Old Ballantruan 10 yo (2016, OB, 50%)

Tomintoul, distilleria di Ballindaloch, dal 2005 ha nel core range un’espressione torbata e senza età dichiarata, imbottigliata a marchio Old Ballantruan; ma solo dal 2012 l’offerta prevede anche un 10 anni, non colorato, non filtrato a freddo e messo in vetro a 50%. Oggi è giunto il momento di assaggiarlo… Una menzione per la bottiglia, di rara bruttezza – non ce ne voglia Angus Dundee.

N: sa di olive nere, salamoia, grasso di motore, olio d’oliva; la torba è poco fumosa ma molto ‘chimica’, smoggosa e minerale. Benzina. Amido da lavanderia, forse meglio lana bagnata. C’è una ‘dolcezza’ astratta da materia prima che riassumeremmo magistralmente con l’immagine dei cornflakes zuccherati. E se ci riconoscessimo del provolone dolce, saremmo da rubricare come dei poveri ubriachi? Forse sì, ma mica ci pagano, #checcefrega. Intendiamoci: non è affatto sgradevole, ha un profilo semplice ma molto particolare, è un gentle dram, ha lo stile timido di Tomintoul con però escursioni pesantemente sporche, torbate; interessante.

P: anche al palato la gradazione è impercettibile, e però così pare comportarsi anche il corpo, esile seppure i sapori siano anche di una certa personalità: l’effetto è che rispetto al naso, apparentemente si normalizza. E dunque vaniglia e cereale, con tanta gioventù; il tutto accompagnato da una torba smoggosa, certo non marina ma senz’altro minerale. Scorzette di agrumi, misti perché non sapremmo scegliere il più adatto.

F: di media durata, si esaurisce in maniera molto pulita, con appena dei cenni di cereale, di cenere esausta.

Tomintoul non ci convince mai appieno, resta sempre fin troppo rinchiusa nella sua dimensione di gentle dram, che talora tende a farsi una prigione – anche se in questo caso la prigione è brutalizzata da una torba intensamente ‘chimica’. 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: 883 – Rotta per casa di Dio

Tomintoul ‘Peaty Tang’ (NAS, OB, 40%)

Tomintoul è una distilleria nata negli anni ’60 nello Speyside: nel tempo abbiamo assaggiato molte espressioni ufficiali che poco ci hanno persuaso, mentre alcuni single cask (come questo glorioso imbottigliamento di Silver Seal) hanno raggiunto vette stellari nel nostro personale indice di gradimento. Oggi assaggiamo l’ultimo Tomintoul presente nel caveau di whiskyfacile: trattasi di un NAS lanciato nel 2007, ‘Peaty Tang’, vale a dire una versione torbata.

image.phpN: molto fresco e scopertamente giovane, con note di cereale verde in grande evidenza, con suggestioni di porridge, di avena, di lieviti e maltatoio; stupirà il lettore trovare cenno a una nota di finocchietto selvatico. La torba è gentile, come nella tradizione di casa (Tomintoul, the gentle dram), regalando solo un accenno acre e minerale e un leggerissimo velo di fumo. Note piuttosto scoperte di olive nere. Un naso piacevole, semplice ma grazioso.

P: c’è una nota ‘acidina’ di alcol che purtroppo non sappiamo non notare; ma per fortuna, a differenza di altre giovani espressioni ufficiali di distilleria, qui la torba aggiunge personalità e forse copre quei difetti che talora abbiamo stigmatizzato. C’è infatti un gradevole fumo di torba, qui più accentuato che non al naso, che si abbina ad un’astratta dolcezza vanigliata (molto molto lieve) e di zucchero bianco. Per il resto, un senso di cereale e di distillato onestamente giovane.

F: non lunghissimo, pulito e tutto su una torba gentile e un gentile senso zuccherino.

L’opinione di Serge è perfetta, noi la condividiamo appieno e quasi la traduciamo. È un whisky senza veri difetti, certo semplice, giovane e un po’ debolino, e siamo fiduciosi sul fatto che con il tempo vada migliorando. Detto ciò, una pregunta a Tomintoul: non è che potreste imbottigliare a 46%, almeno? 77/100, alla prossima.

Sottofondo musicale consigliato: Olafur Arnalds – For Now I am Winter.

Tomintoul 14 yo (2013, OB, 46%)

Di Tomintoul abbiamo già assaggiato diverse espressioni, in passato, dividendoci tra le stelle e le stalle: voti molto alti e pessime impressioni… Assaggiamo oggi il prodotto della distilleria più diffuso, ovvero il 14 anni, caratterizzato dal colore chiaro chiarissimo e imbottigliato a 46%.

tomintoul-14-years-oldN: come nel resto del core range si conferma la regola di casa, ovverosia l’assunto “the gentle dram”. Che detto così sembra ok, ma in realtà… In un panorama olfattivo certo semplice e poco intenso, spiccano note ‘acerbe’: susine, un malto che pare quasi ancora in fermentazione, anche un po’ di limone. Ancora, troviamo suggestioni di salamoia, poi di aceto bianco. Sullo sfondo, fa capolino un qualcosa che forse, se potenziato, potrebbe essere vaniglia. Non mancano note di erba fresca.

P: l’inizio è promettente, sembra affacciarsi una nota vanigliosa rassicurante. E, al contempo, delicate note floreali conducono l’esperienza… verso la tragedia. Prende il sopravvento infatti una sensazione di alcol greve, sgradevole, e note maltate francamente poco levigate. Si rimane su un erbaceo piuttosto piatto, senza spessore, oltretutto senza intensità. Solo una nota di zucchero prima della fine.
F: maltoso, se vogliamo, e poco altro. Non intenso ma lunghino, purtroppo.
Magari il nostro campione (ufficiale, mandatoci dalla distilleria un anno e mezzo fa) nel tempo ha perso e si è un po’ guastato: ad ogni modo, pur concedendo il beneficio del dubbio, il giudizio sarà piuttosto severo. Se fosse un blend da pochi euro probabilmente (o no? Non lo sapremo mai) gli daremmo un paio di punti in più. Però costandone circa 50, ed essendo un single malt, ci sentiamo in dovere di penalizzarlo: 70/100.
Sottofondo musicale consigliato: Tom Browne – Funkin for Jamaica.

Tomintoul 33 yo (2013, OB, 43%)

Nel panorama di marketing esasperato e talora perfino ai limiti del ridicolo che caratterizza la florida industria del whisky di questi tempi, Tomintoul è distilleria che perlomeno mostra un discreto livello di autocoscienza: il motto di casa è infatti “a gentle dram”, e sfidiamo voi ventisei lettori a smentirlo… Tutti i Tomintoul ufficiali che abbiamo avuto il piacere di tracannare scompostamente si sono sempre mostrati molto… gentili, appunto. Proviamo ad assaggiare il flagship malt, ovvero un 33 anni, imbottigliamento più ‘vecchio’ del core range.

Tomintoul33-LARGEN: a gentle dram… pure il 33 anni! A parte l’ironia, non dimostra né in intensità né in complessità le tre decadi. Innanzitutto, si sente un vago odore di alcol, anche se non davvero respingente. Per il resto, il profilo è rotondo, anche se ogni aroma è sempre in punta di piedi: e quindi un bel tappetino di uvetta, prugne secche; piacevoli note acidule, tra l’agrume e il kiwi. Completano un po’ di legnosità profumata e una maltosità non troppo convinta.

P: meglio del naso, se non altro come intensità. Resta anche qui piuttosto semplice, con meno frutta (resiste solo la prugna secca) e più dolcezza (toffee, cioccolato; miele, torta all’arancia). Anche l’acidità tende a scemare, verso un profilo “round and soft”, come recitano le tasting notes ufficiali. Rileviamo che le note maltate sono molto giovanili, a sorpresa.

F: media durata, tra miele e cioccolato. La solita frutta secca.

Ora, non vorremmo che si pensasse che siamo prevenuti nei confronti di Tomintoul: tra le altre cose, è l’unica distilleria ad averci spontaneamente inviato dei sample da degustare, quindi chiariamoci, vi siamo grati ragazzi, apprezziamo lo sforzo, ma siamo onesti: probabilmente il nostro gusto ci indirizza verso malti di maggior personalità… Questo 33 anni conferma che la distilleria è specializzata in whisky gentili; ma a nostro parere la gradevolezza complessiva dell’esperienza non è supportata da quelle intensità e complessità che andiamo cercando, a maggior ragione in malti così invecchiati. 82/100 è il giudizio, avanti il prossimo.

Sottofondo musicale consigliato: Blur – The end of a century.

Tomintoul 12 yo ‘Oloroso finish’ (2007, OB, 40%)

I malti base ufficiali di Tomintoul ci hanno sempre lasciato un po’ freddini, in tutta franchezza: li abbiamo sempre trovati un po’ anonimi, certamente gentili ma forse perfino un po’ troppo… Nel 2006 la distilleria ha scelto di ‘rianimare’ parte del whisky destinato a comporre il 12 anni normale facendogli fare un giro in botti di sherry Oloroso per 18 mesi, imbottigliandolo poi nel 2007; non sappiamo onestamente se la distilleria abbia messo sul mercato diversi batch di questo 12 anni ‘Oloroso finish’, ma di certo sull’etichetta del nostro sample ufficiale c’è stampata la data ‘2010’. Mistero? Il colore, intanto, è ramato.

Schermata 2014-01-16 alle 11.47.41N: a dominare è decisamente il legno, i 18 mesi in Oloroso hanno lasciato il segno. Ci sono note di scorza d’arancia, di lucido per legno, di Campari (?), di chips di mele, forse perfino di fichi. Pare perfino leggermente affumicato, sogniamo o siam desti? Sotto, note lievi e non indimenticabili di zucchero di canna e muesli. C’è un che di speziato / pepato che non riusciamo bene a mettere a fuoco (noce moscata?).

P: caramelloso, ma in grande coerenza col naso: non straordinariamente complesso, con lo sherry bene in evidenza: mele cotte e mele fresche, toffee, ancora una nota legnosa / affumicata, ancora zucchero di canna e succo d’arancia (ma anche agrume amaro, tipo scorza, o arancia rossa). Il corpo è debole ma non sgradevolmente acquoso. Cannella.

F: toffee e caramello, a go go. Mela cotta (frutta cotta in generale), forse un che di cannella, ancora. Medie intensità e durata.

Si dice spesso che il wine-finishing sia un’operazione fatta per nascondere, sotto l’influsso di botti molto attive, un distillato di base non entusiasmante; forse, con un pizzico di malizia, potremmo dire che anche in questo caso sia andata così… E comunque il make-up certamente – a nostro gusto – giova a questo whisky, che finora ci pare il più piacevole tra i Tomintoul ufficiali di età intermedia. 83/100 è il nostro giudizio, arrivederci.

Sottofondo musicale consigliato: IshahnNaCl.

Tomintoul 1968 (2012, Silver Seal, 45,3%)

Mentre a Praga entravano i carri armati, mentre l’Isola delle Rose si proclamava indipendente, mentre in Vietnam accadeva… il Vietnam, mentre Martin Luther King veniva assassinato, mentre gli studenti di tutto il mondo scendevano in piazza, mentre in Italia nonostante Valle Giulia la Democrazia Cristiana vinceva le elezioni e la nazionale vinceva gli Europei; mentre ogni cosa in giro per il mondo andava cambiando, alla Tomintoul Distillery tutto procedeva come al solito. Come al solito si susseguivano maltaggio, infusione, fermentazione, distillazione… e come al solito si riempivano le botti, ignare del proprio futuro. Una di queste, ex-sherry, era destinata ad essere aperta e svuotata nel 2012, per dar vita a un imbottigliamento congiunto di Silver Seal e The Whisky Agency. Assaggiamolo, dai.

wt0269i351-86_IM139213N: molto intenso e carico di aromi, con una nota di alcol molto morbida. Anche qui ci sono note speziate tipiche di invecchiamenti così importanti (un pit di propoli, erbe aromatiche, un che di tamarindo… ricorda un po’ certi buoni vermouth), ma poi però strabordano altre suggestioni. Da una arancia intensissima (sia la scorza che il succo) a un cesto di frutta matura e calda (mele rosse, prugne, anche secche, albicocche, perfino un che di tropicale); anche una deliziosa nota di legno umido, di cantina.

P: corpo bello oleoso e masticabile. Una curva aromatica elegantissima al palato, senza cedere di un passo in intensità. A ogni sorso cambia, ma la cornice che resta stabile è da ottimo vegliardo: note di propoli, erbacee (ancora quel vermouth di cui al naso), di cera d’api… Poi, un ampio spettro di sapori, tutti di una sobria, poderosa dolcezza: mela rossa, uvetta, mela cotogna, perfino bombette tropicali (mango), crema catalana… Di tanto in tanto, tabacco, cioccolato amaro. Top.

F: fruttato, splendidamente bilanciato da note amare di un bel malto attempato; un bel malto Tomintoul reso muscoloso dagli anni (cioccolato, propoli, tabacco).

Ottimo, davvero; non ci aspettavamo tanta grazia. Al naso lascia intravedere (intrannusare?) tutte le sue potenzialità, che si dispiegano appieno al palato: davvero puro piacere. Non è un profilo inusuale, ma colpiscono intensità, complessità e bilanciamento, senza che le note più erbacee prendano mai il sopravvento su una frutta cangiante e spettacolare. Bravi ragazzi: 92/100 è il nostro voto; costa attorno ai 200 euro. Ah, una domanda: si tratta di un refill sherry, vero?

Sottofondo musicale consigliato: Bjork – Violently happy.

Tomintoul 1967 (2011, Samaroli, 40%)

Dopo una settimana così intensa e così goduriosa, grazie ai sample portati a casa dal Feis (Sac)ile 2013, dobbiamo restare – come dire – su alti livelli: dopo whisky giovani e torbati, passiamo a un piccolo confronto tra due attempati gentle drams, ovvero due Tomintoul ultraquarantenni (ce ne sono diversi, sul mercato, di questi tempi) imbottigliati di recente da due marchi storici del whisky italiano, Samaroli e Silver Seal. Il primo che assaggiamo è il Samaroli: 44 anni per un whisky messo in botte (#2562) due anni dopo l’apertura della distilleria e in bottiglia nel 2011. Il colore è paglierino.

samaroli_tomintoul_1967N: molto amichevole e gentile, par quasi placido. Non nasconde però l’età di vegliardo, e vive di composte, felici contraddizioni: ricco ma non complessissimo, profondo e accattivante ma non certo esuberante. La quarantennale interazione tra botte e distillato ha donato generose note di erbe di campo, aromatiche, secche ed infuse, e qualche lieve suggestione di rabarbaro. C’è poi una dimensione maltata, vagamente burrosa (diciamo brioche) e della frutta gialla ‘calda’ e delicata (pesche e albicocche). Olio di mandorla. Tracce di cioccolato al latte, in grande crescita col tempo.

P: l’attacco è delicatissimo, e il corpo, a 40%, è un po’ scarico. Si replica parzialmente il naso (con la sordina sempre pigiata), soprattutto per quel che riguarda il lato vegetale / erbaceo, con qualche nota in più di propoli. C’è un buon malto levigato e dolcino, e sul finale tende a riemergere un po’ di frutta gialla (pera e albicocca). Noce; ancora tracce di cioccolato bianco.

F: resistono noce e malto; delicato e medio-lungo, tutto appunto su frutta secca (diremmo buccia di mandorla).

Stendere le considerazioni conclusive per questo whisky, lo ammettiamo, ci imbarazza un po’; di certo siamo di fronte a un buon whisky, che porta con una freschezza inattesa i suoi anni e che conferma la gentilezza del malto Tomintoul. Altrettanto certamente, però, non possiamo negare di essere rimasti un po’ delusi dalla relativa semplicità che caratterizza questo imbottigliamento (alcuni amici più esperti di noi come Davide e Pino hanno un ricordo più positivo del nostro, a onor del vero); semplicità che onestamente non ci pare appropriata all’attesa di 44 anni e – soprattutto – a un costo di più di 600 euro. Detto ciò, tenendo conto del solo bicchiere, il nostro giudizio sarà di 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Andrew Bird – Sovay.

Tomintoul 16 yo (2012, OB, 40%)

Se l’ultimo Spirit of Scotland ci ha insegnato che i Tomintoul d’un tempo sanno essere incantevoli (qualcuno ha detto Samaroli? qualcuno ha detto Silver Seal?), ci ha anche offerto l’opportunità di vedere gli imbottigliamenti ufficiali della distilleria, che ormai da qualche anno ha rilanciato il suo core range. Dopo aver assaggiato un 10 anni non entusiasmante, vediamo come si comporta questo gentle dram con almeno sei anni in più. Il colore è dorato.

tomintoul-16-front-shadowN: l’alcol è presente, nonostante la gradazione bassa. Ha note di cereali (ricorda alcuni profumi che si sentono in distilleria… se scriviamo “note di washback” ha un senso?); susine, frutta candita, sentori zuccherini molto gentili. Suggestioni floreali. Poi qualche nota ‘minerale’, di salamoia; è tutto molto ‘trattenuto’, molto delicato. Una lieve nota di frutta rossa, ma lieve lieve. Frutta secca (noce).

P: il corpo è deboluccio, i sapori sono delicati ma gradevoli e rotondi. Ci sono note di albicocca, d’uva bianca, forse di miele (forse una puntina di toffee e con qualcosa di cremosino); c’è una vaniglia molto composta sullo sfondo. Il sapore di malto si fa apprezzare perché non domina tutto il resto ma pare integrarsi armonicamente; sembra comunque un po’ “acerbo”, non del tutto compiuto.

F: non lunghissimo, tra una fragola matura, note di frutta secca ed erba fresca.

Col tempo, le note un po’ troppo alcoliche del naso tendono a ridursi; il complesso non è sgradevole, ma la gentilezza esibita nel marchio è, come dire, ostentata a tal punto da sembrare a tratti un po’ eccessiva. Quest’ossimorico giro di parole per dire che è un malto fresco e floreale, ma un poco sbiadito, gli manca un po’ di grip – a nostro modestissimo giudizio, naturalmente. Se l’avete assaggiato a Roma, fateci sapere che ne pensate! Il nostro giudizio, comunque, sarà di 78/100. Serge la pensava così, tempo fa.

Sottofondo musicale consigliato: AlasLonging for destiny, virtuosismi gentili di Erik Rutan, chitarrista dei Morbid Angel.

Tomintoul 10 yo (2011, OB, 40%)

bella, eh?

La distilleria Tomintoul, fondata nel 1965, poggia le fondamenta a Ballindalloch, che è un nome che ci piace un sacco; dal 2003 i nuovi proprietari hanno risistemato il core range e modificato le vecchie bottiglie (tra cui spiccava quella, inconfondibile, del 12 anni degli anni ’80, ovvero quella che potete vedere qui a fianco), ma continuano soprattutto a produrre per i blended e nel 2009 sono balzati agli onori delle cronache per un bizzarro record: la produzione della bottiglia più grande di sempre (144 cm di altezza e contenente l’equivalente di 150 bottiglie standard). Oggi assaggiamo il 10 anni ufficiale, imbottigliato a 40%; il colore è dorato.

N: pur a questa gradazione, l’alcol si sente, fino a disturbare un po’; c’è subito un po’ d’effetto “cartone bagnato”, assieme a una certa mineralità e a leggere note di salamoia (e olive nere). Ma veniamo alle cose più gradevoli di questo malto, che si dichiara pur sempre un ‘gentle dram’: profilo fruttato a base-sherry, soprattutto (uvetta e frutti rossi, ma molto gentili, appunto), con suggestioni di frutta secca.

P: un palato molto soft, in cui niente prevale, in un complesso davvero tenue: note cremose, ancora frutta secca (noci), vaniglia, punte fruttate… Non molto altro; migliore del naso, comunque, si perdono le asperità alcoliche. In generale, si lasciano apprezzare le note di malto, nudo e crudo.

F: non molto lungo né intenso, tutto su una evanescente frutta secca e – ancora – malto.

Ricorda, leggermente in peggio, il Cardhu 12 anni per l’ostentata delicatezza e le note di frutta secca: purtroppo, le imperfezioni del naso, in un dram così semplice, finiscono per cannibalizzare il momento olfattivo, solo parzialmente riscattato dal palato. Il nostro giudizio, in attesa di assaggiare versioni più mature, è di 74/100. Serge la pensa così.

Sottofondo musicale consigliato: The ChordettesMister Sandman, che gentilezza!