Old Pulteney 17 yo (2017, OB, 46%)

Miscela di botti ex-bourbon, Oloroso and Pedro Ximenez, questo diciassettenne di Old Pulteney è il fratellino minore del 21, che ha vinto nel 2012 il premio come miglior whisky del mondo secondo una guida ai whisky dalla sedicente autorevolezza, il cui redattore è uomo dall’infinita modestia: la Whisky Bible di Jim Murray. Non poche ombre su quella vittoria, non pochi stupori: noi avevamo assaggiato il premiato qualche anno fa, oggi ci concentriamo sul 17: direttamente da una delle distillerie più a nord di Scozia, ecco a voi.

N: guardando la composizione delle botti, ce lo aspettavamo sicuramente più carico. E invece esibisce un repertorio da Highlander fiero e anche un po’ burbero: minerale, iodato e con un distillato ancora sugli scudi. Si sente il cereale sotto forma di Kellogg’s frosties; addirittura anche un sentore di lieviti. E poi generosi sentori di scorza di limone a dare freschezza, e solo in un secondo momento arriva della frutta gialla. Melone e albicocche.

P: anche qui stesso copione. Il kick non è male, è compatto e saporito ma, dimentico dei suoi natali, non reca traccia di sherry. Ci sembra infatti ancora molto orientato sul distillato, con cereali al miele, sale marino e tanta acidità agrumata (limone). Molto minerale ed erbaceo. Zenzero e albicocca.

F: salato e citrico, mandorle.

Il 21 che avevamo assaggiato era, se pur in modo temperato, più sherry-oriented. Qui probabilmente una selezione accurata di botti Oloroso e PX non troppo attive apre una prateria di fronte al distillato, che non sapendo bene che fare dopo 17 anni si presenta un po’ scarico all’appuntamento. Forse il palato è la fase più debole, mentre il naso è sicuramente più intrigante con quella nota brinosa da Highlands del nord che – voi lo sapete bene, ormai – a noi piace moltissimo. Gradevole dunque, senz’altro, meritevole di assaggi e forse di acquisto: ma se nel mercato attuale può trovare giustificazione un prezzo di 80/90€, non siamo sicuri che saremmo disposti a spenderli proprio per lui. 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Doug Hream Blunt – Caribbean Queen.

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Pulteney 22 yo (1990/2012, Cadenhead’s, 55,2%)

Lo diciamo fin da adesso: scrivere questa recensione è stato molto difficile. Come alcuni di voi sanno, uno di noi lavora di notte (e beh sì, le battute si sprecheranno); di conseguenza, non sempre riusciamo a bere, pardon, degustare insieme come facciamo di solito. In questi casi, rari per la verità, stendiamo le nostre tasting notes ‘autonomamente’ in momenti separati, poi ci confrontiamo e cerchiamo di farne una sintesi coerente; di solito le oscillazioni sono assai scarse, ma in questo caso… I nostri giudizi erano radicalmente opposti! Per intenderci, ballavano una decina di punti, e dipendevano tutti da un’interpretazione del palato totalmente diversa (per quanto le note non lo fossero di molto); insomma, a uno è piaciuto molto, all’altro no… Ci torneremo dopo; per adesso, proviamo a farci largo tra i nostri rovelli e passiamo ai fatti: (Old) Pulteney 22 anni in botte di bourbon, imbottigliato in 204 esemplari da Cadenhead’s nella serie Authentic Collection. Da Monica (Alcoliche Alchimie) lo trovate, ça va sans dire…

foto-19N: uh, l’effetto complessivo è eccezionale: ampie zaffate da maturazione in bourbon first fill (torta, crema alla vaniglia, cioccolato bianco, cocco) sono unite ad un’intensa marinità (brezza di mare, alghe); è ottimo il bilanciamento armonico tra la ‘dolcezza’, anche sfacciata, e l’austerità da vero highlander del nord (che note minerali, di tanto in tanto!). Tanta frutta secca (mandorla a pacchi, nocciola) e un pit di scorza di limone; canditi. Nitide note erbacee (certi infusi… sì, ma quali? pff, siete pignoli). Ottimo.

P: ok, qua è dura; limiteremo i qualificativi (termine tecnico nell’ambito della grammatica italiana). L’attacco è davvero molto mentolato ed erbaceo (ancora, certe tisane balsamiche lasciate lì in infusione; e pure mentolo e basta); ha note frizzantine e piccanti, tipo zenzero candito. Ancora molto minerale (si sentono proprio le rocce) e vegetale, ma dietro c’è una dolcezza molto delicata e discreta, che riprende quanto riscontrato al naso (cioccolato bianco, mandorla, nocciola). Note di scorza di limone, pian piano.

F: lungo e abbastanza persistente, ancora molto minerale e ‘vegetale’, erbaceo (infusi vari). Caramella al limone.

Dunque, il prode Serge dà un giudizio relativamente drastico, dicendo che è “solo per estremi esegeti delle Highlands”… In effetti è un whisky spigoloso e difficile, “unsexy” per usare ancora le parole del baffuto alsaziano: guardando le valutazioni su whiskybase, tutti gli utenti che lo hanno bevuto hanno dato voti molto più alti. Insomma, senza dubbio è un whisky che divide, e soprattutto al palato (questa è la nostra esperienza) ad alcuni piacerà molto, ad altri no. Curiosamente, quello che tra noi si professa più amante di questo stile è quello che l’ha apprezzato meno… Noi facciamo una sintesi brutale delle nostre valutazioni e daremo un 85/100, consapevoli che un compromesso è la cosa più sbagliata da fare. Diciamo che è un votissimo, o un voticchio…

Sottofondo musicale consigliato: Bobby Blue BlandBlind Man, splendida…

Old Pulteney 21 yo (2011, OB, 46%)

Dopo gli eccellenti Highland Park di questi giorni, eccoci ad affrontare un whisky importante: l’Old Pulteney 21 anni, infatti, ha vinto il premio di miglior whisky dell’anno secondo la Whisky Bible 2012, ovvero secondo Jim Murray (un uomo dalla bassa stima di sé, se è vero che nella quarta di copertina scrive: “each whisky evaluated by whisky guru Jim Murray in his unique, forthright, honest, amusing, fiercely independent and non-pretentious style”… diciamo che la climax si tramuta in ossimoro con quella chiusa sul “non-pretenzioso”!). Notizie sulla distilleria si possono trovare come sempre qui; noi ci limitiamo a segnalare che questa versione dovrebbe essere composta per un terzo da whisky invecchiato in botti ex-sherry e per due terzi da ex-bourbon. Ringraziamo Davide di angelshare.it che ci ha fatto gentile omaggio di un sample di questo whisky dal colore ambrato chiaro.

N: molto liquoroso. Panettone, uvetta; frutta (mela e pera soprattutto). Cioccolato al latte, mandorla. Il terzo di ex-sherry si fa sentire parecchio, per ora. Spiccano le note di miele e di zucchero di canna. Sarà poi una nostra fissazione recente, ma sentiamo di nuovo anice al naso. Un po’ di fieno, a tratti, e poi riemerge il lato fruttato con un delizioso profumo di fichi.

P: subito note mentolate. Molto dolce: ancora zucchero di canna e miele, cui si aggiungono note agrumate e poi – soprattutto – speziate (zenzero e pepe). Uvetta, rabarbaro, persino; tanto malto (ohibò). Non straordinariamente complesso ma molto buono, la dolcezza vira verso l’agrume dolce, su cui si innesta ancora il lato speziato: non c’è legno, invece.

F: toffee, caffé. Punte di menta, di nuovo; mela. Si prolunga poi piacevolmente su note erbacee e mielose. Non infinito, ma abbastanza lungo.

Dunque, dobbiamo riconoscere subito che siamo di fronte ad un whisky davvero buono: abbiamo un ottimo bilanciamento tra i diversi aromi e i diversi sapori, tutti buoni e tutti in equilibrio tra loro e senza note “fuori controllo”. A differenza di altri appassionati, non abbiamo riscontrato la presenza di punte leggermente affumicate né quella di un lato marino, costiero – presenze che probabilmente ci avrebbero fatto piacere questo malto ancor di più. Detto ciò, dal piccolo della nostra esperienza non ci sentiamo di dipingere questo whisky come “il più buono dell’anno”; e infatti gli diamo un 87/100 (che, tanto per chiarire, non è un voto basso… ultimamente siamo abituati bene!). Serge e Ruben assaggiano batch diversi, probabilmente, qui e qui. Qui sotto Graeme Bowie si compiace di avere messo sul mercato un whisky che tanto è piaciuto a Jim Murray.

Sottofondo musicale consigliato: The little WilliesJolene, cover di una canzone di Dolly Parton inserita nell’album For the good times; alla voce c’è Norah Jones, piaccia o no.