Littlemill 24 yo (1992/2016, Cadenhead’s, 52,2%)

Littlemill, nostra amata, perché mai ti hanno chiuso? Perché quei malvagi della Loch Lomond ti hanno relegato a fantasma, a spettro, in quel lontano 1992 di sicuro tristemente uggioso nelle valli di Scozia? Mentre ci cospargiamo il capo di cenere (manco fosse colpa nostra!), un po’ ci consoliamo pensando che dopo la chiusura della distilleria sono stati rilasciati un buon numero di imbottigliamenti, perlopiù indipendenti e a prezzi tutto sommato accessibili, se si conta che stiamo parlando di una distilleria chiusa e strachiusa, anzi proprio demolita. Considerando anche l’alta qualità media dei single casks in circolazione, non è detto che Littlemill non possa seguire presto sul mercato secondario le orme di Brora e Port Ellen, e veder così decollare le quotazioni assieme a quelle di Rosebank, altra grande defunta delle Lowlands. Intanto, noi continuiamo placidi il tour degli imbottigliatori indipendenti, passando niente meno che a Cadenhead’s, l’indie più antico di Scozia e con le radici ancora saldamente piantate nella penisola del Kintyre, a Campbeltown.

Littlemill-24-y.o.-1992-2016-Cadenheads-e1483440664647N: che spettacolo straordinario! Un affresco complesso, pieno di sfumature, che cambia a ogni snasata… Il primo impatto, devastante!, è su una frutta esuberante: ci sono cenni tropicali, forse maracuja o litchis o mango, poi frutta gialla (pesche sciroppate e mele). Quel che colpisce è che è una frutta venata di spunti minerali, grassi, resinosi: insomma, Littlemill at its best… C’è poi un senso, per nulla greve, di legno lucidato, di cera per legno – ci ricorda proprio la cera d’api. Ha una sua dimensione vegetale, come di resina, di sottobosco. Come se non bastasse, non risparmia certo bordate briosciose, di pasticceria burrosa, perfino di marzapane. Che bontà…

P: mamma mia, compatto come pochi altri, per cui scindere diventa un esercizio retorico che ci saprete perdonare. Esplosioni tropicali accolgono l’impatto palatale, ed è una carneficina di mango; il lato fruttato è ancora intensissimo, sempre di frutta gialla, con in più una dolce spremuta d’arancia e un paio di fette di pompelmo rosa (che nel suo racchiudere assieme dolce, amaro ed acido ci pare forse la suggestione che meglio incasella questo whisky). Poi, la degna austerità delle Lowlands, con note erbacee, vegetali, ancora un burro fresco infinito.

F: lungo, ricco, grasso, tutto giocato su un’infinita endurance tropicale.

Non è un whisky facilissimo, diciamo, ci piace pensare che sia un whisky da intenditori. Ti offre quanto di meglio il whisky delle Lowlands possa offrire, secondo il nostro inutile, modesto parere: leccornie fruttate e sobrie suggestioni di freschezza vegetale. Qui trovate il parere di Ibr, che non fa mistero di apprezzare il nettare. Lo premieremo con 92/100 e lunga vita alla defunta Littlemill!

Sottofondo musicale consigliato: Apparat You don’t know me

Annunci

Littlemill 22 yo (1992/2014, Cadenhead’s, 53,7%)

Assaggiando l’insolito Littlemill imbottigliato dal whisky club italiano Gluglu, ci è parso ragionevole affiancargli questo altro imbottigliamento indipendente di Cadenhead’s, dal vintage e dall’invecchiamento quasi identici. Sono queste le cose che più ci piacciono quando ci sediamo al tavolo dei nostri deliri degustativi: confrontare, soppesare, tracannare.

littlemill-22yo-cadenheadsN: Ha molto in comune con l’altro Littlemill: pensiamo alle note di camomilla, di infusi, di campo di grano; e però se confrontato a stretto giro non può che risultare molto più cremoso. La dimensione per così dire dolciaria è fatta di pasta di mandorla, biscotti Digestive, pasta frolla. Un pizzico di limone, anche. La botte ex-bourbon è certo più carica, con anche note di frutta gialla (pesca).

P: possiede un corpo pieno e oleoso, in cui tutto è molto intenso. Qui però, dopo un primo impatto di toffee, la frutta si riprende decisamente il palcoscenico, con ananas, cocco e maracuja in prima linea. Ad ogni modo resiste anche un bel lato floreale-vegetale (fiori d’arancio) inglobato in una pronunciata dolcezza (pasta di mandorle e biscotti al burro).

F: ancora più bourbonoso, con cocco e vaniglia; persistente e ricco.

In generale ci ha colpito non poco lo scarto tra un naso veramente lowlander, di grande pulizia vegetale, e un palato ricco e cremoso, fruttato, in definitiva molto caratterizzato dal bourbon che la botte aveva contenuto vent’anni addietro. La coerenza però non è virtù che ci interessi granché, soprattutto quando i due lati incongruenti tra loro sono entrambi piacevoli come in questo single cask. Per noi è 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Emily Wells Becomes the color

Littlemill 21 yo (1992/2013, High Spirits for Gluglu, 46%)

All’ultimo Milano Whisky Festival– a proposito, anche quest’anno il lieto evento s’approssima ad ampie falcate- questo Littlemill imbottigliato dallo storico whisky club comasco Gluglu aveva vinto a mani basse il premio “malto particolare”. Certo, nel putiferio organolettico del festival non si può e non si dovrebbe mai dire l’ultima parola, e infatti ci permettiamo di riaffacciarci su questo dram con molta più calma ora. Per dovere di cronaca, ricordiamo che Littlemill ha chiuso i battenti oramai venti anni fa ed è da molti indicata come una prossima distilleria di culto, vista la piacevolezza dimostrata da molti single cask con invecchiamenti consistenti imbottigliati in questi ultimi anni.

Schermata 2015-08-19 alle 11.32.15N: è delicato ma non timido, si lascia annusare con lascivia. Si conferma molto particolare, con uno stile Lowland: non ci sono orpelli cremosi o altre diavolerie, si distingue invece un’interazione educata tra distillato e botte; ne esce così un profilo raramente così erbaceo e vegetale, con tutto un tripudio di campi di grano, fiori di camomilla, infusi d’erbe; alloro e artemisia, ma anche olio d’oliva, erba limoncina, insalata verde. Una spruzzatina di biscotti ai cereali e miele arriva a conferire una qualche forma di dolcezza.

P: si conferma un whisky dal carattere raro, tutto spostato su una vegetale austerità. L’attacco, in particolare, è talmente erbaceo da parere quasi amaro. Poi tanti biscotti ai cereali, tanto mais e tanto miele ai fiori. Non è esplosivo ma si lascia bere con facilità. Erbe infuse e nocciolo di limone.

F: abbastanza lungo e pulito; anche qui c’è una dimensione erbacea e amara molto particolare e piacevole.

E dunque, che dire? Ricordavamo bene, dal momento che questo Littlemill uscito dalla bisaccia ricolma di delizie di Nadi Fiori e sapientemente colto da Mauro Leoni, alias Glen Maur, è sicuramente di uno dei malti più bizzarri assaggiati in questi anni di whiskyfacile. Il che ci ricorda anche perché dopo quasi un lustro non ci siamo ancora stancati di tenere un diario delle recensioni: lo spettro di odori e sapori offerto da un dram è incredibilmente ampio ed è popolato da una miriade di sfumature ed è così che anche di fronte al particolarissimo Littlemill di oggi possiamo dire: “Ehi, ma questo è Scotch, e che Scotch!”: 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Police So lonely

Littlemill 23 yo (1990/2013, Silver Seal, 54,8%)

Il cerchio si chiude: questo nostro tour in Littlemill indipendenti è iniziato la scorsa settimana con un single cask ex-sherry selezionato e imbottigliato da Silver Seal, si chiude quest’oggi ancora con un single cask di Silver Seal, questa volta di 23 anni ed ex-bourbon. La bottiglia è dell’ultima serie di rilasci del marchio ‘modenese’, da cui attingeremo ampiamente nei prossimi giorni; le etichette ci paiono molto belle, variando il tema tradizionale della grafica Sestante / Silver Seal – da sempre aspetto molto curato dalle parti di Formigine.

Schermata 2014-04-01 alle 23.07.37N: alcol davvero poco invasivo… La caratteristica principale è l’eleganza incredibile: dispiega un’intensità d’aromi clamorosa, ma tutto ci pare perfettamente levigato e al posto giusto. Ancora c’è un malto brioscioso e a tratti erbaceo (proprio erba fresca), ma più composto, più elegante – un ottimo naso che in qualche modo ci ricorda il Littlemill di Cadenhead’s, che però a confronto pare ruffiano e quasi eccessivo, sbilanciato. Al di là del paragone, troviamo un teorema di frutta davvero maestoso: agrumi freschi, fico d’India, pera, ananas… Intenso, ma delicato. La vaniglia è appena accennata, con invece lievi emersioni mandorlate. Un che di zucchero di canna, forse sciroppo d’acero?, anche qui solo accennato.

P: una dichiarazione d’amore alle Lowlands. Esordisce con grande coerenza: pienezza e pervasività ancora alle stelle, e tutto in perfetto equilibrio. Si sente nitidamente un malto erbaceo pulitissimo a cui seguono calde suggestioni di frutta gialla matura (pera, cocco, arance e limoni, ancora ananas). Anche mieloso e sciropposo (di nuovo ci vengono in mente sciroppo d’acero e zucchero di canna), ma non è mai cremoso o melenso, anzi: il contesto generale riesce a risultare secco, di eccezionale pulizia, pur con tutta un’opulenza fruttata. Poi accade “o miracolo”: tutto si ricompone in fretta, richiudendosi su note amare, di malto erbaceo veramente godibili.

F: cocco, frutta secca accennata (una sorta di mandorla), nocciolo di limone, ancora malto (biscotti integrali).

Qualità e quantità, eleganza ed onestà; insomma è #tantaroba. L’anima contadina di Littlemill qui è assolutamente rispettata dalla botte, che agisce levigando asperità e regalando momenti di vero piacere. Alla fine di questa Littlemill parade, questa bottiglia si guadagna il gradino più alto del nostro (sempre discutibile) podio: 92/100, grazie a Betty e Max per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: David ByrneMiss America.

Littlemill 21 yo (1992/2014, High Spirits for Spirit of Scotland, 48%)

Proseguiamo il nostro filotto di Littlemill, questa volta chiamando in causa un imbottigliamento molto atteso, presentato in anteprima allo Spirit of Scotland di quest’anno: si tratta infatti della seconda bottiglia celebrativa del Festival romano, dopo il Benrinnes del 2013. La selezione è stata affidata anche quest’anno al mattatore Pino Perrone, tra gli organizzatori del SOS, grande connaisseur e grandissimo divulgatore. E qualche goccia dall’alambicco della sua canoscenza, Pino ce la distilla qui, proprio in riferimento alla storia di questo imbottigliamento. Noi, più prosaicamente, ce lo siamo bevuti emanando qua e là grugniti in segno d’apprezzamento.

bottiglia-spiritN: ecco a voi Littlemill, come mamma l’ha fatto: in questo naso si pavoneggia il malto di distilleria (ormai, avendone assaggiati diversi, abbiamo imparato a riconoscere il nocciolo della casa), perché qui c’è veramente un gran concerto di note maltate, erbose, vegetali. Sembra di passeggiare in una distilleria… con in mano una brioche all’albicocca! Burro fresco. E poi ancora scorza d’agrumi (pompelmo, arancia), una lieve vaniglia, un po’ di pasta di mandorla. Anche plumcake, yogurt. Insomma, si possono intercettare tutti aromi molto delicati, per un naso certo molto signorile.

P: un po’ alcolico, tuttavia mantiene quanto di buono proposto al naso, dimostrando tra l’altro grande coerenza. Ancora prevale il malto, col suo portato erbaceo, affiancato in un panorama di discreta intensità, da note di zucchero di canna e suggestioni di una frutta assai contratta (frutta gialla acerba). Resiste l’agrume e spuntano puntine di zenzero candito. Poi, in un attimo, tutto si ripulisce e ci si saluta con un malto pulito pulito…

F: …che domina incontrastato un finale di media lunghezza, con sconfinamenti erbacei, delicatamente tendenti all’amaro.

Arrivati al terzo Littlemill, lo spirito della distilleria ci appare sempre più chiaro, così come chiare ci appaiono le differenze che le singole botti sanno sviluppare nel tempo: qui, si tratta di un malto veramente ‘nudo’, sobrio e composto, ma non dimentico di quelle note fruttate, mai sfacciate, che sanno far godere gli appassionati. Noi appassionati siamo e dunque apprezziamo: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Tom ZeO Amor é Velho.

Littlemill 19 yo (1991/2010, Cadenhead’s, 58,1%)

Riprendiamo la nostra parata in terra di Littlemill – avevamo detto che saremmo andati in ordine di imbottigliamento, vero? Beh, non è altrettanto vero che solo i grandi sanno contraddirsi? E siccome noi siamo indiscutibilmente grandi, anzi enormi!, facciamo marcia indietro e assaggiamo un Littlemill di 19 anni, imbottigliato a grado pieno nel 2010 da Cadenhead’s nella serie ‘closed distilleries’.

Schermata 2014-03-27 alle 23.52.16N: un naso veramente ricco e ad alta intensità: ci sono poderose zaffate di anice, e subito spicca anche il malto (brioche, in un ambiente secco, minerale, certo non cremoso). Già così potrebbe essere un buon imbottigliamento, un Lowland molto ‘nudo’… E invece, ci regala un cesto di frutta, intensa e variegata: pera matura, albicocca, fichi freschi e melone, succo di frutta tropicale… E poi, una buona quota di vaniglia, forse a tratti invadente, soprattutto dopo un po’.

P: tanto alcol, diversamente che al naso. In ingresso è ancora molto secco, ma non austero, anzi: è saporosissimo, con un malto da capogiro, veramente totalizzante; affianco, quasi fa fatica ad emergere quella frutta esuberante del naso. Quasi, però: domina infatti la scena, soprattutto dopo un po’, un cocco davvero massiccio, e poi pera matura. Con acqua, torna l’anice e vien fuori l’erbaceo.

F: grande malto, grande cocco, insistente ma non pacchiano. Molto lungo.

Un ottimo Littlemill, forse ancora un po’ troppo ‘nervoso’, con le note biscottate e quelle fruttate non pienamente integrate con un lato dolce di botte (vaniglia/cocco); lo diciamo solo per fare le pulci, comunque, è un whisky veramente molto buono, e ci spiace assai che la nostra bottiglia sia ormai quasi finita… 86/100 è il verdetto: era stato un buon acquisto.

Sottofondo musicale consigliato: Joe BataanI wish you love, part 2.

Littlemill 22 yo (1989/2011, Silver Seal, 49,8%)

Qualche giorno fa su facebook ci è capitato di imbatterci in un articolo (che non abbiamo più saputo ritrovare, ma insomma, fidatevi [UPDATE: trovato!]) che sosteneva che Littlemill potrebbe essere la nuova Port Ellen: produceva un distillato eccellente, ci sono un sacco di botti in giro… E ha il grande vantaggio di aver chiuso dieci anni dopo! Sarà dunque Littlemill la prossima distilleria di culto? In effetti, tante volte abbiamo sentito Giorgio D’Ambrosio dire che lì lavoravano davvero bene… Siccome per ora, almeno, di Littlemill se ne trovano tanti in giro, e hanno prezzi tutto sommato accessibili, proviamo a far fuori un po’ di samples che abbiamo in armadio, arbitrariamente in ordine di data di imbottigliamento: si inizia dunque con un Silver Seal di 22 anni, un single cask ex-sherry. Il colore è ramato.

Schermata 2014-03-24 alle 19.07.22N: fin da subito c’è una vera e propria tempesta di aromi ammalianti: frutta rossa in ogni declinazione (marmellata, torte, fresca e succosa…), con prevalenza di fragola e ciliegia; fichi d’India davvero percepibili, ma anche fichi secchi; uvetta; tabacco dolce / vanigliato da pipa; banana matura. Che varietà! E infatti, pur essendo fresco, proprio per la sua complessità non si farebbe scambiare per un giovincello: dopo un po’ appaiono anche note di legno umido che prima avevamo negato, oltre a suggestioni di crema pasticciera. Diventa sempre più noccioloso e legnosetto.

P: il palato non riserva sorprese: e quindi si conferma su un livello molto alto. Com’era prevedibile, si viene fucilati da un plotone di frutti rossi e tropicali (maracuja su tutto – la frutta tropicale è un hallmark di Littlemill, come ci insegnano), davanti a un muro di frutta secca (nocciola in particolare), un bel legno di personalità, qualche punta di cioccolato. Créme caramel?

F: frutta rossa incredibilmente persistente, ma capace anche di sortite amarognole, con ancora legno e frutta secca.

Come primo Littlemill della sessione non possiamo certo lamentarci! L’apporto della botte, con le sue note di frutta rossa intensa e di altri aromi tipicamente ex-sherry, al naso resta prevalente, mentre al palato le tipiche suggestioni tropicali del distillato riemergono in perfetto equilibrio. Insomma, un 89/100 ci pare un modo eccellente per iniziare questo percorso…

Sottofondo musicale consigliato: con un pensiero a Max e Ronald, oggi scegliamo Marco Borsato – Dromen Zijn Bedrog, cover di Riccardo Fogli… Che pezzo!

Littlemill 16 yo (1989/2006, Cadenhead’s Authentic Collection, 59,7%)

logoSenza troppi giri di parole, i Littlemill sono tra i nostri whisky preferiti. Oggi assaggiamo un imbottigliamento di qualche anno fa, un sedici anni di Cadenhead’s, storico imbottigliatore scozzese: ne siamo entrati in possesso perché qui a Milano abbiamo la fortuna di avere il Cadenhead’s Whisky Bar (da poco rinominato Alcoliche Alchimie), ovvero un tempio del whisky, con una quantità impressionante di bottiglie (la maggior parte, naturalmente, Cadenhead’s) non solo in vendita, ma anche in mescita! Se avete occasione, fateci un salto: Monica è gentilissima e vi dedicherà tutta l’attenzione del caso. Eccoci al nostro Littlemill: il colore è paglierino.

Schermata 2013-01-09 a 11.44.14N: a dispetto di origine e gradazione, non è per niente timido negli effluvi, esterna volentieri: le primissime suggestioni che nitide si offrono sono di pere (intensissime, fresche e mature; anche liquore di pera), di toffee (vogliamo esagerare: alpenliebe!), di pasta di mandorla, una vaniglia generosa, poi frutta gialla, camomilla zuccherata. Cioccolato bianco unito a una robusta nota di malto (orzata); anche un pizzico di legno ed erba fresca. Note di “canarino” (non il volatile, la famosa scorza di limone bollita post-sbronza…). L’acqua curiosamente amplifica un che di ‘caramella’, o di marshmallow, ed erboso, anche se non cambia le carte in tavola.

P: c’è un attacco agrumato, limonoso, ma cremoso al contempo (crema al limone, limonata zuccherata). Ancora cioccolato bianco, vaniglia e pasta di mandorla; il tutto risulta un po’ più discreto rispetto al naso, qui l’acqua pare necessaria, anche se decise note di frutta gialla (susine, prugne gialle) si fanno apprezzare accanto a una cremosità niente male. L’aggiunta di qualche goccia d’acqua, anche qui, non modifica la rosa di sapori: attenuate le spigolosità dell’alcol, resta un profilo intenso ma semplice, forse impreziosito da una sbarazzina nota di zenzero.

F: ancora note cremose, ma compiutamente Lowland, se ha senso (quindi discreto, nocciolo di limone, erboso, molto maltato), non troppo intenso né lunghissimo.

Il naso è davvero molto promettente, il palato è forse un po’ semplice ma offre comunque soddisfazione, il finale è rapido rapido. Comunque, il carattere lowlander c’è tutto, le sfumature aromatiche sono tipicamente Littlemill, e un naso così difficilmente lo troverete altrove: 84/100 è il nostro giudizio. Grazie infinite a Monica per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Danger Mouse & Daniele Luppi feat. Norah JonesBlack.

Sacile Whisky Contest 2012

Ieri pomeriggio si è tenuto il secondo Sacile Whisky Contest: per rendersi conto della passione che anima i frequentatori del forum singlemaltwhisky.it basta pensare al fatto che 32 persone hanno raggiunto il Friuli da tutto il nord Italia (io mi son fatto Milano-Sacile andata e ritorno in giornata, in macchina da solo…) per un tasting veramente straordinario. Ma ai whisky penseremo tra poco: prima di tutto, infatti, bisogna davvero ringraziare Andrea e Riccardo, organizzatori dell’evento e ospiti eccellenti, poi Claudio e Davide, come sempre maestri di cerimonia, e tutti gli altri ragazzi e ragazze che hanno animato l’incontro con passione, curiosità e attenzione. Purtroppo mi sono perso la sosta da Diego Sandrin, che ha mostrato il suo negozio (pieno di vere chicche, come si intuisce già guardando il suo nuovo sito – peraltro davvero curato, complimenti!) e ha offerto qualche dram di qualità altissima (ha anche regalato una bottiglia di Port Ellen 1969/1988 Hart Brothers!!!), ma confido di passare in futuro. Volendo vedere le facce dei presenti al tasting serale, ho pubblicato delle foto sulla nostra pagina facebook: per ora, in attesa del prossimo incontro – che speriamo di poter ospitare noi in autunno, nell’amena cornice della Valdaosta – un abbraccio a tutti gli appassionati che abbiamo conosciuto o ritrovato ieri.

Passiamo ai whisky: il parterre era quello delle grandi occasioni, e in effetti devo dire di essere rimasto particolarmente impressionato dall’alta qualità delle bottiglie proposte. Il primo malto assaggiato è stato un Red Hackle, un blended degli anni ’70, seguito da un Littlemill Silver Seal del 1990 e da un Highland Park 12 anni Tartan collection; dopo la pausa, ecco che è stato calato l’asso: uno spettacolare Brora 30 anni del 2007, seguito poi da un Macallan 21 anni Jack Wiebers Cross Hill e da un Laphroaig Wilson & Morgan del 1989, già vincitore di una medaglia d’oro dei Malt Maniacs. L’Highland Park e quest’ultimo Laphroaig li avevamo già assaggiati in passato (qui e qui), per cui non ripeteremo le tasting notes; Brora e Macallan li pubblicheremo nei prossimi giorni (mi sono portato via un sample per poterli ribere con calma…), qui sotto intanto proponiamo delle note di degustazione più sintetiche per i primi due dram.

Red Hackle (anni ’70)

N: subito molto fruttato (frutti rossi e frutta gialla); note di cera, sorprendenti; leggera affumicatura e soprattutto tanto, tanto malto (biscotti, muesli). Molto buono!, nettamente diverso dai blended di fascia bassa di oggi. P: come al naso, c’è una maggior presenza della frutta secca e delle ottime note di legno umido, tipo, un po’ di chiuso. Proprio buono, anche se a tratti si sentono note di sapone (tipiche dei blended dell’epoca, ci insegna Claudio) un po’ disturbanti. F: frutta secca, soprattutto; non molto persistente, ma ci sta… Nel complesso, sorprendente: quelle note di cera e legno umido danno profondità ad un profilo semplce ma che negli anni non ha perso intensità: davvero di qualità superiore rispetto ai blended di oggi. Didattico. 83/100

Littlemill 20 yo (1990/2010, Silver Seal, 46%)

N: eccellente e in continua evoluzione. Note fresche, vegetali (fiori recisi), ricorda certe grappe profumate; qualche nota balsamica (eucalipto, anice) che mi piace moltissimo. Pian piano viene fuori il lato fruttato: pera, prugna, tanta mandorla, vaniglia, perfino cioccolato a tratti… Zenzero. P: che buono. Simile al naso, ma la frutta ha molta più intensità (esplosione di frutta gialla, diciamo pesca, o ancora quelle prugne gialle e succose); ancora note vegetali, ancora qualche punta speziata, zenzero. F: lungo, mandorla e spezie. Un perfetto profilo lowlander: peccato che le distillerie rimaste aperte nella zona non raggiungano le vette di questi Littlemill o di certi Rosebank… Notevole l’evoluzione, il modo in cui si apre col tempo. 89/100, spero di poterlo presto bere ancora!

Sottofondo musicale consigliato: sarò un cretino, ma il clima di festa è riassumibile solo ricordando il grande Eduard Khil e la sua indimenticabile Trololo.