The Monkey Whisky Tasting, vol. 2 (11.3.17)

Che l’interesse nei confronti del whisky sia in costante crescita è testimoniato dal proliferare di iniziative, proposte dall’alto e soprattutto dal basso, tese a diffondere il Verbo del Malto e della sua sbevazzata consapevole (ma fino a un certo punto, ché qua vogliamo divertirci). Tra i fenomeni recenti ci piace segnalare il Monkey Whisky Club, gruppo segreto e semi-carbonaro che da inizio anno, grazie alla verve e alla passione di Andrea, sta organizzando serate di degustazione molto belle, all’insegna della scimmia sulla spalla e dell’edonismo. Lo scorso 11 marzo abbiamo partecipato al secondo appuntamento, e oggi veniamo a dar conto di quanto s’è bevuto. Oltre ai cinque whisky che vi trovate quasi recensiti qui sotto, abbiamo assaggiato anche un Caol Ila 25 anni di Silver Seal e quell’ottimo Longrow in Barolo… Mica male, no?

Santis Malt (OB, 40%), l’oggetto del mistero proveniente dalle Highland svizzere (?) e invecchiato in botti di birra, alla fine si è rivelato essere un discreto dram, dolcione e molto vanigliato, con un onesto sapore di whisky. Delle botti di birra non c’era traccia e forse è molto meglio così: 78/100.

Timorous Beastie (2016, OB, 46,8%): Douglas Laing ci ha preso gusto e continua nella creazione di Nas dal concept molto catchy. Questa bestiolina è stata costruita utilizzando solo single malt delle Highlands, tra cui quelli provenienti da Dalmore, Glen Garioch e Glengoyne. In realtà, pur avendo appena citato tre distillerie famose per un uso massiccio di barili ex sherry, il Timourous è un whisky molto bourbonoso, con vaniglia e spiccati sentori di erica. Affascinano le note minerali e un leggero velo di torba su un profilo di sincera gioventù: 82/100.

Glenrothes 24 yo (1989/2013, Cadenhead’s Small Batch, 56,9%): l’imbottigliatore più antico di Scozia ha selezionato un paio di barili ex-bourbon di Glenrothes e li ha assemblati per questo potentissimo Small Batch – un whisky dal corpo monstre, con un’intensità fruttata devastante tutta giocata su pesche sciroppate, albicocche, ananas… Notevole anche il lato cremoso e vanigliato, tutto esaltato da una gradazione alta ma inavvertita. Forse il migliore della serata: 88/100.

Buichladdich The Organic Ed. 2.10 ‘Mid Coul’ (2012, OB, 46%): la fantasia di questa distilleria arriva perfino a concepire imbottigliamenti ‘single field’, con orzo proveniente da una singola azienda agricola. Al di là della spericolata operazione di marketing tutta tesa all’esaltazione del terroir, questo Laddie è fondamentalmente onesto, molto maltoso e un poco burroso, anche se abbastanza naked. Un filo di torba. Semplice ma gradevole: 84/100.

Nikka Black (2016, OB, 43%): si spazia dalla Svizzera alla Scozia, senza disdegnare una trasferta intercontinentale per assaggiare uno degli imbottigliamenti del core range di Nikka. Il Black è un vatted delle distillerie Yoichi e Miyagikyo che si presenta con un corpo e bello beverino. Ci piace il suo carattere ruffiano, con tanta frutta matura (pesche e mele rosse). L’apporto della torba è evidente e soprattutto sul finale esplodono le spezie (noce moscata): 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Eugenio Finardi – Scimmia.

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The “Artigiano in Fiera” files: Glen Elgin, Glenrothes, Arran

schermata-2016-12-13-alle-11-37-31La settimana scorsa uno di noi ha passato le sue giornate all’Artigiano in Fiera, lavorando per il Milano Whisky Festival: tra un’acciuga e una cornamusa, tra una fetta di pata negra e una chiacchiera, l’occasione è stata ghiotta per assaggiare qualche whisky qui e là. Niente recensioni vere e proprie, solo qualche ‘sentenza’ degna dei peggiori “Piove whisky”; e grazie ad Andrea e Giuseppe, ovviamente!

93796093_glenelginmwfbmGlen Elgin 2003 (2016, Gordon&MacPhail for MWF, 50%)
Molto fruttato e noccioloso, punge sulle prime ma con un goccio d’acqua si apre quasi fino alla frutta tropicale. Intense note di cereale, caldo (pasticcini, brioscia). Molto molto buono. 87/100

nav1Glenrothes 2006/2016 (Wilson&Morgan, 48%)
Una lieve nota sulfurea accoglie sia al naso che al palato; il carattere nocciolato del whisky di Glenrothes è ben presente, ma il grado alto rende il tutto molto più persuasivo rispetto agli OB: fidatevi degli indie! 86/100

23903100_arranmwfArran 6yo (2008/2014, OB for MWF, 59,8%)
Che sorpresa, che bontà: avevamo già assaggiato questo single cask in sherry di soli sei anni, che ha già la maturità di un quindicenne – almeno. Si conferma un capolavoro assoluto, impressionante intensità: delizioso e gli diamo un punticino in più rispetto al vecchio assaggio: 89/100

 

Sottofondo musicale consigliato: Liv – Wings of Love.

Glenrothes 1995 (2014, OB, 43%)

Glenrothes ha avuto il merito di intuire fra i primi le potenzialità commerciali del concetto di vintage: da diversi anni infatti in etichetta non è dichiarata l’età (10, 15, 35 anni…) bensì l’anno di distillazione. Oggi assaggiamo dunque un 1995 di quasi vent’anni, mentre in passato avevamo provato un’espressione dello stesso millesimo ma imbottigliata nel 2011: siccome questo è il segno del tempo che passa anche per noi, spostiamo il bicchiere da sotto al naso per evitare di diluirlo con la lacrimuccia che ci cade dall’occhio.

the-glenrothes-1995-bottled-2014-whiskyN: che si tratti di una miscela a base sherry è subito evidente, così come è ben chiaro un solido sostrato di frutta secca, in piena tradizione di casa (nocciola, soprattutto, e noce). Impasto per torte. L’apporto dello sherry è abbastanza scuro, con note di caramello, liquirizia (quella dolce delle girelle Haribo), carruba, cioccolato al latte… Sullo sfondo, e in un secondo momento, compaiono suggestioni fruttate (uvetta, ovviamente!). Liquore agli agrumi, e poi… e poi colpisce una nota al limite del mortlachoso, che ricorda la carne, il soffritto del ragù. Sa proprio di ragù!

P: coerente come descrittori, solo cambiano le proporzioni: si assottiglia la nota di carne, facendosi meno invasiva e integrandosi col resto; ancora cioccolato al latte, esplode la frutta rossa, rivelando inaspettate tensioni succose, di fragola, lampone… Poi certo uvetta, certamente il liquore all’arancia, e perché poi negare la presenza di liquirizia e carruba? Non la neghiamo, lasciateci andare avanti. Un che di caffè, diremmo: di caffè corretto grappa (dopo un po’ l’alcol si sente, strano).

F: non lunghissimo ma molto intenso, questa volta tutto su nocciola, miele, caffè, legno tostato.

Siamo onestamente sorpresi da quella nota sporca che complica il naso; nel complesso è un buon whisky che mostra bene una delle vesti che lo sherry può dare ad un distillato di qualità – e però gli manca quel je ne sais quoi che ci fa girar la testa e ci seduce appieno, resta un filo piatto e dunque pur apprezzando non c’innamoriamo. Non è una questione di descrittori, è una questione di emozione e di corpo, forse. 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: non c’entra niente, ma oggi va così, Marracash & Guè Pequeno (feat Sfera Ebbasta) – Scooteroni.

Glenrothes ‘Sherry cask reserve’ (2015, OB, 40%)

Glenrothes è distilleria che frequentiamo di rado, anche se sappiamo essere piuttosto apprezzata da tanti appassionati; onestamente, nella nostra esperienza non siamo mai rimasti particolarmente impressionati dalle release ufficiali, che ci sono spesso parse sufficienti e poco più… Ma bando alle nostre idiosincrasie e ai nostri pregiudizi, abbassiamo il capo e torniamo a studiare gli imbottigliamenti di distilleria: prendiamo in esame ‘Sherry cask reserve’, imbottigliamento di fascia entry-level ma a piena maturazione in botti – ohibò – ex-sherry. NAS, ovviamente.

glenrothes_sherry_cask_reserveN: fresco, leggero e pulito. Dell’invecchiamento in sherry, il naso ci restituisce note zuccherine di caramelle Rossana, di marzapane, di torta burrosa di mele (tarte tatin?). Suggestioni di zenzero candito – e proprio il candito ci fa considerare che ci sono anche note di malto ‘giovane’, fresco e dolciastro, che persistono. Zesta d’arancia (wtf?).

P: il corpo… fa andare di corpo! A parte le battute di cattivo gusto (perdonaci, Glenrothes, la nostra ispirazione non dipende da te), effettivamente pare piuttosto ‘acquoso’ e debolino; inoltre, per essere a 40% c’è una nota alcolica un po’ troppo in evidenza che a tratti sembra virare sull’acetone/metallico. Per il resto, i sapori sono di mela cotta, di marzapane, di miele… Poco di più, francamente: forse una leggera agrumatura?

F: prosegue quella nota alcolica straniante e amaricante; va spegnendosi su una sottile linea mielosa.

Dovrebbe costare intorno ai 50€, prezzo al quale potete permettervi Glenrothes in sherry decisamente più soddisfacenti, al nostro modesto parere. Perdura la nostra opinione, che pure non smetteremo di voler correggere: whisky onesto, senza lodi ma pure, per carità, senza infamie: 77/100 sarà il voto.

Sottofondo musicale consigliato: Niccolò Fabi – Rosso.

Glenrothes 11 yo (2004/2015, Hepburn’s Choice, 46%)

Quando Matteo Zampini ci ha proposto questo Glenrothes allo scorso Milano Whisky Festival, l’abbiamo guardato perplessi: sei troppo entusiasta, non ci caschiamo, stai cercando di rifilarci un pacco. Dopo qualche mese, scopriamo se di pacco trattasi o no: single cask ex-sherry, come rivela il colore senza lasciar dubbi, di Glenrothes, distilleria del cuore dello Speyside molto amata da grandi e piccini, celebre per le note di frutta secca che caratterizzano gli imbottigliamenti ufficiali. Selezione e imbottigliamento a cura di Hepburn’s Choice, marchio di Hunter Laing.

glenrothes-11-year-old-2004-bottled-2015-hepburns-choice-langside-whiskyN: molto carico, molto aperto, molto odoroso: l’apporto dello sherry è totalizzante, ma per fortuna la copertura è di ottima qualità. Si tratta di uno sherried pesante ma fresco, se la cosa ha un senso per altri oltre che per noi: ha note intensamente fruttate (di uvetta e ciliegia sotto spirito, soprattutto), abbinate a intensissime zaffate di cola e chinotto. Un pit di cioccolato, forse di vaniglia; fichi secchi, grassi e oleosi. Un po’ di ‘legno intriso’, da warehouse; liquirizia. Quei mix di caramelle gommose alla liquirizia ripiene… Un filo di noce moscata, lieve ma costante, chiude un seducente profilo da sherry iper-ruffiano.

P: poco alcolico e, come prevedibile dato il naso, veramente straripante in intensità. È senz’altro più ‘scuro’ qui, con note di tabacco, di cioccolato amaro; la frutta resta molto pesante e fresca al contempo, frutti rossi macerati nell’alcol (una ciliegia devastante); anche la crema malaga emerge… Suggestioni di frutta secca (nocciola). Ancora cola e chinotto, mentre le spezie del legno retrocedono un po’.

F: lungo ma non lunghissimo, è tutto giocato su un balletto di ciliegia, chinotto e cioccolato.

Ottima botte: molto buono, davvero, grande intensità, bevuta piacevole, discreta complessità. Una lezione di sherry cask, oltretutto tenuta ad un prezzo più che ragionevole, circa 55€ (tant’è che ne abbiamo comprate due bottiglie, nel frattempo). Insomma, Matteo: non stavi cercando di truffarci, dobbiamo esserti riconoscenti… 88/100 è il giudizio trasposto in cifra. Bene bene.

Sottofondo musicale consigliato: Velvet revolver – Slither.

Glenrothes 21 yo (1991/2013, Adelphi, 55,5%)

Speyside, Speyside, quante volte ti ho visto sulla cartina e ti ho sottovalutato (citazione molto raffinata, chi la coglie non vince niente ma svela un’adolescenza da disadattato). Tuffiamoci a pesce su Glenrothes, distilleria di Rothes (…) che oltre a riempire buffe bottiglie tozze produce il malto base per Famous Grouse, Cutty Sark; in un gioco di specchi tra imbottigliatori indipendenti, la distilleria è di proprietà dal 2010 di Berry Bros & Rudd, marchio storico dello spaccio di alcol nel Regno Unito, e noi assaggiamo un single cask (refill sherry) selezionato e imbottigliato da Adelphi, quello dei libri colorati ed eleganti. Ah, come dite? Si chiama Adelphi ma è una cosa diversa? Non è un editore ma un imbottigliatore indipendente distribuito da Pellegrini in Italia? Ah beh, se lo dite voi, noi ci crediamo.

85511-normalN: alcol poco invasivo anche a grado pieno; intensità e compattezza da campione. C’è una nota zuccherina sparata altissima direttamente nel cervelletto, che sta al crocevia tra melone, lime (o scorza d’arancia), frutta secca, burro d’arachidi, mango. Poi, punte speziatine (zenzero alla grande) e di legno fresco (in stile magazzino Ikea). E se ci fosse una punta di formaggio? Con acqua (che giova complessivamente) il malto ne guadagna, con note cerealose forti.

P: attacco tropicale (punte di mango e ananas?) e maltoso, un po’ in stile Nadurra: colpisce la grandissima intensità, vive di botte di sapore, con elementi che paiono pescati a caso da un sacchetto e che però assieme formano un sapore compatto ma decisamente particolare: il melone va a sbattere contro la liquirizia, il burro d’arachidi si ammucchia sul mentolato, il tutto grazie una botte refill sherry ‘tipicamente atipica’. Menta e caramello?

F: molto pulito e maltoso, con emersioni di frutta secca.

Un trattatello sull’unicità dei single cask; se a una botte refill-sherry unite il distillato di Glenrothes, non aspettatevi esiti banali… Questo whisky è particolare, intenso, un bell’esempio di come sia opportuno non dare mai nulla per scontato – 87/100 è il giudizio, alla prossima.

Sottofondo musicale consigliato: Bruce Springsteen & Tom MorelloGhost of Tom Joad.

Glenrothes 1985 (2005, OB, 43%)

Lentamente riprendiamo i ritmi “normali” ed anche il sito, dopo quasi tre settimane di torpore, dovrebbe tornare agli antichi fasti. Lo scorso fine settimana c’è stato lo Spirit of Scotland, primo festival del whisky di Roma: è stata una bellissima esperienza, noi abbiamo collaborato con il banchetto del forum singlemaltwhisky.it e anche grazie a ciò abbiamo potuto conoscere appassionati e rafforzare legami. Nel ringraziare tutte le persone con cui abbiamo condiviso un dram, rimandiamo alle prime impressioni di Davide (raccomandandovi di controllare quel che nei prossimi giorni scriveranno lui e Claudio). Naturalmente il festival è stato l’occasione per rimpinguare il nostro parco-samples, ma prima di affrontare le nuove entrate dobbiamo terminare la Glenrothes parade… E la terminiamo alla grande, con un 20 anni, imbottigliato nel 2005, ormai quasi ‘storico’. Il colore è ramato.

N: fresco e cremoso al contempo. In primo piano, subito, ci sono uvetta e frutta rossa, ma restano in equilibrio; pare complesso, i diversi aromi si succedono, non c’è nulla di predominante e costante, le varie sfumature offrono allo spettatore sempre un lato diverso. Uvetta, si diceva; vaniglia, mela rossa, pera matura; frutta candita (panettone, anche), qualche spezia dolce (cannella). Un po’ d’anice, a tratti.

P: malto! Si sente netto il sapore di malto (fette biscottate, muesli); è poi piuttosto dolce, tra miele, zucchero di canna, frutta secca con guscio (noce e mandorla). Note di arancia essiccata; frutti rossi, lievi (fragola in primo piano, ma complessivamente più amarognolo). Non male, equilibrato e delicato, ma meno fruttato rispetto al naso; i sapori restano sfumati, non troppo intensi.

F: arancia amara, mandorle amare; persistente, tanta frutta secca (nocciola, noce); créme caramel.

Il quinto Glenrothes della nostra serie è molto buono, ma senza punti esclamativi; il naso ha una bella complessità, mentre il palato resta un po’ troppo ‘fossilizzato’ (a nostro giudizio) su frutta secca / malto per fargli fare il salto di qualità verso l’eccellenza. Detto ciò, non sapremmo trovare veri difetti. Se ci è concesso, diremmo “stereotypical Glenrothes”: 85/100 è il nostro voto, ma come al solito si può vedere cosa ne pensa Serge (che riconosce un’affumicatura che a noi è sfuggita del tutto…).

Sottofondo musicale consigliato: Black keysGold on the ceiling, dall’album El camino.

Glenrothes 1988 (2009, OB, 43%)

Siamo in treno verso il primo whisky festival di Roma, lo Spirit of Scotland, e ci pare opportuno bearci delle magnifiche sorti e progressive della tecnologia per condividere le nostre impressioni sul quarto Glenrothes presentato alla degustazione della scorsa settimana. Oggi affrontiamo un vintage del 1988, rilasciato nel 2009, che già dal colore ramato lascia intendere la qualità delle botti utilizzate per l’invecchiamento. Tanto sherry, sì.

N: buono, cremoso, burroso. L’influenza dello sherry si fa sentire tutta: fragola e ciliegia, sul lato fruttato, ma anche note di cuoio, tabacco da sigaro. La frutta secca è presente al gran completo (noce, nocciola – soprattutto – e mandorla). L’uvetta che abbiamo imparato a riconoscere come tratto distintivo dei Glenrothes qui è veramente intensa, e prelude ad altra frutta matura che col tempo vien fuori (mela rossa, soprattutto). In generale, assai maltato (muesli, per intenderci).

P: bello cremoso (suggestione di crème caramel), morbido e buon corpo; molto dolce. L’alcol non disturba affatto, praticamente non si sente. Tanto toffee e cioccolato al latte (proprio kinder, se possiamo); miele. Liquirizia. Scorza d’arancia, verso il finale emerge una nota amarognola deliziosa. Diremmo cappuccino, perché quelle note amare (caffè) sono ben integrate in un complesso dolce e cremoso. Ancora molto malto.

F: abbastanza lungo. Cioccolato al latte e noce in evidenza. Tanta frutta secca, ancora malto. Un po’ di frutti rossi.

Complessivamente, di gran lunga il migliore dei Glenrothes fin qui assaggiati. Molto coerente, non ha punti fuori fuoco; è quel che ci si aspetta da un buon whisky da poltrona, da un buon whisky di vent’anni. Un tripudio di morbidezza, ti avvolge il palato con il suo velluto maltoso. Il nostro giudizio è di 87/100; comme d’habitude, Serge la pensa così.

Glenrothes parade, parte 2

Stiamo traslocando. Per questa ragione, negli ultimi giorni – ahimé – passiamo gran parte del nostro tempo tra Ikea, discariche, furgoni, rulli di vernice… Insomma, le occasioni per bere con calma e lucidità sono minime; nonostante questo, eroicamente eccoci alla seconda parte del nostro viaggio nei Glenrothes; oggi assaggiamo due malti, il primo di circa undici anni (1998-2009), il secondo di circa quindici (1995-2011). Se sopravviviamo alle istruzioni per montare, che so, Skroglund e Bikkentrop, domani arriverà l’ultima parte…

Glenrothes 1998 (2009, OB, 43%)

N: sulle prime è pungente, come già il Select reserve… Pian piano fortunatamente va aprendosi: nocciole e tabacco soprattutto, poi pare quasi di sentire castagne (anzi, le sentiamo proprio). Le botti di sherry danno un apporto tenue. Tanta uvetta. Cioccolato e caramello. A un certo punto concede generose note legnose e di vaniglia. Gradevole ma easy.

P: il terzo di botti ex-sherry (il resto, ca va sans dire, è ex-bourbon) si palesa sotto forma di una certa astringenza; non troppo dolce e senza particolari exploit. Complessivamente è piacevole in bocca, con di nuovo frutta secca (nocciola) e frutti rossi; un po’ di miele, forse.

F: c’è una qualche persistenza amara, legnosa, ma complessivamente il finish è di breve durata e non particolarmente intenso.

Più “complesso” del Select reserve, ha un’evoluzione nel corso della degustazione, dato che tende ad aprirsi prima sulla frutta secca e poi su una dolcezza più composita. Di nuovo però dobbiamo riscontrare uno sbilanciamento verso il lato alcolico (fin troppo presente, soprattutto al naso) e una complessità comunque piuttosto limitata. Il nostro giudizio è di 80/100; al solito, Serge la pensa così e Ruben così.

Glenrothes 1995 (2011, OB, 43%)

N: qui, oltre alla nocciola, vero marchio di fabbrica della distilleria, fa il suo ingresso un carico di frutta matura. Toffee. Più sherry, più vinoso (ancora uvetta). Anche qualche speziatura, con suggestioni di noce moscata. Tutto è più intenso, ci piace di più.

P: finalmente un palato soddisfacente, morbido e saporoso. Che buona la frutta, molto matura. Non si distingue nitidamente un frutto, piuttosto si direbbe un gran mischione (“la frutta quando è molto matura è tutta uguale”, come disse Gigi B.). Malto. Note di caffè. Cioccolato al latte, caramello. Ancora un po’ speziato.

F: abbastanza lungo e ancora sul fruttato. Nocciolo di ciliegia (dolce ma amaro, fruttato ma legnoso, no?).

Un whisky gradevole, beverino ma con una certa personalità. Ben fatto, certamente, e certamente più acconcio al nostro gusto rispetto ai due malti precedenti: il nostro giudizio è 84/100. Serge e Ruben dicono che a confronto con gli ultimi imbottigliamenti questo è un po’ più ‘old-style’; noi possiamo solo fidarci e sperare nel buon cuore di qualcuno che abbia la cantina piena di vecchi Glenrothes…

Sottofondo musicale consigliato: Alicia KeysLove is blind, dall’album The element of freedom.

Glenrothes Select Reserve (2011, OB, 43%)

Con qualche giorno di ritardo rispetto alla degustazione della scorsa settimana, iniziamo oggi un viaggio tra alcune espressioni della Glenrothes, rinomata distilleria dello Speyside dal carattere prevalentemente sherried che si distingue per la scelta di imbottigliare solo single malt vintage, ovverosia ottenuti da botti riempite tutte nelle stesso anno. Di recente il Malt Master di Glenrothes, John Ramsay, ha scelto alcune botti di annate differenti e ha creato la versione “Select Reserve” della distilleria, un malto giovane, il cui distillato ha atteso in botte dai 7 ai 10 anni.

N: seppur con qualche punta alcolica di troppo, si presenta fresco e agile, con un aroma agrumato (limone) che spicca come prima impressione. In accoppiata, una piacevole maltosità, calda e rassicurante. Nitide (anche se di lieve intensità) sono le zaffate di vaniglia; certo è presente anche un po’ di pera, segno distintivo di tanti whisky dello Speyside. La quercia fa capolino ogni tanto, il tutto in un contesto di grande delicatezza: a tratti forse troppa. Stupisce la poca incisività delle botti di sherry usate nel vatting.

P: sì, va bene la vaniglia e una pera matura e cremosa (quasi una mousse), ma poi?! C’è proprio poco altro in questo dram, che sembra intimidirsi al cospetto delle papille. Sentori di agrumi e frutta secca. La componente sherried si sente maggiormente rispetto al naso, ma è un fugace affaccio. Per di più non ci si scrolla di dosso l’impressione che l’alcol, se pure a 43°, sia fin troppo in evidenza.

F: forse l’aspetto più riuscito di questo malto, perché la delicatezza non scade nella poca personalità. Di durata medio-lunga, con vaniglia, legno, frutti rossi e qualche suggestione pepata.

Che dire… Eravamo molto curiosi di assaggiare questo esperimento, tentato da una distilleria che raramente ha deluso coi suoi vintage. Questa volta però non possiamo dirci soddisfatti perché il Select Reserve ha una sola, sottile, linea di interpretazione, è fin troppo diretto e sincero nel suo carattere. Una buona notizia è il prezzo contenuto (circa 35 euro), che lo mantiene entro i limiti del consigliabile. Il nostro giudizio è quindi di 78/100.

Sottofondo musicale consigliato: una canzone che non c’entra proprio niente con il whisky bevuto, ovvero Dierks Bentley (feat. The Punch Brothers)Senor, dall’album Up on the Ridge.