Longmorn 20 yo (1993/2013, Valinch & Mallet, 55,5%)

Valinch & Mallet ha vissuto il suo primo anno e mezzo di esistenza in costante crescita: dopo un inizio scoppiettante al Milano Whisky Festival 2015, viaggi in Asia, export a Singapore, tutti i maggiori festival europei, un accordo con La Maison du Whisky… Tutto meritato per Davide e Fabio, come sappiamo bene noi che già diverse loro selezioni abbiamo avuto modo di assaggiare. Oggi peschiamo tra le prime release, ovvero un Longmorn di 20 anni, imbottigliato nel 2013 (era negli stock in possesso di Fabio, se non andiamo errati – nel caso ci saprà correggere), tratto da un bourbon hogshead da cui sono venute al mondo 220 bottiglie. Il colore è, per usare un termine tecnico che insegnano in ogni corso AIS, “scuretto”.

15967794_10154269378786958_2130571345_o-gifN: impressiona fin da subito la “densità” di questo whisky: pieno, carico, riunisce le sue note in un unico accordo. Dato che però noi siam qui a sparare descrittori per tradurre verbalmente, facciamo uno sforzo e proviamo a descrivere. Innanzitutto, cioccolato al latte (proprio l’ovetto Kinder, e la suggestione ci viene prima di ricordare i trascorsi da modello di Davide), un liquore al mandarino, certa frutta molto matura (mele soprattutto, e albicocche) – un qualcosa di molto zuccherino, che potrebbe essere frutta sciroppata, come dice Serge, forse sciroppo d’acero, o forse ancora una zuppa inglese. Un sentore di legno lucidato.

P: a 55 gradi l’alcol ovviamente non può scomparire, ma qui pare un po’ slegato. Ti felpa la bocca con una parte agrumata e dolce molto intensa, tra il liquore all’arancia, il cioccolato al latte, lo sciroppo d’acero – c’è anche una nitida nota di panforte (che bene unisce le note di agrume, cannella, cioccolato, pepe…). Nel bel mezzo di questo festival zuccherino irrompe a brutto muso il legno, con il suo portato (amaricante, ed eccessivo a nostro gusto) di spezie e di balsamico.

F: il balsamico fa da trait d’union tra palato e finale, quando torna a squadernarsi la dolcezza intensa e massiccia di prima (pan di spagna, ancora una marmellata dolce).

Iniziamo dalla fine: 84/100. Non si pensi ad un whisky cattivo, per carità, ma  a nostro gusto troppo carico, un po’ troppa botte. Peccato perché Longmorn ha spesso note fruttate e inserzioni vagamente minerali che talora fanno girare il capo a noialtri – in questo caso girerà di più il capo a chi ama malti super super carichi: il fatto che l’imbottigliamento sia esaurito sembra confermare che il problema è tutto nostro, quindi bene così! Come sempre, grazie a Fabio e Davide per il campione.

Sottofondo musicale consigliato: Woven Hand – Long Horn.

Piove whisky (sullo Speyside)

Ecco che tornano le esilaranti performance lampo di quando ci ritroviamo la sera, abbiamo voglia di assaggiare qualcosa e non ci sentiamo poi però così tanto riflessivi. Allora noi questa volta si fa un viaggetto nello Speyside, patria indiscussa del whisky di malto.

oldbothwellMacduff 1980/2011 (Old Bothwell, 54,3%): bordate di frutta gialla fresca, persino tropicale, persino poco alcolico, persino con sfumature minerali. Esibisce anche una sorprendente freschezza floreale in pieno stile irish. Inscì avéghen! 87/100

Glenfarclas 12 yo (metà 2000, OB, 43%): al naso è molto disarmonico, si presentaimg-2d-0003-20130611110125_IM174163 piatto, troppo alcolico, con note di profumo dappoco; al palato le note pacchiane di caramelle al toffee si salvano in corner per una dolcezza vagamente sherried e maltosa (tra uvetta e biscotti di malto e frutta secca). Il corpo lo protegge dal baratro: 76/100

longmorn-19-year-old-1994-first-edition-whiskyLongmorn 19 yo (1994/2014, First Edition, 58,2%): malto, malto e tanta frutta gialla; però a grado pieno l’esperienza è davvero un po’ traumatica… Con aggiunta d’acqua, si dispiega una bella distesa di arance e c’è anche un bel biscotto al burro golosone. 84/100

 

 

Longmorn 30 yo (1994/2015, Silver Seal, 56,3%)

Longmorn è una delle distillerie più celebrate dagli amanti dei whisky dello Speyside, fruttati e intensi: noi ne capiamo perfettamente le ragioni, e per non tenerci fuori allenamento assaggiamo un trentenne selezionato e imbottigliato da Silver Seal. L’invecchiamento in sherry non pare lasciar traccia nel colore, paglierino intenso.

Longmorn-30-y.o.-1984-2015-Silver-Seal-e1441020781959N: ma questo è un trentenne in sherry? Stupisce l’assenza di ogni descrittore che, sulla carta e a priori, collegheremmo a botti ex-sherry o a invecchiamenti così maturi. Ci spieghiamo: prevale ancora il distillato, con note incredibili di pane; poi note vegetali, floreali ed erbacee (tè al bergamotto; sta forse qui la setosità del trentenne?). Importanti anche note vinose, e ci sovvengono certi vini bianchi molto minerali (sta forse qui il portato dello sherry, forse un secco, Manzanilla o Fino?). Attorno, anche se delicatissime, note fruttate tra banana, pera acerba; un lieve sentore di pasta di mandorle.

P: con un corpo bello pieno, si presenta ancora con le stesse credenziali del naso. Domina da una parte una maltosità schietta ma profonda, con note di tè, erba e pane; dall’altra, una vinosità ancora secca. In crescita si nota invece la frutta, con pera, ma anche uva bianca e un succo d’albicocca davvero evidente. Con acqua (che regge perfettamente) si apre un po’ sulla pasta di mandorle, con anche note leggere di infuso alla menta.

F: molto pulito e lungo, con ancora pane, albicocca. Infinito.

Un whisky inusuale, che ci seduce più al palato che non al naso, a tratti davvero disorientante. Di certo è un single cask estremamente interessante, e difficile, certo: se l’avessimo assaggiato blind, probabilmente ne saremmo rimasti spaesati, e chissà che illazioni avremmo fatto su età e maturazione… Ecco il fascino delle mille declinazioni del whisky e dei suoi invecchiamenti! Noi scriviamo 86/100, Serge l’ha bevuto la scorsa settimana (noi avevamo già steso le nostre tasting notes) ed anche lui ne consiglia caldamente un assaggio, perché uno stile del genere è sempre più raro – ed è verissimo.

Sottofondo musicale consigliato: Iosonouncane – Tanca.

Longmorn 15 yo (2006, OB, 45%)

Questo 15 anni è sempre stato l’unico imbottigliamento ufficiale di Longmorn, anche dopo l’acquisizione della distilleria da parte di Pernod Ricard nel 2001. Nel 2007 però è arrivato il pensionamento, il suo posto è stato preso da un 16 anni ridotto a 48% e alcuni appassionati non l’hanno presa granchè bene, giudicando il precedente imbottigliamento di maggiore qualità. Al di là della naturale nostalgia del passato sempre pronta a confondere i sensi e distorcere i giudizi, un dato oggettivo da considerare per un possibile cambio di personalità di Longmorn è la fine, nel 1994, della distillazione a fuoco diretto; il che significa che presumibilmente quasi tutto il distillato della nuova versione è stato prodotto tramite il riscaldamento a vapore.

longmorn-15yoN: un classico whisky ricco, tutto da godere grazie a generose note fruttate (frutta rossa, pesche sciroppate, uvetta) e a un malto cerealoso che riesce a emergere con personalità. Una punta agrumata ammicca, con una bella acidità che si guadagna spazio. Rotondo e a tratti cremoso, vaniglioso e mieloso.

P: in attacco rimane molto ‘sul pezzo’, di buona intensità. Tutto sommato semplice e orientato verso un misto di frutta rossa un po’ indistinta, nocciola e suggestioni di brioches fragranti. In definitiva è abbastanza coerente col naso, che però pareva più variegato. A suo modo risulta raffinato: non dolcissimo, equilibrato ma senza strapparsi i capelli.

F: nocciola, poi nocciola e ancora una bella nocciola. Maltosissimo e gradevole.

Appena possibile ci procureremo un sample del nuovo re solitario del core range Longmorn e confronteremo con molta curiosità. Per ora però non possiamo non condividere lo sconcerto di un bevitore abituale di questo buon 15 anni, che tra l’altro all’epoca veniva acquistato con un altrettanto buon rapporto qualità/prezzo, nel vederlo scomparire dagli scaffali dei punti vendita. Perché, perché, perché? Perché i tempi cambiano e chi ha avuto, ha avuto…noi diamo 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Rosemary ClooneySway

Longmorn 21 yo (1992/2013, Silver Seal, 58,8%)

Nell’approcciarci a questo Longmorn non abbiamo potuto fare a meno di notare che i tempi di distillazione, d’imbottigliamento e il tipo di invecchiamento sono molto simili a quelli di un altro imbottigliamento indipendente appena uscito e selezionato da Whiskyclub.it. E abbbiamo cominciato a roderci l’anima: ma non è che si tratta della stessa botte, magari amichevolmente smezzata? Con ogni probabilità no, e basta dare un’occhiata, che so, su whiskybase per vedere come di botti anagraficamente simili ce ne siano tante. Ma in ogni caso, avendo piacere di tenere una pietra di paragone a fianco del nostro bicchiere e ben consapevoli del possibile scivolone sulla classica buccia di banana, ci siamo divertiti a comparare virtualmente i due malti, giovandoci noi stessi delle memorie scritte che avevamo lasciato qualche mese fa qui sul sito.

ss_longmorn_1992_21yoN: molto aperto e, al contempo, intensamente alcolico. Se vogliamo confrontare i due imbottigliamenti anagraficamente simili, le somiglianze non mancano: una bella agrumatura a base arancia, un’atmosfera complessivamente molto cremosa (vaniglia, panna cotta); anche mele rosse, una vaga tropicalità e pesche sciroppate. Come elementi di parziale discrepanza, invece, ecco tantissima brioche all’albicocca, punte di fragoline rosse. Chiude un bel malto intenso e tostato. Si tratta di un naso molto invitante e generosamente complesso.

P: corpo davvero masticabile e cremoso, di intensità stellare: densissimo, maltoso, fruttato (pesca e albicocca). Il malto tostato è bene evidente (l’avevamo notato anche nel Longmorn Whiskyclub), mentre l’agrume pare un po’ in secondo piano qui. Nocciola e ancora suggestioni vagamente tropicali, esaltate dall’aggiunta di acqua, che rende la bevuta più agevole e spensierata, incentivando l’emersione della frutta più disparata.

F: lascia fuori la frutta più scoperta, richiudendosi su una lunghissima persistenza di malto e frutta secca (nocciola!).

Lasciamo ora perdere il gioco, vecchio come il mondo, della comparazione e concentriamoci su questo singolo Longmorn; raccogliamo il fiato con gli occhi chiusi, meditabondi. Poi, d’un tratto, spalancando bocca e occhi, esclamiamo: “buono!!!”. Ripetere l’esercizio fino a esaurimento scorte: 88/100. Grazie a Max e Betty per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Keely Smith & Louis PrimaHey boy! Hey girl!

 

Longmorn 18 yo (1990/2008, Cadenhead’s, 46%)

La distilleria Longmorn era una delle tre proposte alla serata tenuta con Pernod Ricard. Questo indipendente oramai maggiorenne, invecchiato in una botte ex bourbon, ha sfidato l’unico malto messo sul mercato da Longmorn come single malt, il 16 anni. A detta di molti, l’imbottigliamento di Cadenhead’s ne è uscito con le ossa rotte.

IMG_20140411_204002N: molto lineare, da copione. Cremoso e maltato, panna cotta, vaniglia, banana e lucido per legno. C’è anche un po’ di legno odoroso ed erba. Mandorle, di certo. Un naso profumato, delicato, ma non esuberante e nemmeno complessissimo. Ad ogni modo, si lascia annusare gradevolmente.

P: A tratti un filo troppo alcolico. Non intensissimo e molto coerente con quanto trovato al naso. Non molto dolce e ancora maltoso/erbaceo. Completa una bella frutta secca (mandorle). Forse una spruzzatina di menta. A tratti pare quasi troppo asciutto e vegetale.

F: pulito e maltoso. Ancora un poco di cremosità e burrosità. Tracce di legno.

La parola d’ordine di questo single cask è la semplicità, sia di carattere che di bevuta. Buono certo, ma a quest’età avremmo potuto già trovare note speziate e di frutta matura che certo non avrebbero guastato. Ci attestiamo su un voto mediano, 82/100. Avanti un altro!

Sottofondo musicale consigliato: Giulia y los Tellarini Barcelona

Longmorn 21 yo (1992/2014, Whiskyclub.it, 50%)

Inizia oggi la #milanowhiskyweek, e sul sito la facciamo iniziare col botto. Da poche settimane è infatti nata una nuova realtà nel mondo del whisky italiano: si tratta di Whiskyclub.it, vale a dire un whisky club (e fin qui ci si poteva arrivare) che indossa il cappello delle due persone che forse, negli ultimi anni, più hanno contribuito a divulgare il verbo del whisky di malto tra le folle italiche, ovvero Claudio Riva e Davide Terziotti. Lasciamo la parola allo stesso Claudio: “un whisky club non è certo una novità e credo nemmeno quello che andremo a fare; abbiamo voluto principalmente convogliare e strutturare tutte le attività che facevamo già da diversi anni e cercare di consolidare ed espandere una rete di appassionati, ma anche di professionisti del settore, che è già in essere ma in cui vediamo grandi potenzialità di sviluppo. Non scordiamoci che, cosa sconosciuta ai più, l’Italia ha un patrimonio di imbottigliatori, selezionatori e collezionisti unico al mondo, tutti da conoscere e riscoprire. Il nostro approccio sarà quello di svestire completamente i prodotti e la divulgazione dal marketing, focalizzandoci principalmente verso i contenuti. Ovviamente, oltre ai contenuti, vorremmo riempire di ottimo whisky il maggior numero di calici possibili, considerato che il club dovrà essere inclusivo e non esclusivo”. Come è opportuno, iniziamo in questi giorni ad assaggiare alcune delle espressioni imbottigliate a marchio Whiskyclub.it: e iniziamo con un Longmorn di 21 anni, che verrà proposto in abbinamento ad alcuni formaggi nell’evento del club di giovedì sera; interessante l’assaggio anche per chi verrà venerdì alla nostra degustazione con Pernod, perché proprio Longmorn sarà una delle distillerie analizzate…

IMG_3093N: mostra subito una bella personalità… Bello aperto e profumato: la parola d’ordine è cremosità, declinata sia in pasticceria (vaniglia, cioccolato al latte, crema pasticciera, stracciatella) sia come frutta (cocco, tropicana – diremmo Chirimoya, se non avessimo pudore – pesca, sidro di mele). Poi, una bella zaffata agrumata da candito (cedro, arancio), ed anche un pit di anice… Fin qui sarebbe un ventenne, fresco e pieno di energia fruttata, e invece si porta dietro con grande classe belle note di legno umido, a supportare la già evidente complessità. Con acqua, poi, gli agrumi si fanno più intensi e aggressivi.

P: la gradazione è accessibile. Uno strano fenomeno: l’ingresso fa segnare un passo indietro rispetto all’intensità e alla complessità imperiose del naso, con una sensazione omogenea e attenuata di malto erbaceo, di frutta gialla, indifferenziata. Poi però, il colpo di reni, di coda, di scena: appena prima di deglutire fanno capolino esplosioni continue di sapori, che richiamano in tutto e per tutto il naso…

F: …e che nel finale sembrano non voler finire mai. Quindi: cocco, tropicalia, arancia e cioccolato e una grande cremosità burrosa che raramente pare così persistente al finale.

Il classico whisky di cui conviene avere una bottiglia: si trova sempre una scusa per bere un Longmorn così, complesso e intenso al naso, scoppiettante e beverino al palato, lunghissimo al finale… Un ottimo esempio di Speysider di questa età, fruttato e dolcino al punto giusto, cosa che nel nostro libretto corrisponde a 88/100, e chissà dove saremmo andati se il palato fosse stato ancora più deciso; complimenti a Davide e Claudio per la selezione della botte, domani proseguiamo con un altro malto, e aspettatevi fuoco e fiamme…

Sottofondo musicale consigliato: Robin Williams & Bobby McFerrinCome together.

Longmorn 30 yo (1981/2012, Silver Seal, 50,3%)

Dobbiamo arrivare carichi al festival, carichi, carichi!, e quindi cerchiamo di tenerci un po’ in allenamento… Assaggiamo oggi un Longmorn di 30 anni, distillato nel 1981, imbottigliato nel 2012 (così recita l’etichetta, anche se il sito di Max e Whiskybase dicono 2013…) da Silver Seal. Il nostro sample arriva dallo Spirit of Scotland, ed è arrivato il momento di farlo fuori, no? Il colore è dorato. Ah, oggi festeggiamo due ani di whisky-blogging. Auguri. Grazie, è un piacere scrivere per voi. No il piacere è nostro. Bene. Ciao.

40920N: a prima sniffata, diremmo che la botte era refill-sherry… Veramente poderose le zaffate aromatiche: prugne e albicocche secche, frutta rossa sotto spirito in quantità; mirtilli. Anche arancia, anche un pit di menta, più una bella quercia profonda. Davvero tanto, tanto fruttato: domina un senso indistinto, ma fantastico, di macedonia estiva… Poi, una suggestione di banana matura ci inebria, ma sono forse banane caramellate? Banoffie pie? Mandorle, nitide; crema pasticciera, anche. Buono!

P: un attacco soft, con poco, pochissimo alcol. Poi però che intensità! Monolitico, un muro di frutta gialla (albicocca, ma anche arancia); il legno, leggermente amarino, bilancia molto bene la dolcezza fruttata. Molto maltoso, con note di frutta secca (noce) e forse un po’ di vaniglia. Ancora lievemente mentolato. Soprattutto verso il finale stringe un po’ verso l’amaro, riesce nell’impresa di sembrare sia secco che cremoso.

F: bello lungo, ancora dolceamaro, con note di malto, crema, menta e legno. Noce, di nuovo.

Che dire: un gran bel whisky. Longmorn è una distilleria che amiamo, regala sempre whisky fruttati ed eleganti: questo trentenne è un malto eccellente, di un’intensità veramente cangiante e goduriosa. Le poche parole basteranno, tanto lo avete capito: ci piace questo whisky, ci piace tanto; forse una relativa ‘semplicità’ al palato lo trattiene sotto i 90 punti, ma via, son dettagli da pervertiti quali siamo: 89/100 è il verdetto.

Sottofondo musicale consigliato: Keith MansfieldClose Shave, e ballate, perdio, ballate!

Longmorn 18 yo (1988/2006, Berry Bros & Rudd, cask #BBR010, 46%)

Berry Bros & Rudd è uno dei più antichi negozi di vini al mondo, dato che spaccia alcol agli inglesi e non solo dal 1698… Naturalmente, in tre secoli di storia hanno ampliato la loro offerta, e da buoni britannici è dal 1923 che trattano e imbottigliano whisky. Oggi assaggiamo un Longmorn del 1988 (stesso vintage dell’ottimo Longmorn Silver Seal assaggiato un po’ di tempo fa, ma più giovane), invecchiato in una botte ex-bourbon e imbottigliato nel 2006.

N: note balsamiche (anicetta); comunque zuccherino, fruttato (fragola); latte. Pera caramellata, con grande intensità, che come spesso negli Speysiders va a braccetto con un malto croccante e gustoso. Lievi note di scorza d’arancia. Legno speziato (noce moscata?), vaniglia.

P: note di schiuma da barba, sulle prime, che alcuni possono trovare fastidiose; invero qui non sono troppo intense. Il mentolato iniziale lascia spazio a un bouquet fruttato piuttosto godibile e intenso (pesche sciroppate, pere, arancia, fragola…). Ancora malto, a conferire una piacevole ‘biscottatura’; zucchero di canna.

F: pasta di mandorle, malto. Abbastanza persistente. Cioccolato, quasi.

In casa whiskyfacile siamo rimasti divisi: uno di noi, infatti, ha trovato le note di schiuma da barba veramente fastidiose, mentre l’altro quasi non le ha percepite. La valutazione, dunque, sarà una media tra le nostre impressioni, nello specifico 86/100. Non è un malto particolarmente complesso, ma è come dovrebbe essere un buono speysider di questa età.

Sottofondo musicale consigliato: Erland & The CarnivalThis night.

Longmorn 22 yo (1988/2011, Silver Seal, 53%)

Era da un po’ di tempo che questo sample stava lì, sullo scaffale, a guardarci: un giorno di pioggia come questo ci è parso il momento migliore per farlo fuori. E dunque sotto con questo Longmorn del 1988 imbottigliato l’anno scorso da Silver Seal alla gradazione di 53% in 315 esemplari (attenzione a non confonderlo con quest’altro); dato il valore della distilleria, ci aspettiamo tanta soddisfazione. Le nostre attese saranno ripagate? Il colore è dorato chiaro.

N: la gradazione non respinge affatto. Subito, domina un’ottimo aroma d’arancia (la solita marmellata d’arancia, sì, ma anche aranciata amara, o succo concentrato… sì dai, insomma, arancia). Molto fruttato (pera matura, pesca). Frutta candita. Lievi note di cioccolato al latte. Cannella, anche, e una vaniglia piuttosto leggera. Con acqua, diminuisce il lato fruttato, si esalta proprio la vaniglia ed emerge un delizioso aroma di pasta di mandorle. Il legno inizia a farsi sentire, e aumenta anche il lato ‘maltoso’ (muesli dolce). Tabacco aromatizzato (alla vaniglia…).

P: molto saporito, rotondo. Frutta, con grande intensità: ancora agrumi, poi frutta gialla, con incursioni tropicali a tradimento. C’è poi una freschezza quasi mentolata (eucalipto, di sicuro). Davvero morbido, quasi pannoso, a tratti (latte caldo zuccherato, ha senso?). Cioccolato, verso il finale, e anche note speziate, quasi pepatine (zenzero, diciamo).

F: ha note erbacee, ma soprattutto è ancora agrumato e cremoso, vanigliato. Piacevole, medio-lungo.

Davvero molto buono, facevamo bene ad aspettarci tanto e non siamo certo rimasti delusi. Non è magari straordinariamente complesso, ma tutto quel che c’è è nitido, intenso e molto godibile, e crediamo rappresenti molto bene l’anima dei Longmorn di quest’età, con quelle note aranciate davvero tipiche. La bottiglia costa intorno ai 140 euro. La nostra valutazione è di 88/100, e qui, al solito, ecco le opinioni di Serge.

Sottofondo musicale consigliato: Karen Souza e la sua cover di Creep. Incredibile come sia praticamente impossibile farne una versione brutta, o no?