, se siete in grado di perdonare l’orrenda parola) e una bella frutta rossa matura e succosa (more e ciliegie). Non è per nulla astringente, come sono talora certi sherried, ma ha comunque delle note tostate, quasi di tabacco.

F: di media durata, prosegue l’eterno balletto di tabacco e frutta rossa.

Buono, succoso, piacione: anche se di poco, il più apprezzato alla degustazione di ieri sera, in cui era messo a confronto con vecchie edizioni di Glen Keith, Dalwhinnie e Bowmore – non temete, recensiremo anche questi nei prossimi giorni. 86/100, e soprattutto un’osservazione: quanto era più buono questo dieci anni rispetto al pari età sul mercato odierno… Ah, come si stava meglio quando si stava peggio!

Sottofondo musicale consigliato: Mötley Crue – Wild Side.

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Piove whisky (sullo Speyside)

Ecco che tornano le esilaranti performance lampo di quando ci ritroviamo la sera, abbiamo voglia di assaggiare qualcosa e non ci sentiamo poi però così tanto riflessivi. Allora noi questa volta si fa un viaggetto nello Speyside, patria indiscussa del whisky di malto.

oldbothwellMacduff 1980/2011 (Old Bothwell, 54,3%): bordate di frutta gialla fresca, persino tropicale, persino poco alcolico, persino con sfumature minerali. Esibisce anche una sorprendente freschezza floreale in pieno stile irish. Inscì avéghen! 87/100

Glenfarclas 12 yo (metà 2000, OB, 43%): al naso è molto disarmonico, si presentaimg-2d-0003-20130611110125_IM174163 piatto, troppo alcolico, con note di profumo dappoco; al palato le note pacchiane di caramelle al toffee si salvano in corner per una dolcezza vagamente sherried e maltosa (tra uvetta e biscotti di malto e frutta secca). Il corpo lo protegge dal baratro: 76/100

longmorn-19-year-old-1994-first-edition-whiskyLongmorn 19 yo (1994/2014, First Edition, 58,2%): malto, malto e tanta frutta gialla; però a grado pieno l’esperienza è davvero un po’ traumatica… Con aggiunta d’acqua, si dispiega una bella distesa di arance e c’è anche un bel biscotto al burro golosone. 84/100

 

 

Piove whisky vol. III

C’abbiamo preso gusto e ci divertiamo anche oggi a smitragliare una  raffica di sentenze al limite del buon senso. Complice la giornata uggiosa, facciamo volentieri piovere all’unisono malto e pioggia…

Glen Avon 15 yo (2009, Gordon & Macphail, 57,3%)

I single cask della Glenfarclas spesso regalano emozioni. Qui abbiamo un bel sherry monster. 89/100

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Glendronach 12 yo “Original” (2010, OB, 43%)

Forse il miglior whisky “base” tra quelli full sherried: puro godimento a buon mercato, intorno ai 35 euro.85/100

Glen Grant 13 yo (2009, Duthies, 46%)

Cos’avete fatto al mio Glen Grant? Michele…   Micheleee! Purtroppo Cadenhead’s ha abbandonato la serie Duthies, che spesso regalava imbottigliamenti di buona qualità a prezzi onesti. Ma non in questo caso: 77/100

Glenmorangie “Nectar d’Or” (2010, OB, Sauternes finish, 46%)

Il più raffinato esperimento di wine finishing dell’esuberante distilleria.Un malto da pochette. 84/100

Balblair 1975 (2012, 2nd release, 46%)blbob.1975v1

Un bel Balblair: tanta frutta, tanta mineralità e il suo bel malto in evidenza. Che eleganza questa distilleria. 87/100

Glenfarclas 2006 (2014, OB for Milano Whisky Festival, 49,5%)

Andrea Giannone e Giuseppe Gervasio Dolci sono gli organizzatori del Milano Whisky Festival, e questo lo sapete; quest’anno, giunti alla nona edizione della ‘creatura’, hanno deciso di fare le cose in grande e hanno proposto ben tre imbottigliamenti speciali per celebrare l’evento (e se l’andazzo è questo.. chissà cosa imbottiglieranno l’anno prossimo!). Oggi assaggiamo una vera chicca, ovvero un giovane Glenfarclas (distilleria tra le più quotate in Scozia e tra le più ambite per ogni imbottigliatore – e, se non andiamo errati, tra le preferite di Andrea), risultato dell’unione di due barili ‘gemelli’ (#749 e #750). La gradazione, non sappiamo se naturale o leggermente ridotta, è di 49,5%. Via!

Schermata 2014-11-21 alle 10.48.39N: a farla da padrone, qui, nell’ambito di un whisky bello aperto e poco alcolico, è il malto: un malto che non nasconde la propria gioventù, ma la esibisce anzi fieramente: e fa bene!, perché non c’è la solita nota sdolcinata di canditi, ma note più profonde di malto fermentato, di washback… Par di stare in distilleria! Poi, nocciole e mandorle; arancia rossa; sfumature di frutta rossa, di bosco. Botte umida, e come spezie zenzero e un pelo di pepe. Tuorlo d’uovo. A riprova della già solida struttura, l’acqua (pur superflua per impatto alcolico) apre e spalanca il lato più succoso e fruttato. Ah, ne avessimo ancora un po’…

P: molto pulito e piacevole, con un corpo fresco ma avvolgente, quasi oleoso. L’agrume è ribadito in primo piano, assieme – ancora – al vero protagonista, il malto: questo però si presenta qui più ‘vegetale’ che al naso, meno da ‘distilleria’: ha una dolcezza erbacea davvero piacevolissima. Orzo! Zuccherino e pericolosamente beverino. Infuso d’erbe; miele. Rimane semplice, se vogliamo, ma una semplicità davvero sorprendente, piena e a suo modo matura. Una bella suggestione di zabaione. L’acqua fa la stessa magia che al naso, aprendo su un pelo di caramello e ancora sulla frutta.

F: pulito e delicato, e indovina un po? Il malto vincit omnia.

Un’ode al malto fatto bene, da una distilleria impeccabile che non ha bisogno di badilate di legno per dare sapore al proprio prodotto, se pure così giovane, per l’orizzonte d’attesa attuale (anche se, su questa questione, date un’occhiata all’articolo di Davide…). Diretto, sincero, al top. Complimenti ad Andrea e Giuseppe, la scelta di un malto così… maltoso e così poco ruffiano non era affatto scontata: e una goccia d’acqua, tenete presente, ve ne farà finire una bottiglia in mezz’ora! Noi purtroppo l’abbiamo aggiunta solo quando il nostro malto era agli sgoccioli, altrimenti avremmo esplorato molto di più quel lato… 87/100 è il giudizio provvisorio, ma ci riserviamo di assaggiarlo con più calma (e con più… whisky!) non appena ne avremo occasione.

Sottofondo musicale consigliato: The police – Wrapped around your finger.

Glenfarclas 19 yo (1988/2007, Cadenhead’s, 46%)

Assaggiare un Glenfarclas invecchiato in botti ex-bourbon, si sa, è più raro che trovare una giornata afosa ad Aberdeen: ma siccome noi amiamo sudare per voi, eccoci qui, con un esemplare da versare nel bicchiere. Che egoisti!, direte; ma siccome noi amiamo sudare per voi, appunto, vi avvertiamo che questa sarà una delle sei bottiglie aperte in degustazione mercoledì prossimo, quando all’interno del “corso di avvicinamento al whisky” organizzato da Alcoliche Alchimie terremo un piccolo tasting in cui vi parleremo un po’ di alcune zone della Scozia (Speyside, Lowlands, Highlands). Per tutte le info, date un’occhiata qui; ad ogni modo, i sei whisky in degustazione saranno:
Lowlands
– Littlemill Cadenhead’s 16 yo (1989/2006, bourbon cask, 59,7%)
Speyside
– Aberlour Cadenhead’s 18 yo (1989/2008, sherry cask, 58%)
– Glenfarclas Cadenhead’s 19 yo (1988/2007, bourbon cask, 46%)
Highlands
– Tomatin 15 yo (OB, 46%)
– Balblair Cadenhead’s 18 yo (1990/2008, bourbon cask, 46%)
– Clynelish Duthies 14 yo (sherry cask, 46%)
Se deciderete di fare un salto, ci farà piacere scambiare quattro chiacchiere con voi! Detto ciò, sotto con questo ‘farclas. Il colore è dorato.

1524783_513602058754740_231825503_nN: l’apporto del bourbon è tanta tanta frutta! Frutta matura e sugosa, di varia natura: dalla banana alla mela gialla, dal mandarino dolce alla maracuja… Che bontà; anche marmellata d’arancia, se pur lieve. Poi spicca nitida la frutta secca, di quella bella oleosa (noci, su tutti, ma anche nocciole; e pure burro fresco, a dir la verità). Non manca una traccia di legno odoroso, né una vaniglia sobriamente cremosa. Multiforme, intenso ma non spaccone.

P: una bella sorpresa. Si intensifica il lato signorile: l’impressione complessiva è quella di una bella oleosità, d’una bella masticabilità. Non c’è una farsa dolciastra, ma anzi: rispetto al naso retrocede la frutta (comunque presente con banana, cocco e un’ombra d’agrume). Piuttosto, si esaltano il malto, con le sue note cerealose e di frutta secca (noce, ancora), un nonsoché di legnoso e speziato, erbaceo (forse chiodi di garofano? o erbe amare?). Nocciolo di limone.

F: di nuovo maltoso e pulito, con un che di cocco. Frutta secca.

L’invecchiamento pare essere frutto di una ottima interazione tra botte e distillato: nello specifico, siamo di fronte a una botte evidentemente rispettosa del distillato che ha contenuto, non imponendo eccessive note vanigliose e dolciastre e lasciando intravedere perché la distilleria faccia perdere la testa agli appassionati. Vive di equilibrate contraddizioni, è cremoso e fruttato e al contempo elegante e quasi austero. 87/100 è il nostro giudizio.

Sottofondo musicale consigliato: The OceanMesopelagic: Into the uncanny (la versione solo strumentale è più bella, ma su youtube non c’è!).

Glenfarclas 40 yo (1971/2011, Silver Seal, 52%)

E anche quest’anno, puntuale così come solo un lappone può essere, è arrivato il signore panciuto di rosso vestito. Come da tradizione gli abbiamo offerto un dram e abbiamo affidato a lui la scelta di un sample celebrativo, da tracannare sotto l’albero. Santa ha scelto un Glenfarclas dalle credenziali mostruose, un “family cask” di distilleria imbottigliato direttamente per Silver Seal. Come dargli torto?

29599N: l’alcol è levigatissimo, la gradazione impercettibile. Non dimostra quarant’anni, di certo; si sprigionano odori intensissimi e profondi ma non grevi nè ‘sporchi’. C’è però un aspetto che suggerisce la lunga interazione tra botte e distillato: la setosità estrema di aromi di spezie e fragranze agrumate (chinotto, arancia disidratata, tamarindo, un velo di cannella dolce), e qui la qualità è davvero stellare. Ruben, che lo assaggia e lo apprezza assai, ha un’intuizione condivisibile: cardamomo! Poi certo non dimentichiamo di abbandonarci ai più felici clichés degli invecchiamenti heavy sherried: mele rosse, zucchero di canna, un po’ di frutta cotta (mele, prugne, uvette). Troviamo che la frutta rossa sia particolare, non troppo marmellatosa nè del tutto fresca, è ottima e compatta. Infine, punte erbacee foriere di infinite suggestioni, tra vermouth e infusi. Col tempo cresce anche un gran cioccolatone e un che di pineta sotto la pioggia.

P: a volte i whisky sulla quarantina tendono a scaricarsi e potremmo dire con un “anziano” saggio che”i whisky buoni oltre i 25 anni di invecchiamento sono un’eccezione, non la regola”. Qui però non vale l’adagio. C’è infatti grande intensità, anche alcolica, ed è garantito un corpo denso e ‘masticabile’. Il palato vive pericolosamente tra due precipizi, il dolce e l’amaro, e si muove a suo agio camminando sul filo. Da una parte, robuste note di (marmellata di) arancia, mela, frutti rossi disidratati; dall’altra (ma la divisione deriva, ahinoi, dalle aride esigenze del linguaggio scritto, quando invece nell’esperienza tutto è estaticamente fuso), una vasta gamma di sapori, tra legno, noce moscata, cannella, infusi d’erbe, tabacco da pipa, eucalipto, cioccolato amaro, chiodi di garofano. Dimenticavamo, il malto bello caldo, beh si sente anche quello.

F: si assesta su livelli di eccellenza protratti all’infinito. Dominano punte di cenere, di tabacco, di biscotti natalizi scandinavi allo zenzero e cannella. E no, non è Babbo Natale che ce li ha pucciati dentro.

Che dire? Sarà pure lo spirito di questa giornata, sarà pure il senso ristoratore di aver fatto del nostro meglio anche per quest’anno, prossimo a spegnersi, ma dopo whisky del genere ci si sente più buoni, quasi purificati. E già siamo in attesa della prossima visita del barbuto, che per quest’anno ci ha omaggiato di un 93/100.

Sottofondo musicale consigliato: Vieni a noi, Babbo, vieni! Jacques BrelJ’arrive

Glenfarclas 15 yo (fine anni ’70, OB, 46%)

bttf_time_machine_ebay_leadE dopo il contemporaneo, passiamo al moderno: il Glenfarclas 15 di fine anni Settanta si presentava così, con una bottiglia tozza, quadrata e col tappo a vite. Grazie alla nostra Delorean, ci siamo presi la briga di andare per voi fino agli anni dei Movimenti e del punk rock, e lì abbiamo prelevato un sample di questo whisky del color del rame, ma di quello scuro, eh – la gradazione è di 46%, speriamo che negli oltre trent’anni di maturazione in bottiglia abbia retto. Assaggiamolo, suvvia.

14941-2N: rispetto al nipote, altra categoria, altra classe. La vecchia scuola qui si manifesta con accenti molto più scuri e pieni: botte di legno, umida, impregnata, un sacco di succosissima frutta rossa (fragola, lampone, perfino confettura di more – pare quasi gelée ai frutti di bosco); poi, quelle splendide note che abbiamo trovato solo in sherried di una certa età, ovvero suggestioni setose di rabarbaro, propoli e cera d’api; poi, nette, cola e tamarindo… E poi, il campo forse più nutrito, ovvero il laboratorio di torte: ci vengono in mente dolci al Grand Marnier, amaretti (che intensità), tiramisù… Continua a cambiare, continua a pungerci con nuove suggestioni: mou alla liquirizia, tabacco da pipa, mele rosse fragranti… Datteri? Un naso assolutamente eclatante.

P: ci piace, e anche tanto. Trova un bilanciamento mirabile e inatteso tra le asperità amare e le rotondità degli zuccheri, vista la stazza dei due pesi massimi che si contendono la cintura di campione del palato. In sostanziale coerenza col naso, rimane un profilo molto sherried e pesante, con generose note di legno imbevuto d’alcol, con rabarbaro (+++, alla grande!), propoli, note di caffè. Poi, si diceva, la succosa dolcezza: una frutta rossa grave ma splendida (fragola, mora, ciliegia), caramello, zucchero bruciato, succo di arancia rossa. Perde il lato più ‘da crostata’ (anche se queste note di tarte tatin, mmm…), ma trova un nuovo felicissimo equilibrio a metà tra il legno nervoso e la frutta rossa fresca. Mele rosse?

F: lunghissimo e intenso, ancora armoniosamente diviso tra tabacco, rabarbaro, ciliegia succosa, cioccolato…

proprio questa

proprio questa

Mamma mia signori, che qualità. Talvolta siamo stati un po’ critici verso alcuni prodotti di Glenfarclas, ma questa sola bottiglia basta a farci percepire in modo assai chiaro il nitore lucente della distilleria: un whisky equilibratissimo, che riesce a unire freschezza e gravità, ammiccamenti ed eleganza, sospiri e goduria carnale. Veramente un malto buonissimo, l’ideale – se ne avete una bottiglia – per brindare intorno a Natale; ma anche per brindare a Pasqua, perfino a ferragosto… 92/100 è il voto, chapeau.

Sottofondo musicale consigliato: un hard rock fatto in pieno stile anni ’70, e fatto bene: In solitudeSister.

Glenfarclas 15 yo (2006, OB, 46%)

Aggirandoci per i bar della zona di Milano vicino casa abbiamo scoperto un piccolo tempio sconosciuto del whisky. L’Harp Pub Guinness, in piazza Leonardo Da Vinci, custodisce infatti decine di malti dei decenni passati, immoti in un’atmosfera in pieno stile anni ’80. Noi abbiamo salvato per spirito di servizio un sample di Glenfarclas 15 anni risalente alla fine degli anni ’70, una vera chicca la cui bottiglia viene venduta oggi a prezzi folli, e che ci è parso carino confrontare con l’ultima versione del 15 yo della distilleria di Ballindalloch. La comparazione è stata davvero stimolante, e oggi iniziamo con il “nuovo nato”.

137N: uno stile di sherry tutto sommato ‘secco’ e senz’altro di concezione moderna (diciamo subito che l’altro Glenfarclas è un lontanissimo parente di questo); un po’ pungente, con anche sulle prime una nota di cartone bagnato che pian piano va scemando, ma mai del tutto. Pur con questi spigoli, il profilo complessivo, grazie anche a un prolungato riposo nel bicchiere, è nobilitato da una serie di aromi eleganti e tutti sherried: crostata di fragole, nocciola, marzapane, chips di mela e frutta disidratata in generale. Uvetta. Si percepisce anche un che di legna appena tagliata (o di lucido per legno); latte zuccherato. Arancia candita, un pizzico. Poggiando il dram e passando al vecchio Farclas, al nostro ritorno ci sembra incredibilmente più giovane: il naso, sconvolto dalla complessità dell’altro, pare regalare note di canditi, di lievito, di malto giovane…

P: ecco lo scoglio maggiore che, a nostro gusto, ci impedisce di apprezzare al meglio i Glenfarclas del core range: la poca potenza del palato. Nel complesso è fresco e permane una secchezza di fondo. Suggestioni mandorlate e una frutta rossa discreta. Zucchero bruciato (anche nel senso di marmellata appena fatta). Tanto malto cerealoso, per un whisky che è un po’ tutto qui. Nota di merito: la compatezza, il sapore unitario e in definitiva caratteristico della distilleria.

F: torna la frutta secca, anche latte. Un poco di fumo di sigaro. Lungo, persistente, gradevole.

Leggendo la recensione su Whisky Fun- per una volta si assegna un voto, 84/100, identico al nostro, son soddisfazioni!- ci siamo imbattuti e abbiamo condiviso in pieno un inciso di Serge, che riassume perfettamente la natura di questo dram: “Not very demonstrative, but very nicely balanced”. Detto con parole nostre: timidino il ragazzo, ma se gli si dà fiducia, non è poi malaccio.
Col suo parente dal passato comunque racconteremo tutta un’altra storia…

Sottofondo musicale consigliato: per questa gelida giornata di fine anno, Ruth MoodyCold Outiside

Glenfarclas 105 (2011, OB, NAS, 60%)

Accanto al GlenDronach Cask Strength abbiamo tenuto un bicchiere di questo Glenfarclas 105 (ovvero “5 over proof”, cioè 60%, come ci insegna Ruben), per provare a trovare differenze tra le bombe a gradazione piena e senza età dichiarata delle due distillerie più sherried di Scozia. Le considerazioni, più tardi; il colore, ambrato, leggermente più chiaro del suo ‘cuginetto’ ‘Dronach.

Glenfarclas_105_Cask_Strenmgth__78412.1314017727.600.900N: immediatamente più chiuso e più ‘fresco’ rispetto al GlenDronach: ci sono pungenti note di solvente, di cuoio, che pian piano lasciano spazio a frutti rossi molto freschi (fragole); c’è un senso di sottobosco difficile da definire, poi zone zuccherine ma non agili da sezionare. In confronto al GlenDronach per ora è meno espressivo e chiuso (ma è anche a 6% in più…), ha note vinose (curiose, quasi di vino rosso, da tavola, a tratti) e qualche punta quasi di rum, come a posteriori ci fa notare Serge. L’acqua regala inattese note quasi affumicate (anzi: quasi da sigaro spento), oltre a una frutta acerba (diciamo agrumi? ma forse anche qualcosa tipo albicocche acerbe…).

P: l’alcol si sente, ma non vieta l’emergere di un profilo di giovane sherry, tra cuoio, tabacco, allusioni di frutti rossi (ciliegie, ancora); quei cioccolatini al liquore d’arancia, come si chiamano? E’ un palato più chiuso e più semplice, rispetto al GD. Con acqua, una nota erborinata (vicina ad un senso di legno umido e sporco) fa capolino, tenendo dietro di sé una dolcezza fresca e – ora sì – esuberante: molti frutti rossi ancora, poi agrumi (arancia sugli scudi), un po’ di rum, un che di maltoso, anche qualche punta pepata. Succo di mela.

F: tutto su frutta rossa e tabacco da sigaro; malto giovane; lungo e persistente.

Un buon whisky, divertente perché ti permette di giocare un po’ con l’acqua e valutare, man mano, come cambia sia al naso che al palato. Detto ciò, probabilmente questo 105 perde un po’ al confronto con l’esuberante compagno di degustazione: l’uno, il GlenDronach, intensissimo, molto rotondo e ‘profondo’, ricchissimo e senza dubbio più appariscente, con moltissime sfumature; l’altro più trattenuto, forse più austero, più levigato, più fresco, più semplice. Sono due stili diversi di whisky sherried, ogni palato sceglierà quello che preferisce: a noi piacciono di più i GlenDronach, non lo sappiamo nascondere, ma ad esempio l’amico Andrea perde la testa per i Glenfarclas… E voi che ne pensate? Il voto a questo 105, comunque, è di 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Dream TheaterMetropolis 1 (The Miracle and The Sleeper).

Glenfarclas 30 yo (2011, OB, 43%)

Dopo i bagordi natalizi, pare brutto non bersi un buon whisky ex-sherry: e cosa c’è di meglio di un Glenfarclas di 30 anni? Nella nostra esperienza, i single cask della distilleria sono sempre di qualità eccellente, mentre con gli imbottigliamenti ‘normali’ abbiamo avuto sensazioni contrastanti: il 40 anni è fantastico, mentre i più giovani ci hanno generalmente deluso. Mettiamo alla prova questo 30 anni, il cui colore è ramato, prevedibilmente…

gfcob.30yoN: piuttosto intenso e accessibile; subito la scena è dominata dai proverbiali frutti rossi: ciliegia e fragola, lampone anche. C’è un gradevole sentore di crostata ai frutti di bosco. Forse la nota che spicca con maggior forza è quella di prugne secche; poi, cioccolato alla nocciola (crema di nocciole? Non diciamo Nutella, ma più o meno…). C’è un’ottima suggestione di sciroppo d’acero; pian piano, vien fuori una profonda affumicatura, profonda ma – se ha senso – lieve, raffinatissima. Tabacco da pipa, mele rosse. Ogni tanto affiora un che di erborinato e di balsamico (diciamo eucalipto, ma ci ricorda certe tisane balsamiche per la gola): sono solo attimi, però. Prevale una rotondità elegante, corroborata da un crescente sentore di legno appena lucidato.

P: incantevole, per nulla scontato: c’è un attacco di grande forza, giocato tra una frutta rossa esuberante (ciliegie e amarene) e un qualcosa che ricorda una marmellata (di frutti rossi, ca va sans dire) fatta in casa e un po’ bruciacchiata. Si tratta di una nota affumicata piuttosto intensa (forse nocciole tostate?), che conferisce grande profondità a un palato che, per il resto, si muove tra cioccolato amaro, liquirizia (in gran quantità), frutta secca (datteri?), note lievemente agrumate… Verso il finale, oltre a una nota salata che già ci aveva sorpreso nel 40 anni, torna una dimensione speziata ed erbosa davvero buona: noce moscata, eucalipto, forse qualcosa di leggermente pepato. Resta sempre godibile e freschissimo.

F: abbastanza persistente, molto discreto: ciliegie, prugne; liquirizia. Note affumicate fantastiche.

Uno sherried composito, quasi perfetto: da manuale, diciamo. Si potrebbe andare avanti a berlo all’infinito, tanto è fresco e beverino: sì, come whisky natalizio ha pochi rivali, tenendo anche conto del prezzo… Circa 140 euro per un trent’anni è quasi un record: anche per questo, il nostro giudizio è di 90/100, né un punto in più, né uno in meno.

Sottofondo musicale consigliato: Sting – Girl from the north country, cover di Bob Dylan.