Port Ellen 1971 (1990, Gordon&MacPhail for Meregalli, 40%)

Due settimane fa abbiamo avuto il piacere di organizzare la quarta edizione del Tasting Facile: volevamo scrivere un post apposta (…), ma siccome il rischio è l’autocelebrazione scomposta, gratuita e immotivata, rimandiamo alle impressioni dei tanti amici venuti all’Harp Pub lasciate sul forum singlemaltwhisky.it (comunque, lasciatecelo dire: in quattro anni abbiamo aperto bottiglie mica male, eh?, a costo di peccare di hybris vi sfidiamo a trovare degustazioni di pari valore agli stessi prezzi…). Siccome lunedì scorso abbiamo compiuto 5 anni come blog, pensiamo sia giusto celebrarlo con una delle bottiglie che abbiamo aperto al TF2016: trattasi di un Port Ellen del 1971, imbottigliato nel 1990 da Gordon&MacPhail per lo storico importatore italiano, il nostro concittadino Meregalli. Questa bottiglia l’abbiamo trovata circa un anno fa, dimenticata su uno scaffale di un bar milanese assieme a tante altre chicche: non abbiamo saputo resistere all’acquisto, e la tentazione di aprirla era troppo forte, anche di fronte al valore collezionistico della boccia stessa… Quindi quale occasione migliore del Tasting Facile?

img_4737_3N: delicato ma intensissimo anche a 40 gradi e dopo 26 in anni in bottiglia. Come ci aspettavamo è molto complesso: la frutta ad esempio è imponente e variegata (mele gialle, pesche mature, cocco e persino una punta di frutta tropicale sfumata), non mancano gli agrumi (succo d’arancia dolce) e nemmeno un lato più propriamente zuccherino (vaniglia). C’è poi una bella patina di torba minerale e di iodio con un velo di fumo acre e di inchiostro, ma quella setosità vegetale tipica di molti Port Ellen ultrainvecchiati viene qui un po’ sottaciuta in favore di uno spirito più gagliardamente fruttato e profumato, come si diceva sopra. La sensazione è che ci sia qui un bell’apporto delle botti; il malto in realtà è ben presente- delizioso, per inciso- ma ricorda piuttosto un cereale caldo e dolce. Per il resto, sconfina volentieri nel ‘farmy’, in un gioco incantevole di riflessi tra frutta e isola.

P: i 40 gradi sono forse un po’ al limite e qualcosa cede in intensità. La trama però è ancora molto fitta e ben integrata: il lato più sporco, farmy e torboso è sicuramente in primo piano e si conferma pure una bella sensazione marina, di liquirizia salata. Incantevole poi è il sapore ancora una volta caldo del malto, le cui vene zuccherine sembrano un passo avanti a quella frutta che al naso avevamo percepito invece così rigogliosa. Cioè, meno frutta (mela gialla, tropicale misto) e più cereale, ma invertendo l’ordine degli addendi l’orgasmo non cambia, se ci è permesso dire.

F: lungo, ancora un crescendo di torba e cereale elegantemente zuccherino (formaggio dolce? Carruba?), in un’esaltazione sperticata del palato. Inchiostro e fumo di sigaretta.

Un naso super complesso e avvolgente, da 95 punti pieni; rispetto agli imbottigliamenti ufficiali più recenti che abbiamo potuto assaggiare, ha in più quel lato farmy, simile solo ad un altro PE bevuto, e ‘in meno’ un lato vegetale e fruttato, ‘verde’. Il nostro voto finale cede un paio di punti sul palato, che ripropone in una scala più in miniatura il capolavoro del naso e che forse ha perso qualche grado per strada: 93/100 come giudizio dunque, in uno scatto di sobrietà istituzionale. Grazie a tutti gli amici venuti al Tasting Facile, grazie a quanti ci hanno fatto gli auguri, e ovviamente… grazie a GP per la bottiglia!

Sottofondo musicale consigliato: Nick Cave & The Bad Seeds – Brother my cup is empty.

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Port Ellen 27 yo (1983/2010, Old Bothwell, 56%)

Old Bothwell è un imbottigliatore scozzese piuttosto particolare, che pare campare soprattutto di “bomboniere”: vale a dire che pare campare soprattutto vendendo whisky con etichette personalizzate, idea regalo perfetta per i vostri matrimoni e le vostre feste aziendali, splendida strenna natalizia! Non sapremmo dire se si tratta di una deriva recente o di una vera e propria tradizione commerciale; sta di fatto che quattro/cinque anni fa Old Bothwell ha avuto il privilegio (la fortuna, la bravura) di mettere le mani su diverse botti di Port Ellen, imbottigliandole tutte a grado pieno. Tenete conto che su whiskybase dei 39 imbottigliamenti di Old Bothwell, 34 sono proprio Port Ellen… Quello che assaggiamo oggi è un Port Ellen del 1983 (Cask #216) che ci inviò in omaggio un amico di whisky ormai tre anni fa: l’abbiamo fatto aspettare fin troppo, ora è il caso di bere.

port-ellen-25-year-old-cask-2471-old-bothwell-whiskyN: pur a 56% l’approccio è molto gradevole. Inoltre ha tutti i tratti che hanno reso leggenda alcuni di questi Port Ellen ultra invecchiati, a partire da una torba bella acre, fumosa, da braci spente sulla spiaggia (non lesina infatti anche una leggera marinità). Il carico da novanta lo gioca però su una serie di suggestioni vegetali molto delicate ma anche molto persuasive: banana verde, eucalipto, una pigna resinosa davvero incantevole. Esibisce una buona dose di acidità, elargendo suggestioni di cedro e lime. A completare un sobrio lato vanigliato e di zucchero a velo. Impressiona il bilanciamento complessivo e la grande intensità.

P: ragazzi, è buono! Quanto è buono? Tanto, e va giù che è un piacere perfino a questa gradazione. Da subito ritroviamo note balsamiche e resinose in grande spolvero, bilanciate però all’unisono da una dolcezza molto pronunciata (vaniglia e cereale Kellog’s). La torbatura è ancora molto viva, smoggosa e cenerosa (sigaro?). Su tutto regna, come del resto al naso, un’agrumatura limonosa che definiremmo al top. Tutto è esplosivo, tutto è perentorio senza essere volgare, è un piacere continuo.

F: molto lungo e avvolgente come il vapore di una stireria. Insiste all’infinito un senso di erba e di legno bruciati (ma c’è anche qualcosa di più inorganico, plastica bruciata?). Leggera dolcezza maltosa e il ritorno di un’onda salata.

Gli diamo 93/100 perché – banalmente – ti fa godere. Buonissimo, equilibrato, godibile, sfaccettato… Grazie infinite a Luca per l’omaggio, e scusaci se ci abbiamo messo così tanto. L’attesa, almeno per noi, è stata premiata.

Sottofondo musicale consigliato: Metallica – Hardwired.

Port Ellen 1982 (2012, Malts of Scotland, 58,6%)

Dici Port Ellen e all’appassionato medio si illuminano gli occhi, si impenna la salivazione, si sconfinfera la spina dorsale, tremano le gambe e (se ha dei seri problemi con le proporzioni della realtà e nel gestirle) magari perfino la zona pelvica sussulta: perché Port Ellen da qualche anno non è più il semplice nome di una distilleria, ma è un’icona, uno status symbol, un grappolo d’uva penzolante di fronte a tante povere volpi… Le ottime bottiglie ufficiali sono diventate mero appannaggio dei più ricchi collezionisti, quelle indipendenti richiedono prezzi folli anche se, come tutti sanno e dicono da sempre, Port Ellen è distilleria bifronte: spesso regala gemme di livello altissimo, altrettanto spesso offre botti tremende – oggidì però stai sicuro che se metti le mani su una botte di Port Ellen questa si venderà da sola, anche se a prezzi proibitivi per le tasche dei più, indipendentemente dalla qualità. Ad ogni modo da tanto, troppo tempo mancava un Port Ellen sulle pagine di whiskyfacile… Nei più oscuri angoli del nostro cabinet di sample abbiamo scovato questo single cask ex-sherry, invecchiato trent’anni, dal 1982 al 2012: ovvero quando ancora si poteva comprare un sample di Port Ellen da un sito senza essere costretti a impegnare tutti i gioielli della nonna. L’imbottigliatore è Malts of Scotland, una solida realtà nel mondo dei selezionatori della terra di Adorno, Kant e Rummenigge. Via con la degustazione, basta ciàcole: e speriamo l’ostrica contenga una perla.

74087-normalN: sbadabam, innanzitutto è a 58 gradi e pare a 40… L’alcol è rimasto in Germania forse. Il connubio perfetto avviene, qui, tra sherry e torba: quest’ultima è in pieno stile Port Ellen, non soffocante, e con un fardello di fumo acre pieno ma leggero ed elegante. C’è anche un sentore nitidamente marino, a ricordarci le onde che si infrangono su Port Ellen; e come tralasciare quelle note di alga riarsa? Intanto, lo sherry ha lasciato solo qualche potente accenno di frutta rossa (una splendida confettura di fragole è qui davanti a noi), ma lascia sgorgare mille suggestioni: dal cuoio e la liquirizia, un po’ sporchine, all’arancia rossa e al chinotto, fino al panettone, alla tarte tatin. Una nota mentolata, erbacea, profonda. Marron glacé; zenzero candito nel cioccolato. Avete presente quell’aroma del legno in fiamme, caldo e incandescente? Ecco. Tabacco da pipa.

P: l’attacco è spaventoso, ha una nota mentolata veramente deliziosa, che non si allontana mai, ad accompagnare una bella sapidità (acqua di mare, alghe, proprio sale) e un senso di acre e minerale dal fumo di torba. Fumo dolce di pipa. Sbalordisce l’intensità, con pacchi di arance rosse mature e una dolcezza pesante, molto profonda: ancora tarte tatin, fichi secchi; tamarindo; ancora un pizzico di frutta rossa in confit (more?); e poi che liquirizia, che uvetta, che legna… La cosa che comunque più affascina è la compattezza mostruosa del palato, davvero imponente.

F: perdura all’infinito, con una nota ancora mentolata che sta abbarbicata sulla marinità… Le labbra sono salate, dolci appiccicosi d’ogni tipo imperversano all’infinito; ancora fumo di pipa. Ancora arancia.

Forse l’ultimo Port Ellen in sherry che assaggeremo nella nostra vita? Beh, se è l’ultimo, è degno di reggere questo fardello. Intensità devastante: che compattezza al palato, con una botta sorda di sapore che rimane lì, mastodontica e intaccabile; e che complessità al naso, quante sfumature nuove ad ogni snasata… Un vero campione, che ci riconcilia con una distilleria spesso sopravvalutata dalle crude leggi del mercato: 94/100. Per fortuna che ‘sto sample l’abbiamo comprato anni fa…

Sottofondo musicale consigliato: Tears for fears – Everybody wants to rule the world.

Port Ellen 13th release (1978/2013, OB, 55%)

Sì, già, oggi beviamo l’ultimo Port Ellen ufficiale, quello che costa come un mese del tuo stipendio, quello che ce ne sono 2958 bottiglie al mondo, quello che ha scandalizzato il mondo per il prezzo e fatto piangere tutti quelli che non l’hanno potuto comprare, trasformando in pochi minuti legittima insoddisfazione in accorata elegia funebre del whisky di malto commerciale. O tempora o mores, certo, ma pure un poco di volpe ed uva. Noi l’abbiamo bevuto grazie al Milano Whisky Festival, e senza perdere altro tempo ve lo raccontiamo. Colore? Dorato chiaro.

port-ellen-34-year-old-1978-13th-release-2013-special-release-whiskyN: ciao Port Ellen, annusandoti ci siamo ricordati del perché, frigne (legittime anzi che no) sul prezzo escluse, ci siamo innamorati del whisky. Attacca su note molto nervose, tra l’agrumato e il petrolifero: sembra di annusare la buccia di un’arancia, o di un pompelmo; ci sono note di limonata, ma anche di ‘porto industriale’, di officina, di torba acre, vegetale, giovane. A ogni snasata, un’emozione in più: lime; zenzero candito; olive in salamoia. Ossigeno e tempo lasciano emergere anche note più ‘dolci’, tra il marzapane, il cocco, i canditi, e pure con momenti più caldi, tra marmellate e fette biscottate. Anche la marinità pare però aumentare, con note di acqua di mare, perfino di gamberi alla brace (l’affumicatura dapprima non è così evidente).

P: che attacco!, tra i più intensi notati nei PE ufficiali. Si inizia con un triumvirato di cenere limone e acqua di mare (lo scrive anche Serge, all’inizio è quasi frizzante, ricorda le caramelle Fizz al limone, per che ne serba memoria), che però alle spalle lascia intravedere un senato agitato dalle mozioni più varie: intense note erbacee; alghe, se non proprio ostriche/frutti di mare; caramelle al cedro; un che di mentolato, che nei torbati ci fa venire sempre in mente le Valda); una spruzzata di zucchero, appena accennato; un dai e vai tra mela verde e fette biscottate fragranti. Eccellente.

F: l’inizio svela una vaniglia dolce quasi inattesa, ma poi prosegue all’infinito in una costante fuga contrappuntistica di limone, pepe bianco e cenere. Sentori salmastri accesi. Lunghissimo.

Serge scrive che si tratta di un Port Ellen meno ‘portellenoso’ del solito: sarà, ma senz’altro è un malto portentoso, incredibilmente nervoso e tagliente ma non incapace di sedurre con sfumature rotonde ed accoglienti. Colpisce, davvero: non varrà 1200 euro, ma di certo siamo più felici bevendolo che non stando a guardare chi lo fa. Chapeau, Port Ellen: 93/100.

Sottofondo musicale consigliato: Duke Ellington Take the A train

Port Ellen 12th release (1979/2013, OB, 52,5%) – Ospitaletto whisky festival 2014

Come l’anno scorso, ci avviciniamo allo Spirit of Scotland di Roma assaggiando un Port Ellen ufficiale: e come l’anno scorso, questo Port Ellen ci arriva direttamente dall’Ospitaletto Whisky Festival… Questa è la special release dell’anno scorso, quando è uscita costava una barca di quattrini: e a giudicare dai prezzi dell’edizione 2013 pare che la barca non sia affondata, anzi. Il colore è paglierino.

1921892_506925869418793_34043488_nN: pare uno riassunto delle puntate precedenti, e pensiamo alla 10ª e all’11ª: conserva dell’una (la decima) una evidente marinità, con note ‘pesciose’, iodate (aria di mare, alghe riarse in spiaggia), con una torba presente (diesel) ma al contempo non invadente, povera d’affumicatura; dell’altra (l’undicesima) ribadisce la dolcezza vanigliata e fruttata (l’hallmark banana è evidente, ma anche limone e agrume), con note di marzapane. Le due anime sono molto ben bilanciate, con in più un tocco di liquirizia e di zenzero.

P: corpo oleoso. L’incantesimo un po’ si spezza, lasciando prevalere la componente dolce: prende infatti il sopravvento la vaniglia, la meringa, lo zucchero, la pasta di mandorla, mentre la marinità pare deporre le armi. C’è una affumicatura più evidente (braci, pezzettoni di legno nel camino) ed anche una nota formaggiosa, tra l’emmenthal e la scamorza affumicata. Note pepate verso il finale. Ancora tanta liquirizia.

F: il ritorno del profumo e del mare, all’infinito… Ma la vaniglia resiste orgogliosa in tutto questo finale, bello intenso.

In generale, buono; nel particolare del mondo rapporto Ellen, manca un po’ di quella brutale ma raffinatissima intensità soprattutto al palato; ha una dolcezza forse fin troppo monolitica e sfacciata, dunque si sentono meno certe suggestioni setose dei PE ultratrentenni. Sarà che da questa distilleria tendiamo sempre ad aspettarci qualcosa in più? Sarà, forse; comunque, 89/100 è il voto.

Sottofondo musicale consigliato: Daniele PaceVaffanculo, un capolavoro dimenticato.

Port Ellen 1983/2011 (Silver Seal and Whiskybase, 55,5%)

Siamo arrivati vivi alla fine del Milano Whisky Festival (com’è andata? Leggete i report di Davide, quel fetente di Federico e di Giuseppe; noi ringraziamo i grandi Andrea Giannone e Giuseppe Gervasio Dolci per l’organizzazione impeccabile e Monica, Filippo e Maurizio del banchetto Cadenhead’s con cui abbiamo collaborato). Mentre cerchiamo di riprenderci dallo stordimento dovuto alle tante emozioni provate, decidiamo di coccolarci un po’: e cosa c’è di meglio di un Port Ellen imbottigliato da un selezionatore prestigioso quale quella di Silver Seal? Si tratta di un single cask (per gli amanti dei dettagli, si tratta del #S1462) messo in vetro da Silver Seal, appunto, insieme a Whiskybase (cos’è whiskybase? Ignoranti!, guardate qui) alla piena gradazione di 55,5%.

30891N: ci eravamo abituati a dividere i Port ellen in due categoria, i dolciosi vanigliati e i costieri acuminati: questo non è così, è più vegetale, limonoso e maltoso, ma zac!, non è nemmeno solo questo: è una sintesi delle tre anime e, ve lo possiamo già dire, ci intriga parecchio. Degna di nota anche una screziatura ‘farmy’ (quella note di stalla, di campagna, e una suggestione di formaggio dolce…). L’affumicatura è quantitativamente delicata ma qualitativamente intensa (gomma bruciata, fumo di motore diesel). Sarà un’eresia, ma nelle note vegetali ed erbose, ci sentiamo chiare note di assenzio. Agrumi canditi, controllatissimi.

P: il palato è totale. E’ farmy, è limonoso, è pepato, è dolce, è quasi marino. Fantastico. Ok, con ordine: innanzitutto, l’acqua non ci vuole, la gradazione alta è un mero dettaglio: beverino come se avesse 43%, e invece sono 55 di potenza e intensità. Qui si perde l’affumicatura più intensa, a tutto favore di un’austera sapidità, nutrita di note agrumate deliziose (cedro, limone) e pasta di mandorle. Quel che ci sbalordisce, e delizia sbalordendoci, è la compattezza dei sapori, variegati, infiniti (abbiamo tralasciato note erbose che spaccano) ma uniti, monolitici.

F: torna la torba bruciata, la cenere limonosa, la liquirizia, una punta zuccherina, da scorzetta candita. Lungo, ma vira presto verso un malto delicatissimo, nudo, il degno requiem per un whisky veramente eccellente.

Uno dei Port Ellen più buoni che ci sia mai capitato sotto tiro. Davvero splendido, intenso, riesce a unire praticamente ogni anima della distilleria in modo armonioso, senza far prevalere un lato sull’altro: equilibrato e potentissimo. Complimenti, come di consueto, a Max per la selezione. Non ce n’erano tante bottiglie, ma quando è uscito costava 250 euro, circa. Per dire: la nuova special release ne costa il triplo. 93/100 è il giudizio.

Sottofondo musicale consigliato: Kronos Quartet & Bryce DessnerAheym, per persone raffinate (sperando piaccia a Pino!)

Port Ellen 19 yo (Hart Brothers, 43%)

Dopo il Port Ellen selezionato da Nadi Fiori abbiamo estratto dal cilindro un’altra espressione questa volta più giovane, per provare un confronto, attirati soprattutto dalla comune gradazione ridotta dei due malti in questione. Questo Port Ellen è imbottigliato dalla storica azienda scozzese Hart Brothers e dobbiamo- dovevamo, ahinoi- la fortuna di possederne qualche goccia al mitico Sacile Team, che ne salvò un sample nel corso del secondo Sacile Whisky Contest organizzato dal forum singlemaltwhisky.it. Grazie, grazie ancora.

pdt__port_ellen_19yo_hart_brothers_1384_1N: c’è qui da subito una torba meno ingenua che nel più maturo Nadi Fiori, bella nervosa, intensa, fumosa e più “marina”. Il lato erbaceo rimane leggermente più in disparte rispetto al PE Nadi ma si sente comunque nitida la camomilla. Segue poi un grande show di bourbonesque, con una grande vaniglia e crema pasticcera, pasta frolla e torta paradiso (zucchero a velo). E poi, una nota molto intensa di borotalco. Chiodi di garofano, eucalipto, legna fresca tagliata.

P: l’attacco può apparire un po’ deludente, ma si riscatta in un attimo; trattasi infatti solo di un imbocco gentile, a cui però seguono bombette di vaniglia e cremosità assortite. L’affumicatura è rispettosa, ma ben cenerosa. C’è ancora quella strana sensazione di borotalco, un che di caramella…Nitida la liquirizia, mentre percepiamo una timida escursione nel marzapane. Infine, riemergono le note erbacee, anche lievemente cerose.

F: cenere e marzapane e vaniglia e torba e una lieve acqua di mare. Ancora un senso di caramella talcata (what?!). Erbaceo, cacao amaro. Piacevolmente lungo e persistente.

Dobbiamo ammettere che questa seconda espressione ci ha maggiormente impressionato. Rispetto al suo parente è complessivamente più dolce, più torbato, meno austero e più intenso. A nostro giudizio si merita qualche punticino in più e si ferma a 88/100. Ad ogni modo, via via che assaggiamo questi nettari in via d’estinzione della compianta Port Ellen capiamo sempre meglio il perché del tanto fanatismo riversatosi sugli ultimi barili rimasti. Più difficile da accettare invece è il prezzo, ma parafrasando Humphrey Bogart: “È il mercato, bellezza! Il mercato! E tu non ci puoi far niente! Niente!”.

Sottofondo musicale consigliato: un’artista che con l’alcol ha un certo feeling. Cat Power – Cherokee

Port Ellen 25 yo (1982/2008, High Spirits, 46%)

Nadi caccia stile

Nadi caccia stile

Piove. E’ lunedì. Non siamo a Cesena, ma appunto piove ed è lunedì mattina, quindi abbiate pazienza: solo poche parole d’introduzione per un malto che forse meriterebbe solo rispettoso e deferente silenzio… Siccome ci piace coccolarci, tra oggi e mercoledì berremo due Port Ellen, entrambi indipendenti, entrambi particolari: oggi iniziamo con un 25 anni selezionato e imbottigliato dal grande Nadi Fiori per la sua High Spirits, distillato nel 1982 e imbottigliato nel 2008 a 46%. Il colore è paglierino, chiaro.

28536-1N: pochi fronzoli: è un Port Ellen dei più ‘naked’ che abbiamo mai assaggiato, austero e severo. Riconosciamo note zuccherine, molto delicate e in parte erbacee: camomilla, fichi d’india, erba secca (forse proprio paglia?), erbe aromatiche (quali? boh, astratte…). A margine, una torba – ca va sans dire – molto vegetale e di ‘semplice’ accompagnamento, tres géntile. Agrume candito (limone, senz’altro). Non è di grande complessità, ma che eleganza… Una incerta suggestione salmastra ci culla verso il palato…

P: estrema coerenza quanto ad austerità ed esuberanza dello zucchero: camomilla zuccherata e una bella buccia di limone lasciata in infusione. Entra in scena una cenere acre, di torba, che pure non invade affatto. Niente marinità; tanto fico d’india, ancora. Formaggio dolce (emmenthal?). Una nota di cera, deliziosa.

F: insiste ancora la torba; forse un po’ di dolcezza ‘da bourbon’ (vaniglia) e tanto, tanto erbaceo.

Un Port Ellen austero ed elegante; molto elegante, a dir la verità, nella sua spoglia, nitida delizia. Non sappiamo se una gradazione un po’ più alta avrebbe dato a questo malto ‘una marcia in più’, ma a nostro gusto il palato resta un po’ spompo: in ogni caso l’eleganza, appunto, restituisce ciò che si è speso in intensità. La nostra sentenza sarà dunque di 86/100, e grazie, Nadi!

Sottofondo musicale consigliato: la musica brasiliana ci ha un po’ scassato, vero? E allora vai con Vasco RossiDeviazioni.

Da Ospitaletto a Roma: Port Ellen 10th release (1978/2010, OB, 54,6%)

Ed eccoci qui a chiudere con i whisky assaggiati a Ospitaletto due settimane fa; chiudiamo alla grande, con la decima edizione del Port Ellen ufficiale. E tra poco inizia lo Spirit of Scotland… Ma insomma, non divaghiamo: il colore di questo malto di 32 anni è dorato chiaro.

port ellenN: rispetto all’undicesima, riconosciamo alcuni tratti comuni ma subito distinguiamo sensibili differenze: è come se le stesse componenti comparissero in diverse proporzioni. Là era un naso ‘caldo’, cremoso e aperto; qui si fa tutto più affilato e nervoso. C’è una prevalenza dei tratti più isolani e austeri (torba ancora vivace, iodio) e una bella mineralità a rendere il tutto più spigoloso (note di motore diesel?). Come se non bastasse, un bel po’ di limone e una nota intensa di cera completano il quadro. Poi, certo, anche vaniglia e frutta (la solita banana, però acerba, pere). Latte di mandorla, a complicare con austerità una ‘dolcezza’ sempre composita.

P: del naso si recuperano immediatamente una stratosferica (beh? A noi piace un sacco!) nota di cera, che prelude a una dimensione minerale molto buona e intensa. Se il lato affumicato cede qualcosa, la torba è lì, bella salda e ‘vegetale’. Solo parzialmente più in disparte si agita una dolcezza, fruttata, tra la vaniglia, il marzapane, ancora latte di mandorla, poi frutta matura (cocco e banana). Liquirizia.

F: il finale vede il predominio del fumo, quasi catrame, gomma bruciata. Un po’ di cera e un’astratta dolcezza.

L’undicesima edizione è più rotonda, è un whisky quasi ‘perfetto’ nel bilanciamento di tutte le componenti in gioco, tutte presenti e intense. La decima è invece più nervosa, austera e instabile, ma con note – se vogliamo – più personali e comunque di notevole intensità. C’è stato contrasto nell’assegnazione dei voti: senza rivelare chi preferiva quale, alla fine ci siamo accordati sull’eccellenza di entrambi. Serge la pensa così, mentre Ruben così. Quindi 93/100 ad entrambi, e via così.

Sottofondo musicale consigliato: Pink FloydThe great gig in the sky (e ne approfittiamo per consigliare un bel libro di Michele Mari, Rosso Floyd)

Port Ellen 11th release (1978/2011, OB, 53,9%)

Due settimane fa, all’Ospitaletto Whisky Festival abbiamo messo le mani su un sample di Port Ellen 10th release; considerando che da un po’ di tempo ne tenevamo lì un altro della versione successiva, l’undicesima, abbiamo pensato di assaggiarli l’uno affianco all’altro, per scrutarne a fondo tangenze e diversità. Quando ci ricapita, d’altro canto? Iniziamo con il più recente dei due: 32 anni di invecchiamento, meno di tremila bottiglie prodotte, ed è superfluo dire che ora costa molto più di quando è uscito (e già non era proprio economico). Colore: dorato, chiaro.

lp1-port-ellen-(silent)---11th-release---1979-32-year-oldN: tra le official releases che abbiamo assaggiato, questa è una delle più generose in quanto a “dolcezza”, con una vaniglia cremosa, calda, di grande intensità. Accanto, una frutta prepotente, tra banana matura e suggestioni tropicali, con una nota di pera buona buona. Massiccia pasta di mandorla. Crostata di pere? Crema chantilly. Poi, una nota di scorza d’agrume (cedro candito?) a complicare il lato fruttato. Non è marino, non molto almeno; c’è però la torba a conferire una spiccata ‘isolanità’, con un corollario di note minerali, delicate ma presenti, e una lieve, lieve affumicatura, di grande eleganza. Legno caldo e speziato (erbe aromatiche? tè?). Una mera suggestione di cera, timida. Che naso…

P: ci sorprende un po’ rispetto al naso, e positivamente: c’è tutto quel che avevamo riconosciuto là, ma quella marinità torbata che prima era un po’ in secondo piano, qui si contende lo scettro con una frutta e una dolcezza poderose C’è una nota quasi di caramella, di marshmallow, di grande intensità ma senza mai diventare eccessiva e sfacciata; poi cocco, tanto, quello essiccato e bello dolce, con evoluzioni tropicali, a tratti. Il bilanciamento è però perfetto, perché escono alla grande un fumo acre di torba e note minerali e sapide davvero pregevoli. Eccellente.

F: ripercorre quanto riconosciuto prima, e per per fortuna prolunga un’esperienza ahinoi troppo breve. All’inizio è molto dolce (vaniglia, cocco) poi, senza perdere in intensità, subentra un’affumicatura vegetale e marina (alghe riarse al sole? è una suggestione, sì…) fantastica.

Non ci dilunghiamo nelle considerazioni conclusive, che rimandiamo al prossimo post, quando trarremo le conclusioni del confronto tra decima e undicesima edizione. Di certo, è un Port Ellen elegante, intenso e bilanciato, con concessioni ad una dolcezza fruttata che un po’, a dirla tutta, ci ha colpito per la sua forza. Insomma, poche ciance: 93/100, e a domani per la seconda puntata. Serge la pensa così.

Sottofondo musicale consigliato: My dying brideLike gods of the sun.