Teaninich 23 yo ‘Rare Malts’ (1973/1997, OB, 57,1%)

Qualche mese fa si è concluso il ciclo di degustazioni dell’Harp Pub dedicato alla serie dei Rare Malts di Diageo – ciclo di degustazioni francamente storico (chi altro apre 12 Rare Malts, al giorno d’oggi, in Italia, per condividerli con appassionati? ditecelo, chi?) e che abbiamo avuto il privilegio di tenere, come ‘relatori’. Qualche sample ci è rimasto ancora in bacheca, è il caso di ridurre questa imponente presenza, non credete? Dunque eccoci alle prese con un Teaninich del 1973 (quando c**** ci ricapita di assaggiare un Teaninich del 1973!?, spiegatecelo!), imbottigliato del 1997.

N: che profilo d’altri tempi… Oleoso, erbaceo, a tratti anche un po’ ‘sbagliato’, se ci concedete l’eresia, con note di distillato spigoloso, al limite del sulfureo che tira schiaffi. Incenso. Note di propoli, di cereale macerato, di olio d’oliva; poi perfino un ricordo di amaro centerbe, di artemisia fresca, di una bustina di tè al bergamotto lasciata lì a raffreddare. A regalare a questo naso una dimensione ulteriore è anche una nota fruttata, zuccherina e lievemente acida, da frutta gialla: prugna gialla anzi.

P: molto particolare, ancora austero, erbaceo, oleoso, minerale… ma con un’esuberanza fruttata davvero godibile. Una nota di propoli, ancora erbe tipo artemisia, ancora agrumi (limone; e anzi, di nuovo un senso di Earl Grey). Cereale oleoso. Poi però ci sono sentori fruttati, intensissimi: addirittura ananas, ci sentiamo di dire con sicurezza.

F: lungo, più sbilanciato sulla dolcezza di ananas; in seconda battuta torna una punta erbacea, da erba aromatica, che ricomplica.

Una testimonianza di uno stile che oggidì è davvero raro: distilleria poco nota, mix di barili lasciati liberi di invecchiare con calma in barili non troppo aggressivi… La ricetta perfetta. Mamma mia: può avere dei difetti magari, ma è unico, seriamente. 89/100. Grazie pikkolo Ancielo Corbetta, tanto amore per te.

Sottofondo musicale consigliato: Johnny Cash & Bob Dylan – Wanted Man.

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Teaninich 19 yo (1999/2018, Claxton’s, 53%)

Teaninich è una di quelle distillerie mal conosciute, poco celebrate e pure poco assaggiate: attiva da oltre 200 anni, è una delle “bestie da soma” di Diageo, producendo circa 9 milioni di litri annui destinati nella loro quasi totalità ai blended di casa – come single malt ufficiali negli ultimi vent’anni si ricordano solo il Flora & Fauna, una Special Release e i Rare Malts. Peraltro, come spesso accade con distillerie del genere, la proprietà ne approfitta per sperimentare aggeggi tecnici bislacchi: in questo caso, si tratta di un mash filter a pressa (se vi chiedete cosa sia, leggete qui), montato al posto dei ‘soliti’ mash tun nel 1999. Per fortuna in casi del genere ci sono gli indipendenti a dar luce a produttori poco noti, e noi ci rivolgiamo a Claxton’s, imbottigliatore che abbiamo imparato ad apprezzare negli ultimi anni. Eccoci alle prese con un single cask di 19 anni, distillato nel 1999: per gli amanti dei trivia, è poco prima che il nuovo mash filter venisse montato.

N: alcol non pervenuto. Elegante, complesso e mutante (bello!, non l’avevamo mai usato, ci fa tornare in mente le tartarughe ninja: quant’erano anni ’90 i “mutanti”?), tra vaniglia, mela renetta, pera cotta, cocco, melone bianco… A impreziosire il profilo fruttato e piacevole si stende poi un velo minerale e ceroso, d’incenso e anche vegetale (basta che inizi con “a”: aloe e anice) che rende il tutto molto fresco. Molto fine  e integrato.

P: intenso e succoso, ancora piuttosto complesso. In realtà rimane molto pulito e sobrio, anche se a livello di descrittori ci sentiamo di dire che la vaniglia si fonde col marzapane e col torrone, la frutta si fa più matura, girando sul tropicale, tipo ananas. Su tutto vigila ancora una nota di cera, con una sfumatura crescente erbacea (mai eccessiva e anzi suadente: abbinato al sentore fruttato ci viene in mente l’amarena, dolce e amara allo stesso tempo).

F: lungo ed elegante, con una patina da incenso. Esce il peso degli anni e assaporiamo il legno.

Alcol inesistente, profumato, pieno di suggestioni, goloso ma discreto: Teaninich ci sembra una distilleria da riscoprire, chissà se quelli più giovani, frutto della produzione con il nuovo mash filter, reggono il confronto. E chissà se questa frase ha davvero un senso: ma in fondo è un lunedì di giugno, abbiate pazienza pure voi. 89/100, grazie a Diego per il sample (Diego lo importa e lo vende, a un prezzo ragionevole oltretutto).

Sottofondo musicale consigliato: Rosalia – De Aquí No Sales.

Teaninich 20 yo (1993/2014, Whiskyclub.it, 58,1%)

Vi aspettavate la recensione del Port Ellen, vero? E invece no, per quella dovrete aspettare una settimana… Oggi assaggiamo invece un altro imbottigliamento del neonato Whiskyclub.it: si tratta di un Teaninich in botte sherry, a grado pieno, invecchiato per vent’anni, tra 1993 e 2014. La botte è stata acquistata da Hunter Laing (compagnia di uno dei due figli di Douglas Laing, Stewart), che oltre a proseguire la sua mansione di imbottigliatore indipendente spaccia botti a selezionatori. Questa bottiglia sarà aperta in abbinamento ad alcuni formaggi domani sera, al primo evento ufficiale del club… Noi ci saremo, voi?

Schermata 2014-04-09 alle 12.16.41N: innanzitutto, la tipologia: è un whisky complesso, su cui meditare a lungo. Per prima cosa, diamo conto di una spiccata mineralità, terrosa, forse ci par di sentire una lieve torbatura. Intense le note agrumate: scorza d’arancia, forse anche arance quasi andate… Tutto questo rimanda anche all’emersione di note quasi farmy. C’è poi anche tanta ‘dolcezza’, divisa tra la cola, la confettura di fragole, la tarte tatin. Un pit di legno, e la goduria è servita. Il lato farmy, contadino, e quello legnoso, di dolcezza tostata, caramellata, sono in crescita costante. Arachidi caramellate? Con acqua, l’esperienza si impenna: si arrotonda, aprendo a frutta secca intensa, tabacco da pipa (quelli intermedi, non troppo dolci), ma anche a una mineralità ferrosa, ruginosa. Un naso stupefacente.

P: coerente col naso, nel senso che anche qui è molto particolare e affrontabile da più prospettive. Ancora minerale e intensamente farmy, poi grandi botte agrumate e confetture rosse ‘bruciacchiate’, legno tostato, chips di mele. Splendido. Con acqua, poi… Ciao! Miele intenso, caramello, una punta di noce moscata… E ancora tè caldo zuccherato, tabacco da pipa, frutta rossa.

F: c’è ancora una affumicatura tostata, ancora note ‘sporche’, poi un persistente sentore di miele grezzo, aromatico… Mele, pappa reale… Mamma mia!

Che sorpresa! Abbiamo assaggiato questo sample perché a Roma Davide ci aveva detto che gli era piaciuto molto; ma si sa, noi di quel tipaccio non ci fidiamo, e abbiamo voluto metterci il naso. Beh, che dire, straordinario, davvero: quel che stupisce è la convivenza di una intensità veramente massiccia con una complessità di aromi e sapori in continua evoluzione. Se lo assaggiate, dategli tempo, giocateci a lungo: non vi deluderà! 93/100 è il nostro voto, cosa che ci porta a fare una considerazione, a latere: questa bottiglia a Roma costava 115 euro… Non abbiamo ancora valutato il Port Ellen ufficiale dell’anno scorso, per dire – ma la qualità potrà mai giustificare una differenza di prezzo così abissale? Bah. Nel dubbio, noi sapremmo cosa scegliere. Complimenti più che sinceri a Claudio e Davide: fantastica bottiglia.

Sottofondo musicale consigliato: RadioheadIdioteque.

Teaninich 1982 (2012, The Golden Cask, 51,1%)

Per la serie “distillerie che non si trovano in giro manco per errore”, dopo Inchgower passiamo a Teaninich, che con la prima condivide una sorte assai simile: pochissimi imbottigliamenti ufficiali, giusto il Flora & Fauna, un paio di Rare Malts, un Manager’s Choice… La (breve) lista completa la trovate qui. Assaggiamo dunque una versione di circa trent’anni, un single cask (CM175) imbottigliato da John MacDougall nel 2012 nella serie The Golden Cask.

The-Golden-Cask-Teaninich-1982-29-ansN: l’alcol colpisce un poco; molto ‘nudo’ e maltoso, comunque. Ci sono note di cartone bagnato, superate le quali si possono apprezzare tracce di malto, di cereali inzuppati, di porridge, perfino di olio di lino. Sullo sfondo, ci sono suggestioni fruttate un po’ astratte (albicocche mature, diciamo, mele rosse) e un miele che pian piano prende intensità. Molto ‘primaverile’, floreale, erboso, ricorda tanto un prato in fiore. Mandorle. Note ‘balsamiche’ (eucalipto).

P: anche al palato, sembra tanto un lowlander! La triade è ancora malto / fiori / miele (vero protagonista). Poco fruttato (al massimo, ci pare di scorgere qua e là una nota di albicocca…), non molto dolce e, a dirla tutta, neppure molto intenso. Ci sono forti note di miele alle erbe (quali? boh), una bella vaniglia; in fondo domina però il cereale (ancora porridge), con zaffatine erbacee un po’ amare. Camomilla.

F. non lungo né intenso; astrattamente dolcino (miele) e cerealoso. Forse un po’ di mandorle amare…

Certamente coerente tra le varie fasi; per la nostra esperienza, sembra piuttosto un malto delle Lowlands che non delle Highlands (per quanto, quelle note di miele…); ma si sa, queste son considerazioni che lasciano il tempo che trovano. Il profilo erbaceo e floreale a noi non dispiace affatto, e non possiamo che apprezzare la messa sul mercato di uno spirito ‘nudo’, anche dopo trent’anni. A essere onesti, però, la poca complessità generale che abbiamo riscontrato e l’intensità non molto marcata non ci fanno strappare i capelli dall’entusiasmo: l’abbiamo servito allo Spirit Of Scotland, però, e in molti l’hanno apprezzato (come anche gli utenti di whiskybase, tra cui anche un esperto amico del forum…) – quindi, dategli una chance! La nostra valutazione, detto ciò, sarà di 81/100.

Sottofondo musicale consigliato: Jimi HendrixIf 6 was 9.