Oban ‘Little Bay’ (2016, OB, 43%)

unnamed-4Domani sera verrà presentato ufficialmente “Little Bay”, il nuovo imbottigliamento del core range di Oban: nuovo solo per il mercato italiano, per la verità, dato che negli anni scorsi ne circolava prima una versione per duty free, poi un’altra ‘normale’, ma riservata ad alcuni paesi. L’evento sarà nell’elegante cornice del 1930, celebre speakeasy milanese, in cui verrà inaugurata una formula di food pairing tra quattro malti di casa Diageo, quattro cocktail di Marco Russo e altrettante creazioni culinarie dello chef Diego Rossi: domani sera ci sarà l’anteprima, ma – non temete – il format sarà ripetuto, aperto al pubblico, nelle prossime settimane. Ne parleremo più diffusamente mercoledì, quando proporremo un piccolo report della serata. Intanto, assaggiamo oggi questo Oban in anteprima (per cui dobbiamo un grande grazie a Silvia e Fabrizio di Diageo), e vediamo se il NAS sarà in grado di competere con l’edizione classica di casa Oban, il 14 anni. Poche indicazioni in etichetta, se non che l’invecchiamento è avvenuto in ‘botti piccole’.

obnob.non1N: molto aperto e accogliente, non paga dazio all’alcol. L’imbottigliamento si chiama ‘Little Bay’, e in effetti colpisce molto il carattere di whisky ‘costiero’, con belle suggestioni di aria di mare, iodio e salamoia. Su queste solide basi si innesta quello che forse è l’apporto più evidente delle botti piccole: note agrumate (arancia amara, marmellata di), frutta cotta (mele e prugne, uvetta), miele… C’è però anche dell’altro, ovverosia tutto un lato più ‘setoso’ e ‘vegetale’ che ricorda erbe lasciate a macerare, e quindi foglie di tè, infusi, rabarbaro; un velo di tabacco. Leggermente mentolato.

P: da subito si presenta con un buon corpo masticabile; del naso riprende, in attacco, una lievissima marinità ‘spumosa’, molto più delicata degli Islay. Poi, ha tutta una sua profondità ‘scura’, riprendendo e amplificando quelle note erbacee, di rabarbaro… Un poco di tabacco leggero. Una punta di rosmarino? L’effetto ricorda un miele aromatizzato con aghi di pino: perché sì, c’è anche una dimensione compiutamente dolce, ancora con note agrumate / marmellatose, miele, frutta cotta.

F: lungo e persistente; frutta secca, arancia rossa e tabacco. Resta una piacevole nota torbata e minerale.

Partiamo dalla fine, cioè da quel grande e beffardo gioco che chiamiamo voto: 86/100. Questa versione ci convince appieno, mostrando tutta l’identità della distilleria e sviluppando un lato ‘profondo’ e piuttosto complesso. Rispetto al 14 anni, ci è parso decisamente più costiero, ma anche più dolce ed erbaceo; sostanzialmente, più strutturato, più buono. Poco da dire ragazzi, ci piace molto: fossero tutti così, i NAS…

Sottofondo musicale consigliato: Radiohead – Jigsaw Falling into Place.

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Oban 21 yo (2013, OB, 58,5%)

Oban è un marchio di culto, soprattutto negli Stati Uniti: la cosa è tanto più sorprendente  se si pensa che la distilleria delle Highlands ha due sole bottiglie nel core range, il 14 anni classico e la versione, riverniciata di sherry, Distiller’s Edition. Grazie al prode Riccardo del Bar Metro, abbiamo potuto assaggiare la Special Release del 2013, mai distribuita in Italia. Le vie del Bar Metro sono infinite, quindi…

oban-21-year-old-2013-special-release-whiskyN: molto aperto, del tutto privo di alcol a dispetto della gradazione elevata. Da subito si mostra molto complesso e profondo, pur senza rinunciare a una certa vivacità nel bicchiere. L’apporto dello sherry ci sembra evidente: tanto miele, tanto caramello, note di cola, di tabacco da pipa aromatizzato; arancia rossa (marmellata di); più in disparte ma presenti, note di frutta rossa, bella e succosa (fragola). Ragionando sulla distilleria, ritroviamo però (che non si pensi a una ruffianata) una mineralità matura, affine al 14 ma migliore: non ruginosa ma su cera d’api, carta umida, vecchia cantina… Veramente, veramente buono.

P: replica le note del naso, guadagnando in intensità fruttata ma perdendo molto in quella profondità da whisky ‘di una volta’. Le note sporche del naso si semplificano in un più usuale ruginoso metallico, ma molto molto lieve. A dominare il lato dolceamaro e fruttato: quindi straordinaria intensità di caramello, miele scuro, cola e tamarindo; stabili i frutti rossi, più succosi; c’è anche un retropensiero bourbonoso di cocco… Biscotti di Natale di zenzero e cannella.

F: non banale, lungo tra suggestioni ancora ruginose e un agrume caldo, caramellato.

Quando abbiamo assaggiato questo Oban, non avevamo controllato le specifiche sull’invecchiamento; per questo, avevamo ipotizzato un apporto dello sherry abbastanza massiccio. Per la verità, oltre allo sherry, c’è anche un notevole contributo di botti di quercia americana rejuvenated, ovvero resa molto molto più attiva – e per questo molte note ‘scure’ ci hanno a posteriori ricordati certi ottimi bourbon (tipo il Sunny Brook). Per questa ragione Serge non apprezza troppo questo Oban, ritenendolo troppo moderno e costruito: a noi però è piaciuto molto, sarà anche costruito ma è costruito proprio proprio bene. 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Hexvessel – Woods to conjure.

Oban 12 yo (fine anni ’70, Essevi Import, OB, 43%)

Sabato pomeriggio, come abbiamo già avuto modo di raccontare, all’Harp Pub di piazza Leonardo a Milano gli appassionati di whisky (e noi per primi) avranno il piacere di assaggiare quattro malti pressoché introvabili, rarissimi e generalmente, quando presenti in asta, proibitivi da aggiudicarsi date le quotazioni stellari. Occasione imperdibile dunque, e – volendo – ci sono ancora dei posti a disposizione… Chi ha orecchie per intendere, intenda. Il parterre, che prevede Macallan 1959/1973, Bowmore Bicentenary (1979) e Port Ellen 20 yo Rare Malts (1978/1998), vedrà in avvio questo Oban 12 anni, versione ufficiale di distilleria messa in commercio tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80: fino alla prima metà dei ’70, infatti, la bottiglia non aveva questa caratteristica forma ‘a pera squadrata’, ma era più regolare e appariva come un decanter lavorato. La versione importata da Essevi era a 43%, ma ne circolano, per il mercato inglese, anche a 40%. Bando alle ciance, assaggiamolo come piccola anticipazione…

711887NVBNDN: inizialmente si mostra abbastanza schermato, con una sorprendente coltre torbata (no fumo), minerale (cera, nitida) e quasi costiera (aria di mare): terra bagnata. Assieme a quest’austerità spicca una robusta presenza di cereale, molto pulito e invitante (ma anche un po’ verde, erbaceo, a tratti). Ossigenando, si scopre però anche molto altro: c’è tutta una sorta di acidità di contorno, a base di scorza di limone e pompelmo, che fa da preludio a una festa fruttata (pesche bianche, ananas, albicocche, fors’anche un po’ di frutta rossa). Caramello; fa ricordare a tratti anche la marmellata. Prima parlavamo di suggestione erbacea: forse sono quegli stessi elementi a spingere verso lidi quasi mentolati… Poi, stecchette di vaniglia.

P: mantiene ancora un tappetone torbato che in imbocco monopolizza; dà una sensazione di grande masticabilità e fa venire in mente ancora suggestioni terrose, minerali e quasi marine. Ancora no fumo. Rispetto al naso, pare subito più maltato che fruttato; in un contesto di grande pulizia (no spezie, no legno) la fanno da padrone generose note di cereale, piacevolmente erbose. Si riconferma, in calo, un po’ di frutta gialla, che col malto ci fa pensare alle brioche all’albicocca. Fette biscottate. Ancora un po’ di mentolato… Schiuma da barba, un accenno?

F: molto pulito, ma non debole o gentile. Di durata medio-lunga, è scisso tra la torba, minerale e cerosa (e, qui, forse anche leggermente fumosa) e ancora un cereale spaventoso.

C’è veramente poco da dire… Come tanti altri malti restati in bottiglia ad aspettare le nostre narici e le nostre papille per lustri e lustri, sviluppa una gamma di aromi terziari davvero seducenti, che riescono a complicare ulteriormente un profilo che senz’altro doveva unire fin da subito austerità cerealosa e costiera e rotondità fruttate. 90/100 è il voto: se la degustazione inizia così…

Sottofondo musicale consigliato: Ornette Coleman – Ramblin.

The Ultimate Tasting pt.1 – Oban Distiller’s Edition (1998/2013, OB, 43%)

malt mill... da impazzire!

malt mill… da impazzire!

Ieri sera abbiamo avuto il privilegio di partecipare all’Ultimate Whisky Tasting, evento targato Milano Whisky Festival e Diageo: nientemeno che Franco Gasparri, keeper of the quaich e master ambassador del colosso internazionale, ha presentato cinque imbottigliamenti affatto interessanti ai trenta appassionati presenti. E che parterre, anche sulle tribune! C’era il gotha del malto italiano, da Pino Perrone a Max Righi, da Davide Terziotti a Mauro Leoni, senza dimenticare l’immenso Giorgio D’Ambrosio, che tra l’altro ha avuto cuore di portare una delle due sole bottiglie di Malt Mill esistenti al mondo… Ma torniamo ai bicchieri. Siamo partiti da un Oban Distiller’s Edition 2013, seguito da un Talisker Distiller’s Edition 2013, il Rosebank 21 del 2011, per chiudere sui veri pezzi grossi della serata, pescati dal novero delle Special Releases 2013: Port Ellen 34 e Lagavulin 37, due bottiglie pressoché inarrivabili visto il costo quanto meno, ehm, proibitivo. Ma su queste ultime due chicche torneremo la prossima settimana: oggi pubblichiamo delle stringate tasting notes del primo malto assaggiato ieri sera, un Oban di poco più di 14 anni finito (come è prassi per la serie Distiller’s Edition) in sherry Montilla Fino. C’è curiosità da queste parti, confessiamo, perché Oban ci piace tanto ma sono pochissimi gli imbottigliamenti in circolazione; e parlando di Special Release, ci sarebbe piaciuto assaggiare il 20 anni uscito a novembre…

oban_distillers_edition_2013N: tanto miele, molta frutta disidratata (Gasparri parlava di albicocca, e non a torto); marmellata di fragole, una nota di caramello; la ‘dolcezza’ di frutta matura ci fa tornare in mente un’aberrazione della cucina britannica, la banoffie pie. Poi, una punta leggermente erbacea, amara. Col tempo, pare aprirsi una deliziosa nota d’agrume, di chinotto, molto piacevole.

P: al palato nasce una nota sapida, normalmente tipica della distilleria, che al naso restava però in disparte. Pare forse un po’ alcolico; resta comunque piuttosto dolcino, soprattutto dispiegando suggestioni agrumate (arancia amara, ancora chinotto) e mielose. Abbiamo riconosciuto una nota di the.

F: non lunghissimo, certo, ma gradevole, coerente con quanto trovato al palato (miele e agrumi).

Davide ha dato un’interpretazione opposta, ma a noi è piaciuto il naso, mentre palato e finale ci sono parsi meno complessi e meno entusiasmanti; ad ogni modo, un whisky buono, non c’è che dire – senz’altro migliore (a nostro gusto) del Talisker, che ci è sembrato tradire troppo la qualità del distillato ‘di partenza’ (non proporremo tasting notes per il Talisker, rimandiamo ad un altro batch che abbiamo assaggiato qui). Il nostro giudizio sarà di 84/100. Non male, per essere solo l’inizio della #milanowhiskyweek…

Sottofondo musicale consigliato: David Bowie – China Girl.

Oban 14 yo (2012, OB, 43%)

L’Oban è un marchio storico nel portfolio Diageo: è nel range dei Classic Malts fin dal 1988, per intenderci, è vendutissimo in America (e spesso compare nei film d’oltreoceano, generalmente guastato dal ghiaccio…), ma nonostante la sua fama gli imbottigliamenti ufficiali e indipendenti sono davvero pochissimi. Basti pensare che Serge ne assaggia solo 19… Oggi, grazie ad un sample dell’amico Federico, assaggiamo la versione più diffusa, il 14 anni: esiste solo un’altro imbottigliamento ufficiale, la Distiller’s Edition double matured. Il colore è ambrato.

obnob.14yoN: particolare, come si sa… C’è una nota alcolica che pare un po’ eccessiva. L’attacco è metallico (ruggine!), e vagamente ‘carnoso’. Nel mischione, poi, sembra dominare lo sherry, con note di uvetta, di arancia, di zucchero di canna (c’è chi dice melassa, ma è ubriaco), poi una nota che sta tra il miele e il caramello (…). Leggermente liquoroso (liquori di mandorla).

P: un corpo leggero e smooth, con tanto malto (fette biscottate), tanto caramello (e creme caramel); tantissima frutta secca, soprattutto in un secondo momento, e soprattutto nocciola. Ancora uvetta, ancora miele. Molto meno metallico del naso, forse per fortuna…

F: frutta secca magna cum abundantia, caramello, legno, uvetta.

Talmente collaudato che il commento non può che essere “un whisky che sa di Oban!”: intendiamo dire che è un malto davvero assai riconoscibile, semplice ma molto ‘compatto’ a livello di varietà degli aromi, quasi arduo da sezionare. In fin dei conti, però, non è certo un whisky per cui strapparsi i capelli ma ha una personalità affatto decisa. 83/100, di stima.

Sottofondo musicale consigliato: Blind GuardianTime stands still (at the Iron Hill).