Ospitaletto Whisky Festival 2014

1898688_10203455085846149_744983341_oCome sapete, l’Italia si pregia di avere tre whisky festival: Milano, Roma e… Ospitaletto! Per il quarto anno consecutivo, GP e Dameris hanno preparato un tasting di livello altissimo, e per il quarto anno consecutivo la fortunata comunità che gravita attorno al forum singlemaltwhisky.it si è ritrovata per una splendida giornata di amicizia, carne alla griglia e beh, naturalmente tanto single malt! Oltre al parterre previsto, ci sono state numerose integrazioni: innanzitutto, il forum ha assaggiato e dato la propria opinione su cinque samples di botti di Arran, per consigliare Claudio e Davide che prepareranno un imbottigliamento speciale, forse già per Roma; poi, i Laphroaig sono diventati tre, per un istruttivo confronto tra invecchiamenti in barrels e in hogsheads; e infine, il sommo Giuseppe Gervasio Dolci ha omaggiato i presenti di uno splendido Tobermory del 1972 imbottigliato da Moon Import per la serie “De viris illustribus”… Insomma, uno spettacolo. Un saluto e un abbraccio vanno a tutti gli amici che abbiamo ritrovato e che non nomineremo: come si suol dire, you know who you are. Un ringraziamento enorme va a GP e Dameris, che come sempre sono stati ospiti eccezionali, di simpatia e disponibilità veramente uniche, regalandoci un pomeriggio speciale: grazie!

Come al solito, alcuni whisky li abbiamo assaggiati lì, e vi proponiamo qui sotto delle tasting notes un po’ discorsive e ‘buttate lì’; prendetele con le pinze, insomma! Del Mannochmore, che uno di noi ha avuto il piacere di presentare, avevamo già parlato qui: delle altre bottiglie, attendetevi nei prossimi giorni recensioni più approfondite…

foto 3-2Bladnoch 23 yo (1977/2000, OB, Rare Malts, 53,6%)

Una bella sorpresa da una distilleria misconosciuta: un malto pulitissimo, con l’invecchiamento in bourbon ben presente e vivo, con note di vaniglia, cocco, frutta gialla e tanta crema; sfumature agrumate, soprattutto al palato, molto gradevoli, e punte erbacee e cerealose, soprattutto verso il finale. Così a naso, gli daremmo 86/100: semplice, pulito, va dritto per dritto verso l’obiettivo.

Schermata 2014-02-24 alle 11.57.37Ardbeg 17 (circa 2000, OB, 40%)

Questo quasi diciottenne di Ardbeg, sostituito nel 2006 dall’Airigh Nam Beist, ha un livello di ppm più passo del Blasda: ma che diversa personalità…! Molto più corpo, a dispetto della gradazione, davvero cremoso e masticabile; leggero, certo, ma proprio per questo pericolosamente bevibile… Perfetto equilibrio tra marinità torbata e una dolcezza di caramello e vaniglia, veramente ottimo. Punte di confettura di fragole al finale, e soprattutto dopo un po’ punte di formaggio (di grana, per la precisione…) al naso. Notevole, un Ardbeg easy ma di personalità. 87/100.

foto 4Laphroaig 11 yo Cairdeas ‘Master Edition’ (2010, OB, 57,3%)

Ops, Claudio ci perdonerà… ma abbiamo perso il foglietto in cui ci eravamo appuntati le nostre note! Di sicuro, ricordiamo che l’avevamo segnalato come un perfetto esempio di giovane Laphroaig ‘moderno’, con un mix di legno, liquirizia, note tropicali e speziate… Buono è buono, fidatevi! Saremmo stati attorno all’88: se ritroviamo le tasting notes che abbiamo scritto, giuriamo!, le pubblicheremo…

Sottofondo musicale consigliato: Anna FDNA, che si prolunghi il clima di festa!

Mannochmore 18 yo (1990/2009, OB, 54,9%)

Uno crede che la Diageo si occupi solo di alcolici, e invece… Presso la Mannochmore Distillery, infatti, si produce anche mangime per animali, utilizzando gli scarti della produzione di molte distillerie. Sebbene la tentazione di assaggiare anche questo prodotto sia… ehm… forte?, ci limiteremo a restare nel nostro campo e ad assaggiare l’ultimo dei pochissimi imbottigliamenti ufficiali del whisky là prodotto: un 18 anni, misto di invecchiamento di botti di bourbon e sherry re-charred (ovvero abbrustolite all’interno in modo che il legno ‘si apra’ e dia di più al distillato) e botti di quercia americana che avevano contenuto sherry. Insomma, un gran casino. Il colore è ramato chiaro.

N: senz’acqua: burro e zucchero (impasto per torte), vaniglia, fette biscottate, toffee, torrone. Pere caramellate; c’è anche frutta tropicale (diremmo papaya disidradata… l’abbiamo appena comprata!). Marshmellow. Note liquorose, a tratti, tipiche solitamente degli sherried; cioccolato al latte (ovetti kinder, molto intenso), uvetta, panettone. Con un po’ di attesa, la dimensione fruttata si apre un po’ (banana). Pian piano esce un legno caldo davvero buono, che porta con sé spezie. L’acqua accende il legno ed esalta soprattutto il lato cioccolato al latte – vaniglia – torrone. A un certo punto il legno ‘si impolvera’, sembrando più vecchio dei 18 anni dichiarati, e le spezie (noce moscata) acquistano intensità. Molto buono, molte sfaccettature non particolarmente ‘eterodosse’, ma è bene così.

P: delizioso. Senz’acqua, nonostante i quasi 55, c’è una dolcezza molto intensa che pervade la bocca con vere fiammate di sapore ed evolve però verso un lieve amaro. Direi, in ordine sparso: cappuccino (? sì, inizialmente avevamo scritto caffè, ma è più dolce), uvetta, pera; cereali (muesli). Ancora vaniglia. Stupiscono piacevolmente le note più ‘vegetali’: un po’ di fieno (aumenta col tempo), tè verde; note di menta ed eucalipto, molto delicate; leggermente speziato e pepato. Poche gocce d’acqua, che al naso non ci erano parse necessarie, giovano molto al palato: non cambia il profilo, ma i sapori assumono tutti maggiore intensità (in particolare uvetta / spezie / menta).

F: non lunghissimo, ma piuttosto intenso. Ancora muesli e uvetta, un po’ di cioccolato al latte; noce moscata, di nuovo, a impreziosire.

Bastano poche parole, crediamo, per descrivere questo Mannochmore: è davvero un buon whisky. Come già accennato, non ha un profilo sorprendente, non ha punte inattese, non stupisce con numeri d’alta scuola: è un ottimo prodotto, è concreto, punta dritto al risultato, e lo ottiene. Il pregio migliore, oltre all’assenza di difetti (il che non è poco), è l’impeccabile bilanciamento dei molti elementi presenti (alcuni più intensi, altri più delicati, ma sempre presenti e in costante evoluzione), soprattutto al naso. Insomma, ci piace: se il finale fosse un pelo più lungo, guadagnerebbe il 90, ma si dovrà accontentare – si fa per dire – di 89/100. Al solito, potete confrontare i nostri deliri con le opinioni di Serge e Ruben, ma anche con quelle di Tim.

Sottofondo musicale consigliato: Max Romeo & The UpsettersI chase the Devil, dall’album War ina Babylon.