chi siamo

Siamo Jacopo e Giacomo, due ragazzi che quando ancora galoppavano verso la trentina hanno deciso di affogare nel whisky la consapevolezza che la morte si avvicina giorno dopo giorno (si scherza, eh). A vari livelli gravitiamo attorno all’industria culturale, tra ricerca universitaria e improbabili lavori paraeditoriali.

L’acquavite di cereali non è il nostro lavoro, è una passione che dev’essere condivisa: il mondo del whisky è incredibilmente affascinante, ma per goderne appieno non è necessario essere miliardari, avere una vestaglia di seta, dei folti baffi (anche se questi aiutano), una poltrona in pelle e delle comode ciabatte. Oltre al fatto che non possiamo permettercelo, non troviamo ragionevole spendere una fortuna per il whisky: la soglia del ‘ragionevole’ è naturalmente soggettiva, ma vorremmo cercare per quel che è possibile di presentare le nostre opinioni su prodotti più o meno economicamente accessibili, perché l’idea di fondo è di far avvicinare le persone al whisky, non farle fuggire via davanti a scontrini mostruosi. Come si suol dire, c’è crisi: per quanto cercheremo, se possibile, di offrire le nostre impressioni su prodotti non banali, non aspettatevi una recensione del Macallan 55 anni Lalique in decanter di cristallo. Tuttavia, se ve ne avanza, mandatecene un paio di bottiglie (di decanter, pardon).

Detto ciò, siamo in un momento storico in cui il whisky pare avere una fortuna commerciale notevolissima: quel che ne consegue, ça va sans dire, è che i prezzi aumentano, costantemente. Noi non ci possiamo permettere bottiglie costose ma ci piace assaggiare il maggior numero di whisky possibile, pur con (limitato) riguardo verso al nostro fegato. Per questo motivo, ci affidiamo al sistema dei samples, ovvero giriamo per i festival e le degustazioni con le nostre bottigline (4-5 cl) e ci portiamo a casa “il lavoro”, in modo da poter assaggiare con calma tanti prodotti, sempre diversi; oppure, ordiniamo samples da siti che offrono questo servizio (alcuni sono inseriti nella pagina dei legàmi, e l’accento è sulla a, a scanso di equivoci: alcol sì ma niente bondage). Si fa quel che si può, insomma.

Perché

Perché fare l’ennesimo blog sul whisky? E perché farlo in italiano? La risposta è una sola: perché non c’è un blog di recensioni di whisky in italiano. O almeno non c’erano all’epoca della nascita di whiskyfacile, nell’ottobre del 2011 (sì, siamo stati i primi, concedeteci di menarcela un po’!). Ci sono pochi ma ottimi siti (i link li trovate sopra, sempre nella pagina legàmi) che di volta in volta privilegiano iniziative personali, passioni, danno preziosi aggiornamenti sulle novità nell’industria del whisky… Noi vorremmo fare qualcosa di diverso.

Come detto, non abbiamo delle entrature ai piani alti di Diageo o Pernod, non abbiamo contatti tali per cui appena la distilleria più sperduta di Scozia espelle una nuova bottiglia noi siamo invitati all’esclusiva presentazione: non siamo dei connaisseurs, siamo solo due appassionati, ci divertiamo a bere e ad analizzare, per quanto nelle nostre capacità, i distillati che beviamo. Ogni volta che abbiamo occasione, stendiamo delle tasting notes per i whisky, e vi garantiamo che l’esperienza di mettersi lì ad annusare e bere un whisky per poi cercare di sezionarlo è piuttosto divertente. Nelle nostre intenzioni, rendere pubbliche le tasting notes ha il solo scopo di condividere le nostre impressioni, sperando con il tempo di trovare occasioni di confronto.

Come (epistemologia di whiskyfacile e sistema di valutazione)

Non pretendiamo di insegnare a degustare un whisky, non ne abbiamo l’autorità; alcuni amici offrono suggerimenti fondamentali, ad esempio qui oppure ancora qui. L’unico consiglio che ci sentiamo di dare è quello di essere avidi e curiosi, di cercare sempre di assaggiare il maggior numero di whisky (o di pizzette, se vi piacciono le pizzette): è solo con l’esercizio e con l’esperienza che si acquisisce la capacità di “mettere le cose al proprio posto”, ovvero di distinguere tra un buon prodotto e uno mediocre, tra un whisky normale, un whisky speciale e – consentitecelo – un whisky di merda. Bisogna esercitare il naso e il gusto; poi, chiaro, ciascuno ha i riferimenti che può avere, quindi noi non potremo paragonare i whisky attuali con quelli di sessant’anni fa, perché – banalmente – non li abbiamo assaggiati, o ne abbiamo assaggiati pochi.

Ma ecco, noi più o meno facciamo così. Quando valutiamo un whisky teniamo in considerazione essenzialmente quattro aspetti: naso, palato, finale, impressione complessiva (bilanciamento, diciamo). Il primo criterio è il nostro gusto personale, che cerchiamo di affinare il più possibile attraverso l’esercizio: bevendo come delle spugne, insomma. Praticamente ogni blog dedicato al whisky spende parole su parole per spiegare il proprio sistema di valutazione. Noi non lo faremo, perché siamo abbastanza persuasi del fatto che non abbia senso ammantare la totale soggettività del gusto con una pretesa (e spesso malintesa) oggettività. Quel che possiamo fare, però, è essere coerenti con noi stessi, per cui se siamo in condizioni particolari, se un tal giorno siamo un po’ fuori fase, semplicemente evitiamo di bere, tanto mica ci guadagniamo niente. Inoltre, come molti di voi sapranno, la percezione di un whisky può cambiare, molto, perché i whisky stessi cambiano, e cambiamo noi che li beviamo: ad esempio, un whisky da una bottiglia appena aperta sarà (leggermente, eh) diverso da uno versato a bottiglia quasi finita, ecc. Non siamo dei pervertiti, sono cose che notano anche persone con minore frequentazione del whisky. La morale della favola? Prendete con le pinze i nostri voti, lo facciamo per ricordarci se un whisky ci è piaciuto o meno, e lo descriviamo per ricordarci quali caratteristiche ci sono piaciute e quali no; insomma, lo facciamo perché così il giorno dopo ci ricordiamo cosa abbiamo bevuto il giorno prima.

eccoci mentre con rigore decidiamo il voto da assegnare

Dunque, per farla breve, usiamo una scala in centesimi, secondo la prassi più diffusa nei principali siti che si occupano di whisky; qui trovate, ad esempio, una spiegazione in inglese dei criteri adottati da Jeff di scotchhobbyist.com, criteri che paiono ragionevoli in assoluto e piuttosto vicini a quel che facciamo noi. Naturalmente, anche questi aspetti sono dibattuti in rete, e qua e là si possono trovare facilmente scambi d’opinione (ad esempio, sul sito dei Malt Maniacs; esemplare è questo recente e come sempre intelligente post di Serge Valentin). Prendendoci noi stessi non troppo sul serio, ci limitiamo a dire che un whisky che valuteremo tra il 65 e 75 non è del tutto imbevibile e sgradevole ma è più che dimenticabile; tra 75 e 82 abbiamo a che fare con un buon prodotto che però non ci fa impazzire; tra 83 e 87 ci muoviamo in una terra piena di soddisfazioni; tra 88 e 90 siamo davanti a whisky cui portare il massimo rispetto; dal 91 in poi, state certi che siamo pronti a rischiare il carcere pur di accaparrarcene una bottiglia. Sotto al 65, beh, abbiamo gettato i nostri soldi.

il nostro amico Proust

Per ciò che concerne le descrizioni che di volta in volta proponiamo, tenete conto che vale il principio del retaggio culturale: come ci ha insegnato Proust, odori e sapori riattivano la nostra memoria personale, per cui tendenzialmente saremo in grado di cogliere analogie con cose che conosciamo. Potremo magari parlare di tabacchi da pipa o di agrumi siciliani; cercheremo però di non esagerare nelle suggestioni e di mantenerci “sobri” e certamente non assoceremo il nostro Glenmorangie alla ginestra umida o il nostro Mortlach ad una zuppa di coda di bue. Poi, va da sé, alla lunga stendere delle tasting notes può diventare noioso: perdonateci se, per divertirci un po’, scriveremo anche qualche mezza castroneria.

Possiamo essere utili?

Avete delle vecchie bottiglie che vostro nonno vi ha lasciato in eredità e vorreste sapere quanto valgono? Vorreste organizzare una degustazione e non sapete a chi rivolgervi? Avete un fidanzato appassionato di whisky e volete fargli un regalo speciale, magari un whisky della sua stessa età, e volete un consiglio? Non siamo sicuri di essere le persone giuste, ma di certo ci farà piacere aiutarvi.

Potete essere utili?

Difficilmente abbiamo tante bottiglie aperte, perché, come detto, tendenzialmente compriamo samples. Però ci piace condividere quel che abbiamo con altri appassionati, e ci piace che gli altri appassionati facciano lo stesso con noi (eheh…); quindi, se avete samples da proporci, contattateci, cercheremo di offrirvi in cambio cose di valore equivalente.

Disclaimer (secondo un presunto galateo da blog)

Siamo due appassionati di whisky: quello che troverete in questo sito altro non è che l’espressione delle nostre opinioni, che naturalmente sono sempre più che discutibili. Se siete minorenni, fuggite da questo sito, non è roba per voi (il nostro avvocato ci ha detto di scrivere così e noi lo facciamo). Più in generale, non incoraggiamo l’abuso di alcol, ma va da sé che in un blog di whisky le bevande alcoliche siano quantomeno protagoniste: se la cosa urta la vostra sensibilità, è un vostro problema.

Inseriremo, in coda ad alcuni post, dei video tratti da youtube, semplicemente per inserire dei sottofondi musicali, anche qui in base al nostro gusto personale e alla volubilità del nostro umore: cara siae, noi non facciamo niente di male, perché non c’è davvero alcuno scopo commerciale, quindi stacci lontana.

Contatti

via mail: info.whiskyfacile@gmail.com

su facebookWhiskyFacile

su twitter: @whisky_facile

su instagram: whiskyfacile

12 thoughts on “chi siamo

  1. Pingback: Benrinnes 14 yo (1998/2013, High Spirits for Spirit of Scotland, 50%) | whiskyfacile

  2. Pingback: Glen Grant 5 yo (2013, OB, 40%) | whiskyfacile

  3. Grandi ragazzi! Mi ha fatto piacere conoscervi ieri al Whisky Festival di Roma! Vi seguiro’ con attenzione da ora in poi!

  4. cari amici
    complimenti per l’iniziativa. mi piace il tono scanzonato con il quale ci fornite informazioni utili sui nostri amati whisky.
    vorrei sapere cosa indicano i dati tra parentesi nelle schede delle tasting notes.
    grazie
    Giovanni

    • Ciao Giovanni!, grazie per i complimenti, siamo contenti di essere apprezzati… Dunque, tra parentesi ci sono le date (di distillazione e di imbottigliamento, qualora siano entrambe presenti), l’indicazione dell’imbottigliatore (OB sta per Official Bottling, quindi imbottigliamento di distilleria; oppure scriviamo il nome dell’imbottigliatore indipendente) e la gradazione. Ti siamo stati utili? Scrivici ancora per qualsiasi cosa!

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