Tobermory 12 yo (2019, whic.de, 65,4%)

Prima che Babbo Natale arrivasse con la sua slitta carica di samples, avevamo avuto modo di apprezzare il nuovo Tobermory 12 yo OB. Oggi torniamo idealmente sulla pittoresca isola di Mull per infilare le nostre voraci narici in un Tobermory indipendente imbottigliato dai tedeschi di Whiskycircle. Con la consueta misura e la naturale predisposizione per la morigeratezza e le nuances più delicate, gli amici teutonici hanno deciso di imbottigliare a 65,4 gradi: facendo parte della serie “Landscape of taste”, probabilmente si voleva rendere in forma liquida il paesaggio del deserto postnucleare… Ad ogni modo, è uno sherry cask e ne hanno tirate 140 bottiglie.

237048-bigN: a dispetto della gradazione, riesci perfino ad annusarlo… E quando annusi, ti si apre davanti un laido spettacolo degno dei più sordidi postriboli e dei più sporchi Tobermory sulfurei. Certo, lo sherry si fa sentire con note di mosto cotto e sugo d’uva, forse un poco di gelée alla ciliegia. Però l’anima dello spirito non si inchina al legno e sfoggia la sua faccia sporca che ricorda foglie umide (un sottobosco autunnale?), oppure le foglie macerate di una tisana, quando lasci lì la bustina dopo l’infusione. Guizzi di rame e bocconcini di Emmenthal. Con acqua si fa strada un buon aroma di caramella mou e mela.

P: a grado pieno, dopo una prima botta metallica, diciamo ancora di rame, l’alcol anestetizza l’esperienza. Non brucia, non guasta: semplicemente tira giù la serranda sensoriale del gusto e resta solo zucchero, vagamente acido. Formaggio, ancora, tendenzialmente dolcino (torniamo sull’Emmenthal). Fa capolino una punta di fiammifero. L’acqua, necessaria come dopo una maratona nel Sahara, migliora le cose e aggiunge note di mela caramellata, a equilibrare un poco. Ancora mou.

F: piuttosto basico: zucchero, gelée alla frutta e un qualcosa di pesca (buccia di pesca, asserisce un Angelo in grande spolvero).

Quando un nuovo re Riccardo lancerà la crociata contro le gradazioni abnormi, ci vedrete là – con cotta di maglia e alabarda – pronti a combattere una guerra giusta. Sapete bene quanto la gradazione a 40% ci lasci spesso insoddisfatti, ma non possiamo che stigmatizzare l’eccesso opposto. Questo è un perfetto esempio di come una scelta così drastica finisca per soffocare in culla ogni aroma. Non lascia niente, è sporco come Tobermory vuole, ma perfino la sporcizia cade vittima della dittatura dell’alcol. Non tanto al naso, dove comunque la parte grassa e metallica finisce per emergere, quanto al palato e nel finale. Colpa nostra che non siamo tedeschi né siamo abituati al loro gusto che predilige intensità contundenti, ma è troppo per noi: 78/100.

Sottofondo musicale consigliato: Rammstein – Benzin

 

Tobermory 12 yo (2019, OB, 46,3%)

Tobermory ha appena ripreso a produrre, a luglio, dopo qualche mese di pausa di riflessione – ha celebrato il lieto evento ricostruendo il suo core range, che vede questo 12 anni sostituire lo storico (e discusso) 10 anni. Branca, storica azienda col suo cuore pulsante a Milano, ha acquisito da poco la distribuzione di alcuni marchi del gruppo Distell (dopo Bunnahabhain, già circolante da circa un anno), e ha omaggiato il nostro Marco Zucchetti di una bottiglia del 12 anni: oggi lo assaggiamo tutti insieme.

N: molto elegante e delicata, mostra subito una prima patina floreale e lievemente minerale davvero piacevole… Tanto agrume, con arancia in evidenza (e dopo un po’… Orangina!). Però non pensiate a una delicatezza che porta all’anonimato, anzi, pare profondo e vivido: ci sono note più zuccherine e fruttate molto piacevoli e profonde, di brioche all’albicocca, pastafrolla, pesche al forno, talvolta con sentori quasi – quasi – tropicali (vago mango). Cioccolato bianco. Zucchetti rileva anche una leggera nota sporchina e lievemente salina, ma si sa, lui ha un naso da record.

P: buon corpo oleoso, bell’ingresso, con una sensazione di gusto molto pieno. C’è un velo lievissimo e passeggero di mineralità sassosa che porta a una certa complessità e profondità. La componente fruttata qui è devastante, sempre di colore giallo: pesche e albicocche (anche secche), ancora mango maturo e godurioso, forse perfino ananas. Ancora pastafrolla, con una dolcezza burrosa.

F: lungo e pieno, aranciato e fruttato… Qualche sentore minerale, anche qui appena accennato, e con una lieve lieve punta sporchina, come di rame.

Molto piacevole, molto educato e rotondo, rispetto all’immagine che spesso si ha di Tobermory – e a ragione. In questo caso siamo di fronte a un malto di introduzione davvero seducente, certo non è un mostro marino di complessità ma d’altro canto noi siamo usciti in mare per una piccola traversata, non per andare a caccia di kraken – e dunque restiamo decisamente soddisfatti. 86/100, per essere un entry level è una ottima sorpresa.

Sottofondo musicale consigliato: Echo & The Bunnymen – The Killing Moon.

Tobermory 24 yo (1994/2019, Claxton’s, 55,4%)

È da qualche tempo che in Italia abbiamo la fortuna di poter accedere facilmente agli imbottigliamenti di Claxton’s, un piccolo imbottigliatore indipendente inglese (grazie a Davide per la correzione) distribuito da un paio d’anni dal prode Diego Malaspina di Whiskyitaly. Noi seguiamo sempre con curiosità le nuove release, dato che in passato abbiamo pescato ottime sorprese: oggi ci dedichiamo anima e corpo a un Tobermory di 24 anni invecchiato in un singolo barile ex-sherry – e come ci insegna Tagliabue, Tobermory e sherry spesso sanno regalare esiti stellari.

N: mooolto piacevole! La gradazione è inesistente. Evidente lo sherry, con note di uvetta e mela rossa, anche una poltiglia di albicocche o forse di pesche… Un senso di frutta macerata. In grande crescita ecco zompettare fuori una nota metallica, di rame, di ruggine; anche un sentore quasi quasi di carne di gallina (!), una nota un po’ sporchina. Fruttato ma non zuccherino, sporco ma non grasso: Tobermory colpisce ancora con la sua stranezza.

P: resiste nella sua paradossale dolcezza secca e metallica. Esplode una bomba succosissima, molto vinosa, pur non indulgendo sulla dolcezza: ancora mela rossa, uvetta, uva rossa, ciliegia (nocciolo di). Vira con coerenza poi su note più metalliche, di carrube rame e un po’ di legno, andando verso l’amaricante.

F: asciutto, ma ancora con sentori di crema alla ciliegia; lungo, persistente, ancora su metallo e frutta.

Con Tobermory, si sa, non bisogna aspettarsi cose semplici, cose normali, cose banali: e anche in questo caso il copione del freak show è stato rispettato alla grande. Paradossalmente tutte le note strambe e bislacche di questo single cask portano a un incredibile equilibrio: certo non è un whisky facile (ehm), anzi è davvero stimolante, “challenging” direbbero i nostri amici hipster arrotolandosi il risvoltino. A noi è piaciuto molto: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Sunn O))) – Kingdoms.

Tobermory 22 yo (1995/2017, Valinch&Mallet, 51,5%)

Negli ultimi due anni presso gli imbottigliatori indipendenti si sono letteralmente moltiplicati i single cask di Tobermory, amena e discussa distilleria dell’isola di Mull, soprattutto di metà anni ’90 – e questa è una fortuna per gli appassionati… Con Tobermory non ci si annoia mai, anche grazie alle molte imperfezioni del distillato! Oggi posiamo gli artigli su una release dell’anno scorso da parte di Valinch & Mallet, indie bottler italiano in costante “crescita reputazionale”, per usare una formula orrenda: tutto merito delle ottime scelte di Fabio Ermoli e Davide Romano, che peraltro ringraziamo per il campione. Questo whisky è un single cask di 22 anni maturato in sherry, imbottigliato al grado pieno di 51,5%.

N: mamma mia, che spettacolo – è uno spettacolo tutto sballato, situazionista, ma è bellissimo! Si parte con una serie di descrittori eccentrici: si va da sentori ‘carnosi’, molto  meaty, a un senso di aria di mare, iodio, fino a pacchi di cacao, di carruba; legno umido di cantina. Il tutto appare sì eccentrico, ma si ricompone inaspettatamente in un profilo nel complesso elegante. Troviamo anche scorza d’arancia e caramello – c’è poca frutta ma tanta, tanta personalità e tanta opulenza d’aromi.

P: rimangono degli accenti sicuramente molto personali, con ancora sfumature sulfuree e di carne, però si normalizza verso note più fruttate. Frutta gialla gradevole e zuccherina (tipo confettura d’albicocca), poi ancora molto cacao e arancia. Molto tagliente, sottile, e pure molto compatto come sapori. In generale, la botte si lascia molto assaporare, e scommetteremmo che si tratta di un refill – così ci permettiamo di immaginare note di legno esausto, umido.

F: lungo, persistente, iodio ancora, poi cacao e ancora un legno suadente e setoso.

Molto interessante e senza dubbio molto divertente: un po’ scombinato, con note del tutto incoerenti, ma al contempo complesso, pieno di sfaccettature. La fase olfattiva resta la più goduriosa, mentre il palato – a dirla tutta – resta un po’ esile come corpo, per quanto non difetti in varietà e complessità. Probabilmente dividerà, perché per apprezzarlo appieno bisogna non temere note sulfuree e di carne: noi però non ci noveriamo in quella schiera di pavidi, e dunque appuntiamo un convinto 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Charles Aznavour – She.

Monkey Whisky Night #6 (24.02.18) – Cadenhead’s

Con solo un mese di ritardo veniamo a rendere conto del sesto ritrovo del Monkey Whisky Club, ovvero l’incontrollabile creatura di un manipolo di appassionati di whisky e di semplici erotomani che organizzano degustazioni tematiche in una non meglio precisata abitazione milanese (sssh, location segretissima!!! Ma va’, scherziamo, per partecipare basta iscriversi al loro gruppo Facebook e giurare fedeltà alla Scimmia).
Questa volta il fil rouge della serata è stato l’imbottigliatore indipendente scozzese Cadenhead’s, che nel 2017 ha festeggiato i 175 anni di storia e ha fatto uscire una caterva di imbottigliamenti che a occhio e croce un assaggino lo meritano. I 5 whisky che abbiamo bevuto noi, a ogni buon conto, sono stati imbottigliati in annate precedenti nella serie ‘Small Batch’, quella con le bottiglie basse e schiacciate in stile vintage, per intenderci. Il clima era come al solito gioviale, tra il serio e il faceto senza disdegnare l’improbabile, l’assurdo, il grottesco e lo sconveniente; ciononostante siamo riusciti a prendere qualche nota di degustazione finché la rodata formula dell’auto mescita con refill libero per i 15 presenti non ha definitivamente tappato la vena descrittivista che ci contraddistingue. Ma andiamo di parterre!

light-creamy-vanilla-17-year-old-cadenhead-creationswhiskyCreations ‘Light creamy vanilla’ 17 yo (2014, batch #1, 46%): questo blended assemblato con whisky di Auchroisk, Clynelish, Ardmore e della defunta Caperdonich è piacione e facilone come l’Heineken su Tinder (qualsiasi cosa significasse, l’abbiamo scritto e fedelmente lo riportiamo). Vaniglia, torta paradiso e scorza di limone, con un discreto supporto sul lato terroso e oleoso delle distillerie Clynelish e Ardmore. È tanto saporito e un 85/100 ci sta tutto.

Dailuaine 11 yo (2016, 46%): frutta cotta, soprattutto pere. Le note di botte sherry in cui AA-Cadenhead2ha riposato per più di un decennio non sono così evidenti, e anzi si trovano sentori di whisky giovane (lieviti e canditi). Al palato è speziato e frizzantino. Sicuramente particolare ma si ferma a 84/100.

bowmore-13-year-old-2001-small-batch-wm-cadenhead-whiskyBowmore 13 yo (2014, 46%): qui si comincia a fare sul serio, con un Bowmore tipicamente marino e tropicale. Caucciù. Si presenta gentile ma non privo di una certa complessità. Il palato è molto spinto sulla dolcezza, con pacchi di liquirizia salata. Gradevole fino a 87/100.

Tobermory 21 yo (2016, 52,5%): i due bourbon hogsheads usati tobermory-21-year-old-1995-cadenheads-small-batchrestituiscono un whisky grasso, oleoso e tagliente. È un impasto compatto di noce di pecan, vaniglia, sale e cera. Al palato arriva un’ondata pazzesca di sapidità, assieme a frutta gialla e marzapane. Si percepisce una leggera torba e sul finale ci si ritrova il sale sulle labbra: semplicemente splendido. 90/100.

La serata si è poi conclusa in bellezza con un maestoso Bruichladdich 24 yo del 2016, di cui però non sopravvivono ricordi nitidi, al di là di una spiccata tropicalità, perché la convivialità e il consumo irresponsabile di alcol hanno decisamente preso il sopravvento. Sicuramente da riprovare in altri contesti, anche perché ci sembrava molto complesso.
Per concludere non possiamo che ribadire il nostro divertito assenso per il tipo di serata che il club della Scimmia del Whisky ha ancora una volta imbastito con molta naturalezza: un po’ degustazione domestica con qualche nozione a suggestionare i presenti, un po’ alcolismo smodato a suggestionare tutti. Avanti!

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shooting di fine serata by Laura Licari: all’insegna della sobrietà

Tobermory 20 yo (1994/2015, Cadenhead’s, 57,8%)

In questi giorni che annunciano malinconici la fine delle vacanze ci piace pubblicare recensioni di single cask selezionati da imbottigliatori indipendenti. Siamo fatti così, che ci volete fare. Abbiamo iniziato con l’italiana Silver Seal, per poi passare a Cadenhead’s,  storica realtà scozzese che quest’anno festeggia i 175 anni di attività con una serie di barili da panico. Noi, più modestamente ci siamo bevuti questo Littlemill 24 yo del 2016 e oggi retrocediamo di un anno andando sull’isola di Mull, appena sopra la ben più celebre Islay, dove la Tobermory produce whisky indisturbata da circa 200 anni. Spesso questa distilleria mostra un carattere arcigno, con un distillato pungente e molto particolare, fieramente spigoloso. Vediamo se da questo barile di sherry è scaturito il classico ‘impegnativo’ Tobermory.

W193_67351N: l’alcol non è pervenuto, e come prevedibile, ci si trova di fronte a un profilo “o lo ami o lo odi”. Ci sono in particolare due note, due mondi che emergono nitidi nella loro ‘sporcizia’: da un lato una componente sulphury, metallica, ruginosa, molto netta ed evidente; dall’altro, una dimensione costiera (aria di mare sferzante, aria di porto) ancora più urlata, intensissima. Sotto a queste guglie aromatiche, un’architettura di frutta rossa, anch’essa molto intensa, ma fresca, matura e succosa: ciliegie, duroni, more. Un sostrato appena accennato di polvere di caffè.

P: ripropone perfettamente questa impossibile ma felice fusione tra una frutta rossa intensa, intensissima anzi, ed un lato sporco, sulfureo e metallico, altrettanto deciso – e però rispetto al naso, forse, tra i due litiganti gode di più la frutta… Dunque ancora ciliegie, confettura di frutti di bosco, prugne nere succosissime; anche del cioccolato. E poi, appunto relativamente defilato, anche il metallo.

F: rimane a lungo quel concertone di frutta rossa e nera che sovrasta tutto, persino quel lato sulphury così presente al naso.

Siamo di fronte all’ennesima eccellente selezione per un imbottigliatore che, ne abbiamo conferma, non sbaglia quasi mai. Molto buono e, anche se certamente deve piacere lo stile così particolare, al palato difficilmente risulterà poco accattivante. Noi ci assestiamo su un massiccio 90/100, ma ad ogni modo corre voce che uno dei due organizzatori del Milano Whisky Festival, perentoriamente detto Il Gerva, se ne sia stipata una cassa, per dire.

Sottofondo musicale consigliato: Eric ClaptonChange the world

Piove whisky (anche d’estate)

Schermata 2016-07-27 alle 11.40.22Clynelish 13 yo (1992/2005, Ian McLeod’s Dun Bheagan, 46%)

La nostra cara Clynelish tradisce raramente: e infatti il naso è un bel lecca lecca di fragola e cera, al palato esplodono burro e panna cotta… E cera e frutti rossi sono ancora lì. Davvero un bel sogno burroso, che si merita tutto il suo 86/100.

Schermata 2016-07-27 alle 11.36.59Bladnoch 20 yo Cask Strength (1993/2013, OB, 55%)

Burro, erba tagliata, frutta gialla, limone… Al palato riesce ad essere sia cremoso che molto vegetale, paradossalmente nudo e davvero molto intenso. Sembra di stare su un prato, con la spiga in bocca, una torta paradiso e una bella donna. Cosa volete di più dalla vita? Beh, magari non quest’etichetta… 88/100

Schermata 2016-07-27 alle 11.41.20Ichiro’s Malt Double Distilleries (2015, OB, 46%)

Miscela di Hanyu e Chichibu: spaventosamente intenso, mirabilmente fruttato… Mostra benissimo la qualità dei malti di partenza, in un panorama che, a livello di descrittori, ricorda un tripudio di botti ex-bourbon: banana, frutta gialla, vaniglia, note di burro. Buono buonissimo. 87/100

tobermory19_drumlanrigTobermory 19 yo (1994/2013, Douglas of Drumlanrig, 46%)

Sporco sporco, non troppo carico ma pieno di spigoli, esibisce tutte le asperità dell’Isola di Mull e del suo distillato; sia al naso che al palato resiste una nota metallica molto peculiare che talora pare prendersi fin troppo spazio; per il resto, molto erbaceo e maltoso, con un’anima di uvetta. Non la vorreste anche voi un’anima di uvetta? 82/100

Tobermory 18 yo (1994/2013, Wilson & Morgan, 54,3%)

Tobermory è l’unica distilleria dell’isola di Mull, a nord di Islay, e dall’anno remotissimo della sua fondazione, il 1798, ha avuto una storia caratterizzata da continue chiusure e riaperture. Il tutto senza che il pianeta ne risentisse poi più di tanto. La distilleria produce anche distillato torbato, che imbottiglia col nome di Ledaig, e che come il suo cuginetto sembra oscillare tra imbottigliamenti davvero speciali e altri davvero dimenticabili. In questo caso il finish in una botte di sherry Pedro Ximenez, scelto per la serie ‘Barrel Selection’ di Wilson & Morgan, cosa ci regalerà?

87N: alcolico e affilato. Superata questa prima barriera, c’è un nuovo ostacolo: un muro di aromi di roba andata, tra la carne, il dado e il marsalato. Suggestioni di verdura cotta si fondono a pesanti legnate zuccherose e sherrose producendo un effetto molto strano, quasi straniante. Si tratta di un naso caldo, dove il finish si fa sentire ed emergono anche note maltate e un po’ di frutta rossa sotto spirito (ciliegie). Arance rosse. Noce moscata e un po’ di legno umido di botte.

P: l’alcol è leggermente meno aggressivo che al naso; si prosegue il percorso ardito del naso, solo meno sporco e più aranciato. Ancora carnoso ad ogni modo. Sembra a tratti metallico e tragicamente melassoso, come un rum dappoco. Brioche non fresca. Forse c’è qualcosa di cremoso, ma comunque senza troppo spessore. Fanta e frutta nera (mora).

F: si mantiene aranciato e vegetalmente maltoso. Sapore di alcol e ancora quel senso di metallo.

La domanda finale del cappello introduttivo purtroppo trova una risposta a nostro parere davvero a senso unico: questo Tobermory è pieno di spine, di particolarità spinte e sorprese spiazzanti, ma molto probabilmente non rimarrà tra i ricordi più piacevoli della vostra esistenza. Intendiamoci, non si può certo dire che sia un whisky scialbo o privo di personalità; anzi l’incrocio con il Pedro Ximenez sembra aver prodotto una creatura contronatura, un Frankenstein alcolico che di certo non passerà inosservato nel bicchiere. E non escludiamo nemmeno che certe palati possano essere affascinati da un profilo così importante. Per noi invece è 76/100.

Sottofondo musicale consigliato: The BeatlesAcross the universe

 

Tobermory 1972/1995 ‘De viris illustribus’ (Moon Import, 50%)

Dobbiamo mettere le mani avanti: questa recensione sarà molto lunga. Scusandoci già coi nostri ventisei lettori, promettiamo di essere rapidi nella premessa: e dunque, oggi assaggiamo una delle bottiglie più belle che ci siano mai capitate a tiro, ovvero un Tobermory del 1972 (anno magico del whisky, secondo Serge) imbottigliato nel 1995 dall’imbottigliatore italiano Moon Import (leggi: Pepi Mongiardino) nella serie ‘De viris illustribus’. L’etichetta è magnifica, e d’altro canto proprio Moon Import, con le sue serie di cinque/sei imbottigliamenti uniti da coerenza d’etichetta, ha imposto fin dagli anni ’80/’90 un modello di stile, oggi molto imitato (si pensi ai prodi tedeschi di Whisky Agency, ad esempio): a dimostrare una volta di più che gli italiani, quanto a gusto, non hanno rivali. Assaggiamo una bottiglia storica, perché qualche anno fa si è guadagnata un votone su whiskyfun: ed essendo Tobermory una distilleria non propriamente quotata tra gli esperti, la cosa ha fatto sì che le poche bottiglie rimaste in circolazione siano sparite subito, e a caro prezzo. Noi dobbiamo ringraziare Giuseppe del Milano Whisky Festival, che ne ha aperta una bottiglia alla scorsa riunione di Ospitaletto. Quindi: grazie, Giuseppe!

Schermata 2014-06-20 alle 11.09.23N: facile capire perché questa bottiglia sia nel mito: ti mette alla prova e quasi ti sfida a entrare nel suo mondo proteiforme. A livello generale, il pattern principale è di whisky estremamente fruttato e ‘dolce’, ma questo tema, già vario, intenso e levigato, è impreziosito e innalzato a livelli inusitati da una punta ‘sporca’, torbata e speziata, veramente eccezionale. Tutto è assieme, ma noi andiamo con ordine: si diceva di un bel cestone di frutta, intensa e succosa (albicocca, pesca, mela rossa; ma anche fichi secchi), ma troviamo anche marmellate, sciroppo d’acero, brioche e un gran miele. Poi la torba, che si sostanzia in lieve nota d’affumicato misto a un che di terroso, di pepe nero, di cenere di brace; poi ancora cera (sia candela che cera d’api), che nel complesso pare condurre quasi al farmy (pare di annusare un campo di grano…). Infine, un che di legno, con punte speziate ed erbacee (menta ed eucalipto secchi; cannella?). Insomma, un naso clamoroso: purtroppo la scrittura impedisce di rendere l’idea della simultaneità nervosa ma armonica di tutte queste suggestioni…

P: anche qui, andiamo prima di descrizione generale, perché la particolarità la esige. L’ingresso è ultradiscreto, anche nel corpo, e mette in evidenza il malto, ancora molto cerealoso e in più – inaspettatamente – molto limonoso; fin da subito una torba terrosa, affumicata e pepata. Ottimo, ma una domanda: e dov’è finito tutto il resto? La risposta, pochi istanti dopo; proprio inghiottendo esplode di nuovo tutto il lato fruttato, e continua a pulsare per secondi, quasi come un mal di denti: ancora frutta gialla a valanghe, un sacco di miele, mentre continuano le scorribande di un pepe raramente così acceso ma al contempo così integrato e poco urtante: esattamente come la torba ed il legno speziato (ancora cannella menta eucalipto). Fumo in aumento, che…

F: …si prende definitivamente la scena in un finale orgasmico e infinito, tra generose manciate di pepe e sommosse d’un malto d’antan (?).

Non sappiamo dire se sia opportuno spendere altre parole; forse l’unica cosa che va ribadita è che si tratta di un malto estremamente sfaccettato, affabile e nervoso, austero e morbido, intenso e beverino. Ci ricorda il profilo di certi Brora, e con questo abbiamo detto tutto; ah no, manca il voto: 95/100, e per oggi chiudiamoci in un rispettoso silenzio.

Sottofondo musicale consigliato: TrafficGlad.

“Le isole della Scozia”, Ospitaletto: riunione singlemaltwhisky.it

Sabato sera ho avuto il piacere di partecipare a Ospitaletto alla prima convention nazionale del forum singlemaltwhisky.it, popolato da un numero sempre maggiore di appassionati di whisky e vero punto di riferimento in Italia per chi voglia condividere la sua infatuazione per il nostro caro distillato. A questo proposito, senza eccedere in retorica, vorrei ringraziare innanzitutto Gian Paolo e Dameris, splendidi padroni di casa; poi naturalmente Claudio di I Love Laphroaig e Davide di Angelshare, maestri di cerimonia che hanno saputo intrattenere i partecipanti, travolgendoli con una straordinaria passione, autentica e coinvolgente. Davvero complimenti, siete stati bravissimi! Last but not least, congratulazioni ai presenti: se la serata è stata davvero riuscita, beh, è stato soprattutto merito vostro (nostro, dai…)! Prima di passare a quello che abbiamo bevuto, una considerazione molto rapida: sarà che l’oggetto della passione comune è il whisky, e quindi a un certo punto si è tutti “più leggeri”, ma è davvero bello trovare sempre persone così cordiali e alla mano. Abbiamo pubblicato alcune foto sulla nostra pagina facebook.

Il tema della serata era “le Isole di Scozia”, esclusa Islay, per una volta; abbiamo dunque assaggiato sette whisky, uno per ciascuna distilleria situata sulle varie isole di Scozia. Nell’ordine, dalle Orcadi un Highland Park 12 yo Tartan Collection, selezionato da Claudio Riva, e uno Scapa 16 yo ufficiale; dall’isola di Skye, un Talisker 30 yo, imbottigliamento ufficiale del 2008; dall’isola di Mull ecco un Tobermory 15 yo, finito in botti di Oloroso; dalla dirimpettaia di Islay un Isle of Jura 1992/2006 selezionato e imbottigliato da Samaroli; da Arran, un imbottigliamento ufficiale Isle of Arran del 2006 finito in una botte di Trebbiano d’Abruzzo; infine, una vera chicca: il primissimo imbottigliamento di single malt della neonata distilleria Abhainn Dearg dell’isola di Lewis. Evidentemente una situazione del genere non è il massimo per analizzare e sezionare un whisky, ma nonostante questo ho deciso ugualmente di pubblicare, qui sotto, delle brevi note di degustazione della bottiglie bevute, stese bevendo e cogliendo le suggestioni di tutti. Se le nostre opinioni e i nostri giudizi (voti compresi) sono sempre da prendere con le pinze, in questo caso l’avvertimento è doppiamente valido; ma dato che questo blog è prima di tutto un diario delle nostre degustazioni ed esperienze, beh, non potevo certo esimermi. L’Arran e l’Abhainn Dearg sono i malti che vedono le note più scarse, ma erano anche gli ultimi due… La concentrazione e la voglia di star lì ad analizzare erano fisiologicamente diminuite, ma confido che chi legge saprà perdonare; tanto in fondo è un gioco, no?

Highland Park 12 yo (1999/2011, Tartan Collection, 46%)

N: molto profumato, floreale; ci sono intense note tipicamente ex-bourbon (vaniglia, frutta gialla); notevole il salmastro. Ci sono note speziate, e dopo un po’ tende a venir fuori un delizioso aroma di legno. P: noce? Molto cereale. Coerente con il naso (ne riprende le suggestioni), è un whisky ‘delicato’ ma i sapori si sentono molto bene, hanno una intensità che, ad esempio, manca al 12 anni ufficiale. F: non lunghissimo, ma tutto su cereali e una lieve torba. Complessivamente, un ottimo whisky, decisamente superiore all’omologo ufficiale. 85/100

Scapa 16 yo (OB, 40%)

N: rispetto all’HP, ha meno vaniglia ma i cereali si sentono di più; è un po’ più ‘vegetale'(note di anice, ma soprattutto fieno e orzo) e più fruttato (sempre frutta gialla, anche se a un certo punto ho creduto di sentire nitidamente della fragola…) P: ancora, tra cereali e frutta gialla molto intensa e saporita (pesca, soprattutto!, veramente nitida; anche albicocca e frutta tropicale). F: non lunghissimo, su liquirizia e malto. Complessivamente, non male; si sente molto l’apporto di botti first-fill, come notava giustamente Claudio. Più semplice rispetto all’HP (manca la marinità) ma con una squisita frutta al palato. Anche a questo darei 85/100

Talisker 30 yo (2008, OB, 49,5%)

L’insufficienza di queste note spicca dolorosamente per il Talisker: grandissima complessità, nelle tre ore della degustazione non ha mai smesso di cambiare. Speriamo tanto di poterlo bere ancora in futuro, per passare un po’ di tempo a ‘studiarlo’… Ne vale la pena! N: spettacolare, ci sono spezie dolci (cannella) e no (noce moscata), c’è caramello, c’è miele, ma quel che più mi colpisce all’inizio è l’intensità della cera e di alcune note ‘di stalla’ (legno, polvere, fieno… stalla, no?) che finora avevo trovato solo nei Brora. C’è di tutto e di più, vaniglia, spezie, frutta intensa (frutta secca, uvetta…), liquirizia, note agrumate. Il tutto contornato da un’affumicatura molto gentile (carbone, falò spento). P: fiammate di sapore. Liquirizia, marmellata d’arancia; spezie (zenzero, pepe nero), ancora cera; caramello naturale, frutta essiccata; salato, alla fine. Semplicemente ottimo. F: lungo, persistente, in continua evoluzione; prevalgono le note marine, direi. Il vincitore della serata: 91/100, ma solo perché non l’ho potuto bere con sufficiente attenzione, altrimenti ho la sensazione che il voto sarebbe stato più alto…

Tobermory 15 yo (2010, Oloroso sherry finish, OB, 46,3%)

N: il passaggio di qualche mese in sherry si sente subito; purtroppo a prevalere sono note pungenti molto intense (chi diceva acetone, chi parlava di cera per legno… io sentivo qualcosa di simile all’aceto balsamico), lasciando decisamente in secondo piano qualche piacevole aroma fruttato (frutta secca, ancora) e un lieve cioccolato al latte. P: praticamente senza corpo… dolciastro, ma non è malvagio; frutta rossa amara (Davide parlava giustamente di nocciolo di ciliegia), caramello, uvetta… Un po’ di liquirizia, forse. F: sulla frutta secca, ma non pare particolarmente persistente. Complessivamente, un malto non del tutto scombinato ma di certo facilmente dimenticabile. La maglia nera della serata: 80/100.

Isle of Jura 1992/2006 (cask #5842, Samaroli, 45%)

Il dram più ‘strano’ della serata, con un colore paglierino chiarissimo. N: mandorla, uva? quel che domina però è il lato vegetale, erboso (tanto, tanto fieno); l’alcol si sente, forse un po’ troppo; una leggerissima vaniglia si sente sullo sfondo. P: ancora, molto erbaceo; mandorla, noce… la dolcezza iniziale si trasforma presto in amaro, con tutta l’attenzione concentrata sul fieno e un leggero cereale. Liquirizia? F: non lunghissimo (ma certamente la sua ‘leggerezza’ era penalizzata dal venire subito dopo il Tobermory, sherried e decisamente su sapori più intensi), ancora a prevalere è il lato erboso e la mandorla. Complessivamente, è un malto particolare, che certamente non sarà amato da tutti; un profilo così erboso a me personalmente piace molto, ma forse questo Jura è un po’ penalizzato dal non avere molto altro da offrire. Sarei felice di riberlo da solo, con più calma. Per ora, mi dispiacerebbe dargli meno di 84/100.

Isle of Arran single cask Trebbiano d’Abruzzo finish (2006, OB, 56%)

La vera sorpresa della degustazione. A questo punto della serata la mia voglia di prendere appunti era decisamente sommersa dai 5 malti già assaggiati, quindi le note saranno ancora più stringate. N: la gradazione si sente, c’è bisogno di un po’ d’acqua. Spiccano, molto intensi, vaniglia e frutta gialla; pian piano pare uscire un legno caldo molto buono, forse leggermente speziato. P: nei miei appunti ho scritto “fruttatissimo e legnosetto”… Nitidamente si sentono, con una intensità che mi ha davvero colpito, un po’ di vaniglia e soprattutto tanta frutta gialla (albicocche fresche, pesche sciroppate…). Molto fruttato, molto buono. F: ancora frutta, più un po’ di legno qua e là. Decisamente migliore rispetto alle note che gli ho dedicato: 88/100, e spero di poterlo riassaggiare in futuro.

Abhainn Dearg 3 yo (2008, OB, 46%)

Non ho steso note di degustazione; d’altro canto, questo è poco più che un new make, con un profilo davvero particolare e ancora molto poco definito. Spendo due righe solo per presentare la micro-distilleria, sorta sull’isola di Lewis nel 2008 per provare a dare visibilità alla comunità del luogo e per ricostituire la gloriosa tradizione della distillazione clandestina. Per fare un esempio, gli alambicchi sono la versione ‘ingrandita’ di quelli – estremamente rozzi – di proprietà del nonno del proprietario Mark “Marko” Tayburn; ancora, per dare l’idea, parte dell’orzo (ma il progetto è che diventi la totalità) viene coltivato direttamente nei campi adiacenti la distilleria. Più accurate parole sono però spese da Claudio sul suo sito: qui trovate il resoconto della sua visita all’Isola di Lewis, con belle foto e molte informazioni preziose. Senza voto, dunque, ma massimo supporto al progetto di Marko!

Appuntamento a tutti alla prossima riunione del forum… Per restare aggiornati sugli eventi di volta in volta proposti e organizzati, non dimenticatevi di iscrivervi e dare un’occhiata a questa pagina!

Sottofondo musicale consigliato: un po’ di swing per il clima di festa, Benny GoodmanSing, sing, sing.