The Speyside Files #3: That Boutique-y Whisky Company

 

Non sappiamo bene con quali forze e non ricordiamo bene dopo quali tappe in quali distillerie (…), ma a un certo punto ci siamo trovati a Dufftown, seduti in mezzo a tedeschi pelosi, grassi e sudati, di fronte a sei single cask imbottigliati dalla famosa That Boutique-y Whisky Company, marchio da imbottigliatore per il gruppo di Master of Malt. Etichette in stile graphic-novel, bocce da mezzo litro, prezzi alti e velleità da collezionabile: garanzia di successo, o no? A presentare il tutto c’era Dave Worthington, barbuto e competente Brand Ambassador. Ogni distilleria ha una sua etichetta, variata di volta in volta, e ogni imbottigliamento viene contrassegnato dal numero di batch – anche se si tratta di single cask, nella maggior parte dei casi con età differenti.



Glenallachie 8 yo batch #2 (2018, TBWC, 53,9%)
Note di cereali, di porridge, evidente il distillato; molto giovane e spiritoso. Barretta ai cereali e yogurt (con quella acidità lì). Anche al palato è buono, onesto, senza veri difetti ma piuttosto semplice. 81/100



Tormore 21 yo batch #3 (2018, TBWC, 46,8%)
Molto delicato e floreale, note di frutta gialla fresca, una suggestione agrumata (lime più che limone); al palato resta dolcino, floreale e fruttato. Leggermente cremoso, cioccolato bianco. Bella evoluzione, col tempo diventa sempre più tropicale al palato. Delizioso e delicato ma non delirante. Uno degli assaggi più piacevoli. 89/100



Glentauchers 17 yo batch #2 (2016, TBWC, 48,8%)
Un’ode al whisky che sa di whisky: nudo, avvolgente, erbaceo e burrosino, con una bella nota di cera d’api e miele al palato – e sapete che a noi questa nota di cera piace tanto tanto. Biscotto alla vaniglia. 87/100



Blend #3 19 yo (2017, TBWC, 50,2%)
Si tratta di un Glenfiddich teaspooned, presumibilmente con Balvenie ma ancora più presumibilmente con nulla. Dolce, tropicalissimo, sia al naso che al palato. Tantissimo cocco, sicuramente era un barile first-fill (tanta crema pasticciera, vaniglia, pasticcini, frutta gialla, mela). Aranciata zuccherata. Il finale è tutto cocco o mango alla thailandese, qualsiasi cosa questo voglia dire. Buono, forse tutto questo cocco lo rende un po’ noioso, alla lunga. 86/100



Mortlach 27 yo batch #2 (2016, TBWC, 52,6%)
Molto ‘grasso’, buono, anche lui con una grande presenza tropicale. Il naso è aromatico e affilato, con una nota di cera d’api deliziosa (nota che torna al palato, delicatamente). Al palato c’è anche una punta di propoli, poi diventa iper-tropicale con tanta guava evidente. Anche fieno, caldo. Complesso, pieno e soddisfacente. 92/100



Sottofondo musicale consigliato: Iron Maiden – No prayer for the dying.

Glentauchers 20 yo (1996/2017, Hidden Spirits, 55,3%)

Ultimamente compaiono molti Glentauchers sul mercato: è l’ennesima distilleria dello Speyside poco conosciuta, con una ricca storia di lavoro nell’ombra, per il mercato dei blended, ma che sa regalare piccole perle a chi ha voglia di cercarle. Uno di questi esploratori è il caro Andrea Ferrari, ex-blogger ed ora imbottigliatore indipendente (lui sì che ha fatto carriera, mica come noi!) con il marchio Hidden Spirits, sempre più presente sugli scaffali dei negozi specializzati in giro per il mondo. Si tratta di un barile ex-bourbon maturato per 20 anni.

N: poco alcolico, per nulla pungente, molto ricco ed espressivo ma non per questo bonaccione e alla mano. Si notano infatti delle sfumature ‘da cucina’, leggermente sporche: ci viene in mente un soffritto, ed anche una suggestione molto persuasiva (siamo bravi, eh? ci persuadiamo da soli) di tortello di zucca, con il portato di zucca, d’amaretto, di qualche nota di noce moscata. Poi scorza d’arancia, barrette ciocciolato e miele, frutta gialla, un poco di vaniglia. Qui e là – non sappiamo se sia merito del distillato, che sappiamo essere piuttosto erbaceo, o di questo cask in particolare – troviamo una nota ‘pesante’, oleosa, al limite della cera, forse sostenuto da una leggerissima torbatura.

P: buon corpo; quella cera non ce l’eravamo sognati, perché ci accoglie, delicata, anche al palato. C’è poi una bella nota fruttata, intensa, tra l’agrumato (arancia senz’altro) e la frutta gialla (pesca e, se vogliamo, un poco di cocco da botte, magari quello disidratato a scaglie…), ci sono piacevoli sentori di fieno, di cereale… Miele. Verso il finale diventa erbaceo, leggermente amaro…

F:…come al finale, che è prima erbaceo e poi dolce, confermando questa piacevolissima dicotomia.

Molto buono, davvero piacevole e convincente: un whisky come ce ne sono tanti, nello Speyside, poco conosciuti ma meritevoli di un’attenzione che tolga la polvere dall’insegna e porti nuova gloria… Il lato erbaceo è molto buono e ben integrato al profilo complessivo; soprattutto al naso non appare così semplice come qualcuno potrebbe pensare a primo assaggio. Complimenti ad Andrea!, e 87/100 al whisky.

Sottofondo musicale consigliato: Jonathan Wilson – Living with myself.

Glentauchers 17 yo (1996/2015, Valinch & Mallet, 52,2%)

Di proprietà di Pernod, Glentauchers riposa placidamente nel cuore dello Speyside. Il whisky lì prodotto è tradizionalmente utilizzato per il blending: è infatti parte strutturante di Ballantine’s, un tempo lo era del Teachers… Insomma, l’ennesima distilleria misconosciuta, una zona d’ombra nella quale cercare gioielli nascosti, dimenticati: e sappiamo bene che al giorno d’oggi la scommessa è proprio infilarsi nelle maglie dell’industria del whisky, trarne gemme impolverate e riportarle all’attenzione dell’esigente appassionato.

Schermata 2016-02-24 alle 12.37.47N: il primo impatto rivela note di solvente e, soprattutto, di un’imponente mandorla, di orzata… Si sentono belle sensazioni di legna calda al sole, ed anche di vaniglia e burro. Frutta gialla, mela e il nostro amato pasticcino alla frutta (crema pasticciera e pasta frolla). È un profilo molto regolare, da perfetto speysider coi panni risciacquati nel bourbon, ma comunque di pregevole ed innegabile eleganza.

P: un po’ alcolico all’imbocco; mantiene ciò che il naso prometteva, ma con un’intensità davvero deflagrante, con lingue di sapore massicce e insistenti. La dolcezza è tutta sulla pasta di mandorle, sulla vaniglia, anche sul miele… Frutta gialla astratta e intensa. Ma soprattutto è il biscotto al burro che domina lo show. Si agitano qui e là fini nervature lievemente erbacee e cerealose. Con acqua l’intensità diventa più accessibile e il complesso pare più dolce, più zuccherino; ma anche più maltoso, sembrando più bilanciato.

F: pasta di mandorle, vaniglia e biscotti al burro, infiniti.

Buono, sostanzialmente privo di difetti, rotondo e ben cesellato, con una notevole intensità al palato, è in fondo un whisky didattico: regala quello che ci si aspetta da uno Speysider in bourbon di quest’età, nulla di meno e nulla di più. Ma in fondo, se vogliamo, questo è anche il suo limite, dato che – al nostro discutibile giudizio – gli manca quel quid per emergere, per distinguersi sulla massa informe, per diventare un cavallo vincente: gli manca quella nota inattesa che ancora ci sa riportare ai primi stupori di fronte alla maestosa complessità del whisky. E Valinch & Mallet ci ha abituato troppo bene, non ci accontentiamo di malti scolastici: a proposito di scuola, se non potremmo certo mandare questo whisky dietro alla lavagna, sul registro non ci sentiamo di andare sopra gli 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Elisa – No hero.