st magdalene rare malts recensione

St. Magdalene 19 yo (1979/1998, OB, 63,8%)

Sabato scorso Angelo Corbetta, proprietario dell’Harp Pub Guinness, ha ospitato la seconda degustazione a tema Rare Malts, dopo la prima gloriosa dello scorso giugno, e ne ha affidato nuovamente la conduzione ai vostri amati Whisky e Facile. Ve lo dobbiamo spiegare noi che oggidì una degustazione di Rare Malts, imbottigliati tutti tra 1997 e 1999, è qualcosa di speciale, di unico? Chi altro vi aprirebbe, in Italia, bottiglie del genere? Per darvi l’idea della proporzione della cosa, oggi vi presentiamo il terzo RM aperto sabato: un St.Magdalene di 19 anni, distillato nel 1979 e imbottigliato nel 1998 alla gradazione mostruosa di 63,8% – alta gradazione peraltro tipica dei RM. La distilleria delle Lowlands, situata a Linlithgow, fu chiusa da Diageo nel 1983 assieme a tante altre, e in tal modo terminò la storia di un produttore attivo da metà ‘700 (anche se ufficialmente la licenza arriva solo negli anni ’90 del secolo). Oggi l’edificio, un tempo lebbrosario, poi convento e ospedale, infine distilleria, è stato trasformato in condominio, ma ancora campeggia la pagoda sul tetto, a ricordare gli antichi fasti. Piccolo bigino esaurito, via col bicchiere! Ci accompagnano della degustazione Marco Zucchetti e Corrado De Rosa: se avete problemi prendetevela con loro, ma occhio ché a differenza nostra sono dei veri e pericolosi ribaldi facinorosi.

st magdalene rare malts recensioneN: esaltante perché è in costante evoluzione, a ogni snasata cambia. Sa di sauna (legno e vapore). Profumo di bosco, silvestre (balsamico, erbacee, sottobosco, legno, foglie bagnate dalla pioggia). Molto complesso, ha note fruttate difficili da identificare, una sorta di uber-frutta fresca, mista, cotta, caramelizzata (a ruota libera ci vengono in mente cotognata, pesca matura, mela rossa, forse perfino accenni di fragola). Corrado dice “la pozione polisucco” di Harry Potter, ma non perché è un matto scollato dalla realtà (anche se forse lo è, clinicamente non escludiamo l’ipotesi): perché è frutta multiforme e cangiante, tipo una megamacedonia. Ha una nota ossidata, fantastica, che non sapremmo se definire cera a tutti gli effetti, o di cereale umido… È freschissimo, nonostante la complessità. E questa venatura che appare appena mineralina, quasi – tremiamo a dirlo – lievemente torbata… Candela spenta. Ah, che spettacolo.

P: oleoso e compattissimo, ancora con una vena minerale e terrosa molto sottile ma piacevolissima, e (lo dobbiamo scrivere subito) si chiude su una punta sapida; ancora uno schermo ceroso spaventoso. Ha una dolcezza d’uovo, tra zabaione, crema all’uovo… Quasi non c’è acidità, sviluppa una dolcezza fruttata molto compatta che muove quasi verso il tropicale (papaya?). Poca spezia. Con acqua, forse, si semplifica leggermente ma tende a spalancare ed esaltare la parte fruttata, sviluppando bene un’arancia dolce che prima restava appena accennata. Salamoia, torba vera.

F: candela spenta, cera, un cereale caldo e fruttato infinito… Non lunghissimo ma intenso, ha una vampata di frutta e poi si richiude sul cereale e sulla mineralità torbata.

Ottimo, spaventoso, spettacolare; elegante, oleoso, profumato, minerale e lussuriosamente fruttato. Oggi tendiamo ad associare alle Lowlands solo dei whisky un po’ sciapi, tendenzialmente debolini, ma se diamo un’occhiata al passato ci rendiamo conto che la nostra è una deformazione prospettica: Rosebank, St. Magdalene, Littlemill… Tutti produttori con grande personalità. Se pensiamo che questa bottiglia non si trova in commercio a meno di 1000€, ci rendiamo conto ancora una volta che poterlo assaggiare sabato scorso (e riassaggiare ieri sera per la recensione, ehm) è stato un privilegio assoluto, e non possiamo assegnare meno di 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Bowland – It’s All Grey.

St. Magdalene 30 yo (1982/2012, Cadenhead’s, 55,4%)

A casa whiskyfacile i giorni passano sereni, e la dimostrazione è che -come annunciato- possiamo raddoppiare la degustazione di St.Magdalene… E lo facciamo con una signora bottiglia, che ben conosce chi ci è venuto a trovare l’anno scorso al Milano Whisky Festival: si tratta di un single cask di Cadenhead’s di 30 anni, distillato nel 1982 e messo in bottiglia (la matematica non inganna) nel 2012. Anche quest’anno saremo al banchetto di Alcoliche Alchimie, e anche quest’anno sceglieremo percorsi di degustazione fantastici e mirabolanti che proprio non potrete evitare di testare… Ma di questo parleremo la prossima settimana; per adesso, beviamo.

Schermata 2014-11-05 alle 10.56.47

N: un whisky a strati, i quali – complice una gradazione che sulle prime chiude – escono a poco a poco. Grassi indizi di terre basse: erba appena tagliata, mandorle fresche, decisamente floreale. E poi, quando parrebbe, come l’altro, un naso piuttosto sharp, ecco il secondo strato, esplorabile all’infinito: bello cremoso (vaniglia!), e poi anche frutta (pesche succose e arance). Il tutto guidato da un malto molto minerale, ceroso (proprio candela), che -bestemmiamo?- ci fa venire in mente certi Clynelish… Poi un po’ d’ossigeno lascia che s’aprano note di legna appena tagliata; ecco accenni di fragola; zucchero filato.

P: l’impatto è clamoroso: ha un corpo monstre, che dilaga con fiammate di sapore di rara intensità. Il primo impatto rivela pesche esuberanti e note di frutti rossi stupefacenti; e come dimenticare l’amata cera, che introduce in avvio e accompagna all’uscita? C’è arancia, c’è un agrumato molto buono; e poi, tripudio tropicale (il buon vecchio Bevitore Raffinato va oltre e identifica proprio mango). Essendo un gran dram, non ci esenta dall’apprezzare ricche note maltate, qui espresse sotto forma di vegetale, di erbaceo… Ancora, una nota acre, lievissimamente affumicata, di torba.

F: splendido. Frutta matura; poi cera, torba, fumo, un pit di miele! Beh, non c’è che dire: la personalità di St. Magdalene è bella forte, e se già nell’imbottigliamento di lunedì scorso avevamo potuto sperimentarla col giusto rispetto, qui non possiamo che toglierci il cappello. Curiosamente, e prendendo per veri tutti gli stereotipi sulle zone di produzione (stereotipi che, pour cause, sovente lasciano il tempo che trovano), questo dram pare più un highlander che non un lowlander… Splendide le note minerali, splendide le note fruttate, splendido – semplicemente – il malto, e splendida l’interazione con la botte. 92/100, ecco qui.

Sottofondo musicale consigliato: Connan Mockasin – Forever Dolphin Love (Erol Alkan Rework).

St. Magdalene 1981 (1997, Gordon & MacPhail, 40%)

Da tanto, troppo tempo non scendiamo nelle Lowlands per assaggiare i malti più delicati di Scozia; oddio, delicati, non vorremo mica farci noi stessi schiavi dello stereotipo? No, infatti, a maggior ragione se pensiamo che tra i nostri lowlander preferiti ci sono tanti whisky che di certo non difettano in personalità… Ma comunque, eccoci alle prese con una coppia di St. Magdalene, o Linlithgow se preferite; distilleria chiusa, da tanto tempo ahinoi e senza speranza di riapertura, dato che ora al posto della distilleria c’è un bel condominio. Il primo è un imbottigliamento di Gordon&MacPhail, distillato nel 1981 e imbottigliato sedici anni dopo, cioè diciotto anni fa, cioè tredici anni dopo la pubblicazione di Kill’em all dei Metallica. Confusi? Nel dubbio, lecchiamoci i baffi e passiamo ai fatti.

Schermata 2014-11-03 alle 13.29.18N: molto espressivo e annusabile; ma di un’espressività composta ed austera. Su tutto spicca un agrumato davvero pungente: limone, lime, cedro candito. C’è anche altra frutta (ananas, mela verde, canditi generici), ma soprattutto emerge il malto: ed è un malto Lowland, fragrante, vegetale, perfino un po’ minerale; invano si cercherebbero note cremose, in questo whisky. Una punta d’anice; del miele; note di terra bagnata.

P: un attacco quasi di cera, certamente molto maltoso e vegetale, e non patisce il grado ridotto. Il corpo ha una buona consistenza e si fa più rotondo, quasi cremoso. Come sapori privilegiamo senza dubbio le mele, oltre a note verdi e tanto miele; una dolcezza maltosa, ma non da brioche, quanto piuttosto ancora vegetale. Ancora un pit d’agrume, leggermente più caldo che al naso. Ma sbagliamo o c’è della torba?
F: miele, torba, un pit di cera, vegetale maltoso; mela verde.

Davvero un malto interessante ed istruttivo, paradossalmente coerente nella sua incoerenza; un whisky particolare che rivela uno stile che difficilmente si ritrova nelle distillerie standardizzate di oggi (e che palle con la nostalgia dei tempi andati! Basta!), unendo eleganti note di frutta ‘verde’ a inattese emersioni di una torba vegetale e seducente. 87/100 sia il verdetto, e grazie infinite al team di blogger romani (occhio ché sono due link distinti, uno per “blogger” e uno per “romani”!) per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Django django – Zumm zumm.

Linlithgow 25 yo (1982/2007, Silver Seal, 63,8%)

Saremo persone strane, ma a noi generalmente piacciono i whisky delle Lowlands: da qui provengono whisky particolari, molto delicati e floreali, che non sempre paiono incontrare i gusti degli appassionati, abituati a sapori più forti. Ah, la dittatura dei torbati…! Ad ogni modo, approfondiamo la conoscenza delle terre basse con un prodotto della distilleria St. Magdalene (talvolta a nome Linlithgow in ossequio al paese in cui sorgeva): per la gioia di Celentano, “là dove c’era una distilleria, ora c’è… un condominio”, dato che, come molte altre ora quasi leggendarie (vi dice niente Port Ellen? e Brora?) è stata chiusa nel 1983. Assaggiamo dunque un Linlithgow di 25 anni imbottigliato cinque anni fa dallo storico marchio italiano Silver Seal: 63,4% gradi e un colore paglierino chiaro chiaro.

N: pur avendo una gradazione così hardcore, lascia presagire più di quanto non ci si aspetterebbe. Profumatissimo, in stile Lowlands: sotto la coltre alcolica, ecco spuntare intense note fruttate e zuccherine (susine? vaniglia, tanta ma tanta mandorla); come detto, profumatissimo (anche note di talco, ma in generale diremmo… profumeria! rende l’idea?). Un po’ di tempo gli permette di sviluppare una maggiore vaniglia; l’acqua, poi, apre le sfumature del miele e di un agrumato davvero delizioso, diciamo tra arancia e mandarino. Note di fieno, ma lievi. Punte minerali e metalliche, qui e là, a conferire ulteriore austerità al distillato. Deve piacere, questo profilo castigato da lowlander: ma se non vi piace questo naso, il problema è più vostro che non del whisky… Eheh.

P: senz’acqua, è più espressivo che al naso: camomilla zuccherata, miele… Un buon sapore di malto, che si è fatto per bene le ossa in botte. Biscotti al miele? Miele ai fiori d’arancio? Delicatissime, ma intense, note di arancia e mandarino. L’acqua aumenta l’intensità complessiva: vaniglia, liquirizia, ancora agrumi. Non c’è esplosione di sapori, ma una costante intensità; si capisce quel che intendiamo? Talvolta riscontriamo punte balsamiche, mentolate, ma a farla da padrone è sempre un malto elegante.

F: lungo ma discreto; ancora miele, tanto malto e note minerali.

Inequivocabilmente Lowlands. Il malto, in tutta la sua eleganza, resta abbottonato e si fa apprezzare per la strenua resistenza al legno: in fin dei conti, è il vero protagonista di questo whisky, e da sparring partner agiscono note profumate, agrumate e minerali davvero molto gradevoli. Di rado ci capita di pensarlo, ma probabilmente se fosse stato tagliato con acqua e imbottigliato a una gradazione leggermente più bassa, avrebbe avuto un fascino ancora più immediato. Di certo, c’è piaciuto: 89/100, intorno ai 200 euro.

Sottofondo musicale consigliato: Bruno MartinoE la chiamano estate.