Macduff 20 yo (1997/2017, Valinch & Mallet, 51,3%)

Macduff è una distilleria poco quotata, il cui single malt è commercializzato con marchio Glen Deveron; come spesso accade con case produttrici poco note, le pagine meglio illuminate sono quelle scritte dagli imbottigliatori indipendenti – e a proposito di Macduff, ne abbiamo già avuto esperienza… Oggi assaggiamo uno degli ultimi imbottigliamenti di Valinch & Mallet, uno dei banchetti meritatamente più affollati durante il Milano Whisky Festival: bourbon hogshead, vent’anni di maturazione, pieno grado. Daje.

Schermata 2017-11-14 alle 11.18.08N: uno splendido impatto, di grande intensità: si qualifica da subito come una potenziale bomba fruttata. Gli ordigni, nella nostra mente contorta, sarebbero dei cestini di pastafrolla, crema e appunto frutta… C’è un’ottima cremosità, da vaniglia, da crema pasticciera, da budino alla vaniglia! Poi, proseguendo la suggestione del pasticcino, ci viene in mente il pezzetto di ananas coperto dalla gelatina zuccherata… Succo d’arancia zuccherata – e poi una venatura erbacea, sottilmente balsamica, quasi. Una nota di zabaione, anzi: proprio tuorlo d’uovo. Zenzero candito. Molto buono.

P: molto coerente, e meno male! Risaltano ancora leccornie cremose, fruttate e zuccherine. Epifania: gelato alla banana. Cronaca spicciola: vaniglia, pastafrolla, crema pasticciera, pasticcino alla frutta… La bomba potenziale non esplode del tutto, parte pittosto una sassaiola di banana, confettura d’albicocche, moltissima mela gialla, bella dolce…

F: lungo e perisitente, tutto composto tra il maltoso e il brioscioso. Ancora mela gialla.

Non grasso, non oleoso, magnificamente fruttato e ‘dolcino’, l’epitome del single cask in bourbon dal cuore delle Highlands con deliziose venature erbacee, senza picchi, senza deviazioni, senza squilibri – che qualità signori! Complimenti a Fabio e Davide: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Anthony Joseph & The Spasm Band – She is the Sea.

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Piove whisky (sullo Speyside)

Ecco che tornano le esilaranti performance lampo di quando ci ritroviamo la sera, abbiamo voglia di assaggiare qualcosa e non ci sentiamo poi però così tanto riflessivi. Allora noi questa volta si fa un viaggetto nello Speyside, patria indiscussa del whisky di malto.

oldbothwellMacduff 1980/2011 (Old Bothwell, 54,3%): bordate di frutta gialla fresca, persino tropicale, persino poco alcolico, persino con sfumature minerali. Esibisce anche una sorprendente freschezza floreale in pieno stile irish. Inscì avéghen! 87/100

Glenfarclas 12 yo (metà 2000, OB, 43%): al naso è molto disarmonico, si presentaimg-2d-0003-20130611110125_IM174163 piatto, troppo alcolico, con note di profumo dappoco; al palato le note pacchiane di caramelle al toffee si salvano in corner per una dolcezza vagamente sherried e maltosa (tra uvetta e biscotti di malto e frutta secca). Il corpo lo protegge dal baratro: 76/100

longmorn-19-year-old-1994-first-edition-whiskyLongmorn 19 yo (1994/2014, First Edition, 58,2%): malto, malto e tanta frutta gialla; però a grado pieno l’esperienza è davvero un po’ traumatica… Con aggiunta d’acqua, si dispiega una bella distesa di arance e c’è anche un bel biscotto al burro golosone. 84/100

 

 

Macduff 24 yo (1989/2013, Cadenhead’s ‘Small Batch’, 53,3%)

Basta passare da Milton a Mac, e zàcchete: abbiamo superato il passato e ci siamo tuffati nel presente. No, non abbiamo ancora abbandonato gli studi letterari per darci al Macdonald, semplicemente era un bruttissimo gioco di parole: siamo passati dal Miltonduff di Cadenhead’s di ieri al Macduff di Cadenhead’s di oggi… Superata la vergogna per un’ironia degna di chi non sa cosa dire e rompe l’imbarazzo ma non fa che peggiorar le cose, questo è un single cask invecchiato per 24 anni in una botte di sherry: e si vede, diremmo, dato che il colore è rubino.

macduff-24-year-old-1989-small-batch-wm-cadenhead-whiskyN: un whisky incastonato nel rovere e certo l’alcol è molto discreto. L’apporto dello sherry è bello chiaro: note di legno (di ‘mobile’, di credenza, proprio: no, non di comodino, né di tavolino, abbiamo detto di credenza!), di tabacco da pipa, quasi bruciacchiato; e di rabarbaro, tanto tanto. Al fianco, altrettanto massiccio, si staglia tutto un mondo zuccherino: caramello, frutta rossa in confettura (fragola uber alles), uvetta, sciroppo d’acero. Poi emerge perfino il malto, toh!, chi si vede: in una versione molto briosciosa, se ci è concesso. Suggestioni intense, pure, di frutta tropicale (cocco, mango) molto matura. L’acqua apre un po’ sulla frutta e sul tostato.

P: un’esplosione sensoriale, con fiammate di sapore: in controtendenza rispetto al legnoso del naso, svela qui succose note tropicali e fruttate, tra la fragola e il succo di frutti tropicali misti (ammazza, quanta papaya!). Poi, riemerge il legno con note di aghi di pino, di eucalipto, e anche di cola e rabarbaro. Con acqua, occhio!, perché si perde il fruttato (parte pregevole) e si sfarina in una legnosità dolciastra e tostata (rabarbaro, caramello bruciacchiato).

F: ritorna in scia al naso, con tante suggestioni legnose e tanniche; eucalipto da una parte, rabarbaro e cola dall’altro; leggermente tostato.

Buono, di una bontà eccessiva, come certe battone truccatissime che tanto piacevano a Baudelaire: il legno è protagonista assoluto, nel bene e nel male, e a dirla tutta probabilmente se fosse rimasto un pochetto in meno in legno sarebbe stato più armonioso e avrebbe evitato certa esuberanza del tannino (il rabarbaro così evidente è spia inconfutabile), a dir la verità esuberanza che si manifesta soprattutto con acqua. Ma basta parole, noi ci intorcichiamo in giri di parole e siamo schiavi della retorica perché altrimenti saremmo nudi, di fronte alla scarna essenzialità della miseria della vita umana. Ma a voi mica interessa patire il nostro dramma, o no? Quindi, torniamo al malto: è quel che si dice uno sherry monster, e deve piacere tutto il suo legno eccessivo. A noi piace, ma non si aggiunga acqua!, e quindi: 86/100. PS: ne approfittiamo qui per dire una cosa che vorremmo tutti sapeste, dato che c’è chi ci dice “ma che sia buono o no, voi usate sempre le stesse parole! talvolta date giudizi critici e voti buoni, talaltra date giudizi indulgenti e voti bassi”. Forse in effetti è così, ma lo facciamo sempre in relazione a un whisky ideale, che non esiste: si prenda questo whisky come esempio. È un buon prodotto, è molto ‘tipico’ nel genere degli speysider pesantemente sherried, con una sua bella intensità. Siccome ha dei difetti, a nostro gusto (non c’è oggettività, c’è solo soggettività! eddai ragazzi, lo sapete pure voi che il positivismo ha fatto il suo tempo, se ci credete sbagliate voi), gli diamo un voto alto ma non altissimo. Capito? Bene, ciao, grazie.

Sottofondo musicale consigliato: Metallica – Breadfan.

Macduff 31 yo (1980/2012, Wilson & Morgan, 50,2%)

Macduff è un personaggio chiave nel Macbeth, non foss’altro per il fatto che è lui ad uccidere il tiranno regicida; nel dramma reca con sé il peso della moralità, e in nome di questo (e in nome del bene della Scozia) arriva di fatto a sacrificare la sua famiglia, massacrata dai sicari di Macbeth, pur di andare in Inghilterra a radunare un esercito che possa porre sul trono il legittimo erede di re Duncan. Curiosamente, entra in scena nel secondo atto, e rimproverando Macbeth per l’ora tarda del suo risveglio discute degli effetti dell’alcol sull’uomo, in un dialogo fitto di doppi sensi; chissà se Macbeth avrà avuto in mente il whisky, quando dice che il bere “provokes the desire, but it takes / away the performance”… Ad ogni modo, oggi assaggiamo un Macduff – appunto – distillato nel 1980, quando la distilleria era di proprietà italiana (Martini Rossi), e imbottigliato l’anno scorso da Wilson & Morgan (che, a dispetto del nome, è azienda italianissima) nella prestigiosa serie Collector’s Edition che già tante gioie ci ha regalato. La botte di sherry è la numero 6886, e la gradazione è di 50,2%.

wm066235-66_IM127122N: beh, che dire… esuberante davvero, questo malto, fin dalle prime battute: c’è veramente ogni tipo di frutto, dal tropicale (banana, anzi: ci viene in mente la dolcezza dei gelati alla banana…; ma poi anche, come dire, una suggestione di Pina Colada, a dimostrazione del tripudio tropicale in atto) alla frutta rossa (more e lamponi) ad agrumi belli maturi (arancia, sì). L’effetto è quello di una ricchissima macedonia; poi, accanto al lato fruttato, un tourbillon cremoso e burroso (crema di nocciola, cioccolato bianco, marzapane…). Ci sono anche note di lucido da scarpe e, più lievi, di legno, che forse tradiscono la veneranda età del distillato assieme a qualche timida traccia di erbe aromatiche. Comunque, a sondare il lato fruttato ci si potrebbe rimanere per giorni e giorni…

P: attenzione, una slavina di frutta vi sta già travolgendo! A voler sintetizzare tutto in un’unica suggestione, sa proprio di succo di frutta tropicale, impressionante; banana, maracuja, cocco… poi mela rossa, ancora fragole e lamponi, ancora spremuta d’arancia… Eccellente. Più in disparte, note di caramello e toffee, in parte di frutta secca (nocciola) e di una liquirizia dolce. Intenso, intensissimo, godibilissimo: va giù che è un piacere.

F: molto burroso, ancora tropicalia, ancora toffee, più legno e frutta secca ‘burrosa’, cioè noce. Piuttosto lungo e persistente.

Abbiamo già detto che la frutta tropicale è impressionante? 91/100 è il nostro giudizio per un whisky davvero rotondo, fruttato, e che a parte qualche deliziosa nota legnosetta al naso non tradisce mai la sua età già – relativamente – veneranda. Un whisky che non possiamo non consigliare; esaurito secondo il sito ufficiale (ci trovate anche le tasting notes), si trova ancora in giro attorno alle 200 euro. Complimenti per la selezione.

Sottofondo musicale consigliato: veramente non potevamo esimerci dall’andare a pescare il brano ai tropici, con un gran pezzo di Caetano Veloso, Podres Poderes