Kilchoman 5 yo (2011/2016, OB for WhiskyClub Italia, 58,6%)

Non potete immaginare la curiosità con cui ci accostiamo a questa creazione di Whiskyclub Italia – per chi si fosse distratto, è forse il più importante club dedicato al nostro amato distillato di cereale oggi presente sul suolo patrio. Le ragioni di tanto entusiasmo sono molteplici: anzitutto siamo freschi reduci, qualche mese addietro, da una visita proprio alla neonata (son pur sempre dodici anni, eh!) distilleria di Islay; abbiamo avuto l’onore di fare il tour assieme al fondatore Anthony Wills, che ci ha spiegato la sua personale visione, ovverosia la volontà di ottenere un distillato di partenza molto torbato sì (circa 50 ppm per quasi tutta la produzione), ma allo stesso tempo estremamente elegante e ‘leggero’. Assaggiare Kilchoman, passando dal wort (ovvero il liquido estratto dopo che il malto è stato macerato con l’acqua) ai vari tagli che intervengono durante la distillazione, è stata un’esperienza unica, che ci ha calati in maniera indelebile nelle caratteristiche organolettiche di questa sorprendente distilleria artigianale. Altro motivo di curiosità è il fatto che ormai da qualche tempo Kilchoman concede con fatica i propri barili di Oloroso a imbottigliatori indipendenti e quindi questo 5 anni di Whiskyclub si configura come una vera e propria chicca, che andiamo subito ad assaggiare.

N: accoglienza assolutamente accomodante, a dispetto del grado pieno. Ci si accomoda, dunque, nel bel mezzo di un diluvio di frutta rossa: marmellata di fragole, duroni; sciroppo all’amarena; poi arancia rossa, bella fresca; così come fichi freschi, di quelli maturi e dolcissimi. Tanto zucchero bruciato, ricorda quando si bruciacchia la marmellata sulle torte dimenticate in forno… C’è anche un lato delizioso di chinotto e rabarbaro. Ma la torba? C’è, pure quella, ed è solo torba: non porta con sé né medicinale né marino, solo una forte cenere pungente, un aroma acre. Tabacco e legno bruciati. Un filo di polvere di cacao, anche del caffè.

P: il corpo è masticabile, l’intensità pienissima. Conferma le attese del naso, mostrando l’apporto di una botte veramente esuberante e di primissima qualità. Lo sherry qui domina la scena con una dolcezza fatta di frutti rossi, ancora, in mille forme (ciliegia e marmellata di fragola su tutto). Molto rotondo, davvero, anche se a onor del vero un lato erbaceo, quasi balsamico, finisce per fare da contrappunto, con note di rabarbaro e perfino propoli. Parremo banali, ma diciamo cioccolato amaro, e ancora tabacco agli agrumi. Davvero tanta liquirizia (caramelle alla, non legnetti). La torba è pur sempre a 50ppm, e infatti un fumo acre e ceneroso accompagna verso un finale…

F: …che dura a lungo, in continui rimbalzi tra torba e frutta rossa, tabacco e chinotto.

Anche se Anthony Wills è convinto che il distillato prodotto a Kilchoman si sposi meglio ad invecchiamenti in barili ex bourbon- e in effetti ex bourbon sono la stragrande maggioranza delle botti custodite nei magazzini – questo 5 anni maturato completamente in un barile ex sherry Oloroso ci sembra un imbottigliamento davvero ben riuscito, diremmo eccellente, anche se in un certo senso “ruffianone”, succosissimo. Bravi tutti, dunque, tranne noi, che col voto ci attestiamo un attimo prima della gloria imperitura, a 89/100. Se vi solletica l’acquisto di una bottiglia, ecco il link allo shop del club.

Sottofondo musicale consigliato: Agnes Obel – Stretch your eyes

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Kilchoman Sanaig (2016, OB, 46%)

Lunedì sera abbiamo tenuto la terza degustazione della stagione 2016/2017 all’Harp Pub Guinness, il regno dei Corbetta e per tutti gli altri tempio del whisky milanese e punto di ristoro per gli affamati e gli assetati frequentatori del Politecnico. Si trattava di una degustazione a tema “torba”, in cui abbiamo cercato di approfondire cosa sia la torba, questa sconosciuta, e di mostrare differenti stili di whisky che da essa possono dipendere. A tal proposito, ci piace linkarvi questo articolo del più fresco blogger di whisky italiano, che di torba è un esperto – e non solo perché beve troppi whisky di Islay, badate bene, ché lui con la torba ci lavora. Oltre a Kilkerran, Caol Ila e Longrow, in degustazione avevamo il secondo imbottigliamento stabile del core range di Kilchoman, ovvero Sanaig: il nome deriva da una gola rocciosa nei pressi della farm distillery, ed è una miscela di whisky di 6 anni, invecchiati in botti ex bourbon a primo riempimento e botti ex Oloroso, anch’esse first-fill, con netta predominanza di queste ultime (rapporto 70/30). Sappiamo bene quanto Kilchoman creda e investa nei barili, a tal punto da farseli spedire interi, non smembrati in doghe, per far sì che i legni non si secchino e restino bene impregnati. Si aprano le danze…

N: elegante e bello aperto, mostra innanzitutto un lato sherried che potremmo identificare così: frutta cotta (mele e prugne), frutta rossa, caramella gommosa ai frutti rossi. Spiccatamente zuccherino (non si nasconde certo la vaniglia, ché i legni americani non sono un dettaglio), ma con una torba che non molla un attimo (braci, camino); rileviamo anche uno spruzzo d’acqua di mare e rivela anche una componente erbacea niente male. A tratti traspare una sincera gioventù, con note di distillato giovane e fresco: di certo non è un naso ruffiano, anche se costruito con una forte impronta di sherry.

P: salutateci l’alcol (#CIAONE, ALCOL!) che come per magia è sparito dal bicchiere. Anche qui ribadiamo un senso di innata eleganza. Spieghiamoci: c’è dolcezza sì (caramello, frutta gialla e un pizzico di frutta rossa), ma è in fondo bilanciata da una torba vegetale acre, con una grossa componente affumicata, al limite del medicinale-amarognolo. Completa un’intensa arancia rossa.

F: perpetra a lungo le tre anime di cui dicevamo, tra torba fumosa, dolcezza intensa e qualche spigolo vegetale.

Pensato per essere l’alter ego del Machir Bay, sviluppa bene il concept dell’invecchiamento in sherry, mantenendo però gli aspetti più convincenti del cuginetto: certo la dolcezza è in primo piano, ma ben bilanciata dallo stile ruvido e torboso di casa Kilchoman, con quell’effetto ‘bruciacchiato’ e caramellato che alla fine ci convince appieno: 86/100, via così!

Sottofondo musicale consigliato: Rolling Stones – Angie.

Kilchoman ‘Machir Bay’ (2016, OB, 46%)

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Machir Bay, c’est moi!

Torniamo sul luogo del misfatto: avevamo assaggiato il Machir Bay nella sua versione del 2015, adesso proviamo un batch dell’anno successivo – anno successivo che è anche anno scorso, per una curiosa coincidenza del caso. Si tratta di un best seller (alla Fiera dell’Artigianato e al Milano Whisky Festival sono state esaurite le scorte), con un rapporto qualità/prezzo molto apprezzato dai consumatori. È una miscela di botti ex-bourbon ed ex-sherry, con un rapporto 80/20, come si evince dall’indicazione (dall’infografica, direbbero i più aggiornati) sulla scatola. Come sapete, siamo stati a visitare la distilleria più artigianale di Scozia ad ottobre, e ci piace linkarvi nuovamente il nostro verboso e sedicente reportage (in due parti: qui la prima, qui la seconda).

schermata-2017-01-11-alle-00-04-05N: sicuramente l’alcol è molto discreto, e lascia godere appieno dei sentori. Una marcata marinità è sugli scudi fin da subito, con un mare di aria di mare, un sentore di nave in tempesta (eh?). Ci si muove sul terreno di una dolcezza nitida ma non eccessiva, timida e calda, certo di vaniglia, ma anche di un fieno caldo: insomma, di cereale. Una nota di candito, forse di cedro? Di certo, ricorda quelle caramelle gommose verdi (se non andiamo errati, sono proprio al cedro, o forse alla mela verde?, e comunque belle dolcine). Succo di mela. L’eucalipto ci porta a ricordarci di un dettaglio, che pure con l’eucalipto ha poco a che fare: il fumo di torba, denso, forte ed acre, ma perfettamente integrato.

P: rispetto al naso, l’intensità è esplosiva e forse inattesa. Coerenza: si sta sempre al mare, con note sapide, proprio di acqua di mare ingollata tra una bracciata e l’altra. C’è un senso di torba terrosa, ‘aspra’ e vegetale, che non ti lascia un attimo e si impasta con grazia ad una dolcezza altrettanto insistita, sostanziata di confetti, succo di mele, vaniglia e mandorle sgusciate. Fave di cacao. Una punta d’eucalipto.

F: torba pesante, chimica e densa. Cioccolato.

Poco da dire: eccellente esempio di un malto isolano, con tutti i crismi richiesti ai torbatoni e non pochi guizzi personali. Conquista l’abbinamento riuscito di intensità e complessità, date le tante sfaccettature e le variazioni sia sul mare che sul lato più dolce (la piccola quota ex-sherry influisce, soprattutto su questo versante). La nostra memoria sarà fallace, e il confronto andrebbe fatto simultaneamente, non a distanza di più di un anno: ma tant’è, rispetto all’edizione 2015 ci pare un passo in avanti, e 87/100 sia. Niente male per un entry-level da 45 euro, eh?

Sottofondo musicale consigliato: Hiss Golden Messenger – Like a Mirros Loves a Hammer.

Kilchoman ‘Original Cask Strength’ (2016, OB, 56,9%)

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Kilchoman, ciao!

Kilchoman, come sapete, è la più giovane e la più piccola distilleria attiva su Islay, ed ha una caratteristica unica nell’industria scozzese: è infatti una farm distillery, vale a dire che è la sola a coltivare l’orzo che poi andrà a maltare – e voi ci insegnate che il whisky si fa con acqua, lievito e orzo, e se l’orzo te lo fai da solo, beh, di sicuro avrai un prodotto che si distingue dagli altri! L’espressione ‘Original Cask Strength’ è stata molto apprezzata all’ultimo Milano Whisky Festival, anche se erroneamente l’avevamo definita ‘Octaves’ nei nostri terzetti: si tratta di un 2010/2016 a grado pieno invecchiato in quarter casks (o appunto octaves), botti piccole da 125 litri, in edizione limitata a 12000 bottiglie. Il colore è paglierino.

kilchoman-original-cask-strength-lowresN: paradossalmente delicato nella sua brutale carica espressiva. Difficile trattenere a lungo il naso su questo dram fieramente a gradazione piena, ma le suggestioni sono di fiori di camomilla, di zafferano, di lime fresco e in generale di tanti agrumi profumati. Una freschezza davvero inattesa, ben impastata con la torba pesante e fumosa di casa Kilchoman. Sale e liquirizia, un che di balsamico zuccherino (caramelle Valda?). Con acqua questo ultimo aspetto balsamico si espande, assieme a un senso di erba verde e di vaniglia.

P: a primo impatto molto aggressivo, con una torba tagliente in crescita e un lato marino ancora più sugli scudi rispetto al naso. Subito dopo in realtà il vigoroso invecchiamento in botti piccole si fa sentire, con una botta devastante di toffee pastoso e caramello caldo, bilanciata da una sensazione amarognola d’inchiostro. L’acqua lo addomestica e lo migliora, con più vaniglia e ancora un crescendo balsamico (aghi di pino).

F: fumo intenso e un po’ di cereale macerato. Dolceamaro, ancora tra l’inchiostro, il legnoso, il balsamico e il vanigliato.

In un contesto urlato, in cui ogni nota arriva sparata a mille come una volée di Ibrahimovic, questo whisky ci pare forse un po’ squilibrato – anche se è un’esperienza complessa e dunque altamente soggettiva. Notiamo come quella nota erbacea e balsamica sia molto piacevole e salutare, dato che va a bilanciare almeno in parte una dolcezza che al palato è davvero mostruosa: e sì che al naso l’avevamo definito ‘paradossalmente delicato’…! Noi, infine intimiditi da cotanta viulenza, gli diamo 85/100; voi che al festival l’avete provato, beh, che ve n’è parso?

Sottofondo musicale consigliato: Mantar  – Era borealis.

Kilchoman Sauternes Cask Matured (2016, OB, 50%)

La giovincella farm distillery di Islay in questi anni ha cavalcato agilmente attraverso i suoi primi anni di vita, con uno stile inconfondibile e selvaggio. Da qualche tempo in distilleria hanno cominciato a sperimentare invecchiando il torbatissimo distillato in botti – per così dire – non convenzionali. I più accorti ricorderanno un imbottigliamento full maturation in Porto, mentre il 2016 ci regala un’altra uscita, limitata a 6000 mila bottiglie, con un invecchiamento di oltre 5 anni in barili ex Chateau d’Yquem, una pregiata qualità di Sauternes francese.

kilchomansauternesrealN: cereali glassati, liquore all’arancia, una bella crostata d’albicocche dall’impasto burroso appena sfornata. Già da qui si capisce che è un whisky fatto non di sfumature, ma di solide certezze. Se poi aggiungiamo il carico da novanta della distilleria (torba e tanto fumo smoggoso, quasi chimico) ecco servito un naso estremo, dove l’apporto robusto delle botti ex Sauternes si infrange sul distillato cazzuto di Kilchoman.

P: corpo pieno. L’albicocca si prende ancora la scena, in mezzo al burro e in mezzo al miele. Resina, eucalipto e una gradevole suggestione di noccioline salate e caramello (ricordate lo Snickers?). Inchiostro. Il fumo sembra- incredibile a dirsi- un poco interdetto dal muro di Sauternes.

F: un’opinione quest’ultima corroborata dal finale, non lunghissimo, in cui rimane solo un sottile e intrigante fumighino acido di torba e un’altrettanto sottile dolcezza liquorosa.

Tra gli invecchiamenti non convenzionali, quelli in Sauternes sono sicuramente quelli che preferiamo: conferiscono rotondità, aggiungono piacevolezza spesso senza scassinare il distillato. E anche questa edizione limitata di Kilchoman si presenta come esperimento riuscito, con il consueto apporto vinoso (l’albicocca regna) a danzare con la torba massiccia: la danza è però in stile Techno Viking, e l’effetto, per quanto intensissimo e molto piacevole, è davvero monolitico… Per questo il giudizio sarà di 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: All About That Bass – Postmodern Jukebox 

Kilchoman 10th Anniversary (2015, OB, 58,2%)

Kilchoman ha appena compiuto dieci anni, anche se – come sapete – nel 2005 in realtà hanno distillato solo per pochissimi giorni; per celebrare la lieta ricorrenza, l’ormai non più giovanissima distilleria di Islay ha rilasciato questo “10th Anniversary”, un’edizione limitata (3000 esemplari numerati a mano: chissà che due balle si sarà fatto l’impiegato di Kilchoman che si è occupato della questione!) vatting di una botte (ex-bourbon o ex-sherry senza preclusioni) per ciascun anno di attività tra 2005 e 2012, tra cui spicca la mitica “numero uno”: no, Zio Paperone non c’entra, si tratta della primissima botte riempita nel dicembre 2005.

July15-Kilchoman10thAnniversaryN: rispetto all’altro, il primo impatto è diverso: innanzitutto, spicca una compattezza estrema, che rende più difficile il sezionamento. La coltre di fumo è comunque bella presente, ma rispetto al s.c. è più sullo smog, più inorganica che non terrosa o minerale. Meno marino, mostra la sua peculiarità nel momento in cui si affronta il lato zuccherino e fruttato, col tempo sempre più evidente: c’è sia la rotondità della vaniglia che una certa profonda ‘liquorosità’ levigata da sherry (caramello, zucchero di canna: non frutti rossi). Mela gialla.

P: l’alcol è inesistente, pare a 43%! Comparato al compagno d’avventura (avventura nei nostri stomaci, wow!), marinità e torba sono parecchi passi indietro, a tutto vantaggio di una dolcezza più composita, levigata e francamente affascinante. Cuoio, che danza con la torba inorganica (copertone). Accanto a una vaniglia delicata, si presentano infatti note davvero ben integrate di zucchero bruciato, creme brulee, cioccolato al latte (fonda di caffelatte zuccherato). Aghi di pino ed eucalipto.

F: infinito: copertone, legna, bruciato, caffelatte. Infinito.

Un dram celebrativo che vive di intensità costante: anche qui non c’è il lato più ‘contadino’ di Kilchoman, e fievole resta anche il senso di acqua di mare in tempesta che spesso ci agita le sinapsi quando abbiamo a che fare con questa distilleria. Quel che c’è, però, è un manuale di malto di Islay, aggressivo, che riesce ad abbinare una dolcezza morbida e sfaccettata ad una torba dura e pura, fatta di sgommate, smog e copertoni bruciati. 89/100, happy birthday Kilchoman!

Sottofondo musicale consigliato: Marcelo – Muk.

Kilchoman 2010 (2015, OB per Beija Flor, 59,7%)

All’ultimo Tasting Facile abbiamo aperto un single cask ex-sherry di Kilchoman imbottigliato per l’importatore italiano, Beija Flor, nel 2013: quella bottiglia a nostro parere era straordinaria, uno di quei casi rarissimi in cui sherry massiccio e torba aggressiva riescono a sposarsi magnificamente, esaltandosi a vicenda. Quello è ormai esaurito da tempo, ma Beija Flor ha deciso di replicare, presentando sul mercato (usciva per il pubblico il 16 dicembre, se non andiamo errati: non abbiamo neanche ancora la foto della bottiglia, ma solo dell’etichetta!) un nuovo s.c., questa volta ex-bourbon first fill, di cinque anni, ovviamente a grado pieno. Assaggiamolo subito!

unnamed-3N: brutale, come uno si aspetta i Kilchoman. Enorme è l’apporto intensamente fumoso di un distillato torbatissimo; è un fumo denso, e la torba è terrosissima, di una terra impastata d’alghe e sale. Ma non tutto finisce qui, anzi: la botte f.f. riversa sul naso una colata di vaniglia, zucchero a velo, tantissima banana. Svetta poi, sempre con la medesima intensità, anche una nota di menta, di eucalipto, ed anche di borotalco. Pian piano sale il limone, sempre più intenso (soprattutto con acqua).

P: ancora più brutale del naso, di cui dismette a sorpresa le morbide rotondità. Ci aspettavamo una lotta all’ultimo sangue tra fumo e vaniglia, ma la cremosità di quest’ultima retrocede imbarazzata davanti alla torba estrema e alla sua furia cieca. Attacca su una marinità incredibile e salatissima, poi esplode il bruciato di una torba fumosa e di smog: il tutto è piccante, tenuto assieme da una botta di peperoncino. Certo sì, c’è una dolcezza astratta di zucchero, ma passa in secondo piano rispetto al resto. Molto particolare, e comunque molto Islay, nel suo spirito più temerario. Limone. eucalipto.

F: tutto di torba e fumo, ancora eucalipto, acqua di mare e limone zuccherato. Dura fino a dopodomani…

Distillato che pare paradossalmente nudo al palato: dov’è la cremosità della botte? Chissà se avrà solo bisogno di stabilizzarsi in vetro per tirar fuori altri aromi… Ad ora, comunque, bene così: appare un whisky ipertorbato, per gli amanti delle sensazioni estreme, forse fin troppo ‘normale’ nella sua brutalità, ovvero privo di quelle note più bucoliche e agresti che tanta parte hanno nel definire il carattere di Kilchoman. Detto ciò, piallandoci il palato ci piacque: 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Cattle Decapitation – Regret & The Grave.

Kilchoman Loch Gorm (2010/2015, OB, 46%)

Mercoledì abbiamo messo alla prova il Machir Bay di quest’anno: oggi, restando su Kilchoman, assaggiamo il Loch Gorm, vale a dire un 5 anni (distillato 2010, imbottigliato 2015, dice l’etichetta) interamente maturato in botti di sherry. E noi sappiamo bene che Kilchoman e sherry possono dare esiti esplosivi…

kilob.non14N: se il Machir Bay era una coltre densa, questa è una staffilata. L’apporto delle botti di sherry è determinante: marino e salato a livelli top, certo; e il pesce intenso dell’altro c’è anche qui, intendiamoci. Ci sono però mondi affascinanti da scoprire, tra la castagna, l’arancia (anche buccia d’arancia, quasi andata), cioccolato gianduia, tamarindo; poi liquirizia, caramello, liquore d’arancia. E poi, l’attore protagonista: mesdames et messieurs, il signor catrame. Un marron glacé davanti al camino?

P: a differenza dell’altro, nessuna evoluzione, resta costante: ma, come si dice, no news good news. C’è infatti un muro maestoso dolce / salato: è infatti molto marino, iodato, anche se il vero valore aggiunto sta in questa bella dolcezza levigata, a base di arance mature, caramello, fichi secchi; zucchero di canna, marron glacé. Il tutto, in una nuvola di smog: legno bruciato e tanta, tanta torba acre e catramosa.

F: ancora grande apporto dello sherry, aggredito da un manto stradale di catrame di inaudita ferocia.

Possiamo dirlo, la ragazza cresce bene: le prime release di Kilchoman, esclusi alcuni single cask, non ci persuadevano a fondo, ci parevano mostrare una certa immaturità, esibire la gioventù senza troppo rifinirla – e infatti le nostre valutazioni erano buone ma non ottime. Era una nostra sensazione, eh, con tutto ciò che questo comporta: però, negli ultimi due anni la qualità media ci sembra in costante ascesa, e forse questo Loch Gorm costituisce la punta di diamante del core range presente: 90/100, davvero molto, molto buono, equilibrato, maturo.

Sottofondo musicale consigliato: Deafheaven – Brought to the water.

Kilchoman Machir Bay (2015, OB, 46%)

Kilchoman non è più il neonato scatenato di Islay, la promessa di una gloria ancora lontana nel tempo. La distilleria si avvicina infatti al decimo anno di attività (a proposito voci di corridoio sussurrano che al Milano Whisky Festival potremo proporvi nei nostri terzetti in collaborazione con Beija Flor proprio l’imbottigliamento celebrativo dei primi due lustri) e va considerata oramai come una solida realtà. In attesa della nascita di un vero e proprio core range, l’uscita di alcuni imbottigliamenti, come il “Loch Gorm” o il “100% Islay”, è diventata un appuntamento annuale molto atteso dagli appassionati. Oggi assaggiamo un’altra release fissa di Kilchoman, il Machir Bay, che per il 2015 è ottenuto da malto invecchiato per cinque anni e mezzo esclusivamente in barili ex bourbon, con un passaggio finale di sei mesi in botti ex sherry Oloroso.

2015-05-07_14.30.50N: lo capiremo solo noi forse, ma ci pare un naso ‘spumoso’, d’un fumo aromatico denso ma rarefatto che invade le narici. Questa sensazione, attraverso i suoi aromi, ci conduce in due dimensioni opposte ma complementari: un’onda schiumosa di mare, di spuma appunto, che si trasfigura però in un grumo etereo di zucchero filato. Poi per il resto siamo di fronte alla felice banalità dei descrittori: molto ittico, intensamente marino; d’una torba pesante, organica e spessamente fumosa. Zolfanello, catrame e lana bagnata. E poi una crema alla vaniglia, tuorlo d’uovo, marshmallows. E una suggestione di after eights.

P: presenta una bella evoluzione, che si compie dentro a un contesto d’intensità notevole. Attacca sull’acqua di mare, salino e tagliente, per poi entrare in una fase intermedia di dolcezza trattenuta, mai ruffiana (vaniglia e zucchero filato, ancora); infine, si richiude prepotentemente su note decise di limone e altre ancora più straripanti di torba catramosa. Un che di mentolato, di eucalipto e vagamente medicinale accompagna il tutto.

F: avete mai fumato un bong? Sì? Allora riconoscerete la profondità di certe note catramose, oleose e smoggose che accompagnano la fine (se mai arriverà) di questo dram.

Come quasi tutti i Kilchoman anche questo Machir Bay è piuttosto impegnativo, soprattutto al palato. Questo, che è l’imbottigliamento di base della casa con un prezzo di circa 45 euro, non fa eccezione e parlare di prodotto estremo è sicuramente appropriato. Ad ogni modo, pur assalendo il bevitore senza pietà, ci è sembrato equilibrato e ci va di premiarlo: 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Rush – Spirit of the radio

Kilchoman 5 yo (2009/2014, OB for Whiskyclub.it, 60,8%)

Domani sera ci sarà un evento speciale: Claudio, Davide e Andrea presenteranno ufficialmente la loro creatura, Whiskyclub Italia. Lasciamo a loro le parole di presentazione, ricordando solo come a un godurioso banco di assaggio seguirà una cena luculliana imbevuta di birre artigianali maturate in botti di whisky… Insomma, l’evento pare imperdibile! Noi per prepararci assaggiamo l’ultima selezione dei ragazzi, ovvero un Kilchoman invecchiato in botte ex-bourbon (cask #343/2009) e imbottigliato ad un mostruoso grado pieno, 60,8%. Non per i deboli di cuore… Il colore è paglierino.

Schermata 2014-11-07 alle 11.43.28N: chiuso, molto chiuso sulle prime, pur senza risultare alcolico in modo disturbante. Trapelano però, fin da subito, due note clamorosamente nitide: propoli e caramelle al miele. Davvero molto ‘vegetale’ e maltoso; erbe infuse dolci (ricordano, queste note, un amaro d’erbe fatto artigianale). Una punta di pastello a cera? Di gomma? Poco affumicato per ora. Ci sono poi note zuccherine e forse fruttate, ma tutto sommato laterali (e solo dopo un bel po’ d’aria); si apre poi, pian piano, su biscotti appena sfornati; e su camomilla, tanta. Con acqua, oltre a una punta di borotalco, notiamo in grande crescita note aranciate zuccherine, diciamo tra il miele d’arancio e una crostata.

P: l’impatto, complice la gradazione, è senz’altro esplosivo: di nuovo, la fa da padrone un malto certo giovane ma non ingenuo, di accennata vegetalità (?) zuccherina; a questo palato mancano marinità e fumo (ma rispetto a cosa, boh!), ed è per questo che si presenta ‘nudo alla meta’: fiori infusi, gran tripudio di camomilla zuccherata, fette biscottate, ancora propoli e miele. Spezie? Con acqua, si fa più vaniglioso e arancioso (arancia dolce, zuccherina, non rossa). Torba, sempre senza fumo.

F: ancora torbato ma per nulla affumicato. Si conclude richiudendosi, ancora su malto, erbe vegetali, un lieve zuccherino.

Un whisky difficile, di certo arduo da maneggiare; e senz’altro whisky particolare, particolarissimo, che probabilmente dividerà i gusti di chi lo assaggerà. Anzi, ha già diviso perfino noi: chi lo elogia ne ha apprezzato l’intensità, le sfumature inusuali e la qualità di un malto caldo, campagnolo; chi non l’ha amato ne critica, per contro, la ‘nudità’, l’eccessiva semplicità. Insomma, l’abbiamo proprio interpretato in modo opposto; che dire? Bevetelo, e sappiateci dire la vostra opinione. Il nostro voto è la sintesi, la media dei due giudizi che singolarmente avremmo dato, e quindi 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Toto Cutugno – Voglio andare a vivere in campagna.