Glenlivet 18 yo s.c. edition (1996/2014, OB, ‘Tombreckachie’, 54,4%)

Glenlivet ha di recente ampliato l’offerta di imbottigliamenti ufficiali con una serie di single casks che, naturalmente, dovrebbero mostrare la vera anima della distilleria in tutte le sue cangianti varietà. Oggi assaggiamo la bottiglia che circola nel mercato italiano, presentata dal bomberissimo Andrea Gasparri allo scorso festival romano e, forse, in vetrina anche nell’ormai imminente Whisky Day milanese. Si tratta di ‘Tombreckachie’, diciottenne ex-bourbon che deve il suo nome impronunciabile da una fattoria vicina alla distilleria; imbottigliata a grado pieno.

TombreckachieN: un bel Glenlivet fruttato: pera, mela dolce, albicocca… Il tutto infagottato in quelle sfoglie burrose, con lo zucchero bruciacchiato ‘in coppa’. Frutta cotta e vaniglia, con perfino delle invenzioni tropicali. Mandorle, un velo di marzapane… Il complesso è molto ‘paludato’, composto, senza eccessi stucchevoli di botte. Forse una scorzetta d’arancia fa capolino.

P: bello espressivo anche a gradazione elevata. In realtà è un dram molto ‘classico’; è più dolce che maltoso, per intenderci ricorda più una crostata alla frutta che non fette biscottate. Nel complesso le suggestioni sono le medesime che al naso, tra una bella frutta gialla cotta / matura, le crostate, poi vaniglia e zucchero (cocco?).

F: abbastanza lungo e intenso, giocato su frutta secca (nocciola), pastafrolla e mele dolci.

Apprezziamo sempre quando le distillerie decidono di mettere in commercio dei single cask; nel caso di questo Glenlivet registriamo un dram molto ‘classico’, piuttosto standard, che – pur nell’ottima qualità complessiva – non aggiunge molto all’immagine della distilleria; anzi, a dirla tutta di solito da Glenlivet siamo abituati ad aspettarci qualcosa di più, soprattutto sul lato dell’intensità della frutta (certi Glenlivet tropicalissimi ci fanno ancora girar la testa…). Per questa ragione, il nostro giudizio numerico non supererà 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Stevie Wonder – Sir Duke, auguri.

Glenlivet Alpha (2013, OB, NAS, 50%)

Lo scorso anno Glenlivet ha provato a stupire il pubblico mettendo sul mercato l’edizione limitata “Alpha”, senza rivelarne né età né invecchiamento, tenendolo in una bottiglia nera così che il colore non potesse dare indicazioni – secondo il Master Distiller Alan Winchester, la ragione stava nel desiderio di stimolare il più possibile l’esperienza sensoriale, senza lasciare spazio a pregiudizi. La bottiglia costava tanto (circa 120 euro), per essere un whisky di cui nulla si sapeva, e l’operazione aveva scatenato non poche polemiche, peraltro non del tutto ingiustificate; sta di fatto che in fretta la bottiglia è finita praticamente sold out, anche se per ora non sta guadagnando troppo valore. Qualche mese dopo, è stato svelato l’arcano: whisky invecchiato in botti di whisky, presumibilmente Glenlivet. Noi lo sappiamo, e quindi ci godiamo i nostri nuovi pregiudizi e iniziamo a valutarlo, a partire dal colore: paglierino.

Glenlivet-Alpha-bigN: zuccherino e cremoso, bello fruttato. Suggestione di gelato alla banana, ma anche crema pasticciera, frutta (banana pera pesche bianche), con qualche intuizione tropicale. Pulito come pochi, davvero protagonista il malto; suggestioni di assi di legno. Cocco e vaniglia. Ha il pregio di essere Glenlivet, e quindi pur se semplice riesce a essere pulito e fruttato con buona intensità. Dopo averlo assaggiato, notiamo anche una nota agrumata.

P: una trafila di stranezze, a partire da una dolcezza molto marcata e tuttavia non fruttata come ci saremmo attesi, né d’altro canto perdura la cremosità del naso. Si sente molto un malto zuccherino ancora imberbe, abbastanza alcolico ma ben retto da un corpo ben masticabile. Sa di… whisky! Un filo di cocco, poi legno, frutta secca, tra nocciola e mandorle. Con acqua, il palato si sfarina sul legno con note mentolate.

F: pulito, non lunghissimo, con frutta secca in deciso aumento.

Se non avessimo saputo la ricetta, avremmo parlato di un invecchiamento ex-bourbon carico e poco variegato, molto basato sul malto; sapendo che si tratta di botti probabilmente vergini condizionate in scotch, cogliamo suggestioni di “whisky alla seconda”, con i pregi di Glenlivet in bella mostra (frutta e pulizia). Di buona intensità, e però francamente di qualità complessiva niente più che media – 84/100 è il voto.

Sottofondo musicale consigliato: Micheal Jackson – Billie Jean.

Glenlivet 1983/2003 ‘Cellar Collection’ (OB, 46%)

La serie “Cellar Collection”di Glenlivet , nata nel 2001, prevede imbottigliamenti di qualità generalmente molto alta: nella nostra mente rimane impresso molto nitidamente quel Cellar del ’72 assaggiato al Milano Whisky Festival del 2012, una piccola gemma, un tripudio di ‘glenlivetismo’. Oggi assaggiamo il più giovane malto entrato a far parte della serie, ovvero un vent’anni (1983/2003) caratterizzato da un invecchiamento peculiare: parte sherry e parte bourbon, il tutto miscelato e maturato per tre anni in botti di legno francese (french limousine oak). Come sarà il risultato?

11839N: spicca subito l’anima della distilleria, con intense note tropicali e di albicocca; spumeggianti si rivelano anche suggestioni latamente fruttate, diciamo di confetture varie (fragola pare dominante). Nel complesso è molto ‘odoroso’, molto aromatico, se pure non di grande complessità: c’è la cara vaniglia, ci sono sfumature di noccioline (in generale, frutta secca in abbondanza); dopo un po’ siamo cullati da una crema al limone molto gradevole. Il tutto è come racchiuso da un costante profumo di legno umido, impregnato di whisky, insomma: di warehouse.

P: molto più dolce e cremoso, e molto più smaccatamente tale: prevalgono sentori di caramello, di vaniglia, di cioccolato bianco. Poi, ancora confetture varie (diremmo albicocca, che ritorna anche come albicocca disidratata); gli manca un po’ di grip a livello di corpo, forse, chissà a cosa si deve la scelta di una gradazione così bassa (quasi tutti gli altri Cellar sono imbottigliati cask strength, se pure – talora – il tempo è intervenuto a levigare). Frutta gialla, mandorla.

F: molto discreto e maltoso. Brioche con confettura d’albicocca, frutta secca.

Stereotypical Glenlivet, diremmo, senza grande presa però; non ci ha rubato il cuore, altre espressioni sono decisamente più intriganti (basti pensare all’incetta di premi fatta all’ultimo Milano Whisky Festival…). Il terzo legno francese non aggiunge né rovina, pare, e il risultato è a nostro giudizio un buon whisky che però non sboccia mai. 85/100 è il verdetto.

Sottofondo musicale consigliato: Paris ComboFibre de Verre.

Glenlivet XXV (OB, 43%)

Anche quest’anno la Pernod Ricard, rappresentata dal Brand Ambassador Andrea Gasparri, proporrà una masterclass durante il novembrino Milano Whisky Festival. Il parterre è davvero di tutto rispetto, con quattro imbottigliamenti ‘distillery only’ e due Glenlivet ufficiali, l’ormai irraggiungibile ‘Cellar’ e l’ultimo nato ‘Alpha’. Il consiglio, complice il prezzo veramente risibile della degustazione, è di non farsi sfuggire i biglietti rimasti, così come noi l’anno scorso non abbiamo mancato di partecipare all’evento Pernod Ricard del Festival. E proprio di quel piovoso giorno rinvanghiamo oggi il ricordo gradevole ma sbiadito di questo Glenlivet XXV, l’imbottigliamento ufficiale più anziano oggi nel core range della distilleria, ottenuto dal vatting di malto “finito” per un paio di anni in botti ex sherry Oloroso.

scotchtprN: come ci aspettavamo, c’è fin da subito un gran bailamme di frutta, bello compatto ma comunque variopinto (fragola, pesche gialle, un che di tropicale- ananas?- uvetta e prugne secche). Con anche una spruzzatina di arancia. Spicca poi una grande burrosità e maltosità; la suggestione è la solita brioche, ma anche il caffèlatte zuccherato, impasto per torte e zucchero bruciato. Questo whisky ci pare bello rotondo, elegante, cesellato. Conserva inoltre una sua freschezza, una lievità già percepita in altri Glenlivet pur attingendo alla grande anche da quanto il legno di botte aveva da offrire: incantevole il profumo di warehouse che rimane incollato al bicchiere.

P: complice forse la gradazione il corpo risulta leggermente penalizzato. Si confermano comunque una certa cremosità e una dolcezza levigata, tutta basata quest’ultima su sentori fruttati: ancora pesca gialla, albicocca, ancora note tropicali e uvetta. Al robusto apporto del malto si aggiungono qui nocciola e liquirizia. La legnosità diventa via via sempre più importante, senza però eccedere. Molto equilibrato, dunque.

F: gradevole, delicato e abbastanza lungo. Il quartetto è frutta, malto, legno e nocciola.

Siete amanti di whisky dai sapori delicati, sapientemente dosati per offrire un mix equilibrato di malto, legno e frutta? Sì? Beh, questo è il vostro whisky, non troppo impegnativo e con cui tuttavia è possibile giocare a lungo, viste le tante suggestioni (soprattutto olfattive) a cui può dare adito. Tutto molto appropriato, dunque, a parte il fatto che vi servirà un portafoglio altrettanto raffinato per portarne a casa una bottiglia; il prezzo infatti non è proprio popolare, ben oltre i 200 euro. Noi passiamo la mano e ci limitiamo ad appiccicarci sopra un numerino: 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: il contesto ideale per questo Glenlivet Franco Battiato Summer on a solitary beach

Glenlivet 36 yo (1975/2012, Wilson & Morgan, 58,3%)

Dopo un paio di giorni sulle Orcadi presso Highland Park, riscendiamo giù giù per le Highlands fino ad arrivare nel cuore dello Speyside, a Ballindaloch: qui ecco stagliarsi Glenlivet, una delle distillerie più grandi di Scozia, con 10 milioni e passa di litri di whisky distillato ogni anno, e uno dei marchi di single malt più conosciuti al mondo, lottando costantemente con Macallan per guadagnarsi la medaglia d’argento nelle vendite mondiali (l’oro è sempre sul petto di Glenfiddich). Oggi assaggiamo, per la nostra rubrica Italians do it better, un Glenlivet del 1975 scelto da Wilson & Morgan e imbottigliato l’anno scorso (se non andiamo errati, il cask ex-sherry è il #5748). Il colore è ambrato.

30794N: attacca rivelandosi levigato e gentile. Certo non ci sono note ‘polverose’ e sporche (forse una traccia di minestrone?, che però scompare in fretta), come talvolta accade con questi invecchiamenti; anzi, è piuttosto zuccherino e agile: spiccano immediatamente cioccolato al latte, arancia candita, punte fruttate quasi tropicali (e mele rosse). Il legno si sente, in ogni caso, unitamente a note di erbe aromatiche molto gradevoli (di nuovo, ci ricorda un po’ dei vermouth). Frutti rossi moderati, assieme a una poderosa marmellata di fichi; capperi? Splendide note di uvetta, di zuppa inglese… Complesso e difficile da sezionare; molto invitante e intenso, comunque, è uno di quei malti che potresti stare ad annusare per ore…

P: l’alcol praticamente non si sente; attacco deciso e gradevolissimo sui frutti rossi, poi subito si integra con frutta matura e un che di cremoso (gelato agli agrumi, note tropicali, papaya!, ananas!); canditi, persino qualche nota vanigliata. C’è poi il malto, che regala suggestioni di brioche all’albicocca veramente piacevoli. Tante erbe aromatiche (genziana?) con un legno delizioso: verso la fine, soprattutto, rivela tracce di pepe e di zenzero candito, che accompagnano un finish…

F: …bello piccantino, lungo e fruttato (marmellata). Il legno si sente, allappa un po’, ma piacevolmente; ancora note erbacee (erba secca, vermouth, genziana).

Il giudizio complessivo non può che essere molto positivo: è un whisky arduo da sezionare, perché è compatto, e soprattutto al palato affianca con eguale intensità suggestioni che paiono continuamente differenti – e sempre molto buone. In definitiva, ci è piaciuto molto, e non possiamo che consigliare l’assaggio di un malto che ben rappresenta uno Speyside di ‘mezza età’, elegante e raffinato: il nostro giudizio sarà di 91/100, complimenti a Fabio Rossi e Luca Chichizola per la selezione.

Sottofondo musicale consigliato: Depeche ModeHome, e lo sappiamo che è una ruffianata…

The Glenlivet 21 yo ‘Archive’ (2011, OB, 43%)

Restiamo nello Speyside e affrontiamo un malto della distilleria che ha fatto incetta di premi all’ultimo Milano Whisky Festival: come certo saprete, quest’anno c’è stato il “MWF Best Whisky 2012” (ne parla diffusamente Davide, che era in giuria, qui), e la Glenlivet ha vinto sia nella categoria connaisseur che in quella daily dram. Non sappiamo se il 21 anni fosse in concorso, di certo c’è che ora è nel nostro bicchiere: il colore è ambrato.

N: il primo impatto è molto piacevole: aromi intensi e ben definiti, c’è tutta la piena maltosità Glenlivet, accompagnata a un bel cesto di frutta matura (pesche, assolutamente, ma anche mele, albicocche… note tropicali ma anche frutti rossi, tra fragole e lamponi…). Il lato fruttato è davvero buono e compatto, e si integra poi con più lievi note di cioccolato al latte e vaniglia, un po’ di frutta secca (nocciola e uvetta). Qualche nota di cera per legno e lucido da scarpe, ogni tanto.

P: coerente col naso: l’attacco è sul malto, ma poi si spande un gustoso sapore fruttato e dolce. In primo piano abbiamo albicocche succose e mature, poi note tropicali (papaya, siamo pronti a giurarci) e ancora di cioccolato al latte. C’è più frutta secca che al naso (noce, soprattutto, e mandorle tostate). Nonostante la bassa gradazione mantiene un buon corpo. Suggestioni aranciate, che al naso non avevamo trovato.

F: albicocca e malto…brioche all’albicocca? Molto persistente. Ancora tanto cioccolato.

Un malto costruito per piacere: è proprio buono, bello rotondo e intenso, non ha spigoli né screziature che possano ‘sporcare’ un profilo perfetto, se pure di certo non dotato di una complessità stupefacente. Serge scrive che è uno dei migliori malti “facili / commerciali”: con ogni probabilità ha ragione, e il nostro giudizio sarà di 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: l’altra sera era al Blue Note a Milano e ha regalato lezioni di funk, ecco a voi Fred Wesley & The New J.B.’sFunk for Your Ass.

Glenlivet 16 yo “Nadurra” (2009, batch 1109I, OB, 54,2%)

Dal 2005 la Glenlivet, storica e iperproduttiva (10,5 mln di litri l’anno) distilleria dello Speyside, imbottiglia la versione Nadurra, dopo aver lasciato il whisky 16 anni a riposare in botti di quercia americana first-fill. Una piccola anomalia questa per la Glenlivet, che utilizza sempre una parte di botti in quercia europea per i suoi prodotti. Il nostro batch (1109I) è del 2010 e il colore è di un dorato ben luccicante.

N: senz’acqua: quando si dice “il malto dello Speyside”… Da subito questo sapore inconfondibile si fa riconoscere nel contesto di un whisky generosamente profumato. C’è una zuccherosità davvero marcata, forse data dalle botti ex-bourbon first fill. L’analogia con i biscotti al miele ci pare la perfetta sintesi tra maltosità e dolcezza; e ancora, tanta mandorla seguita, un po’ distante, dal lato fruttato, che senza acqua rimane appunto un po’ nascosto (pera matura e uvetta). Si sente anche quell’odore di mele e prugne cotte per noi così legato ai tempi andati dell’infanzia… Con acqua: si accentua il lato vanigliato ed emergono piacevoli richiami alla frutta tropicale.

P: un incipit un filo troppo alcolico, forse, che tuttavia si riesce a perdonare grazie a una contemporanea esplosione di malto e mandorle dolci. In questa versione ci sono solo “attimi” di frutta tropicale ed è un peccato; ci eravamo infatti decisi ad acquistarne una bottiglia (visto anche il prezzo contenuto di 55 euro) assaggiando un batch evidentemente differente, in cui la frutta esotica era del tutto predominante e spettacolare. Sicuramente nel nostro dram rileviamo ancora la pera – tanto cara alla Glenlivet – in un palato estremamente coerente col naso e che non muta poi di tanto con l’aggiunta di qualche goccia d’acqua. Forse c’è della nocciola e qualcheduno potrebbe azzardarsi a raccontare di un “pizzicore speziato”.

F: ancora malto e mandorla, la quale non sfuma nel vegetale, nell’amaro ma rimane dolciastra. Intenso e zuccherino, con una straordinaria assenza di ogni sentore di legno. Infine, emblematico del carattere di questo whisky è l’odore del bicchiere vuoto: biscotti al miele!

Insomma, siamo di fronte a una inequivocabile dichiarazione d’amore pronunciata per l’ingrediente principe dello scotch whisky: malto malto malto!!! I 16 anni in botti first fill irrobustiscono poi il tutto, contribuendo a nostro parere a portare una dolcezza corposa. Alla lunga, tuttavia, questo profilo non basta a farci perdere la testa (nel rimpianto, forse, di quella frutta tropicale…) e il nostro giudizio si ferma a un pur onorevole 84/100. Qui trovate le impressioni di Neil e Joel di caskstrenght.net.

Sottofondo musicale consigliato: FakeDonna rouge, un capolavoro dritto dritto dagli anni ’80 (la versione è live, ma tanto è in playback…).