Glenfiddich 12 yo ‘Special Reserve’ (inizio 2000, OB, 40%)

Glenfiddich è il brand di single malt scotch whisky più conosciuto al mondo, e almeno fino all’anno scorso era anche il più venduto (Glenlivet si è preso il primo gradino del podio, vedremo come andrà in futuro). Quel che è certo, è che diversi anni fa fu proprio un Glenfiddich 12 a darci il primo impulso verso lo scotch; prima ancora di assaggiare il Mortlach Flora & Fauna (vero punto di non ritorno nella nostra educazione), in una serata bolognese ormai sbiadita nel ricordo, assaggiammo l’ultima versione del ‘classico’ 12 anni… Sulla scatola c’era scritto che avremmo dovuto trovare “vaniglia e pera” al naso: diffidenti e già ubriachi ci prestammo al gioco dell’olfatto, e – folgorazione! – riconoscemmo proprio quei due descrittori! Ah, il potere della suggestione… Oggi non affonderemo le narici in quella stessa bottiglia, ma nel suo diretto predecessore: sempre 12 anni, ma imbottigliato tra fine anni ’90 e inizio 2000. Vaniglia e pera, ancora?

IMG_3694N: semplice e caldo, decisamente piacevole. Ci sono note fruttate: pere (onestamente, molto flebile rispetto alle più moderne edizioni), pesche sciroppate, frutta caramellata, genericamente; melone; ma anche uvetta e tanta mela. Note agrumate (buccia d’arancia). Pienamente integrate a queste, colpiscono nitide suggestioni maltate, che ci dipingiamo come frutta secca (nocciola soprattutto, diremmo) e qualcosa di biscottato (fette, nello specifico). Completa un che di tostato, forse chicchi di caffè?

P: una leggera nota alcolica accompagna l’esperienza; esperienza che innanzitutto pare davvero coerente con quella vissuta nella fase olfattiva. Il corpo è più dignitoso, e vengono elargiti sapori molto pieni: a base di frutta secca innanzitutto, soprattutto nocciole; e poi ancora frutta fresca e caramellata, di nuovo prevalgono mela molto matura e uvetta. Poi crème caramel e un che di caffelatte.

F: infinita frutta secca, nocciola ancora sugli scudi; di nuovo uvetta.

Ok, non abbiamo potuto rivivere la straordinaria folgorazione perché non abbiamo riconosciuto l’evidenza di vaniglia e pera – e però questo dodicenne è molto piacevole, forse anche sorprendente, se dobbiamo essere sinceri: a fronte di una certa e indubbia semplicità, premiamo con un punticino in più la pienezza, la persistenza e la qualità complessiva di aromi e sapori. 84/100 per un signor whisky d’iniziazione, che in tutta franchezza pare giustificare appieno il suo successo globale.

Sottofondo musicale consigliato: The Stylistics – Can’t give you anything but love.

Glenfiddich 14 yo ‘Rich Oak’ (OB, 40%)

Oggi andiamo a berci quello che probabilmente è uno degli Scotch whisky più venduti al mondo, visto e considerato che è commercializzato dalla distilleria che vende ogni anno più bottiglie tra le circa cento attive in Scozia. Inoltre questo 14 anni è in una fascia mediana di prezzo nel core range di Glenfiddich (attorno ai 45 euro), cosa che ne fa una facile preda per il vorace ma non troppo danaroso appassionato medio di whisky. In realtà, a dispetto di un’aria così pop, il Rich Oak è il frutto di una lavorazione praticamente unica nel panorama scozzese: si tratta infatti di un malto invecchiato per 14 anni in botti di quercia americana verosimilmente sia ex sherry che ex bourbon (e fin qui tutto nella regola), che incontra poi un’extra maturazione separata sia in botti vergini di quercia spagnola che in botti altrettanto immacolate di quercia americana. Un gran sfoggio di virginale candore insomma, che nell’ambito del whisky non si traduce però in delicatezza e timidezza nelle movenze, ma spesso e volentieri nel suo contrario: i legni al primo utilizzo cedono infatti una gran quantità di aromi e sapori, non di rado straripanti. Vediamo un po’ qual è il risultato sull’educato malto distillato alla Glenfiddich.

gfdob.14yoN: greve e profondo, carico e traboccante d’aromi. Non complessissimo, ma gradevole: zucchero di canna, fico maturo (e in generale è tutta frutta matura); prugne cotte, aroma di confetture varie, melone. C’è poi un senso di dolce burroso alla mele, tipo strudel. Unica nota inattesa, un po’ eterodossa, è un pizzico di salsa barbecue.

P: corpo un po’ deboluccio, anche se rimane quel senso di dolcezza marcata. Qui, come descrittori, è più ‘semplificabile’ rispetto al naso: su tutto, diremmo dolce alla mela e zucchero di canna; uno strato genericamente zuccheroso, da frutta cotta e molto matura. Non è propriamente ruffiano, perché l’intensità non è mai alta; riesce però a essere a tratti un po’ stucchevole. Nota negativa: un senso alcolico, un po’ slegato che…

F: …va peggiorando nel finale, in cui l’abuso di legna vergine tende ad allappare oltre misura.

Dobbiamo ammettere che il naso ci era piaciuto e pregustavamo un palato, magari semplice, ma di innegabile gradevolezza. Invece in bocca ci è parso povero e slegato, tra l’altro in peggioramento di sorso in sorso. Il finale, poi, riesce a essere la parte meno riuscita di questo prodotto, con un inquietante sensazione di legno alcolico. Quando si dice che i whisky moderni spesso risultano troppo costruiti sui legni e sono afflitti da una mancanza di complessità e sfumature, beh si potrebbe aggiungere: “ad esempio, hai mai assaggiato il Rich Oak?”. Voto a un passo dalla bocciatura totale: 75/100.

Sottofondo musicale consigliato: Polonia violentaIl giudizio

Glenfiddich 18 yo (2013, OB, 40%)

Il single malt più venduto al mondo è prodotto qui, alla Glenfiddich, distilleria molto bella (se pur gigantesca non ha perso un fascino romantico) alle porte di Dufftown, la capitale dello scotch whisky; i proprietari sono i medesimi di Balvenie (William Grant & Sons, dal 1886, anno di fondazione di Glenfiddich) e quindi, come dire c’è da fidarsi… Senonché di rado siamo rimasti rapiti dai suoi whisky, certamente di buona qualità ma mai capaci di farci innamorare… Vediamo come si comporta questo 18 anni. Il colore è ramato chiaro.

glenfiddich-18-year-old-whiskyN: certamente il malto non si nasconde, così come la frutta fresca (pera, una banana molto intensa, forse anche qualche suggestione tropicale… cocco, un po’ di vaniglia); colpisce fin dall’inizio una nota schermante, tipo di cera, di candela, che proprio non ci aspettavamo. C’è poi un aroma di legna appena tagliata, al limite del bosco di conifere (bosco balsamico… Sì, beviamo troppo) che contribuisce a schermare la dolcezza (caramello, creme brulée, torte bruciate) e a rendere il profilo più inusuale del solito.

P: si intensifica in maniera inattesa quella promettente coltre di cera che impedisce a questo Glenfiddich di deragliare in una dolcezza scomposta (come talvolta accade ai suoi OB); anzi si sommano note di malto piuttosto secco a punte erbacee gradevoli. Sotto, un tappetino dolcino rassicurante, con zucchero di canna e caramello. Legno (e frutta secca) che allappa?

F: pulito, non infinito; burro, cera, frutta secca.

Una sorpresa piacevole; generalmente nel nostro libretto i Glenfiddich pagano dazio a un palato deludente, con un corpo mai esaltante (in virtù della gradazione bassa?). Questo, invece, oltre a esibire aromi e sapori di sicura personalità mantiene un’oleosità al palato convincente. Un buon 85/100 per questo maggiorenne.

Sottofondo musicale consigliato: Ivan Graziani – Pigro.

Glenfiddich 30 yo (2012, OB, 43%)

Rimaniamo nei territori degli imbottigliamenti ufficiali, e scegliamo per questo mercoledì apparentemente qualsiasi una versione importante di un malto importante: vale a dire, il 30 anni di Glenfiddich, il single malt scozzese più venduto al mondo… Mica poco, eh. Il colore è dorato scuro.

36133N: è ‘dolce’ come tutti i Glenfiddich, è rotondo ed elegante come si conviene ad un trentenne: note di zucchero bruciato, cioccolato bianco, crostata di fragola, brioche… Pare sia burroso che fruttato, buono. Poi, una nota di eucalipto, legni profumati (sandalo?). Una suggestione di marmellata d’arancia. Pulito e rotondo, con punte di prugne e vaniglia.

P: sorprende: ci aspettavamo un palato fruttato e succoso, e invece… Invece domina un insolito sentore legnoso, ma quasi di lucido per legno (che però non abbiamo mai assaggiato, eh), un che di ‘chimico’ da caramella gommosa. Una punta balsamica, ancora. Datteri e fichi secchi? Un pit di vaniglia, ancora è bello ‘crostatoso’.

F: legnoso e abbastanza lungo, ritornano note succose e fruttate. Zucchero bruciato, con un sentore vagamente affumicato.

Ha il grande pregio di essere particolare, al palato, ma nel complesso non finisce per persuaderci, soprattutto se si tien conto del prezzo elevato (circa 300 euro): è un buon whisky, per carità, ma allo stesso prezzo si possono trovare malti probabilmente più complessi… La solita perplessità sulla gradazione dei Glenfiddich, poi, ci induce a non salire oltre il giudizio di 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Eugenio Finardi – La C.I.A.

Glenfiddich 15 yo ‘Solera Reserve’ (2012, OB, 40%)

Torniamo alla più produttiva distilleria di Scozia per assaggiare il 15 anni Solera Reserve: un vatting di botti ex-bourbon, ex-sherry (portoghese, pare) e vergini. Il cosiddetto “metodo Solera” (utilizzato per l’invecchiamento del rum e di vini liquorosi e descritto, ad esempio, qui) in questo caso consiste nell’utilizzo di un grande tino nel quale, di volta in volta, vengono riversati i distillati invecchiati nelle botti di cui sopra. Questo tino non viene mai svuotato, ma è lasciato pieno circa per metà: in tal modo, ogni volta che viene riempito, il nuovo contenuto si mescola a quel che rimane del vecchio, e così via… Si capisce cosa intendiamo? Ad ogni modo, il colore è dorato.

glenfiddich15N: il profilo, naturalmente, è apertissimo. A prevalere, tra le tre anime coinvolte, è forse il lato sherried, con tanta frutta matura, dolce (mela e uvetta… anzi, proprio strudel!, poi anche scorzette d’arancia), ma non manca il caramello, né una profonda vaniglia, e neppure si risparmiano generose zaffate di legno, in pieno stile virgin oak. Melone maturo, molto intenso; melassa, zucchero di canna.

P: rispetto al naso, c’è sostanziale coerenza, con frutta matura (ancora melone sugli scudi, mela, anche caramelle alla fragola e liquore all’arancia) e una dolcezza sfacciata e un po’ vaga e indefinita… Però è tutto veramente depotenziato, e il legno, con il suo apporto speziato, la fa fin troppo da padrone. I sapori ci sono, ma sono tutti un po’ fugaci; il corpo, beh, paga dazio a una gradazione sicuramente colpevole. Note di frutta secca (noce?).

F: molto legno e un lieve pepatino. Una nota di burro e mela e caramello.

Al naso questo Glenfiddich si sarebbe tranquillamente meritato un voto medio-alto, ma le blande blandizie palatali (?) fanno crollare la nostra valutazione. Un peccato, in fin dei conti, perché le premesse (le promesse?) non erano niente male. Il nostro verdetto dunque sarà di 80/100. Al buon Ralfy, comunque, è piaciuto di più, e lo potete scoprire qui.

Sottofondo musicale consigliato: Los ZefirosHe venido.

Glenfiddich 19 yo ‘Age of discovery’ (2011, OB, 40%)

sembra sfocata ma giuro: nel mio computer non lo è

Neppure un Glenfiddich su questo sito, finora… Colpa grave, perché dire Glenfiddich significa “storia del whisky”; ma non solo storia passata (la distilleria è di Dufftown, la vera capitale del whisky scozzese), anzi, soprattutto storia presente. Il marchio Glenfiddich è uno dei più conosciuti al mondo, e la distilleria è quella che produce di più (dopo la neonata Roseisle, attiva da pochissimo e senza aspirazioni da single malt… ma aspettiamoci una qualche costosissima Special Release tra qualche anno) e che vende di più al mondo: 12 milioni di litri prodotti e il 14% dell’intero mercato dei single malt. Oggi assaggiamo un’espressione recente, ovvero il 19 anni della serie Age of Discovery, dedicata all’epoca delle grandi scoperte geografiche tra Quattro e Cinquecento: il whisky è finito in botti di Madeira della Henriques & Henriques, uno dei maggiori produttori di vino dell’isola.

N: sulle prime, è un naso ‘strano’: non è così fruttato come ci si potrebbe aspettare e non ha una vinosità così pronunciata come il finish in Madeira potrebbe portare. C’è invece tanta frutta secca e tanta frutta disidratata (un vero tripudio di fichi secchi); va comunque detto che la ‘tipica’ pera dei giovani Glenfiddich certo non manca all’appello. Ricorda certa pasticceria magrebina, fatta di miele, frutta secca, mandorle… Non è un naso ‘fresco’, è bello carico ma sempre piacevole. Pian piano le note vinose emergono. Qualche punta di cannella? Complessivamente, che buono!

P: piuttosto semplice, piuttosto breve, piuttosto piacevole: i 40% non lo fanno sembrare affatto ‘annacquato’, ma sicuramente tolgono (tanto) in intensità, arrotondando fin troppo. Dopo un esordio azzeccato a base di brioche, malto, frutta secca e uvetta (con forti note burrose), tutto vanisce un po’ in fretta, andando a sfociare…

F: …in un finale dalla consistenza francamente desolante. Una vaga sensazione vinosa, marsalata (ok, è Madeira, però ci intendiamo, no?), e leggere note di vaniglia.

A un naso molto particolare, davvero promettente e intrigante, corrisponde un palato sostanzialmente piatto e un finale quasi non pervenuto. Ci piace pensare che se fosse stato imbottigliato a gradazione più alta, anche leggermente, tutto sarebbe stato più soddisfacente; peccato, perché l’esperimento pareva proprio riuscito. Il nostro giudizio è di 83/100, Ruben la pensa così e Serge così.

Sottofondo musicale consigliato: una splendida canzone, omaggio al Portogallo e a un quartiere di Lisbona in cui tempo fa abbiamo lasciato tanti ricordi e qualche neurone, MadredeusAlfama.