A Pittyvaich Night – 30.01.2020

La scorsa settimana una nutrita delegazione di whiskyfacile si è goduta una degustazione davvero speciale al Mulligan’s, organizzata da Diageo e dal Milano Whisky Festival, dedicata a una piccola gemma nascosta del panorama del Whisky Scozzese… Pittyvaich!, una delle distillerie dalla vita più breve che la storia conosca: aperta solo tra il 1974 e il 1993 a Dufftown, il cuore pulsante dello Speyside, Pittyvaich ha visto solo pochissimi imbottigliamenti sul mercato, tra cui spiccano ovviamente alcune Special Releases degli ultimi anni. Si poteva dunque mancare?

IMG_2126Pittyvaich 20 yo (1989/2009, OB, 57,5%)
N: subito elegante e con una dimensione erbacea deliziosa: fieno ed erbe aromatiche. Inizialmente timo, pian piano canfora. Il legno è quasi profumato, (legno di rosa?). L’alcol è molto ben integrato, splendida pulizia. C’è una nota di scorza d’arancia lasciata ad essiccare sulla stufa e una sensazione “arancione”: crostata di pesche. Rimanendo in pasticceria, anche torta paradiso. Con acqua aumenta sia la vaniglia sia la freschezza e finalmente eccola: la cera!
P: tagliente e citrico (limone). Anche piuttosto sapido. L’attacco è molto intenso, piacevolmente nervoso. Rimane la vaniglia, stavolta affiancata da menta piperita. Pungente e pepatino, pian piano si stempera in un legno leggermente amaro. Con acqua si scioglie un po’, si fa più morbido ma meno particolare.
F: nocciolino di limone, salatino e parecchio zenzero che prolunga il finale.

Pulitissimo, erbaceo e guizzante. Non è complesso, anzi a vedere i descrittori è piuttosto semplice, ma ha un carattere molto ben definito e una splendida intensità. 89/100

IMG_2125Pittyvaich 25 yo (1989/2015, OB, 49,9%)
N: più etereo rispetto al primo. Il primo naso è quasi vinilico, ma è un attimo. Poi si squaderna una serie di sentori dolci e fruttati, dalle mele cotte alla marmellata di arance. Qualcuno azzarda sia lo zampino di fantomatiche botti di sherry, ma essendo un refill bourbon hogshead, la notizia viene smentita. Di certo il malto (con delle mandorle) si sente. Con acqua cambia parecchio e spunta del lime, forse delle foglie di limone. Il bicchiere vuoto profuma di vaniglia.
P: qui il legno è più marcante, nonostante il corpo deliziosamente oleoso. Cacao amaro e chiodi di garofano, leggera astringenza. Pere cotte, succo di pesca a definire l’aspetto fruttato e dolce. Un che di crema pasticcera, ma di nuovo poi quel che resta è il malto, solido e rotondo.
F: leggermente amaro e secco, pepato e floreale (fiori di pesco). Con acqua un che di mandarino.

Quello che ci ha convinto meno della serata, perché il meno definito e definibile. Anche qui non c’è una infinita gamma di suggestioni, ma quel che c’è è piacevole. Ben fatto, ma il rischio è di confonderlo fra molti altri simili. 86/100 – ci conforta sapere che il giudizio coincide con quello formulato anni fa, bravi.

IMG_2124Pittyvaich 28 yo (1989/2018, OB, 52,9%)
N: fruttato! Mele Stark, melone e soprattutto pasticcino alla frutta. C’è anche ananas maturo e un tocco di eucalipto, a sottolineare quella freschezza che in varie forme tutti i whisky di stasera mostrano. Crema pasticcera, mandorle: una dolcezza quasi da bourbon? Col tempo si alza una sensazione di cassetti chiusi, segno del tempo. Con acqua ecco il limone (candito).
P: caldo e frizzantino, l’alcol si sente. I pasticcini del naso? Sono ancora qui, soprattutto quelli al mandarino e all’ananas. Voluttuosamente burroso e confortevole (note di burro di cacao). L’erbaceo qui è sotto traccia e balena soltanto in un secondo momento. Sedano? Tocco di cocco essiccato. Con acqua si sfarina, don’t do this at home!
F: noci brasiliane e agrumi.

Di tutti, è il più bourbonoso e fruttato, sembra un distillato di pasticceria. Il finale è un po’ semplice e – come già detto – pecca un po’ di crisi di identità, nel senso che in generale è ben equilibrato ma nulla spicca in maniera netta. 87/100.

IMG_2123Pittyvaich 29 yo (1989/2019, OB, 51,4%)
N: si cambia sport, e subito la sensazione è di un naso meno espressivo, più difficile e chiuso. Si apre con un che di sulfureo, un ricordo di zolfanello. Aria di cantina, profumo di foglie autunnali lasciate lì. Suggestioni scure, dal cioccolato al miele di castagno: è denso, lavorato, non c’è la freschezza della frutta fresca, al massimo pere disidratate o strudel (la cannella gioca una buona parte). Lo sherry qui non si nasconde, senza però esagerare.
P: la dolcezza e il lato deliziosamente sulfureo vanno a braccetto. Arancia quasi ammuffita e un senso di marsala, a sottolineare l’apporto dei barili ex PX. Rimane scuro e umido: carruba, foglie di té infuso, miele (di castagno, di tiglio, ad ogni modo un miele non dolcissimo). Caffelatte zuccherato e caramello, noci che testimoniano la sua età ormai veneranda.
F: liquirizia! Arancia dolce e sticky. Fa salivare.

Il più complicato dei quattro, unisce il tocco sulfureo dello sherry alla tavolozza dei colori. Il che dà un’extra profondità ma toglie un po’ la freschezza erbacea a cui ci eravamo abituati con gli altri tre whisky. Non è mai stucchevole, ma la dolcezza rimane onnipresente in ogni fase. 88/100.

Pittyvaich 25 yo (1989/2015, OB, 49,9%)

Sedotti dal fascino delle Special release del 2015 grazie al Lagavulin 12 anni, proseguiamo scandagliando il nostro parco-sample alla ricerca degli imbottigliamenti Diageo di fascia ‘premium’ dello scorso autunno. Pittyvaich è una delle tante distillerie chiuse di proprietà del colosso dell’alcol: situata a Dufftown, nella “capitale” del whisky, dopo essere stata chiusa nel 1993 è andata incontro alla tragica demolizione nel 2002. Ne evochiamo lo spirito (letteralmente) con quest’edizione limitata (meno di 6000 bottiglie) di 25 anni: whisky maturato esclusivamente in botti di quercia americana, sia di primo che di secondo riempimento.

ptvob.1989v2N: immediata la suggestione folgorante: strudel, dunque mela e cannella, uvetta. Si nota evidente una ‘dolcezza’ fruttata continua ma delicata, senza eccessi e senza cremosità (anzi, si lascia apprezzare un qualcosa di quasi minerale, a dirla tutta, con un fantasma di cera che emerge dopo un po’), tutta giocata sulla frutta gialla (mele, albicocca – croissant all’albicocca, diciamo). Ci sono note erbacee, tra il fieno caldo, al sole, e qualcosa di delicatamente floreale. Agrumi vari (e foglia di limone) a completare un profilo ‘standard’ ma di qualità.

P: l’alcol non ottunde, e d’altra parte mancano momenti di violenza sensoriale (leggi: intensità) particolarmente notevoli. È infatti abbastanza costante e scivola via con molta freschezza, nonostante i 25 anni di invecchiamento, tra note agrumate in crescendo rispetto al naso (proprio arancia) e una mineralità anch’essa in ascesa. Ancora abbastanza fruttato, con un misto succoso di frutta gialla (diremmo proprio succo di pesca) e con suggestioni floreali.

F: non lunghissimo ma davvero molto pulito, ancora su fiori freschi e una leggera frutta secca (mandorla, marzapane). Cioccolato bianco.

Buono: non spicca per complessità, sia chiaro, ma è un ottimo whisky erbaceo, da aperitivo, riesce ad essere semplice pur non apparendo banale grazie a inattesi guizzi minerali. Complessivamente è conforme al nostro gusto di oggi (ché tutto scorre, tutto cambia, anche le soggettività): costa circa 300€, dunque certo non è regalato, ma in generale apprezziamo e approviamo. 86/100 il verdetto.

Sottofondo musicale consigliato: Vincent Vincent and The Villains – Johnny Two Bands.