Tamdhu 10 yo (2013, OB, 40%)

Quando nel 2011 la distilleria Tamdhu è stata acquistata da Ian MacLeod Distillers, gridolini di giubilo sono stati avvertiti nelle zone a più alta densità di appassionati di whisky: si tratta infatti dei medesimi proprietari di Glengoyne – distilleria che sotto questa direzione si è assai rilanciata e ha visto la messa sul mercato di imbottigliamenti ufficiali di alta qualità. Accadrà lo stesso con Tamdhu? Noi, approfittando dell’amicizia del baffuto importatore italiano, abbiamo messo le mani sul primo nuovo imbottigliamento, presentato allo Spirit of Speyside lo scorso 3 maggio: si tratta di un 10 anni maturato in sherry, e sta in una bottiglia (possiamo dirlo?) molto bella. Noi abbiamo assaggiato la versione a 40%, per il mercato inglese; in Europa arriverà a 43%.

aa1.jpeg15N: l’alcol non è respingente, ma di certo alcune punte alcoliche restano un po’ pungenti. C’è, nitido (ma va attenuandosi col tempo), un che di Mortlach-oso, qualcosa di ‘sporco’ e umido (note di ‘rancido’, qualche sentore di aceto balsamico); ma anche una suggestione metallica, come di ruggine. Insomma, non privo di spigoli: ma poi c’è un malto fresco e zuccherino (zucchero di canna), che prelude a un lato ‘dolce’ e fruttato tipicamente sherried (uvetta, mele rosse, lievissime tracce di frutti di bosco). Un naso non travolgente, ma di certo con personalità.

P: il corpo è molto easy, ma resta abbastanza sorprendente; scomparse le note più ‘controverse’ del naso (a eccezione di qualche richiamo ‘ferroso’ e alcolico) a tutto vantaggio di una dolcezza maltata e caramellosa (zucchero di canna, fette biscottate, creme caramel), si fanno largo suggestioni godibilissime di frutta rossa. Uvetta (zuppa inglese?); cioccolato fondente.

F: forse la parte più intensa e più pienamente gradevole; molto lungo, su frutta secca (nocciola), frutti rossi, cioccolato e malto.

Quelle note un po’ ‘carnose’ che al naso ci avevano lasciati un po’ perplessi scompaiono senz’altro al palato, che – se pure in un clima complessivo piuttosto ‘depotenziato’ dalla gradazione – appare del tutto convincente, semplice ma con una bella influenza delle botti e con un buon sapore di malto; il finale, poi, colpisce per intensità e persistenza. Insomma, se il primo imbottigliamento, quello di fascia più ‘bassa’ del core range che sarà, è di questa qualità, non possiamo che sperare in bene per il futuro della distilleria. Il nostro giudizio sarà dunque di 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Eagles of Death MetalI only want you.

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Tamdhu 26 yo (1984/2011, Adelphi, 48,8%)

Quando la Tamdhu, nel cuore dello Speyside, è stata acquistata nel 2011 da Ian McLeod, proprietario di Glengoyne, tutti sono stati tanto contenti, dato che dal 2009 la distilleria era stata “messa in naftalina” dai precedenti padroni; la produzione è ripresa all’inizio di quest’anno, pare. Oggi assaggiamo la botte #2836, whisky distillato nel 1984 e rimasto a riposare in botte fino all’anno scorso; il sonno si è interrotto grazie al prodigo intervento di Adelphi, storico imbottigliatore scozzese da poco distribuito in Italia da Pellegrini. Il colore è dorato.

tamadl1984N: subito, affianco a una gradazione che si fa molto sentire, c’è una grande e piacevolissima maltosità, che occupa la scena a tal punto da far sorgere dubbi sulla botte: bourbon o sherry? Quasi sicuramente però è un refill, e per ora dovessimo scommetterci un euro propenderemmo per la prima ipotesi. Ad ogni modo: è un naso molto intenso, che col tempo si anima di una gran messe di frutti diversi e tutti maturi: innanzitutto molta arancia, poi mela (a pacchi), fichi freschi, leggere suggestioni tropicali… Un po’ di cioccolato e una leggera, ma deliziosa, nota di cera.

P: sostanzialmente coerente col naso, quindi buono, con grande enfasi sul malto (cereali) e una netta accentuazione delle note di cera. Il complesso è compatto: spicca una nitida e intensa nota fruttata, tra bombe di cocco e molotov di arancia, con ulteriori suggestioni tropicali. Cioccolato a far capolino qui e là.

F: una quantità di cocco impressionante; malto, mela e un delicato legno; finale bello lungo, fa valere il suo non essere più un giovincello.

Molto deciso, con note fruttate sempre più intense man mano che sta nel bicchiere, che ci confermano la prima impressione (refill-bourbon, ma ci informeremo); un ottimo Speysider, insomma, impreziosito da note di cera veramente gradevoli. Un punto in meno per quell’alcol ancora un po’ imbizzarrito: 86/100, costa intorno ai 120 euro, se ne trovate ancora una bottiglia.

Sottofondo musicale consigliato: Sandy Muller – Dança Dança Dançarino, cover di Lucio Dalla.