Rosebank 27 yo (1975/2002, Douglas Laing ‘OMC’, 50%)

Di ieri è la notizia della riapertura imminente di Rosebank per mano di Ian Macleod (già proprietario di Glengoyne, Tamdhu – per adesso, per chiarire bene lo spirito, l’AD si fa fotografare con bicchiere pieno e bottiglia di Rosebank Flora e Fauna ben chiusa e sigillata: non la metafora migliore per introdurre la cosa, no?). Nei prossimi giorni arriveranno i nostri due centesimi sulla questione, intanto però ci è venuta voglia di assaggiare com’era il whisky di Rosebank, per vedere sostanzialmente “se ne valeva la pena”. Troviamo nel nostro armadietto un sample di Rosebank del 1975, nientemeno, un barile ex-sherry imbottigliato nel 2002 da Douglas Laing: come guanto di sfida al futuro può andar bene?

Schermata 2017-09-27 alle 20.02.57N: oh, da quanto tempo non mettevamo il naso su un Rosebank! Il primo impatto ci fa gridare al miracolo: è letteralmente un tripudio di frutta, fresca, deliziosa e succosa. C’è la frutta rossa innanzitutto, con tanta ciliegia, poi fragola concentratissima come se fosse un’iperfragola (anche confettura di iperfragola); mele gialle, fresche ma anche mele cotte al forno; albicocche disidratate. E la pasticceria: c’è un profumo di impasto per torte, di fagottini alla mela con crema, di pasticcini di frutta. Scorzetta d’agrume, poi, insieme ad una dimensione più minerale e maltosa… che, a dirla tutta, è forse la cosa che più ti colpisce quando annusi questo whisky: c’è infatti quella patina di cera, di mobili antichi (ci viene in mente un vecchio cassettino delle spezie…), che – se ci leggete, lo sapete – a noi fa impazzire, e che è solo dei whisky così vecchi.

P: la magia torna anche in questa fase, con una complessità e un’intensità veramente da urlo. Torta di mele gialle, una frutta rossa addirittura in crescita rispetto al naso (ancora fragole e ciliegie) a formare un profilo sì fruttato, ma allo stesso tempo molto ‘pesante’, molto piazzato, molto vecchio: legno speziato, tanta, tantissima cera, ancora un ricordo di legno impolverato, perfino un filo metallico, senza risultare un’off-note. Tamarindo, cioccolato, un poco di miele (di quelli non troppo dolci), scorza d’arancia rossa. Una punta di tabacco da sigaro? Una venatura di legnetti di liquirizia? Sì, a tutto. Spettacolare.

F: se il palato aveva la dicotomia frutta / cera a contendersi la gloria, senza però alternarsi, ma restando in scena assieme, qui le due componenti restano, con uguale intensità, ma in successione: prima un’esplosione fruttata clamorosa, poi, davvero all’infinito, una cera minerale da spavento.

Come c**** abbiamo fatto a tenere questo sample per degli anni nel nostro mobiletto? Come, eh? Ce lo sapete dire voi, senza insultarci magari? Un whisky francamente straordinario, intenso, complesso, esaltante: 94/100. Amici di Ian Macleod, questo è il benchmark: utilizzate bene l’eredità che avete comprato con il marchio, per favore. Dai. Per favore. La bottiglia vendita presso Lions’s Whisky a quasi 700€…

Sottofondo musicale consigliato: GraveyardHisingen Blues.

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Rosebank 1989 (1999, Spirit of Scotland, 40%)

Ci piace l’idea di trattarci bene, di lunedì, per alleviare le offese della settimana che inizia e ci ricorda che il tempo conduce inevitabilmente verso la fine di ogni cosa, noi compresi, nonostante la beffa dell’illusione di un segmento che si rinnova con la regolare cadenza dei sette giorni. Alla fine è giunta pure Rosebank, distilleria delle Lowlands chiusa da più di vent’anni e simbolicamente rasa al suolo e tramutata in condominio: oggi assaggiamo un dieci anni messo in bottiglia nel 1999, quando ancora tutto era possibile per noi che ci affacciavamo alle scuole superiori.
jun14-rosebankspiritN: scivola via agile nelle narici, rinfrescandole. C’è un cereale schietto, giovane e zuccherino, molto erbaceo. Anche le suggestioni fruttate sono in realtà tenui, dall’uva bianca al bianco del limone, dalla mela ai fichi d’india. Latte di mandorle. Sembra davvero di assecondare il clichè più trito delle Lowlands, ma qui i prati pieni di fiori profumati ci sono alla grande.

P: la gradazione condiziona un poco di più rispetto al naso e si ha un corpo leggermente scarico. Rimaniano nel magico regno delle piante, con erba fresca, fiori e orzo a gogo. Concordiamo con gli amici di whiskyroma su una spiccata nota di miele. A tratti vira addirittura su una nota amarognola, tra la buccia di mandorla e ancora bianco del limone che, veniamo a scoprire, si chiama albedo.

F: di media durata e pulitissimo, erba e miele.

A un naso di assoluta gradevolezza segue un palato meno convincente, sia per la gradazione che per una certa ostentata semplicità. Rimane comunque un ottimo breakfast dram e se pensiamo che all’epoca doveva essere un single cask “base”… beh che bel bere doveva essere: 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Frank Zappa – Muffin Man.

Rosebank 12 yo (fine anni ’70, Zenith Import, OB, 43%)

Ci abbiamo messo dieci giorni per riprenderci dallo shock subito di fronte allo splendore del Clynelish post natalizio; ancora non del tutto convinti che si trattasse davvero di merce terrena e non di nettare divino, cerchiamo pace nelle Lowlands, ma rimanendo sempre nel passato. Rosebank 12 anni Zenith Import, bottiglia ‘importante’ che abbiamo presentato al nostro tasting facile dello scorso ottobre.

Schermata 2014-01-06 alle 12.02.39N: non avremmo saputo indovinare ‘Lowland’, al naso, blind. Questo Rosebank è figlio del suo tempo, con una commistione di suggestioni molto affascinante e per nulla scontata: c’è sia il segno di una qualche gioventù (molto maltoso, cerealoso), sia una sorta di patina / schermo olfattivo che troviamo solo nei whisky di una volta (sughero, legno bagnato, cera, vecchie biblioteche). Poi una certa composita dolcezza liquorosa (si sente maggiore una quota di botti sherry): amaretto, confettura di fragola, zuppa inglese, mele rosse mature, uvetta… Completano un leggero senso di agrume e forse per suggestione, tocchi di fiori freschi… Una nota speziata infine, che ci ricorda le vecchie credenze da cucina con le spezie miste.

P: si mostra in tutta la sua pronta beva, in tutta la sua beverinità: coerente col naso, anche se la parte liquorosa è messa più in sordina – a essere premiate sono note di malto, di cereali (muesli), biscottose, veramente ‘pulite’ ma non per questo monodimensionali. Amaretti, una splendida cera, note di tabacco da pipa (ma è quasi affumicato?). Educatissimo ma non inerte, molto elegante. Cioccolato.

F: sorprendentemente lungo e intenso; animato da frutta secca e un po’ di fumo, su una coltre di fette biscottate con confit di fragole.

Non rimpiangiamo un passato che per noi non è mai stato presente, ma di certo dobbiamo ammettere che certi aromi, così composti assieme, nei whisky moderni non ce li sappiamo trovare. Cosa penseremo quando il presente sarà passato e il futuro presente? Boh. Intanto, 88/100 a questo gran pezzo di Rosebank.

Sottofondo musicale consigliato: Robbie Williams con uno standard del grande Frank Sinatra, Puttin’ on The Ritz.

Rosebank 22 yo (1981/2004, ‘Rare Malts’, OB, 61,1%)

Dopo un Festival fantastico, e dopo una seratina niente male passata con alcuni amici all’inaugurazione del Club 1909 di Milano (ne riparleremo… ma intanto, tenete d’occhio il sito e le degustazioni che organizzeranno) continuiamo a trattarci bene, e assaggiamo una perla rara di una distilleria chiusa delle Lowlands: parliamo di Rosebank, e parliamo dell’ultima versione ufficiale uscita nella serie dei “Rare Malts”. Dorato chiaro è il colore di un malto imbottigliato alla gradazione monstre di 61,1%.

Schermata 2013-11-13 alle 18.26.34N: l’alcol c’è, ma non trattiene, non pare chiudere: sembra essere lontano chilometri da un profilo di Rosebank ‘nudo’, con un invecchiamento che ha prodotto tante variazioni su un tema: il malto. Partiamo da qui allora, da un malto ‘profumoso’, delicato come solo Rosebank sa essere: note di tè, poi c’è una bella componente fruttata, con le consuete punte agrumate ‘acidine’ (limone, pompelmo); ma c’è anche tanto altro: un nerbo di frutta gialla (mela, confettura d’albicocca, tutto delicato), poi punte briosciose. Col tempo, tende a mutare continuamente, ossigenandosi. Ancora una volta, riesce il miracolo di Rosebank: è succoso ma al contempo si conferma un profilo secco, erboso e ‘composto’. Miracolo!, ad aggiungere complessità, qualche spezia legnosa e un po’ di frutta secca.

P: la stessa alternanza rilevata al naso tra secchezza e succosità si ripete, in modo ancora più netto: l’ingresso è infatti una vera carrellata di frutta (mela, pompelmo, a tratta suggestioni quasi tropicali), che lascerebbe pensare a un crescendo fatto di lingue di sapore. Invece, a sorpresa, il whisky sembra addomesticarsi in bocca, facendosi secco, quasi evaporando in una maltosa amarognolignità. E dopo questa fuga immaginifica e neologistica, il silenzio. Anzi no: mandorle amare, legno, frutta secca. Sempre più amaro, soprattutto con acqua (che, a dispetto dei 61%, non consigliamo). I più arditi rileveranno anche un po’ di formaggio dolce (emmenthal).

F: media lunghezza, in pieno stile Lowlands, a base di malto erboso – che pare ripulire la bocca, per passare a un nuovo dram.

Questa curva juicy – austero ti illude che questo whisky possa contenere infiniti mondi possibili; in verità, la bilancia del reale pende decisamente dalla parte dell’amarognolignità, che è la nostra nuova parola preferita. Non esiste? Vero, ma anche questo whisky è difficile da trovare, e quindi. Il voto sarà di 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: FoalsBlack Gold // Track 8

Rosebank 20 yo (1990/2011, Cadenhead’s, 52,9%)

Dopo il Rosebank di martedì scorso, a cadavere ancora caldo torniamo sul luogo del delitto: un altro Rosebank, ancora di Cadenhead’s, questa volta maturato in sherry. Solo 144 bottiglie al mondo: è anche per questo che dobbiamo ringraziare per l’ennesima volta Monica per il sample. Il colore avrebbe rivelato l’invecchiamento senza troppe esitazioni, anche qualora non l’avessimo già saputo: ramato scuro.

21606N: uno sherry first fill molto fresco, che rispetta la pulizia del distillato: si sentono infatti nitide le delicate note del malto Rosebank. Subito è aperto e invitante, con in primissimo piano un curioso lato agrumato (dominato da un esuberante chinotto); poi, punte liquorose di mon cheri, e di ciliegia. C’è una suggestione di tabacco da pipa umido; ed anche una generosa traccia di rabarbaro. Caramello, zucchero abbrustolito.

P: anche qui, l’alcol è accomodante. Un attacco bello intenso, con ancora un attore protagonista assoluto, il chinotto (proprio la bevanda gassata). Sparring partners sono anime varie: caramella al rabarbaro, caramello, confettura di frutti rossi (visto, Giuseppe, che ti abbiamo dato ascolto?), ma lieve, poi tamarindo, prugne secche… Tutto molto compatto, comunque. Note di legno e liquirizia.

F: oltre al chinotto, ecco tabacco da sigaro e cacao amaro… Lungo e persistente.

sanpellegrino-chinotto-cl-20x6Molto buono, intenso e particolare: il naso è fresco, il palato meno; complessivamente è bilanciato ma – a voler cercare un limite – è un po’ monodimensionale, dominato da un chinotto in ogni caso veramente ottimo. Detto ciò, sì, anche questo è un whisky davvero di alto livello: 87/100 è il nostro voto, e vai con dio. Costa intorno ai 160 danari continentali.

Sottofondo musicale consigliato: Rusty Moon, una delle canzoni più belle degli Amorphis.

Rosebank 21 yo (1991/2012, Cadenhead’s, 52,1%)

Non c’è davvero bisogno di presentare Cadenhead’s, vero?, il più antico spacciatore di whisky di Scozia… Dopo una storia abbastanza tribolata, a centotrent’anni dalla fondazione nel 1972 la compagnia viene venduta a Springbank – sì, la distilleria – che si prende scartoffie e soprattutto botti e si porta tutto a Campbeltown. Da qui, la compagnia si espanderà e, oltre a regalare agli appassionati una gran quantità di whisky memorabili (basti dare un’occhiata alle valutazioni su whiskyfun, soprattutto per quel che riguarda certi imbottigliamenti degli anni ’80…), pian piano metterà radici nel continente, aprendo whisky bar in giro per l’Europa. Quello milanese, in via Poliziano, si vuole proteiforme e grazie agli encomiabili sforzi di Monica Taddei da qualche mese si è tramutato in Alcoliche Alchimie, aggiungendo all’impressionante range di whisky importati da Beija Flor (badate, ci sono decine e decine di bottiglie aperte in mescita) anche altre chicche alcoliche… Consigliamo di farci un salto, magari per assaggiare quel che resta dell’ultima bottiglia di questo Rosebank di 21 anni del 1991 di cui lo scorso autunno si parlava molto, molto bene… A ragione? Vediamo.

wr0087i728-73_IM131903N: troppa grazia, davvero, non dovevate disturbarvi, ci saremmo accontentati anche di un naso buono la metà! Oltre ad una gradazione che non ferisce mai l’olfatto, ci colpisce la ricchezza di questo naso: si sente uno squisito malto croccante (brioche alla frutta appena sfornate) di grandi intensità e pienezza. Poi, il bourbon sferra una bordata di cremosità (la consueta vaniglia, ma anche torta alla crema di limone); infine, si entra nel reparto frutta, ed è festa: frutta gialla (con qualche suggestione tropicale? mmm, sì), una splendida spremuta di arancia… Mandorla. E poi, ancora, il legno: ricorda moltissimo il profumo delle warehouse. Lievemente più erboso, dopo un po’ (erba fresca, prato fiorito: sarà la suggestione di una primavera che tarda ad arrivare?). Che dire: intensità e qualità degli aromi veramente al top, da sogno.

P: molto coerente con il naso (non ci ripetiamo: dalla vaniglia cremosa a un bell’apporto maltato), ma con una sorpresina in più che lo rende speciale: una vera e propria tempesta tropicale (cocco, papaya, il succo di frutta tropicale), poi intensissime suggestioni di marmellate di frutta… Tutto davvero di intensità clamorosa. Ancora, qualche sentore erbaceo e floreale resta sullo sfondo e integra un profilo già – sinceramente – eccellente.

F: lungo; la parte meno roboante delle tre fasi, forse quella più in stile Lowlands (discrete note floreali); ma comunque, vogliamo parlare della frutta tropicale? Della vaniglia?

Poche parole basteranno: la dimensione tropicale è orgasmatica. Il malto, straordinèrio, è davvero protagonista assoluto di questo whisky, e vien da chiedersi: cara Rosebank, ma perché mai t’hanno chiusa? Cosa gli hai fatto di male, alla Diageo, eh? Diccelo. Ce n’erano 186 bottiglie, la maggior parte di quelle arrivate in Italia se l’è comprate Davide (c’eravamo, t’abbiam visto…); se ne trovate ancora da qualche parte, aspettatevi di pagare intorno alle 160 euro; saranno comunque spese bene, fidatevi: il nostro giudizio sarà di 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Robin ThickeBlurred lines.

Rosebank 21 yo (1990/2011, OB, 53,8%)

Reduci dal Milano Whisky Festival, ricominciamo a lavorare cercando di far fuori un po’ dei samples raccolti in passato: bisogna far spazio ai nuovi! Tra le Special Release della Diageo, ogni anno spiccavano le espressioni delle molte distillerie chiuse di proprietà del gruppo: oltre a Port Ellen e Brora, non bisogna dimenticare, ad esempio, una piccola distilleria delle Lowlands ormai trasformata in condominio… Oggi assaggiamo proprio il Rosebank 21 anni, Special Release 2011, un vatting di botti di sherry e bourbon, tutte refill. Il colore è paglierino chiaro.

N: moderatamente alcolico, ma comunque aperto e non respingente. C’è quello che riconosciamo come “odore tipico del malto Rosebank” (sarà solo suggestione?), fresco e floreale, profumato e leggero, ma non per questo privo di complessità. Accanto ad aspetti tipicamente ex-bourbon (pasta di mandorle, vaniglia e zucchero a velo; molta frutta gialla, tra cui pera, prugna gialla, qualche nota tropicale…) emergono interessanti richiami di tabacco, anice, ginepro, perfino di vino bianco secco. C’è, senza invadere, del buon legno. Suggestioni di scorza di limone. Il lato floreale non prevale sul fruttato.

P: che buono, e com’è elegante questo sapore! Un attacco deciso sulle note di malto, pieno e senza spigoli; poi, esplode una dolcezza intensa ma mai ruffiana, dominata da note di vaniglia, di marshmallow, di crema di limone… La frutta è meno presente che al naso, ma comunque gialla (susine, uva bianca). Un palato complessivamente più semplice, tutto giocato sulla perfetta interazione tra malto e botte. Qualcosa di ‘frizzantino’ verso il finale: sarà zenzero?

F: prevale il malto, e in generale la dimensione dolce/fruttata cede il passo alle componenti più “vegetali”: insomma, il malto.

Che dire, a noi i Rosebank piacciono sempre… Fosse leggermente più complesso, soprattutto al palato, sarebbe ancora più straordinario: di certo, indubbiamente è equilibrato, elegante, fresco, è una perfetta espressione delle Lowlands. Molto buono, semplicemente. 89/100 è la nostra opinione, Serge la pensa così.

Sottofondo musicale consigliato: non c’entra niente, eh, ma ci tengono compagnia di questi tempi. Die antwoordFatty Boom Boom.

Rosebank 30 yo (1975/2005, Silver Seal, Sestante collection, 54,8%)

Non ne avremo bevuti moltissimi, ma di sicuro i Rosebank sono whisky che a noi piacciono tanto: la delicatezza dello stile delle Lowlands si unisce generalmente ad una personalità difficile da eguagliare nel sud della Scozia. Nella mal riposta speranza che prima o poi la distilleria riapra, oggi ci avviciniamo ad un Rosebank di 30 anni imbottigliato nel 2005 da Silver Seal (di cui già assaggiammo tempo fa un 20 anni davvero magnifico). Il colore è dorato.

N: dalla coltre dei suoi 54,8% (che inizialmente sono predominanti) iniziano a stagliarsi un malto dolce e robusto e un po’ di vaniglia. La tipiche note floreali ed erbacee di Rosebank tendono a restare un po’ nascoste. Abbisogna di tempo per aprirsi: frutta disidratata (uvetta, soprattutto); agrumi, sempre di più (limone, cedro?). Note di mandorla. Il lato agrumato aumenta con tempo e acqua, regalando nitidi sentori di scorza di limone (o forse della parte bianca della buccia del limone, è acidino e amaro). L’acqua porta anche un po’ d’anice.

P: piuttosto fruttato (frutta gialla soprattutto), ma cask strenght resta un po’ ostico, l’alcol disturba un po’. A colpire piacevolmente, più che la varietà dei sapori, è l’intensità del sapore di malto, accompagnato da un lato erbaceo (fieno) piuttosto amaro. Miele. Succo di limone. Con acqua, diventa molto più beverino, anche se le sfumature ‘vegetali’ che speravamo non esplodono mai. Resta un sapore di malto, fresco e buono, resta nitido l’agrume. Cedro candito.

F: lievemente fruttato (frutta gialla, frutti tropicali, inattesi, soprattutto mango, forse?). Vince ancora una volta il malto.

Consigliamo caldamente di avere pazienza e di aggiungere un bel po’ d’acqua perché cambierà l’esperienza complessiva, che vede nel lato agrumato il suo picco sensoriale. Ammirevole il modo in cui questo malto resiste alla tentazione del legno (forse perfino troppo strenuamente) e dalle contaminazioni che uno si potrebbe attendere da 30 anni in botte: onestamente, però, dobbiamo dire di non aver trovato quel tripudio di delicata complessità che avevamo invece ammirato nel 20 anni di Silver Seal del 2011. Serge non la pensa così, ed anzi loda questo Rosebank più di quanto non faccia col nostro favorito: nel dubbio di aver sbagliato qualcosa, non possiamo che augurarci di poterlo bere (di poterli bere entrambi, magari affiancati) di nuovo! Nell’attesa, la nostra valutazione è di 84/100, che non si pensi che alla fine non ci è piaciuto.

Sottofondo musicale consigliato: CocorosieLemonade, dall’album Grey Oceans.

Rosebank 20 yo Sestante (1990/2011, Silver Seal, 56,7%)

Dopo i 5 Caol Ila, decidiamo di fuggire da Islay in cerca di aromi differenti: il primo approdo sono le Lowlands, e che Lowlands! Assaggiamo infatti un recentissimo Rosebank di 20 anni, distillato nel 1990 e imbottigliato quest’anno dallo storico marchio italiano Silver Seal, collezione Sestante. La distilleria (di cui trovate una descrizione introduttiva qui) è chiusa dal 1993, e a lungo si sono rincorsi rumors di una possibile riapertura, per la gioia di molti appassionati – su tutti Jim Murray, che lega la lieta eventualità a qualche riflessione metafisica sull’esistenza di Dio… Sfortunatamente nel 2010 buona parte dei macchinari ancora presenti sono stati trafugati, e quindi bye bye Rosebank; peccato che la Diageo, proprietaria del marchio, non ci abbia creduto di più. Ad ogni modo, il colore: giallino pallidissimo.

N: senz’acqua, spiccano subito forti note di anice, di ginepro, di alcune erbe del genere Artemisia (non vogliamo essere cialtroni: ricorda molto, mutatis mutandis, un amaro valdostano, il Genepy, fatto proprio con alcune specie di queste erbe. Uhm, non vogliamo essere cialtroni e scriviamo detti latini? Ok; mettiamola così: avete mai passeggiato in un bosco di conifere ubriachi di Genepy?). Pian piano si apre su un dolce difficile da decifrare; si sente il malto, fresco, ma resta piuttosto chiuso e pungente, seppur molto profumato. Con acqua, resta soft ma la dolcezza si fa più accessibile: si distinguono note di mandorla (pasta di mandorla, è dolce), fichi secchi sullo sfondo, foglie di tè. Grande complessità.

P: senz’acqua, è ostico: squisito, ma come al naso difficile da penetrare nell’immediato, nelle sue note dolci. Con acqua, si spalanca ed è goduria pura: è davvero succoso, fruttato, floreale, di straordinaria complessità. C’è di tutto, miele, fichi secchi, prugne dolci, qualche nota agrumata, raffinatissima; la dimensione erbosa, di fieno fresco, fa da sottofondo a tutti questi aromi, in continua evoluzione.

F: finale persistente, lungo, ma molto delicato, quasi sfumato. Manca del tutto il legno, ed è tutto giocato sull’erba, il fieno, la mandorla, mele… Buonissimo, fresco ed elegante.

Davvero squisito. In un certo senso, questo whisky compie una curva: all’inizio è delicato e chiuso, molto erboso; al palato si apre, è ricchissimo di aromi sempre molto difficili da interpretare, si potrebbe star lì per delle ore ad ammirarne le sfumature (purtroppo ne avevamo solo un paio di samples); poi nel finish si richiude, risultando complessivamente quanto di meglio, a nostro giudizio, un malto delle Lowlands può offrire. Per questo il nostro giudizio entusiastico è di 91/100. Complimenti a Max Righi e ad Ernesto Mainardi per l’eccellente selezione.

Sottofondo musicale consigliato: Katie MeluaTwo bare feet, dalla raccolta The Katie Melua Collection.