Tamdhu 2006 (2015, Van Wees ‘The Ultimate’, 64,3%)

Saremo degli squilibrati, ma in una sera di piena estate, travolti dalla calura e dagli sciami di zanzare inferocite, abbiamo pensato fosse una buona idea quella di aprire un sample di un whisky a più di 64%… Trattasi di un gentile omaggio del sommo Fabio, valente blogger di whisky e cervello in fuga: un Tamdhu maturato nello sherry butt #918 per 9 anni, fino al momento in cui Mr. Van Wees ha deciso di porre fine alle sue sofferenze e imbottigliarlo nella serie The Ultimate.

foto da whisky.de

N: molto aggressivo e aromatico sulle prime: ti piomba in faccia tutto il carrello delle confetture da hotel. Frutta in marmellata (arancia amara, fragola), pasta di mandorle; passando oltre si scorge un tocco di tabacco da pipa. Sentori di foglia umida in autunno, quella coltre marcescente di foglie umide autunnali che tanta poesia decadente da due soldi ispira sui diari degli adolescenti. L’aggiunta di acqua dischiude un lato di carne che in effetti attendevamo sulla porta da po’.

P: alcol ovviamente esuberante e qui le note meaty (proprio di bistecca di porco) si fanno più evidenti, assieme a una gran frutta (pesca, fragola), perfino tropicale. Aranciata amara. L’acqua amplifica suggestioni carnose, quasi metalliche e ruginose. Ancora una marmellata di frutti rossi. A tratti vinoso.

F: molto lungo con agrumi, scorza d’arancia macerata, e melone. Liquirizia pura.

Estremo e saporitissimo, anche se la gradazione-monstre non pregiudica una certa qual beverinità. Una bomba in sherry così come ce la si aspetta, con tutta la luculliana seduzione della frutta succosa e con quegli spigoli carnosi e lievemente metallici così tipici dello stile di Tamdhu. Se poi pensiamo che in uscita questo Tamdhu costava circa 65€, beh… Complimenti. Un whisky giovane, carico ma non privo di personalità, nel senso di individualità: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Grace Jones – I’ve seen that face before.

Tamdhu 10 yo (2013, OB, 40%)

Quando nel 2011 la distilleria Tamdhu è stata acquistata da Ian MacLeod Distillers, gridolini di giubilo sono stati avvertiti nelle zone a più alta densità di appassionati di whisky: si tratta infatti dei medesimi proprietari di Glengoyne – distilleria che sotto questa direzione si è assai rilanciata e ha visto la messa sul mercato di imbottigliamenti ufficiali di alta qualità. Accadrà lo stesso con Tamdhu? Noi, approfittando dell’amicizia del baffuto importatore italiano, abbiamo messo le mani sul primo nuovo imbottigliamento, presentato allo Spirit of Speyside lo scorso 3 maggio: si tratta di un 10 anni maturato in sherry, e sta in una bottiglia (possiamo dirlo?) molto bella. Noi abbiamo assaggiato la versione a 40%, per il mercato inglese; in Europa arriverà a 43%.

aa1.jpeg15N: l’alcol non è respingente, ma di certo alcune punte alcoliche restano un po’ pungenti. C’è, nitido (ma va attenuandosi col tempo), un che di Mortlach-oso, qualcosa di ‘sporco’ e umido (note di ‘rancido’, qualche sentore di aceto balsamico); ma anche una suggestione metallica, come di ruggine. Insomma, non privo di spigoli: ma poi c’è un malto fresco e zuccherino (zucchero di canna), che prelude a un lato ‘dolce’ e fruttato tipicamente sherried (uvetta, mele rosse, lievissime tracce di frutti di bosco). Un naso non travolgente, ma di certo con personalità.

P: il corpo è molto easy, ma resta abbastanza sorprendente; scomparse le note più ‘controverse’ del naso (a eccezione di qualche richiamo ‘ferroso’ e alcolico) a tutto vantaggio di una dolcezza maltata e caramellosa (zucchero di canna, fette biscottate, creme caramel), si fanno largo suggestioni godibilissime di frutta rossa. Uvetta (zuppa inglese?); cioccolato fondente.

F: forse la parte più intensa e più pienamente gradevole; molto lungo, su frutta secca (nocciola), frutti rossi, cioccolato e malto.

Quelle note un po’ ‘carnose’ che al naso ci avevano lasciati un po’ perplessi scompaiono senz’altro al palato, che – se pure in un clima complessivo piuttosto ‘depotenziato’ dalla gradazione – appare del tutto convincente, semplice ma con una bella influenza delle botti e con un buon sapore di malto; il finale, poi, colpisce per intensità e persistenza. Insomma, se il primo imbottigliamento, quello di fascia più ‘bassa’ del core range che sarà, è di questa qualità, non possiamo che sperare in bene per il futuro della distilleria. Il nostro giudizio sarà dunque di 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Eagles of Death MetalI only want you.

Tamdhu 26 yo (1984/2011, Adelphi, 48,8%)

Quando la Tamdhu, nel cuore dello Speyside, è stata acquistata nel 2011 da Ian McLeod, proprietario di Glengoyne, tutti sono stati tanto contenti, dato che dal 2009 la distilleria era stata “messa in naftalina” dai precedenti padroni; la produzione è ripresa all’inizio di quest’anno, pare. Oggi assaggiamo la botte #2836, whisky distillato nel 1984 e rimasto a riposare in botte fino all’anno scorso; il sonno si è interrotto grazie al prodigo intervento di Adelphi, storico imbottigliatore scozzese da poco distribuito in Italia da Pellegrini. Il colore è dorato.

tamadl1984N: subito, affianco a una gradazione che si fa molto sentire, c’è una grande e piacevolissima maltosità, che occupa la scena a tal punto da far sorgere dubbi sulla botte: bourbon o sherry? Quasi sicuramente però è un refill, e per ora dovessimo scommetterci un euro propenderemmo per la prima ipotesi. Ad ogni modo: è un naso molto intenso, che col tempo si anima di una gran messe di frutti diversi e tutti maturi: innanzitutto molta arancia, poi mela (a pacchi), fichi freschi, leggere suggestioni tropicali… Un po’ di cioccolato e una leggera, ma deliziosa, nota di cera.

P: sostanzialmente coerente col naso, quindi buono, con grande enfasi sul malto (cereali) e una netta accentuazione delle note di cera. Il complesso è compatto: spicca una nitida e intensa nota fruttata, tra bombe di cocco e molotov di arancia, con ulteriori suggestioni tropicali. Cioccolato a far capolino qui e là.

F: una quantità di cocco impressionante; malto, mela e un delicato legno; finale bello lungo, fa valere il suo non essere più un giovincello.

Molto deciso, con note fruttate sempre più intense man mano che sta nel bicchiere, che ci confermano la prima impressione (refill-bourbon, ma ci informeremo); un ottimo Speysider, insomma, impreziosito da note di cera veramente gradevoli. Un punto in meno per quell’alcol ancora un po’ imbizzarrito: 86/100, costa intorno ai 120 euro, se ne trovate ancora una bottiglia.

Sottofondo musicale consigliato: Sandy Muller – Dança Dança Dançarino, cover di Lucio Dalla.