Miltonduff 9 yo (2018, Chorlton Whisky, 58,3%)

Das Wunderzeichenbuch, per intenderci: guardate l’etichetta qui sotto…

Continuiamo nella ricerca di gemme nascoste nello Speyside… Dobbiamo confessarlo: come scrive il nostro amato Marco Zucchetti, “anche l’occhio, come gli angeli, vuole la sua parte”, e noi in questo siamo delle persone semplici. Se troviamo una bottiglia con un’etichetta particolarmente bella, ci incuriosiamo e ci vien voglia di assaggiare… Da qualche tempo è arrivato sulle scene del whisky scozzese un piccolo imbottigliatore indipendente, con sede a Manchester: si chiama Chorlton Whisky e usa, come immagini per le proprie etichette, delle elaborazioni grafiche a partire da immagini tratte dal Das Wunderzeichenbuch, o Libro dei Miracoli, un manoscritto illustrato tedesco di metà del Cinquecento (per i feticisti: edito da Taschen in una bella edizione). Possiamo dirlo? Sono tra le etichette più belle che ci sia capitato di vedere negli ultimi anni! Sedotti da questo, abbiamo nel tempo comprato qualche bottiglia, e finalmente eccoci qui a recensire un Miltonduff di 9 anni maturato in botte bourbon per soli 9 anni.

N: sulle prime l’alcol tende a chiudere un po’, ma poi… arriva una vera esplosione agrumata, e se fossimo coraggiosi ci esporremmo dicendo a gran voce “kumquat”! Riconosciamo nitido un gran misto di frutta gialla (mela, albicocca), poi ecco un poco di vaniglia. Corn flakes (in crescita) e un qualcosa che ricorda il liquore all’arancia. Cocco.

P: in bocca l’impatto è esplosivo, e ancora questo Miltonduff si mostra tanto fruttato (di nuovo la coppia arancia e frutta gialla). Poi troviamo sentori attesi, come pastafrolla e (eresia!) panettone senza canditi. Davvero super, super burroso. Un tocco di anice.

F: piuttosto lungo, c’è ancora tanto burro e arriva inattesa un po’ di frutta secca.

Ogni tanto, di fronte a imbottigliamenti del genere, ingenuamente ci vien da chiederci: ma di botti così, in Scozia, quante ce ne saranno? Migliaia, probabilmente: il profilo è relativamente ‘standard’, ti offre tutto quel che ti puoi aspettare da un whisky dello Speyside, giovane, in botte bourbon a primo riempimento. Non è un whisky ‘particolare’, dunque, ma… avercene! I barili ci sono, ma bisogna saperli scegliere e avere l’intuizione di imbottigliarli. Veramente piacevolissimo, intenso, l’alcol a dispetto del grado non è eccessivo: un whisky da bere, e tra una parola e l’altra la bottiglia finisce in un attimo. Tra l’altro, ci sentiamo di dire, costa proprio poco (poco meno di 50 euro) e il godimento è davvero tanto: 87/100. Grazie a David per il sample!

Sottofondo musicale consigliato: Buena Vista Social Club – Candela.

Live Tasting @WRF Miltonduff 10 yo (2018, G&M, 43%)

Quando avete acquistato il biglietto per partecipare alle tasting notes live, probabilmente il brivido dell’ignoto ha solcato per un istante le vostre schiene, immaginando chissà quale swow pirotecnico. E invece oggi siete le vittime sacrificali di un sadico esperimento di metablogging, dove voi aprite il vostro cuore e ci confidate quello che provate (col whisky in mano) e noi lo sfruttiamo avidamente per i nostri bassissimi fini.

N: il naso è come Load dei Metallica, gradevole ma ti aspetteresti tutt’altro. Alla fine è strano incontrare un single sherry cask all’improvviso. Frutta secca, note di pasticceria industriale (brioscina confezionata zuccherina e un po’ artificiale). Cioccolato al latte, alla grandissima. Poi ha anche un lato acidino-agrumato (cedro e chinotto). Insomma se ci pensate è esattamente una Fiesta. Ha anche una marmellata di frutta rossa. All’improvviso parla un visionario: i mirtilli rossi dell’Ikea.

P: a 43% non ha un corpo devastante, ma lo definiamo “soave”, che va giù bene bene, insomma. Estremamente coerente col naso, secco anche se è in aumento un senso zuccheroso e pastoso di caramella mou, di mon cheri. C’è sicuramente scorza di agrume. E comunque è una stramaledettissima e godibilissima Fiesta. Una nota resinosa, lievemente balsamica.

F: non lunghissimo ma soddisfacente. Un poco minerale.

Il popolo del web si espone sul voto: 84/100. “Che buono, ma stanca”, dice qualcuno, qualcun altro “non sarebbe la prima che farei come un regalo”; molto beverino e facile, piacione e istruttivo – rappresenta bene la tipologia di invecchiamento in sherry. Per un neofita, ha un ottimo rapporto qualità/prezzo (costa circa 50€). Per essere un 10 anni, però, è molto piacevole, pieno e mostra un bel carattere.

Sottofondo musicale consigliato: Metallica – Ain’t my Bitch.

Gordon & MacPhail presenta ‘Discovery’: Tormore 13, Balblair 12, Miltonduff 10

Gordon & MacPhail, uno dei più importanti imbottigliatori indipendenti scozzesi, ha da poche settimane rilanciato completamente la propria offerta, razionalizzando alcune serie, introducendone nuove e rifacendo completamente il look alle bottiglie. Grazie alla responsabile del mercato italiano Juliette Buchan abbiamo ricevuto un pacchetto con quattro campioni di una serie completamente nuova, Discovery, considerata particolarmente adatta al mercato italiano: si tratta di imbottigliamenti a gradazione ridotta, concepiti come introduttivi alla varietà e alla complessità del mondo dello scotch whisky – la serie è divisa in tre filoni, ciascuno identificato da un colore, che vorrebbero offrire una prima mappa dei principali profili aromatici dello scotch, e dunque Smoky (grigio), Sherry (viola), Bourbon (verde). L’iniziativa è lodevole, e di certo si vede come da più parti si tenda a curare molto la fase di ingresso nel mondo del whisky, creando spesso mappe più semplici e accattivanti rispetto a quelle ‘tradizionali’ sulle zone di produzione, generalmente scegliendo proprio i profili aromatici come chiave di lettura – d’altro canto, questa scelta ci dice che il mercato italiano, nonostante la sua tradizione e la sua cura verso la qualità, è ancora considerato un mercato marginale, da educare, in cui – come da stereotipo, dal Glen Grant 5 anni in giù, o in su – piacciono prodotti giovani, facili, ‘de pronta beva’. Noi ora assaggiamo i tre non torbati, la prossima settimana ci dedicheremo al quarto, che berremo in solitaria.

Tormore 13yo (2018, G&M, Discovery, 43%)

Al naso si presenta pulito e svestito, con uva bianca, fiori freschi, agrumi e canditi (limonata zuccherata), mela gialla. Solo dopo un po’ esce vaniglia e marzapane. Un profilo scattante, fresco, in bilico tra una sobria gioventù e una fruttarella che inizia ad affacciarsi. Il palato conferma il profilo, con una maggiore dolcezza vanigliata e una purea di frutta gialla (pera e mela). Ancora protagonista il cereale, molto floreale in questo caso. Finale erbaceo e pulito. Molto piacevole, onesto: sa di whisky dello Speyside, bene. 84/100

Balblair 12yo (2018, G&M, Discovery, 43%)

Al naso ha una bella impronta grassa e grossa, oleosa e minerale, data in partenza da un distillato di personalità come quello dì Balblair. Crosta di pane folgorante. A fianco, sentori più ingolosenti, di panna cotta, vaniglia, frutta gialla. In bocca smentisce le attese con una nota salina abbastanza inattesa, netta e piacevole; rimane oleoso e minerale, ma rispetto ai pronostici non si adagia su una dolcezza esuberante e preconfezionata (anche se mela e vaniglia ci sono). Il finale resta salato e cerealoso, non lunghissimo per la verità. 84/100

Miltonduff 10yo (2018, G&M, Discovery, 43%)

L’apporto dello sherry è inconfondibile. Fresco, succoso e avvolgente, non disdegna fughe in avanti verso note speziate e di frutta secca. Abbiamo un naso con torta di mele, del cioccolato al latte, poi una nota nettissima di aceto di more (ha sia note d’aceto che di frutta rossa, anche tanto ribes). Il palato torna con una frutta rossa acidina (ribes, lampone), molto succosa, con del cioccolato al latte. Finale lungo e persistente, speziato, frutta rossa e marmellata. 86/100

Interessante come i due ex-bourbon, Tormore e Balblair, siano molto diversi tra loro: il profilo astratto è il medesimo, whisky facili in bourbon, ma in concreto le differenze delle distillerie emergono con chiarezza, e nessuno dei due risulta essere eccessivamente ruffiano – bourbon sì, ma non esageriamo. Il MIltonduff, per contro, è un esempio perfetto di come un buon barile e un distillato onesto portino ottimi risultati già dopo soli 10 anni. Per ora, serie approvatissima!, anche tenendo conto dei prezzi, che dovrebbero essere intorno alle 55/60€.

Miltonduff 24 yo (1989/2013, Silver Seal, 51,3%)

Dopo questi ultimi due Ardbeg, eccellenti ed estremi nella loro torbosa isolanità, cerchiamo rifugio nei più morbidi territori dello Speyside: nelle nostre peregrinazioni continuiamo però ad affidarci alla guida di Max Righi, novello Virgilio, che ci consegna questo Miltonduff, una botte ex-sherry (o una parte, per lo meno: solo 120 bottiglie messe in commercio) di 24 anni.

0000000018172N: un classico naso da Speysider, quel che cercavamo! Si apre su un tripudio di pasticceria e frutta, in ogni forma: domina sulle prime la pasta di mandorla (i dolcetti di marzapane, che buoni!), ma anche qualcosa che ricorda il pandoro, o la torta paradiso; ci sono note cremose, ma non ruffiane, ed anzi lievemente mosse da punte agrumate (essenza di buccia d’arancia; limone, ma forse perfino pompelmo?); la frutta è sia fresca e matura (pesche, mele; anche una bella nota di melone) che disidratata (ancora mele, albicocche); uva bianca e fragole sono frutto della nostra immaginazione? Col tempo si fa più complesso, lasciando emergere note di malto, di legno impregnato; evolve anche verso un lato più ‘scuro’ (miele, sciroppo d’acero), al limite del minerale.

P: bisogna ripararsi in un rifugio per resistere al bombardamento di sapore; inizia con intense note dolci, molto piacevole (confettura di albicocca, molta; zucchero di canna, tuorlo d’uovo; pesche sciroppate, e mele), e pian piano lascia spazio ad un malto che si rivela più ‘sporco’ rispetto alle nostre attese: c’è una venatura minerale che, abbinata ad un progressivo aumento delle note più ‘legnose’, richiude il profilo di sapori ancora su miele e su una cremosità tostata (e con questa suggestione agghiacciante pensiamo alla creme brulee).

F: si divide tra un lato ‘frizzantino’, maltoso e fruttato, e alcune note, francamente inaspettate, di cacao amaro e pepe.

Siamo di fronte ad un whisky molto buono, che abbina le più rotonde note della frutta cremosa tipica dei malti dello Speyside ad alcune venature minerali, maltose e amaricanti inattese che donano complessità al profilo; uno di noi ha però trovato queste venature non troppo integrate nel contesto, e dopo un lavoro diplomatico degno della migliore prima repubblica, giungiamo al compromesso storico di un 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Gianni Morandi – Banane e lampone.

Miltonduff-Glenlivet 19 yo (1994/2013, Cadenhead’s ‘Small Batch’, 46%)

Entriamo nella settimana del Milano Whisky Festival, che quest’anno concede spazio anche al “sottoprodotto caraibico” (cit.); come l’anno scorso, anche il prossimo weekend noi saremo presenti, ospitati al banchetto di Alcoliche Alchimie e Beija Flor per pescare tra le loro bottiglie e scegliere alcuni percorsi di pura goduria nelle terre dell’acquavite di cereali. Questa settimana, dunque, assaggeremo alcuni whisky che (probabilmente, nulla è ancora deciso!) proporremo in degustazione. Iniziamo con un single cask di Miltonduff maturato in bourbon per quasi vent’anni e imbottigliato a grado ridotto.

miltonduff-glenlivet-19-year-old-1994-small-batch-wm-cadenhead-wiskyN: molto aperto e riccamente maltoso. Note di torta di mele, burrosa, molto in evidenza; così come chiare sono le suggestioni di biscotti, di frollini all’uovo; vaniglia e cornetti all’albicocca caldi; pere caramellate. Una punta di scorzetta d’arancia? Ma certo! C’è una leggera nota di legno ‘tostato’, così come qualche suggestione di frutta secca (nocciola; un pazzo ha anche detto ‘pop corn al caramello’, ma è stato immediatamente defenestrato dal cda di whiskyfacile). Un naso semplice ma onesto, intenso e di qualità. Qualche nota erbacea, in crescendo.

P: buona intensità a 46%. Denso di sapore e intelligentemente maltoso (?). Non molto esplicito il legno d’invecchiamento, con le tipiche note ex-bourbon un po’ in disparte: ci sono forse quasi note di frutta rossa, o piuttosto di pesche sciroppate…? In ogni caso, è bello burroso, con punte di toffee, di torta di mele, ancora di nocciola, un pit di vaniglia, ma proprio solo un pit. Si fa più erbaceo man mano che passa il tempo.

F: malto e toffee, si richiude lentamente sul cereale, con punte vegetali piacevolmente amarognole. Vanillina.

Siamo di fronte a un malto onesto, privo di fuochi d’artificio ma concreto: per intenderci, non abbiamo a che fare con un fantasista, piuttosto con un mediano, di sostanza, senza fronzoli. Il malto è protagonista, grazie all’azione temperata e levigatissima del legno, che per una volta non invade la scena. Easy ma catchy, direbbe quello che è stato defenestrato, ed estremamente beverino. 86/100 è il giudizio.

Sottofondo musicale consigliato: SBTRKT – Trials of the Past.