The Monkey Whisky Tasting, vol. 2 (11.3.17)

Che l’interesse nei confronti del whisky sia in costante crescita è testimoniato dal proliferare di iniziative, proposte dall’alto e soprattutto dal basso, tese a diffondere il Verbo del Malto e della sua sbevazzata consapevole (ma fino a un certo punto, ché qua vogliamo divertirci). Tra i fenomeni recenti ci piace segnalare il Monkey Whisky Club, gruppo segreto e semi-carbonaro che da inizio anno, grazie alla verve e alla passione di Andrea, sta organizzando serate di degustazione molto belle, all’insegna della scimmia sulla spalla e dell’edonismo. Lo scorso 11 marzo abbiamo partecipato al secondo appuntamento, e oggi veniamo a dar conto di quanto s’è bevuto. Oltre ai cinque whisky che vi trovate quasi recensiti qui sotto, abbiamo assaggiato anche un Caol Ila 25 anni di Silver Seal e quell’ottimo Longrow in Barolo… Mica male, no?

Santis Malt (OB, 40%), l’oggetto del mistero proveniente dalle Highland svizzere (?) e invecchiato in botti di birra, alla fine si è rivelato essere un discreto dram, dolcione e molto vanigliato, con un onesto sapore di whisky. Delle botti di birra non c’era traccia e forse è molto meglio così: 78/100.

Timorous Beastie (2016, OB, 46,8%): Douglas Laing ci ha preso gusto e continua nella creazione di Nas dal concept molto catchy. Questa bestiolina è stata costruita utilizzando solo single malt delle Highlands, tra cui quelli provenienti da Dalmore, Glen Garioch e Glengoyne. In realtà, pur avendo appena citato tre distillerie famose per un uso massiccio di barili ex sherry, il Timourous è un whisky molto bourbonoso, con vaniglia e spiccati sentori di erica. Affascinano le note minerali e un leggero velo di torba su un profilo di sincera gioventù: 82/100.

Glenrothes 24 yo (1989/2013, Cadenhead’s Small Batch, 56,9%): l’imbottigliatore più antico di Scozia ha selezionato un paio di barili ex-bourbon di Glenrothes e li ha assemblati per questo potentissimo Small Batch – un whisky dal corpo monstre, con un’intensità fruttata devastante tutta giocata su pesche sciroppate, albicocche, ananas… Notevole anche il lato cremoso e vanigliato, tutto esaltato da una gradazione alta ma inavvertita. Forse il migliore della serata: 88/100.

Buichladdich The Organic Ed. 2.10 ‘Mid Coul’ (2012, OB, 46%): la fantasia di questa distilleria arriva perfino a concepire imbottigliamenti ‘single field’, con orzo proveniente da una singola azienda agricola. Al di là della spericolata operazione di marketing tutta tesa all’esaltazione del terroir, questo Laddie è fondamentalmente onesto, molto maltoso e un poco burroso, anche se abbastanza naked. Un filo di torba. Semplice ma gradevole: 84/100.

Nikka Black (2016, OB, 43%): si spazia dalla Svizzera alla Scozia, senza disdegnare una trasferta intercontinentale per assaggiare uno degli imbottigliamenti del core range di Nikka. Il Black è un vatted delle distillerie Yoichi e Miyagikyo che si presenta con un corpo e bello beverino. Ci piace il suo carattere ruffiano, con tanta frutta matura (pesche e mele rosse). L’apporto della torba è evidente e soprattutto sul finale esplodono le spezie (noce moscata): 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Eugenio Finardi – Scimmia.

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Piove whisky vol. II

pizzul-2Come direbbe Bruno Pizzul, “tutto molto bello”: abbiamo ripescato da una sezione dimenticata del sito qualche ‘sentenza’, che pare perfetta per rimpolpare la scandalosa rubrica delle recensioni multiple. E ovviamente non c’è da aspettarsi una vera recensione, ma solo un paio di impressioni, buttate lì, e un voto. Tanto non è che a qualcuno importi davvero delle nostre personali opinioni, o no?


Longrow 10 yo (1994/2004, OB, 46%)

Lo assaggi e lo sai: questa è Campbeltown! Personalissimo come ogni Longrow, con le sue note torbose, minerali e ‘sporche’, ma meno spumeggiante di altre espressioni. 81/100

 

Isle-of-Jura-SuperstitionIsle of Jura ‘Superstition’ (2010, OB, 43%)

Saremo trancianti. Non fidatevi delle parole di chi ve lo proporrà come autenticamente godibile: è solo sciocca superstizione. Ruffiano e dolciastro, ma il bersaglio era altrove. 75/100

 

japan_yoi3Yoichi 15 yo (2011, OB, 45%)

Sarà l’influenza dell’occhio a… mandorla, ma c’è davvero un sacco di frutta secca; cremosissimo. Un biscotto allo zenzero? Peccato che queste espressioni siano destinate a sparire… 86/100

 

Caol Ila Friends of the Classic Malts (2007, OB, 43%)

Annusi un giovane Caol Ila, tipico, calmo: ancora non ti aspetti il disastro del palato: alcolico, acido e sciapo. Amici amici, poi ti rubano la bici. 70/100

Longrow 14 yo ‘Sherry Cask Finish’ (2010, OB, 46%)

Longrow, lo dobbiamo dire ogni volta?, è la versione ‘più torbata’ di Springbank: 55 ppm per Longrow contro 15 ppm del malto base della distilleria; oltretutto si tratta di una doppia distillazione, contro le due e mezzo di Springbank (che vuol dire? che parte del whisky è distillato due volte e parte tre…). Questa versione, esistente dal 1973, è distillata a Campbeltown solo per circa due mesi all’anno, ed è un peccato, data la qualità costantemente alta degli imbottigliamenti di casa; di certo bisogna apprezzare dei malti nervosi, non ruffiani, ma hey!, è per questo che ci siamo appassionati al whisky, no? L’imbottigliamento di oggi è già storia, dato che non esiste praticamente più in commercio; si tratta di un malto invecchiato in botti ex-bourbon e poi finito in barili ex-sherry.

Schermata 2015-01-28 alle 10.40.44N: il primo impatto rivela tutto l’apporto del finish, con note di uvetta, zuppa inglese, prugne cotte (frutta cotta in generale); note pungenti, di sherry ‘appuntito’, tra l’alcolico e il vinoso. Ma è pur sempre Longrow, qui lo sherry non agisce su un distillato debole: e quindi ecco forte la torbatura molto ‘bruciacchiata’ (braci, lucido per legno; pancetta) più che minerale (anche se… col tempo pare crescere una nota tra il marino e la salamoia). Con tempo e ossigeno, il tutto va scurendosi, con note di tabacco da pipa aromatizzato molto intense, di cuoio, di spezie (cannella, noce moscata, pepe); frutta disidratata (fichi, albicocche, scorza d’arancia). Malto buono, molto vivace, ottima interazione tra botti e distillato. Ci sono anche note di vaniglia, che danno un po’ di freschezza.

P: molto coerente col naso, di cui in pratica replica ogni nuance, ogni sfaccettatura. Qui forse emerge un che di fruttato, più fresco, che forse deriva dal primo tempo passato in bourbon?, e che comunque è di grande intensità e di piacevole dolcezza, soprattutto all’inizio. Quasi pesche sciroppate, albicocche… Comunque, tanta frutta disidratata. Aumenta esponenzialmente il lato Longrow, con molta più affumicatura (più fumo, più cenere, più cuoio; ma anche proprio torba, qui, evidentemente minerale, con anche un accenno di cera e un che di sapidino). Qualche suggestione mentolata? Pur restando equilibrato, dopo un po’ si lasciano andare note amarognole, con note di agrume amaro, di ferrochina, forse.

F: lungo e ceneroso / torbato; frutta secca, ancora ferrochina, dolceamaro. Agrumi caramellati. Anche una leggera nota umida, cerosa, minerale… fantastica.

Molto ‘old school’, con quel fantastico velo di mineralità… Longrow fino al midollo: sulle prime, soprattutto al naso, pare più banale, in realtà tempo e ossigeno lasciano libera la bestia. Se amate whisky rognosi, spigolosi e vecchia scuola, questo fa per voi… 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ronnie James Dio – Stand up and shout.

Longrow ‘Red’ (2012, OB, 52,1%)

Dopo un tripudio di Glendronach, decidiamo che vogliamo bere ancora qualcosa di buono… Scegliamo dunque una distilleria che amiamo, ovvero Springbank, e nello specifico optiamo per la versione torbata, vale a dire Longrow: eccoci con davanti il Longrow ‘Red’, undici anni di invecchiamento di cui 7 in botti refill-sherry e 4 in Cabernet-Sauvignon… Sì, suona strano, lo sappiamo, ma con il Longrow finito in Barolo ci era andata davvero bene! Il colore è ambrato.

lgrob.11yoN: oggi, niente verbi: anima Longrow (torba tipo ‘tubo di scappamento’, pepe), anima dolce (poca vaniglia), chiodi di garofano, mirtillo (un sacco: vino rosso!), inchiostro, liquirizia. Infine, anima dannata, e tornino i verbi per l’occasione: nitidi sentori di vino rosso che ci paiono davvero poco integrati. Un che di mentolato, in crescita. Un merito? L’alcol si sente poco. Dopo un po’ ci si abitua alla stranezza del naso, comunque.

P: brutto, brutto, brutto. Ha un sacco di personalità, e proprio questo è il problema: speravamo in anima Longrow + ‘sporcatura’ del vino, ma qui – ahinoi – i fattori si ribaltano per una tragica fatalità. Tannini inutilmente esuberanti stringono il palato fin da subito, con un alcol che in più è qui ben presente. Il vino rosso si distingue nitidamente, assieme a un che di plasticoso a tratti inquietante. Della distilleria rimane l’agrumato e una intensa, inquinata affumicatura.

F: amaro; paraffina, pepe, formaggio. Lungo, intenso e persistente. Purtroppo.

Totale ripugnanza reciproca tra vino e whisky. Il naso ancora ancora era accettabile, palato e finale sono – a nostro gusto – davvero discutibili; avevamo in mente, chissà perché, una recensione positiva di Serge, che invece, rileggendolo dopo la nostra degustazione, era molto critico, avvertendo però che altri avrebbero potuto apprezzare di più una tipologia di whisky certamente molto intensa e particolare. Beh, quegli altri non siamo noi, ma vi invitiamo comunque a cercare di provarlo: piaccia o no, è un’esperienza… cui noi daremo comunque il voto di 72/100.

Sottofondo musicale consigliato: violenza senza quartiere con i Dark Funeral e la loro My Funeral. Che titolo originale, eh?

Longrow 1998 (2010, Cadenhead’s, Rum Cask, 55,7%)

Dopo la scorpacciata di Macallan, vogliamo provare qualcosa di diverso, magari di un po’ inusuale… E cosa c’è di meglio di un Longrow invecchiato esclusivamente in botti di rum? Cadenhead’s, lo storico imbottigliatore, di proprietà di Springbank, la distilleria di Cambeltown che – come è noto – produce Longrow, versione un po’ più torbata del ‘solito’ (due parole in più le abbiamo spese qui): la combo Cadenhead’s – Springbank mette spesso sul mercato invecchiamenti ‘curiosi’ in botti improbabili, chissà se questo esperimento sarà ben riuscito (come, ad esempio, il Longrow maturato in Barolo Gaja) o meno… Il colore è ramato.

18569N: abbastanza aperto; certamente è un profilo particolare, in stile “prendere o lasciare”. Però il carattere Longrow è salvo, con una affumicatura acre e decisa, oltre a un che di ‘gluttammato di sodio’ (non siamo ancora ubriachi… ricorda l’umami) e di lievemente carnoso… Diciamo ‘carne al sale’? Dado di carne? E vabbè, insomma, ci siam capiti: poi c’è il rum, con note intense di zucchero di canna, di banana matura (un sacco), di caramello… Un po’ vegetale e con note candite ‘giovani’. Le caramelle al toffee Elah, ve le ricordate?! Note speziate, di noce moscata, che crescono col tempo.

P: la componente dolce si fa prevalente, ma – ancora – il distillato, indomito, lotta: ancora banana in quantità, toffee, zucchero di canna, persino un po’ di melone… E poi però ecco l’affumicatura ‘pepata’ tipica dei Longrow, massiccia ma ben integrata. Liquirizia. Ancora qualche nota ‘carnosa’. Semplice, ma in armonia.

F: violenta affumicatura sotto a una coltre di Pampero (wtf?); erba fresca, liquirizia.

Eravamo scettici, in partenza, ma dobbiamo ammettere di essere costretti a ricrederci: non è certamente un mostro di complessità, ma l’apporto del rum e quello ‘originale’ del distillato convivono senza sovrastarsi, lottando per la vittoria fino all’ultimo ma arrivando al traguardo perfettamente appaiati. Forse bilanciamento ed equilibrio non sono del tutto persuasivi, ma di certo c’è tanta intensità: per questo il nostro voto sarà di 83/100, molto particolare, davvero. Grazie a Monica per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: direttamente dalle peggiori rumerie de L’Havana, Buena Vista Social ClubEl Cuarto de Tula.

Longrow (2012, NAS, OB, 46%)

Schermata 2013-02-05 a 23.22.42Da qualche tempo, il Longrow CV non c’è più; la cosa un po’ ci dispiace, perché ancora ricordiamo con emozione la nostra prima bottiglia, acquistata a Edimburgo assieme ad un Mortlach Flora & Fauna… Entrati nel negozio Royal Mile Whisky, uno di noi chiese un whisky “affumicato, ma meno scontato dei whisky da supermercato” (beata la nostra ingenuità), e ci capitò in mano proprio il CV. Quella versione è stata soppiantata da questa qui sotto, che ha un’etichetta bianca e dorata un po’ tamarra, non ha età dichiarata ed è imbottigliata a 46%. Ricordiamo per i distratti che i Longrow sono la versione torbata di Springbank (55 ppm contro 25), e a differenza degli stessi Springbank sono distillati due volte (contro le due e mezzo di S. e le tre di Hazelburn… che confusione!): Francesco ha da poco dedicato un articolo interessante a questo whisky, esperimento nato nel 1973. Qui sopra trovate lo schemino della distillazione di Longrow riportato sul sito ufficiale. Il colore è paglierino chiaro chiaro.

LongrowN: davvero molto ‘cremoso’, c’è un’intensa nota di vaniglia corredata da note di pasticceria; albicocca? Tracce di arancia. Pian piano vien fuori un lato affumicato (cioè, c’è sempre, cresce col tempo) delicato ma deciso, con note di camino acceso. Troviamo poi note quasi di carne, frequenti nei distillati Springbank, ma forse non così intense come in altre espressioni; ci sono comunque suggestioni ‘sporche’, di legno vecchio, forse anche di formaggio, ed anche leggermente iodate (la solita brezza marina!) e minerali. Note di tartufo? Nel senso del gelato, eh, non del fungo tuberoso (che invece è trovato da Serge); anche tracce quasi medicinali. Il complesso è piuttosto austero, semplice ma strutturato.

P: il corpo è oleoso e masticabile; ci sono ancora note cremose (crema alla vaniglia) e poi diverse suggestioni fruttate (dalla marmellata d’albicocca all’uva bianca… tutte suggestioni comunque, lievi, appena alluse). Non manca una crescente sapidità molto marina. L’affumicatura, poi, al palato è bella massiccia; man mano, comunque, si fa più nervoso, con note di limone (o cedro?), punte un po’ amarine e vegetali, e verso il finale arrivano al galoppo note pepate (diciamo zenzero, via).

F: affumicato, senza dubbio; salato, senza dubbio; lungo e intenso, senza dubbio. Splendide note medicinali ed erborinate; convivono assieme, su un tappetone di torba, vaniglia ed eucalipto.

Se non fosse che quella famosa bottiglia di Longrow CV l’abbiamo finita quando ancora l’Inter dominava i campionati (ah, bei tempi!), saremmo stati curiosi di assaggiare i due whisky vicini. Ad ogni modo, questo è un malto davvero buono, in parte inusuale (anche se noi non l’abbiamo trovato così inusuale come ha ritenuto Serge) ma che di certo costituisce un’ottima alternativa… sì, proprio a quei “whisky affumicati da supermercato”, esattamente come andavamo cercando allora. Consigliato, anche considerando che costa intorno ai 35 euro. Il voto è dunque di 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: i Vision Divine, con una cover power metal di Take On Me degli A-ha.

Longrow 18 yo (2011, OB, 46%)

Siamo già passati dalle parti di Campbeltown, e già vi abbiamo parlato delle versioni torbate della Springbank Distillery – vale a dire, i Longrow. Voci vogliono che stia per uscire il nuovo batch del Longrow 18 anni; in attesa di scoprire se così sarà, noi abbiamo in casa un sample della versione 2011… Il colore è paglierino chiaro.

N: è tutto “leggermente”, ma non senza personalità, anzi: è un profilo ‘nudo’ ma ben definito. Leggermente torbato, leggermente vegetale (fiori recisi, mandorle fresche), il tutto accompagnato da una leggera vaniglia. Leggermente agrumato (limone, soprattutto) e speziato (zenzero). Nitidi sentori di caffè, qualche nota di rabarbaro. Ha un che di ‘cerealoso’ (no biscottato), mentre il legno resta in disparte.

P: anche al palato è nudo, austero; prevalgono le note minerali, oleose, torbate e vegetali. Tornano i cereali, torna un limone intenso, mandorla amara… Poca dolcezza! C’è, talvolta, una nota di carne avariata (prosciutto crudo?), peraltro tipica del distillato di Springbank, che probabilmente dividerà i palati (e così accade anche qui: a uno piace, all’altro no!): con acqua, comunque, tendono ad attenuarsi, ed aumenta la quota di dolcezza (vaniglia e mele).

F: sassi, vaniglia, legno. Semi di limone.

Francamente, non abbiamo trovato quelle intense note fruttate riscontrate da Ruben e da Serge (e per questo la nostra valutazione resterà un po’ più bassa)… Questo whisky non ha nulla di rotondo, di elegante, niente di ruffiano: è un whisky difficile nella sua scarna semplicità, di certo non ci pare un malto per neofiti. Ha una sua, particolarissima, raffinatezza: il naso ha un profilo che ci piace molto, consigliamo qualche goccia d’acqua per tenere da parte le note ‘carnose’ del palato. Il nostro giudizio sarà di 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Burzum Tomhet, un pezzo ambient particolarmente appropriato, tratto dal capolavoro Hvis lyset tar oss.

Longrow 7 yo Gaja Barolo finish (2008, OB, 55,8%)

Qualche premessa, in ordine sparso: innanzitutto, si sappia che Longrow altro non è che il nome della versione torbata del whisky distillato a Campbeltown presso la Springbank Distillery. Poi, si sappia che questo è un whisky di circa sette anni, di cui cinque e mezzo in botti ex-bourbon e uno e mezzo in botti di Barolo della prestigiosa cantina italiana di Angelo Gaja. Infine, si sappia che il colore è ramato, a dimostrazione che sì, il Barolo un qualcosa l’ha lasciato…

N: lo annusi e lo sai: è Longrow. E’ torbato in quel modo lì che solo alla Springbank: ha senso per qualcun altro? Non ne dubitiamo. La torbatura è sobria, composta: ci sono poi note ‘sporche’ tipicamente Longrow (suggestione di dado, di sugo di carne…), delicate, che si integrano perfettamente nel contesto. Tanti tanti agrumi, soprattutto – diremmo – marmellata d’arancia. Il bourbon porta note di vaniglia, arrotondando un naso bello cremoso. Con acqua, il lato ‘vinoso’ aumenta un po’, con nitide note di inchiostro. Frutta cotta. Il legno lascia il segno: molto speziato, pepe, zenzero.

P: molto cremoso, avvolgente, tutti i sapori sono davvero intensi. Il vino qui ha un impatto decisamente più netto, declinato sul dolce: vin brulée, cannella. L’affumicatura è molto dolce, e va talmente a braccetto con il legno che finisce per confondersi. Tenui note di cioccolato; marmellata d’arancia, bella amara. Vaniglia, zenzero.

F: torna l’affumicato, assieme ad un persistente sapore di legno speziato. Liquirizia. Ancora marmellata d’arancia.

Troppo legno, forse? Questo Longrow è il connubio ben fatto tra botti molto attive (ex-bourbon) e un affinamento in vino altrettanto importante. Il risultato è un malto, ben riconoscibile come Longrow, davvero molto intenso e saporito. Il naso si fa forse preferire rispetto al palato. Jim Murray, nella Whisky Bible, scrive che portare avanti questo esperimento sarebbe, per la Springbank, un po’ come “correre attorno ad un manicomio asserendo d’essere Napoleone”: forse ha ragione, chissà, di certo a lui è piaciuto e a noi pure: 86/100 è il verdetto, qui leggasi del baffuto Serge.

Sottofondo musicale consigliato: una ballad dei Motörhead? Sì, e non ci sia imbarazzo per la voce di Lemmy. Quindi MotörheadOne more fucking time, dall’album We are Motörhead.