Kilkerran 8 yo (2017, OB, 56,2%)

37. barili kilkerranEsattamente un anno fa, poco prima del Milano Whisky Festival, ci trovavamo a presentare il Kilkerran 12 anni, prima espressione stabile del core range della sorellina di Springbank – ad oggi, quella recensione è risultata la più vista sul sito nel corso degli ultimi mesi, e quell’imbottigliamento si è affermato a livello globale come una dellemigliori sorprese del 2016, un whisky dalla complessità straordinaria se si considera la fascia di prezzo in cui si posiziona. Per quest’anno Glengyle non offre nuove release autunnali, ma – attenzione attenzione – al nostro consueto banchetto avremo aperta una chicca, una bottiglia ormai oggetto delle mire dei collezionisti, che giunge dai tempi (non così lontani, in effetti) in cui Kilkerran era un marchio come un altro, con tutto da dimostrare. Su questo sveleremo di più domani, ma intanto ‘accontentiamoci’ di recensire l’edizione limitata primaverile, un 8 anni a grado pieno maturato in barili ex-bourbon, abbondantemente esaurita nel giro di poche settimane.

aa4167N: come da copione, troviamo un profilo unico: tanto minerale, tanta cera, tanta marinità. Simile al 12 anni ma più tagliente, più acuto, con una quota di ‘umidità’ in meno, se vogliamo. Note di shortbread (i biscotti al burro scozzesi, bestie ignoranti!) a condensare in un’immagine la parte più ‘dolcina’, e un pelo di burro fresco. Mela verde. Il lato vegetale ed erbaceo è molto raffinato, con anche una punta balsamica, di eucaliptolo o di menta piperita. Ha in evidenza una piacevole nota di lievito, o meglio, diciamo, di impasto per pane. Con acqua, trionfa l’hallmark (?) della mela verde.

P: di corpo agile, c’è una dolcezza semplice e immediata (vaniglia, zucchero a velo), ma certo non pacchiana, anzi contrappuntata da cereale, da una torba in netta crescita (qui diventa non solo terra umida, ma proprio fumo) e un senso sottile di cereali e lieviti. Poi certo ancora mela verde e zesta di limone. Il lato minerale si fa facilmente marino, sapido e fumigoso, con note di alghe. L’acqua spalanca le porte ancora alla mela verde e poi, soprattutto, a un sapore di mare veramente impressionante.

F: lungo e persisitente, incredibilmente pulito pur se pulito, chiaramente, non è: braci spente, cera, semino di limone.

Come sempre davanti a Kilkerran, non si possono non apprezzare l’unicità del profilo, certamente, e la solidità con cui questo profilo aromatico è perseguito: ci siamo innamorati dello scotch whisky per le sue imperfezioni, per i suoi spigoli, e qui ne troviamo in quantità. Apparente incoerenza sulla carta, straordinaria coerenza nel bicchiere… per un whisky di soli 8 anni! Detto ciò, a nostro giudizio il 12 anni a 46% resta imbattibile (o per lo meno imbattuto) per complessità e per la paradossale, sfumata delicatezza delle sue ruvide screziature, qui tutte presenti ma meno elegantemente bilanciate. Resta la qualità, e non si scenda numericamente sotto a 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Tom Waits – How it Gonna End.

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Kilkerran 12 yo (2016, OB, 46%)

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alambicchi di Glengyle

Finalmente, è giunta l’ora: l’abbiamo sbevazzato fugacemente prima di partire, l’abbiamo ribevuto a Campbeltown, l’abbiamo appena riassaggiato con calma e con tutti i crismi della degustazione: Kilkerran 12 anni, il primo imbottigliamento stabile nel core range di casa Glengyle dopo la gloriosa serie Work in progress. 70% botti ex-bourbon e 30% ex-sherry, si tratta del primo grande traguardo raggiunto dalla minuscola distilleria satellite di Springbank, aperta nel 2004 con la supervisione assoluta del leggendario Frank McHardy. L’etichetta, senza fronzoli come piace lassù, è finalmente bianca, senza quelle tonalità pastello che in passato qualche ironia hanno sollevato nei maliziosi. Ritroveremo quelle note ‘sporche’, costiere e minerali che tanta gioia ci avevano dato? Oppure il primo traguardo coincide con caratteri più ruffiani? Ai posteri l’ardua sentenza, anzi, che diciamo: siamo qui per questo, a noi l’ardua sentenza!

klkob-12yoN: nasone! Fin dai primi attimi si capisce che gli aromi tenderanno ad avvicendarsi spesso e volentieri. Troviamo sicuramente le screziature della casa: dalla salamoia al bacon, da un’aria di mare davvero potente a una leggera cenere, con anche una nota sulfurea di fiammifero. Torbato e minerale (pare sia a 15 ppm), e quindi ricorda la terra bagnata. Olii essenziali di limone ed erbaceo (Serge parla di timo, ci sta). Orgasmico. E aggiungeteci pure delle zaffatine convinte ma non eccessive di pasta di mandorle, vaniglia, pesche e un che di uvetta.

P: masticabile e oleoso, di certo non difetta in intensità di sapori. Di nuovo spicca tutto ciò che graffia: sale, mare, burro e una nota accennata di zolfo. Che torba avvolgente, ragazzi. Sa poi molto di cereali, di corn flakes con qualche goccia di miele. Zenzero. La dolcezza comunque sta sempre un gradino sotto, a far da sottofondo a un malto di sfaccettata eleganza: tanti spigoli, tanto onore.

F: malto pulito e un po’ di frutta rossa essiccata. Un senso di cenere, di ritorno alla terra. Perchè cenere siamo…

Eravamo ansiosi di recensire questo imbottigliamento, almeno da quando quattro anni fa abbiamo assaggiato il nostro primo Work in Progress: questo 12 anni rappresenta esattamente la nostra tipologia di daily dram ideale, ha una complessità del tutto inconsueta per gli imbottigliamenti di questa fascia di prezzo (costa meno di 50€!) e tiene in primissimo piano tutti gli spigoli che caratterizzano i malti di Cambeltown. La dimostrazione che l’artigianalità è una strada che paga? Senz’altro, la nostra valutazione sarà direttamente proporzionale alla nostra goduria: 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Feeder – Eskimo.

Kilkerran ‘Work in Progress 7’ sherry (2015, OB, 46%)

Ogni volta che introduciamo un Kilkerran dobbiamo fare il pippone di presentazione: questa volta, per pigrizia, vi rimandiamo direttamente qui, dove vi ricordiamo chi c’è dietro Kilkerran, quali le ragioni, eccetera. Oggi assaggiamo la versione 2015 in sherry della serie ‘di assestamento’ Work in progress – quella maturata in bourbon ci era piaciuta molto, così come quella in sherry dell’anno precedente, d’altro canto. Sì, ci piacciono tanto i Kilkerran, ma che ci volete fare?! Scusate taaaanto… se abbiamo il whisky facile!

Schermata 2016-05-05 alle 20.31.38N: il primo impatto è clamorosamente simile all’edizione dell’anno precedente: e quindi note al limite del sulfureo, tra cerini spenti, arancia rossa quasi marcia, salamoia, olive e note minerali molto spiccate, con anche qualche suggestione vagamente ruginosa e una torba al limite del fumoso in crescita dopo un po’. Questi gli attori che, ancora, dominano il parterre, assieme ad un che di erbaceo (che giunge fino a note di nocino): e fin qui, la solita ottima impressione. Poi però ci pare di notare un apporto dello sherry molto più vivo, più ingombrante (sempre rispetto alla frutta cotta di cui scrivevamo sull’edizione 2014) – qui piuttosto diventa prepotente la frutta rossa in marmellata (fragola), poi marron glacee e magari una caramella al rabarbaro.

P: come già per la WIP6, anche qui il palato esibisce una dolcezza più accentuata che non al naso: qui però partiamo da un naso decisamente più zuccherino, e l’effetto è quello di uno sherry davvero avvolgente. Se il primissimo impatto pare ancora minerale e leggermente sulfureo (ancora cerino), subito si prende la scena il legno, con note di marmellata d’arancia, frutti rossi, castagne, toffee; qualcosa di carruba dolce e una forte nota proprio di cola, dolceamara. Chiodi di garofano, a testimoniare una speziatura molto evidente. Un che di liquore di mandarino…

F: labbra salate; c’è un fil di fumo che perdura sulla liquorosità (ancora all’arancia), poi ancora cerini e frutta macerata. Torba mineralissima. Ancora chiodi di garofano.

Poche parole: più ‘ruffiano’ del WIP6 ex-sherry ma senza perdere la mineralità. Sostanzialmente, resta Kilkerran ma la dimensione sherried è più evidente, più liquorosa, anche se non riesce a far retrocedere l’imponente mineralità: un curioso effetto amaricante è dato dall’apporto delle spezie, che riescono a mitigare la dolcezza e a legare mineralità e sherry. Non un everyday dram, senz’altro è un malto difficile e riottoso, ma al momento giusto sa dare soddisfazioni infinite: 88/100. Un ultimo cenno al portafoglio: clamoroso rapporto qualità-prezzo (costava circa 50€, prima di andare esaurito).

Sottofondo musicale consigliato: è uscito ieri il loro primo disco, in attesa dei nuovi video peschiamo dall’ep dell’anno scorso: La Suerte – L’origine del mondo.

Kilkerran 10 yo ‘Chateau Lafitte’ (2015, OB for Beija-Flor, 55,1%)

Si dice un gran bene di questa neonata distilleria di Campbeltown, la Glengyle, figlia degli sforzi profusi da Springbank per rivitalizzare l’industria del whisky nella regione. In realtà quando nel 2004 si iniziò a distillare si trattò di un ritorno più che di una fondazione: i più accorti sapranno infatti che in loco una distilleria chiamata proprio Glengyle produsse il suo whisky fino agli anni ’20. Ma non stiamo a formalizzarci, è passato quasi un secolo da allora; ben più interessante invece è il percorso di questi ultimi dodici anni (a proposito, pare che tra qualche mese uscirà il primo 12 yo ufficiale), con due imbottigliamenti (un ex sherry e un ex bourbon) sfornati di anno in anno e con una qualità andata via via impennandosi. Rarissimi sono stati invece i single cask, ma oggi assaggiamo proprio una di questa chicche: si tratta di distillato che ha passato 8 anni in ex bourbon e gli ultimi due in una botte del prestigioso vino francese Chateau Lafite. Il privilegio di imbottigliare single cask, comunque con l’etichetta originale della distilleria, è stato concesso solo ad alcuni fidati importatori, tra cui, guarda un po’, c’era anche l’italiana Beija Flor.

SKD_BFCL_54701N: è una sorta di Kilkerran WiP7 in versione bodybuilding: l’ossatura è infatti la medesima, con note marine, di brezza salata, e ancora minerali (torna in mente l’amido, la lavanderia; e una punta di cera). Resta evidente l’apporto della torba, anche se risulta in parte ‘mascherata’ appunto da una massiccia muscolatura di note più rotonde e da pasticceria. Miele all’eucalipto, mele rosse; fiocchi di cereali; su tutto una sensazione di brioche all’albicocca.

P: il ring vede all’angolo il distillato, che mostra le cinture di campione di mineralità, sapidità e torba, con belle zaffate proprio di sale, acqua di mare e cera; e all’altro angolo la botte del finish, con note legnose, speziate, dolci (ancora mele e miele e confettura d’albicocca) e finalmente ‘vinose’. Alla fine, ad andare ko (anche se all’ultimo round) è proprio il primo contendente.

F: lungo e persistente, ha ancora in prima fila dolcezza (di pasta di mandorle e confetti) e legno speziato; più in disparte (ma vengono fuori alla distanza) la torba e il sale.

Voci di corridoio dicono che a Glengyle di botti non convenzionali nelle warehouse ce ne siano un po’ e che nei prossimi anni ci sarà da divertirsi ad assaggiare le interazioni che si svilupperanno con questo distillato molto particolare e che ricorda da vicino tutti gli aspetti più affascinanti di Springbank, a partire da una torba bella spigolosa. Da parte sua, questo Kilkerran è buono e complesso, anche se a nostro gusto patisce leggermente gli influssi importanti del Chateau Lafite. Noi ci attestiamo su 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Jula De Palma – Pennies from Heaven

Kilkerran ‘Work in Progress 7’ bourbon (2015, OB, 54, 1%)

Dopo la doppietta di Laphroaig e quello Springbank da panico, replichiamo con un altro doblete: ci trasferiamo non molto lontano, avevamo infatti preso il ferry da Islay, siamo sbarcati a Campeltown sul versante Springbank e ora ci limitiamo ad attraversare la strada… Vi abbiamo già raccontato la storia di Kilkerran, il malto prodotto nella distilleria Glengyle, di proprietà Springbank; come sapete, ogni anno escono due soli imbottigliamenti a edizione limitata, l’uno in sherry, l’altro in bourbon: quest’anno quello in bourbon era a grado pieno, e adesso lo assaggiamo, alla faccia di tutto e tutti. Mercoledì replichiamo, non con quello ex-sherry ma con una chicca particolare…

klkob.non11N: tocca ripetersi, ma paragonando quest’edizione a quella dell’anno passato, le note minerali e vegetali restano in primissimo piano: e quindi vai con maestose zaffate di torba, terra, rocce bagnate (avete presente l’aria che si respira attraversando i ruscelli in montagna?), sabbia di mare (ricorda proprio la battigia…), salamoia, alghe… ma anche erbe, fiori recisi. Amido di lavanderia. L’intensità si rivela anche in un lato più fruttato, austero ma non solo: c’è il limone, certo, un agrume bello acido, susine gialle anch’esse acidine; ma anche della frutta gialla matura (pesche) e un che di una vaniglia molto elegante.

P: in bocca da subito esibisce una presenza davvero importante: sapido e torbato, squaderna un ventaglio di sapori minerali ed austeri: i ciottoli di fiume (la suggestione è comune a quella degli amici di Dolcemente Whisky, e neanche noi siamo mai stati scout), acqua di mare di rara intensità; si sente proprio la torba, acre; forse un che di lagna bagnata? Solo in un secondo momento, verso il finale, si scatena anche una bella dolcezza: un velo di crema alla vaniglia con scorzetta di limone (limone comunque diffuso), frutta gialla, e una certa dolcezza maltosa da corn flakes glassati.

F: lungo, con tanta torba e tanto sale; emerge perfino un filo di fumo, ma solo dopo che la dolcezza di cui sopra ha smesso di pulsare…

Tra poco il “work in progress” non sarà più in progress, o per lo meno: tra poco uscirà il primo imbottigliamento stabile del core range di casa Kilkerran, sarà un 12 anni a 46%, e se queste sono le premesse… L’impressione è che questi malti, con uno stile così riconoscibile, siano in costante miglioramento – anche solo per il breve periodo in cui li abbiamo saputi seguire. Se son rose fioriranno, insomma, e intanto vicino a questo germoglio pianteremo la bandierina di 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Kyuss – Space cadet.

Kilkerran ‘work in progress 6’ sherry (2014, OB, 46%)

Ripensando ai malti bevuti negli ultimi mesi, senz’altro una grande sorpresa è per noi stata Kilkerran, whisky distillato presso la Glengyle Distillery, Cambeltown, dai ragazzi di Springbank: siamo ancora nella fase “work in progress”, e tempo fa avevamo recensito la sesta release, nella versione invecchiata in bourbon. Oggi è tempo di assaggiare la sorella, ovvero quella a maturazione ex-sherry: vediamo se la folgorazione sarà la medesima.

klkob.non9N: siamo nelle austere terre di Campeltown, quindi non aspettiamoci mani di vernice sherried… Ma dello sherry c’è traccia, eccome: abbinato al minerale hallmark di distilleria, c’è un effetto ‘sulphury’ (tipo di fiammifero sfregato, ma che non si accende…) che non a tutti piacerà; poi, sempre sul lato austero, c’è salamoia, poi olive, qualche punta di solvente; arance rosse quasi andate. Questo in primo piano: poi, ai lati e con il tempo, emerge un che di frutta cotta, ma fredda (prugne, mele) – niente di caldo e accogliente, comunque. Dattero? Anche un po’ di fumo acre e pungente vien fuori dopo un po’. Molto coraggioso e personale, senz’altro, aromi forti che probabilmente spaccheranno il pubblico. Un filo di grasso di pancetta?

P: tutto sommato coerente, solo il dolce pare prendersi più spazio: ed è una dolcezza sherried, tra amarene sciroppate, prugne secche, marmellata d’arancia e arance maturissime… Poi, comunque, botte (con o aperta, attenzione) di salamoia, di torba acre, vegetale, pepata (proprio pepe nero); acqua di mare; perfino cappero. Note maltose; chips di mele. Ancora, è un profilo complessivamente naked ma dotato di una dolcezza solforosa difficile da descrivere.

F: persistente, dopo una prima illusione di dolcezza (arancia) ecco che torba, sale, spezie prendono il sopravvento; ancora qualcosa di sulfureo; anche cera, qui e là.

Buono, senz’altro, e come già per la versione ex-bourbon non si può dire che abbiano puntato sulla ruffianeria… Anzi: abbiamo a che fare con un profilo molto sharp, sulfureo, minerale, torbato (ma non affumicato) che non concede nulla a facili ammiccamenti commerciali; dovendo scegliere, propenderemmo per il bourbon, ma comunque anche questo si guadagna il suo giusto 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: CCCP – Aghia Sophia.

Kilkerran ‘work in progress 6’ bourbon (2014, OB, 46%)

Manca oramai una manciata di giorni al Milano Whisky Festival e stiamo assaggiando qualche whisky che proporremo nelle mini degustazioni al banchetto di Monica e Beija Flor. Oggi è il turno di Kilkerran, nome dietro cui si cela il malto distillato alla Glengyle, in quel di Campbeltown. Dal 2004, grazie al supporto fondamentale della vicina Springbank, si è voluto infatti ridar vita a una delle storiche distillerie della Regione, chiusa dal 1925. Ogni anno escono due imbottigliamenti ‘work in progress’, uno ex bourbon e l’altro ex sherry, a testimonianza dei miracoli prodotti dal semplice scorrere del tempo, e nel 2014 dovremmo essere oramai arrivati a 10 anni d’invecchiamento. Il primo tassello del futuro core range pare oramai alle porte…

kilkerran-wip-6-bourbonN: molto particolare, sviluppa con grande complessità un lato vegetale e minerale e anzi lo innalza ad attore principale, cosa che non capita così spesso… Di certo: erba fresca, odore di foglie e terra umide, salamoia; il tutto subito incalzato da una torba un poco fumosa (ma solo un poco, ricorda il bacon crudo) e da belle note agrumate. Scorza di limone (nocciolo di limone, canarino) e cedro candito. Non si pensi a un profilo dagli aromi trattenuti però, piuttosto sono austeri, minerali e taglienti, con solo una suggestione, qua e là, di vaniglia. Punte di fiori profumati.

P: anche qui è minerale e saporito, ma senza esplosioni di pronunciata dolcezza. Possiede un’ottima intensità, con ancora un bel muro agrumato (limone). Insieme vegetale ed oleoso, maltoso e torbato: su quest’ultimo punto segnaliamo un’affumicatura subdola ma crescente e affascinante; è tutto fuorché dolce ma non è neppure amaro, botte e legno sembrano assenti. Forse una punta salata? Salamoia? Una vaniglia appena allusa lega il tutto senza disturbare.

F: delicato, pur se insistito, a parte un’affumicatura molto decisa. Camomilla zuccherata e un pit di sale.

Ragazzi, che gradevole sorpresa questo imbottigliamento! Avevamo seguito distrattamente e con una certa supponenza l’evoluzione di Glengyle, ci siamo trovati quindi spiazzati di fronte a un malto di carattere e nello specifico di un carattere tipicamente Spingbank. E dunque ‘sporco’ e graffiante ma elegante, riconoscibile ma non chiassoso. Chi apprezza questo stile per la verità molto particolare, difficilmente si stancherà di sorseggiare questo Kilkerran, in ciò aiutato anche da un rapporto qualità/prezzo davvero interessante. Noi lo premiamo con un sontuoso 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Gérard LenormanMichèle