Mortlach 26 yo (1992/2019, OB, 53,3%)

Diageo-2019-special-releases-webPezzo forte delle ultime Special Releases di Diageo, orfane per il secondo anno consecutivo di Brora e Port Ellen, è senza dubbio questo Mortlach 26 anni, che esibisce senza timori un prezzo decisamente “premium”. Della parabola di Mortlach, la Bestia di Dufftown, si è parlato spesso: da bestia… da soma per i blended, valorizzata dagli indipendenti, è stata artificialmente trasformata in una bestia rara, cioè un brand di lusso, con bottiglie da 50 cl e prezzi – onestamente – insensati; la trasformazione, non proprio premiata dal mercato, ha portato a un riassestamento, con Diageo che continua a voler puntare su Mortlach ma lo fa attraverso un range molto più umano. D’altro canto – ma chi siamo noi per dirlo a Diageo – un brand si costruisce, non si impone: e quindi se il percorso di Mortlach dev’essere verso il lusso, bene (oddio, bene, mica tanto), ma che sia graduale almeno; sembra che l’abbiano pensata così anche colà dove si puote. Questo Mortlach 26 sembra un passo in questa direzione, anche se per ora la scelta di mettere questo prezzo (1700€) a questo imbottigliamento è stata molto criticata dalla comunità di appassionati – che comunque non è il mercato di riferimento di questa bottiglia, crediamo, e dunque “sticazzi”. Uno di noi è stato a Londra, invitato da Diageo, per la presentazione delle Special Release a tema “Rare by Nature”, e coraggiosamente si è portato a casa un campione del Mortlach: abbiamo atteso anche troppo per berlo. Il colore è ramato scuro, rivelando la maturazione in sherry, sia Oloroso che PX, a primo riempimento.

IMG_1799N: molto scuro anche come aromi, con note immediate di rabarbaro e liquirizia… C’è una grande profondità in questo naso, con legno verniciato e tabacco, davvero molto intensi. C’è poi una componente sticky, appiccicosa, che ci fa venire in mente l’arancia rossa e soprattutto una deliziosa marmellata di mirtilli, di ribes: ci prendete per degli squilibrati se parliamo di Ratafia di more e di maraschino? Fate bene. La ciliegia nera è molto evidente, così come un profumo delizioso di chinotto. Non c’è traccia della nota più ‘meaty’ e più grassa della Bestia di Dufftown

P: beh, che buono… A dispetto delle attese, non allappa, anche se si fa ancora un po’ più scuro e speziato, anche se con una presenza del legno piuttosto marcata, soprattutto verso il finale: quindi note di chiodi di garofano, di genziana, di polvere di caffè. Ma non si comincia dalla fine, giusto? L’impatto è tutto di chinotto, e nel complesso resta molto succoso, con una serie di suggestioni di frutta come more e mirtilli, ciliegia nera. Talvolta un po’ di cioccolato fondente. Buonissimo.

F: molto lungo, dolce e appiccicoso, tutto su liquirizia purissima e more… Il legno è molto evidente, con le sue spezie bene integrate.

IMG_1803Un “Mortlach da russi”, dice sommessamente qualcuno che presenzia alla nostra degustazione: è ovviamente molto buono, è ovviamente molto marcato dallo sherry, se vogliamo l’unico appunto che si può fare è che è poco Mortlachoso – non c’è quella sporcizia ‘carnosa’ che tanto caratterizza la distilleria, c’è tantissimo sherry e il profilo è più tagliente del solito. Non fraintendete: se bevessimo alla cieca mai avremmo indovinato, ma stiamo comunque parlando di un whisky buonissimo, che va in quella direzione da sherry monster molto maturo che non può non piacere a chiunque ami il whisky. Noi l’amiamo, e infatti: 92/100. Grazie davvero a Danilo e a Franco di Diageo per l’invito.

Sottofondo musicale consigliato: Tom Waits – We’re all mad here.

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mortlach 16 yo

Mortlach 16 yo (2019, OB, 43,4%)

Un cerchio che si chiude dopo una lunghissima curva: la nostra prima recensione fu proprio un Mortlach 16 yo Flora & Fauna, a quel tempo l’unico imbottigliamento ufficiale di una distilleria della scuderia Diageo che infatti aveva sempre operato nell’ombra, fornendo col suo distillato ricco di personalità una corposa base per i blended whisky. Poi, dopo l’uscita dal porto nebbioso dei blended grazie a tanti ottimi imbottigliamenti indie che avevano svelato il carattere davvero particolare della distilleria di Dufftown, all’improvviso la follia: nel 2014 Diageo decide d’emblée di premiurizzare il marchio e lancia quattro imbottigliamenti da mezzo litro dai 60 euro del NAS ai 600 euro del 25 yo. Li mortè!, direbbero i più accorti, e infatti la serie pare non sia andata benissimo, visto che già a metà 2018 arriva la marcia indietro, con l’uscita di un nuovo core range, dal volto sicuramente “più umano, più vero”: un 12, un 16 e un 20 anni generosamente immessi in vetri da 70 cl e prezzati da 50 a 200 euro circa. Sul 16 yo di oggi abbiamo assistito tra l’altro a una curiosa diatriba sull’altalenante qualità dei vari batch, per cui rimandiamo alla recensione di whiskynotes. Chi si appassionasse alla vicenda, sappia che quello nel nostro bicchiere è il batch L8283DM002.

mortlach 16 yoN: molto aperto, piacevole, ricco e di una paradossale freschezza ‘pesante’. Molti agrumi in evidenza, soprattutto arancia, scorza di arancia rossa, perfino un po’ di marmellata. Fichi, molto intensi e dolci, profumati (anche qui, c’è pure marmellata di fichi); anche pesche (siamo monotoni se diciamo confettura di pesche?). Ananas sciroppato. Un poco di cuoio, di pelle. Tabacco fruttato da narghilè. Sotto tutto, ecco una robusta nota di malto, di cereale.

P: l’ingresso sembra debole, ma è solo un’impressione perché diventa avvolgente e molto intenso. Ancora caldo e fruttato, fruttatissimo, tutto sul giallo/arancione: la principale nota è ancora di fichi, in ogni forma, poi c’è un bell’agrume (arancia, scorza lievemente amara), mango molto maturo. E poi… dimenticate le note sulfuree e carnose di Mortlach, fate spazio a una robusta nota di malto cerealoso, dolce, caldo ma leggermente ‘polveroso’. Legno, magari un pochino di aghi di pino.

F: lungo, intenso, molto coerente, ancora con fichi e malto e arancia. Miele. Eccellente, con mille riverberi di sapore.

Il collo delle bottiglie di questa serie Distiller’s Dram titola “anche simpaticamente” (doveroso tributo al grande Maurizio Mosca) “The beast of Duffotwn”, un vezzoso nomignolo che Mortlach si è guadagnata grazie a un new make spirit molto robusto, con una peculiare nota carnosa e sulfurea e potremmo dire unica nel panorama degli scotch whisky. Ecco per questo 16 anni invece dimenticatevi brodi di carne, soffritti, ragù e immaginate un whisky molto elegante, che pur essendo fruttato e zuccherino, resta incredibilmente equilibrato, educato per essere appunto un Mortlach. E tra i suoi pregi sicuramente ci sono anche una pienezza e una ricchezza nella bevuta che di rado si incontrano a gradazioni così basse. Tutto ciò non può che farci gioire e assegnare un 88/100, che a dire il vero sorprende un poco anche noi medesimi. Se vi ha incuriosito, il prezzo è intorno agli 80 euro.

Sottofondo musicale: Milt BucknerThe Beast

Mortlach 25 yo (1993/2018, Adelphi, 56%)

Samuel che spala torba, miagolando

Siamo delle persone semplici: vediamo un single cask di Mortlach di 25 anni e non capiamo più niente. Fortuna vuole che ci sia giunto in omaggio un grasso sample di (indovinate un po’) un single cask di Mortlach di 25 anni imbottigliato da Adelphi l’anno scorso: e in questo caso, si scrive “fortuna” ma si legge “Samuel“. Miagolando di giubilo, non spendiamo parole superflue e passiamo ai fatti.

Mortlach 1993/2018 Adelphi

N: mancano tutte le note più sporche della Bestia di Dufftown, e dunque niente zolfo o brodo di carne, almeno all’inizio. Iper fruttato, si sente immediatamente il forte contributo del barile: mon cheri, frutta rossa sotto spirito e cioccolato, marmellata di fragola. Crema di marroni e marmellata di arancia. Mela rossa. Sentori di crostata di mele?, brioche alla mela, strudel (ma senza cannella).

P: esplosivo, molto intenso, ancora molto fruttato: frutta rossa, marmellata di fragola, succo di mela… Ancora tanto agrumato, arancia. Arriva poi quella nota che ci dice “Mortlach”, ed è una nota di brodo di carne – niente zolfo però. Riduzione di anatra all’arancia. Polvere di caffè, qualche spezia del legno, foglie di tabacco. Biscotti allo zenzero e cannella (qui sì), verso il finale…

F: ed è subito Ikea sotto Natale, con il biscotto cannella e zenzero che conduce pian piano alla frutta esuberante del palato (arancia e mela).

La nostra semplicità, dichiarata in avvio, trova conferma nella goduria della bevuta. È un Mortlach in una versione molto ‘pulita’, senza note sulfuree troppo marcate e con solo una noticina di brodo di carne al palato a ricordarci che la Bestia di Dufftown è carnivora… Pulito, si diceva, ma con una personalità che neppure Pogba al suo primo anno in Italia. 90/100, e grazie infinite al nostro miciolone Samuel: dai che manca poco, tra poco possiamo tornare a brindare insieme.

Sottofondo musicale consigliato: dal Machete Mixtape Vol.4, Gang!

Mortlach 11 yo (2006/2017, Kik Bar Bologna, 51,4%)

Il Kik Bar di Bologna è una vera e propria istituzione del whisky emiliano: attivo fin dal 1967, grazie all’energia e alla passione di Bruno Benassi è diventato un punto di riferimento per tutti i whiskofili. Piccola storia personale: quando uno di noi studiava a Bologna, grazie a un cenno su un numero di Whisky Magazine incontrato un po’ per caso abbiamo scoperto dell’esistenza del Kik Bar, e proprio lì, grazie alla guida di Bruno, abbiamo assaggiato il nostro primo Octomore, abbiamo comprato il nostro primo whisky distillato negli anni ’70 (una mignon di Scapa del 1979, non fatevi strane idee), abbiamo scoperto gli imbottigliatori indipendenti. Solo qualche dozzina di mesi dopo abbiamo deciso di aprire il blog. Ecco, il 2017 è stato un anno importante per il Kik Bar: Bruno ha festeggiato i 60 anni di lavoro, i 50 anni di matrimonio e il Kik ha raggiunto, anche lui, i 50 anni di attività. Per celebrare, Bruno ha imbottigliato tre whisky: oggi assaggiamo un Mortlach di 11 anni, imbottigliato a gradazione piena, che reca in etichetta il Nettuno – che chiunque abbia trascorso almeno un pomeriggio a Bologna dovrebbe riconoscere.

N: un Mortlach apparentemente non estremo, ma comunque ‘molto carataristico’ (cit.). Note sulfuree, che qui più che meaty sembrano muovere verso il formaggio (l’umami del parmigiano, se ci intendete). Fichi e datteri secchi, croccante di mandorle e albicocca disidratata. Mele rosse caramellata, e altra frutta rossa… Frutta vecchia, un po’ ‘sudata’, da whisky vecchio. Eccellente, al naso si intuisce un’ottima interazione tra distillato e barile.

P: tutto bello legato, come un cotechino col filo tirato. L’ingresso è ancora sul sulfureo, con sentori metallici, di rame. Non si sbrodola addosso, conserva una sua affilatura pur avendo un bel corpo e una bella intensità. Tende all’astringente. Arancia tarocco matura e piena, pesche all’amaretto. Zucchero caramellizzato (ma solo la crosticina), cioccolato al latte.

F: abbastanza lungo, spezie calde del legno, caramello bruciacchiato e buccia d’arancia (magari bruciata pure lei).

Davvero ottimo: Mortlach è una distilleria rognosa, che produce un whisky molto corposo e particolare, ma che non sempre i bevitori sanno apprezzare. Questo undicenne è un eccellente esempio dello stile di casa, non puzzone come sa essere talvolta ma molto equilibrato, paradossalmente bilanciato, e con una personalità vigorosa che non può essere taciuta – un po’ come quella di Bruno, che vogliamo ringraziare per il sample. 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Lucio Dalla – L’ultima luna.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 24

Siamo infine giunti al termine del nostro “Calendario avventato”, un’idea concepita dai ragazzi del Blend di Castelfranco Veneto, che hanno avuto la generosità di coinvolgerci in questa esperienza e inodarci di misteriosi sample in questo dicembre. Oggi dietro l’ultima casellina troviamo un Mortlach 13 yo imbottigliato da Cadenhead’s nel 2017 dopo 13 anni di invecchiamento in una botte ex sherry. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina. Intanto buon Natale!

48383186_2002707926693949_1795072497507368960_nVerosimilmente a grado pieno (in effetti è a 55,1%). Nota meaty, con punte sulfuree e un ficcante tabasco (sensazione tra l’aceto, lo speziato, il piccantino…). Arancia quasi andata. Fogliame umido, foglia di tabacco. Una mela cotta, anzi: una compôte di pesca. Fichi secchi, forse. Il palato rimane con note agrumate/acidule, con punte sporche… Ma ha anche note di frutta calda zuccherina, che ci fanno venire in mente una crostata troppo cotta, con la marmellata quasi bruciacchiata. Tanta ciliegia, frutta rossa e prugne secche (Zucchetti dice überfrutta, e noi gli crediamo) . Punte pepate. Il finale è lungo, si riverberano note acidule e di una composta di frutta rossa.

Avevamo in mente un imbottigliamento ben preciso, il Mortlach 27 di Cadenhead’s, Authentic Collection 1988, che abbiamo assaggiato nell’occasione in cui abbiamo conosciuto i ragazzi del BLEND… Abbiamo sbagliato di poco, ma resta il fatto che il Calendario avventato si conclude davvero col botto, con un whisky completo e che ha ben poco da invidiare a qualsiasi whisky della sua categoria (ovvero sherry monster esplosivi e con note graffianti). Il nostro voto è 90/100.

 

The Speyside Files #3: That Boutique-y Whisky Company

 

Non sappiamo bene con quali forze e non ricordiamo bene dopo quali tappe in quali distillerie (…), ma a un certo punto ci siamo trovati a Dufftown, seduti in mezzo a tedeschi pelosi, grassi e sudati, di fronte a sei single cask imbottigliati dalla famosa That Boutique-y Whisky Company, marchio da imbottigliatore per il gruppo di Master of Malt. Etichette in stile graphic-novel, bocce da mezzo litro, prezzi alti e velleità da collezionabile: garanzia di successo, o no? A presentare il tutto c’era Dave Worthington, barbuto e competente Brand Ambassador. Ogni distilleria ha una sua etichetta, variata di volta in volta, e ogni imbottigliamento viene contrassegnato dal numero di batch – anche se si tratta di single cask, nella maggior parte dei casi con età differenti.



Glenallachie 8 yo batch #2 (2018, TBWC, 53,9%)
Note di cereali, di porridge, evidente il distillato; molto giovane e spiritoso. Barretta ai cereali e yogurt (con quella acidità lì). Anche al palato è buono, onesto, senza veri difetti ma piuttosto semplice. 81/100



Tormore 21 yo batch #3 (2018, TBWC, 46,8%)
Molto delicato e floreale, note di frutta gialla fresca, una suggestione agrumata (lime più che limone); al palato resta dolcino, floreale e fruttato. Leggermente cremoso, cioccolato bianco. Bella evoluzione, col tempo diventa sempre più tropicale al palato. Delizioso e delicato ma non delirante. Uno degli assaggi più piacevoli. 89/100



Glentauchers 17 yo batch #2 (2016, TBWC, 48,8%)
Un’ode al whisky che sa di whisky: nudo, avvolgente, erbaceo e burrosino, con una bella nota di cera d’api e miele al palato – e sapete che a noi questa nota di cera piace tanto tanto. Biscotto alla vaniglia. 87/100



Blend #3 19 yo (2017, TBWC, 50,2%)
Si tratta di un Glenfiddich teaspooned, presumibilmente con Balvenie ma ancora più presumibilmente con nulla. Dolce, tropicalissimo, sia al naso che al palato. Tantissimo cocco, sicuramente era un barile first-fill (tanta crema pasticciera, vaniglia, pasticcini, frutta gialla, mela). Aranciata zuccherata. Il finale è tutto cocco o mango alla thailandese, qualsiasi cosa questo voglia dire. Buono, forse tutto questo cocco lo rende un po’ noioso, alla lunga. 86/100



Mortlach 27 yo batch #2 (2016, TBWC, 52,6%)
Molto ‘grasso’, buono, anche lui con una grande presenza tropicale. Il naso è aromatico e affilato, con una nota di cera d’api deliziosa (nota che torna al palato, delicatamente). Al palato c’è anche una punta di propoli, poi diventa iper-tropicale con tanta guava evidente. Anche fieno, caldo. Complesso, pieno e soddisfacente. 92/100



Sottofondo musicale consigliato: Iron Maiden – No prayer for the dying.

Mortlach 21 yo (1992/2013, Douglas Laing’s Director’s Cut, 56,7%)

Conosciamo tutti la vicenda di Mortlach: la distilleria lavora per decenni come fornitrice di bulk-whisky per i blended di casa Diageo, e intanto la sua reputazione cresce grazie ai numerosi imbottigliamenti indipendenti di alta qualità, con una particolare predilezione per pesanti invecchiamenti in sherry, i più adatti ad abbinarsi ad un distillato molto particolare, sporco in virtù di un processo di distillazione unico. Poi, pochi anni fa, Diageo decide di imbottigliarlo come single malt di fascia premium, in decanter da 50cl (come questo), con prezzi “da Macallan”, inserendo una buona quota di maturazioni ex-bourbon nella miscela. Gli appassionati storcono il naso e continuano a rifornirsi presso gli indipendenti: così facciamo anche noi, pescando questo ventunenne scurissimo selezionato da Douglas Laing e messo in vetro nel 2013, a grado pieno, nella serie Director’s Cut.

N: sherry monster prometteva d’essere e sherry monster è – così tanto da tarpare le ali perfino agli spigoli del distillato di Mortlach… L’impatto è di un whisky molto morbido, ‘dolcione’, tra traboccanti frutti rossi (sceglieteli voi: tanto ci sono tutti), brioche al burro, cioccolato al latte, magari caldo, quasi gianduia. Suggestioni di caffè, che promettono un palato forse un po’ astringente… E poi caramello, con qualche nota ‘bruciacchiata’ da creme brulée. Legno, tanto legno, con emersioni resinose molto evidenti, pur non entrando nei territori balsamici. Ti satura il naso… Solo alla fine, dopo un po’, emerge un piacevolissimo sentore di tabacco di sigaro caraibico.

P: un nettare, un succo di frutta e legno, straordinariamente privo di gradazione alcolica. Ce lo attendevamo astringente, e invece è lontano da questa dimensione: ancora frutta rossa (strabiliante, mostruosa nella sua succosa intensità), cioccolato al latte, crema, tanta uvetta… Un tripudio di pasticceria ‘pesante’: crema rappresa, poi nocciolato, confetture, fichi. 

F: lungo, intenso e persistente, ancora su frutta rossa e cioccolato

La selezione di Douglas Laing colpisce nel segno: è un whisky delizioso, per dirla con il Gerva “è un nettare”, uno sherry monster fatto e finito, pulito, succoso… Certo, le caratteristiche grasse e sporchine del distillato restano tarpate. Qualcuno potrebbe dire “è tutta botte!”: costui avrebbe ragione probabilmente, ma questo whisky è equilibrato, non si spinge mai nel ‘troppo legno’ astringente, ruffiano nel senso migliore, piacione: e in effetti a noi piace, 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: VNV Nation – Beloved.

Mortlach 1995 (2015, Riegger’s Selection, 55%)

Già sono rari i Mortlach in bourbon, figuratevi un po’ voi un Mortlach di vent’anni in un refill bourbon! Mortlach è distilleria che deve la sua fama agli imbottigliatori indipendenti, che storicamente hanno privilegiato le maturazioni ex-sherry: siamo proprio felici, dunque, del fatto che l’amico Fabio (A song of Ice and Whisky, sapevatelo) ci abbia omaggiato di un campione di questo ventenne selezionato da Riegger’s, imbottigliatore indipendente crucco – e si capisce subito, basta guardare l’etichetta e subito pensi a bratwurst, pinte di birra in mano a donne poppute, austerità, Jurgen Klinsmann.

N: vi aspettavate un bel Mortlach carnoso, sporco e rognoso? Sbagliavate. Siamo di fronte a un whisky in cui a sorprendere è una nota erbacea e balsamica, tra l’erba fresca, la camomilla (zuccherata, precisa qualcuno) e il genepy… C’è poi una nota di cereale molto pulita, calda: tra il biscotto ai cereali e il fieno. Ma non si pensi a un whisky super-nudo: si sviluppano note di meringa, di pastafrolla, di crema pasticciera (di pasticcino con frutta?), ed anche di una mela gialla dolce, super aromatica. Un poco di miele.

P: è intenso e compatto, e al contempo di grande eleganza. Ripropone all’unisono la nota maltata, quella erbacea ed una dolcezza garbatissima. E quindi, andando con ordine, diciamo: fieno, fiori secchi, biscotti al burro, mela gialla dolcissima, perfino un ananas disidratato, biscotti digestive, pasta di mandorle. Bergamotto.

F: lungo, intenso, persistente, con ancora note biscottate, burrose e di frutta gialla (ancora mela e un’idea di ananas). Grasso e pieno.

I quattro elementi (maltoso, vegetale, agrumato e fruttato) sono perfettamente bilanciati e davvero compaiono sempre all’unisono, sempre compatti. Bello grasso e pieno, godibilissimo e complesso. Eccellente esempio della qualità di un distillato particolarissimo, tale anche grazie a macchinari e metodi unici: avete mai sentito parlare di un whisky distillato 2,81 volte? Ecco, appunto. 89/100, stessa valutazione di Fabio, scopriamo a posteriori.

Sottofondo musicale consigliato: Schubert – Gute Nacht (Winterreise).

Mortlach 18 yo (2016, OB, 43,4%)

Nel 2014 Diageo ha preso una delle sue distillerie meno conosciute e ha deciso di farne “la nuova Macallan”, ovvero di farne un marchio super-premium, così, dal nulla. Inizialmente le perplessità sono state tante: un whisky ‘sporco’, molto amato dagli appassionati duri e puri (non saremo duri e puri, ma piace anche a noi: è il primo whisky che abbiamo recensito sul sito!) che hanno imparato ad amarlo grazie al lavoro degli imbottigliatori indipendenti, viene improvvisamente proiettato in una diversa dimensione, bottiglie fighe, finiture argentate, mezzi litri che costano tanto, insomma… Un’operazione commerciale, a tavolino, che però – pare – stia dando i suoi frutti. Come avrebbe detto Silvio Berlusconi, ci abbiamo preso gusto ad assaggiare diciottenni, e dopo la settimana #barelylegal ci concediamo una coda: proprio il Mortlach 18 anni ufficiale, gradazione bizzarra a 43,4%. Grazie ad Andrea per il sample!

N: il naso sembra subito molto compatto e solido, si percepisce una grande integrazione tra distillato e botti. Proviamo a sezionare: una ‘dolcezza’ molto carica e matura, fatta di una frutta delicata ma esuberante, tra pesche sciroppate e un che di frutta rossa matura e succosa; poi tanto caramello e creme caramel, anche una bella vaniglia. Anche una dimensione speziata e balsamica, con un qualcosa di propoli e sciroppo per la tosse, ed un che di lievemente minerale, appena accennato, a ricordarci quel che era Mortlach nella nostra testa prima di vedere il nuovo core range.

P: il corpo è buono e ha una buona intensità, anche se sogneremmo di poterlo bere a grado pieno. Ancora c’è una frutta fatta di mele (buccia?), pesche mature, caramello e un po’ di vaniglia. Questa dolcezza rimane stranamente sottile e tende anzi al secco, grazie ad una dolcezza leggermente legnosa, con note di tè infuso, frutta secca (noce e nocciola). Ancora una lievissima mineralità, quasi con polvere da sparo.

F: lungo e persistente, abbastanza secco, tutto giocato su frutta secca (tutta noce) e una lieve mineralità.

È buono e ci è piaciuto, per chiarirci subito: 86/100. Rimane sospeso a metà tra una dolcezza immediata, compatta e molto gradevole, ed una complessità di legni e mineralità che però non diventa mai pienamente tale. Non faremo le vedove della Mortlach che fu, dato che fortunatamente gli indipendenti continuano a spacciare imbottigliamenti, anche se ovviamente del brodo di carne non c’è più traccia. D’altro canto, è una bottiglia da consumare dopo una sfiancante partita su un campo da golf, in compagnia di una modella annoiata: hai voglia a convincerla che quel Mortlach che sa di coda di bue è un ottima ragione per venire a letto con te, mentre se sfoderi questa boccia mezza dorata e con sapori più suadenti, beh, allora sì che sei in pole position. [Avevamo evocato Silvio, pare opportuno chiudere su note a lui care.]

Sottofondo musicale consigliato: Die Antwoord – Rich Bitch.

Mortlach 25 yo (1989/2015, Silver Seal, 52,4%)

Da qualche mese abbiamo in cantina un sample di questo Mortlach 25 anni, selezionato e imbottigliato da Silver Seal nella serie “Whisky is Nature”: l’evocativa etichetta ci porta lontani da Dufftown e ci mette davanti una tigre, forse a ricordarci quanto splendido e quanto pericoloso possa essere il distillato di Mortlach… Si tratta di una botte ex-sherry del 1989, uccisa e messa in vetro lo scorso anno: il colore è dorato, a testimoniare (ipotizziamo) una botte a secondo riempimento.

m19491N: fin dall’inizio si svela compatto e bello ‘grosso’, con una nota alcolica di spessore. In questa compattezza, si rivelano bene però due strati: sopra tutto c’è una leggera patina polverosa, lievemente minerale (terra, un velo di cera di candela, e anche di legno umido) – che assieme ad una suggestione generale di carne di maiale stufata con le mele ci fa sentire tutta l’anima più rude di Mortlach (anche se, non fraintendete, non si arriva alle più grevi note meaty). Si diceva però delle mele, e infatti il secondo strato è un’esplosione di frutta gialla (mele, tarte tatin; tantissime albicocche), di liquore all’arancia, uva passa; poi un senso di pasticceria, una crema alcolica (al limite della Malaga). Comunque, tutto veramente intenso, schiaffato in faccia, severamente proibito ai diabetici.

P: bam! Il palato, in piena coerenza col naso, è un’esibizione muscolare di sapori compatti, pulsanti ed estremamente ricchi: c’è un’onda altissima di frutta gialla, ancora mele e albicocche in primo piano, anche in combinazione con una crema pasticciera qui letteralmente esplosiva – lasciando la bocca vellutata e sussultante. Di cornice, c’è un’arancia fantastica (sia arancia dolce che oli essenziali che scorza) che, con quella nota di scorza, idealmente ci conduce a una mineralità che ritorna proprio qui, con suggestioni terrose ed erbacee.

F: molto lungo, vira generosamente su una mineralità e qualche sentore di legno di botte che nel complesso ne arricchiscono le sfumature. Il tutto ancora immerso in agrumi dolci.

Un gran whisky, di quelli che Max Righi adora imbottigliare: nel bicchiere e nel cuore arriva esattamente ciò che ti aspetti da una selezione di Silver Seal, ed è il motivo per cui negli anni l’imbottigliatore si è saputo definire uno stile, molto coerente tra le pur varie selezioni. Questo Mortlach non è il classico sherry monster, è sorprendente per le sfumature che riesce a regalare: sfumature tutte amplificate, non si dimentichi. 91/100, eccellente.

Sottofondo musicale consigliato: Survivor – Eye of the tiger.