Inchgower 12 yo (anni ’80, OB, 43%)

bergomi e i suoi baffi

bergomi e i suoi baffi

Venerdì abbiamo assaggiato un Inchgower contemporaneo e indipendente davvero notevole; oggi, come promesso, saliamo sulla macchina del tempo guidata da Angelo Corbetta e ci ritroviamo a metà degli anni ’80, quando Beppe Bergomi non sapeva chi fosse Caressa e aveva ancora i baffi e i capelli afro. La bottiglia, sorella di quella che apriremo mercoledì sera alla degustazione dell’Harp Pub Guinness, è da 75 cl ed è appunto dei primi anni ’80. Si tratta di uno dei pochissimi imbottigliamenti ufficiali della distilleria, il cui whisky è quasi esclusivamente usato (e già era così allora) per dare sostanza al celebre blended Bell’s. Il colore è ambrato carico.

109882_19_1_2N: apertissimo e senza un filo d’alcol; mostra una discreta complessità a base sherry, presumibilmente; e con una patina cerosa molto ‘old school’, che va dalla candela appena spenta (c’è infatti un bel filo di fumo) all’umido di vecchi libri polverosi, biblioteca… Poi, fondo di caffè zuccherato; oleoso, ha note dolci di frutta secca (noci soprattutto, anche nocciola), forse perfino di carruba. Cioccolato ai frutti rossi; un cenno di uvetta. Fichi secchi. Note di caramello (ha punte leggermente bruciacchiate). Un naso grave ma non greve, certo non fresco ma davvero incantevole.

P: forse la bottiglia che stiamo assaggiando ha perso un pochino di gradazione, ma se questo è quello che è ‘rimasto’… Chapeau. Va in onda la replica di tutti quei lati ‘patinosi’ di cui sopra, e quindi: un po’ di cera, anche se meno che al naso, poi un senso vagamente amarino, tra carruba, caffè zuccherato, cioccolato e frutta secca. Poi ancora caramello, ancora un senso di tostato (pane tostato, proprio), prugne secche, in genere, frutta secca. Generose grattate di pepe. Dimentichiamo una cosa: un bel malto, biscottoso, bello spigoloso e di personalità.

F: lungo e intenso, ancora giocato tra lo sherry, il caramello e il malto…

Non c’è che dire: un malto eccellente. Come ripetiamo spesso, le bottiglie di whisky degli anni ’70 e ’80, che sempre meno si trovano in giro, hanno un fascino davvero particolare: si sentono un aroma e un sapore di malto che oggi solo di rado possiamo riconoscere (ah, la standardizzazione…), e in più, sarà l’effetto (controverso…) della maturazione in bottiglia, hanno questa patina umida, leggermente minerale e cerosa, che a noi fa semplicemente impazzire. Lodevole poi il fatto che alcune note di questo Inchgower tornino anche nel nipotino assaggiato la scorsa settimana: a dimostrazione di come queste distillerie con un malto ‘forte’, generalmente destinato a marcare i blended, abbiamo tanto da dire, anche e soprattutto come single malt. Bando alle ciance: 90/100, e ci vediamo mercoledì.

Sottofondo musicale consigliato: Heart – Crazy on you.

Annunci

Inchgower 19 yo (1995/2014, First Edition, 56,7%)

Mr Corbetta, in buona compagnia

Mr Corbetta, in buona compagnia

Come alcuni di voi senz’altro sapranno, la prossima settimana terremo una degustazione (la prima di un breve ciclo) presso l’Harp Pub Guinness di Piazza Leonardo a Milano, regno della famiglia Corbetta: negli anni, i prodi proprietari del Pub di fronte al Politecnico hanno accumulato un gran patrimonio di bottiglie, che ora vogliono condividere con gli appassionati. Le informazioni sull’evento sono tutte disponibili qui; come vedete, si tratta di una degustazione di introduzione al mondo del whisky, attraversato in lungo e in largo, da un continente all’altro, grazie a bottiglie ‘normali’ di tempi ‘speciali’: ovvero di quando anche gli imbottigliamenti di fascia base contenevano prodotti straordinari. Per il single malt scozzese, oltre a un Bowmore (distilleria nota ai più), apriremo un favoloso Inchgower di 12 anni che arriva direttamente dalla metà degli anni ’80, le cui note di degustazione, per invogliarvi alla presenza, arriveranno lunedì; intanto assaggiamo, per metterci in clima con la distilleria, un prodotto moderno… Un single cask di 19 anni, ex-sherry, imbottigliato a grado pieno da First Edition, marchio presente sul suolo italiano grazie agli attenti baffi del grande Fabio Ermoli. Il colore è ramato intenso.

Schermata 2015-02-20 alle 14.29.06N: 56 gradi, sì, ma scopertamente aromatico. È un bel naso sherried come non ce ne capitavano da un po’, con note vinose, di botti impregnate, di legno umido, macerato: però non è un malto pesante, greve… Ci sono decise zaffate di uvetta (pane alle uvette, o seguendo la fuga analogica, strudel); mele e prugne cotte, un po’ di fichi secchi; l’immagine complessiva è quella di una sfoglia glassata (anzi: non glassa, zucchero bruciato) alla marmellata; poi, più in secondo piano, marmellata d’arancia e cioccolato al latte. Una punta di pepe. Molto buono, complesso. Forse solo qualche suggestione metallica, lievemente solforosa?, comunque non disturbante…

P: …e in un palato particolarmente espressivo e privo di alcol, ripartiamo proprio da queste note ‘metalliche’, in lieve aumento. Poi però c’è tutta un’esplosione di dolcezza (anche quasi vanigliosa… quercia americana?), di pasticceria e mele; agrumi (arance dolci e chinotto), ancora cioccolato e frutta rossa in espansione. Che bella sorpresa! Ancora fresco, maltoso, ma con una personalità sherried davvero marcata. Una punta di legno amaricante, a contrappuntare.

F: lungo e intenso, una bella dolcezza di pasticceria; note tostate. Uvetta.

Tempo fa avevamo bevuto, con soddisfazione, un Inchgower Rare Malts di 27 anni, e dobbiamo ammettere che, mutatis mutandis (che in gaelico vuol dire “cambiati le mutande ché puzzano”), ci sono belle analogie, e c’è una coerenza che (anticipando qualcosa sul 12 anni degli anni ’80 che pubblicheremo lunedì) porta ad apprezzare la consistenza della distilleria attraverso gli anni, con età e invecchiamenti diversi. Questo è un perfetto sherried maturo lievemente ‘sporco’, indomito e indomabile, in cui all’apporto massiccio della botte si unisce un distillato kalòs kai agathòs. Insomma, la pagella si chiude con un gioioso 88/100: vedremo lunedì come andrà l’esame di maturità.

Sottofondo musicale consigliato: Opeth – Moon Above, Sun Below, appassionatevi anche voi a questo gioiellino del prog rock d’oggidì.

Inchgower 27 yo (1976/2004, OB, Rare Malts, 55,6%)

Tra le tante distillerie dello Speyside più o meno ‘dimenticate’ dal mercato c’è la Inchgower: le espressioni ufficiali, almeno negli ultimi vent’anni, si contano sulle dita di una mano, e la Diageo non sembra avere intenzione di modificare i suoi piani… Ricordiamo infatti che, in ossequio alle proporzioni di vendita, i whisky della maggior parte delle distillerie sono per lo più destinati a finire nei blended; come ci insegnano in questa pagina Davide e – non ce ne vorrà il primo, ma – soprattutto Pino Perrone (date un’occhiata ai commenti), Inchgower è parte di Bell’s, Johnny Walker e White Horse. Affrontiamo oggi una versione della serie “Rare Malts” di Diageo, serie molto apprezzata dai collezionisti, come si sa; è del 1976 ed è stata imbottigliata nel 2004 a gradazione piena.

ingrm.1976N: mmm, wow! Ma siamo sicuri di non essere nelle Highlands più a nord? Ci sono note di una profonda affumicatura – profonda ma tenue, si capisce che intendiamo? forse no -, accanto a suggestioni inattese, minerali, ‘polverose’ (quando abbiamo letto Serge scrivere di ‘vecchi libri’ abbiamo subito condiviso) e di legno umido. Miele, in gran quantità. Affianco, c’è una dimensione sherried molto discreta, con note di succo di mela, di frutti rossi (fragole e lamponi), di frutta secca (mandorla). Zucchero di canna, caramello. Pere, a pacchi, forse candite?, poi una bella maltosità. Una nota come di Campari? Buono, complesso e inatteso.

P: ancora resistono le note minerali del naso, rivelando aromi di torba nitidi ma delicati e una puntina di olio d’oliva; anche una buonissima epifania di zenzero candito (è ‘piccantino’). Poi, una dolcezza educata ed elegante, tra pere e mele, una lieve suggestione di frutti rossi, di panna cotta… Non mancano tracce di mandorla e noce brasiliana (cosa?), né punte cerealose (proprio i fiocchi della Kellog’s, sì). Suggestioni ‘balsamiche’ e mentolate.

F: burro!!! Persistente ma non lunghissimo, tra note burrose di pera e una timida suggestione ancora mentolata; malto, quasi erbaceo. Molto pulito.

Confessiamo, questo Inchgower è stato una sorpresa inattesa: buono e delicato, molto minerale ed erbaceo, con note fruttate che quasi non sembrano rivelare la maturità del distillato. Forse a tratti, soprattutto al palato, la dimensione che chiamiamo ‘vegetale’ prende un po’ il sopravvento, ma di certo ne consigliamo l’assaggio. Il Milano Whisky Festival spesso ne ha una bottiglia aperta, ai suoi Ring of Malt; se venite al World Whisky Day all’Entropia a Milano, il 18 maggio, magari lo potete provare. Intanto, la nostra valutazione è di 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Morcheeba – Trigger Hippie.