“Scotch Missed”: a tasting in Croatia

Cask End di un Brora 1972: serve altro?

Sabato scorso una nutrita delegazione di Whiskyfacile (cioè: Jacopo) ha attraversato ben due confini pur di partecipare alla degustazione SCOTCH MISSED a Motovun, in Croazia, organizzata dal grandissimo Tomislav Ruszkowski. Non è un blog di turismo, quindi vi saranno risparmiate le avventure del viaggio, tra maiali arrosto e spiagge di nudisti (a dispetto delle apparenze: le due cose non coincidono). La degustazione ha avuto luogo nella bellissima cornice del Roxanich Wine & Heritage Hotel, piccolo santuario di alcune passioni di Mladen Rozanić, imprenditore croato che da una decina d’anni ha deciso di trasformarsi anche in winemaker: i suoi vini, rigorosamente naturali e biodinamici, hanno diviso i partecipanti, ma chi scrive – pur nella sua conclamata ignoranza in materia – si è innamorato dei macerati. Ad ogni modo, il tema della degustazione era appunto “lo scotch che non c’è più“, e dunque bottiglie di distillerie chiuse, o di distillerie aperte ma con un passato problematico. Abbiamo preso appunti solo su 5 dei 7 assaggi: i due mancanti sono tornati in sample a Milano, e in questi giorni pubblicheremo delle recensioni più esaustive.

Glen Flagler ‘Rare All-Scotch Malt’ (anni ’70, 40%): Glen Flagler era il single malt prodotto dai pot still dentro a Garnheath, distilleria di grano del gruppo Inver House, nel periodo tra il 1965 e il 1985. Roba molto rara, se cercate su whiskybase ve ne renderete conto. Un sacco di pera al naso (mousse di pera), mela verde, scorza d’agrume, cereale; come spesso accade con whisky così vecchi, cambia molto, muove verso le scorze di frutti tropicali, diventa sempre più fruttato e lievemente ceroso (la solita, splendida storia della patinina minerale). Piuttosto floreale. Il palato è dolce, di una dolcezza fruttata intensa, ancora mela verde e pere. Finale breve e easy. 83/100.

Littlemill 16 yo (1991/2008, Douglas Laing, 50%): non c’è bisogno di introdurre una delle nostre distillerie preferite di sempre, vero? Questo è un refill Hogshead della serie Old Malt Cask di Douglas Laing. Inizia con una nota di colla vinilica, inaspettata, ma pian piano sale una dimensione fruttata spettacolare (mela verde, tropical acidi maracuja mango), foglie di foglie, legno nuovo. Unsexy ma sexy, se si capisce cosa intendiamo. Cera. Il palato è totale, tropicale ed erbaceo, esplosivo, ancora cera, finisce sulla clorofilla e con sentori amari, spettacolare. Pasta di mandorle. Peccato per un naso un pelo troppo poco espressivo, altrimenti avremmo volato ancora più in alto. 89/100.

Rosebank 14 yo (1990/2005, Chieftain’s, 46%): anche in questo caso, presentare Rosebank appare quasi imbarazzante. Fin dalle prima note del naso, sembra molto particolare, con un profilo inusuale per un Rosebank, almeno per come l’abbiamo sempre conosciuto. Nel panorama delicato e fruttato, con le consuete note erbace pronunciate, c’è infatti una lieve nota sulfurea, che al palato diventa ancora più evidente. Nel complesso, oltre a ciò, è dolce, con vaniglia, frutta fresca (mele fragole pesche) e una venatura minerale. Una punta di caramella all’anice. Non ci persuade fino in fondo, ma resta una testimonianza per noi ‘nuova’ di una distilleria di culto. 84/100.

Imperial 19 yo (1995/2015, Signatory, 46%): ultimamente ci capita sempre più spesso di assaggiare degli ottimi Imperial, non sappiamo se dipenda dal fatto che sta raggiungendo età sempre maggiori, e magari questo giova al distillato, oppure dal fatto che semplicemente ce ne siamo accorti solo ora. Ad ogni modo, questa è stata la vera sorpresa della serata: veramente ‘cccezzionale, fruttato (abbiamo frutta gialla, mela, pesche) e con uno strato ceroso/maltoso davvero incantevole. Il malto è molto presente, brioche appena sfornate, pastafrolla calda, burro caldo, miele. Venature minerali. Una menzione al corpo del palato, di alto livello anche se a grado ridotto. Lo vogliamo premiare: 90/100.

Ardmore 21 yo (1979/2001, Douglas Laing, 50%): il distillato di Ardmore è molto spigoloso, “rognosetto” lo definirebbe qualcuno, e se si lascia in un barile poco attivo i risultati sanno essere sorprendenti. Questo è appunto il caso: 21 anni in barile hanno portato a un’evoluzione che non può non lasciare sedotti. Il naso offre un profilo torbato leggero, piuttosto sporchino e minerale (olio, perfino del gesso), per noi buonissimo. Intensa anche la frutta, tutta su pere e pesche: lato che torna vivo anche al palato, subordinato però a una torba delicata e al cerino, allo stoppino di candela. Finale lungo e affilato. Davvero buono: 90/100.

Vorremmo ringraziare ancora una volta Tomislav per l’invito a questa degustazione davvero unica, e Mladen per la grande ospitalità in un luogo così bello: e ne approfittiamo per ringraziare gli amici croati e gli italiani, Gpp e Dameris, Luca e Maura, Claudio, Anna, Davide e Daniela, Michele, con cui abbiamo condiviso passeggiate, consigli sloveni sbagliati, calamari pigri e cotenne di maiale fumanti. Prossimamente le recensioni di Millburn (!) e Ardbeg.

Sottofondo musicale consigliato: Brad Mehldau – O Ephraim.

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Rosebank 8 yo (1990/1999, Dun Eideann, 40%)

Nel 2016 allo Spirit of Scotland, che oggi ha mutato il nome in un più universale Roma Whisky Festival, ebbero un’ottima idea. Affidarono cioè l’allestimento e la gestione di un Collector’s Corner ai ragazzi di Whisky Roma, un collettivo di maltofili che da qualche anno svuota senza pietà bottiglie di scotch (e non solo) per poi diffonderne le impressioni nel mare magnum di internet. Iniziativa sicuramente meritoria, anche perché la costanza nel bere è una cosa, la costanza nello scrivere di bevute tutto un altro paio di maniche (tenete duro, ragazzi!!!). Ma si diceva dell’angolo del collezionismo: beh tra le tante bottiglie ‘d’epoca’ aveva attirato la nostra attenzione un Rosebank, distilleria per ora defunta che più volte ci ha regalato emozioni. In particolare ci affascinava la possibilità di assaggiarne un’espressione così giovane, concepita non per rendere omaggio a una distilleria chiusa con un imbottigliamento costoso e in edizione limitata, ma per essere un’uscita ‘regolare’ tra quelle di Signatory. La serie Dun Eideann, in particolare, è caratterizzata da imbottigliamenti a 40 gradi per il mercato europeo.

12695852_1145139268844565_393371837_nN: sicuramente un Rosebank tra i più nudi mai incontrati; non per niente il malto è davvero in primo piano, fin da subito. Abbiamo note di porridge, di mandorla e di olio di mandorla; anche solvente per lo smalto da unghie. In generale ha un profilo ultra – erbaceo, di fili d’erba fresca, forse perfino con un ricordo di prezzemolo, perfino di sedano. Solo a tratti, emersioni fruttate, un po’ vaghe, come ad odorare un cesto di frutta nella stanza. E beh, mela. Alla cieca apprezzeremmo questo profilo ultra-naked o lo soppesiamo col mito nostalgico di Rosebank? Chissà, però ci piace.

P: se possibile si fa ancora più estremo, in termini di presenza scenica del distillato. C’è la mandorla, c’è ancora l’olio di mandorla; poi cereale, porridge ed erba fresca. Un vago senso di succo di limone molto allungato, e proseguendo l’immagine ricorda perfino un succo di mela, anch’esso abbondantemente annacquato. Note ferrose.

F: la pace dei sensi: gesso e cereale. Non lunghissimo né particolarmente intenso, per la verità.

Talmente nudo da sembrare un distillato bianco di cereali. Il mito di Rosebank all’epoca ancora non c’era, e forse imbottigliamenti come questo spiegano il perché: il naso è ostico e spigoloso ma si presta a una certa malizia ed ecciterà gli amanti della nudità maltata; il palato però pare sbilanciato verso un ritorno forsennato alle origini del distillato, al suo passato ancestrale di cereale. La media tra questi due due aspetti fa sorprendentemente 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ella Fitzgerald & Louis Armstrong – Summertime

Rosebank 27 yo (1975/2002, Douglas Laing ‘OMC’, 50%)

Di ieri è la notizia della riapertura imminente di Rosebank per mano di Ian Macleod (già proprietario di Glengoyne, Tamdhu – per adesso, per chiarire bene lo spirito, l’AD si fa fotografare con bicchiere pieno e bottiglia di Rosebank Flora e Fauna ben chiusa e sigillata: non la metafora migliore per introdurre la cosa, no?). Nei prossimi giorni arriveranno i nostri due centesimi sulla questione, intanto però ci è venuta voglia di assaggiare com’era il whisky di Rosebank, per vedere sostanzialmente “se ne valeva la pena”. Troviamo nel nostro armadietto un sample di Rosebank del 1975, nientemeno, un barile ex-sherry imbottigliato nel 2002 da Douglas Laing: come guanto di sfida al futuro può andar bene?

Schermata 2017-09-27 alle 20.02.57N: oh, da quanto tempo non mettevamo il naso su un Rosebank! Il primo impatto ci fa gridare al miracolo: è letteralmente un tripudio di frutta, fresca, deliziosa e succosa. C’è la frutta rossa innanzitutto, con tanta ciliegia, poi fragola concentratissima come se fosse un’iperfragola (anche confettura di iperfragola); mele gialle, fresche ma anche mele cotte al forno; albicocche disidratate. E la pasticceria: c’è un profumo di impasto per torte, di fagottini alla mela con crema, di pasticcini di frutta. Scorzetta d’agrume, poi, insieme ad una dimensione più minerale e maltosa… che, a dirla tutta, è forse la cosa che più ti colpisce quando annusi questo whisky: c’è infatti quella patina di cera, di mobili antichi (ci viene in mente un vecchio cassettino delle spezie…), che – se ci leggete, lo sapete – a noi fa impazzire, e che è solo dei whisky così vecchi.

P: la magia torna anche in questa fase, con una complessità e un’intensità veramente da urlo. Torta di mele gialle, una frutta rossa addirittura in crescita rispetto al naso (ancora fragole e ciliegie) a formare un profilo sì fruttato, ma allo stesso tempo molto ‘pesante’, molto piazzato, molto vecchio: legno speziato, tanta, tantissima cera, ancora un ricordo di legno impolverato, perfino un filo metallico, senza risultare un’off-note. Tamarindo, cioccolato, un poco di miele (di quelli non troppo dolci), scorza d’arancia rossa. Una punta di tabacco da sigaro? Una venatura di legnetti di liquirizia? Sì, a tutto. Spettacolare.

F: se il palato aveva la dicotomia frutta / cera a contendersi la gloria, senza però alternarsi, ma restando in scena assieme, qui le due componenti restano, con uguale intensità, ma in successione: prima un’esplosione fruttata clamorosa, poi, davvero all’infinito, una cera minerale da spavento.

Come c**** abbiamo fatto a tenere questo sample per degli anni nel nostro mobiletto? Come, eh? Ce lo sapete dire voi, senza insultarci magari? Un whisky francamente straordinario, intenso, complesso, esaltante: 94/100. Amici di Ian Macleod, questo è il benchmark: utilizzate bene l’eredità che avete comprato con il marchio, per favore. Dai. Per favore. La bottiglia vendita presso Lions’s Whisky a quasi 700€…

Sottofondo musicale consigliato: GraveyardHisingen Blues.

Rosebank 1989 (1999, Spirit of Scotland, 40%)

Ci piace l’idea di trattarci bene, di lunedì, per alleviare le offese della settimana che inizia e ci ricorda che il tempo conduce inevitabilmente verso la fine di ogni cosa, noi compresi, nonostante la beffa dell’illusione di un segmento che si rinnova con la regolare cadenza dei sette giorni. Alla fine è giunta pure Rosebank, distilleria delle Lowlands chiusa da più di vent’anni e simbolicamente rasa al suolo e tramutata in condominio: oggi assaggiamo un dieci anni messo in bottiglia nel 1999, quando ancora tutto era possibile per noi che ci affacciavamo alle scuole superiori.
jun14-rosebankspiritN: scivola via agile nelle narici, rinfrescandole. C’è un cereale schietto, giovane e zuccherino, molto erbaceo. Anche le suggestioni fruttate sono in realtà tenui, dall’uva bianca al bianco del limone, dalla mela ai fichi d’india. Latte di mandorle. Sembra davvero di assecondare il clichè più trito delle Lowlands, ma qui i prati pieni di fiori profumati ci sono alla grande.

P: la gradazione condiziona un poco di più rispetto al naso e si ha un corpo leggermente scarico. Rimaniano nel magico regno delle piante, con erba fresca, fiori e orzo a gogo. Concordiamo con gli amici di whiskyroma su una spiccata nota di miele. A tratti vira addirittura su una nota amarognola, tra la buccia di mandorla e ancora bianco del limone che, veniamo a scoprire, si chiama albedo.

F: di media durata e pulitissimo, erba e miele.

A un naso di assoluta gradevolezza segue un palato meno convincente, sia per la gradazione che per una certa ostentata semplicità. Rimane comunque un ottimo breakfast dram e se pensiamo che all’epoca doveva essere un single cask “base”… beh che bel bere doveva essere: 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Frank Zappa – Muffin Man.

Rosebank 12 yo (fine anni ’70, Zenith Import, OB, 43%)

Ci abbiamo messo dieci giorni per riprenderci dallo shock subito di fronte allo splendore del Clynelish post natalizio; ancora non del tutto convinti che si trattasse davvero di merce terrena e non di nettare divino, cerchiamo pace nelle Lowlands, ma rimanendo sempre nel passato. Rosebank 12 anni Zenith Import, bottiglia ‘importante’ che abbiamo presentato al nostro tasting facile dello scorso ottobre.

Schermata 2014-01-06 alle 12.02.39N: non avremmo saputo indovinare ‘Lowland’, al naso, blind. Questo Rosebank è figlio del suo tempo, con una commistione di suggestioni molto affascinante e per nulla scontata: c’è sia il segno di una qualche gioventù (molto maltoso, cerealoso), sia una sorta di patina / schermo olfattivo che troviamo solo nei whisky di una volta (sughero, legno bagnato, cera, vecchie biblioteche). Poi una certa composita dolcezza liquorosa (si sente maggiore una quota di botti sherry): amaretto, confettura di fragola, zuppa inglese, mele rosse mature, uvetta… Completano un leggero senso di agrume e forse per suggestione, tocchi di fiori freschi… Una nota speziata infine, che ci ricorda le vecchie credenze da cucina con le spezie miste.

P: si mostra in tutta la sua pronta beva, in tutta la sua beverinità: coerente col naso, anche se la parte liquorosa è messa più in sordina – a essere premiate sono note di malto, di cereali (muesli), biscottose, veramente ‘pulite’ ma non per questo monodimensionali. Amaretti, una splendida cera, note di tabacco da pipa (ma è quasi affumicato?). Educatissimo ma non inerte, molto elegante. Cioccolato.

F: sorprendentemente lungo e intenso; animato da frutta secca e un po’ di fumo, su una coltre di fette biscottate con confit di fragole.

Non rimpiangiamo un passato che per noi non è mai stato presente, ma di certo dobbiamo ammettere che certi aromi, così composti assieme, nei whisky moderni non ce li sappiamo trovare. Cosa penseremo quando il presente sarà passato e il futuro presente? Boh. Intanto, 88/100 a questo gran pezzo di Rosebank.

Sottofondo musicale consigliato: Robbie Williams con uno standard del grande Frank Sinatra, Puttin’ on The Ritz.

Rosebank 22 yo (1981/2004, ‘Rare Malts’, OB, 61,1%)

Dopo un Festival fantastico, e dopo una seratina niente male passata con alcuni amici all’inaugurazione del Club 1909 di Milano (ne riparleremo… ma intanto, tenete d’occhio il sito e le degustazioni che organizzeranno) continuiamo a trattarci bene, e assaggiamo una perla rara di una distilleria chiusa delle Lowlands: parliamo di Rosebank, e parliamo dell’ultima versione ufficiale uscita nella serie dei “Rare Malts”. Dorato chiaro è il colore di un malto imbottigliato alla gradazione monstre di 61,1%.

Schermata 2013-11-13 alle 18.26.34N: l’alcol c’è, ma non trattiene, non pare chiudere: sembra essere lontano chilometri da un profilo di Rosebank ‘nudo’, con un invecchiamento che ha prodotto tante variazioni su un tema: il malto. Partiamo da qui allora, da un malto ‘profumoso’, delicato come solo Rosebank sa essere: note di tè, poi c’è una bella componente fruttata, con le consuete punte agrumate ‘acidine’ (limone, pompelmo); ma c’è anche tanto altro: un nerbo di frutta gialla (mela, confettura d’albicocca, tutto delicato), poi punte briosciose. Col tempo, tende a mutare continuamente, ossigenandosi. Ancora una volta, riesce il miracolo di Rosebank: è succoso ma al contempo si conferma un profilo secco, erboso e ‘composto’. Miracolo!, ad aggiungere complessità, qualche spezia legnosa e un po’ di frutta secca.

P: la stessa alternanza rilevata al naso tra secchezza e succosità si ripete, in modo ancora più netto: l’ingresso è infatti una vera carrellata di frutta (mela, pompelmo, a tratta suggestioni quasi tropicali), che lascerebbe pensare a un crescendo fatto di lingue di sapore. Invece, a sorpresa, il whisky sembra addomesticarsi in bocca, facendosi secco, quasi evaporando in una maltosa amarognolignità. E dopo questa fuga immaginifica e neologistica, il silenzio. Anzi no: mandorle amare, legno, frutta secca. Sempre più amaro, soprattutto con acqua (che, a dispetto dei 61%, non consigliamo). I più arditi rileveranno anche un po’ di formaggio dolce (emmenthal).

F: media lunghezza, in pieno stile Lowlands, a base di malto erboso – che pare ripulire la bocca, per passare a un nuovo dram.

Questa curva juicy – austero ti illude che questo whisky possa contenere infiniti mondi possibili; in verità, la bilancia del reale pende decisamente dalla parte dell’amarognolignità, che è la nostra nuova parola preferita. Non esiste? Vero, ma anche questo whisky è difficile da trovare, e quindi. Il voto sarà di 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: FoalsBlack Gold // Track 8

Rosebank 20 yo (1990/2011, Cadenhead’s, 52,9%)

Dopo il Rosebank di martedì scorso, a cadavere ancora caldo torniamo sul luogo del delitto: un altro Rosebank, ancora di Cadenhead’s, questa volta maturato in sherry. Solo 144 bottiglie al mondo: è anche per questo che dobbiamo ringraziare per l’ennesima volta Monica per il sample. Il colore avrebbe rivelato l’invecchiamento senza troppe esitazioni, anche qualora non l’avessimo già saputo: ramato scuro.

21606N: uno sherry first fill molto fresco, che rispetta la pulizia del distillato: si sentono infatti nitide le delicate note del malto Rosebank. Subito è aperto e invitante, con in primissimo piano un curioso lato agrumato (dominato da un esuberante chinotto); poi, punte liquorose di mon cheri, e di ciliegia. C’è una suggestione di tabacco da pipa umido; ed anche una generosa traccia di rabarbaro. Caramello, zucchero abbrustolito.

P: anche qui, l’alcol è accomodante. Un attacco bello intenso, con ancora un attore protagonista assoluto, il chinotto (proprio la bevanda gassata). Sparring partners sono anime varie: caramella al rabarbaro, caramello, confettura di frutti rossi (visto, Giuseppe, che ti abbiamo dato ascolto?), ma lieve, poi tamarindo, prugne secche… Tutto molto compatto, comunque. Note di legno e liquirizia.

F: oltre al chinotto, ecco tabacco da sigaro e cacao amaro… Lungo e persistente.

sanpellegrino-chinotto-cl-20x6Molto buono, intenso e particolare: il naso è fresco, il palato meno; complessivamente è bilanciato ma – a voler cercare un limite – è un po’ monodimensionale, dominato da un chinotto in ogni caso veramente ottimo. Detto ciò, sì, anche questo è un whisky davvero di alto livello: 87/100 è il nostro voto, e vai con dio. Costa intorno ai 160 danari continentali.

Sottofondo musicale consigliato: Rusty Moon, una delle canzoni più belle degli Amorphis.

Rosebank 21 yo (1991/2012, Cadenhead’s, 52,1%)

Non c’è davvero bisogno di presentare Cadenhead’s, vero?, il più antico spacciatore di whisky di Scozia… Dopo una storia abbastanza tribolata, a centotrent’anni dalla fondazione nel 1972 la compagnia viene venduta a Springbank – sì, la distilleria – che si prende scartoffie e soprattutto botti e si porta tutto a Campbeltown. Da qui, la compagnia si espanderà e, oltre a regalare agli appassionati una gran quantità di whisky memorabili (basti dare un’occhiata alle valutazioni su whiskyfun, soprattutto per quel che riguarda certi imbottigliamenti degli anni ’80…), pian piano metterà radici nel continente, aprendo whisky bar in giro per l’Europa. Quello milanese, in via Poliziano, si vuole proteiforme e grazie agli encomiabili sforzi di Monica Taddei da qualche mese si è tramutato in Alcoliche Alchimie, aggiungendo all’impressionante range di whisky importati da Beija Flor (badate, ci sono decine e decine di bottiglie aperte in mescita) anche altre chicche alcoliche… Consigliamo di farci un salto, magari per assaggiare quel che resta dell’ultima bottiglia di questo Rosebank di 21 anni del 1991 di cui lo scorso autunno si parlava molto, molto bene… A ragione? Vediamo.

wr0087i728-73_IM131903N: troppa grazia, davvero, non dovevate disturbarvi, ci saremmo accontentati anche di un naso buono la metà! Oltre ad una gradazione che non ferisce mai l’olfatto, ci colpisce la ricchezza di questo naso: si sente uno squisito malto croccante (brioche alla frutta appena sfornate) di grandi intensità e pienezza. Poi, il bourbon sferra una bordata di cremosità (la consueta vaniglia, ma anche torta alla crema di limone); infine, si entra nel reparto frutta, ed è festa: frutta gialla (con qualche suggestione tropicale? mmm, sì), una splendida spremuta di arancia… Mandorla. E poi, ancora, il legno: ricorda moltissimo il profumo delle warehouse. Lievemente più erboso, dopo un po’ (erba fresca, prato fiorito: sarà la suggestione di una primavera che tarda ad arrivare?). Che dire: intensità e qualità degli aromi veramente al top, da sogno.

P: molto coerente con il naso (non ci ripetiamo: dalla vaniglia cremosa a un bell’apporto maltato), ma con una sorpresina in più che lo rende speciale: una vera e propria tempesta tropicale (cocco, papaya, il succo di frutta tropicale), poi intensissime suggestioni di marmellate di frutta… Tutto davvero di intensità clamorosa. Ancora, qualche sentore erbaceo e floreale resta sullo sfondo e integra un profilo già – sinceramente – eccellente.

F: lungo; la parte meno roboante delle tre fasi, forse quella più in stile Lowlands (discrete note floreali); ma comunque, vogliamo parlare della frutta tropicale? Della vaniglia?

Poche parole basteranno: la dimensione tropicale è orgasmatica. Il malto, straordinèrio, è davvero protagonista assoluto di questo whisky, e vien da chiedersi: cara Rosebank, ma perché mai t’hanno chiusa? Cosa gli hai fatto di male, alla Diageo, eh? Diccelo. Ce n’erano 186 bottiglie, la maggior parte di quelle arrivate in Italia se l’è comprate Davide (c’eravamo, t’abbiam visto…); se ne trovate ancora da qualche parte, aspettatevi di pagare intorno alle 160 euro; saranno comunque spese bene, fidatevi: il nostro giudizio sarà di 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Robin ThickeBlurred lines.

Rosebank 21 yo (1990/2011, OB, 53,8%)

Reduci dal Milano Whisky Festival, ricominciamo a lavorare cercando di far fuori un po’ dei samples raccolti in passato: bisogna far spazio ai nuovi! Tra le Special Release della Diageo, ogni anno spiccavano le espressioni delle molte distillerie chiuse di proprietà del gruppo: oltre a Port Ellen e Brora, non bisogna dimenticare, ad esempio, una piccola distilleria delle Lowlands ormai trasformata in condominio… Oggi assaggiamo proprio il Rosebank 21 anni, Special Release 2011, un vatting di botti di sherry e bourbon, tutte refill. Il colore è paglierino chiaro.

N: moderatamente alcolico, ma comunque aperto e non respingente. C’è quello che riconosciamo come “odore tipico del malto Rosebank” (sarà solo suggestione?), fresco e floreale, profumato e leggero, ma non per questo privo di complessità. Accanto ad aspetti tipicamente ex-bourbon (pasta di mandorle, vaniglia e zucchero a velo; molta frutta gialla, tra cui pera, prugna gialla, qualche nota tropicale…) emergono interessanti richiami di tabacco, anice, ginepro, perfino di vino bianco secco. C’è, senza invadere, del buon legno. Suggestioni di scorza di limone. Il lato floreale non prevale sul fruttato.

P: che buono, e com’è elegante questo sapore! Un attacco deciso sulle note di malto, pieno e senza spigoli; poi, esplode una dolcezza intensa ma mai ruffiana, dominata da note di vaniglia, di marshmallow, di crema di limone… La frutta è meno presente che al naso, ma comunque gialla (susine, uva bianca). Un palato complessivamente più semplice, tutto giocato sulla perfetta interazione tra malto e botte. Qualcosa di ‘frizzantino’ verso il finale: sarà zenzero?

F: prevale il malto, e in generale la dimensione dolce/fruttata cede il passo alle componenti più “vegetali”: insomma, il malto.

Che dire, a noi i Rosebank piacciono sempre… Fosse leggermente più complesso, soprattutto al palato, sarebbe ancora più straordinario: di certo, indubbiamente è equilibrato, elegante, fresco, è una perfetta espressione delle Lowlands. Molto buono, semplicemente. 89/100 è la nostra opinione, Serge la pensa così.

Sottofondo musicale consigliato: non c’entra niente, eh, ma ci tengono compagnia di questi tempi. Die antwoordFatty Boom Boom.

Rosebank 30 yo (1975/2005, Silver Seal, Sestante collection, 54,8%)

Non ne avremo bevuti moltissimi, ma di sicuro i Rosebank sono whisky che a noi piacciono tanto: la delicatezza dello stile delle Lowlands si unisce generalmente ad una personalità difficile da eguagliare nel sud della Scozia. Nella mal riposta speranza che prima o poi la distilleria riapra, oggi ci avviciniamo ad un Rosebank di 30 anni imbottigliato nel 2005 da Silver Seal (di cui già assaggiammo tempo fa un 20 anni davvero magnifico). Il colore è dorato.

N: dalla coltre dei suoi 54,8% (che inizialmente sono predominanti) iniziano a stagliarsi un malto dolce e robusto e un po’ di vaniglia. La tipiche note floreali ed erbacee di Rosebank tendono a restare un po’ nascoste. Abbisogna di tempo per aprirsi: frutta disidratata (uvetta, soprattutto); agrumi, sempre di più (limone, cedro?). Note di mandorla. Il lato agrumato aumenta con tempo e acqua, regalando nitidi sentori di scorza di limone (o forse della parte bianca della buccia del limone, è acidino e amaro). L’acqua porta anche un po’ d’anice.

P: piuttosto fruttato (frutta gialla soprattutto), ma cask strenght resta un po’ ostico, l’alcol disturba un po’. A colpire piacevolmente, più che la varietà dei sapori, è l’intensità del sapore di malto, accompagnato da un lato erbaceo (fieno) piuttosto amaro. Miele. Succo di limone. Con acqua, diventa molto più beverino, anche se le sfumature ‘vegetali’ che speravamo non esplodono mai. Resta un sapore di malto, fresco e buono, resta nitido l’agrume. Cedro candito.

F: lievemente fruttato (frutta gialla, frutti tropicali, inattesi, soprattutto mango, forse?). Vince ancora una volta il malto.

Consigliamo caldamente di avere pazienza e di aggiungere un bel po’ d’acqua perché cambierà l’esperienza complessiva, che vede nel lato agrumato il suo picco sensoriale. Ammirevole il modo in cui questo malto resiste alla tentazione del legno (forse perfino troppo strenuamente) e dalle contaminazioni che uno si potrebbe attendere da 30 anni in botte: onestamente, però, dobbiamo dire di non aver trovato quel tripudio di delicata complessità che avevamo invece ammirato nel 20 anni di Silver Seal del 2011. Serge non la pensa così, ed anzi loda questo Rosebank più di quanto non faccia col nostro favorito: nel dubbio di aver sbagliato qualcosa, non possiamo che augurarci di poterlo bere (di poterli bere entrambi, magari affiancati) di nuovo! Nell’attesa, la nostra valutazione è di 84/100, che non si pensi che alla fine non ci è piaciuto.

Sottofondo musicale consigliato: CocorosieLemonade, dall’album Grey Oceans.