Ledaig 8 yo (2008/2016, Claxton’s, 52,8%)

Eccoci di nuovo alle prese con i whisky selezionati dall’imbottigliatore indipendente dello Yorkshire, che di nome fa Claxton’s. Ci piaceva l’idea di poter assaggiare un’espressione così giovane di Ledaig, la versione torbata della distilleria Tobermory, sicuramente uno dei malti più controversi nel panorama scozzese per il suo carattere – diciamo così – maleducato. E visto che ci piaceva l’idea, abbiamo deciso di passare ai fatti. Il distillato prodotto sull’isola di Mull ha riposato per meno di dieci anni in un refill sherry butt, una botte sicuramente poco attiva, visto il colore giallo chiaro che ci stupisce non poco. Ci sono tutte le premesse per incontrare gli spigoli di Ledaig ancora molto intatti e pronti a insultare i nostri raffinatissimi nasi.

claxtons-ledaig-8yoN: infatti c’è il distillato sugli scudi, con note di cerele umido, macerato, di farina lievitata. E poi c’è tutta la sfrontatezza della torba di Ledaig: sembra un brodo di pesce molto salato, affumicato e spigoloso. Barbecue spento. Tanto, tanto iodio. Non è molto alcolico, ma esibisce comunque un’acidità da solvente un po’ scomposta. Altri direbbero di profumo vecchio della nonna lasciato lì per anni. Ad arrontondare un poco il profilo generale c’è una piacevole nota calda tra la liquirizia e la noce moscata. Zucchero liquido, glassa, crosta del panettone (quella bruciacchiata). Non si può dire che sia cattivo, ma di certo non si può definire un whisky che invita alla bevuta.

P: decisamente più gradevole al palato, sicuramente più armonico e anche con una certa esplosività. Ripropone le stesse note di sale, di fumo, di cenere con ancora il distillato a farla da padrone; è quindi molto secco, senza fronzoli, con cereali e agrumi canditi a gogo. Fresco- proprio mentolato- e completato da una dolcezza molto semplice, di nuovo sciroppo di zucchero, ma di sicuro non stucchevole. Anche tanto cioccolato.

F: ancora cioccolato e tanta cenere salata caduta in un mojito.

Come promesso, al naso è ricco di suggestioni contrastanti, disarmoniche. Ed è forse anche per questo che ci siamo soffermati molto sulla parte olfattiva, scrivendone a lungo, anche se ovviamente non è un mostro di complessità. Un inatteso riscatto arriva poi al palato, dove è inaspettatamente fresco e soprattutto equilibrato, pur con botte di sale, torba e distillato giovane imponenti. Il prezzo è di circa 60 euro, tutto sommato ragionevole; noi ci attestiamo su 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Enzo Jannacci – Andava a Rogoredo

 

Annunci

Ledaig 19 yo (1997/2016, Cadenhead’s, 53,9%)

Quello di Ledaig, versione torbata di Tobermory (Isola di Mull), è distillato che sempre divide: spiccano le note sporche, generalmente, e si tratta di spigoli belli acuti, che talora disturbano perfino i cuori e palati più temerari. Cadenhead’s ha diverse botti di Ledaig (e d’altro canto, come ama spiegare lo stesso Mark Watt, a Cadenhead’s piace imbottigliare prodotti misconosciuti – si legga ad esempio la bella intervista fattagli ieri dal sommo Bevitore Raffinato), e ha appena messo sul mercato un single cask diciannovenne con etichetta dorata. Possiamo forse esimerci dall’assaggiarlo? No, affrontiamo la sfida.

ledaig-19-year-old-1997-small-batch-wm-cadenhead-whiskyN: da subito pesante e molto spigoloso nel bicchiere. L’alcol si fa notare. In primo piano c’è tutto un mondo ‘sporco’, tra il soffritto, il sugo di pomodoro, un tocco di cera e poi anche un’affumicatura pesante tipo catrame o diesel. Cereale bagnato, molto affascinante. Vagamente iodato. Dopo un po’ dalle retrovie emerge un lato zuccherino, anch’esso pesante (se dovessimo definirlo con un colore diremmo marrone), che ricorda lo zucchero di canna, i fichi secchi e le tisane invernali a base di arancia, uvetta e cannella.

P: anche qui la prima impressione è quella di un distillato graffiante e minerale, con un cereale spoglio e macerato a suo modo elegante. Per intenderci diciamo che è meno sporco e più vegetale rispetto al naso. Qui però la dolcezza non rimane in disparte come prima, ma arriva ad arrotondare e a smussare quasi subito: e allora ecco ancora zucchero di canna e fichi secchi, oltre a datteri e sciroppo d’acero. Liquore all’arancia. Conclude con fumo acre e terroso in decisa ascesa. Non manca l’hallmark di distilleria, il chicco di sale – se no ci scrive Pino e ci bastona.

F: l’affumicatura esce alla grande assieme a un bella sensazione di vegetale e cerealoso. Chicco tostato e cacao.

Sicuramente un whisky ‘ad alta soggettività’, ma non si può dire che non sia cangiante e intrigante, soprattutto al naso. Il palato rivela una dolcezza un po’ monolitica, ma nel complesso piacevole e ancora screziata di sfumature minerali e sporchine. Buono il cereale, buona la torba bella decisa: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: un pezzo bellissimo, la dimostrazione che i geni non mentono. Teneteli d’occhio: Algot Blackfisk – Blinding light.

Ledaig 14 yo (1992/2006, Cadenhead’s, 59,6%)

Ledaig, versione peated di Tobermory, distilleria della splendida Isola di Mull, è un whisky che ha la buona abitudine di dividere i palati; il suo distillato, infatti, spiazza sempre, con note molto particolari, generalmente inusuali… Il risultato è che o lo ami o lo odi, e ad imbottigliamenti squisiti si alternano versioni più che dimenticabili; noi speriamo di aver fatto centro, oggi, e assaggiamo un single cask ex-bourbon messo in vetro da Cadenhead’s otto anni fa.

prodotti.200x200.W325_72361N: ha il pregio di essere abbastanza espressivo anche a quasi 60%, l’alcol resta in disparte. Purtroppo però si esprime in modo molto, molto particolare: si tratta di un whisky piuttosto nudo e vegetale, con note di scorza di limone, orzata, mandorle fresche e frollini; poi però c’è tutto un aspetto (a dire il vero, è l’Aspetto) inorganico certo inusuale ma nel contesto francamente sgradevole. Ha una punta di umido / stantio (vi capita mai di dimenticare la borsa dello sport chiusa, coi panni sporchi dentro? ecco…) che non è affatto un bonus qui. Formaggio fresco, ma andato a male. Straccio bagnato.

P: replica abbastanza il naso, per fortuna senza quelle off-notes così prepotenti in quella fase. Domina quindi la frutta secca (mandorle e noci, a pioggia), con tanto malto evidente (ancora biscotti). Liquore di mandorle. Resta un senso, latente, di formaggio, di stantio, per fortuna senza però stare in primo piano. Meglio del naso, eh, ma comunque molto semplice. Con acqua, tende a farsi solo un po’ più amaro (mandorle e noci in versione appunto amarigna).

F: vanisce in fretta: perdura solo ancora un che di malto e noce.

70/100, e ci piace premiare da un lato la particolarità del tutto, dall’altro un palato il cui maggior difetto è la semplicità (mentre al naso…). C’è da dire altro? Saremo più fortunati con Ledaig, senz’altro; la fiducia nel futuro è una nostra virtù, lo sappiamo.

Sottofondo musicale consigliato: Ratos de Porao – Dificil de entender.

Ledaig 1998/2011 (Malts of Scotland, 61,2%)

La distilleria Tobermory, l’unica situata sull’isola di Mull, ha avuto dall’anno della sua fondazione, nel 1798, una lunga serie di peripezie, tra chiusure, riaperture e cambi di proprietà. Oggi la dizione ‘Ledaig’ è riservata ai malti torbati prodotti in questa distilleria dalla capacità di circa un milione di litri l’anno, ma si tratta in realtà del nome originale della compagnia. Un aneddoto simpatico: il distillato Tobermory ama tenersi in forma e fa un sacco di movimento; una volta creato infatti viene mandato alla Deanstone, in pieno Speyside, è messo in botti e poi se ne riparte con meta finale Bunnahabhain per invecchiare su Islay. Oggi assaggiamo un single cask di 13 anni invecchiato in un sherry butt.

ledaig_MOSN: alcol non molto presente, considerando la gradazione monster. Da subito veramente imponente. Atmosfera inquinata, smog, diesel, lucido da scarpe; un po’ di iodato, impressioni di sale e liquirizia amara (legno veramente massiccio, che dà anche suggestioni di chiodi di garofano e noce moscata, ma anche di eucalipto, e borotalco… wow). Torba acre a pacchi, anche un po’ sotto forma del solito organico / vegetale riscontrato negli altri Ledaig, qui però ben più armonioso e gradevole. La dolcezza sherry resiste sotto le macerie di questo terremoto isolano e lotta, emergendo a tratti alla grande: arancia matura e succosa, uvetta, caramello. Sciroppo d’acero? Con acqua si apre una liquorosità sherry da sborata. Farmy notes!!!

P: alcol ancora abbastanza in sordina. Gran whisky, forse solo un filo troppo legnoso (ma senza allappare). Ha un corpo compattissimo e non sembra avere fasi: è un monolite dall’inzio alla fine del palato, configurato come una lingua di sapore unica conficcata nella bocca e in grande coerenza col naso: quindi bello marino/iodato e brutalmente torbato/inquinato/cuoioso (affumicatura monster) ma – incredibile dictu – nello stesso istante dolce e arrotondato; non è propriamente “beverino”, ma certo è più godibile di quanto ci saremmo attesi. Arance sopra tutto, ma anche zucchero bruciacchiato e cola. Le zollette di toffee salate. Meno complesso che al palato, ma proprio buono come sapore complessivo. Piccantino. Ottimo anche con acqua.

F: pur in vortici perpetui di copertone bruciato cosparsi di sale, si ricompone una nota vegetale e maltosa niente male e pulita. Tonnellate di liquirizia, ancora caramello.

Questi tedeschi, oltre a saper vincere i Mondiali, sanno pure scegliere le botti di whisky: hanno selezionato una botte di violenza inaudita, che dopo 13 anni ha invaso tutto ma senza stuprare completamente il distillato, ed anzi lasciandogli l’isolanità intatta e un ‘nervosismo’ veramente apprezzabili. Whisky da sboroni, certo, ma godurioso: 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Carlot-taBoth with thee.

Ledaig 14 yo (1997/2011, High Spirits, 46%)

da whiskynews.it

da whiskynews.it

I Ledaig sono la versione torbata del whisky prodotto nella Tobermory Distillery; distilleria che negli anni ’80, per dire, era un magazzino di formaggi. Ma tant’è, il luogo è ameno (ci dicono) e se foste interessati a scoprire perché, qui Claudio racconta di una sua visita –  c’è un angolo di Scozia in cui non è mai andato? Oggi assaggiamo un Ledaig del 1997, imbottigliato nel 2011 da High Spirits del grande, grandissimo Nadi Fiori (nella foto accanto, presa dal bel sito di Andrea, è insieme a Silvano Samaroli – e per chi non lo sapesse, Nadi è quello elegante coi baffi – e che baffi!). L’etichetta riprende il porto di Tobermory e i suoi colori; e il colore di questo whisky? Dorato chiaro.

33078N: rispetto al 10 anni ufficiale, il naso è davvero molto, molto simile: gli elementi in gioco sono proprio gli stessi, tra una torba acre e vegetale, stalla, aria di mare, malto, un che di limonoso… L’unica vera differenza è nelle proporzioni, dato che il lato ‘organico’ (cioè appunto torba e i sentori di ‘carne’) riesce un po’ più accentuato, così come le note di plastica fusa sono piuttosto intense. Accanto, però, anche una dolcezza (se qualcuno prova a dirci che “non si sente la dolcezza al naso” gli diamo uno schiaffo: lo sappiamo, ma non ce ne importa niente, ok?) vanigliosa e cerealosa. Tutto è più intenso e l’impressione è che la qualità complessiva degli aromi sia migliore.

P: di nuovo, simile al suo sparring partner, ma certamente ha più grip: l’attacco è aggressivo, sulla carne (estratto di carne, grazie a Maurizio per il suggerimento!), ma poi si aprono un lato dolce intenso e quasi vellutato (vaniglia, soprattutto) e un’affumicatura di gran personalità. Una nota di malto zuccherino, come nel 10 anni, così come una traccia di camomilla lasciata in infusione. C’è pure frutta, e chi se lo aspettava: pera e agrumi (limone).

F: tappetone affumicato (cenere, proprio) ed erba; decisamente dolciastro. Paraffina (e sì, amici che avete attraversato faticosamente i primi anni del millennio: abbiamo in mente proprio il fumo pacco).

Ha un’impronta decisa e marcata, con tutti i crismi ben schierati (da torba a malto…, a differenza dell’altro, che a tratti pareva un po’ sciapo); peccato che, concesso l’onore delle armi, a noi questo profilo, indubbiamente particolare e probabilmente ‘promettente’, con uno sguardo ad invecchiamenti più lunghi, non riesce a entusiasmare. Comunque, 82/100 è il minimo, sia chiaro.

Sottofondo musicale consigliato: Carole KingSo far away.

Ledaig 10 yo (2012, OB, 46,3%)

Stiamo finendo le nostre italian sessions, per ora; abbiamo deciso di assaggiare un whisky che manca nella nostra lista, ovvero un Ledaig, la versione torbata della (non molto) quotata distilleria dell’isola di Mull, Tobermory. Nello specifico, abbiamo deciso di assaggiare un Ledaig del 1997 imbottigliato nel 2011 da High Spirits, storico marchio dietro cui si cela Nadi Fiori (di cui Davide ci parla un poco qui); siccome ci piace far paragoni, abbiamo pensato di sfruttare l’occasione per confrontarlo con un Ledaig ufficiale, il 10 anni di recente rilanciato. Buona norma vuole che i più giovani vengano seccati prima, e quindi, via: secchiamo ‘sto 10 anni. Il colore è dorato chiaro.

ID-ledaig-10-newN: avviso ai naviganti: qui siamo nel bel mezzo di un “o lo ami o lo odi”, e la soggettività sarà determinante. Ad accoglierci c’è una coltre acre di torba molto ‘organica’ (non molto affumicato, però), di stalla, dado, carne di maiale… Una nota iodata. Poi, ecco un altro protagonista, il malto: molto giovane e acerbo, con note di cereale macerato e lievito (ci viene in mente il porridge). Distinta, una traccia di scorza di limone, mentre l’unica altra suggestione fruttata è un che di new-makeish, zuccherino e candito: ma per trovarlo, bisogna impegnarsi… Col tempo – ma tanto tempo -, si apre un poco verso note diciamo vanigliate, biscottose, e decisamente diventa più rotondo.

P: qui si rientra nell’alveo dell’ordinario, con un gradevole profilo più tipicamente da “torbato”: l’affumicatura cresce, con acri note torbate intense, ma meno ‘urtanti’ che al naso. Ci sono ancora intense tracce di cereali (muesli) affiancate – questa volta – da una dolcezza zuccherina (zucchero di canna) piuttosto intensa e quasi cremosa.

F: non lunghissimo, su muesli, zucchero di canna, ‘gas di scarico di macchina’, che detto così pare brutto ma in realtà è meno spiacevole di quel che si pensi.

Con tempo e un po’ d’ossigenazione decisamente si arrotonda un po’, soprattutto al naso, che comunque resta ostico e senz’altro molto particolare. Il whisky più simile (relativamente) che ci è capitato di assaggiare è senz’altro il Longrow, ma comunque anche quest’ultimo è piuttosto distante e meno ‘organico’. Onestamente, ne abbiamo apprezzato la diversità e senza dubbio ne consigliamo un assaggio (secondo noi, alcuni potrebbero impazzire), ma non ci sentiamo di perdere la testa per questo imbottigliamento, che resta piuttosto semplice. A voler dire una sciocchezza senza rete, però, siamo ora curiosi di assaggiare versioni più invecchiate; probabilmente il tempo in botte influirà su certe asperità ‘giovanili’ e aggiungerà complessità, e chissà che non si arrivi a vette – per intenderci – broresche… Ma forse è solo un sogno. Il voto, comunque, sarà di 79/100, e Serge (che parla di “farmiest peat ever”) la pensa così. Grazie a Luca per il sample!

Sottofondo musicale consigliato: Guns N’ RosesCivil War.