The Speyside Files #2: Spirit Still + Dramfool

Lo Spirit of Speyside è ormai diventato un festival grande, importante e molto affollato: per questa ragione abbiamo deciso di privilegiare gli eventi più piccoli, cercando chicche nascoste sotto profili da underdogs. Così la presentazione di un nuovo imbottigliatore indipendente ci è parso perfetto: giovedì 3 a Craigellachie abbiamo partecipato all’esordio ufficiale di Spirit Still, start up di due giovani scozzesi, accanto a un paio di assaggi di Dramfool, altro indie-bottler scozzese con una particolare predilezione per i torbati di Islay. Qui di seguito alcune sentenze, prossimamente una recensione estesa per quello che ci è sembrato immediatamente il dram migliore della serata.

Inutile dire che si tratta per lo più di single casks, a grado pieno o comunque non troppo ridotto, senza colorazione artificiale: insomma, qui si parla di gente per bene.

Carsebridge 52 yo (1964/2018, The Spirit Still, 40,8%)

Piacione, privo di quella nota vinilica che talvolta contrassegna i grain. Frutta molto matura (banana soprattutto), vaniglia, toffee, creme brulée. In un secondo momento esce un legno caldo seducente. Molto convincente ed equilibrato, mai eccessivo anche se – come tutti i grain, diciamocelo – difetta un po’ in complessità assoluta. 87/100

Burnside 18 yo (2018, The Spirit Still, 58,2%)

Al naso appare nudo e chiuso, sulle prime, ma poi in bocca esplodono miele, cera, frutta gialla tropicale matura (ananas perentorio e indiscutibile). Poi tutta la maltosità di Balvenie, spettacolare; l’acqua apre il naso e porta il palato su intense note balsamiche. Sempre squilibrato, ad essere sinceri, e incoerente tra naso e palato: ma proprio per questo delizioso. 89/100

Speyside 22 yo (1995/2018, Dramfool, 55%)

Imbottigliamento speciale per lo Spirit of Speyside. A molti è piaciuto tanto, noi francamente abbiamo trovato pesanti note sulfuree, soprattutto al naso, con qualche puzzetta di troppo. Questo lato non ci è parso bilanciato da una dolcezza un po’ troppo semplice, slegata, da zucchero di canna e frutti rossi caramellosi. Se vi piace il sulfureo probabilmente vi farà impazzire; noi ci dobbiamo trattenere. 76/100

Like A Villain 9 yo (2008/2018, The Spirit Still, 52%)

Si tratta di un Lagavulin (che detto alla scozzese suona un po’ come Like A Villain…) invecchiato in un barile ex-bourbon e finito per 6 mesi in un barile ex-Cote du Rhone. Al naso molto Lagavulin, con lime e castagne e una torba intensa, marina e bruciata. Non vinoso ma dolce, forse un po’ troppo?, con tanta vaniglia. Poi la violenza aggraziata di Laga c’è tutta: mare e torba da panico. 86/100

‘The Quartet’ blended malt (2018, The Spirit Still, 46%)

Miscela di quattro single malt di Highlands e Speyside (Ardmore, Mortlach e…?), tutti invecchiati e poi miscelati in barili ex-sherry. Un po’ ruffiano forse vista l’intensità dello sherry, ma con evidente la quota torbatina: dunque dado e zolfo e un filo di fumo acre, anche un velo ferroso; poi dall’altro lato una dolcezza da frutta rossa, castagne, salsa barbecue, carruba. Incoerente anche lui, naso più ruffiano e palato più maleducato. Mortlach e Ardmore evidenti: così ci era parso anche sul momento, quando ci ricordavamo tutte e quattro le distillerie coinvolte. 85/100

Considerazione conclusiva: complimenti a Colin Fraser e Adam Irvine di Spirit Still, davvero, i quattro loro whisky assaggiati sono stati molto soddisfacenti e – dobbiamo dirlo – ci paiono presentati al pubblico ad un prezzo adeguato. Il quinto arriverà la settimana prossima, e sarà un campione vero… Quanto a Dramfool, in questo contesto era ancillare a Spirit Still: noi non abbiamo amato lo Speyside, ma sappiamo che hanno collezionato una serie di isolani, soprattutto di Bruichladdich, molto apprezzati: per il Feis Ile ci saranno un Port Charlotte 15 anni e un Octomore di 6, ai fortunati che saranno sull’isola consigliamo caldamente un assaggio.

Sottofondo musicale consigliato: Squeeze – Cool for Cats.

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Spey Tenné Port (2015, OB, 46%)

Chiudiamo i conti con i prodotti della Speyside distillery assaggiando l’edizione limitata (18000 bottiglie) Tenné Port: whisky di almeno otto anni in botti ex-bourbon con sei mesi finali di passaggio in botti ex-Porto ‘Tawny’ prodotto dalla piccola Quinta do Filoco. Come senz’altro sapete, se avete avuto la sventura di leggere altre nostre recensioni in passato, dai finali in Porto diffidiamo abbondantemente, seppure – a nostra sindacabile opinione – questi finish fanno i danni maggiori ai whisky torbati. Colore: trota salmonata.

spsob.non5N: subito ci colpisce una macro-suggestione: la glassa della colomba, con le mandorle tostate e gli zuccherini… Questo whisky, infatti, non lesina botte di ‘dolcezza’ a base di vaniglia e appunto pasta di mandorle; e poi ancora canditi del panettone, tanta uvetta. Un profilo ‘succoso’, complessivamente, con fresche note fruttate e di mirtilli (forse yogurt ai mirtilli?). Qualcosa di speziato, forse biscotti alla cannella? Un chiodo di garofano?

P: di buon corpo, il primo impatto è forse un po’ alcolico ma c’è una bella esplosione di sapori… L’impressione complessiva è più che positiva, nonostante il nostro disamore per il Porto! All’inizio si sente tanto il legno, con note molto tostate, poi di frutta secca (mandorle e nocciole); oltre, aumenta il lato succoso e fruttato, con uvetta e amarene (quelle sotto spirito, di brutto). Non molto altro, forse un ricordo speziato e un poco di pepe nero.

F: un enorme marron glacée, poi uvetta, amarene, legno tostato.

Intendiamoci, è buono: e però pare un po’ esile. Abbiamo assaggiato ormai quattro espressioni di Spey (di fatto, quattro quinti del loro intero core range), e il carattere comune ci pare essere proprio l’esilità del distillato, che per distinguersi ha bisogno o di invecchiamenti importanti o di botti molto marcanti – e dietro all’apporto della botte, se possiamo sbilanciarci, poco rimane. Detto ciò, questo ci è piaciuto: 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ian Brown – My Star.

Spey ‘Chairman’s Choice’ (2015, OB, 40%)

Alla distilleria Speyside – narra la leggenda tramandata da pelosi scozzesi e baffuti brand ambassador – il proprietario aveva l’usanza di scegliere le migliori botti per farne un imbottigliamento ‘privato’ da scolarsi, lui coi suoi familiari e qualche dipendente, sotto Natale. La tradizione continua ancora!, dice il marketing, e però il capo è diventato così magnanimo da voler condividere le sue migliori botti (attenzione: le migliori, eh!, non qualcuna così a caso) con tutto il globo terracqueo – previo pagamento di una mazzetta di banconote da euri settanta, circa, ché il capo ci tiene alle tradizioni ma ancor più al danaro che, appunto, capo lo rende. Grazie, capo!

spsob.non7N: del 12 anni ripropone quella franca sensazione di cereale, di “materia prima”, se ci concedete, e di arancia (tanta arancia) e un po’ di mela verde: qui però troviamo anche del pane nero, a dare conto di una certa aumentata ‘acidità’ (tacendo di una qualche nota di vernice) – rispetto al 12 sembra infatti più giovane, meno caldo, con note di lieviti e di distillato ‘fresco’. A lato, c’è anche un misto di frutta rossa, un po’ indistinto e che se ne sta un po’ per i fatti suoi… Caramello.

P: a grado così ridotto, svela un corpo deboluccio. Nel complesso, il profilo è coerente con quanto emerso al naso: dunque una forte acidità, tra pane, lieviti, cereali ‘freschi’, un po’ di latte, mela verde; e dall’altro lato una dolcezza un po’ troppo marcata, non bene integrata col resto, tra la caramella gommosa ai frutti di bosco e la pastiglia leone alla violetta. Mh.

F: medio, si trattiene sul lato dolce (caramello, frutti rossi).

Se decidete di fare uno stage da Speyside, cercate di evitare di andarci sotto Natale. Un paio di gradini sotto al 12 anni, a nostro gusto, perché è ugualmente cerealoso (forse lo è ancora di più, scommetteremmo su botti più giovani) ma prova a mascherare questa dimensione con uno sherry che, francamente, non ci convince. Il risultato è dignitoso, nulla più: 76/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Nutcracker – Dance of the Sugar Plum Fairy.

Spey 18 yo (2016, OB, 46%)

Il secondo Spey che ci spariamo è il 18 anni… Invecchiamento in sole fresh sherry casks – e meno male, con l’estate che avanza le botti calde sarebbero state inopportune. Umorismo da quattro soldi in questo venerdì mattina, meglio smetterla in fretta e, per la gioia di Michael Owen, meglio dedicarsi alla bevuta.

spey-18-yearN: al primo impatto, si rivela aperto, assolutamente privo di note alcoliche, e anzi il naso volentieri indugia nel bicchiere. Spiccano fin da subito le note di uno sherry molto fresco, con una ciliegia succosissima, appena raccolta, con una confettura di frutti rossi (fragola o lampone), ed anche un bel bicchiere di chinotto ghiacciato (?). C’è però anche dell’altro, un malto cerealoso che emerge dalla fresca coltre sherried con un suo portato agrumato. Dopo un po’ di ossigeno, lo sherry vira dalla frutta rossa succosa a sentori più sfumati: mela essiccata (le nostre amate chips di mele), tabacco da pipa dolce… Evoluzione interessante.

P: come già al naso, si rivela molto rotondo; il corpo è buono, anche se non troppo ‘fat’. C’è quel che ci si attende dal naso: ci sono soprattutto mele succose, talmente mature e dolci e intense da sfociare quasi nella frutta tropicale: una tropicalità non bombarola, se ci concedete, ma più composta, che ci ricorda certi Glenlivet ufficiali. Frutta rossa in nettissimo calo, e poi sullo sfondo si agita una leggera agrumatura, un velo di miele, un passaggio di tabacco dolce.

F: non lunghissimo, paradossalmente molto pulito: tutto su malto e – indovinate un po’ – una mela che pulisce la bocca.

Serge lo descrive come un whisky nice e perfino good, cui però manca il guizzo dell’increspatura, dell’asperità, di quel neo sul viso che rende anche il più perfetto dei volti davvero memorabile e incantevole. Insomma, rotondo, rotondissimo, morbido, seducente e piacevole: niente di meno, ma anche niente di più. 85/100, bravo Micheal Owen.

Sottofondo musicale consigliato: Anderson Paak – Am I wrong?

Spey 12 yo (2016, OB, 40%)

Poetry-Tony-flagship-storeSiccome per noi interisti la Cina è sempre più vicina, proviamo a buttare l’occhio sul mercato cinese del single malt… Tra i whisky scozzesi più apprezzati c’è senz’altro lo Spey, prodotto nella giovane  Speyside Distillery – che sul proprio sito ama definirsi “ampiamente riconosciuta come une delle distillerie più graziose di Scozia”. In Italia è distribuito (da pochi mesi) dal prode Fabio Ermoli; se qui basta il baffuto importatore, in Cina hanno pensato bene di coinvolgere Micheal Owen, ex calciatore di Liverpool e Real Madrid e Pallone d’oro 2001 che laggiù nel Catai deve godere ancora di buona fama. Noi però di tutte queste fregnacce poco ci curiamo, e passiamo all’assalto di due espressioni del core range: oggi il 12 anni, la prossima volta… Chissà!

spsob.12yov2N: a 40% pare poco alcolico e molto aperto, e ci mancherebbe anche!, direte voi, ma non è scontato. Il profilo è relativamente inaspettato, se dovessimo riassumerlo in un’immagine diremmo “cereale caldo e secco”: è infatti maltoso e cerealoso, con la materia prima in grande spolvero, e ricorda il fieno al sole, i corn flakes… Non è però un cereale ‘naked’ e vegetale, verde, che sa di mash tun: è piuttosto arancione, molto caldo, ‘appesantito’ con note di arancia essiccata, di frutta secca (nocciole soprattutto). Confettura d’albicocca e un pizzico di vaniglia, in crescita costante.

P: il corpo è quel che è, non travolge le papille ma neppure si disperde senza lottare.  Rispetto al naso, pare molto meno maltoso: il cereale cede spazio alla vaniglia, cremosa, e alla pasticceria; ci sono ancora note di arancia essiccata, ancora di frutta secca: con guizzi, qua e là, di una frutta giallorossa intensa (tra l’albicocca e la mela rossa, per intenderci). Resiste una live nota alcolica.

F: inaspettatamente, si prolunga oltre le nostre attese: con tanta frutta secca, vaniglia e un velo d’arancia.

Per essere un entry-level dello Speyside, ci stupisce per una complessità che – saremo onesti – non ci attendevamo. Il cereale è in prima linea, ma lascia spazio al palato ad una vaniglia e ad una frutta gialla molto piacevoli, che, nel complesso, ci faranno premiare questo dodicenne con la cifra tonda di 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: Moonspell – Opium.